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Riassunti Boccaccio e Umanesimo
Tipologia: Sintesi del corso
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✿ Vita Nella vita di Boccaccio si possono distinguere varie fasi : ① L’infanzia fiorentina Boccaccio nasce nel 1313 a Certaldo o Firenze , dal mercante Boccaccino di Chelino, il quale gli fa compiere i primi studi nella propria casa a Firenze, dove studierà Dante. Successivamente verrà avviato al mondo del mercato. ② La giovinezza napoletana Arrivato a Napoli col padre, Boccaccio non ha alcuna inclinazione per la mercatura e il padre lo indirizza al diritto canonico. Solo che Boccaccio inizia a frequentare la corte angioina, dove studierà da autodidatta nella biblioteca reale e si occuperà di letteratura, scrivendo sia in latino che in volgare, scrivendo in particolare il Filocolo. ③ Il primo e secondo decennio di attività fiorentina Rientrato a Firenze, Boccaccio sarà molto nostalgico della corte a Napoli. Si inserisce comunque nella vita culturale cittadina di Firenze e compone due opere in cui è presente l’influenza dantesca : La Commedia delle ninfe, l’Amorosa visione, l’Elegia di Madonna Fiammetta e il Ninfale fiesolano. Nel 1348 scoppia la peste a Firenze e l’anno successivo comporrà il Decameron , terminato nel 1351. In questo periodo conosce Petrarca e inizia con lui un’amicizia e la vita di Boccaccio avrà una svolta, perché grazie all’amicizia con Petrarca, i suoi interessi umanistici aumentano e inoltre Firenze gli affida vari incarichi, tra cui una missione ad Avignone presso Innocenzo VI. Scrive, intanto, Vita o Trattatello in laude di Dante , in volgare. ④ Il ritiro a Certaldo Un tentativo fallito di colpo di stato coinvolge alcuni amici di Boccaccio e fa cadere su di lui i sospetti e per questo motivo sarà esonerato da ogni incarico, per poi ritirarsi a Certaldo. Comincia a scrivere il Corbaccio , che rivela un radicale cambiamento verso le donne : dalla filoginia, amore per le donne, alla misoginia, odio per le donne. ⑤ L’ultimo decennio fiorentino-certaldese A Firenze la situazione cambia, tornano gli esuli e lui può ritornare a collaborare con la Repubblica fiorentina. La salute intanto peggiora: soffre di obesità e di scabbia o diabete. Tuttavia accetta l’incarico di commentare in pubblico la Commedia , voluto dal Comune fiorentino. Solo che il peggioramento della salute gli fa sospendere le sue letture. Si ritira a Certaldo , dove morirà nel 1375.
✿ **Le opere giovanili:
- FILOCOLO è l’opera più importante della giovinezza boccacciana. E’ in prosa ed ebbe vasta diffusione in Europa. Quest’opera fu voluta proprio dalla figlia di Roberto d’Angiò, la stessa che verrà cantata col senhal di Fiammetta, la quale aveva sentito narrare della storia di Florio e Biancifore. Protagonisti sono due fanciulli, Biancifiore, cristiana, e Florio, figlio del re saraceno. I due bambini crescono assieme e insieme leggono l’Ars amandi di Ovidio, finché si innamorano. Questo amore è però ostacolato dal re. Questo infatti allontanerà Florio e venderà lei al alcuni mercanti che la cedono all’ammiraglio di Alessandria. Florio resterà fedele a Biancifiore resistendo pure a due donzelle. Così inizierà la fatica d’amore di Florio: assumerà il nome di Filocolo e darà inizio alla sua ricerca della donna amata che lo porterà a Napoli. Qui partecipa al gioco delle questioni d’amore diretto da Fiammetta: un gruppo di giovani discute di tredici questioni d’amore attraverso delle novelle, sottoposte a giudizio di Fiammetta, situazione che ritornerà nel Decameron. Arrivato ad Alessandria, Florio trova Biancifiore e dopo svariate avventure, questi possono sposarsi. Florio si convertità al cattolicesimo e alla morte del padre diventerà re. Il titolo allude alla fatica d’amore del protagonista, il cui nome, secondo Boccaccio, rimanderebbe al nome greco che spiega proprio questo concetto.
2) periodo fiorentino A Firenze il pubblico cambia: non è più quello cortese, ma quello di una città-borghese. Lo sperimentalismo si arricchisce con nuovi temi, collegandosi al genere allegorico-didattico.
- LA COMMEDIA DELLE NINFE FIORENTINE: già dal titolo Boccaccio si ricollega a una realtà ben diversa. Il pastore Ameto incontra sette ninfe e si innamora di una di loro. Nel giorno della festa di Venere, le ninfe si riuniscono attorno ad Ameto e raccontano a turno le loro storie d’amore, schema che ritornerà nel Decameron. All’elemento amoroso si uniscono anche quello epico-celebrativo (una delle ninfe parla delle origini di Napoli) e quello allegorico e religioso. - IL NINFALE FIESOLANO : poemetto che canta le origini di Firenze e Fiesole, fondate dai discendenti dei due protagonisti dell’opera, il pastore Africo e la ninfa Mensola (che sono anche i nomi di due fiumi compresi tra Firenze e Fiesole). E’ un testo molto semplice, di tono popolare e le scelte stilistiche e linguistiche sono delle letteratura comica, che allontana lo stile tragico o sublime. - L’ELEGIA DI MADONNA FIAMMETTA : è l’opera più matura prima del Decameron. Il titolo rimanda al genere elegiaco e la protagonista, che è la donna amata, parla in prima persona. Il genere elegiaco, per Dante, è il genere letterario del lamento d’amore , in versi e il cui stile e il linguaggio sono umili e bassi. Tuttavia Boccaccio qui utilizza la prosa. Si tratta di una lettera che Fiammetta rivolge alle donne innamorate per raccontare loro il proprio dramma d’amore. Anche qui abbiamo una sovrapposizione di genere (genere epistolare, elegiaco, romanzesco). Dunque il risultato è un romanzo-confessione. L’opera è scandalosamente moderna: la donna appare interamente legata a una passione e non chiede perdono per questa, ma pietà. Non si rivolge al cielo, ma cerca riscatto nella letteratura. Nella vicenda vediamo una Fiammetta che ama Panfilo, pur essendo sposata. Invano la nutrice ha tentato di distogliere l’attenzione da questo amore. Panfilo (dietro cui si nasconde l’autore) deve partire da Napoli per Firenze e ha promesso che sarebbe tornato, ma Fiammetta non ha alcuna notizia di lui e così verrà a conoscenza del suo tradimento. L’angoscia di Fiammetta è raddoppiata perché essendo sposata non può manifestare la sua sofferenza, così finge solo di essere ammalata. Tenta il suicidio ma viene salvata.
✿ Decameron : -datazione e titolo: Boccaccio inizia a scrivere il Decameron subito dopo la fine della peste che colpì Firenze, nel 1349 e finito nel 1351. Il titolo “Decameron” viene dal greco: “deca” significa dieci e meron è il plurale di emèra, cioè “giorno”. Dunque significa “dieci giornate”. In testa all’opera vi è un riferimento a Galeotto , lo stesso Galeotto del passo di Paolo e Francesca di Dante: “Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse”. Boccaccio paragona il suo libro a Galeotto: così come Galeotto aiutò Lancillotto a conquistare Ginevra, così anche qui il libro deve aiutare a consolare le donne delle sofferenze d’amore. Nel Decameron confluiscono i due aspetti fondamentali della vita di Boccaccio : quello borghese- mercantile della famiglia paterna e dell’ambiente fiorentino e quello cortese della giovinezza napoletana,
-Proemio: Il Proemio comincia con queste parole: “Umana cosa è aver compassione degli afflitti”. L’autore, infatti, si propone di consolare le donne afflitte dalle pene d’amore. Egli ricorda di aver sofferto pure lui nella giovinezza a causa dell’amore e di essere stato consolato dagli amici. Così adesso lui può essere d’aiuto ad altri e soprattutto alle donne che non hanno possibilità di distrarsi con la politica e affari, riservati alle donne.
-Prima giornata: Essa è introdotta dall’autore, il quale racconta la situazione che ha portato i giovani ad incontrarsi: la situazione di disgregazione e immorale provocata dalla peste. Questi giovani appartengono alla borghesia cittadina e andandosene da Firenze, non vogliono evitare il contagio della peste, ma dimenticarlo. Quindi l’autore è costretto a un “orrido cominciamento”, cioè la descrizione della peste a Firenze. Dopo aver delineato il quadro generale della città colpita dalla peste, viene presentato l’incontro fra le sette donne nella chiesa, dove Pampinea propone di lasciare la città, dove ormai regnano violenza e squallore, per andare nel contado e vivere più tranquillamente e piacevolmente. Le altre concordano con Pampinea, anche se Elissa preferirebbe la presenza di qualche uomo, così in quel momento sopraggiungono Panfilo, Filostrato e Dioneo, che si uniscono alla brigata. Così il giorno dopo si recano in un bel palazzo in un luogo tranquillo e con sé portano servitori ai quali spetta il rassetto delle stanze, la pulizia, cottura dei cibi ecc. La regina Pampinea decide in questa prima giornata che il tema sarà libero , anche se il filo conduttore delle novelle iniziali sarà religioso. La prima novella , quella di ser Ciappelletto , satireggia l’ipocrisia della borghesia mercantile che vorrebbe conciliare interesse degli affari e spirito cristiano, sia la credulità gli uomini di Chiesa che santificano un solenne peccatore.
-Seconda giornata: La seconda giornata è retta da Filomena e l’argomento è la fortuna o il caso che sottopongono gli uomini a incredibili avventure che si concludono sempre con un lieto fine. Lo scenario di queste novelle è il Mediterraneo: da Napoli, ad Alessandria d’Egitto, Sicilia, Genova, porti, vicoli di città di mare, con la loro malavita e prostitute.
-Terza giornata: La terza giornata è retta da Neifile. Il tema è il raggiungimento dell’oggetto del desiderio attraverso l’ingegno e qui troviamo anche il tema erotico.
-Quarta giornata: Nell’intro l’autore prende la parola in prima persona per difendersi dalle critiche di badare troppo alle donne e di occuparsi di argomenti troppo frivoli. Dunque l’introduzione è dedicata all’autodifesa
dell’autore. Si passa poi alle novelle dedicate agli amori infelici. Il re della giornata è Filostrato , l’”abbattuto d’amore”, che vede solo il lato triste e tragico dell’amore. Per certi aspetti in queste novelle si riprendono i temi dell’autodifesa dell’autore. Infatti l’eroina della prima novella, Ghismunda , rivendica la necessità di rispettare gli istinti e la forza della natura. Quella di Tancredi e Ghismunda, è la prima delle tre novelle in cui protagoniste sono le donne, poste di fronte al cuore o alla testa dell’amante ucciso dai familiari: nella prima, è il padre che fa avere una coppa con il cuore dell’innamorato a Ghismunda, la quale si suicida bevendo del veleno. Nella successiva, Ellisabetta nasconde la testa dell’amante ucciso dai fratelli in un vaso di basilico e si lascia morire di dolore quando questo le viene portato via. Nell’ultima è il marito a presentare alla moglie il cuore cotto e cucinato dell’amante da lui ucciso, provocando il suicidio di lei. Queste tre donne sono tre eroine tragiche attraverso cui l’autore vuole celebrare la nobiltà d’animo delle donne.
-Quinta giornata: Questa giornata è retta da Fiammetta ed è destinata a vicende d’amore inizialmente contrastate ma poi finite con un lieto fine e contiene racconti famosi come quelli di Nastagio degli Onesti e Federigo degli Alberighi , uniti al tema economico dello sperpero dei beni.
-Sesta giornata: Le novelle della sesta giornata sono rette da Elissa e sono dedicate alle risposte argute. Sono ambientate quasi sempre in Toscana e in ambito borghese. Talora protagonisti dio battute spiritose sono grandi personaggi fiorentini, come il pittore Giotto o Guido Cavalcanti. Ma possono esserci anche personaggi umili, come il cuoco Chichibìo. Anche le donne possono avere l’abilità nel parlare mettendo a tacere anche i più potenti, uscendo così dalla loro condizione di inferiorità.
-Settima giornata: Le novelle della settima sono rette da Dioneo e si parla di beffe ai mariti. È presente un’omogeneità ben visibile dallo stesso meccanismo che ripete: il triangolo erotico moglie-marito-amante che si ripete in tutte le novelle. L’ambientazione è sempre toscana e puntano sulla commedia erotica e la farsa. I tratti sono fissi: in genere il marito è stupido, bigotto o geloso e rappresenta il modello negativo che deve essere beffato dalla moglie, invece astuta, e dall’amante, giovane e prestante. I mariti, inoltre, sono ricchi e di una certa posizione sociale e spesso gli amanti sono alla ricerca del successo sociale ed economico e comunque hanno doti umane che li fanno preferire ai mariti.
-Ottava giornata: L’ottava giornata è retta da Lauretta e ha per tema beffe generali, a sfondo erotico fino a quello economico. Un personaggio caro a Boccaccio è Calandrino, che è vittima degli scherzi dei suoi amici ed è presente in altre due novelle.
-Nona giornata: Le novelle della nona sono a tema libero e sono rette da Emilia.
-Decima giornata e conclusioni dell’autore: Alla fine della decima giornata, Dioneo propone di ritornare in città per impedire che un soggiorno più lungo possa portare alle critiche dei malevoli. Così la mattina del quindicesimo giorno i dieci novellatori ritornano a Firenze davanti alla chiesa di s. Maria Novella, dove si erano incontrati, e qui si congedano. Seguono, così, le conclusioni dell’autore, parlando in prima persona e rivolgendosi di nuovo alle donne, concludendo l’autodifesa iniziata nell’introduzione alla Quarta giornata. Si difende dall’accusa di aver descritto situazioni e usato parole poco convenienti, facendo riferimento all’ esigenza di un realismo , in primis: il linguaggio a doppio senso, per indicare situazioni sessuali, è di uso corrente nella vita quotidiana. Per quanto riguarda le obiezioni morali, Boccaccio risponde che tutto è puro per i puri e che le Sacre Scritture, se lette in modo perverso, possono indurre al peccato. Infine, l’autore afferma, con una sottile ironia, che se qualcuno si faccia scrupolo delle novelle che reputa poco convenienti, faccia attenzione alle rubriche iniziali e scelga solo quelle ad argomento non erotico.
-La poetica del Decameron: Già nel Filocolo Boccaccio aveva distinto tre livelli letterari :
-I concetti di fortuna, natura, ingegno e onestà: Secondo Boccaccio, l’uomo è condizionato dalla fortuna e dalla natura. Alcuni critici interpretano la fortuna boccacciana come quella dantesca, in senso religioso e provvidenziale. Altri invece sottolineano come questa invece sia piuttosto legata alla sorte e al caso e non abbia alcun legame teologico. La fortuna ha un peso decisivo nelle vicende umane, la quale determinerà intanto la condizione sociale (chi nasce povero, chi ricco) e sottoporrà l’uomo all’imprevisto, fino al ribaltamento delle situazioni, in maniera positiva o negativa. L’uomo deve essere solo capace a scampare i rovesciamenti negativi e ad approfittare dei positivi e questo grazie all’ ingegno. L’ingegno può servire a controllare sia la sorte, buona o cattiva che sia, che la natura. La natura determina il temperamento individuale. Se la fortuna determina l’origine sociale di un individuo, la natura ne determina il carattere (timido, orgoglioso ecc.). E spesso, ovviamente natura e fortuna possono essere in conflitto, come nel caso dell’amante di Ghismunda: la sorte cattiva ha voluto che questo fosse povero, ma la natura gli ha dato un’anima nobile. La natura inoltre condiziona le pulsioni dell’uomo, che, come già detto, Boccaccio rispetta e invita a saper riconoscere, in contrasto all’ipocrisia sociale. Ovviamente, Boccaccio, afferma che è fondamentale non sottoporsi del tutto all’istinto , ma è necessaria una resistenza, attraverso l’onestà (virtù sociale) e la gentilezza (virtù individuale). Quindi Boccaccio conduce una lotta su due fronti: da un lato, contro l’ipocrisia e la censura sociale, rivendica i diritti della natura; dall’altro, contro l’eccesso e l’irragionevolezza, un compromesso tra natura e onestà. Come già anticipato, altro modo di controllare la natura e la fortuna, è l’ ingegno , il quale non ha una vera e propria eticità, ma viene utilizzata in base alle situazioni (morali o immorali), ma è comunque utile per il conflitto fortuna-natura. La prontezza di spirito, le risposte argute o la capacità di salvarsi grazie a vari espedienti sono per Boccaccio dei valori che permettono l’uomo di imporsi nel conflitto sociale e sottrarsi dal condizionamento fortuna-natura.
-Religione e polemica antiecclesiastica: Boccaccio fa una netta distinzione fra piano divino , impercrutabile, e umano , ma non mette in discussione la religione come fede in Dio, ma centro dell’interesse diventa il mondo terreno, verso cui bisogna orientarsi secondo un’analisi razionale. Per quanto riguarda il terreno della fede, Boccaccio esalta un atteggiamento di tolleranza religiosa, come quella che emerge nella novella di Melchidesech, giudeo, che mette sullo stesso piano le tre grandi religioni. In questo modo, il mondo laico boccacciano risulta totalmente laico. Viene poi mossa una polemica antiecclesiastica, non a livello religioso, ma intellettuale e civile, perché Boccaccio vuole attaccare l’ipocrisia degli uomini di Chiesa che ripudiano o non ammettono le pulsioni carnali, ma sono i primi a cedervi. -Il relativismo boccacciano: Nel Decameron non esiste una morale prestabilita , ma una relativa e sempre più aperta, che non obbedisca a nessuna precettistica. Negli anni del Decameron, la Scolastica e il tomismo non sanno più risposte a ciò che può essere interpretato in maniera unitaria e complessiva, perciò si viene a creare un vuoto, che viene riempito dal razionalismo empirico. Dunque, nel periodo di vuoto e precarietà dovuto anche alla pestilenza e al crollo economico, è la ragione lo strumento di cui la brigata di novellatori si serve per dare un’unità alla disgregazione morale. E infatti è proprio la ragione che indica le virtù dell’onestà, l’ingegno, la gentilezza, contro la fortuna e la natura. Dunque, non esiste una morale normativa, ma i diversi comportamenti dipendono dalle varie situazioni.
-Decameron e società del Trecento: Nel Decameron è principale la nuova mentalità individualista borghese : le qualità umane esaltate dalla nuova classe di mercanti (intraprendenza, intelligenza, astuzia) non sono sicuramente presenti nella Commedia. Nel Trecento, la borghesia fiorentina vive una vera crisi, che raggiunse il suo culmine proprio prima che il Decameron fosse scritto, insieme alla bancarotta dei Bardi, che avevano rapporti col padre di Boccaccio. Inoltre la peste con le sue conseguenze economiche aggiunsero altri motivi di crisi. Però, per quanto la borghesia non era una classe in ascesa e dunque né Boccaccio ne andasse fiero, Boccaccio era consapevole del fatto che la classe cortese era ormai appartenente al passato, nonostante fosse ancora portatrice di valori di onestà e gentilezza: a Boccaccio non sfuggivano la mancanza di iniziativa, la tendenza a spendere anziché investire e lo sperpero della classe cortese.
Boccaccio, in realtà, aspirava utopicamente a una nuova aristocrazia capace di unire i valori cortesi della vecchia nobiltà e lo spirito di intraprendenza della classe borghese.