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The Tempest - Shakespeare, Schemi e mappe concettuali di Letteratura Inglese

Appunti dettagliati, presi dalle lezioni frontali

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 24/06/2026

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matilde-ginevra-sitran 🇮🇹

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THE TEMPEST
“The tempest” non è né una commedia né una tragedia e ha delle caratteristiche molto peculiari. La critica
tende a chiamare queste opere “romances”. I romances non sono proprio dei romanzi, sicuramente non come
li intendiamo noi oggi, ma sono le antiche favole, le storie sentimentali; hanno un elemento più narrativo e
sono sono state chiamate per esempio da Melchiori come drammi romanzeschi. Questa etichetta è
un’invenzione della critica, perché in realtà nell’in-folio del 1623 esistevano tre tipi di opere (histories,
comedies, tragedies) e queste opere che noi chiamiamo “romances” erano sparpagliate tra i diversi generi.
Queste opere non rientravano in queste tre categorie, erano un momento della tradizione shakespeariana in
cui Shakespeare sperimenta maggiormente con delle forme teatrali molto diverse. Sono opere prive
tendenzialmente di elementi tragici.
Per esempio, “The tempest” e “The winter’s tale” erano stati raccolti inizialmente nell’in-folio tra le commedie,
semplicemente perché, non mancando un finale tragico e essendoci una riconciliazione finale, sembrava fosse
questo il ruolo più adatto. Altre opere che facciamo entrare in queste categorie sono “Pericle” e “Cimbelino”.
CARATTERISTICHE ROMANCES
Vi è un elemento più narrativo, un livello di significazione simbolica più complesso. In tutti sicuramente
campeggiano delle figure femminili. Nel caso di “The tempest” l’unico personaggio femminile è Miranda e la
sua connotazione pienamente positiva la deduciamo dal nome stesso, perché Miranda è colei che deve essere
ammirata. I personaggi femminili hanno un compito molto importante: quello di restaurare un ordine turbato
da una colpa o un errore. Il loro intervento serve a promettere una nuova vita, una rinascita e hanno successo
nell’intento di restaurare un ordine nuovo (non si verifica in R&G).
Un altro elemento portante di queste opere è che sono presenti degli elementi sovrannaturali prodigiosi che
contribuiscono allo scioglimento delle vicende che vengono raccontare. C’è un elemento allegorico più forte.
Il titolo, la tempesta, è molto rappresentativo perché la tempesta è proprio il disordine degli elementi naturali
cui seguirà la quiete, un momento di calma e di ristabilimento dell’ordine.
Anche quest’opera, “The tempest”, nasce con una colpa, si are con una colpa. Qual è la colpa con cui si apre?
Prospero è un mago che vive in esilio su un’isola assieme a sua figlia. Un tempo era duca di Milano, ma aveva
trascurato i suoi compiti di governante e aveva ceduto questi poteri formalmente a suo fratello, mentre lui,
invece di occuparsi del popolo e del suo regno, si dedicava alla sua arte (intesa come magia). Il fratello lo
tradisce e il ducato di Milano finisce nelle mani del duca di Napoli. Lopera “The tempest” ci racconta della
parabola finale di Prospero sull’isola che decide di utilizzare per l’ultima volta i suoi poteri magici per rivendicare
il suo legittimo diritto sul trono di Milano. E lo fa grazie a una fortunata coincidenza: una nave di ritorno da
Cartagine, dove si è celebrato il matrimonio della figlia del duca di Napoli con il re di Cartagine, con a bordo
suo fratello, il duca di Napoli, e i suoi attendenti (alcuni dei quali Prospero conosce) stanno per passare
abbastanza vicini all’isoletta su cui Prospero è in esilio. Quindi lui sa che ci sarà questa nave che passerà vicino
l’isola e provocherà una grande tempesta per farli naufragare (che la scena con cui si apre il dramma).
Shakespeare e in generale il teatro elisabettiano si rivolgevano alle unità aristoteliche con grande disinvoltura,
e queta è l’unica opera in cui Shakespeare quasi rispetta le regole aristoteliche perché abbiamo un’unità di
azione, un’unità di luogo (ad eccezione di questa scena della tempesta tutto avviene su quest’isola) e unità di
tempo, perché tutto avviene nell’arco di una giornata. Quindi, è una concessione da parte di Shakespeare alle
coordinate del teatro continentale.
PERSONAGGI
PROSPERO, che abbiamo detto essere un mago e capo dell’isola, e sua figlia MIRANDA, personaggio femminile
della purezza, colei che viene ammirata.
FORZE SOVRANNATURALI
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THE TEMPEST

“The tempest” non è né una commedia né una tragedia e ha delle caratteristiche molto peculiari. La critica tende a chiamare queste opere “romances”. I romances non sono proprio dei romanzi, sicuramente non come li intendiamo noi oggi, ma sono le antiche favole, le storie sentimentali; hanno un elemento più narrativo e sono sono state chiamate per esempio da Melchiori come drammi romanzeschi. Questa etichetta è un’invenzione della critica, perché in realtà nell’in-folio del 1623 esistevano tre tipi di opere (histories, comedies, tragedies) e queste opere che noi chiamiamo “romances” erano sparpagliate tra i diversi generi. Queste opere non rientravano in queste tre categorie, erano un momento della tradizione shakespeariana in cui Shakespeare sperimenta maggiormente con delle forme teatrali molto diverse. Sono opere prive tendenzialmente di elementi tragici. Per esempio, “The tempest” e “The winter’s tale” erano stati raccolti inizialmente nell’in-folio tra le commedie, semplicemente perché, non mancando un finale tragico e essendoci una riconciliazione finale, sembrava fosse questo il ruolo più adatto. Altre opere che facciamo entrare in queste categorie sono “Pericle” e “Cimbelino”. CARATTERISTICHE ROMANCES Vi è un elemento più narrativo, un livello di significazione simbolica più complesso. In tutti sicuramente campeggiano delle figure femminili. Nel caso di “The tempest” l’unico personaggio femminile è Miranda e la sua connotazione pienamente positiva la deduciamo dal nome stesso, perché Miranda è colei che deve essere ammirata. I personaggi femminili hanno un compito molto importante: quello di restaurare un ordine turbato da una colpa o un errore. Il loro intervento serve a promettere una nuova vita, una rinascita e hanno successo nell’intento di restaurare un ordine nuovo (non si verifica in R&G). Un altro elemento portante di queste opere è che sono presenti degli elementi sovrannaturali prodigiosi che contribuiscono allo scioglimento delle vicende che vengono raccontare. C’è un elemento allegorico più forte. Il titolo, la tempesta, è molto rappresentativo perché la tempesta è proprio il disordine degli elementi naturali cui seguirà la quiete, un momento di calma e di ristabilimento dell’ordine. Anche quest’opera, “The tempest”, nasce con una colpa, si are con una colpa. Qual è la colpa con cui si apre? Prospero è un mago che vive in esilio su un’isola assieme a sua figlia. Un tempo era duca di Milano, ma aveva trascurato i suoi compiti di governante e aveva ceduto questi poteri formalmente a suo fratello, mentre lui, invece di occuparsi del popolo e del suo regno, si dedicava alla sua arte (intesa come magia). Il fratello lo tradisce e il ducato di Milano finisce nelle mani del duca di Napoli. L’opera “The tempest” ci racconta della parabola finale di Prospero sull’isola che decide di utilizzare per l’ultima volta i suoi poteri magici per rivendicare il suo legittimo diritto sul trono di Milano. E lo fa grazie a una fortunata coincidenza: una nave di ritorno da Cartagine, dove si è celebrato il matrimonio della figlia del duca di Napoli con il re di Cartagine, con a bordo suo fratello, il duca di Napoli, e i suoi attendenti (alcuni dei quali Prospero conosce) stanno per passare abbastanza vicini all’isoletta su cui Prospero è in esilio. Quindi lui sa che ci sarà questa nave che passerà vicino l’isola e provocherà una grande tempesta per farli naufragare (che la scena con cui si apre il dramma). Shakespeare e in generale il teatro elisabettiano si rivolgevano alle unità aristoteliche con grande disinvoltura, e queta è l’unica opera in cui Shakespeare quasi rispetta le regole aristoteliche perché abbiamo un’unità di azione, un’unità di luogo (ad eccezione di questa scena della tempesta tutto avviene su quest’isola) e unità di tempo, perché tutto avviene nell’arco di una giornata. Quindi, è una concessione da parte di Shakespeare alle coordinate del teatro continentale. PERSONAGGI PROSPERO, che abbiamo detto essere un mago e capo dell’isola, e sua figlia MIRANDA, personaggio femminile della purezza, colei che viene ammirata. FORZE SOVRANNATURALI

La più importante è ARIEL o Ariele, il cui nome è di provenienza biblica, che è una specie di spirito dell’isola agli ordini/comandi di Prospero, che lo aiuta in queste imprese con la promessa che finita quest’ultima azione sarà finalmente liberato/a. Quindi in qualche modo è al servizio, un po’ controvoglia, di Prospero. CALIBANO→ forse il personaggio più interessante, più inedito, più inquietante. Da questo punto di vista, Shakespeare si è rifatto a quella stessa letteratura di viaggio nelle colonie che abbiamo già citato a proposito dell’Otello. “Calibano” è chiaramente una specie di anagramma di “cannibal” ed è, sin dal nome, il personaggio che incarna alcuni pregiudizi legati alle popolazioni autoctone delle colonie. Infatti abitava sull’isola prima dell’arrivo di Prospero, il quale lo ha salvato da sua madre, la strega Sycorax (ipotesi sul nome: viene forse da Algeri, o forse da Alghero). La strega Sycorax era una strega terribile e tremenda che teneva l’isola sotto scacco. Sconfiggendola Prospero conquista la fiducia di Calibano, si fa raccontare da lui tutti i segreti dell’isola che gli permettono di riprodurre una condizione di relativa sicurezza e di organizzazione civile. Shakespeare ci consegna però un momento in cui i rapporti tra Prospero e Calibano sono nettamente cambiati, ma non si capisce bene perché il rapporto si sia deteriorato. Calibano, facendosi portavoce di istanze anticoloniali, dice a Prospero che lui gli ha rubato l’isola, che si è fatto dire tutti i segreti dell’isola per conquistarla, addomesticarla e governarla e poi quando non gli è servito più, lo ha reso schiavo. E in effetti in una condizione quasi di schiavo lo troviamo in quest’opera, uno schiavo riluttante, aggressivo, che maledice la lingua che gli è stata insegnata; uno schiavo che viene torturato orrendamente dalla magia di Prospero quando si rifiuta di obbedire agli ordini. Quindi, il rapporto tra colonizzatore e popolazione indigena viene rappresentato in questa maniera molto ambigua: da una parte il colonizzatore che arriva, conquista e rende schiava la popolazione preesistente; dall’altra parte il dramma insiste sui costumi barbari/non civilizzati/violenti/aggressivi della popolazione indigena. Nel caso di Calibano c’è una rappresentazione proprio fisica, quasi deforme. A un certo punto due dei naufraghi ci finiranno a contatto fisico e faranno fatica a riconoscerlo come umano. In questo senso, a Calibano si fatica ad attribuire uno statuto umano; la stessa scusa usata dai colonizzatori che andavano in nuove parti del mondo per sentirsi legittimati a compiere atti di sopraffazione. Quindi, Calibano è un personaggio molto interessante che in qualche modo ci ricorda il rapporto tra Robinson Crusoe e Friday, anche se non ci sarà mai un vero momento di conflittualità poi di fatto in Robinson Crusoe, anzi ci sarà la totale cristianizzazione dello schiavo. Gli altri personaggi sono: GONZALO, personaggio abbastanza positivo, uomo del ducato di Milano, che, quando Prospero deve lasciare Milano perché il fratello ha avuto la meglio, aiuta lui e la figlia a prendere una barca e a portarsi dietro tutti i suoi libri sulla magia. È una figura vicina a chi ha preso il potere a Milano ma che si è mostrata caritatevole e generosa nei confronti di Prospero e Miranda, ma soprattutto denuncia, declama un importante discorso dal contenuto anche politico. I NAUFRAGHI sono ALONSO, il duca di Napoli, suo figlio FERDINANDO; SEBASTIANO, lo zio; ANTONIO, il fratello di Prospero che ha usurpato il trono e Gonzalo, che viene presentato come vecchio consigliere. In realtà su questa nave ci sono personaggi pienamente comici che non hanno alcuna evoluzione di nessun tipo che sono: TRINCULO e STEFANO, un buffone e un cantiniere ubriacone. Oltre ad Ariel, ci sono una serie di personaggi che servono per le scene masque dell’opera. L’opera infatti è stata messa in scena sicuramente nel 1611 a White Hall durante un banchetto e quindi è anche questa un’opera che rientra tra quelle che risentono, nella scrittura stessa, dell’essere stata messa in scena in un teatro al chiuso, per l’appunto nel salone dei banchetti a White Hall, probabilmente in occasione della festività di Ognissanti, quindi il 1° novembre 1611, anche se poi è stata registrata nell’in-folio del 1623. Ed è quella che apre la sezione delle ‘comedies’ nell’in-folio. Ci sono quindi dei personaggi che partecipano a questi masque, IRIS, CERERE, GIUNONE, e gli spiriti falciatori: figure a metà tra figure sovrannaturali e figure simbolico allegoriche che intervengono ogni tanto nel testo. PLOT

che ci siano stati riferimenti a opere, come per l’Otello, che riguardassero il nuovo mondo, per rafforzare le opere che raccontavano l’espansione coloniale intrapresa dall’Inghilterra in quegli anni. Melchiori ci dice che aveva fatto molto rumore la spedizione di Sir Thomas Gates partita nel 1609 e che per molto tempo si credette fallita, finché un anno dopo lui tornò raccontando come una tempesta lo avesse fatto naufragare alle Bermuda ma in seguito fosse riuscito a riprendere il mare e ad arrivare in Virginia. Tutte queste opere potrebbero aver contribuito in maniera disseminata, non puntuale, a offrire dei motivi a Shakespeare, che non ha quindi un riferimento diretto, ma inventa un intreccio narrativo che sembra essere per lo più originale in un tempo in cui l’originalità non esiste, è un’invenzione molto più tarda del romanticismo. L’originalità non era considerata un pregio all’epoca. ATTO 1

  1. Messa in scena della tempesta
  2. C’è sempre un momento che funziona da riassunto delle puntate precedenti: C’è tutto un background, un antefatto, che è necessario comunicare al pubblico perché capisca che cosa sta per avvenire, ma soprattutto capisca quali sono le intenzioni del protagonista. A prendere la parola in questa seconda scena del primo atto è immediatamente Miranda, la figlia di Prospero che proprio bambina è arrivata su quest’isola ed è cresciuta con il padre. MIRANDA: La prima presentazione di un personaggio in Shakespeare molto importante e vediamo uno sguardo di Miranda totalmente impietosito rispetto alla scena cui lei ha assistito e a cui noi stessi abbiamo assistito. Questa audace imbarcazione è stata fatta in mille pezzi e lei è sicura che siano tutti morti. Miranda dichiara immediatamente che il padre è il responsabile di questa tempesta con la sua “art” (sovrapposizione di arte come magia e arte come teatro). Se con la vostra arte, amatissimo padre, avete sollevato questo fragore dalle onde selvagge, ora calmatele. Prospero ha il potere di scatenare le tempeste. Già in “Macbeth” le streghe avevano questo potere, ma in questo caso non è una strega bensì un personaggio che ha imparato le arti magiche. Il padre le dice di stare calma perché non è stato fatto alcun male, ma lei continua a disperarsi come se fosse morto qualcuno. A questo punto il padre le ripete che nessuno è morto e che quello che ha fatto lo ha fatto per lei e le fa una rivelazione: Miranda ignora chi lei e il padre siano veramente, quindi è giunto il momento di rivelarglielo. PROPSERO: La tua mano mi aiuti a deporre questo mantello magico. Ora, o mia arte, resta lì. Prospero si toglie il mantello ed è come se si spogliasse temporaneamente della magia. Si rivolge poi alla figlia e le racconta: la scena tremenda del naufragio, che ha scosso in te compassione, l’ho concertata io con tale maestria della mia arte che nessun’anima è stata perduta, non è stato fatto male a nessuno, né tanto meno è stato tolto un capello a chi udivi gridare nella nave che affondava. Siediti perché devo raccontarti di più. Miranda dice che non è la prima volta che il padre comincia a raccontare la storia della loro vita per poi fermarsi dicendo che non era ancora il momento giusto. Prospero dice che quello è il momento giusto e le chiede se si ricorda qualcosa della loro vita prima dell’arrivo sull’isola, anche se non pensa che sia possibile visto che Miranda aveva solo 3 anni quando arrivarono lì. Lei dice che qualcosa ricorda, una sorta di immagine molto lontana, quasi come un sogno: Non avevo una volta quattro o cinque donne che prendevano cura di me? (È il primo ricordo di infanzia) Il padre le dice che è così e vuole sapere se si ricorda altro. Se miranda ricorda quello forse può anche ricordare come sono arrivati lì, ma lei dice di non ricordare. A questo punto Prospero comincia

a dirle tutta la verità: PROSPERO: Dodici anni fa, Miranda, dodici anni fa, tuo padre era il duca di Milano e un principe potente. MIRANDA: Signore, non siete voi mio padre? Miranda pensa che Prospero non sia suo padre. PROSPERO: Tua madre era un modello di virtù e diceva che tu eri mia figlia, e tuo padre era il duca di Milano e la sua unica erede e principessa era di stirpe non meno illustre. MIRANDA: O dio! Quale vile trama ci costrinse a partire? O è stato un bene? PROSPERO: Questa cosa è stata un bene né un male. Per una vile trama (il fratello Antonio che ha usurpato il regno mentre lui lo trascurava per studiare i suoi libri di magia) siamo stati usurpati; ma a questa riva ci spinse la fortuna. MIRANDA: Il cuore mi sanguina se penso a tutti gli affanni che vi ho procurato. È tutto raccontato in una forma di narrazione alla figlia, quindi non vediamo gli eventi svolgersi in cena. Nella prima scena di “Otello”, che pur sappiamo avere una forma di prologo (che ci annuncia il matrimonio segreto) Rodrigo e Iago stanno parlando in scena di ciò che è già accaduto. Anche in questo caso non sta avvenendo in scena ma è Prospero che ci sta raccontando l’antefatto attraverso una forma spiccatamente narrativa, in modo tale che noi riusciamo a capire gli eventi che fra un po’ vedremo in scena. Attraverso l’espediente retorico dell’analessi, il flashback, sin dalle prime battute del dramma ci viene raccontato l’antefatto. Abbiamo detto infatti che i romances hanno una qualità più spiccatamente narrativa. Ovviamente non si possono mettere in scena degli eventi che si svolgono su un arco temporale molto ampio, per cui si ricorre all’espediente narratologico dell’analessi per narrare l’antefatto, cioè per sapere cosa è successo prima del punto in cui il dramma si apre. È importante questo perché abbiamo detto che per il resto questa è una delle poche opere di Shakespeare che sembra avvicinarsi, e di molto, alle unità aristoteliche di tempo-spazio-azione. Lo spazio è l’isola, il tempo è brevissimo (dal naufragio fino all’epilogo finale), l’azione è orchestrata e portata a compimento da Prospero, ed è sostanzialmente unica, cioè quella di riprendersi il ducato di Milano. L’antefatto è: Prospero è il duca di Milano, si dedica interamente ai suoi studi, trascura l’arte del governo per coltivare i suoi personali interessi di studio e affida il governo del ducato a suo fratello. Suo fratello ne approfitta di questa sua negligenza per fare accordi con il re di Napoli e sostanzialmente porre fine all’indipendenza/autonomia del ducato di Milano, che per la prima volta si trova invece alle dipendenze del re di Napoli. Erano stati messi su questa barca, certi che sarebbero morti, e invece, forse anche con l’aiuto di questi libri magici, riescono ad approdare su quest’isola, dove Miranda vi cresce. E infatti lei dirà che ha pochi ricordi della sua infanzia, se non il fatto che c’erano molte donne che si occupavano di lei. È importante questa cosa, perché significa che era una persona agiata. A un certo punto, però, si verifica un’opportunità, un’occasione, che è poi il motore diegetico del dramma: il fatto che tutti i nemici di Prospero (suo fratello, il re di Napoli, e il fratello del re di Napoli, insieme a Gonzalo) passeranno con una nave molto vicino all’isola in cui Prospero e Miranda si trovano. Si trovano su questa rotta di ritorno dalla città di Tunisi o Cartagine (nel testo viene detto che sono la stessa cosa, anche se non sono la stessa cosa), dove il re di Napoli ha sposato sua figlia al re di Tunisi. Prospero scatena la tempesta per far naufragare tutti i suoi nemici sull’isola, averli sotto il proprio potere, e poter così tramare e mettere in atto il suo piano, che è quello ma di rimediare al male subito e quindi di rimpossessarsi del ducato. PROSPERO: Mio fratello e tuo zio, Antonio – ascoltami e dimmi tu se un fratello può essere così perfido/malvagio – che dopo di te io amavo più di ogni altro al mondo e al quale ho lasciato la guida del mio stato, che a quel tempo era la prima tra le signorie e Prospero era il primo fra i duchi, celebrato per dignità e per il suo ineguagliabile valore nelle arti; e poiché questo era la mia unica cura (“dedicavo tutto il mio tempo alle arti umanistiche”), mi estraniai dal mio ruolo (di duca) rapito in studi segreti. Tuo zio falso – mi stai ascoltando?

per sua bontà; e ricche vesti, biancheria, stoffe, e ancora altre cose necessarie che furono poi di grande aiuto. E non solo, Gonzalo fu così gentile che, conoscendo il mio amore per i libri, me ne portò molti, togliendoli dalla mia libreria; e i libri, per me, valgono più del mio ducato. In qualche modo non c’è alcun pentimento: Prospero resta un uomo di studio e non di governo, e quello che fa, lo fa per ridare il trono alla figlia non per impossessarsi lui del potere. Prospero racconta a Miranda dei primi anni che hanno passato sull’isola, di come lei è stata educata da egli stesso e le racconta che cosa è successo adesso con la tempesta. A questo punto Miranda gli chiede perché abbia sollevato la tempesta e lui le dice che presto saprà anche questo, ma: Tu hai voglia di dormire: stai avanzando nel sonno, un sonno buono, lasciati andare, so che non hai scelta. Miranda si addormenta, ma non è chiaramente un sonno naturale, la sta facendo addormentare perché Prospero adesso deve occuparsi di coloro che sono naufragati. A questo punto, Prospero rimette il suo mantello, segno che sta rientrando nella dimensione della magia e chiama Ariel, quello spirito schiavo di probabile ascendenza biblica, al servizio di Prospero nel dramma. Entra Ariel ARIEL: Salve, mio gran maestro, salve mio venerabile signore! Eccomi pronto ai tuoi desideri: si tratti di volare, nuotare, lanciarmi dentro il fuoco, o cavalcare sulle nubi ondose. Al tuo comando si piega Ariel con tutti i suoi aiuti. PROSPERO: Hai tu spirito inscenato la tempesta che ti avevo ordinato? Prima abbiamo trovato “art”, adesso troviamo “performed” = messo in scena. È molto probabile che la tempesta del primo atto fosse una messa in scena vera e propria. ARIEL: Punto per punto. Dal suo punto di vista viene raccontata tutta la tragedia di nuovo. Avevano la febbre del delirio e agivano con atti disperati. E poi giù, tutti tranne i marinai si gettavano nell’acqua schiumante, lasciando la nave arsa del mio fuoco. Con i capelli dritti come paglia, il figlio del re urlava lanciandosi per primo: “l’inferno è vuoto e i diavoli sono qui!”. PROSPERO: Sono tutti salvi? Ariel conferma che nessuno è morto e che come aveva chiesto sono tutti dispersi in parti diverse dell’isola e dice che Ferdinando se ne sta in solitudine, malinconico a sospirare (ci ricorda Romeo). A questo punto Prospero gli dice che è stato bravo, ma che c’è ancora un importante lavoro da fare prima delle 6 e Ariel comincia a lamentarsi. ARIEL: Ancora lavoro? Dal momento che mi assegni nuove fatiche, fammiti ricordare che mi hai fatto una promessa, che non è stata ancora mantenuta. PROSPERO: Fai i capricci? Che pretendi? ARIEL: La mia libertà. Prospero gli dice di smetterla di insistere che non è ancora il momento, ma Ariel continua: Ricordati che ti ho reso degni servigi, non ti ho mai mentito, non ho commesso errori, e tu hai promesso di condonarmi un anno intero. Prospero allora gli rinfaccia il fatto che Ariel è un ingrato, che sembra essersi dimenticato che è stato liberato dal tormento della turpe strega Sycorax, della quale era schiavo. Tramite le parole di Prospero conosciamo la storia della strega, che a causa dei suoi incantesimi e opere malefiche, fu bandita da Algeri e portata sull’isola dai marinai che la abbandonarono lì incinta. A quel tempo Ariel era suo schiavo e quando si rifiutò di eseguire i suoi ordini, la strega lo rinchiuse in una cavità di un albero, che divenne la sua prigione x 12 anni. A quell’epoca sull’isola non c’erano uomini, ma solo Calibano, ora anche lui schiavo di Prospero. A questo punto Prospero ricorda ad Ariel che grazie alla sua arte, fece in modo di allargare la bocca del pino, così che lo spirto potesse essere di nuovo libero e poi gli dà un nuovo ordine: Trasformati in ninfa del mare, solo visibile a noi due. Corri e nella nuova forma torna subito qui. Svelto, non sbagliare!

Alla fine Ariel chiede di essere liberata, reclama la sua libertà ma Prospero non gliela concede. Il tema della schiavitù, declinato in modi molto diversi, è ricorrente nel dramma: Ariel chiede di essere liberato pur essendo al servizio di Prospero; Calibano viene chiamato “slave monster”, “mostro schiavo”. Ma poi avremo una declinazione “romantica”, cioè dell’amore come forma di schiavitù nei confronti dell’amato. È chiaro che si sente qui un eco delle prime politiche coloniali imperialistiche della corona inglese. Tra poco infatti Calibano presenterà proprio tutte le problematiche della questione coloniale. Poi si rivolge a Miranda, dicendole che ha dormito bene e che è ora che si risvegli. Prospero dice che devono andare da Calibano, che viene descritto come colui che non dà mai una risposta gentile, ma Miranda si oppone, dice che è un bruto, che non vuole vederlo. Prospero dice che ha ragione, ma li aiuta PROSPERO: Un bruto, ma ci aiuta: accende il fuoco, porta i ceppi e rende utili servizi. Eh! Schiavo! Calibano! Dico a te, fango! Rispondi! CALIBANO (dall’interno): Ho portato molta legna. Se Miranda è ‘mirabilissima’, il nome Prospero indica uno abbondante di risorse, Calibano, invece, sembra essere l’anagramma di ‘cannibal’, e quindi immediatamente nel nome richiama tutti quei resoconti di viaggio di popolazioni dai costumi estremamente diversi dai nostri, che erano stati utilizzati da Shakespeare come fonte di “Otello”. Per molto tempo “The tempest” è stata considerata l’opera testamento di Shakespeare. In effetti, quest’opera sembra un compendio di opere precedenti. Troveremo degli elementi di “Otello”, degli elementi di “Macbeth”, degli elementi di “Romeo e Giulietta”. Per esempio, cosa ci potrebbe essere di “Macbeth”? L’usurpazione del potere al legittimo detentore (come fa Macbeth uccidendo re Duncan) e l’ambizione di arrivare velocemente al titolo più alto attraverso l’omicidio. “Otello” viene chiamato in causa per tutto ciò che ha a che fare con la rappresentazione del diverso, con l’incontro di popolazioni con costumi diversi da quelli occidentali, che si percepiscono come superiori. C’è anche un riconoscibilissimo momento “Romeo e Giulietta”: l’amore a prima vista. Tutto questo lo ritroviamo in quest’opera, “The tempest”. MIRANDA: è un cattivo. Miranda dice che Calibano è un “villain”, quindi abbiamo immediatamente la connotazione di personaggio negativo. Non mi piace guardarlo. Questa cosa ha a che fare anche con l’aspetto fisico di Calibano, cioè preannuncia quantomeno un aspetto fisico ripugnante. PROSPERO: Non ne possiamo fare a meno perché è quello che ci procura la legna, che ci procura le cose che ci arrecano profitto , quindi anche se a Miranda non piace, avere Calibano come schiavo è una cosa fondamentale alla loro sopravvivenza sull’isola. Prospero chiama Calibano, il quale risponde ma fuori dalla scena. Prospero lo chiama “earth”, argilla, per dire impasto di terra, non riconoscendogli uno statuto umano. CALIBANO: C’è già la legna. Non vuole venire fuori. PROSPERO: Vieni avanti! Ci sono degli altri compiti che devi fare. Entra Calibano. CALIBANO: Addosso a tutti e due! Cadano gocce di brina maligna, come quelle che mia madre dalla palude marcia con penna di corvo raccoglieva. Appena entra in scena, Calibano maledice Prospero e Miranda, ed è una cosa che fa costantemente. Come si maledice? Con le parole, con il linguaggio. A un certo punto lo sentiremo dire “mi avete insegnato questa lingua e l’unica cosa che posso fare con questa lingua è obbedire e maledire”. Quindi, la prima cosa che cerca di fare Calibano appena entra in scena è gettare una maledizione, un augurio di brina maligna, contro questi due padroni_. Che un vento di scirocco soffi su di voi e vi faccia venire le piaghe._ La punizione per queste maledizioni e per questo comportamento di Calibano è l’uso della magia da parte di Prospero per torturarlo fisicamente e costantemente. La tortura è il modo in cui Calibano resta

Elemento razziale esplicito. Chiaramente la parola “race” non ha la connotazione politico-ideologica che avrebbe avuto dal ‘700 in poi, però resta il fatto che Miranda e Prospero, portatori di un sistema di pensiero occidentale, provino nei confronti dell’alterità rappresentata da Calibano un senso di superiorità. CALIBANO: Tu mi hai insegnato la lingua e l’unico vantaggio che ho nell’aver appreso questa lingua è che io adesso so maledirvi. La peste rossa ti stermini per avermi insegnato la tua lingua! L’aver imparato la lingua non ha significato stabilire un rapporto, una relazione magari basata sullo scambio. Per Calibano, questa lingua imposta, non materna, ma imparata, rappresenta il linguaggio di un esercizio di un potere su lui, di una limitazione delle sue libertà. E’ quello che è stato l’esercizio dell’inglese in moltissime colonie britanniche, così come altre lingue in altri contesti, cioè una forma di violenza. Se tu costringi a usare una lingua, a imparare soltanto quella lingua come strumento di comunicazione, stai sostanzialmente cancellando la cultura preesistente che viveva di regole completamente diverse. Prospero a questo punto lo minaccia nuovamente, promettendogli di essere torturato e gli ordina di andare a prendere dell’altra legna. Calibano a questo punto li implora di non ricevere altre torture e poi ASIDE: bisogna che ubbidisca! La sua arte è potente. Calibano esce ed entriamo in un’atmosfera del dramma un po’ fiabesca, un po’ elegiaca.