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Umanesimo "e Rinascimento", Slide di Storia

Breve PowerPoint riassuntivo sull'umanesimo. All'interno sono trattati temi quali: -Umanesimo e Rinascimento -Umanesimo e Filologia -Umanesimo e Religione -Umanesimo e Signoria Ed infine il contesto internazionale del tempo

Tipologia: Slide

2020/2021

Caricato il 20/09/2021

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G-Uni 🇮🇹

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Due nomi: ‚Umanesimo‘ e
‚Rinascimento‘
-‘Umanesimo‘ (‚Humanismus‘): coniato dal filosofo e teologo tedesco F.I.
Niethammer (1766-1848)
Umanesimo = la cultura dell‘umanista; umanista = il letterato, colui che si dedica alle
humanae litterae; humanae litterae = studio dei classici greci e latini
-‘Rinascimento‘ (‚Renaissance‘): coniato dallo storico svizzero Jakob Burckhardt
nel 1860 (‚La cultura del Rinascimento in Italia), riprendendo il termine dallo
storico francese J. Michelet.
Rinascimento = la rinascita dello spirito dei classici latini e greci; il francese ‚renaissance‘
rimanda al termine ‚rinascita‘, usato da G. Vasari nelle Vite de‘ più eccellenti pittori,
scultori e architettori (1550)
< ‚Umanesimo‘ appare dunque riferito alla lettera degli antichi (anzitutto alla
loro lingua); Rinascimento‘ si riferisce allo spirito degli antichi (lo spirito in
quanto si manifesta non semplicemente nella lingua, ma rinasce anzitutto
nell‘arte „de‘ più eccellenti pittori, scultori e architettori“ (Vasari) >
<Fin qui: Ci riferiamo a qualcosa che nasce in Italia, servendoci di due termini
nati fuori dall‘Italia, inventati dai tedeschi>
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Due nomi: ‚Umanesimo‘ e

‚Rinascimento‘

-‘Umanesimo‘ (‚Humanismus‘): coniato dal filosofo e teologo tedesco F.I.

Niethammer (1766-1848)

Umanesimo = la cultura dell‘umanista; umanista = il letterato, colui che si dedica alle

humanae litterae ; humanae litterae = studio dei classici greci e latini

-‘Rinascimento‘ (‚Renaissance‘): coniato dallo storico svizzero Jakob Burckhardt

nel 1860 (‚La cultura del Rinascimento in Italia), riprendendo il termine dallo

storico francese J. Michelet.

Rinascimento = la rinascita dello spirito dei classici latini e greci; il francese ‚renaissance‘

rimanda al termine ‚rinascita‘, usato da G. Vasari nelle Vite de‘ più eccellenti pittori,

scultori e architettori (1550)

< ‚Umanesimo‘ appare dunque riferito alla lettera degli antichi (anzitutto alla

loro lingua); Rinascimento‘ si riferisce allo spirito degli antichi (lo spirito in

quanto si manifesta non semplicemente nella lingua, ma rinasce anzitutto

nell‘arte „de‘ più eccellenti pittori, scultori e architettori“ (Vasari) >

<Fin qui: Ci riferiamo a qualcosa che nasce in Italia, servendoci di due termini

nati fuori dall‘Italia, inventati dai tedeschi>

Umanesimo e filologia - 1

Se ‚umanesimo‘ rimanda a ‚humanae litterae‘, allora esso è intimamente

legato alla filologia.

Il testo degli antichi è centrale nell‘Umanesimo come nel Medioevo;

tuttavia nell‘Umanesimo esso non è semplicemente auctoritas (un signore

feudale dello spirito cui sottomettersi), ma l‘autorevolezza del testo è

oggetto di possibile critica. La lettera del testo diventa problema.

  • P.es.: Nicolò Cusano e Lorenzo Valla dimostrano, con gli strumenti della filologia, che

la Donazione di Costantino (con cui Costantino conferirebbe al papa Silvestro il

potere temporale sull‘Impero Romano d‘Occidente) è un falso del IX secolo.

  • Altro esempio: Poco dopo il 1500, Polidoro Vergilio , umanista italiano residente in

Inghilterra, ricostruisce criticamente la storia d‘Inghilterra (su incoraggiamento di

Enrico VII, che si aspetta un‘opera legittimatrice della dinastia Tudor) emendandola

degli elementi fantastici (mostrando che re Artù non è mai esistito, e neppure un

Bruto, nipote di Enea, fondatore del regno di Britannia) (cfr. Storia del mondo

moderno , I, p. 73; p. 150)

Il testo degli antichi, secondo gli umanisti, va contestualizzato storicamente.

Occorre risalire all‘originale greco, non basta leggere Platone e Aristotele in

traduzione latina.

  • Alla fine del Trecento il dotto bizantino Manuele Crisolora apre una scuola di greco a

Firenze.

Umanesimo e religione

  • Tra XIV e XV secolo, a nord delle Alpi, nella valle del Reno (tra contea delle Fiandre e

ducato di Borgogna) nasce e si diffonde un movimento di rinnovamento religioso: la

devotio moderna.

  • Il testo chiave della devotio moderna è l‘ Imitazione di Cristo ; l‘idea chiave dietro tale

testo è che il cristianesimo non sia riducibile alla teologia cristiana, ossia alla mera

discussione dei dogmi.

  • „Senza l‘amore per Dio e senza la sua grazia, a che ti gioverebbe una conoscenza esteriore di tutta

la Bibbia, e delle dottrine di tutti i filosofi? ‚Vanità delle vanità, tutto è vanità‘ fuorché amare Dio e

servire lui solo.“

  • <Di conseguenza, non il dogma va cercato nella Scrittura, ma il volto, la persona del

Cristo – in particolare l‘ umanità di Cristo (come si potrebbe imitare il Cristo, se il Cristo

non fosse il Dio fatto uomo?).

  • In altre parole: John Colet cercherà l‘umanità di Paolo dietro la teologia paolina come il lettore

della Imitazione di Cristo, sforzandosi di seguire il Signore, scopre l‘umanità del Cristo, vere homo

atque vere deus.

  • Dunque, la devotio moderna , nata in polemica con il Medioevo della Scolastica, ma non

con il Medioevo stesso – anzi, traendo ispirazione da un‘istanza profondamente

medievale, legata all‘ascesi e alla caducità delle cose terrene (ricchezze, onori, desideri

carnali) - viene condotta all‘Umanesimo attraverso l‘incontro dell‘asceta con l‘umanità

del Cristo. >

Umanesimo e filologia - 3

Se l‘umanista è anzitutto un filologo, allora esistono

umanisti già nel Trecento, ed il maggiore è

certamente Petrarca.

Petrarca, tuttavia, legge Cicerone ancora da una

prospettiva, se non clericale, di laico devoto:

primato della vita contemplativa, dominio delle

passioni, rinuncia ai beni materiali. Questo spiega

peraltro l‘enorme successo di Petrarca in tutta

Europa, presso corti ancora lontane dalla rivoluzione

dell‘Umanesimo.

‚Uomo‘ vs ‚cavaliere‘

  • La cultura umanistica sorge laddove l‘idea di ‚uomo‘ soppianta l‘idea di ‚cavaliere‘:
  • In particolare, l‘idea di uomo che nasce dai testi classici è quella del patrizio romano - ed il

patrizio romano vive in una repubblica; oppure, quella del cittadino ateniese, che vive nella polis.

  • Di conseguenza, quella umanistica è una cultura della città.
  • ‚Cavaliere‘, invece, non evoca la città, ma la corte; non la repubblica, ma il regno; non la libertà,

ma la sottomissione ad un signore.

  • Per questo l‘umanesimo si diffonde nelle società in cui la divisione tra nobiltà feudale e borghesia

viene meno – per l‘appunto, nelle città italiane.

  • Obiezione: eppure la cultura umanistica è, sin dall‘inizio, cultura di corte, se fiorisce nelle corti

delle signorie: dei Medici, degli Sforza, ecc.

  • Risposta: la cultura umanistica è, presso i Medici e gli Sforza, cultura di corte, ma non ancora da

cortigiani: Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, quando si danno convegno nella villa di Lorenzo

il Magnifico a Careggi, non vedono in quest‘ultimo il signore o il principe, ma l‘ospite, come Callia

nel Protagora di Platone – a questo allude il nome che i convitati si dànno, Accademia platonica

(cfr. Storia del mondo moderno , p. 99).

  • Diversamente stanno le cose altrove, p.es. in Inghilterra, dove l‘umanista a corte appare, sin

dall‘inizio, un cortigiano: gli umanisti (prevalentemente italiani) entrano al servizio del re

gareggiando nella composizione di panegirici ed encomi del sovrano (cfr. Storia del mondo

moderno , p. 144).

Umanesimo e signoria - 1

  • Perché questa amicizia tra il signore e l’intellettuale? Perché molto spesso il signore

non si può fidare di nessuno, né tra i propri alleati, né tra i propri parenti; chiunque,

tra questi, può aspirare a prenderne il posto ed a tradirlo; ˂ma un umanista, che non

ambisce al potere, bensì alla gloria, è meno sospetto. L’umanista soddisfa il bisogno

d’amicizia di un uomo sempre solo.˃

Precedenti nel Trecento: Petrarca e i Carraresi, Dante e Cangrande (Burckhardt,

p. 5)

Perché il signore non si può fidare di nessuno? Perché di solito il suo potere è

illegittimo : è il potere di un tiranno, fondato su niente altro che la forza. Inoltre,

anche la successione al tiranno è illegittima: il successore è spesso un bastardo!

Il lustro che proviene dall’amicizia con un intellettuale è una importante fonte

alternativa di legittimità (cfr. Burckhardt, p. 4). Un’altra fonte di legittimità per un

potere tirannico è l’investitura imperiale: Visconti e Scaligeri accolgono

amichevolmente Arrigo VII venendone nominati vicari imperiali; da Carlo IV in poi,

fino alla fine del Quattrocento (fino a Massimiliano I) le discese in Italia degli

imperatori assumono i caratteri di una «commedia politica» (Burckhardt, p. 10):

l’imperatore distribuisce diplomi e titoli a destra e a manca, in cambio di lauti

compensi, e ritorna pacificamente in Germania con un apprezzabile gruzzolo. Poggio

Bracciolini si chiede che senso abbia ancora, a questo punto, l’incoronazione

imperiale (gli imperatori cingevano il lauro dopo una guerra vittoriosa, ma qui la

guerra dov’è?!) (cfr. Burckhardt, pp. 10-11).

Parentesi: la signoria - 2

Il rapporto tra comune e condottiero, oppure tra signore e condottiero, è

improntato alla reciproca diffidenza!

Storiella (cfr. Burckhardt, p. 13): i cittadini di una città (forse Siena) dovevano

ricompensare un condottiero; conclusero che neppure se l’avessero fatto signore

della città si sarebbero adeguatamente sdebitati. Allora qualcuno propose:

uccidiamolo, e poi facciamolo santo patrono della città, così lo eleveremo alla gloria

dell’altare!

Le città non si fidano del condottiero:

  • Il condottiero è costretto spesso a lasciare moglie e figlio in ostaggio di chi lo ingaggia;
  • Se vince, il condottiero è considerato pericoloso in quanto troppo potente, e questo capita a

Roberto Malatesta, che, al servizio di papa Sisto IV, vince e viene fatto assassinare dal papa

stesso!

  • Se perde, guai ai vinti! E’ l’occasione di fargli pagare antiche ruggini, come succede al povero

Carmagnola, giustiziato dai Veneziani;

Se le città non si fidano, spesso in ciò non hanno tutti i torti:

  • I mercenari combattono per denaro, e per denaro tradiscono, vendendosi al miglior

offerente oppure impossessandosi della città se questa non riesce a pagarli;

  • Una volta finita la guerra, e licenziati, spesso ricattano chi li ha ingaggiati: pagami ancora, o

saccheggio la città!

Parentesi: la signoria - 3

Esempi di signori: i Visconti (cfr. Burckhardt, pp. 7-8):

Bernabò : grande passione per la caccia al cinghiale, vero fine ultimo dello stato;

infligge pene crudelissime a chi non tratta adeguatamente i suoi cani da caccia;

Gian Galeazzo : nipote di Bernabò, prende il potere assassinando lo zio; non esita a

deviare il Mincio per prendere Mantova, e cerca di deviare il Brenta (a Bassano) per

prendere Padova; mecenate, a lui si devono il Duomo di Milano e la Certosa di

Pavia. Fa un voto: che tutti i suoi discendenti portino, tra i loro nomi, quello di

Maria!

Giovanni Maria : figli di Giangaleazzo. Giovanni Maria prende il potere alla morte

del padre (1402); come Bernabò, ha una passione per i cani, in particolare per i cani

addestrati a sbranare gli uomini; nel maggio 1409 il ducato è ancora in guerra, ed il

popolo esasperato grida ‘pace, pace!’; incaricati di disperdere i manifestanti, i

mercenari di Giovanni Maria fanno duecento morti; segue un’ordinanza che

proibisce a chiunque, nel ducato, di pronunciare le parole ‘guerra’ e ‘pace’; persino

nella messa le parole ‘dona nobis pacem’ vengono sostituite con ‘dona nobis

tranquillitatem’; Giovanni muore nel 1412, vittima di una congiura nella chiesa di S.

Gottardo; gli succede il fratello, Filippo Maria.

Parentesi: la signoria - 6

Francesco Sforza : valoroso condottiero, sposa Bianca Maria, figlia (illegittima!) di

Filippo Maria, e diventa duca di Milano. Incarna agli occhi dei contemporanei il

meglio del signore quattrocentesco. Pio II, papa ed umanista, ne delinea un

ritratto entusiastico: a sessant’anni ancora di aspetto giovanile, forte, geniale, ed

anche fortunato; popolare e rispettato al punto che talvolta i nemici in procinto

di dare battaglia, deponevano le armi semplicemente udendo il suo nome (cfr.

Burckhardt, p. 13)! Figlio (illegittimo!) di Jacopo , anch’egli condottiero.

  • Jacopo (vero nome: Jacopo Attendolo, detto Muzio, detto Sforza) è allevato in una

numerosa famiglia romagnola (ha venti tra fratelli e sorelle!) a Cotignola, presso Faenza in

cui persino la madre e le sorelle sapevano combattere e cavalcare; a tredici anni è già

soldato provetto; oculato nelle spese, tanto che i banchieri gli fanno credito anche nelle

sconfitte; conosce per nome tutti i suoi mercenari, sapendo quando deve a ciascuno; non

ama il saccheggio, e protegge dovunque i contadini dalle violenze dei soldati (Burckhardt,

pp. 13-14).

  • Uomo generoso, Jacopo perde la vita nel tentativo di salvare un suo soldato

dall’annegamento (cfr. Storia del mondo medievale, VII, p. 704).

Il tirannicidio

Assai frequenti le congiure, che avvengono spesso in chiesa (l’occasione in cui l’intera

famiglia è riunita); ricordiamo in particolare:

  • 1412: assassinio di Giovanni Maria Visconti in San Gottardo a Milano;
  • 1476: assassinio di Galeazzo Maria Sforza, figlio di Francesco Sforza, in Santo Stefano a Milano;
  • 1478: congiura de’ Pazzi in San Lorenzo a Firenze, assassinio di Giuliano e ferimento di Lorenzo

de’ Medici;

Nel 1494, dopo la cacciata per ignominia di Piero de’ Medici, la Giuditta ed Oloferne di

Donatello viene traslata dal palazzo dei Medici in piazza della Signoria,

originariamente sul piedistallo dove oggi è posto il David di Michelangelo, con la

scritta ‘exemplum salutis publicae cives posuere 1495’ (cfr. p. 36)!

I tirannicidi sono spesso animati da spirito umanistico: si vedono come continuatori di

Bruto e Cassio. Tutt’altra prospettiva rispetto a Dante, che colloca Bruto e Giuda

Iscariota nel fondo dell’Inferno, tra i traditori! (cfr. p. 36)

  • È vero, in particolare, di Lampugnani e Olgiati, che, con Visconti, ordirono l’agguato contro

Galeazzo Maria Sforza, ispirati anche dall’umanista Cola de’ Montani.

  • Michelangelo scolpisce un busto di Bruto, conservato al Bargello;

Il quadro delle signorie in Italia

  • Da un lato, tirannie spregiudicate e spesso sanguinarie: Baglioni a

Perugia, Malatesta a Rimini.

  • All’estremo opposto, i tiranni-mecenati, che preferiscono la pace:

Urbino (Federico da Montefeltro) e Mantova (Francesco Gonzaga

e Isabella d’Este). Federico da Montefeltro si concedeva il lusso di

mostrarsi in pubblico disarmato e quasi senza guardia del corpo

(cfr. Burckhardt, p. 27), dava udienze frequenti e visitava spesso

nelle loro officine coloro che lavoravano per lui (p. 28).

  • Nel mezzo (cfr. Burckhardt, p. 28): gli Este a Ferrara (Borso, Ercole,

Alfonso)

  • Le signorie sono caratterizzate da forte instabilità, con due

eccezioni: Venezia e Firenze.

  • L’equilibrio italiano tra Venezia, Napoli, Milano

e Firenze è un ordine in grado di impedire il

sorgere di potentati legato alla fortuna di

mercenari che si fanno signori di città (cfr.

Burckhardt, p. 15);

  • non è tuttavia in grado di difendere l’Italia

dalle ingerenze straniere.

Il contesto internazionale - 3

  • Come viene accolto Carlo VIII? - Con giubilo dalla popolazione: nel re di Francia gli italiani continuano a

vedere ciò che avevano visto nell’imperatore da Arrigo VII in poi, il

pacificatore.

  • Dai potenti come uno strumento da sfruttare contro i loro nemici;
  • Dalla Chiesa come il difensore della cristianità (il papa vede in Carlo

quello che i papi avevano visto negli angioini invocati contro Manfredi).

  • Soltanto pochi signori, come Lorenzo il Magnifico (che comunque

morirà prima di assistere alla discesa del re) guardano a

quell’eventualità con sospetto: il Magnifico rifiuta l’offerta di aiuto

francese contro Napoli, dichiarando di non anteporre l’utile

personale alla salvezza d’Italia (Burckhardt, p. 55).

Il contesto internazionale - 3

  • Come reagiscono le potenze europee, ed in particolare gli stati italiani,

all’avanzata turca?

  • Lo spirito di crociata appare al tramonto; ed in particolare, tra gli stati italiani (i più

direttamente minacciati!) non vi è un signore che, contro i nemici, non abbia cercato

l’alleanza con Maometto II (o che i suoi nemici non abbiano ritenuto capace di farlo!);

  • La popolazione , da un lato, guarda al turco con atavico timore; dall’altro, in alcune

parti d’Italia (Romagna e Ancona) alcuni preferirebbero perfino il turco al papa

(‘Venezia non ci vuole, per non avere problemi col papa; ma se arrivano i turchi,

andiamo con loro!’). Burckhardt commenta: per fortuna il desiderio non si è avverato!

(cfr. Burckhardt, p. 56)

  • E il papato? - Alcuni papi (Nicolò V, Pio II) sono sinceramente in pena, ed auspicano – inutilmente-

una crociata;

  • Altri, come Alessandro VI, più spregiudicati, auspicano un’alleanza col turco pur di

minacciare Venezia!