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Tesina - La dicotomia, Tesine di Maturità di Lingue e letterature classiche

Tesina di maturità sulla dicotomia nella cultura.

Tipologia: Tesine di Maturità

2015/2016

Caricato il 06/06/2016

maxrom
maxrom 🇮🇹

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La dicotomia come fulcro dell'esistenza, della cultura, della
storia
L’uomo, essendo caratterizzato da una natura frutto del tentativo di mediazione costante tra le sue
pulsioni istintuali e l’anima razionale che lo caratterizza, è al contrario degli altri esseri viventi
dominato, nonostante si configuri come una concatenazione di meccanismi biologici al pari di
qualunque altro animale del regno naturale, dallo scontro tra opposte pulsioni.
Tale contrasto talora insanabile, oltre ad essere il motore della vita del singolo e della collettività nel
compimento di qualunque atto – ovvero delle vicende dell’individuo quanto degli eventi storici –,
può essere considerato il punto di partenza, lo specchio e la chiave interpretativa di ogni attività
umana.
La dicotomia quindi, soprattutto a partire dalla fine dell’Ottocento, è stata individuata sia
filosoficamente che psicoanaliticamente come fulcro dell’esistenza e della cultura, e in virtù di
questa si è interpretato il complesso sistema di relazioni e meccanismi legati sia alle dinamiche
psichiche dell’individuo che alla sua affermazione nel mondo.
Il primo a stabilire con pretesa scientifica la concreta sussistenza di una dicotomia insanabile
propria della natura umana è Sigmund Freud, medico viennese a cui va attribuito il merito di aver
costituito organicamente la fondazione della psicoanalisi, da lui stesso definita come una nuova
disciplina scientifica nella quale trovano conferma e ampliamento parte delle pregresse conoscenze
psicologiche che si erano sviluppate nel corso dell’evolversi del pensiero. La nascita della
psicoanalisi, i cui impatti culturali furono notevoli, costituì uno spartiacque non indifferente nella
storia del pensiero, che da quel momento in avanti avrebbe dovuto considerare, nell’indagine
sull’uomo, un nuovo e rivoluzionario fattore: la patologia mentale non era più, come si affermava
coerentemente al retroterra intellettuale positivistico, frutto di una disfunzione fisica, ma era legata
a complessi meccanismi della mente; si afferma quindi per la prima volta l’autonomia della mente
rispetto al corpo e la convinzione che la patologia mentale non è causata da disfunzioni fisiche, ma
che al contrario può esserne causa.
Queste premesse costituiscono la base dell’attività freudiana, che si traduce in molti studi
sull’isteria e sulle nevrosi che fanno soprattutto riferimento ad un’indagine sui contenuti della
mente che, pur essendo caratteristica peculiare di tutta la sua attività sia saggistica che d’indagine,
trova organica esposizione in un’opera fondamentale, L’interpretazione dei sogni (1900).
All’interno di quest’opera Freud, nel capitolo VII, illustra la “prima topica”, evidenziando come i
contenuti della mente umana possano considerarsi come appartenenti a tre distinti “luoghi” della
psiche: egli distingue quindi tra Inconscio, ovvero l’insieme dei contenuti non presenti alla
coscienza ma che premono per riaffiorare; Preconscio, costituito da tutto il materiale dimenticato
ma che può essere richiamato in qualsiasi momento attraverso il rocordo; e il Conscio, cioè
l’insieme di tutti i contenuti consapevoli della mente.
L’analisi dei contenuti della mente, insieme alle esperienze lavorative che svolge nel corso degli
anni, portano però Freud ad ampliare l’indagine sulla struttura della psiche, ma soprattutto a
valutare le relazioni che intercorrono tra ogni parte della mente umana. Egli quindi si concentra
soprattutto sulle relazioni tra conscio e inconscio, fondamentale dualismo dell’opera freudiana e
vero motore dei meccanismi psicologici, con l’opera l’Io e l’Es (1923). Le relazioni tra conscio e
inconscio sono affrontate in quella che Freud definisce “seconda topica”, con la quale opera una
tripartizione fondamentale individuando: l’Io, ovvero la parte organizzata della personalità, quella
che l’uomo mostra e la sede dei processi psichici secondari che prevedono l’utilizzo di contenuti
consapevoli; l’Es, ossia l’inconscio, luogo di tutte le pulsioni psichiche e la sede dei processi
psichici primari che coinvolgono contenuti non consapevoli; il Super-Io, cioè la coscienza morale,
frutto delle inibizioni legate al contesto sociale e all’educazione genitoriale. Freud individua proprio
nello squilibrio tra le tre componenti della seconda topica le cause della nevrosi, che è determinata
sempre da pulsioni di origine sessuali; tali pulsioni, che si identificano con la natura più vera
dell’uomo e che sono legate alla sua sfera vitale, istintuale e priva di logica, essendo in contrasto
con lo sviluppo di determinate relazioni sociali o contro le norme morali proprie della collettività,
vengono rimosse dall’individuo, la cui mente è sede di un processo di “censura” congiunto di Io,
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La dicotomia come fulcro dell'esistenza, della cultura, della

storia

L’uomo, essendo caratterizzato da una natura frutto del tentativo di mediazione costante tra le sue pulsioni istintuali e l’anima razionale che lo caratterizza, è al contrario degli altri esseri viventi dominato, nonostante si configuri come una concatenazione di meccanismi biologici al pari di qualunque altro animale del regno naturale, dallo scontro tra opposte pulsioni. Tale contrasto talora insanabile, oltre ad essere il motore della vita del singolo e della collettività nel compimento di qualunque atto – ovvero delle vicende dell’individuo quanto degli eventi storici –, può essere considerato il punto di partenza, lo specchio e la chiave interpretativa di ogni attività umana. La dicotomia quindi, soprattutto a partire dalla fine dell’Ottocento, è stata individuata sia filosoficamente che psicoanaliticamente come fulcro dell’esistenza e della cultura, e in virtù di questa si è interpretato il complesso sistema di relazioni e meccanismi legati sia alle dinamiche psichiche dell’individuo che alla sua affermazione nel mondo. Il primo a stabilire con pretesa scientifica la concreta sussistenza di una dicotomia insanabile propria della natura umana è Sigmund Freud, medico viennese a cui va attribuito il merito di aver costituito organicamente la fondazione della psicoanalisi, da lui stesso definita come una nuova disciplina scientifica nella quale trovano conferma e ampliamento parte delle pregresse conoscenze psicologiche che si erano sviluppate nel corso dell’evolversi del pensiero. La nascita della psicoanalisi, i cui impatti culturali furono notevoli, costituì uno spartiacque non indifferente nella storia del pensiero, che da quel momento in avanti avrebbe dovuto considerare, nell’indagine sull’uomo, un nuovo e rivoluzionario fattore: la patologia mentale non era più, come si affermava coerentemente al retroterra intellettuale positivistico, frutto di una disfunzione fisica, ma era legata a complessi meccanismi della mente; si afferma quindi per la prima volta l’autonomia della mente rispetto al corpo e la convinzione che la patologia mentale non è causata da disfunzioni fisiche, ma che al contrario può esserne causa. Queste premesse costituiscono la base dell’attività freudiana, che si traduce in molti studi sull’isteria e sulle nevrosi che fanno soprattutto riferimento ad un’indagine sui contenuti della mente che, pur essendo caratteristica peculiare di tutta la sua attività sia saggistica che d’indagine, trova organica esposizione in un’opera fondamentale, L’interpretazione dei sogni (1900). All’interno di quest’opera Freud, nel capitolo VII, illustra la “prima topica”, evidenziando come i contenuti della mente umana possano considerarsi come appartenenti a tre distinti “luoghi” della psiche: egli distingue quindi tra Inconscio, ovvero l’insieme dei contenuti non presenti alla coscienza ma che premono per riaffiorare; Preconscio, costituito da tutto il materiale dimenticato ma che può essere richiamato in qualsiasi momento attraverso il rocordo; e il Conscio, cioè l’insieme di tutti i contenuti consapevoli della mente. L’analisi dei contenuti della mente, insieme alle esperienze lavorative che svolge nel corso degli anni, portano però Freud ad ampliare l’indagine sulla struttura della psiche, ma soprattutto a valutare le relazioni che intercorrono tra ogni parte della mente umana. Egli quindi si concentra soprattutto sulle relazioni tra conscio e inconscio, fondamentale dualismo dell’opera freudiana e vero motore dei meccanismi psicologici, con l’opera l’Io e l’Es (1923). Le relazioni tra conscio e inconscio sono affrontate in quella che Freud definisce “seconda topica”, con la quale opera una tripartizione fondamentale individuando: l’Io, ovvero la parte organizzata della personalità, quella che l’uomo mostra e la sede dei processi psichici secondari che prevedono l’utilizzo di contenuti consapevoli; l’Es, ossia l’inconscio, luogo di tutte le pulsioni psichiche e la sede dei processi psichici primari che coinvolgono contenuti non consapevoli; il Super-Io, cioè la coscienza morale, frutto delle inibizioni legate al contesto sociale e all’educazione genitoriale. Freud individua proprio nello squilibrio tra le tre componenti della seconda topica le cause della nevrosi, che è determinata sempre da pulsioni di origine sessuali; tali pulsioni, che si identificano con la natura più vera dell’uomo e che sono legate alla sua sfera vitale, istintuale e priva di logica, essendo in contrasto con lo sviluppo di determinate relazioni sociali o contro le norme morali proprie della collettività, vengono rimosse dall’individuo, la cui mente è sede di un processo di “censura” congiunto di Io,

Ragione e Super-Io sui contenuti dell’Inconscio, che comunque non perdono le loro forza dirompente. Esse si manifesteranno quindi ugualmente, seppur celate, sotto differenti forme, che costituiscono tutte delle soddisfazioni sostitutive , cioè il parziale appagamento dei desideri inconsci tramite azioni che non hanno apparentemente collegamento logico con le pulsioni. Una di queste è il sogno, che, in virtù dell’azione dell’Io, presenta una distinzione tra contenuto manifesto , costituito da determinate immagini e sensazioni che si ricordano, e contenuto latente , ossia il vero significato del sogno, specchio dei contenuti dell’Inconscio. Altri veicoli utilizzati dall’inconscio per manifestare le proprie pulsioni sono il “lapsus linguae”, ossia errori linguistici considerati dalla psicoanalisi non casuali, e gli “atti mancati”, che consistono in errori d’azione. L’influenza che ebbe Freud, soprattutto per quanto concerne l’opposizione conscio-inconscio e il modo dei contenuti inconsci di manifestarsi, fu di portata non indifferente non soltanto nel mondo della psicoanalisi, ma anche nella letteratura. Il più lampante esempio in questo senso è rappresentato da Italo Svevo, scrittore triestino vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento che nei suoi tre romanzi fondamentali Una vita , Senilità e La coscienza di Zeno analizza con grande perizia la figura dell’inetto e le sue caratteristiche, ponendosi sulla scia del romanzo psicologico che era già stata inaugurata da D’Annuzio con Il piacere. A differenza di D’Annunzio la sua non è però una semplice indagine sulla psicologia del protagonista, ma si configura come il tentativo di determinare quali siano i contenuti inconsci che possono considerarsi il motore delle sue azioni. In particolare ne La coscienza di Zeno molti degli avvenimenti salienti della vita di Zeno Cosini vengono ricondotti a determinati impulsi non consapevoli della sua psiche: ad esempio, la nascita del vizio del fumo viene ricondotta al suo rapporto ambivalente con il padre e al desiderio di rubargli il simbolo della sua virilità; oppure, se la scelta della più brutta tra le tre figlie del Malfenti sembra essere determinata dal precedente rifiuto delle altre due, in realtà essa è la moglie che fin dall’inizio ha scelto, perché risponde al suo bisogno di affetto e di “normalità borghese”. I rapporti tra Svevo e la psicoanalisi furono tuttavia ambivalenti: se infatti da un lato Svevo utilizzògli strumenti della psicoanalisi per condurre un’indagine, dall’altro li ripudiòcome strumento di cura. Particolarmente significativo è quindi l’ultimo capitolo de La coscienza di Zeno , in cui Zeno Cosini afferma di essere guarito richiamando le teorie della Scuola di Nancy, per la quale l’autoconvincimento era l’unico ed essenziale passaggio verso la cura di una patologia mentale. Nella consapevolezza del fatto che un individuo è costituito da opposte pulsioni e non è caratterizzato da una volontà unitaria, molta influenza sul pensiero sveviano ebbe la lettura diretta di Nietzsche, il quale nella sua Nascita della tragedia si propose di individuare le opposte pulsioni fulcro dello spettacolo teatrale e connaturate all’uomo, specchio della sua complessità. Nietzsche distingue quindi tra “spirito dionisiaco”, che scaturisce dalla forza vitale, dall’istinto e dalla percezione della vita come passione e movimento, e “spirito apollineo”, che nasce dalla paura del divenire, dalla fuga dalle passioni e dalla necessità di organizzarle in forme armoniche. L’opposizione apollineo-dionisiaco è quindi la traduzione filosofica e artistica della necessità da parte dell’uomo di mediare le pulsioni istintuali che lo caratterizzano. Il perfetto equilibrio tra questi due termini, secondo Nietzsche, è stato l’elemento costitutivo essenziale dello spettacolo tragico e ha caratterizzato la produzione eschilea e sofoclea. Con l’avvento di Euripide, tuttavia, questo equilibrio arriva ad un punto di rottura, giacché sono venuti meno i presupposti che erano stati alla base della sua origine. Infatti, la visione antropocentrica del teatro euripideo scardina la struttura tipica del teatro tradizionale e modifica gran parte delle opposizioni antitetiche che erano proprie della tragedia di Eschilo e Sofocle: viene meno la funzione essenziale del mito, ed esso assume il ruolo di una materia elastica e plasmabile che può essere modificata in funzione dell’esigenza di rappresentare contesti e situazioni paradigmatiche; l’analisi delle pulsioni non è più rappresentata nel suo aspetto viscerale, ma come un indagine intellettuale su personaggi che non sono tipi, ma che presentano la loro autonomia e i loro specifici connotati. La tragedia euripidea segna, quindi, la morte dello spirito dionisiaco tramite una costruzione vista più come intellettuale che come manifesto della natura umana. Nonostante questa interpretazione critica che fornisce Nietzsche, il teatro euripideo continua comunque a mantenere forme di opposizioni antitetiche sia a livello strutturale che a livello di intreccio: oltre all’espediente

fondamentali di determinati avvenimenti. In molti “bivi” della storia è infatti ravvisabile questa dicotomia, e le relazioni tra i due termini e la loro sintesi è stata motivo di importanti risvolti, soprattutto nel Novecento. Tra questi bivi fu senza dubbio fondamentale la Conferenza di Monaco, interpretata da molti storici e dall’opinione pubblica del tempo come esempio più vivo della miope politica dell’ appeasement, condotta dagli anglofrancesi, che consentì alla Germania nazista di rinforzarsi territorialmente e militarmente tanto da acquisire la sicurezza necessaria per dare avvio alla Seconda Guerra Mondiale. Tenutasi il 29 e 30 settembre del 1938 tra i capi di governo di Francia, Regno Unito, Italia e Germania, essa ebbe come oggetto la questione dei Sudeti, abitanti di un territorio cecoslovacco ma a maggioranza tedesca che, per i sogni di palingermanesimo del regime nazista, Hitler intendeva occupare. La conferenza, convocata su iniziativa di Mussolini che, temendo una guerra imminente a causa dell’impreparazione dell’esercito italiano, aveva fatto pressioni sugli anglofrancesi affinché si organizzasse un incontro con la Germania per discutere la questione, riuscì ad evitare lo scoppio immediato di una guerra ma, come sappiamo, non sortì effetti a lungo termine in quanto si sarebbe arrivato allo scontro nel giro di un solo anno: gli Inglesi e i Francesi, preoccupati di mantenere gli equilibri europei e spaventati dall’espansionismo nazista, adottarono una politica miope e si dimostrarono incapaci di imporre la loro volontà razionale di mantenere la pace in Europa soprattutto a causa del fatto che non coordinarono le loro azioni diplomatiche e arrivarono alla conferenza sostanzialmente impreparate; dall’altro lato Hitler, inizialmente reticente a partecipare, si dimostrò uno stratega molto abile e, capendo che Mussolini godeva ancora di molto credito sullo scenario politico europeo, lo istruì a dovere sulle soluzioni da proporre. Così, infine, la pulsione irrazionale, i deliri di grandezza di un uomo, specchio del bisogno di un popolo di coltivare sogni di riscatto da attuare a qualunque costo e a qualunque prezzo, risultarono i termini vincitori dell’opposizione: la Germania ottenne il territorio dei Sudeti e di lì a poco, per esigenze logistiche, avrebbe invaso la Cecoslovacchia. La guerra, che sembrava essersi scongiurata, era alle porte. Profetica, in questo senso, l’affermazione di Wiston Churchill, che in un discorso tenuto davanti alla Camera dei Comuni il 5 ottobre dichiarò: “Regno Unito e Francia dovevano scegliere tra la guerra e il disonore. Hanno scelto il disonore. Avranno la guerra”. La razionalità degli anglofrancesi era infatti un progetto utopico, avulso dalla storia, e la pulsione irrazionale, pur nei suoi connotati tragici e terribili, era destinata ad affermarsi con gravi conseguenze.