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Il Saul è il più grande capolavoro realizzato da Vittorio Alfieri. L’opera fu scritta nel 1782 in endecasillabi sciolti; è composta da 5 atti e dedicata all’amico Tommaso Valperga di Caluso, docente di greco e di lingue orientali. La vicenda richiama quella trattata nella Bibbia riguardante la battaglia fra Saul, primo re di Israele, e i Filistei, ma se nel Libro Sacro la figura di Saul è rappresentata come l’imprevedibile e immotivato esito di un’inspiegabile follia, nella tragedia alfieriana diventa l’agire di una figura psicologicamente complessa e tormentata, a tre dimensioni. Nella narrazione l’Alfieri si attiene all’unità di tempo spazio e azione tipicamente aristotelici; secondo questi canoni, dunque, nel Saul gli eventi hanno inizio poco prima del sorgere dell'alba per concludersi al tramonto del giorno seguente (unità di tempo); la vicenda è tutta concentrata nel campo d'Israele a Gelboè (unità di luogo); l'attenzione dell'autore è puntata sulla figura del protagonista, con la conseguente riduzione del numero dei personaggi secondari che agiscono essenzialmente in funzione di Saul (unità di azione).
Saul, coraggioso guerriero, fu incoronato re di Israele su richiesta del popolo e consacrato dal sacerdote Samuele, che lo unse in nome di Dio. Col tempo, però, Saul si allontanò da Dio finendo per compiere diversi atti di empietà. Allora Samuele, su ordine del Signore, consacrò re un umile pastore: David. Questi fu chiamato alla corte di Saul per placare con il suo canto l'animo del re, e lì riuscì ad ottenere l'amicizia di Gionata, figlio del re, e la mano della giovane figlia di Saul, Micol. David generò però una forte invidia nel re, che vide in lui un usurpatore e al tempo stesso vi vide la propria passata giovinezza. David venne perseguitato da Saul e costretto a rifugiarsi in terre dei filistei (e per questo accusato di tradimento). La vicenda del Saul narra le ultime ore di vita del re e vede il ritorno di David, che da prode guerriero è accorso in aiuto del suo popolo in guerra con i Filistei, pur sapendo bene il rischio che ciò poteva comportare per la sua vita. David è pronto a farsi uccidere dal re, ma prima vuole poter combattere con il suo popolo. Saul vedendolo lo vuole uccidere, ma dopo averlo ascoltato si convince a dargli il comando dell'esercito. David ad un certo punto commette però un errore, parlando di “due agnelli” in Israele, e ciò genera il delirio omicida di Saul verso il giovane. Saul poi spiega a Gionata la dura legge del trono, per la quale “il fratello uccide il fratello”. Davanti al re arriva il sacerdote Achimelech, che porta a Gionata la condanna divina e lo mette al corrente dell'avvenuta incoronazione di David. Il re fa uccidere il sacerdote, e da lì egli andrà sempre più verso il delirio. Nell'ultimo atto, Saul prevede in un incubo la propria morte e quella dei suoi figli e con una visione piena di sangue si ridesta, e coglie la realtà dei fatti: i Filistei li stanno attaccando, e l'esercito israelita non riesce a difendersi. A questo punto Saul ritrova se stesso, e uccidendosi riconquista l'integrità di uomo e di re.
Il protagonista è unico, un protagonista “appassionato di due passioni tra loro contrarie”. Saul odia David, colui che ai suoi occhi vuole portargli via la dignità morale e l’amore della figlia. David è un valoroso guerriero noto in tutto il mondo, mentre Saul è ormai un vecchio re in decadenza, prossimo alla morte. Se da un lato Saul è conscio del fatto che solo David può ottenere la vittoria sicura sui Filistei e dare l’amore alla figlia, dall’altra il vertiginoso aumento del potere di David, già incoronato re dei sacerdoti, crea in lui un odio senza limiti. Nell’odio verso il genero vive l’incapacità di Saul di accettare i limiti della condizione umana. In più è presente il rimpianto per l’energia perduta e anche una componente di inconfessata gelosia per la figlia Micol. Saul passa attraverso i sentimenti più contrapposti mentre si avvicina man mano alla sua ultima meta: il suicidio. Questa scelta verrà da lui presa alla fine della tragedia come ultimo e disperato gesto di umanità e come unico mezzo per preservare quel poco della sua regalità che gli è rimasta. Il suo sarà infatti un suicidio eroico, topos della tragedia greca. Egli troverà finalmente la sua integrità attraverso una rinuncia radicale; un uomo che rifiuta la vita, un padre che rinuncia alla figlia, un re che rinuncia al suo popolo, che “cade”. Saul uccide se stesso rifiutando in questo modo quello che lui era irrimediabilmente diventato: l’espressione della tirannide.