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Teorie e critiche del Novecento (Con antologia di testi), Sintesi del corso di Critica Letteraria

Sintesi dettagliata del manuale + testi

Tipologia: Sintesi del corso

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TEORIE CRITICHE DEL NOVECENTO
1. ‘’Formalismo, strutturalismo, semiologia e critica stilistica’’ di Augusta Brettoni
Il formalismo. Nei primi 30 anni del Novecento, la critica si poggia sulle riflessioni sul linguaggio
della linguistica. I formalisti russi si concentrarono sull’indagine dell’organizzazione della lingua
letteraria - il formalismo in generale mirava a creare una scienza letteraria basata sulle specifiche
proprietà del materiale linguistico. Come afferma Ejchenbaum, l'essenza del loro lavoro sta nello
studio delle particolarità specifiche dell'arte verbale.
Il termine formalismo venne coniato dai detrattori, indicando un atteggiamento critico comune al
Circolo di Mosca (Jakobson) —> promuovere studi di linguistica e poetica
OPOJAZ (Sklovskij, Ejchenbaum, Tynjanov) —> società per lo studio del linguaggio poetico
Il Circolo aveva interessi più linguistici, l’OPOJAZ più letterari.
In generale, sul piano critico il formalismo non prende in considerazione il giudizio di valore in
base a criteri estetici, il rapporto della letteratura con la realtà sociale che sembra rispecchiare.
Il critico formale ha come unico interesse l’opera in sé e i materiali che la costituiscono, che
vengono analizzati tramite lo straniamento linguistico I resi di nuovo godibili a un'attenzione
altrimenti distratta dall'automatismo della percezione.
Impossibile parlare di formalismo senza considerare:
A. Le poetiche simboliste: da una parte avevano richiamato l'attenzione sul valore simbolico del
linguaggio poetico ma avevano determinato anche l'esigenza di assumere atteggiamenti
meno mistici di fronte al linguaggio letterario
B. Il futurismo: le digressioni paradossali che spesso accompagnano argomentazioni teoriche, ci
riconducono ai moduli stilistici dei manifesti futuristi
C. L’apporto di de Saussure e dei suoi discepoli: concentrati su problemi relativi alla langue
(codice collettivo) e alla parole (attualizzazione individuale del codice). Per i formalisti non è
tanto la parole ad essere importante, quanto la funzione, la modalità, il ritmo.
Il formalismo meccanicistico di Sklovskij indaga con formule il linguaggio letterario. Il principio
dello straniamento e l’individuazione, nella prosa, delle tecniche di costruzione dei materiali
contribuiscono a definire la letterarietà di un testo ma non risolvono alcuni problemi come ad
esempio la motivazione del cambiamento della percezione della letterarietà nel tempo.
Tynjanov, con Il concetto di costruzione (1924) stabilì alcuni criteri importanti:
Il principio costruttivo e organizzativo dell'opera letteraria non è statico
L'opera non è un’unità chiusa ma un insieme dinamico in sviluppo
Gli elementi di un'opera si correlano e integrano dinamicamente, la percezione della forma quindi
è sempre percezione dello scorrimento, vale a dire del conflitto che si crea fra componenti del
fenomeno artistico. La specificità del fenomeno letterario è legata al tempo e alla ricezione, la
categoria della letterarietà è storica, non assoluta e fondata specificamente sui principi di
evoluzione.
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TEORIE CRITICHE DEL NOVECENTO

1. ‘’Formalismo, strutturalismo, semiologia e critica stilistica’’ di Augusta Brettoni

Il formalismo. Nei primi 30 anni del Novecento, la critica si poggia sulle riflessioni sul linguaggio

della linguistica. I formalisti russi si concentrarono sull’indagine dell’organizzazione della lingua

letteraria - il formalismo in generale mirava a creare una scienza letteraria basata sulle specifiche

proprietà del materiale linguistico. Come afferma Ejchenbaum, l'essenza del loro lavoro sta nello

studio delle particolarità specifiche dell'arte verbale.

Il termine formalismo venne coniato dai detrattori, indicando un atteggiamento critico comune al

  • Circolo di Mosca (Jakobson) —> promuovere studi di linguistica e poetica
  • OPOJAZ (Sklovskij, Ejchenbaum, Tynjanov) —> società per lo studio del linguaggio poetico

Il Circolo aveva interessi più linguistici, l’OPOJAZ più letterari.

In generale, sul piano critico il formalismo non prende in considerazione il giudizio di valore in

base a criteri estetici, il rapporto della letteratura con la realtà sociale che sembra rispecchiare.

Il critico formale ha come unico interesse l’opera in sé e i materiali che la costituiscono, che

vengono analizzati tramite lo straniamento linguistico I resi di nuovo godibili a un'attenzione

altrimenti distratta dall'automatismo della percezione.

Impossibile parlare di formalismo senza considerare:

A. Le poetiche simboliste: da una parte avevano richiamato l'attenzione sul valore simbolico del

linguaggio poetico ma avevano determinato anche l'esigenza di assumere atteggiamenti

meno mistici di fronte al linguaggio letterario

B. Il futurismo: le digressioni paradossali che spesso accompagnano argomentazioni teoriche, ci

riconducono ai moduli stilistici dei manifesti futuristi

C. L’apporto di de Saussure e dei suoi discepoli: concentrati su problemi relativi alla langue

(codice collettivo) e alla parole (attualizzazione individuale del codice). Per i formalisti non è

tanto la parole ad essere importante, quanto la funzione , la modalità, il ritmo.

Il formalismo meccanicistico di Sklovskij indaga con formule il linguaggio letterario. Il principio

dello straniamento e l’individuazione, nella prosa, delle tecniche di costruzione dei materiali

contribuiscono a definire la letterarietà di un testo ma non risolvono alcuni problemi come ad

esempio la motivazione del cambiamento della percezione della letterarietà nel tempo.

Tynjanov, con Il concetto di costruzione (1924) stabilì alcuni criteri importanti:

  • Il principio costruttivo e organizzativo dell'opera letteraria non è statico
  • L'opera non è un’unità chiusa ma un insieme dinamico in sviluppo

Gli elementi di un'opera si correlano e integrano dinamicamente, la percezione della forma quindi

è sempre percezione dello scorrimento, vale a dire del conflitto che si crea fra componenti del

fenomeno artistico. La specificità del fenomeno letterario è legata al tempo e alla ricezione, la

categoria della letterarietà è storica, non assoluta e fondata specificamente sui principi di

evoluzione.

Tynjanov e Jakobson nel saggio del 1928 Problemi di studio della letteratura e del linguaggio

puntualizzano che anche la storia letteraria è caratterizzata da un insieme di specifiche leggi

strutturali.

Nel ’29, in occasione del Congresso dei filologi slavi, vengono formulate le Tesi del Circolo di

Praga (fondato nel ’26 da Mathesius), considerate il manifesto dello strutturalismo linguistico.

Gli stessi formalisti riconobbero il superamento delle proprie posizioni; a loro va il merito di aver

avviato il processo di avvicinamento fra linguistica e critica letteraria.

Il circolo di Praga vedeva fra i propri collaboratori alcuni studiosi già noti come formalisti. Per

questo motivo è difficile tracciare una netta linea di confine tra formalismo e strutturalismo

linguistico.

La differenza fondamentale è che lo strutturalismo poggia più saldamente sulla linguistica.

De Saussure affronta i seguenti temi:

  • L'assetto sistematico del linguaggio
  • Sdoppiamento in langue e parole
  • Segno linguistico costituito da significante e significato (rapporto necessario e arbitrario)
  • Il principio irrazionale dell'arbitrarietà del segno controllato dal sistema della lingua che pone un

limite all’arbitrarietà

  • Punto di vista sincronico e diacronico

È vero anche che il Circolo di Praga in più occasioni prende le debite distanze dalla scuola di

Ginevra. Gli strutturalisti ritengono che possano essere individuate le leggi di struttura dei sistemi

linguistici, leggi nelle quali de Saussure non credeva, sostenendo l'arbitrarietà del segno non

totalmente razionalizzabile.

Nelle Tesi (documento dello strutturalismo sulle funzioni della lingua letteraria e poetica), vengono

riportate nuove intuizioni:

I. Necessità di storicizzare i processi letterari che esigono una considerazione sul piano

sincronico e diacronico (problematica di Tynjanov)

II. Introduzione del concetto di struttura funzionale al di fuori della quale non possono essere

comprese le funzioni dei vari elementi fonologici, morfologici e semantici

III. Necessità di utilizzare la linguistica da parte degli storici della letteratura

IV. Importanza del procedimento del parallelismo nel linguaggio poetico

Il linguaggio poetico sarà oggetto fisso di studio per il Jakobson di Linguistica e poetica (punto di

riferimento e di partenza per lo strutturalismo in Europa), in cui riprende gli argomenti della Terza

Tesi.

Importanti, nel saggio, le considerazioni sulle funzioni della lingua (ne trova 6). Il suo interesse si

concentra sulla funzione poetica che si realizza attraverso il significante particolarmente

strutturato. Se la sequenza di un'espressione verbale prevede la combinazione di elementi

selezionati fra quelli offerti dalla lingua, in base al principio della dissimilarità/similarità, della

sinonimia o antinomia, la sequenza di un'espressione poetica è selezionata e combinata secondo

il principio dell'equivalenza e della similarità, che prevalgono sulla continuità, cioè sulle regole

logiche della successione e della coordinazione sul piano morfologico e sintattico

Il livello dove è più facile percepire la combinazione ricorrente è quello fonico-ritmico. La rima in

particolare mostra con evidenza un altro principio organizzatore del linguaggio poetico: il

parallelismo. Il significante in poesia è strutturato in parallelismi, essi si proiettano come significati

sulle strutture semantiche, e si caratterizzano per somiglianza o per contrasto.

Contini era arrivato a sorprendenti precoci intuizioni sulle caratteristiche strutturali del linguaggio

poetico. Si ricordino, i ‘’bigliettini’’ scambiati con De Robertis sulle varianti di Leopardi: mentre

Contini coglie la correlazione degli elementi del sistema linguistico leopardiano, per De Robertis

le varianti illuminano il crescere di un'opera, quasi il suo avvicinarsi alla perfezione.

Importanti negli anni ’60 sono gli interventi sulla critica stilistica di Terracini, interessato alla

tonalità dell'opera determinata sia dalla lingua della tradizione culturale sia dalla parola

individuale.

Individuo e storia producono lo stile, ma, alla linguistica, interessa soprattutto il processo di

stilizzazione attraverso il quale si organizza l'espressione e la si rende autonoma. Il culmine di

questo processo viene individuato nel momento in cui ogni emozione si trasforma in un semplice

movimento formale che non esprime altro che il brivido del proprio pensiero.

Terracini non condivide l'arbitrarietà del segno proclamata da de Saussure perché un segno, in

quanto immerso in un contesto e dotato di un potere evocatore, è sempre motivato.

Negli anni 70 con la diffusione della teoria strutturale furono rivolte critiche ai principi della

stilistica.

Lo strutturalismo e la semiologia. Lo strutturalismo esplose in Francia a partire dagli anni

Sessanta.

Figura fondamentale fu Barthes (ribadisce in Critica e verità (1966) che il compito del critico non è

spiegare e giudicare i contenuti, ma provare la coerenza dei sistemi simbolici), come anche

l’antropologo Levi-Strauss (studio delle invarianti che costituiscono le strutture base di ogni

esperienza e conoscenza umana). In ogni fenomeno (rapporti di parentela, usi alimentari dei

popoli) furono individuate le relazioni fra gli elementi che lo costituiscono, una struttura virtuale

che può essere comune a fenomeni appartenenti a culture diverse.

Importante fu il gruppo Tel Quel, costituito attorno alla Kristeva e a Sollers, che aveva come punti

di riferimento il formalismo e il marxismo, per ricercare le leggi dei sistemi letterari.

Ci si concentra, dunque, sulle leggi determinanti la struttura del linguaggio poetico e prosastico:

nasce la narratologia in riferimento agli studi di Sklovskij, Tynjanov e Propp. Si moltiplicano le

definizioni delle funzioni, degli enti, degli attanti; le micro sequenze e le macro sequenze

schematizzano gli episodi della narrazione in strutture astratte. Greimas, Todorov e Bremond sono

fra i teorici più importanti.

Il disinteresse per il significato del segno linguistico crea uno spazio per lo sviluppo della

semiologia.

Fa tesoro di questi ripensamenti la Scuola di Tartu-Mosca (studiosi più importanti sono Lotman e

Usoenskij). Studiosi di varie formazione dedicano le loro ricerche semiotiche all'arte, al gioco, ai

comportamenti umani e li interpretano e analizzano come linguaggi di comunicazione.

Successivamente l'attenzione si concentra sui testi artistici nei quali si ricercano non solo le

strutture che si iterano ma anche le nuove che realizzano, in un gioco di novità e ripetizione, la

trasmissione della cultura. Lotman cerca di definire il linguaggio della poesia, benchè esso

conservi un alto margine di non-traducibilità, motivo della possibilità di un’esplosione di senso.

In Italia, i primi saggi tradotti nel ’69 furono Semiotica della letteratura in URSS (a cura di Faccani

ed Eco) e I formalisti russi di Todorov.

Eco, nel frattempo, aveva già superato l’ideologia crociana in Opera aperta (1962), ponendo per

primo il problema del ruolo del critico nel definire il significato dell’opera. Si poneva dopo Croce

la possibilità di leggere il testo letterario con strumenti e metodi eterogenei, con l'occhio rivolto

all'autore, all'opera e al lettore.

Anche l’Italia, quindi, si lancia nel dibattito fra formalismo, strutturalismo e semiotica: nel ’66 viene

fondata la rivista “Strumenti Critici” dal gruppo pavese di Corti, Segre, Avalle e Isella, provenienti

da studi di filologia romanza e storia della letteratura (cioè da una tradizione di ricerca concreta

sui testi). La rivista ebbe un ruolo molto importante per la diffusione delle nuove prospettive

critiche

In generale, i critici italiani concordano sul fatto che una struttura non ha valore in assoluto, ma

aiutano a rendere analizzabili e a correlare oggetti altrimenti disgregati (esattamente ciò che dice

Eco in La struttura assente del ’68).

Le riflessioni degli anni Settanta stabiliscono anche le aree di competenza delle nuove discipline; i

semiologi si premurano di trovare una strategia di analisi del segno che dipenda anche dal

contesto culturale, non solo sul piano fonologico, morfologico o sintattico. È questa una delle

differenze che Avalle indica fra strutturalismo e semiologia. Ritiene che la semiologia di Baku parsi

prevalentemente delle costanti dei generi, lasciando allo strutturalismo il compito di avvicinare le

micro strutture e la loro parole.

Al gruppo pavese si aggiunge quello fiorentino di Pagnini e Serpieri, entrambi mescolanti

strutturalismo e semiologia.

TESTI

1. Sklovskij

  • Da “L’arte come procedimento” in “I formalisti russi” : scopo dell’arte è mostrare l’impressione

dell’oggetto come “visione” e non come “riconoscimento”, tramite uno straniamento basato sulla

difficoltà e la durata della percezione. L'arte è una maniera di sentire il divenire dell'oggetto,

mentre il già compiuto non ha importanza nell’arte. Ci si sottrae all’automatismo in vari modi: qui

ne spiega uno, quello usato spesso da Tolstoj, il quale non chiama l’oggetto col proprio nome ma

lo descrive come se lo vedesse per la prima volta.

  • Da “Teoria della prosa” : necessità di stabilire il limite fra nozione di intreccio e di motivo.

Motivo: la più semplice unità narrativa (il congedo, il ratto della sposa, come anche le origini delle

cose).

Intreccio: tema in cui vengono orditi i vari motivi. Quanto più la combinazione è complessa, più è

difficile confrontare due racconti simili di civiltà diverse e ammettere che sono sorti da fonte

comune: c’è la possibilità di un prestito in epoca storica , che però non spiega l’esistenza di favole

simili a distanza di migliaia d’anni e chilometri. le coincidenze si spiegano solo con la presenza di

leggi generali della costruzione dell'intreccio. Le leggi generali dell’intreccio non sono ancora

conosciute.

2. Brik

Da ‘’Ritmo e sintassi’’ , in ‘'I formalisti russi’’

Il ritmo

Semantica ritmica

c) Sulla lingua poetica.

Bisogna elaborare dei principi di descrizione sincronica della lingua poetica (non è la stessa della

comunicazione, e si presenta nella forma della parole , atto creatore individuale; sua proprietà

specifica è accentuare un elemento di deformazione, e quindi se si avvicina alla lingua della

comunicazione è per opporsi alla tradizione esistente), tenendo conto che i suoi diversi piani

(fonologico, morfologico etc.) sono inscindibili e ciascuno diversamente funzionale.

C’è una gerarchia di valori:

-ritmo (principio organizzatore, a cui sono legati strutture melodiche e ripetizioni, dando vita a

rime/allitterazioni etc.)

-parallelismo (creato dal ritmo, mette a fronte strutture foniche simili)

-vocabolario della poesia (si distacca sia dalla tradizione che dal parlato, con neologismi/

barbarisimi/arcaismi che danno nuovo spessore fonico al componimento)

-sintassi (fondamentale per le lingue per le quali l’ordine delle parole è variabile)

Il ricercatore deve evitare l’egocentrismo. Inoltre, se il principio organizzatore dell’arte è la

concentrazione sul segno piuttosto che sul significato, in poesia ci si concentra sull’espressione

verbale. Infine, dati i rapporti di causalità fra sistemi eterogenei, è necessario studiare la lingua

poetica in se stessa.

6. Jakobson

7. Barthes

Da “L’avventura semiologica” : a partire dall’episodio con una studentessa che gli propone con

tono malizioso e ironico una tesi sulla critica ideologica della semiologica, Barthes analizza la

situazione della semiologia.

La studentessa lo provocava perché la semiologia appare tacciata come una sorta di scienza

reazionaria, e Barthes in primis appare ai suoi occhi come figura sia interna che esterna ad essa.

Delinea poi la semiologia come “avventura”, come “ciò che mi avviene”, avvenuta in tre

momenti, ovvero quello della meraviglia (nel ’56 raccoglie Mythologies , materiale mitico sulla

società di consumo, e in seguito alla lettura di Saussure pensa di poter dare luce scientificamente

alla denuncia dei miti piccolo-borghesi tramite la semiologia), della scienza (il piacere di lavorare

nell’ottica di una definizione sistematica della disciplina, sull’onda del predecessore Jakobson,

dell’amico Eco e dei giovani ricercatori come Metz, oltre che della Revue Internationale de

semiologie) e del testo (con Propp che riconduce la semiologia al racconto, la Kristeva che

istituisce i concetti di interterstualità e paragrammatismo, Derrida che dislocava la nozione di

segno e Foucault che ne accentuava il processo, e infine Lacan che forniva una teoria della

scissione del soggetto. Il testo si distingue dall’opera letteraria - in quanto strutturazione in

movimento, pratica significante in cui l’Io scompare in favore di una nuova verità, quella del

linguaggio).

8. Kristeva

Da “Materia e senso” : per il pensiero tradizionale la letteratura è un oggetto reale dotato di

valore estetico.

Da qui, distingue oggetto reale e oggetto di conoscenza, con il primo che si riconduce a un tipo

di struttura linguistica, mentre il secondo a un testo; differenza che fa interrogare sulla differenza

fra struttura e testo, fra testo letterario e non, fra testo e discorso - ma non approfondisce.

Prosegue affermando che definire una struttura linguistica come pratica semiotica porta a due

procedimenti diversi: il primo è che l’organismo in esame è considerato come un discorso che la

società si comunica e che deve il suo significato proprio a questa comunicazione, mentre il

secondo è che l’organismo viene interpretato, più che come oggetto di scambio, come processo

di produzione di senso, come una strutturazione in atto, stabilendo che il testo è una

“produttività”. Che il testo sia una produttività significa che può essere affrontato con categorie

logiche e matematiche. Significa inoltre che è una permutazione di testi, un intertestualità: nello

spazio di un testo più enunciati presi da altri testi si incrociano.

Diventa necessario quindi situare il testo nella sua condizione sociale, chiamando intertestualità

l’interazione testuale all’interno del singolo testo e ideologema la funzione comune che unisce

una struttura (es. romanzo) ad un’altra (es. discorsi della scienza) in uno spazio intertestuale.

9. Lotman

Da “Struttura pensante” : l’arte occupa un posto importante fra i meccanismi generatori di senso,

la cui importanza si basa sulla non traducibilità in lingue non-artistiche, creando le premesse per

un’esplosione di senso. La multiformità dei generi artistici dipende proprio dalla loro creazione di

realtà diverse e non commutabili fra loro.

L’ispirazione è il momento di massima tensione creativa e si configura quindi come momento in

cui l’intraducibile diventa traducibile per un singolo individuo. La coscienza collettiva interviene

solo a fruire del risultato. Diverse sono le accezioni del termine in sé, ma tutte concordano con

un’improvvisa illuminazione.

Lo sviluppo della cultura può essere inteso quindi sia come processo graduale (vedi scuola

francese che studia la “lunga durata”, processi lenti, con tono anti-neoromantici) che come

esplosione (scuola di Tartu-Mosca, che afferma che il passaggio da gradualità ad esplosione sia

dovuto all’attenzione posta sulla semiotica dell’arte; l’arte è figlia dell’esplosione). I due percorsi si

presuppongono a vicenda.

10. Segre

Da “Semiotica filologica” : la comunicazione letteraria ha caratteristiche proprie. Il testo può avere

un destinario immediato, ma esiste anche un ricevente indiretto, che ignora l’autore del testo e

deve dunque sforzarsi per collocare il testo in un consono contesto, a partire dall’assioma di

inscindibilità di sintassi e semantica dalla pragmatica di un testo. Questo assioma implica difficoltà

gravissime. Ne sono consapevoli gli editori di testi antichi. Queste difficoltà sono costituzionali:

sono le tracce, nell'opera, dell'attraversamento del tempo. Il sistema originario viene ogni volta

contaminato con quello dei copisti o rifacitori.

Complicato anche interpretare un codice che il ricevente conosce parzialmente, specie quando ne

utilizza normalmente uno diverso: ciò che importa è mantenere sempre il messaggio nella

tensione tra il codice dell'emittente e quello del ricevente.

11. Spitzer

- Da "L'interpretazione linguistica delle opere letterarie”: qui espone con esempi pratici un

determinato modo di considerare e trattare il problema linguistico.

Parte da una piccola premessa: la sua indagine stilistica riposa sul postulato che a qualsiasi

emozione, ossia a qualsiasi allontanamento dal nostro stato psichico normale, corrisponde, nel

campo espressivo, un allontanamento dall'uso linguistico normale; e viceversa, che è un

allontanamento dal linguaggio usuale è indizio di uno stato psichico inconsueto. Dalle variazioni

minime e appena avvertibili di pronuncia e di accento fino all'invenzione di un nuovo vocabolo

abbiamo tutta una scala di trasformazioni linguistiche determinate da stati d’animo.

-Da "Linguistica e storia letteraria”: la mia scuola non si accontenta di psicologizzare un singolo

tratto, ma fonda i suoi presupposti su vari tratti accuratamente raggruppati ed integrati insieme; in

realtà, si potrebbero abbracciare tutti i dati linguistici che si possono osservare in un dato autore.

2. ‘’ Critica psicanalitica e tematica’’ di Augusta Brettoni

L’interesse della critica per l’inconscio dipende principalmente dalla riflessione di Freud. Freud,

scopritore dell'inconscio, ma anche autore di numerosi studi sulle varie forme di arte, è stato

punto di riferimento non soltanto per molti scrittori del ‘900, ma anche per i critici che hanno

utilizzato la sua ricerca per interpretare e suggerire metodi di analisi dei testi letterari.

Riflessioni sui testi letterari sono presenti in saggi specifici, ma anche nell’ Interpretazione dei

sogni : il suo è uno sguardo costantemente rivolto alla letteratura, motivato in parte in Delirio e

sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen (1906). All'epoca aveva già scoperto e descritto quei

procedimenti di condensazione spostamento che caratterizzano il lavoro onirico e che sono

funzionali alla censura, per occultare un contenuto latente e non accettabile e non riconoscibile

dalla coscienza.

Freud scrisse il commento al racconto turbato dal fatto che uno scrittore avesse intuito e

raccontato i meccanismi della psiche sui quali lui stesso aveva condotto a lungo analisi

scientifiche.

L'immaginazione letteraria e i meccanismi della sua organizzazione sono oggetto di una

conferenza di Freud, Il poeta e la fantasia (1907). Indaga la matrice del materiale poetico, dicendo

che il poeta trae godimento dall'attività fantastica come il bambino dal gioco, l'attività fantastica

compensa la mancanza di appagamento del desiderio, ottenuta durante l'infanzia attraverso il

gioco. L'irrealtà del mondo poetico crea la possibilità a molte cose spiacevoli di essere

rappresentate come fonte di piacere. La creazione fantastica è un sogno occhi aperti che si

realizza in tre momenti:

  1. Prende le mosse da un'occasione offerta dal presente, suscettibile di risvegliare desideri
  2. Si ricollega un'esperienza risalente in genere all’infanzia
  3. Crea una situazione relativa al futuro che rappresenta l'appagamento di un desiderio

Il poeta è un sognatore occhi aperti che può attingere a materiali fantastici depositati nella

tradizione o creare liberamente interpretando conflitti della vita interiore. Se un qualunque

sognatore rivelasse le sue fantasticherie desterebbe ripugnanza, ma il poeta addolcisce il

carattere di queste velandole e ci seduce mediante un godimento puramente formale, capace di

liberare le tensioni della nostra psiche.

Solo nell'arte è possibile che un uomo logorato dai desideri elabori un'azione che assomiglia

all'appagamento e che questo gioco provochi delle risonanze affettive come se si trattasse di

cosa reale.

Ne Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio (1905) analizza il piacere che ogni motto

determina nel fruitore, dovuto all’arguzia. Attraverso il motto di spirito ci possiamo permettere di

manifestare desideri il cui contenuto non è possibile dichiarare apertamente, la rimozione e la

censura vengono sbarazzate dalla risata che procura piacere liberando energie represse.

In queste opere, l’interesse per la letteratura è manifestato in due modi:

  • Arte in funzione di un biografismo psicanalitico (saggio su Leonardo)
  • Meccanismi per i quali i processi di simbolizzazione si traducono in forme linguistiche ( Il

motto… )

I primi tentativi di applicazione della psicanalisi alla letteratura sono dovuti ad Otto Rank, allievo

di Freud, che su “Imago” (rivista) pubblica Il doppio. Rintracciando in diverse opere letterarie,

dove compare la figura del sosia, una serie di motivi analoghi, cerca di dimostrare non tanto una

interdipendenza degli autori sul piano letterario, quanto la presenza di una loro identica struttura

psichica. Qualche anno dopo, Freud riprenderà alcune osservazioni di Rank ne Il perturbante.

Jung polemizzò contro un atteggiamento volto a desumere le patologie degli autori dalle loro

opere. Lo psicologo di fronte all'opera d'arte non deve ricercare quali condizioni umane l'abbiano

prodotta ma da dove trae quel suo significato. Il mistero della creatività, non può essere spiegato

dalla psicologia ma soltanto descritto. Deve essere distinta l'analisi psicologica dell'opera d'arte

letteraria dall'analisi letteraria dell'opera stessa: questo perché opere di scarso valore letterario

sono spesso interessanti per lo psicologo. Viene quindi negata la pretesa che l'analisi spieghi

l'essenza dell'opera d’arte. Tutto ciò che riguarda personalmente il poeta, le sue patologie o le

sue nevrosi, possono rappresentare un vantaggio o un impedimento ma non sono essenziali per

la sua arte. È importante però immergersi in quella che fu l'esperienza primigenia dalla quale è

scaturita l'opera; questo è il segreto della creazione artistica, poiché a questo livello

dell'esperienza non è più in causa soltanto il singolo ma la collettività.

Jung distingue tra:

  • Incoscio collettivo: a questo si può far risalire l'immagine simbolica, primordiale, che è la

risultante di innumerevoli esperienze tipiche di tutte le generazioni passate

  • Subconscio personale: costituito dalla totalità degli avvenimenti psichici che potrebbero essere

coscienti ma che per la loro incompatibilità sono stati rimossi

Se Freud attribuisce una funzione centrale alla soggettività dell'io, Yung sposta il proprio interesse

verso l'inconscio collettivo e l'archetipo in cui l'arte trova il proprio significato.

In Francia troviamo i primi teorici della critica psicanalitica.

Baudouin analizza i complessi sia personali che primitivi del creatore o suscitati nel lettore

dall’opera d’arte, cercando di superare la riduzione poesia-nevrosi e patologia-arte riconoscendo

a quest'ultima un carattere liberatorio di espressione che permette la comunicazione ad altri.

Marie Bonaparte, orientata verso un’analisi psico- biografica. Fu autrice di un celebre saggio su

Poe introdotto da Freud, con il quale aveva molto in comune riguardo l’analisi dell’autore.

È convinta che le opere letterarie siano costruite come i sogni di chi le scrive, controcorrente

rispetto agli altri francesi, che avevano respinto il concetto di inconscio.

Fra gli amici di Freud, Ernest Jones analizzò la psicologia del personaggio nell’opera letteraria. In

Amleto e Edipo dimostra che il complesso edipico del protagonista della tragedia spiega i

rapporti del principe di Danimarca ma illumina anche la particolare epoca della vita dell'autore

durante la quale la tragedia fu concepita.

In ambito francese, Charles Mauron. Mette a punto un metodo di indagine definito ‘’psicocritica’’.

Attraverso il confronto e la sovrapposizione dei testi, di reti fisse di associazioni che si ripetono,

talvolta in modo ossessivo, in opere di uno stesso autore, ci mostra la concentrazione dei vari temi

e ci conduce al mito personale dello scrittore e alla genesi complessa dell’opera. La psicocritica

ha come oggetto di studio la personalità inconscia dello scrittore.

Molti intellettuali si interessarono a quest’ambito della critica, fra cui Bachelard, interessato a

Jung, che delinea una dottrina dell’immaginazione letteraria la quale, seppur spontanea è pur

sempre un'immagine riflessa e controllata, che ottiene la propria autonomia soltanto superando

una censura. Famosi i suoi saggi legati all’immaginazione materiale dei quattro elementi, verso

uno dei quali ciascun autore propende (influenzato in questo dal proprio temperamento).

Bloom utilizza Freud per reinterpretare la letteratura alla luce del complesso edipico, con

L’angoscia dell’influenza (1973). Il poeta forte vive nei confronti dei suoi predecessori una rivalità

che cercherà di smantellare riformulando in modo diverso la tradizione e cercando la propria

originalità creativa. La miss lettura e il tradimento dell'originale permetteranno l'apertura del

varco all’originalità.

Debenedetti ritiene che l’opera di determinati autori non possa spiegarsi se non alla luce della

loro situazione psicologica (Proust, Svevo, Saba). Dalla costola di Debenedetti esce Mario

Lavagetto, che riprende le materie di studio del maestro. Nei suoi primi studi emerge un interesse

per i rapporti tra opera e biografia: sono gli stati d'animo dell'autore che agiscono su temi e

forme letterarie. Dedicherà particolare attenzione a Saba e Svevo, due autori che conoscono e

utilizzano le teorie di Freud.

Esprime i suoi principi di teoria critica nel volume Il testo letterario (1996). Le strategie critiche

individuate sono molte: il commento, la spiegazione, la storicizzazione, la traduzione, la

decostruzione, l’interpretazione. Si sofferma sull'analisi e sul valore dell'indizio, della traccia per

cogliere le intenzioni strategiche dell'autore, intenzionali o preterintenzionale, oppure le intenzioni

del testo ricostruite dal lettore su indizi non offerti ma ricomposti.

Dagli anni Settanta in poi, la critica psicanalitica appare sparsa un po’ dappertutto, e fornisce la

costante rappresentata dalla coniugazione della psicanalisi con la linguistica. La critica di indirizzo

psicoanalitico ha orientato il proprio interesse sui meccanismi linguistici dell'opera letteraria che

possono essere dei costruiti e ricostruiti tenendo conto delle loro similarità formali con le

produzioni dell’inconscio.

In questa direzione opera Francesco Orlando il quale evidenzia la diversità fondamentale fra il

sogno il messaggio letterario che presuppone, a differenza del primo un destinatario e

un'articolazione formale in vista di una comunicazione. Di conseguenza sottolinea il particolare

valore dell'opera di Freud il motto di spirito in cui si ritrovano preziose indicazioni sulle strategie

di un linguaggio della comunicazione in relazione all’inconscio.

Agosti utilizza la coniugazione di semiologia e psicanalisi; interesse nei confronti dello strutturarsi

di forme che riflettono l'inconscio ma che il poeta sembra produrre consapevolmente.

Serpieri interviene a proposito di un'utilizzazione riduttiva o selvaggia della psicanalisi in funzione

di una spiegazione definitiva del testo. Propone di integrare la psicanalisi con altre discipline per

un'indagine pluri orientata, dinamica e in trasformazione del testo letterario, tesa a cogliere

quell'immaginario testuale, parte della latenza testuale che attende di essere posta in evidenza.

Gioanola (screzio con Orlando, secondo Gioanola vita dell’autore e opera inscindibili).

Fornari tentò una teorizzazione del processo creativo come elaborazione del lutto, attribuendo

importanza alla ricezione del fruitore dell’opera. Per lui non esiste arte al di fuori

dell'accoppiamento, inteso come transazione tra i desideri dell'artista e desideri dei fruitori

dell'opera d’arte.

TESTI

1.Freud

Da “Il sogno” : il sogno mostra i desideri come già appagati, presenti. Parte dei contrasti fra

contenuto manifesto e contenuto latente (che trattano argomenti completamente diversi fra loro)

si può ricondurre a questo appagamento; più evidente, però, appare il lavoro onirico di

condensazione, che fa coincidere le varie componenti sovrapponendole, rendendo chiaro nel

quadro generale l’elemento comune, mentre i dettagli si cancellano. Nel sogno, dove nell’analisi

si utilizza in casi di indeterminatezza “o-o”, si sostituisce “e”. In generale, la via più comoda per

ravvicinare due pensieri onirici ben separati è formulare uno dei due in modo diverso,

procedimento analogo a quello della rima. Per quanto riguarda le persone presenti nel sogno,

spesso vengono mischiate - accomunate da un tratto comune. Durante il lavoro onirico, spesso la

fase narrativa centrale e prevalente ha molto meno importanza di quanto sembri, e nell’analisi

finisce per risultare subordinata: è un processo, questo, che tende a celare il significato del sogno,

e viene chiamato “spostamento onirico” - quanto più un sogno è confuso, tanto maggiore è il

fattore attribuibile allo spostamento. D’altra parte, i contenuti del sogno vengono associati fra

loro secondo schemi complicati; i materiali presi in considerazione vengono poi compressati fino a

creare nuovi contenuti, dando luogo allo spostamento: questo insieme di procedure prende il

nome di “regressione”.

Da “Dostoevskij e il parricidio” : in una scena dei “Fratelli Karamazov”, un uomo si inginocchia

davanti a Dimitrij dopo aver capito che ha una predisposizione al parricidio. Non si tratta di

ammirazione: l’uomo allontana da sé l’idea di disprezzare l’assassino, umiliandosi di

conseguenza al suo cospetto. Grande è la simpatia dell’autore per il criminale, che prende la

conformazione di un redentore - se non uccidesse lui, se non si prendesse lui la colpa, sarebbe

un altro di noi a doverlo fare. Il processo è di identificazione nell’assassino - un narcisismo

appena spostato -, che diventa la cifra dominante di partecipazione alla sorte degli altri uomini.

2. Jung

Da “Psicologia analitica e arte poetica” : l’esercizio dell’arte è un’attività psicologica, e di

conseguenza va analizzato - ovviamente solo in quanto esercizio; l’opera non può essere oggetto

di analisi psicologica, solo estetico-artistica. Freud ha dato il via alla tendenza associativa fra vita

dell’autore e processo creativo, dandoci mezzi nuovi per comprendere meglio le influenze che

agiscono sugli autori: eppure le conclusioni che se ne ricavano sono dozzinali (“ogni artista è un

narcisista”).

Gli elementi coscienti che affiorano dall’inconscio vengono da Freud chiamati impropriamente

“simboli”, quando si tratta di semplici indizi o sintomi di processi del subconscio. Ad ogni modo,

l’opera d’arte non è una malattia e richiede dunque mezzi diversi; lo psicologo al massimo potrà

cercare il senso dell’opera nell’opera stessa, dando per scontato che l’opera d’arte è una

creazione che utilizza liberamente ogni condizione precedente presente nell’autore che la crea. Vi

sono infatti opere in cui l’autore agisce consciamente per indurre il lettore a determinati effetti: il

poeta diventa un tutt’uno con il processo creativo. Altre, invece, si impongono sull’autore,

portando con sé la propria forma, stupendolo: non può che obbedire al comando.

Possiamo dire, dal punto di vista psicologico, che gli autori della prima categoria sono

“introversi” e quelli della seconda “estroversi”.

Poi: il processo creativo è un essere vivente impiantato nell’uomo, un “complesso autonomo”,

dissociato e indipendente dalle gerarchie della coscienza.

Si è parlato spesso, inoltre, di senso e significato dell’opera: probabilmente, però, essa è e non

significa nulla, come la natura, realizzandosi unicamente nella bellezza. Quando però si mette in

campo il rapporto fra arte e psicologia, bisogna attribuirle un senso: il complesso creativo è

basato sulla presentazione al lettore di un’ “immagine”, che quando presenta implicazioni

simboliche può essere interpretata - altrimenti significa solo se stessa. L’origine dell’opera d’arte,

inoltre, va cercata nella mitologia collettiva inconscia (inconscio collettivo, una sorta di catalogo

archetipico, in ciascuna di quelle immagini è rinchiuso un frammento di psicologia), non quella del

subconscio personale, che produce cose torbide.

critica dei generi non si è mossa da Aristotele. Non abbiamo un termine specifico per la

narrazione in prosa, per esempio, e quindi “romanzo” viene adattato a tutti e perde il proprio

vero significato.

(Modi tematici). Aristotele elenca 6 tipi di poesia, fra cui l’intreccio (o mythos), l’ethos (che

comprende personaggi e messa in scena) e la dianoia (o pensiero). Accanto all’invenzione interna

all’opera, ce n’è una esterna che esprime il rapporto fra autore e società. In generi come il

romanzo l’invenzione interna è fondamentale, mentre nei saggi e nella lirica ci si concentra sulla

dianoia, forse traducibile con “tema”. E’ ovvio che non ci sia un’opera solo inventiva o solo

tematica.

(Critica etica: teoria dei simboli) Altro problema riguarda l’uso della parola simbolo, che in questo

saggio indica un’unità di una struttura letteraria soggetta a critica. Ogni termine o frase può

essere utilizzato come simbolo; ci sono diversi tipi di simbolismo, e ad oggi si concede alla logica

simbolica e della semantica più attenzione che al significato letterario. Ormai, dice Frye, il

principio di significato molteplice è un dato di fatto: partendo da questo presupposto, ci si può

fermare su una posizione relativistica, oppure procedere considerando che ci sono un numero

finito di critiche che possono essere racchiusi in una singola teoria.

7. Bloom

Da “L’angoscia dell’influenza” : il libro si basa sulle relazioni interpoetiche. Nel corso della

storia della poesia, i poeti forti costruiscono tale storia travisandosi l’un l’altro, in modo da

giungere a nuovi prodotti. Questa influenza poetica può portare a melanconia e angoscia, ma non

è negativa: anzi, spesso porta originalità. Il poeta moderno dipende dalla melanconia generata

dall’Illuminismo, e dal suo retaggio nei confronti della ricchezza immaginativa - antica e

rinascimentale - che lo preseguiva. Freud e Nietzsche sono i genitori di questa teoria

dell’influenza, ma da entrambi Bloom in una certa misura si discosta: riconosce anzi nei loro

discepoli (Yeats e Rank) una maggiore consapevolezza riguardo la lotta dell’artista contro l’arte.

Esempio fondamentale di questa teoria dell’influenza è costituita dalla “Grande Ode” di

Wordsworth, che si rende conto di un fallimento riguardo questo tema e sfocia in una protesta:

ignorando la separazione fra priorità (carattere naturale) e autorità (carattere spirituale), l’Ode,

cercando di sconfiggere la priorità, combatte la natura sul suo stesso terreno, risultando così

destinata a perdere. La grandezza della poesia che la precede, ovvero Lycidas di Milton, ne

oscura tramite l’angoscia la supposta grandezza.

8. Debenedetti

Da “Il romanzo del Novecento” : Tozzi, benché appaia scrittore provinciale, opera in sincronia

involontaria con tutti gli artisti stranieri (e Pirandello) che stavano riformando l’arte. A proposito di

“Ricordi di un impiegato”, si sente un ché di kafkiano; si potrebbe dire che i protagonisti di Kafka

vivono “con gli occhi chiusi”, impossibilitati a causa della loro cecità a giungere a vedere Dio,

inteso come Padre trascendente e prepotente, che oblitera nel proprio specifico figlio la forza

d’iniziativa necessaria a godere dei beni della vita. Anche “Lettera al padre” risulta come

complesso edipico simile, e viene proposta come trasposizione furente e infiammata dei travagli

inconsci; diverso Tozzi, che ci dà una fenomenologia dell’uomo cieco, mostrandoci ciò che lui non

riesce a vedere. Sono, ad ogni modo, modi simili d’interpretare i rapporti: se “Lettera al padre” è

un argomento di accusa contro il padre adultero, situazione simile la troviamo in “Con gli occhi

chiusi”. In “Lettera”, uno dei capi d’accusa è quello di cercare di far fallire tutti i suoi tentativi di

fidanzamento, con il padre che si riserva tutta la forza virile mettendo il figlio in una condizione di

impotenza: nella stessa condizione d’impotenza si trova il Pietro di Tozzi, con il fidanzamento

andato per questo motivo a monte. L’immagine della potenza virile in Kafka è resa anche

attraverso la descrizione del pasto del padre, scena agghiacciante, che sottintende per il figlio un

riempirsi di energie che verranno eroticamente sfogate; in Tozzi, Pietro è psicologicamente

impossibilitato a fruire della tavola, che vede come luogo di costrizione. Anche quando il padre

invecchia, il proposito di mantenere questa soverchianza è più volte esplicitato. A differenza del

D’Annunzio di Figlia di Jorio , che allegorizza una favola psichica, Tozzi la vive nel suo stato

originario, venendo portato necessariamente a raffigurare nella sua concretezza il trauma

originale: quello della castrazione.

9 ) Lavagetto

Da “Freud, la letteratura e altro” : i critici si interrogano su due domande; c’è qualcosa, riguardo

l’opera in questione, che può essere spiegata dalla psicanalisi? C’è qualcosa su cui la psicanalisi

non ha nulla da dirci? Freud risponde alle domande in modo vago, dicendo che la psicanalisi non

ha come compito il giudizio dell’opera, bensì ha la parola decisiva su tutte le questioni riguardanti

la vita dell’uomo. Freud, d’altra parte, aveva dimostrato in un certo senso che la psicanalisi aveva

potere sia sulla genesi dell’arte che sulla sua ricezione, oltre che sui suoi “poteri magici” che

tendono a sopraffare il lettore. Di fatto, Freud pensa che sia ormai impossibile avviare un’analisi

estetica che in qualche modo non si serva della psicanalisi: eppure non prende posizione quando

Sachs si chiede come fosse possibile effettivamente sottoporre un’opera all’interpretazione

psicanalitica, e risponde solo in termini di negazione (sicuramente questo no, nemmeno questo,

etc.): questa sua reticenza appare come uno scarto fra le sue procedure concrete d’analisi dei testi

e le sue discontinue affermazioni teoriche.

10) Orlando

Da “Lettura freudiana della Phedre” : nonostante la pregnanza ideologica crociana in Italia,

Orlando si interessa a Freud. Afferma che la biografia di un autore e la sua psicologia di creazione

non possono essere decisive per la comprensione dell’opera, dato che essa è un discorso che

l’autore rivolge ad altri, e non a se stesso. La “Phedre”, appunto, è un messaggio che va dal

destinatore Racine ai vari destinatari. La psicanalisi risulterà quindi utile solo quando ci aiuterà a

comprendere meglio l’oggetto fatto di parole, e non il suo creatore. Questo il grande merito di

Freud: aver riconosciuto l’esistenza di un linguaggio là dove non si credeva che esistesse (lapsus)

o che fosse traducibile (sogni). E’ inevitabile, a questo punto, chiedersi come si rapportano queste

lingue con quella della comunicazione normale. Secondo Orlando, la parola normale influenza gli

altri linguaggi proprio perché solo attraverso la parola si può mediare l’inconscio. Interessante in

questo senso l’attenzione rivolta da Freud al motto di spirito, che si basa unicamente su concetti

legati alla parola e alla sua possibilità combinatrice. Paradossalmente, Freud finisce per occuparsi

di linguistica più nelle sue analisi di motti, sogni e lapsus che quando intraprende opere letterarie.

L’ultimo interrogativo, il rapporto fra linguaggio poetico e linguaggio inconscio, è così grande che

Orlando dubita della possibilità di affrontarlo in forma teorica.

Lukacs: l’unica arte, demistificatrice è quella moderna - nello specifico Beckett e Schonberg. La

Scuola di Francoforte mischia il marxismo con metodologie differenti; Della Volpe segue questo

processo, proponendo il Critica del gusto la fondazione di un’estetica materialistico-storica, che

superi l’idealismo romantico, sulla base della contrapposizione fra concetto e intuizione fantastica.

Nel marxismo inglese e americano il compromesso fra critiche sarà più accondiscendente. Il più

importante inglese è Eagleton, influenzato da Lacan e Derrida, con un ritorno dell’interesse per il

rapporto opera-ideologia: più che affermare nuovi principi fondanti, passa in rassegna lo sviluppo

storico delle teorie letterarie e della critica. Sulla stessa scia etico-ideologica anche l’americano

Jameson, per il quale il marxismo ormai è solo un metodo fra tanti; Jameson si basa, nella sua

ipotesi di critica dialettica, sul prendere il testo (la forma) e storicizzarla nelle situazioni ideologico-

culturali che lo comprendono. Riguardo poi il discorso postcoloniale, importante Said con

Orientalismo e la sua concezione moderna della geopolitica del linguaggio e delle influenze.

TESTI

1. Engels

Da ‘’Scritti sull’arte’’ : Engels afferma che nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini

entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di

produzione, rapporti di natura economica e sociale generati dalla divisione del lavoro e della

proprietà.

L’insieme di questi rapporti di produzione + forze di produzione costituiscono la STRUTTURA

economica della società, cioè la base reale sulla quale si eleva una SOVRASTRUTTURA (insieme

delle istituzioni giuridiche, politiche, credenze religiose, morali, filosofiche vigenti in una data

società) e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale.

DETERMINISMO ECONOMICO: La vita materiale condiziona direttamente i processi spirituali, a

livello del singolo e della collettività.

Di conseguenza la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma ideologica , e

le forme di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre la parvenza

dell’autonomia. Esse non hanno storia, non hanno sviluppo, ma gli uomini che sviluppano la loro

produzione materiale e le loro relazioni materiali trasformano, insieme con questa loro realtà,

anche il loro pensiero e i prodotti del loro pensiero.

Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la

potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante.».

Ad esempio al tempo in cui dominava l’aristocrazia dominavano i concetti di onore e fedeltà;

durante il dominio della borghesia, quelli di libertà, uguaglianza, ecc.

IDEOLOGIA : L’ideologia non è che l’espressione ideale di determinati rapporti materiali: con

essa si presenta e rappresenta (e in questo gli intellettuali giocano un ruolo di primo piano)

l’interesse dalla classe dominante come interesse comune di tutti i membri della società, dando

alle sue idee la forma dell’universalità. Progressivamente l’ideologia si rende indipendente dai

rapporti materiali e di classe che l’hanno originata, ponendosi rispetto ai membri della società

come norma di orientamento culturale e di condotta, come strumento materiale e morale di

dominio su di essi.

STORICISMO : Le manifestazioni «spirituali» dell’uomo sono quindi espressione della base socio-

economica da cui derivano. Nell’arte, definibile solo in termini concretamente storici, sono riflessi,

ma in modo non meccanicamente mimetico, i reali rapporti socio- economici che si instaurano in

un determinato tipo di società. Immagine tuttavia mistificata e mistificante perché è prodotta da

una «falsa coscienza» (per Marx ideologia), non prodotta dalla realtà materiale che l’ha creata.

FALSA COSCIENZA : L’ideologia è un processo che il cosiddetto pensatore compie senza dubbio

con coscienza, ma con una coscienza falsa. Le vere forze motrici che lo spingono gli restano

sconosciute, altrimenti non si tratterebbe più di processo ideologico. Così egli immagina delle

forze motrici false o apparenti, che danno una comprensione distorta della realtà.

REALISMO : la poetica più adeguata a rappresentare le contraddizioni della società capitalistica è

quella del realismo. Questo perché l'arte realistica è l'unica in grado di mettere a confronto con la

realtà il sistema elaborato dalla classe dominante, reso universale, e dunque di denunciarne la

falsità. Engels sostiene che «[...]la tendenza deve sorgere dalla situazione e dall’azione

stesse senza che vi si faccia esplicitamente riferimento, e il poeta non deve dare al lettore già

bella e pronta la futura soluzione dei conflitti sociali che descrive» (Engels)

La letteratura deve utilizzare le sue potenzialità di denuncia per risvegliare la coscienza degli

uomini e portarli alla mobilitazione. Deve dunque, attraverso il realismo rappresentare la realtà

sociale, anche a discapito delle idee dell’autore, che non devono trasparire nell’opera. Si tratta di

quello che Orvieto definisce “teoria estetica del nonostante che”: Marx ed Engels ritengono che

uno scrittore abbia idee reazionarie, se ci dà un quadro esauriente della società è un grande della

letteratura.

Esempio (Engels) elogia Balzac, ritenendolo un maestro di realismo perchè nella Comedie

Humaine ha dato un’eccellente storia realistica della società francese tra il 1816 e il 1848, con

l’ascesa della borghesia contro la società nobiliare, pur avendo idee legittimiste in ambito

politico.

2. Il neostoricismo

Da Rosenberg, “Storicizzare il neostoricismo” : la letteratura riflette l’età in cui viene prodotta. Si

era persa l’idea di letteratura come specchio, fondandosi più sul significato, e il neostoricismo

ricolloca il testo nel suo contesto - rendendo il contesto il centro dell’analisi. Di fatto il

neostoricismo fonde il vecchio storicismo e il post-strutturalismo, rivendicando la storia come

“testo” il cui significato non è ben definito e costruito linguisticamente. La storia non viene

scoperta, dunque, ma creata. I dialoghi col passato prendono spesso come soggetto i rapporti e

gli effetti del potere: è una critica politica, influenzata dai concetti di Foucault di libido dominandi.

3. Lukacs

Da “Letteratura di tendenza o di partito?”: si respinge il dilemma fra arte pura e di tendenza.

Nella rappresentazione della realtà non c’è alcun posto per un ideale morale o estetico.

Da “Lo scrittore e il critico” : la divisione capitalistica del lavoro ha trasformato lo scrittore e il

critico in specialisti, cancellando gli interessi umani e artistici. Nel momento in cui lo scrittore fa

della letteratura fine a se stessa, trascura i problemi di “rappresentazione” e “formazione”,

necessari per una grande arte, che vengono sostituiti da questioni da laboratorio.

Da “Saggi sul realismo” : è Balzac o Flaubert il principe del realismo? Qui è solo questione di

gusto. Prendiamo Balzac; se confrontiamo lui e il romanzo semi-recente, vediamo l’opposizione

realismo-naturalismo. Centro del realismo è quella rappresentazione contemporanea di generico

e individuale, che ritrae la società bene. Il punto di vista estetico, pensato fino in fondo, porta ad

un annullamento dello stesso. Ciò che è importante è l’immagine che l’opera ci dà del mondo.

Da “Il marxismo e la critica letteraria” : l’attività spirituale dell’uomo ha sempre una determinata

autonomia relativa ma, nel capitalismo, arte e letteratura diventano feticizzate, reificate. Tesi

fondamentale del materialismo dialettico è che ogni presa di coscienza del mondo esterno è un

riflesso della realtà: di conseguenza, anche l’arte è specchio.