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Tesi sullo sviluppo della docimologia, Tesi di laurea di Pedagogia

Tesi su come negli anni si è sviluppata la scienza docimologica

Tipologia: Tesi di laurea

2020/2021

Caricato il 28/06/2021

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UNIVERSITÀ TELEMATICA e-CAMPUS
MASTER ANNUALE IN: L'INSEGNAMENTO DELLE
MATERIE FILOSOFICHE E UMANISTICHE NEGLI ISTITUTI DI
II GRANDO: METODOLOGIE DIDATTICHE
La Docimologia: l'evoluzione del concetto di valutazione
nel corso degli anni
Docimologia, scienza che studia i sistemi di misurazione e valutazione
IL RELATORE
Gnesi Chiara
LA CANDIDATA
Sabatini Camilla
Matricola: 007208411
Anno Accademico
2019/2020
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UNIVERSITÀ TELEMATICA e-CAMPUS

MASTER ANNUALE IN: L'INSEGNAMENTO DELLE

MATERIE FILOSOFICHE E UMANISTICHE NEGLI ISTITUTI DI

II GRANDO: METODOLOGIE DIDATTICHE

“La Docimologia: l'evoluzione del concetto di valutazione

nel corso degli anni”

Docimologia, scienza che studia i sistemi di misurazione e valutazione

IL RELATORE

Gnesi Chiara

LA CANDIDATA

Sabatini Camilla

Matricola: 007208411

Anno Accademico 2019/

INTRODUZIONE

La docimologia è la scienza che studia i sistemi di valutazione e misurazione. In tale elaborato si prende in considerazione lo sviluppo della docimologia in ambito pedagogico. Gli studi condotti in questa disciplina, mirano a considerare l'ambiente pedagogico come spazio in cui si educa tramite l'interesse e non le punizioni. Il primo obiettivo della docimologia è stato proprio quello di individuare una scienza che fosse capace di trovare metodi di misurazione che fossero il più oggettivo possibile, individuando un sistema scientifico di misura delle conoscenze^1. I primi pionieri delle scienze docimologiche vedono la misurazione e la valutazione come "registratori" di una quantità che deve essere ottenuta per via numerica. Questa concezione, all'epoca, era influenzata anche dalla psicologia, che, in quel periodo, cercava di applicare il metodo scientifico al comportamento umano (Thorndike,: «Tutto ciò che esiste, esiste in una certa quantità»).^2 Tale concetto viene messo in discussione negli anni '70, anche se tutt'oggi continua ad essere praticato soprattutto nelle scuole superiori. Mentre è recente il cambiamento di valutazione e misurazione delle prove, a partire da quest'anno, all'interno delle scuole primarie^3. Osservando più nel dettaglio la struttura di questo elaborato, nel primo capitolo si è inserito la storia della docimologia a partire dai pionieri che hanno coniato il termine stesso docimologia, in particolare autori come Pièron e Claparède, che con i loro studi dimostrano la necessità di introdurre un tipo di valutazione che sia il più scientifica (^1) C. HADJI, La valutazione delle azioni formative , La Scuola, Brescia, 1995, p. 70. (^2) Thorndike E.L., at al., (1927) The Measurement of Intelligence. Teachers College Press, New York. (^3) Carlo Petracca, Cultura e prospettive della valutazione , in: In P. Ellerani, M. R. Zanchin, Valutare per apprendere. Apprendere a valutare, Erikson, Trento, 2013.

possibile, riferendosi a misurazioni esclusivamente di tipo quantitativo. È negli anni ' con Landsheere che si ha uno sviluppo in senso più costruttivo di questa disciplina, perché diventa un modo per cercare di eliminare il più possibile gli elementi di soggettività che gli insegnanti usano quando valutano un compito, proponendo metodi di valutazione più obiettivi che danno maggiore spazio all'oggettività. Successivamente si descrive lo sviluppo della docimologia in Italia, passando in rassegna gli studi e i contribuiti forniti a questa scienza da Visalberghi e Calonghi. Questi autori, sulla scia degli studi di Landsheere, dimostrano quanto siano sempre più prorompenti le influenze soggettive, cercando di individuare metodologie il più attendibili possibili. Anche Gattullo riveste un ruolo importante in quanto aggiunge un tassello, ritenendo che il metodo qualitativo sia possibile conoscerlo solo attraverso procedure di tipo quantitativo. All'interno del capitolo due si espongono le distorsioni che possono entrare in gioco nel momento in cui l'insegnante valuta una prova e lo studente si mette ad eseguirla (stereotipi, effetto alone, profezia che si auto-determina ecc.). Per esempio, nel caso l'insegnante effettui la valutazione basandosi su alcuni stereotipi, valuterà il compito di un alunno sulla base dei compiti precedenti che ha svolto; se quelli prima sono stati svolti bene, tenderà anche nell'ultimo compito a cercare meno errori, perché si basa sullo stereotipo che quello studente ha ottimi voti. Inoltre si analizzano le tre variabili che intercorrono in una valutazione: soggettività, oggettività, intersoggettività. Si è cercato di dare una valutazione dei termini fondanti la docimologia quali: misurazione e valutazione, approfondendo successivamente anche il concetto di valutazione formativa e valutazione sommativa.

CAP. 1 LA SCIENZA DOCIMOLOGICA

1.1 DEFINIZIONE DI DOCIMOLOGIA

La parola docimologia è composta dal greco δοκιμ(αζω) [dokimazo] che significa valutare e λόγος [logos], tradotto: pensiero, discorso. Tale termine è stato coniato per la prima volta dallo studioso Henri Piéron^4 nel 1929 «per indicare la parte della didattica che studia su basi scientifiche i criteri della valutazione scolastica (tenendo presenti anche i fattori soggettivi che agiscono sugli esaminatori)».^5 L'accezione che Piéron dava a tale termine è quella di studio destinato alla critica e al miglioramento delle votazioni scolastiche (Piéron, 1929, 1934). Più in generale possiamo definire la docimologia come la scienza che ha per oggetto tutto ciò che riguarda la misurazione e valutazione in ambito educativo; appartiene infatti al ramo della pedagogia ed ha lo scopo di individuare metodi di valutazione oggettivi tramite vari tipi di prove (strutturate o non strutturate).

All'interno di questa disciplina un posto essenziale è occupato dalla valutazione che permette di posizionare gli esaminati all'interno di un certo livello a seconda degli obiettivi che sono riusciti a raggiungere.

Quindi, se l'etimo della parola docimologia porta con sé il concetto di studio dei criteri della valutazione affinché possano essere elaborate tecniche di verifica del profitto scolastico, oggi tale parola richiama il nome della scienza che ha per oggetto la misurazione e valutazione in ambito scolastico - educativo. (^4) Henry Piéron, psicologo francese (1881-1964) (^5) Vocabolario online Treccani.

Fig.1: R. Trinchero, Valutare gli apprendimenti scolastici, Università degli studi di Torino.

1.2 EVOLUZIONE DELLA SCIENZA DOCIMOLOGICA

Le critiche sui metodi di valutazione emersero già durante il Congresso di igiene mentale nel 1922 dove se ne fece portavoce Claparède^6 criticando la validità e affidabilità delle verifiche scolastiche. Durante gli anni '30 Pièron esaminò, tramite studi, i sistemi di votazione; il suo fine era quello di dimostrare l'oggettività nel valutare le prove in quel periodo. Condusse un esperimento in cui gruppi di esaminatori dovevano valutare 100 saggi di materie diverse ed emerse che gli esaminatori non usavano criteri uniformi nella valutazione, alcuni prestavano attenzione ad alcune

(^6) Èdouard Claparède, psicologo e pedagogista svizzero (1873 – 1940)

oggettivo e relativo ai risultati che lo studente ha conseguito, valutando gli apprendimenti acquisiti e riducendo il più possibile tutto ciò che può introdurre elementi di valutazione soggettivi^11.

1.3 LA DOCIMOLOGIA IN ITALIA

In Italia gli studi sulla docimologia iniziano negli anni '50. I primi ad interessarsi agli studi docimologici furono Visalberghi e Calonghi^12 , che nel 1954 pubblicarono su Orientamenti Pedagogici: "L'insufficienza e soggettività delle valutazioni scolastiche degli insegnanti" di Calonghi e nel '55 Misurazione e valutazione nel processo educativo di Visalberghi^13. Quest'ultimo fa emergere un nuovo modo di fare ricerca che tenesse interconnessi pensiero e azione, per questo la pedagogia diviene una scienza applicata in funzione alle finalità educative. Mentre Calonghi si è soffermato maggiormente sui bisogni che in quegli anni stavano emergendo nella scuola italiana. Visalberghi discute la distinzione tra "misurazione" e "valutazione", due processi che vedremo più avanti, ma che intanto anticipiamo essere due fasi che hanno funzioni diverse e che sono ugualmente importanti nel momento in cui si effettua una verifica per valutare gli studenti. La riflessione su questi concetti ha portato due conseguenze:

  1. un miglioramento nella costruzione del test e nel loro utilizzo

(^11) G., Benvenuto, Mettere i voti a scuola. Introduzione alla docimologia, Carocci, Roma, 2003. (^12) Aldo Visalberghi, pedagogista italiano (1919 – 2007); Luigi Calonghi, studioso italiano (1921 – 2005) (^13) G. Benvenuto, A. Giacomantonio. Un po' di storia della valutazione scolastica: letture e riflessioni: Un'antologia di testi sulle teorie della valutazione, Nuova Cultura, Roma, 2008

  1. costruzione di giudizi più obiettivi. «Noi dobbiamo domandarci non già quali tipi di prove siano più «calde» ed umane, ma quali tipi di prove servano meglio ai fini di un giudizio impegnativo e motivato, ricco di conseguenze pratiche importanti, e che deve perciò essere giusto ed obiettivo quant’è possibile» (ibidem p.16^14 ). Contemporaneamente anche Calonghi attraverso l'elaborazione e validazione di una serie di prove in alcune materie scolastiche, individua nuove metodologie e interventi per cercare di ridurre la soggettività nella valutazione e aumentare l'attendibilità dei voti; inoltre sostiene anche la necessità di formulare precisi obiettivi di insegnamento^15. Grazie agli studi dei suddetti autori e successivamente anche agli interventi di Mario Gattullo^16 si inizia a parlare in Italia di prove oggettive di profitto. Nel 1967 Gattullo pubblica Esami, contestazione e controlli seminariali , dove denuncia «situazione d’estrema arretratezza didattica dell’università italiana, situazione ancor più esasperata, se possibile, nei controlli da essa compiuti» (Gattullo, 1989). Nei suoi elaborati sottolinea la centralità della misurazione, privilegiando un approccio quantitativo e ritiene che il metodo qualitativo che valuta le qualità di un individuo, sia possibile conoscerlo mediante procedure di tipo quantitativo (Gattullo, 1989, p.162).^17 “la misurazione deve rappresentare un atto di accertamento su quale non dovrebbero sussistere contestazioni in modo che la successiva traduzione in valutazione possa essere obiettivamente determinabile" (Gattullo, 1968)^18.

(^14) G. Benvenuto, A. Giacomantonio. Un po' di storia della valutazione scolastica: letture e riflessioni: Un'antologia di testi sulle teorie della valutazione, 15 Nuova Cultura, Roma, 2008. G. Benvenuto, A. Giacomantonio. Un po' di storia della valutazione scolastica: letture e riflessioni: Un'antologia di testi sulle teorie della valutazione, 16 Nuova Cultura, Roma, 2008. 17 Mario Gattullo, professore di pedagogia sperimentale (1933^ –^ 1991) Sitografia: http://nuovadidattica.lascuolaconvoi.it/psico-pedagogisti/gattullo/

meno ha già in mente che ne troverà diversi^19. L'insegnate si è costruito degli stereotipi, magari in relazione all'appartenenza socio-culturale dello studente o rispetto a certi tratti di personalità, che non riesce a modificare e che influenzano la valutazione degli apprendimenti raggiunti dagli studenti.  Effetto alone : Quando l'insegnante valuta sempre con ottimi voti le prove di uno studente e inizia ad apprezzarlo in tutti i campi della vita scolastica, così anche nelle prove dove non risulta avere una buona preparazione rispetto a quelle abituali, l'insegnante tenderà comunque a valutarlo in maniera benevola. In questo modo l'apprezzamento di una prova non rispecchia la reale qualità del lavoro che è stato svolto. I giudizi precedenti influenzano ed alterano il giudizio assegnato ad una specifica prova e l'insegnante si dimostra essere più indulgente o più severo nella valutazione a seconda dell'idea generale che si è precostituito su quello specifico alunno.  Effetto pigmalione : tale effetto viene spesso collegato alla profezia che si autoverifica. L'insegnante ha a disposizione informazioni iniziali e sulla base di queste inizia a nutrire delle aspettative di successo o insuccesso verso l'alunno; a queste aspettative conseguono comportamenti verbali e non verbali del docente che sono coerenti con le sue previsioni, queste orientano ed indirizzano anche il comportamento dell'alunno fino a consolidare quelle condizioni che effettivamente portano ad esiti che coincidono con le aspettative dell'insegnante. Riassumendo, le previsioni che l'insegnante fa sul successo o meno di un alunno,

(^19) Vedere a questo proposito M. Zillig, Beliebte und unbeliebte Volksschulerinnen, in «Arch. fur die ges. psychologie», n. 12, 1934, p. 32, cit. da E. Hohn, Der schlechte Schuler, Miinchen, Piper, 1967, p. 105. G. Benvenuto, A. Giacomantonio. Un po' di storia della valutazione scolastica: letture e riflessioni: Un'antologia di testi sulle teorie della valutazione, Nuova Cultura, Roma, 2008.

basandosi su pregiudizi o preconcetti personali, si manifestano nel comportamento dell'alunno stesso, in quanto indotte dall'atteggiamento (magari inconsapevole) dell'insegnante^20.  Effetto di contrasto : similmente all'effetto alone, l'effetto contrasto riguarda una sottostima o sovrastima da parte dell'insegnante della prestazione ad una determinata prova; questa volta però il docente è influenzato da standard ideali di prestazione individuati dall'insegnante stesso, oppure perché confronta i risultati di quello studente con prove sugli stessi argomenti, o immediatamente successive, svolte da altri allievi. Quindi i risultati saranno influenzati dal contrasto percepito tra le due prove, piuttosto che valutare se siano presenti o meno i prerequisiti che devono essere valutati. Si tratta di una valutazione basata su processi di comparazione attuati dal docente.  Effetto della distribuzione forzata dei risultati: I docenti ritengono che i risultati degli studenti seguirebbero unna distribuzione gaussiana (Fig.2), come accade per alcuni fenomeni naturali; frequenze modeste agli estremi (risultati molto positivi o molto negativi) e frequenze più elevate nei valori centrali che corrispondono ai valori mediani. Questo vorrebbe dire che gli insegnanti, anche se implicitamente, tendono a ritenere che solo una piccola percentuale di studenti possa ottenere valutazioni ottimali, mentre la maggior parte di loro si stanzierà in valutazione intermedie. Tale effetto porta a concepire l'insegnamento come un'azione (confromatrice) e non come un processo

(^20) https://unibasfp2017.files.wordpress.com/2015/12/alcune-distorsioni-valutative.pdf

Fig.3 Schema tripartito della valutazione, Università degli studi eCampus, 2007-2016.

La Fig.3 riporta la rappresentazione geometrica del momento della valutazione nelle sue tre possibili dimensioni; focalizzarsi su una o più dimensioni dipende dal tipo di verifica che si sta svolgendo e le difficoltà docimologiche che si possono incontrare nella misurazione-valutazione. "Ad esempio nell'interrogazione dello studente possiamo costruire una sequenza di domande da sottoporre per iscritto a tutta la classe (dimensione oggettiva), concordare le domande e i criteri per la valutazione con gli studenti o docenti (dimensione intersoggettiva), oppure deciderle man mano che si sviluppa l'interrogazione, personalizzandole e diversificandole per i diversi studenti (dimensione soggettiva)". (esempio riportato nelle slide studiate per l'esame di "pedagogia sperimentale", Università degli studi eCampus, 2007-2016). La dimensione oggettiva valuta i parametri osservabili che attestano la prestazione del soggetto in rapporto al compito, utilizza criteri costanti e uniformi. Ad esempio i test sono strumenti di misura strutturata, composti da quesiti a risposta chiusa, che prevedono un compito uguale per tutti gli studenti usando tecniche standardizzate per

valutare i risultati. Tramite queste prove l'influenza dei giudizi personali viene eliminata. La dimensione soggettiva prende in considerazioni i significati che lo studente attribuisce alla sua esperienza di apprendimento; quanto la persona si percepisce adeguata/inadeguata nell'affrontare il compito. Oppure la dimensione soggettiva vista dalla parte dell'insegnante è quella che conduce a inserire delle distorsioni valutative (precedentemente elencate) nel processo di valutazione; però la soggettività del docente può non essere considerata negativa a priori, in quanto può essere utile per comprendere le particolarità di ciascun studente. La dimensione intersoggettiva fa riferimento al contesto sociale, le attese che ci si aspetta rispetto le capacità di quello studente di rispondere in modo adeguato ad un compito. Tra le persone coinvolte in questo tipo di dimensione ci sono sicuramente gli insegnanti, che esplicitano direttamente quali sono i loro obiettivi; inoltre possiamo considerare il gruppo classe, le famiglie, i docenti degli ordini successivi ecc. Quindi l'intersoggettività consiste in un accordo sull'uso di determinati descrittori, criteri di misurazione, condivisi dai soggetti appartenenti alla comunità sociale che percepiscono e giudicano il comportamento attuato. (http://www.icragazzideuropa.it/attachments/article/666/Impianto_Valutativo.pdf).

2.3 MISURAZIONE E VALUTAZIONE

In ambito pedagogico la valutazione ha assunto un cambiamento nel corso del tempo; inizialmente era considera come lo step finale di un percorso che potevamo suddividere in tre parti: insegnamento, apprendimento, giudizio. Era l'insegnante che esprimeva una valutazione in base al livello di apprendimento raggiunto dall'alunno e, nel caso,

studente, analizzandone la storia e i progressi raggiunti nel percorso di apprendimento. Possiamo quindi dire che la misurazione nasce dalle valutazioni e in essa confluisce^23.

2.3.1 VALUTAZIONE FORMATIVA E SOMMATIVA

Tramite il processo totale di valutazione si misurano le prestazione dello studente, l'efficacia dell'insegnante e la qualità dell'offerta formativa e cerca di dare un giudizio che unisce sia la valutazione formativa, sia quella sommativa. Vediamo adesso più nel dettaglio cosa s'intende con quest'ultimi due tipi di valutazione.  Valutazione formativa  interviene in itinere durante i processi di apprendimento, in modo da individuare le capacità che l'allievo sta acquisendo e in quali, invece, incontra difficoltà, così che, riguardo quest'ultime, gli insegnanti possano avviare interventi compensativi, corsi di recupero. Rientrano in questo tipo di valutazione anche interventi-stimolo (lavori di gruppo, uscite studio, premi, punizioni) tutto ciò che può motivare e stimolare l'apprendimento. Rappresenta anche un'occasione per il docente di interrogarsi sul proprio metodo, le sue modalità relazionali e la sua adeguatezza psicopedagogica.  Valutazione sommativa  valutare la capacità degli allievi di mettere insieme e saper utilizzare le conoscenze che hanno acquisito durante un certo periodo (per esempio la valutazione effettuata alla fine dell'anno scolastico). Deve comprendere prove strutturate, semi strutturate e non strutturate. Tale "sommatoria" consente di fare sia un'autovalutazione, ma anche poter orientare gli allievi verso una determinata scelta scolastica, per esempio come avviene alla fine della terza media, dove i professori consigliano un tipo di scuola superiore,

(^23) M. Nanetti, Misurazione e valutazione: dure operazioni (con)fuse insieme

sulla base delle caratteriste dello studente e le capacità/apprendimenti che ha acquisito e nei quali si è mostrato più competente.

Riassumendo, la valutazione formativa è gestita sia dal docente, sulla base dell'attività didattica che conduce, sia dallo studente, sottoforma di autovalutazione. Mentre la valutazione sommativa è svolta dal singolo docente per la sua specifica disciplina (Fig.4).

Fig.4 Fonte: Vertecchi. (tratta dal sito: https://www.slideserve.com/kobe/1-che-cos-la-docimologia).