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Una panoramica della teoria della funzione e della derivata, spiegando concetti come la monotonia, le funzioni crescenti e decrescenti, le discontinuità e le forme indeterminate dei limiti. Vengono anche fornite regole per calcolare le derivate di funzioni elementari e le primitive.
Tipologia: Sintesi del corso
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Questo testo è distribuito con licenza Common Creative:
http://creativecommons.org/licenses/
CC BY-NC-ND Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate
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parte, per scopi commerciali.
che significa che la ݕ, chiamata anche VARIABILE DIPENDENTE , è funzione della ݔ, chiamata anche VARIABILE
Dunque, riassumendo, possiamo dire che la funzione lega tra loro due elementi:
La variabile indipendente x, appartenente all’insieme X, chiamato dominio.
La variabile dipendente y, appartenente all’insieme Y, chiamato codominio.
Ricorda che sull’ asse x , chiamato anche asse delle ascisse, si legge la variabile ࢞ , chiamata anche solo
variabile, mentre sull’ asse y , chiamato anche asse delle ordinate, si legga la variabile ݕ, chiamata funzione ,
poiché la ݕ è uguale a tutta l’espressione matematica, indicata con ݂ (ݔ).
qui si legge la variabile x
q
u
i
s
i
l
e
g
g
e
l
a
f
u
n
z
i
o
n
e
y
Ricorda quindi che quando si parla di funzione si intende tutta l’espressione matematica contenente la ݔ
oppure si intende la ݕ (tanto sono la stessa cosa).
Ad esempio, la retta:
è una funzione. La variabile è la ݔ, che si legge sull’asse orizzontale; la funzione è la ݕ che è uguale a 2 ݔ +
3 , e si legge sull’asse verticale.
A volte, quando si ha a che fare con più funzioni in uno stesso esercizio, si utilizzano altre lettere, oltre alla
݂ per indicare la funzione. Ad esempio:
dove ℎ(ݔ) è un espressione matematica e ݂ (ݔ) è un’altra espressione matematica.
Il programma della classe 5° prevede lo studio di una certa categoria di funzioni, chiamate funzioni reali di
variabile reale.
Sono cioè quelle funzioni in cui gli insiemi Y e X sono sottoinsiemi dei numeri reali. Esistono anche funzioni
in cui le variabili sono numeri complessi, ma questo non è programma delle scuole superiori.
In questa sezione studieremo dunque l’analisi di funzione ݕ reale di variabile ݔ reale.
Lo studio di funzione prevede il calcolo analitico (cioè è necessario trovare i numeri partendo
dall’espressione matematica della funzione) di alcune cose:
Dominio
Simmetrie
Intersezioni con gli assi
Segno
Asintoti
Massimi, minimi e monotonia
Flessi e concavità
Ognuna di queste cose può essere trovata tramite dei metodi matematici a partire dall’espressione
matematica della funzione.
Prima di studiare analiticamente una funzione dovremo però imparare a farne lo studio grafico, cioè
dobbiamo determinare le caratteristiche della lista precedente dall’osservazione del grafico.
Inoltre, prima di poter affrontare lo studio analitico, sarà necessario imparare ad utilizzare due importati
strumenti della matematica: il limite e la derivata.
1.2. Caratteristiche delle funzioni
In questo paragrafo cercheremo di capire cosa sono e come si individuano graficamente le caratteristiche
elencate nel paragrafo precedente.
1.2.1. Dominio e codominio
Il dominio e il codominio sono tra le cose più importanti da capire per lo studio delle funzioni.
Spendiamo dunque due parole su questi due insiemi.
Il dominio
Il dominio, o campo di esistenza di una funzione, è il sottoinsieme di ℝ nel quale la funzione è definita. In
pratica è l’insieme dei valori che si possono dare alla ݔ.
Su un grafico, il dominio è quella porzione dell’asse ݔ in cui la funzione esiste. Osserviamo ad esempio il
grafico della funzione seguente:
Dominio: ( 0 ; +∞)
Codominio: [ 0 ; +∞)
Attenzione: il punto ݔ = 0 è escluso dal dominio poiché il logaritmo non può mai avere argomento nullo. Il
codominio invece comprende lo zero poiché quando ݔ = 1 , il logaritmo è ln
Esempio 2 :
ݕ = 2 sin( 3 ݔ)
Dominio: (−∞; +∞)
Codominio: [− 2 ; + 2 ]
Esempio 3 :
௫
Dominio: (−∞; +∞)
Codominio: ( 1 ; +∞)
Attenzione: il codominio non è mai inferiore a ݕ = 1. Infatti questa funzione, pur avvicinandosi alla retta
tratteggiata, non scende mai sotto di essa. Vedremo più avanti che una retta di questo tipo si chiama
asintoto orizzontale.
Esempio 4 :
Dominio: [− 1 ; +∞)
Codominio: [ 0 ; +∞)
Attenzione: gli estremi dell’intervallo sono compresi. Infatti la radice può anche avere argomento nullo (in
questo caso ݔ = − 1 ).
Esempio 5:
Il punto P e il punto P’ appartengono entrambi alla funzione e sono simmetrici rispetto all’asse ݕ. Infatti le
loro coordinate ݔ sono una opposta all’altra:
ᇱ
E le loro coordinate ݕ sono uguali:
Infatti:
Risulta anche:
Affinché una funzione sia simmetrica rispetto all’asse ݕ questa proprietà deve valere per tutti i punti, cioè
per qualunque valore di ݔ. E’ quindi necessario trovare un modo per indicare questa proprietà:
che si legge: per ogni ݔ appartenente a ℝ la funzione calcolata in ݔ assume lo stesso valore della funzione
calcolata in −ݔ.
Funzioni dispari
Da un punto vista matematico, affinché una funzione sia dispari è necessario che sia verificata la seguente
uguaglianza:
Graficamente si vede che una funzione simmetrica rispetto alla retta ݕ = ݔ assume valori uguali e opposti
(cioè con segno cambiato) per ogni coppia di punti la cui coordinata ݔ è simmetrica.
Cioè, scelto un punto P la cui coordinata ݔ sia ݔ
, il suo simmetrico di coordinata ݔ
ᇱ
deve avere
coordinata ݕ pari a ݕ
Osserviamo ad esempio la funzione seguente:
ଷ
Infatti si può calcolare che:
E anche
Bisogna però scrivere questa proprietà in modo che sia rispettata in ogni punto ݔ.
Dunque, UNA FUNZIONE È DISPARI SE
che si legge: per ogni ݔ appartenente a ℝ la funzione calcolata in ݔ assume valore uguale e opposto a
quello della funzione calcolata in −ݔ.
Riassumendo:
1.2.3. L’intersezione con gli assi
Su questo punto non ci soffermeremo a lungo poiché si tratta di cose già viste nella prima parte del corso.
L’intersezione con l’asse ݔ si fa risolvendo il seguente sistema:
Quello che si ottiene sono dei punti (che possono essere più di uno o possono anche non esserci) nei quali
la funzione (cioè la ݕ) assume valore zero.
L’intersezione con l’asse ݕ si fa risolvendo il seguente sistema:
Esempio 3 :
1.2.5. Gli asintoti
Gli asintoti sono delle rette a cui la funzione si avvicina sempre di più, senza mai toccarle. Essendo rette, gli
asintoti possono essere di tre tipi:
Orizzontali
Verticali
Obliqui
Una funzione può avere uno di questi tipi di asintoto, può avere sia degli asintoti verticali che orizzontali, o
verticali e obliqui, ma non può mai avere sia gli asintoti obliqui che quelli orizzontali perché altrimenti ad un
valore della x corrisponderebbero due valori della y.
Per il calcolo analitico degli asintoti è necessario utilizzare uno strumento matematico, chiamato limite, che
impareremo ad usare nel prossimo capitolo.
Esempio 1 :
Asintoto orizzontale di equazione ݕ = 2 :
Asintoto verticale di equazione: ݔ = − 3
Esempio 2 :
y = 2
୶
Asintoto orizzontale di equazione: ݕ = 1
Esempio 3 :
ଶ
Asintoto verticale di equazione: ݔ = − 2
Asintoto obliquo di equazione: ݕ = ݔ − 2
Se invece la funzione può anche rimanere costante, oltre che crescere, si dice che è crescente, ma non
strettamente. Matematicamente, si dice che una funzione è crescente se
ଵ
ଶ
ଵ
ଶ
Invece un esponenziale con base minore di 1 decresce sempre:
In termini matematici, una funzione è strettamente decrescente se
ଵ
ଶ
ଵ
ଶ
Una funzione che oltre a decrescere può anche rimanere costante si dice che è decrescente, ma non
strettamente se
ଵ
ଶ
ଵ
ଶ
Se una funzione non è monotona, cioè un po’ cresce e un po’ decresce, ci deve essere un punto in cui passa
dall’essere una funzione crescente ad essere una funzione decrescente, o viceversa.
Osserviamo ad esempio la seguente funzione:
ଶ
Nel punto ݔ = 1 questa funzione passa dall’essere decrescente all’essere crescente.
Questo punto è quello che ha ordinata più piccola, è cioè un PUNTO DI MINIMO , un punto cioè in cui la
funzione ݂ (ݔ) assume il più piccolo valore possibile.
Si dice anche che la funzione è limitata inferiormente.
La curva seguente invece è esattamente il contrario:
ଶ
Nel punto ݔ = − 1 questa funzione passa dall’essere crescente all’essere decrescente.
Questo punto è quello che ha ordinata più grande, è cioè un PUNTO DI MASSIMO , un punto cioè in cui la
funzione ݂ (ݔ) assume il più grande valore possibile.
Si dice anche che la funzione è limitata superiormente.
Osserviamo infine una curva che ha sia un punto di massimo che un punto di minimo:
ଷ
Nel punto ݔ = − 1 questa funzione passa dall’essere crescente all’essere decrescente. Siamo quindi in
presenza di un punto di massimo.
Nel punto ݔ = 1 la funzione passa dall’essere decrescente all’essere crescente. Siamo quindi in presenza di
un punto di minimo.
La funzione non è limitata: i due punti di massimo e minimo non sono assoluti. Infatti al di sopra del punto
di massimo ci sono altri valori. Si tratta quindi di un PUNTO DI MASSIMO LOCALE (cioè è il massimo rispetto ai
punti circostanti.)
Dominio
Simmetrie: ne pari ne dispari
Intersezione con l’asse y: ܣ( 0 ; − 1 )
Intersezione con l’asse x: ܤ
ି ଷି √
ହ
ଶ
ି ଷା √
ହ
ଶ
Segno: ݂ (ݔ) > 0 →
ି ଷି √ହ
ଶ
ି ଷା√ହ
ଶ
Asintoti: nessuno
Massimi e minimi: ܲ
ି ଶା√ଵ
ଷ
ଶହି ଶ√ଵ
ଶ
௫
ି ଶି √ଵ
ଷ
ଶହାଶ√ଵ
ଶ
Flessi: ܲ ி
ଶ
ଷ
ଶହ
ଵ
Esempio 2 :
Dominio
Simmetrie: ne pari ne dispari
Intersezione con l’asse y: ܣ
Intersezione con l’asse x: ܤ ቀ−
ଵ
ଶ
Segno: ݂ (ݔ) > 0 → ݔ < −
ଵ
ଶ
Asintoto verticale in ݔ = 1
Asintoto orizzontale in ݕ = 2
Massimi e minimi: nessuno
Flessi: nessuno
1.4. Studio della funzione
Lo studio di una funzione consiste nel disegnare il grafico data l’espressione matematica di una funzione.
Esiste un procedimento da seguire per arrivare a disegnare la funzione ed esistono degli strumenti
matematici, che vedremo nei prossimi capitoli, per calcolare quello che ci serve.
Uno studio di funzione inizia con l’espressione matematica di una funzione:
E’ quindi necessario:
Calcolare il dominio
Trovare eventuali simmetrie
Trovare le intersezioni con gli assi
Studiare il segno della funzione
Trovare eventuali asintoti
Studiare la monotonia della funzione
Studiare la concavità della funzione
Fare il grafico
Nei prossimi capitoli impareremo a calcolare tutte queste cose.