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Tesi sul rapporto tra turismo e terrorismo analizzando il turismo in Francia dopo gli eventi terroristici e le nuovi mete emergenti
Tipologia: Tesi di laurea
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Il terrorismo, come ogni fenomeno storico e antropologico, nel tempo si adatta e cambia e, per cercare di comprendere al meglio le tappe della sua evoluzione, è necessario risalire alle origini, per tentare di fornire alcune definizioni esaustive del termine. Tuttavia, non è facile trovare una definizione netta e condivisa del termine, data la varietà delle forme di terrorismo registrate nella storia: ogni guerra non convenzionale, civile, rivoluzionaria, di liberazione nazionale o di resistenza contro forze occupanti straniere, o rivolta contadina, azione di brigantaggio, guerriglia, è stata in qualche modo e misura contraddistinta dall'applicazione del terrore e da motivazioni tra le più variegate: religiose, politiche, sociali, culturali. Secondo il dizionario enciclopedico Treccani il termine terrorismo è:
incendiari, esplosioni e omicidi eccellenti, tra i quali spicca quello del Presidente della Repubblica Sadi Carnot. Qualche anno dopo, fra il 1911 e il 1912, sempre in Francia, è la celebre “Banda Bonnott”, un gruppo anarchico francese che utilizzava tecnologie all’avanguardia, come automobili e fucili a ripetizione non ancora disponibili per la polizia francese. Alla banda si addebitano un gran numero di attentati e assassinii a scopo di furto o di rapina. I suoi componenti, fra cui Ravachol, Vaillant, Caserio e Emile Henry, furono ben presto arrestati, giudicati e condannati alla pena capitale. Dal secondo dopoguerra inizia a svilupparsi il terrorismo contemporaneo, un insieme eterogeneo di fenomeni diversi per origini e finalità, accomunati da un’unica modalità di espressione che vede nella violenza indiscriminata, tesa ad intimidire l’opinione pubblica un metodo di autoaffermazione. Il terrorismo contemporaneo è caratterizzato da alcuni fattori determinanti per il suo sviluppo. Un primo fattore è il contesto storico del secondo dopoguerra: le guerre nel Sud Est asiatico, la creazione dello Stato di Israele, l’opposizione del blocco americano con quello sovietico portano allo sviluppo di movimenti terroristici di diversa ispirazione. Un secondo carattere fondamentale del terrorismo contemporaneo, che lo contraddistingue dalle forme tradizionali, è la volontà di impressionare la società utilizzando la violenza come un’arma psicologica. Il terrorismo è una guerra psicologica. Gli attentatori cercano di manipolarci e di cambiare il nostro comportamento suscitando paura, incertezza e divisione nella società. Questo carattere nuovo in relazione alla diffusione mediatica dell’atto terroristico porta ad una spettacolarizzazione che il criminale ricerca e calcola per amplificare al massimo l’effetto dell’azione, imprimendo così una grande pressione psicologica sulla società. In terzo luogo il terrorismo contemporaneo è un fenomeno di opposizione che porta alla negazione della democrazia. L’attentatore al posto di servirsi di un sistema democratico, cerca di raggiungere i propri scopi e interessi attraverso la violenza e l’intimidazione. L’atto criminale ha dunque l’obiettivo di destabilizzare la struttura democratica di uno Stato; questo non perché l’azione, anche se grave, sia in grado di compromettere la democrazia in quanto tale, ma piuttosto perché lo Stato interviene con misure che stravolgono l’assetto politico e compromettono le istituzioni democratiche del Paese: legislazione d’emergenza, concentrazione dei poteri nelle mani dell’esecutivo a discapito del potere giudiziario, creazione di giurisdizioni speciali, sono alcune delle misure adottate dagli Stati per rispondere efficacemente al problema. A partire dagli anni settanta in poi il fenomeno terroristico ha assunto dimensioni alquanto preoccupanti in ogni parte del mondo. Per comprendere la portata di questi eventi ho ritenuto opportuno riportare alcuni grafici che sintetizzano l’andamento del terrorismo nel corso degli anni, sia in Europa che nel Resto del Mondo. Il primo grafico che ho ritenuto opportuno riportare, si riferisce al periodo che va dal
“The Troubles” (i disordini). Questo è appunto l’appellativo con il quale si indica la guerra che si è svolta tra la fine degli anni Sessanta e la fine dei Novanta in Irlanda del Nord tra i repubblicani cattolici per l'annessione all'EIRE e gli unionisti protestanti che volevano restare nel Regno Unito. Gli effetti di tale conflitto, si sono allargati anche in Inghilterra e nella Repubblica d’Irlanda e ha causato oltre 3000 morti. Il picco statistico del 1988 corrisponde alle 270 vittime della tragedia di Lockerbie, con l’esplosione di un Boeing 747-121A Pan Am, stragista Abd el-Basset Ali al-Megrahi, su mandato del governo libico di Gheddafi. Sempre nello stesso periodo è molto presente nel grafico anche la Spagna per via dell’attività degli indipendentisti baschi Eta. Durante questi anni è molto presente anche l’Italia, soprattutto nel 1980 con la strage di Bologna, attentato dinamitardo che il 2 agosto, alle 10.25, fece saltare in aria la stazione ferroviaria provocando la morte di 85 persone e il ferimento di 200; ma anche per altri attentati come quelli del 1973 e del 1985 presso l’aeroporto di Fiumicino e quelli contro i treni del 1974 e del 1984, a questi si aggiungono diversi attentati che hanno colpito il nostro Paese nei cosiddetti anni di piombo. Altro dato rilevante che si evince dal grafico è che durante gli anni Novanta il numero di vittime del terrorismo inizia a diminuire. Nel 2004 il numero dei deceduti aumenta a causa dei tragici eventi di Madrid, e precisamente nelle stazioni di Athoca, El Pozzo e Santa Eugenia e che provocarono la morte di 191 persone. Nel 2005 si registra la strage di Londra, dove persero la vita 52 innocenti, colpiti un autobus e tre fermate della metropolitana. In seguito a questi due attentati, il numero delle vittime e gli attacchi diminuirono vertiginosamente, soprattutto nel 2006, anno in cui ci furono meno vittime, per poi incrementare nuovamente nel 2011 con la strage di Utoya, in Norvegia che ha causato 76 vittime. Nel 2015 si registrano gli attentati di Charlie Hebdo nel mese di gennaio e la strage di Parigi del 13 novembre, che fanno della Francia il Paese europeo maggiormente colpito. Dopo aver analizzato la situazione terroristica nell’Europa Occidentale ho ritenuto opportuno esaminare, ricorrendo sempre all’uso di un grafico, le vittime di attacchi terroristici negli ultimi 15 anni al di fuori dell’Unione Europea.
Grafico 1.2 – vittime attacchi terroristici al di fuori dell’UE Fonte: Global Terrorism Database elaborazione Statistica per Huffington Post Il grafico 1.2 mostra come in Iraq vi è il maggior numero di vittime di attacchi terroristici, ma in generale in tutto il Medio Oriente si registra un elevatissimo numero di vittime. Oltre agli atti criminali in questa area geografica, è da ricordare l’attacco terroristico avvenuto nel 2001 negli Stati Uniti, uno degli eventi più sanguinosi e importanti della Storia. Gli attentati dell’ settembre hanno avuto luogo in seguito al sequestro di quattro aerei (2 American Airlines e 2 United Airlines) da parte di 19 membri della rete jihadista di Al-Qaeda. Si tratta di attacchi Kamikaze in 3 diversi Stati: New York, Virginia e Pennsylvania. Tuttavia, quelli che hanno avuto maggior impatto erano contro le Torri Gemelle nella World Trade Center di New York. Gli altri due avvennero al Pentagono di Arlington, in Virginia, e in un campo a Shanksville, Pennsylvania. Quest'ultimo era indirizzato a Washington, ma è stato demolito prima del previsto. Secondo fonti ufficiali, gli attacchi hanno causato un totale di 3.016 morti, 19 persone rapite e 24 dispersi. I rapitori sono stati divisi in gruppi, e ognuno aveva un pilota che ha diretto l'aereo fino al suo obiettivo; tuttavia “Official reports say there was an on board uprising staged by the passengers who tried to overpower the hijackers before the plane crashed”^1 , il quale non ha dato tempo ai rapitori di raggiungere con l’aereo l’obiettivo, Washington DC. I sequestratori provenivano dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Egitto e dal Libano, la maggior (^1) Khwaja, M. “9/11: Unanswerd Questions 11 Years On”. Outernationalist http://outernationalist.net/?p=
Il terrorismo di Stato è l’uso di strategie e metodi di terrorismo da parte dell’autorità statale, e ha l’obiettivo di incutere paura e terrore alla popolazione civile. Possiamo considerare terrorismo di Stato tutte le dittature che sono sorte e che continuano a sorgere in tutto il mondo. Tuttavia, il più grande caso di dittatura è avvenuto nel ventesimo secolo con il fascismo, il comunismo e, in particolare, con il nazismo in Germania. I campi di concentramento che sono stati creati durante il nazismo sono il principale esempio di terrorismo di Stato conosciuto nel mondo occidentale. Da sottolineare anche la dittatura condotta da Saddam Hussein in Iraq dal 1979 al 2003, anno in cui fu spodestato durante la seconda guerra del golfo in seguito all’invasione anglo-americana. C'è anche il terrorismo nazionalista. Dapprima, il nazionalismo è una ideologia e un movimento socio-politico che si crea durante l'era delle rivoluzioni (Industriale, borghese e liberale) a metà del XVIII secolo. Come risultato di questo sentimento nazionalista e patriottico è nel XX secolo, nel periodo tra le due guerre legata al fascismo, è dopo la seconda guerra mondiale legata al processo di decolonizzazione e del Terzo Mondo, che sorgono molti gruppi chiamati Movimento di Liberazione Nazionale le cui manifestazioni violente sono da considerare terroristiche. Il termine terrorismo economico è strettamente definito per indicare un tentativo di destabilizzazione economica da parte di un gruppo. Contrariamente alla guerra economica, che viene intrapresa da Stati contro altri Stati, il terrorismo economico viene intrapreso da attori transnazionali e non statali. Ciò comporta azioni destabilizzanti varie, coordinate e sofisticate, o di massa al fine di disturbare la stabilità economica e finanziaria di uno Stato o di una società. A differenza degli altri tipi di cui sopra, il termine Cyber-terrorismo non è stato definito. Questo è apparso negli ultimi decenni con l'aumento della tecnologia e l'era della globalizzazione. E anche se non causa violenti attacchi fisicamente parlando, infonde paura nella popolazione civile, così come nei governi. Il suo meccanismo d'azione avviene attraverso elementi tecnologici come Internet, cellulare o media, in particolare la prima. Questi attacchi possono essere contro i controlli negli aeroporti, il servizio pubblico di un governo o di centrali elettriche, per citare alcuni esempi. Ci sono stati anche casi di civili come carta o conto bancario. È interessante notare che alcuni governi hanno un dipartimento all'interno della Sicurezza Nazionale che si occupa della ricerca e della neutralizzazione di questi attacchi informatici, sia contro il governo che contro la popolazione civile. L’ecoterrorismo è anche un termine abbastanza nuovo, anche se si sono verificati attacchi ritenuti eco-terroristici sul finire del XX secolo. Questo ha luogo quando si pratica la violenza
in favore di cause ambientaliste o come protezione degli animali. Negli Stati Uniti molti Paesi hanno leggi riguardo l’eco-terrorismo. Un esempio potrebbe essere quando un gruppo di persone entra in un laboratorio per costringere a "liberare" cavie con le quali vengono praticati esperimenti di qualsiasi tipo. Infine, il più attuale e violento è il terrorismo religioso, che attacca in nome della religione. Il più significativo è il Jihadista, che come già detto in precedenza fu artefice dell’attento più grave della storia degli Stati Uniti e che provocò la caduta delle Torri Gemelle a New York l’ settembre del 2001. Il termine Jihadismo viene spesso equiparato alla parola islamismo, per questo credo sia importante spiegare entrambi. Con il termine Islamismo si fa riferimento all’Islam politico. I movimenti politici di ispirazione islamica ritengono che Dio, attraverso la sua rivelazione, abbia divulgato una legge sacra, “la Shari’a” (la strada) in grado di regolare anche il campo politico e amministrativo della vita umana. La sovranità deriva dalla capacità di vivere e governare in armonia con i dettami divini e, a seconda delle varie convinzioni, hanno diritto ad esercitarla gli esperti di diritto islamico, un determinato gruppo o clan privilegiato o anche qualunque fedele musulmano. Con il termine Jihadismo si fa riferimento al fenomeno che attraverso diversi soggetti e raggruppamenti promuove il “Jihad”. Nell’Islam ci sono due forme di Jihad: il grande Jihad, che indica lo sforzo individuale massimo per la crescita spirituale, e il piccolo Jihad ossia la Guerra Santa, che può essere difensivo o offensivo. Il jihad offensivo che consiste in un’azione militare volta all’espansione dell’Islam ed è quello a cui i
Figura 1.1 – mappa maggiori gruppi Jihadisti
a ritirarsi da Mogadiscio, perdendo così tutte le loro roccaforti nel centro e nel sud del Paese. Ciò nonostante continuano a dominare vaste zone rurali, e da qui partono per sanguinosi attentati. Tra gli atti condotti da Al-Shabaab i principali sono: l’attentato a Kampala, capitale dell’Uganda nel 2010 durante il quale persero la vita 76 persone e quello al centro commerciale Westgate di Nairobi che causò 67 morti. Attualmente l’organizzazione terroristica può contare su migliaia di guerriglieri e sul sostegno obbligato delle popolazioni rurali, prive di qualsiasi difesa, praticamente abbandonate dal traballante potere centrale e sottoposte a vessazioni di ogni genere dai radicali islamici. Contro di loro sono schierati i militari dell’Unione Africana che finora però non hanno spinto la loro offensiva verso l’estremità meridionale della Somalia.
Bakr al-Baghdadi, detto lo “sceicco invisibile”, che, in occasione di una sua apparizione ha annunciato l’avvio di un “nuovo Jihad internazionale”, non soltanto in Medio Oriente, ma anche in Occidente, di cui parleremo in seguito. Per comprendere però questi sviluppi più recenti, e con essi la specifica natura dell’ISIS, si deve concedere uno sguardo alle origini del movimento e alla sua storia, ormai decennale. Come già accennato, le radici dell’evoluzione dell’ISIS vanno rintracciate nella complessa situazione in cui l’Iraq precipitò tra il 2003 e il 2004, all’indomani della cosiddetta “Seconda Guerra del Golfo. Questo breve conflitto fu fortemente voluto dall’allora Presidente degli Stati Uniti George W. Bush jr. All’indomani degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Per Bush erano due gli scopi del conflitto: estendere la guerra del terrore dall’Afghanistan allo Stato iracheno, che stava attrezzandosi per produrre armi di distruzioni di massa chimiche e biologiche, in grado di porre sotto ricatto il Mondo intero. Il secondo scopo, era quello di portare la democrazia nei regimi autoritari soprattutto del mondo islamico. La “Seconda Guerra del Golfo” ebbe uno sviluppo assai rapido. Iniziò infatti il 20 marzo 2003 e terminò meno di un mese dopo con la caduta del regime di Saddam Hussein. Più che la guerra in sé, però, fu il lungo “dopoguerra” che seguì che permise di alimentare le correnti dell’estremismo islamico e, conseguentemente, dell’ISIS. In particolare, maggiormente, contribuirono a ciò: la strumentalizzazione, da parte delle componenti più estremiste, degli aspetti negativi derivanti dalla presenza dell’esercito statunitense percepito come forza di occupazione del Paese e non di liberazione dal Regime di Saddam Hussein che rimase in Iraq sino all’estate del 2010. In secondo luogo i contrasti, sia politici che di natura etnico-religiosa, che vedevano una contrapposizione tra la minoranza sunnita della popolazione (cui apparteneva Hussein ed il suo entourage), la maggioranza sciita (negletta e maltrattata) e i curdi, altra consistente comunità stanziata nel Nord del Paese. È in questo quadro che si insediò e poi si radicò nel Paese l’organizzazione terroristica da cui doveva poi nascere, attraverso vari rimescolamenti, alleanze e unioni con altri gruppi estremisti, l’ISIS. All’origine di questo processo vediamo dapprima il network terroristico di Abu Mus’ab al Zarqawi, che nel 2003, durante la guerra, pose le sue basi in Iraq, stringendo nel corso del 2004 rapporti con Al-Qaeda e Osama Bin Laden. Nacque così il più immediato precursore dell’ISIS: “Al-Qaeda in Iraq” (AQI). Dopo la morte di al Zarqawi, ucciso in un raid aereo americano il 7 giugno 2006, il movimento incrementò le proprie attività aumentando il numero dei propri miliziani. Nell’ottobre di quello stesso anno, pur restando ancora associato ad Al-Qaeda, esso assunse un nuovo nome: “Stato islamico dell’Iraq” (ISI), sotto la guida di Abu Ayyub alMasri a cui si affiancò in seguito Abu Umar al-Baghdadi. È dopo l'acquisizione di questa nuova sigla che l’organizzazione iniziò a rivendicare un numero crescente di attentati, divenendo il più
in sé la minaccia sia come dimostrazione di forza sia come atto a forte carica intimidatoria, rivolta all’Occidente ed ai “nemici” che attaccano lo Stato Islamico sul terreno, spesso mediante la proposizione di immagini particolarmente cruente. Obiettivo di un secondo livello comunicativo è la propaganda ed il reclutamento dei combattenti soprattutto sui social network, e per questo il messaggio tende a spostarsi sul web rivolgendosi specie ai giovani immigrati in Europa ed in Occidente e puntando sull’emulazione, la sfida ed il desiderio di affermazione, nell’intento di attrarli e condurli sul campo. Un terzo livello comunicativo mira al consolidamento del Califfato ed alla stabilizzazione dei suoi confini. Tra i principali attacchi si ricorda l’attacco del 13 novembre 2015 a Parigi che ha provocato 129 vittime. I terroristi hanno colpito sei diverse zone, ristoranti, bar e la sala concerti “Bataclan”, soldout per il concerto di un gruppo rock americano, è stato il bersaglio più colpito, con 89 morti; e l’attacco del 22 marzo 2016 a Bruxelles. Prima due kamikaze nella hall dell'aeroporto di “Zaventem” poi una bomba nella stazione della metropolitana Maalbeek all'ora di punta hanno provocato la morte di 32 persone. In seguito ai numerosi attacchi compiuti da questo gruppo terroristico una domanda sorge spontanea: perché ci attaccano? Angelo Cannatà, docente di storia e filosofia, in un articolo pubblicato su “Il fatto quotidiano” cerca di dare qualche risposta a questa domanda. Egli afferma “Per anni l’Europa e gli Stati Uniti hanno appoggiato tiranni corrotti: Gheddafi in Libia, Saddam Hussein in Iraq, oggi il Presidente della Siria Assad; interessi economici hanno determinato scelte e posizionamenti. Quando il quadro politico è mutato l’idea è stata di riportare l’ordine (il nostro ordine) con i bombardamenti aerei e i droni. E’ una strana idea della democrazia pensare di risolvere una guerra civile in atto bombardando e sostituendo un governo “amico” con un altro. Anni fa, riflettendo su altre guerre, Jacques Derrida ha scritto: esistono Stati canaglia? Se la ragione del più forte è sempre la migliore… allora, sì. Insomma: il caos, nelle terre di confine tra Siria e Iraq è frutto anche dei nostri errori. La guerra è mossa da interessi economici velati da motivi religiosi. La religione è usata, strumentalizzata”^5. L’Europa, avendo gestito male i rapporti politici ed economici con questo Mondo, ha delle responsabilità sulle cause di questa guerra destinata a continuare costringendoci a vivere ancora nella paura e nel terrore. (^5) Cannatà A., “ Attentati Parigi: fanatismo, armi, interessi economici. Perché ci attaccano? Il fatto quotidiano, 17novembre 2015
Il terrorismo è un fenomeno complesso, le cui cause possono essere rintracciate in molteplici aspetti: sociali, economici e politici. Una cosa però è certa: il fenomeno del terrorismo, qualsiasi sia la sua forma e ragione, è destinato a durare nei prossimi anni, come forma di conflitto diffuso, capace di colpire tanti e ovunque, anche turisti e viaggiatori. Anzi, forse si potrebbe dire soprattutto turisti e viaggiatori. Per poter capire i motivi della scelta del turismo come bersaglio e gli effetti che questo fenomeno produce sul settore è fondamentale porre il problema nella giusta prospettiva. Il quesito fondamentale al quale rispondere è: il turismo è un obiettivo primario per il terrorismo? La risposta, dato il bilancio delle attività terroristiche verso obiettivi
diversi modi e il turismo si trova facilmente in una posizione chiave per colpire tre aspetti principali della società contro la quale combatte: la comunicazione, il nostro modo di vivere e l’economia. L’attività terroristica mirata ai turisti ha dimostrato di riscuotere interesse mediatico diffondendo insicurezza verso uno dei valori chiave delle società moderna: la libertà di movimento. Il terrorismo, dunque, come già detto, ha un forte impatto sul settore turistico, ma qual è la durata dell’impatto di un attacco in una destinazione turistica? Innanzitutto, è importante evidenziare come in seguito ad un evento terroristico la destinazione vive fasi differenti che sono state analizzate da Yohan Fletcher e Yeganeh Morakabati nel loro articolo “Tourism Activity, Terrorism and Political Instabilty within the Commonwealth: The cases of Fiji and Kenya” (2008). Le fasi successive ad un attacco terroristico sono tre. La prima fase, coincide con il periodo immediatamente successivo all’attacco, quando gli arrivi turistici e le spese si abbassano rapidamente o cessano completamente, a seconda della gravità dell'evento. In questa fase la destinazione sta reagendo alla manifestazione con la riparazione di strutture danneggiate se del caso, con la riduzione dei prezzi per aumentare l'attrazione e il tentativo di ripristinare la stabilità e la fiducia. La seconda fase è caratterizzata da un lungo periodo di recupero. Questa non si completa finché il volume di arrivi non raggiunge il livello che avrebbe raggiunto se non ci fosse stato l’attacco. La terza fase si estende al pieno recupero perché la destinazione deve recuperare la perdita di entrate derivanti dell'evento e di conseguenza di ridurre i prezzi nel tentativo di ripristinare la domanda. Naturalmente, in alcune circostanze in
Tabella 2.2 - arrivi turistici Londra Fonte: Elaborazione propria dati Office for National Statistics (ONS) La tabella mostra come Londra non abbia risentito per niente dell’attacco terroristico del 2005. L’anno dopo, gli arrivi turistici non sono diminuiti, anzi sono aumentati di quasi 2 milioni. Sembra che l’attacco non si sia proprio verificato in quanto non ha avuto conseguenze sul
Tabella 2.3 – arrivi turistici Bali
La tabella mostra come i due attacchi hanno avuto effetti diversi. Infatti dopo l’attacco del 2002 Bali si è ripresa molto rapidamente, registrando un aumento di 200.000 turisti nell’anno successivo. L’attacco del 2005, invece, ha portato ad una diminuzione dei flussi turistici nell’anno successivo per poi ritornare ad aumentare nel 2007, dimostrando ciò che è stato detto Anno Turisti Variazione rispetto anno precedente 2003 11.696.000 0.80% 2004 13.389.000 14.5% 2005 13.893.000 3.8% 2006 15.593.000 12.2% 2007 15.340.000 1.6% Anno Turisti Variazione rispetto anno precedente 2002 451.918 - 18.9% 2003 694.354 53.6% 2004 1.458.313 110.02% 2005 1.386.450 - 4.9% 2006 1.260.320 - 9.1% 2007 1.664.850 32.1%
in precedenza, ovvero che una destinazione per riprendersi da un attacco ha bisogno di circa 13 mesi. Quando vi sono ripetuti attacchi, invece, la destinazione non riesce a riprendersi e il settore turistico rischia di crollare. Questo è il caso della Siria. Il turismo in Siria si è notevolmente ridotto a partire dallo scoppio della guerra civile siriana e con la crisi dei rifugiati ad essa associata; tutto ciò nonostante il fatto essa abbia alcune delle città più antiche dell'Asia occidentale, come Damasco e la città di vecchia di Aleppo (patrimonio dell’umanità dell’UNESCO). Dall'inizio della guerra civile siriana nel marzo 2011, il turismo è diminuito vertiginosamente; secondo i rapporti ufficiali, le camere d'albergo per i turisti stranieri sono state occupate dai rifugiati. Nel primo trimestre del 2012, le entrate del turismo erano state di circa 12,8 miliardi di sterline siriane (178 milioni di dollari), rispetto ai 52 miliardi del primo trimestre del 2011, e il numero di turisti stranieri è diminuito di oltre il 76% nel primo trimestre