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Un altro Cavalcanti? di Domenico De Robertis
Tipologia: Sintesi del corso
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Domenico De Robertis, Un altro Cavalcanti? Pp.13- Rapporto Guido- Dante: divaricazione sempre più ampia nel tempo, a cui ha lavorato De Robertis e molti altri studiosi, anche sul momento di possibile rottura della loro amicizia che arriverebbe dalla risposta di Guido al sonetto di Dante “Guido io vorrei che tu, Lapo, ed io” o “Io vengo il giorno a te”, in cui si può vedere un primo distacco di Guido. Ciò che nota De Rob. È che nonostante il distacco tra i due, non si può non notare una continuità che arriva fino alla Commedia, dove la persona di Guido è presente, seppur non in maniera esplicita. Lo notiamo in diversi passi del Purgatorio, oltre che X Inf ed XI Purg, soprattutto, la particolarità che nota De Rob: nel momento in cui Virgilio esce di scena, sembra subentrare al posto di Virgilio, la figura di Guido. Sono diverse le corrispondenze, soprattutto se si pensa che tutta la poetica cavalcantiana non è basata solo ed esclusivamente sulla visione negativa delle cose, infatti in alcuni componimenti “veggio negli occhi della donna mia” o “io vidi gli occhi dove amor si mise”, nei quali è possibile vedere una visione più “leggera” e non disforica dell’amore. Una speranza maggiore nel poeta nata dagli occhi della donna che sembrano dargli uno spiraglio di pietà. Proprio sulla base di questa poetica, più “leggera”, sembra che Dante abbia rielaborato e stabilito la sua poetica sulla visione positiva dell’amore, e la donna-angelo. Infatti ci sono momenti in cui per Dante, la parola di Guido sembra essere un vero e proprio verbo che poi lui adatta e ricostruisce a modo suo. Un altro aspetto simile: l’immagine che gli studiosi ci hanno offerto dei due poeti, in cui entrambi sembrano risultare solitari e sdegnosi, dediti alla loro attività e lontani dalle altre persone. Forse proprio questo “sdegno” potrebbe aver precluso la strada a Guido di una possibile guida per Dante, in tutta la commedia. Perchè questo disdegno che troviamo nel X canto dell’Inferno in cui Dante dice “cui Guido vostro ebbe a disdegno”, forse il disdegno è da rivedere nell’immagine di un Guido sdegnoso. Quindi dice De Rob. forse è stato lo stesso Guido a precludersi la strada di possibile guida nella Commedia. Nota questo distacco con la risposta al sonetto “Guido, io vorrei che tu Lapo ed io”. Oltre a questo distacco, anche nella visione cavalcantiana dell’amore, in cui per Guido il verbo “vedere” è un termine chiave, anche per Dante: entrambi hanno questo verbo in comune. Per Dante, aspetto positivo, infatti vede Beatrice, ha la visione della donna-angelo, vede Dio nel Paradiso ecc.. Il vedere di Cavalcanti è tutto negativo, perché vede il disfacimento del corpo, gli spiriti che abbandonano il corpo, tutte quelle conseguenze negative del processo dell’innamoramento, al quale non si può sottrarre. Un altro aspetto che De Rob nota che sembra unire ma anche separare i due poeti, è la ripresa di episodi biblici es. lamentazioni di Geremia, incipit dal cantico dei cantici, ecc.. Dante parla di un amore basato su Dio, mentre in Guido ciò non si nota, anche perché alcune fonti ci hanno voluto far credere che Guido fosse ateo. Se per Dante l’amore è rivolto a Dio, in Guido c’è allontanamento da ortodossia, ma ciò non implica un’abiura della religione, dice De Rob che ciò non significa che Guido sia ateo.