








Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
tesina universitaria su open source, voto: 26
Tipologia: Tesine universitarie
1 / 14
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!









La cultura hacker ha come espressione più alta il software libero ( free software) ed in informatica si definiscono Open Source i software che rilasciano una licenza attraverso cui tutti gli individui possono usare, modificare e redistribuire il codice sorgente (da cui il nome), in qualsiasi modo lo ritengano opportuno e senza dover pagare. Per lo sviluppo di tale fenomeno è stato fondamentale il ruolo di Internet, che ha permesso a programmatori geograficamente distanti tra loro di tessere rapporti, coordinarsi e lavorare sullo stesso progetto. Le definizioni di free software e open source sono nella loro essenza identiche e la decisione di usare uno solo di questi termini è più ideologica che funzionale: la Free Software Foundation (FSF) preferisce parlare di free software per indicare esplicitamente il concetto di libertà mentre la Open Source Initiative (OSI) enfatizza sulla disponibilità e possibilità di modificare il codice sorgente. Per potersi definire open source, una licenza deve soddisfare i criteri seguenti:
Un grande numero, nell’ordine di decine di migliaia, di individui in giro per il mondo passano un po’ del loro tempo contribuendo alla programmazione di open source e oggigiorno, quasi tutti usano alcuni programmi open source senza saperlo. Gli esempi più famosi di open source sono Linux (sistema operativo), Apache (server web), The Gimp (programma per l’elaborazione digitale delle immagini) e Open Office (software di produttività personale). Fino a poco tempo fa gli sviluppatori erano volontari appassionati mentre recentemente sono emersi due nuovi trend: in primo luogo alcuni programmi closed source esistenti come il browser web Mozilla sono stati rimessi online come open source e inoltre, alcune compagnie orientate al profitto come Rad Hat si sono avvicinate alla comunità open source vendendo prodotti complementari.
L’open source non è un’introduzione moderna nell’informatica, ma la condivisione dei codici sorgenti negli anni ’40 era vista in maniera totalmente diversa rispetto ad oggi a causa della poca presenza di PC, incompatibili nella maggioranza dei casi. La prima svolta si è avuta con gli anni ’ e ’60, quando i codici cominciano ad essere distribuiti con la possibilità di modificare il programma originale per correggere errori o aggiungere funzioni. Infatti, in questi anni i ricercatori che dedicavano i loro studi allo sviluppo dei primi protocolli di rete per le telecomunicazioni si basavano su un ambiente di ricerca aperto e collaborativo per condividere revisioni ed opinioni tra colleghi esperti. I codici sorgenti venivano scritti in gruppo, condivisi e resi modificabili per facilitare l’interazione tra gli hardware. Il primo esempio di Open Source, l’A-2 SYSTEM, si ha nel 1953 ma è dagli anni ’60 che si inizia a redistribuire i codici sorgente grazie a nastri e schede perforate che permettono l’utilizzo di una stessa porzione di codice. Fino agli anni ’70 gli hardware non erano provvisti di software e questo li rendeva in un certo senso inutili, nonostante il prezzo molto alto. I produttori iniziarono così a vendere hardware con più software possibili per rendere i computer più utili e concorrenziali e per fare questo era necessaria la disponibilità del codice sorgente per effettuare modifiche. Solo grazie allo sviluppo dei sistemi operativi si è iniziato ad usare lo stesso codice sorgente indipendentemente dall’hardware e l’esempio più significativo è stato UNIX. Questo sistema operativo nasce come impresa di telecomunicazioni ma per una causa antitrust viene vietato il suo ingresso nel mondo informatico e questo rese favorevole la distribuzione ad un prezzo molto basso a molte università, che ebbero una rete comune di collaborazione intorno ad uno stesso codice sorgente. Nei primi anni ’80, la diffusione dei Personal Computers rese gli utenti dipendenti da questo strumento e vista l’assenza di competenze di programmazione dei singoli, questi erano disposti a dare un alto valore commerciale al software stesso. Fu così che i programmatori si spostarono dalle comunità di ricerca ai laboratori industriali e la domanda di software iniziò la sua rapida espansione, facendo alimentare un nuovo settore di mercato da parte della programmazione. Questo portò allo sviluppo di prodotti sempre più chiusi, brevettati e non modificabili, raccogliendo le lamentele dei programmatori che si sentivano sottomessi.
Secondo il sondaggio di Karim. Lakhani e Wolf, sintetizzato nella tabella 1.1, gli sviluppatori e i programmatori di open source sono per lo più uomini con un’età media di 30 anni che vivono in occidente (Nord America o Europa occidentale) e hanno studiato o lavorato nell’industria informatica. Questi hackers solitamente non ricevono un compenso economico ma in realtà sono possibili forme di remunerazione e strategie precise per conseguirle. Variabile Media Deviazione Standard Minimo Massimo Età 29.80 7.95 14 56 Anni di esperienza di programmazione
Progetti open source attivi al momento
Progetti open source effettuati in totale
Anni dal primo contributo nella comunità
Tab. 1.1 Caratteristiche generali dei programmatori che hanno risposto al sondaggio Alcuni programmatori sono pagati da aziende come Red Hat per lavorare su progetti di open source, altri sono ricercatori mentre la maggioranza sono volontari. Le motivazioni che spingono questi programmatori a spendere il loro tempo senza una remunerazione economica si ritrovano nell’appagamento nel risolvere problemi e nel sentirsi parte di una comunità hacker che condivide la stessa componente ideologica contro il mercato capitalista. A queste motivazioni intrinseche si aggiungono quelle estrinseche, per migliorare le proprie abilità personali, ottenere visibilità e quindi future offerte di lavoro, trarre beneficio come utente utilizzatore e ultima, ma non per importanza, la ricompensa monetaria. Nonostante gli sviluppatori siano spesso volontari, alcune volte vengono sponsorizzati da società che sostengono finanziariamente lo sviluppo di programmi open source. Allo stesso tempo, un'azienda può contribuire alla remunerazione dei programmatori facendo affidamento sulla pubblicità. Come già detto, l'open source è gratuito ma in caso di necessità di sostegno da parte dello sviluppatore, è necessario pagare. Anche le donazioni sono uno strumento che può permettere un guadagno ai programmatori, queste ovviamente non sono obbligatorie ma qualcuno decide di farlo per ringraziare o sponsorizzare chi ha lavorato sul progetto. Inoltre, gli sviluppatori possono dare dei corsi a pagamento per chi volesse imparare ad utilizzare il prodotto da loro programmato.
Come menzionato sopra, molte aziende stanno cercando di guadagnare tramite la vendita di prodotti complementari agli open source. I modelli di business più gettonati secondo Piana sono dual licensing , open core, subscription e il marchio. Il modello dual licensing ha avuto molto successo in passato, attirando soprattutto gli investitori esterni perché consentiva di avere i benefici del software libero e monetizzare come se questo fosse proprietario. Il funzionamento di questo modello si basa su due licenze per uno stesso software: la prima è quella del software libero distribuito in rete per essere reso appetibile, la seconda è copyleft, in cui più forte è il copyleft stesso, più è difficile utilizzarla per un prodotto proprietario. Quindi, chi vuole usare il prodotto con una licenza proprietaria deve per forza ottenere un permesso ulteriore. Questo modello ha effetti sul prodotto derivato e deve avere il difficile permesso di tutti i titolari. Il modello open core poggia le sue basi sul concetto di un nucleo ( core ) aperto a cui contribuiscano molti partecipanti per garantire contributi sull’infrastruttura centrale. I prodotti proprietari e liberi sono diversi e questo modello è spesso scelto da progetti liberi che poi si evolvono e necessitano di un introito per finanziarne lo sviluppo. Il modello che ottiene profitto dall’offerta di subscription è quello più tipico nei software liberi. Questa strategia costituisce una tutela di indipendenza del cliente che può usufruire di una versione premium del software e rimpiazzare le parti proprietarie con versioni open source o da imprenditori concorrenti oppure da versioni create ad hoc. Questo modello segmenta il mercato offrendo soluzioni premium a chi vuole prestazioni elevate pur non rinunciando all’effetto di rete. La monetizzazione dell’attività subisce un forte incremento con la presenza di un marchio, che rende riconoscibile il prodotto e consente la connessione a valori positivi da parte degli utenti. Una giusta politica può far distinguere il proprio prodotto o servizio da quello di altri e permetterà un aumento degli introiti.
Partendo dal presupposto che il software è informazione, dal punto di vista economico la sua produzione si caratterizza per avere alti costi fissi e costi marginabili trascurabili; dal punto di vista della produzione dei software sono presenti forti economie di scala perché più si produce più i costi della prima copia verranno abbassati; infine, dal punto di vista della domanda va sottolineato il fenomeno delle esternalità di rete perché l’utilità di un bene cresce con il numero di utenti che lo utilizzano e nel caso dei software open source, gli utenti sono milioni. Vi è esternalità di rete diretta anche quando i consumatori appartengono ad una rete virtuale, come nel caso dei sistemi operativi. L’esternalità indiretta caratterizza invece il paradigma hardware-software in cui due o più beni complementari formano un sistema che necessita di tutte le componenti per operare e quindi uno di essi diventa più economico e disponibile velocemente al crescere del mercato ad esso compatibile. L’esternalità di rete ha conseguenze sulla struttura del processo di diffusione, se un software riesce a guadagnare una parte costante del mercato, si innesca un meccanismo che porta i consumatori ad adottarlo ancora di più facendo diventare tale software uno standard.
La licenza open source varata nel 1998 porta con sé il sarcastico concetto di copyleft, permesso d’autore, in contrapposizione al copyright, diritto d’autore. Il copyleft applica i diritti del copyright sovvertendoli per servire allo scopo opposto: invece di privatizzare il software, lo mantiene libero. È un tipo di licenza per la quale vengono imposte restrizioni sul rilascio di opere derivate, per renderle sempre libere sotto la stessa licenza dell’opera originale. In questi casi quindi, il copyright non è posto sulla proprietà ma sull’apertura. Affinché un permesso d’autore sia efficace, occorre che anche le versioni modificate siano libere. Normalmente è l’autore originale che decide di utilizzare il copyleft rinunciando ai suoi diritti d’autore e concedendo l’accesso ai codici sorgente a chiunque per poter modificare il programma. L’idea centrale è quella di permettere l’esecuzione del programma, la copia, modifica e distribuzione a determinate condizioni. Una di queste, infatti, prevede che non sia possibile rendere proprietario una modifica in modo che chiunque utilizzi il software possa condividerlo liberamente e continuare a lavorarci sopra. In assenza di copyleft il software open rischierebbe di cadere nel dominio proprietario.
Il Diritto d’Autore è la tutela del lavoro intellettuale e della creatività di un individuo. È un diritto che consente all’autore di un’opera di poterne disporre in modo esclusivo, rivendicarne la paternità, deciderne la pubblicazione e autorizzarne l’utilizzazione per ricevere compensi. Nel settore dell’open source si è reso invece necessario un diritto d’autore aperto, basato sulla condivisione delle conoscenze senza spostamenti di denaro. La distribuzione illimitata dei prodotti di open source fa nascere il problema della proprietà digitalizzata che ha portato alla stesura di una normativa su brevetti e copyright. Un software aperto cerca di proteggere l’innovazione stimolando in primo luogo sé stesso, con lo scopo di farne fruire la società valorizzando il prodotto stesso. In questo modo, il mercato caratterizzato da forti e molteplici esternalità subisce l’effetto e viene condizionato dagli Open Source che stimolano le società ad aumentare la produzione: se molti utenti usano un determinato software, i produttori sono interessati a svilupparne più applicazioni e altri utenti lo acquisteranno. Il sistema di copyright funziona con l’assegnazione di privilegi e benefici ad autori ed editori per modificare il loro comportamento e incentivarli a scrivere o pubblicare di più. Gli esperti in materia giuridica definiscono questo concetto un “contratto sul copyright”, che pone il pubblico al primo posto. Gli interessi del pubblico e degli autori sono diseguali nelle rispettive priorità e uno degli errori del copyright è quello di elevare gli interessi degli editori allo stesso livello. Questo falso
raggiungimento dell’equilibrio nega al pubblico la priorità di cui ha diritto. Un altro errore delle politiche sul copyright riguarda l’obiettivo di massimizzare la qualità di pubblicazione delle opere, elevando ancora di più gli autori e prescindendo dal prezzo imposto alla libertà. Questo porta a voler pubblicare di più pensando di poter aumentare le vendite e ciò vuole far considerare la copia come qualcosa di illegale, sbagliato ed ingiusto, facendo definire “pirati” chi copia un’opera. Il terzo errore riguarda l’assegnazione di massimi poteri agli editori, che ricorrono al copyright per regolamentare ogni impiego di un’opera. Questo, legato a norme sul copyright eccessivamente rigide, impedisce la creazione e condivisione di opere nuove. I tre errori sopra citati vedono risultato nella tendenza delle legislazioni sul copyright di concedere agli editori massimi poteri per periodi lunghi, limitando la libera distribuzione delle opere.
Gli alti costi di progettazione e l’opposta semplicità con cui i programmi possono essere copiati, ha messo in luce fin dai primi passi nel mercato, l’esigenza di una legislazione in grado di tutelare gli investimenti umani e finanziari in questo ambito. Il software è un’opera creativa quindi il legislatore si è trovato a scegliere tra la legge a tutela delle invenzioni industriali o quella a tutela del diritto d’autore. La scelta del legislatore europeo è ricaduta sul diritto d’autore, con l’approvazione della Direttiva comunitaria 91/250/CEE l’Europa non conferisce monopoli che ostacolerebbero lo sviluppo della ricerca, salvaguardando un’area di libertà che permette anche ad altri autori di creare programmi simili. La Direttiva accosta i software alle opere letterarie, analogia ravvisata nell’uso di una forma di linguaggio percepibile ai sensi umani e che esteriorizza un’idea frutto dell’impegno umano. La tutelabilità giuridica dei programmi è quindi in conformità con le disposizioni della Convenzione di Berna. Tuttavia, l’artificiosa comparazione è stata spesso criticata perché nella programmazione sono prevalenti gli aspetti utilitaristici ed economici, non quelli artistici delle opere letterarie. In Italia, negli anni ’80 la giurisprudenza riconosceva ai software la tutela d’autore ma il problema è stato affrontato solo nei primi anni ’90 quando è stata data attuazione della Direttiva Europea n. 250 con il Decreto Legislativo 518 del 29 Dicembre 1992.
Il tema dell’open source riguarda un settore in continuo sviluppo, che quindi è soggetto di molte discussioni al fine di essere sfruttato nel modo migliore. Le sue implicazioni nell’economia sono molteplici e come visto nel capitolo 2, i vantaggi per chi si occupa di questi progetti sono notevoli. Tuttavia, gli open source presentano anche tratti negativi che possono spingere gli utenti o i fornitori a muoversi verso altre soluzioni. In questa tesina si sono tratteggiate le origini dei software open source, fino ad arrivare alle prospettive future e gli attuali impieghi nella pubblica amministrazione. Si è capito che nonostante il pensiero iniziale di molti sulla mancata possibilità di guadagno con i software open source, molte aziende investono in questi progetti proprio perché capaci di fornire un introito. L’open source, per concludere, chiama in causa temi di ampia portata, che dipendono dal modo in cui la società decide di regolarsi rispetto ai diritti di proprietà intellettuale, all’organizzazione del lavoro, alla distribuzione di conoscenza e valori. La libertà di software è quindi l’archetipo della libera circolazione delle conoscenze e della modalità di regolazione sociale alternativa ed argine verso il monopolio privato che minaccia la conoscenza come bene pubblico ed universale.