




























































































Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Tesi di laurea dottorato su Freud
Tipologia: Tesi di laurea
1 / 526
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!





























































































Ogni pensatore avverte, in modo più o meno conscio, la drammaticità insita nel gesto della scrittura. A darne l’essenza drammatica è l’ineluttabilità e imperscrutabilità del destino di un atto – quello della scrittura - che sfugge consegnandosi allo scarto e alla distanza, fin dal primo tratto di penna sul foglio o fin dal primo gesto di battitura sulla tastiera. Scarto molteplice: del soggetto dal suo pensiero vivo e pulsante, dell’intenzione dello scrivente dalla ricezione del lettore. Se a un quadro già così complesso e su cui molte e illuminanti riflessioni sono state condotte^1 , aggiungiamo le vicende – vere e proprie avventure – cui il pensiero scritto va incontro una volta trasformatosi in libro e quindi una volta entrato nel mondo editoriale e tramandato di generazione in generazione, da una nazione all’altra, e di conseguenza tradotto da una lingua all’altra, la fiducia nella possibilità di accedere in maniera integrale al nucleo originario di un pensiero si fa meno scontata. «Ma nel caso di Jung vi è qualcosa di più: la sua opera è nota oggi attraverso i libri, gli articoli, e i saggi pubblicati nel corso della sua vita e raccolti nelle sue “Opere complete”. Quando la raccolta dei dattiloscritti dei suoi seminari sarà disponibile in forma stampata, la personalità e l’opera di Jung appariranno in una nuova prospettiva, e ciò sarà ancora più vero quando saranno pubblicate le sue lettere. Non è impossibile che anche il suo Libro rosso e il suo Libro nero , e forse persino i suoi diari, siano un giorno resi pubblici, e queste opere ce lo mostreranno ancora sotto una nuova luce, inaspettata. Non solo la vita di un (^1) Tra i numerosissimi studi sulla natura della scrittrura, mi permetto di citarne alcuni in particolare: M. Blanchot, L’entretien infini , Gallimard, Paris, 1969, trad. it. di R. Ferrara, L’infinito intrattenimento , Einaudi, Torino, 1977, id., Le livre à venir , Gallimard, Paris, 1959, trad. it. di G. Ceronetti e G. Neri, Einaudi, Il libro a venire , Torino, 1969, M. Bachtin, Estetica slovesnogo tvorcestva , Iskusstovo, Mosca, 1979, trad. it e cura di C. Strada Janovic, L’autore e l’eroe. Teoria letteraria e scienze umane , Einaudi, Torino, 2000, C. Sini, Etica della scrittura , Il Saggiatore, Milano, 1992, id., Teoria e pratica del foglio-mondo , Laterza, Roma-Bari, 1998, id., La scrittura e il debito. Conflitto tra culture e antropologia , Jaca Book, Milano, 2002, J. Starobinski, Le ragioni del testo , trad. it. e cura di C. Colangelo, Bruno Mondadori, Milano, 2003.
Erinneriungen, Träume, Gedanken viene spesso ed erroneamente considerata la fonte più attendibile riguardo le notizie biografiche su Jung proprio in quanto autobiografia. In realtà l’analisi della genesi dell’opera ne rivela un’altra natura, per comprendere la quale dobbiamo per forza far cenno alla notoria avversione di Jung per i progetti autobiografici e biografici. Come si può ben intuire, negli ultimi sessant’anni Jung è stato oggetto privilegiato di un cospicuo numero di biografie, sebbene l’interesse per una ricostruzione della sua vita iniziò già negli anni Quaranta, in corrispondenza della crescita del suo successo presso il grande pubblico. La posizione di Jung era però ferma e si attestava sull’impossibilità costitutiva del tentativo biografico: [l]’atteggiamento di una persona riflessiva nei confronti della propria vita intellettiva è del tutto paragonabile a quello di una donna nei confronti della propria vita erotica. Se io a una donna domando, riguardo all’uomo che ha sposato: «che cos’è accaduto tra di voi?», lei risponderà: «l’ho conosciuto e mi sono innamorata, questo è tutto». Nasconderà accuratamente i piccoli, passati sentieri del cammino erotico da lei percorso, le piccole bassezze e le situazioni equivoche che possono esservi state implicate, e si presenterà con un’inequivocabile e perfetta armoniosità. Soprattutto vi nasconderà gli sbagli commessi in campo erotico. Non ammetterà di essere stata debole rispetto alla sua capacità più forte. La stessa cosa accade per un uomo riguardo ai propri libri. Non desidera parlare delle segrete alleanze, dei faux pas della sua mente. Questo è ciò che fa mentire la maggior parte delle autobiografie^6. Per Jung quindi non è possibile esser sinceri nello scrivere riguardo alla propria vita: «[…] non si può mai dire la verità. Se si è sinceri, o si pensa di esserlo, o è un’illusione, oppure è di pessimo gusto»^7. Forte di questa convinzione respinse le pressioni che gli provenivano da varie parti e lo invitavano a redigere un’autobiografia. Tuttavia, nel 1952 Jung acconsentì a rilasciare una serie di interviste a Lucy Heyer, la moglie di Gustav Heyer^8 , che sarebbero servite come base per la redazione di una sua biografia. Il progetto attraversò un percorso (^6) C.G. Jung, Analytische Psychologie Nach Aufzeichnungen des Seminars vom 1925 , Patmos Verlag GmbH & Co. KG, Walter Verlag, Düsseldorf, 1995, trad. it. di M. Alessandrini, Psicologia analitica. Appunti del seminario tenuto nel 1925 , a cura di W. McGuire, MaGi, Roma, 2003, pp. 70-71. (^7) Jung a Henri Flournouy, 12 febbario 1953, in C.G. Jung, Briefe, a cura di A. Jaffé e G. Adler, Patmos Verlag, Düsseldorf, 1997, trad. it. di C. Carniato e L. di Suni, Lettere 1946- 1955 , vol. 2, Ma.Gi., Roma, 2006, p. 283. (^8) Cfr. T. Kirsch, The Jungians: a comparative and historical perspective , Routledge, London, 2000, pp. 124-126.
travagliato^9 e naufragò in un nulla di fatto. Fu l’editore Kurt Wolff, durante la Tagung di Eranos del 1956, a proporre a Jung un progetto biografico e ad avere la meglio sulle sue resistenze: la chiave di volta fu il ruolo di “Eckerfrau” assegnato ad Aniela Jaffé, all’epoca segreteria di Jung. Nell’idea di Wolff, Jung avrebbe narrato la propria autobiografia, sollecitato dalle domande della Jaffé, il cui compito sarebbe stato quello di una mera trascrizione delle risposte, sulla scorta dei Colloqui con Goethe di Eckermann^10. Jung aveva anche accordato alla Jaffé il permesso di integrare gli appunti delle conversazioni con lui, con passi del Rotes Buch , degli Schwarze Bücher , del seminario del 1925, degli appunti dei suoi viaggi (il diario africano e le “impressioni di un viaggio di India”). In realtà Erinnerungen, Träume, Gedanken è ben lungi dall’essere una trascrizione delle famose “ore di biografia” ( Biographie-Stunden ) iniziate a partire dal 1957^11 : Jung non vide mai il manoscritto finale e le parti visionate da Jung subirono una notevole correzione redazionale dopo la sua morte. Durante la composizione dell’opera ci furono parecchi disaccordi su che cosa il libro avrebbe dovuto contenere, sul peso dei contribuiti della Jaffé, sul titolo e infine sulla paternità del libro stesso. Infine tra gli editori coinvolti ci furono anche delle vertenze legali sui diritti del libro. Il lavoro di confronto, fatto contemporaneamente e indipendentemente da Alan Elms^12 e da Sonu Shamdasani, tra i protocolli delle interviste della Jaffé, custoditi presso la Countway Libray of Medicine (Harvard Medical School a Boston) e l’opera pubblicata nel 1962 ha permesso di mettere in luce le elisioni, le aggiunte e il riordinamento del materiale e di arrivare alla conclusione che Erinnerungen, Träume, Gedanken non può essere considerata un’autobiografia, bensì una biografia, un libro di ricordi di Jung curato da Aniela Jaffé^13. La prima edizione delle Erinnerungen raccolte della Jaffé uscì nel 1962, l’anno successivo alla morte di Jung, in tedesco e in inglese, nel 1965 in italiano (per Il Saggiatore) e nel 1966 in francese. La prima edizione italiana del 1965 si basava su quella inglese, la quale riscontra parecchie discrepanze rispetto all’originale tedesco: comprende infatti al suo interno i passi relativi alla lettere di Jung a un giovane studioso, al proscritto del Rotes Buch , e ai “particolari (^9) Per un resoconto dettagliato si veda S. Shamdasani, Memories, Dreams, Omissions , in «Spring: a Journal of Archetype and Culture», 57, 1995, pp. 115- 137 ; id., Misunderstanding Jung: The Afterlife of Legends , in «Journal of Analytical Psychology», 45, 2000, pp. 459-472. (^10) Cfr. S. Shamdasani, Jung stripped bare by his biographers, even , Karnac Books, London, 2005, trad. it. di L. Perez, Jung messo a nudo dai suoi biografi, anche , Ma.Gi., Roma, 2008, pp. 36-40. (^11) C.G. Jung, A. Jaffé, Erinnerungen, Träume, Gedanken von C.G. Jung, trad. it. cit., p. 5. (^12) A. Elms, The auntification of C.G. Jung , in Uncovering lives: the uneasy alliance of biography and psychology , Oxford University Press, New York, 1994. (^13) Cfr. R. Hull, A record of events , p. 4, Archivio Bollingen (Library of Congress), cit. in S. Shamdasani, Jung stripped bare by his biographers, even , trad. it. cit., p. 49
biografia della Jaffé, che divenne un vero bestseller , mentre ha accantonato quella di Bennet^19. Nel 1967 venne costituita la Fondazione Wickes, su proposta di Henry Murray, il quale voleva raccogliere una serie di interviste alle persone che erano state prossime a Jung, registrarle su nastro e utilizzarle per un nuovo progetto biografico. Il compito di condurre le interviste fu affidato a uno psicologo clinico non junghiano, Gene Nameche, che sebbene scontasse una scarsa conoscenza dell’opera del Maestro zurighese e una certa ingenuità nel condurre le interviste, raccolse e depositò presso gli Harvad Medical Archives settemila pagine di trascrizioni. Queste, assieme ai protocolli delle interviste a Jung della Jaffé, hanno costituito un riferimento imprescindibile per le biografie di Jung redatte dopo gli anni Settanta^20. Nonostante questi sforzi, fin dagli anni Settanta del secolo scorso Ellenberger metteva in guardia sul fatto che «[l]a nostra conoscenza della vita di Jung è tutt’ora imprecisa. Le sue biografie sono solo abbozzate e mostrano ampie lacune. […] A tutt’oggi non è stato compiuto alcuno studio documentato sulla vita di Jung, simile a quello condotto dai Bernfeld e da Josef e Renée Glickhorn su Freud o a quello di Beckh-Widmanstetter su Adler […]»^21. Non per nulla, spettò proprio a Henri Ellenberger il ruolo di spartiacque rispetto agli studi su Jung; egli non ne scrisse una vera e propria biografia, ma gli dedicò un corposo capitolo all’interno della sua oramai celebre storia della psichiatria dinamica, The Discovery of the Unconscious. Ellenberger aveva conosciuto direttamente Alphonse Maeder e Oskar Pfister, suo analista, ed ebbe modo di confrontare le informazioni avute dai due pionieri della psicoanalisi con le versioni ufficiali riportate nella storiografia psicologica. La discrepanza che ne risultò lo spinse a riflettere profondamente sulla metodologia storiografica nell’ambito della psicologia dinamica^22 e ad adottarne una sua propria, riassumibile in quattro principi: «1) non dare mai nulla per scontato; 2) controllare ogni affermazione; 3) riportare ogni cosa nel proprio contesto; 4) tracciare una distinzione netta (^19) Cfr. S. Shamdasani, Jung stripped bare by his biographers, even , trad. it. cit., p. 60. (^20) Dopo gli anni Settanta sono state pubblicate altre biografie di Jung: quelle delle sue allieve, Barbara Hannah (1976) e Marie-Louise von Franz (1975), quella di Paul Stern (1976), di Vincent Brome (1978), quella di Christian Gaillard (1995), quella di Anthony Storr (1973), quella – mai pubblicata - di Nameche e Laing (1983), quella di Gerhard Wehr (1985), quella di Frank McLynn, quella di Ronald Hayman (1999), quella di Deidre Bair (2003). In Italia si segnalano quelle di Marco Innamorati e le due di Romano Madera. (^21) H.F. Ellenberger, The Discovery of the Unconscious: the History and Evolution of Dynamic Psychiatry , trad. it. cit., vol. 2, p. 766. (^22) Cfr. H.F. Ellenberger, Methodology in Writing the History of Dynamic Psychiatry , in G. Mora, J. Brand (a cura di), Psychiatry and its history: Methodological problems in research , Charles Thomas, Springfield (IL.), 1970.
tra quelli che sono i fatti e quella che è la loro interpretazione»^23. Attraverso questo modo di procedere Ellenberger mostrò per la prima volta il pensiero di Jung all’interno di una ricontestualizzazione della storia della psichiatria, che vede per la prima volta dare il giusto peso a figure come Janet e Moreau de Tours, ma ancor prima a connettere la possessione e l’esorcismo (guarigione magica e guarigione religiosa) all’ipnosi, al mesmerismo, alla suggestione e in ultima istanza alla nascita della psichiatria dinamica e quindi a valorizzare personaggi controversi come Mesmer, Gassner e Puysègur e movimenti come quello dello spiritismo. Secondo Shamdasani, che si inserisce nel varco aperto dalla metodologia storica di Ellenberger, l’opera di quest’ultimo «ha assolto due compiti fondamentali: la separazione di Jung dall’ombra di Freud e, contemporaneamente, il collegamento dell’opera di Jung, all’interno di un campo più ampio di rapporti, ad altre evoluzioni e agli sviluppi contemporanei»^24. La biografia di Jung assume nell’economia dell’intero capitolo dell’opera di Ellenberger un ruolo marginale, di supporto e valorizzazione dell’opera e delle idee del Nostro autore e non viceversa. Questo tentativo è ancor più lodevole se lo pensiamo in un contesto dove la biografia della Jaffé godeva di un prestigio indiscusso. La relativizzazione dei contenuti di Erinerungen, Träume, Gedanken attraverso la sua storia editoriale e compositiva e la valorizzazione del lavoro di Ellenberger ci permettono di accantonare e guardare in maniera critica tutta una letteratura su Jung che è giunta fino agli anni Novanta del secolo scorso e che si basava su quella che Shamdasani ha definito “leggenda junghiana”. L’impatto dell’opera di Ellenberger e della sua nuova lettura di Jung e della storia della psichiatria ha avuto un decorso assai particolare e, se possiamo azzardare il termine, dissociato. Se da un lato ha infatti incentivato studi e monografie storiche su diversi aspetti dell’opera junghiana, dall’altro questi studi paiono aver sortito «scarso effetto sulla professione della psicologia analitica e sulla più ampia discussione pubblica di Jung. Questo tipo di studi ha avuto per di più un effetto altrettanto scarso sui continui tentativi di scrivere una biografia di Jung, che ebbero un’evoluzione separata»^25. Questi ultimi sono rimasti saldamente legati a quella immagine leggendaria di Jung che Shamdasani riassume in alcuni tratti caratteristici, che qui richiamiamo brevemente. Innanzitutto Shamdasani mette in luce le distorsioni prodotte dalla lettura freudocentrica del pensiero e del percorso di Jung, derivante a sua volta dalla ricostruzione della storia (^23) H. F. Ellenberger, The Discovery of the Unconscious: the History and Evolution of Dynamic Psychiatry , trad. it. cit., vol. 1, pp. IX-X. (^24) S. Shamdasani, Jung Stripped Bare by his Biographers, even , trad. it. cit., p. 86. (^25) Ivi, p. 88.
completamente distorto la lettura delle loro opere e hanno lasciato campo libero alla loro utilizzazione in concezioni e prassi che non hanno necessariamente una connessione con Freud e Jung. All’interno del mito di creazione della psicologia analitica ha assunto un ruolo fondamentale proprio quel periodo della vita di Jung su cui fino a poco tempo fa si avevano meno notizie e materiali. Si tratta del periodo che va dal 1913 al 1919, che viene abitualmente indicato con il titolo del paragrafo dedicato alla sua narrazione in Erinnerungen, Träume, Gedanken (“confronto con l’inconscio”) o con l’espressione utilizzata da Ellenberger per identificare il nucleo di quel misterioso lasso di tempo: malattia creativa ( creative illness ). Si tratta di malattie che seguono un periodo di intenso sforzo intellettuale e presentano tutti sintomi di una malattia nervosa, durante la quale il soggetto è ossessionato da un problema religioso, spirituale o estetico. A conclusione delle malattia segue una fase di euforia e rinnovata vitalità, tipica di una trasformazione della personalità. Questa espressione di Ellenberger invece di incentivare gli studiosi a indagare maggiormente gli anni più oscuri della vita di Jung, ha sortito l’effetto opposto, vale a dire quello di corroborare la tesi dei suoi detrattori di un tempo (Jones in prima fila)^29 che vedevano nello psichiatra zurighese un uomo sul crinale della follia. Al di là dell’incomprensione di fondo del concetto di malattia creativa associato al periodo di confronto con l’inconscio di Jung, possiamo ben dire che la suggestione creata da quel vuoto conoscitivo ha portato i biografi e non solo a trascurare e travisare alcuni dati evidenti ben prima della pubblicazione del Liber novus nel 2009. Già Ellenberger aveva notato che sebbene Jung affermasse che durante gli anni 1913- 1919 fosse completamente isolato e abbandonato da tutti gli amici, proprio a metà di questo periodo, nel 1916, aveva fondato a Zurigo con un gruppo di amici e allievi lo Psychologischer Club^30. In quegli anni nemmeno la sua produzione scritta e pubblica si arrestò completamente: dal 1916 infatti riprese a scrivere^31. «Soltanto nel 1916, disegnando i primi mandala, aveva infatti potuto iniziare a dar forma a tutta quell’esperienza (^29) Cfr. E. Jones, The Life and Work of Sigmund Freud , Basic Books, New York, 1963, trad. it. di A. Novelletto e A. Carletti Novelletto , Vita e opere di Freud , Garzanti, Milano 1977, vol. 2, pp. 184 e sgg. (^30) H.F. Ellenberger, The Discovery of the Unconscious , trad. it. cit., p. 778. (^31) Nel 1916 tenne due conferenze in inglese allo Psychologische Club; Adaptation e Individuation and Collectivity ; scrisse Die Struktur des Unbewußten e Die transzendente Funktion , mentre dell’anno successivo (1917) è Die Psychologie der unbewußten Prozesse.
intensamente vissuta nel confronto con l’inconscio […] ed è proprio da questa fase senza parole che nacquero i Septem sermones ad mortuos , un’opera scritta in tre sere»^32. Se questi elementi, letti congiuntamente al seminario del 1925 e alle biografie di Brome e Jaffé, avrebbero già potuto far intuire la portata teoretica della sperimentazione con l’inconscio di Jung, nessuno avrebbe mai potuto comprendere appieno la natura della ricerca di quegli “anni oscuri” senza poter leggere e visionare i materiali inediti che in quel frangente Jung produsse: gli Schwarze Bücher , il Rotes Buch , i Septem Sermones ad mortuos nonché i mandala e i disegni e, più tardi, le incisioni su pietra. La pubblicazione del Liber novus ( Das Rote Buch ) nel 2009 ha permesso al grande pubblico e agli specialisti di penetrare direttamente nella sperimentazione degli anni oscuri di Jung, ma ne ha anche messo in discussione radicalmente la teoria e l’immagine con cui i clinici avevano familiarizzato fino a quel momento. Questa [Liber novus] che è la fonte documentaria singola in assoluto più importante è semplicemente rimasta inaccessibile per quasi un secolo, un fatto che […] ha avuto enormi conseguenze negative sulla copiosa bibliografia junghiana che nel frattempo si è accumulata. Ora la sua pubblicazione segna un punto di svolta e dischiude una nuova era negli studi sulla vita e sul pensiero di Jung, offrendo una visuale unica sul modo in cui egli ritrovò la sua anima e poté gettare le basi della sua psicologia^33. Non è qui la sede per approfondire il destino che la teoria di Jung ha avuto nelle varie tradizioni cliniche junghiane^34 , ci basti però dire che la pratica clinica junghiana oggi è sovente qualcosa di molto distante da quello che Jung andava teorizzando e descrivendo nei suoi seminari e nei suoi saggi. Ancora oggi non pochi clinici portano avanti la loro pratica terapeutica senza confrontarsi con il Liber novus , continuando comunque ad ascriversi tra “gli junghiani”. Questo quadro è direttamente connesso alla situazione delle opere edite e inedite di Jung. (^32) M. Di Rienzo, Prefazione all’edizione italiana, in C.G. Jung, Analytische Psychologie Nach Aufzeichnungen des Seminars vom 1925 , Patmos Verlag GmbH & Co. KG, Walter Verlag, Düsseldorf, 1995, trad. it. di M. Alessandrini, Psicologia analitica. Appunti del seminario tenuto nel 1925 , a cura di W. McGuire, MaGi, Roma, 2003, p. ii. (^33) Cfr. Cfr. S. Shamdasani, Liber novus. Il «Libro rosso» di C.G. Jung , in C.G. Jung, Das rote Buch: Liber novus , trad. it. cit., p. 221. (^34) Per una panoramica aggiornata si veda: A. Samuels, Jung and the PostJungians , Routledge & Kegan Paul, London, 1985, trad. it. Jung e i neo-junghiani , Bolrla, Roma, 1989.
per fraintendere o rendere malamente il pieno valore di certe parole. Jung, su sua stessa ammissione, aveva un linguaggio «più letterario che meramente scientifico», ragion per cui il compito di tradurlo sarebbe dovuto essere affidato a qualcuno le cui competenze andassero ben oltre quelle meramente psichiatriche o psicologiche. Si può ben comprendere come le competenze richieste non sempre furono soddisfatte. Ci riferiamo qui alla storia dell’edizione inglese delle opere di Jung perché esse, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, hanno costituito il modello su cui le successive edizioni, incluse quelle tedesca^39 e italiana, si sono uniformate. Va inoltre detto che non vi fu un sufficiente coordinamento tra i comitati redazionali delle edizioni inglese e tedesca, tanto che i curatori dell’ultima non erano spesso informati delle modifiche che Jung apportava ai saggi in lingua inglese, con il risultato che alcuni punti in cui l’edizione inglese contiene del materiale importante non sono presenti in quella tedesca^40. Inoltre la traduzione di Hull, sebbene fluida e scorrevole a livello stilistico, presenta elisioni, interpolazioni, riformulazioni, concetti fraintesi ed errori generici^41 con la conseguenza di fornire una base teorica lacunosa e parziale agli studi che si sono basati su questo materiale^42. Va anche ricordato che il maggior seguito Jung lo ebbe nel mondo anglosassone, ragion per cui la cura e la composizione del Collected Works è stata così discriminante. Questo interesse per il pubblico e il mondo anglofono da parte di Jung fu la ragione principale che lo spinse ad assecondare la precedenza del lavoro dei Collected Works sui Gesammelte Werke. I vantaggi pratici di questa opzione nascondevano però, sul lungo periodo, delle insidie intellettuali di cui ancora oggi paghiamo il prezzo. Tra queste vi è sicuramente la scelta, operata dal comitato editoriale dei Collected Works , di presentare il materiale attraverso un criterio tematico e non cronologico. Tale opzione ha fatto passare l’idea che il corpus di scritti junghiani sia un complesso monolitico e indivisibile, sorto quasi dal nulla, e non ha permesso di coglierlo nella sua evoluzione e (^39) I Gesammelte Werke sono a cura di Marianne Niehus-Jung, Lena Hurywitz Eisner, Franz Riklin jr., Lilly Jung- Merker, Elisabeth Rüf e Leonie Zander. Furono pubblicati fino al 1958 dall’editore storico di Jung, Rascher di Zurigo, e successivamente (dal 1971), dall’editore Walter di Olten. Sulla storia dell’edizione tedesca vedi P. Bishop, On the History of Analytical Psychology. Jung and the Rascher Verlag , part. 1 e 2, in «Seminar. A Journal of Germanic Studies», vol. 34 (3), 1998 e vol. 34 (4), 1998. (^40) Come vedremo nel terzo capitolo il saggio del 1952, Synchornizität als ein Prinzip akausaler Zusammenhänge , ne è un caso esemplare. (^41) Riportiamo qui a mo’ di esempio uno degli errori più noti. In Antwort auf Job la frase «Gott selber will einen Sohn haben, und man wünscht sich einen Sohn, daß er den Vater ersetze» viene tradotta erroneamente così: «God himself wants a son, and man also wants a son to take the place of the father». Per un lavoro specifico sulla traduzione inglese delle Theoretische Überlegungen zum Wesen des Psychischen vedi D. Holdt, Translating Jung , in «Harvest: Journal for Junghian Studies», 45, 1999, pp. 116-124. (^42) Cfr. D. Winnicott, Reveiw of Memories, Dreams, Reflections , in «International Review of Psychoanalysis», 45, 1965, pp. 450-455.
differenziazione storica, di seguirne gli sviluppi nel corso del tempo, i cambiamenti e le continuità. Si tratta di una scelta che fa il paio con l’abitudine di Jung di rimaneggiare continuamente i suoi lavori, sia da un punto di vista stilistico, sia contenutistico, aggiornandone i contenuti in relazione all’evoluzione che il quadro storico del suo corpus teorico aveva assunto. Il progetto dei Collected Works diede a Jung il pretesto per affrontare un’ulteriore revisione (a volte delegata anche a terzi)^43 dei suoi scritti con il risultato di perdere la prima e originaria versione delle opere. All’interno dei testi rimaneggiati non vi sono il più delle volte segnalazioni delle modifiche apportate e ciò contribuisce a far perdere la diacronicità della struttura del pensiero. Non vi sono a oggi edizioni critiche in senso stretto delle opere di Jung, che permettano di apprezzarne le stratificazioni nel tempo. A giudizio dei curatori, che ne scrivono esplicitamente nell’ Editorial Preface , quest’ultima possibilità avrebbe comportato lo svantaggio di un’eccessiva frammentarietà e prodotto di conseguenza una raccolta di materiali confusionaria e disomogenea, sia dal punto di vista della cornice teorica sia, soprattutto, per la disparità degli argomenti che di volta in volta Jung affrontava^44. Va anche detto che la documentazione genetico- stratigrafica e funzionale dei concetti e dei temi presenti nei testi di Jung non era tra gli obiettivi del progetto editoriale, il quale mirava primariamente a orientare, attraverso un’organizzazione mirata dei materiali, il lettore mettendogli a disposizione un sistema dottrinario quanto più possibile coerente e aggiornato^45. Alla stessa logica editoriale pertiene la povertà di note esplicative o storico-critiche, di commenti o riferimenti documentari, nonché di collegamenti interni tra le opere: i Collected Works sono un’edizione (^43) «Devo qui sottolineare che, se è vero che in più di no dei volumi espressamente si attesta che le modifiche di maggior momento introdottevi erano state approvate da Jung (e sono certa che così sia stato in effetti), le autorizzazioni relative erano state ottenute nel modo che ho già dinanzi descritto: ben di rado accadeva che lo studioso vedesse davvero di buon occhio tali alterazioni (per lo meno, avevo sempre avuto quest’impressione quando se ne discuteva assieme), ma se le parti interessate insistevano, finiva per “ritrarsi nei suoi possedimenti”, a volte giustificandosi col dire che se il traduttore, Richard Hull, non capiva ciò che aveva davanti tanto meno l’avrebbe compreso il lettore. […] Richard Hull propose rimaneggiamenti di così vasta portata al testo di Presente e futuro, che Jung, che pure ne aveva tanta, perdette la pazienza. […]» (B. Hannah, Jung: His Life and Work. A biographical Memoir , G.B. Putnam’s Sons, New York, 1976, trad. it. e cura di F. Saba Sardi, Vita e opere di C.G. Jung , Rusconi, Milano, 1996 [1980], p. 465. (^44) «The editorial problem of arrangement was difficult for a variety of reasons, but pharaphs most of all because of the author’s unusual literary productivity: Jung has not only written several essays since the Collected Works were planned, but he has frequently published expanded versions of texts to which a certain space had already been allotted. The Editors soon found that the original framework was being sujected to severe stresses and strains; and indeed it eventually was almost twisted out of shape […]» (G. Adler, Fordham, «Editorial Preface», in C.G. Jung, Collected Works , vol. 1, Routledge&Kegan Paul, London, 1953, p. XXVIII) (^45) Cfr. G. Niccoli, «Avvertenza editoriale», in Bibliografia generale di C.G. Jung (a cura di G. Niccoli), op. cit., p. XXIV.
svariati seminari, sono a tutt’oggi inediti e custoditi in archivi. Per quanto riguarda le lettere tra il 1972 e il 1973 ne viene fatta una selezione a cura di Aniela Jaffé è Gerhard Adler, poi pubblicata nei tre volumi dei Briefe e tradotte sempre da Richard Hull nei corrispondenti volumi delle Letters per la Routledge & Kegan Paul. Mentre nel 1974 viene pubblicato, in inglese e tedesco, il carteggio Freud/Jung, curato sempre da William McGuire^51 e da Wolfgang Sauerländer. A differenza dei Collected Works questa pubblicazione è ricchissima di note editoriali, tanto che gran parte della letteratura secondaria sul rapporto tra i due pionieri della psicologia del profondo è debitrice a questo apparato di note. I Briefe , diversamente dal carteggio con Freud, contengono solo le lettere di Jung e non quelle dei suoi corrispondenti, correndo così il rischio di decontestualizzare quanto scritto da Jung e di favorirne una lettura parziale e fuorviante. Il dato più eclatante è però quello che riguarda la proporzione rispetto alle lettere inedite: la pubblicazione corrisponde a circa il dieci per cento dell’intero corpus di lettere di Jung. Jaffè e Adler hanno inoltre dato priorità alle lettere di argomento religioso e alle lettere scritte da Jung negli ultimi anni della sua vita, corrispondenti non a caso al periodo in cui la Jaffé era la sua segretaria. Il fatto poi che fino a poco tempo fa fosse stato pubblicato quasi unicamente il carteggio con Freud ha rafforzato la prospettiva freudocentrica e l’erronea teoria della filiazione freudiana del pensiero di Jung: la pubblicazione del carteggio con Sabina Spielrein del 1986^52 , quella con Wolfgang Pauli è del 199253 , quella del carteggio Jung/White è del 2007^54 , quello con Hans Schmid-Guisan del 2012^55 , quello con James Kirsch del 2014^56 e quello con Erich (^51) Le edizioni tedesca e inglese sono conformi: Briefwechsel Freud/Jung , a cura di W. McGuire e W. Sauerländer, S. Fischer, Frankfurt a. M., 1974, trad. ingl. di R. Manheim e R. Hull, The Freud/Jung Letters: The Correspondence between Sigmund Freud and C.G. Jung , a cura di W. McGuire e W. Sauerländer, Princeton University Press, Princeton, 1974. L’edizione italiana per Bollati Boringhieri, tradotta da Mazzino Montinari e Silvano Daniele, ricalca quelle tedesca e inglese. (^52) Briefe von Carl Gustav Jung an Sabina Spielrein (1908-1919) , in Tagebuch einer heimlichen Symmetrie: Sabina Spielrein zwischen Jung und Freud , a cura di A. Carotenuto, Kore (Traute Hensch), Freiburg, 1986, trad. it. Diario di una segreta simmetria. Sabina Spielrein tra Jung e Freud , Astrolabio, Roma, 1890. (^53) C. Meier (a cura di), Atom and Archetype. The Pauli/Jung Letters 1932- 1958 , Pinceton University Press, New York, 2001, trad. it. di G. Drago, Jung e Pauli. Il carteggio originale: l’incontro tra psiche e materia , a cura di A. Sparzani con A. Panepucci, Moreti&Vitali, Bergamo, 2015. (^54) The Jung-White Letters , a cura di A. Conrad Lammers e A. Cunningham, con la consulenza di M. Stein, Routledge, London/New York, 2007. (^55) The Question of Psychological Types: the Corrispondence of C.G. Jung and Hans Schmid-Guisain 1915- 1916 , a cura di J. Beebe e E. Falzeder, Princeto University ress, New York, 2012. (^56) C.G. Jung und James Kirsch, Die Briefe 1928- 1961 , a cura di A. Conrad Lammers, Patmos Verlag, Düsseldorf,
Neumann del 2015^57. Ancora in fieri la pubblicazione dei carteggi con gli indologi Wilhelm Hauer, Heinrich Zimmer e Mircea Eliade. Per quanto riguarda i seminari, che erano considerati da Jung la forma privilegiata, elettiva con cui trasmettere il suo pensiero, nessuno di essi è stato pubblicato mentre Jung era in vita. La loro trascrizione, frutto della compilazione certosina dei suoi più fidati allievi e collaboratori o della collazione di appunti brevi manu o da resoconti stenografici, era fatta circolare tra pochi intimi e a determinate condizioni, ad uso strettamente privato. Solo verso gli anni Cinquanta Jung si decise a dare il suo placet per una diffusione dei suoi seminari a un pubblico più ampio; così verso la metà degli anni Sessanta, Richard Hull, cui era stata affidata la curatela del progetto, abbozzò un’edizione in cinque o sei volumi che comprendeva i seminari: Analytical Psychology , Dream Analysis , Interpretation of Visions , The Kundalini Yoga , Analysis of Nietzsche’s “Zarathustra” e una scelta di lezioni dai corsi tenuti alla Eidgenössische Technische Hochschule. Il progetto iniziò effettivamente nel 1972 e, alla morte di Hull, nel 1974 la direzione dell’opera fu affidata a un gruppo di studiosi (Claire Douglas, James L. Jarrett, Lorenz Jung, William McGuire, Maria Meyer-Gross e Sonu Shamdasani). Se teniamo conto che molti di questi seminari sono stati pubblicati di recente possiamo avere una stima della parzialità del materiale su cui gli studiosi di Jung si sono potuti basare fino a poco tempo fa. A conclusione della sua ricognizione sullo stato dei testi editi e inediti di Jung, Shamdasani dà una sua indicazione sulla direzione di ricerca che si auspicherebbe sul futuro degli studi junghiani: [l]a conseguenza delle carenze e dell’inaffidabilità dei Collectd Works e dei volumi delle Lettere è che occorre, in effetti, disperdere ( uncollect ) le opere a partire da una ricerca di base primaria e da un raffronto dei manoscritti con la prima edizione e con quelle successive, abbinati allo studio della corrispondenza completa. Di questo lavoro poco è stato fatto. È chiara la ragione per la quale opere di questo tipo dovrebbero essere pubblicate in edizioni storiche adeguate: la qualità di qualsiasi ambito di pensiero dipende infatti in modo essenziale dalla completezza e dall’affidabilità della letteratura primaria. In assenza di pubblicazioni di questo tipo, la letteratura secondaria e terziaria su Jung continuerà a basarsi su fondamenti instabili^58. (^57) Analytical Psychology in Exile. The Correspondence of C.G. Jung and E. Neumann , a cura di M. Liebscher, Princeton Univesity Press, New York, 2015, trad. it. di E. Zoja, Jung e Neumann. Psicologia analitica in esilio. Il carteggio 1933- 1959 , a cura di L. Zoja, Moretti&Vitali, Bergamo, 2016. (^58) S. Shamdasani, Jung stripped bare by his biographers, even , trad. it. cit., pp. 74-75.