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Sonetti Cavalcanti (appunti), Appunti di Letteratura

sonetti cavalcanti (appunti lezione)

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 01/11/2023

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granger-2 🇮🇹

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GUIDO CAVALCANTI
Il sonetto parla dell'esperienza disforica dell'amore. Viene descritto nel sonetto la fenomenologia dell'amore e del
come ci si innamora. Il "De Anima" di Aristotele, l'autore presenta la sua concezione di come funzioni la psiche
umana dicendo che è chiaro che tutti gli esseri viventi hanno un'anima, un organismo interno che consente la
crescita omogenea di uno stesso tipo di esemplare. Es: il nocciolo di un melo, diventa un albero di melo. L'anima
vegetativa quindi permette la vita ed è di tutti i viventi. Ma c'è una seconda anima che non hanno tutti gli esseri
viventi ma soltanto alcuni: l'anima sensitiva; quella che fa sì che ogni situazione venga organizzata. C'è una terza
anima: l'anima razionale che aiuta alla progettualizzazione. La questione si interroga dunque su come mai si arriva
dall'esperienza sensitiva a quella razionale. La seconda e la terza anima hanno bisogno di dialogare molto di più,
grazie a che cosa però riescono ad interagire tra loro? Grazie alla fantasia (la imaginatio); la membrana che
permette di trasformare un sentimento in un concetto. È da questo punto di vista che le passioni devono essere
studiate. (odio, amore, ira) Il trattato è stato utilizzato infatti dai medici per scoprire le peculiarità fisiche che
portavano determinate emozioni. L'amore, nel 200, è un'esperienza psichica incentrata sulla visibilità. Ciò che
viene trattato nella poesia è sempre un aspetto fisico, di un'immagine. Cavalcanti, utilizza questi concetti, in una
chiave tutta FISICA. Più precisamente, a Cavalcanti, arriva l'idea che il corpo è additato da pulsioni che
provengono4dalla4psiche. Il sonetto “Voi che per li occhi mi passaste ‘l core” è tutto basato sul concetto espresso
nel “De Animae” di Aristotele. Il tema centrale, l’innamoramento, viene espresso tramite la visione della donna
amata; la sensazione visiva, l’immagine che si è prodotta negli occhi, arriva nella parte del cervello dove risiedeva
la memoria e qui vi si fissa. Si riteneva che il cervello, una volta irrorato di sangue, portasse l’immagine della
donna amata fino al cuore. Gli effetti fisici dell’amore erano dovuti al fatto che il cuore era sovraccaricato. I poeti
italiani, dal 1230 al 1260, riflettono profondamente su quali siano i movimenti interiori dell’innamoramento sia
della fase successiva dell’amore, la nascita, la crescita, il raffinamento. Partendo dal Notaro, l’amore è una
questione individuale, non è una questione sociale; viene descritto tutto ciò che riguarda la sensazione dell’amore
interiore.
Voi che per li occhi mi passaste 'l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l'angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.
E' vèn tagliando di sì gran valore,
che' deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.
Questa vertù d'amor che m'ha disfatto
da' vostr'occhi gentil' presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.
Sì giunse ritto 'l colpo al primo tratto,
che l'anima tremando si riscosse
veggendo morto 'l cor nel lato manco.
PARAFRASI: Voi che attraverso gli occhi mi avete trapassato il cuore e avete destato la mente addormentata,
guardate la mia vita angosciosa, che Amore distrugge tra i sospiri.
Egli [Amore] viene colpendo con così grande maestria che i miei deboli spiriti vitali vengono meno: rimane solo il
mio aspetto esteriore, in balìa [dell'amore], e un po' di voce che esprime dolore.
Questa virtù amorosa che mi ha distrutto è partita dai vostri occhi nobili: essa mi ha colpito il fianco con una
freccia.
Il colpo mi raggiunse in pieno al primo tentativo, al punto che l'anima, tremando, si riscosse vedendo il cuore
morto nel lato sinistro.
Per Guido Cavalcanti, l’amore è sofferenza; sofferenza fisica, sofferenza d’animo, sintomi negativi corporei
portati dall’innamoramento verso la donna amata. Però, non bisogna credere che Cavalcanti non intenda l’amore
come la cosa più grande e più forte che c’è al mondo. Il gruppo sviluppatosi prima degli stilnovisti, prende il
nome di “intendenti d’amore”. L’amore è consapevolmente ed esplicitamente desiderio carnale, desiderio così
totalizzante che rischia di soppiantare l’amore vero (tutto questo fino a Dante).
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GUIDO CAVALCANTI

Il sonetto parla dell'esperienza disforica dell'amore. Viene descritto nel sonetto la fenomenologia dell'amore e del come ci si innamora. Il "De Anima" di Aristotele, l'autore presenta la sua concezione di come funzioni la psiche umana dicendo che è chiaro che tutti gli esseri viventi hanno un'anima, un organismo interno che consente la crescita omogenea di uno stesso tipo di esemplare. Es: il nocciolo di un melo, diventa un albero di melo. L'anima vegetativa quindi permette la vita ed è di tutti i viventi. Ma c'è una seconda anima che non hanno tutti gli esseri viventi ma soltanto alcuni: l'anima sensitiva; quella che fa sì che ogni situazione venga organizzata. C'è una terza anima: l'anima razionale che aiuta alla progettualizzazione. La questione si interroga dunque su come mai si arriva dall'esperienza sensitiva a quella razionale. La seconda e la terza anima hanno bisogno di dialogare molto di più, grazie a che cosa però riescono ad interagire tra loro? Grazie alla fantasia (la imaginatio ); la membrana che permette di trasformare un sentimento in un concetto. È da questo punto di vista che le passioni devono essere studiate. (odio, amore, ira) Il trattato è stato utilizzato infatti dai medici per scoprire le peculiarità fisiche che portavano determinate emozioni. L'amore, nel 200, è un'esperienza psichica incentrata sulla visibilità. Ciò che viene trattato nella poesia è sempre un aspetto fisico, di un'immagine. Cavalcanti, utilizza questi concetti, in una chiave tutta FISICA. Più precisamente, a Cavalcanti, arriva l'idea che il corpo è additato da pulsioni che provengono dalla psiche. Il sonetto “Voi che per li occhi mi passaste ‘l core” è tutto basato sul concetto espresso nel “De Animae” di Aristotele. Il tema centrale, l’innamoramento, viene espresso tramite la visione della donna amata; la sensazione visiva, l’immagine che si è prodotta negli occhi, arriva nella parte del cervello dove risiedeva la memoria e qui vi si fissa. Si riteneva che il cervello, una volta irrorato di sangue, portasse l’immagine della donna amata fino al cuore. Gli effetti fisici dell’amore erano dovuti al fatto che il cuore era sovraccaricato. I poeti italiani, dal 1230 al 1260, riflettono profondamente su quali siano i movimenti interiori dell’innamoramento sia della fase successiva dell’amore, la nascita, la crescita, il raffinamento. Partendo dal Notaro, l’amore è una questione individuale, non è una questione sociale; viene descritto tutto ciò che riguarda la sensazione dell’amore interiore. Voi che per li occhi mi passaste 'l core e destaste la mente che dormia, guardate a l'angosciosa vita mia, che sospirando la distrugge Amore. E' vèn tagliando di sì gran valore, che' deboletti spiriti van via: riman figura sol en segnoria e voce alquanta, che parla dolore. Questa vertù d'amor che m'ha disfatto da' vostr'occhi gentil' presta si mosse: un dardo mi gittò dentro dal fianco. Sì giunse ritto 'l colpo al primo tratto, che l'anima tremando si riscosse veggendo morto 'l cor nel lato manco. PARAFRASI: Voi che attraverso gli occhi mi avete trapassato il cuore e avete destato la mente addormentata, guardate la mia vita angosciosa, che Amore distrugge tra i sospiri. Egli [Amore] viene colpendo con così grande maestria che i miei deboli spiriti vitali vengono meno: rimane solo il mio aspetto esteriore, in balìa [dell'amore], e un po' di voce che esprime dolore. Questa virtù amorosa che mi ha distrutto è partita dai vostri occhi nobili: essa mi ha colpito il fianco con una freccia. Il colpo mi raggiunse in pieno al primo tentativo, al punto che l'anima, tremando, si riscosse vedendo il cuore morto nel lato sinistro. Per Guido Cavalcanti, l’amore è sofferenza; sofferenza fisica, sofferenza d’animo, sintomi negativi corporei portati dall’innamoramento verso la donna amata. Però, non bisogna credere che Cavalcanti non intenda l’amore come la cosa più grande e più forte che c’è al mondo. Il gruppo sviluppatosi prima degli stilnovisti, prende il nome di “intendenti d’amore”. L’amore è consapevolmente ed esplicitamente desiderio carnale, desiderio così totalizzante che rischia di soppiantare l’amore vero (tutto questo fino a Dante).

Noi sian le triste penne isbigotite , A le cesoiuze e ’l coltellin dolente B c’avemo scritte dolorosamente B 4 quelle parole che vo’ avete udite. A Or vi dician perchè noi sian partite A e sian venute a voi quì di presente: B la man, che ci movea, dice che sente B 8 cose dubiose nel core apparite, A le quali anno destrutto sì costui ed ànno ’l posto sì presso a la morte, 11 ch’altro non n’è rimaso che sospiri. Or vi preghian quanto possian più forte, che non sdegnate di tenerci noi 14 tanto, ch’un poco di pietà vi miri. Isbigotite: “mi lasci sbigottito vuol dire ‘non riesco a trovare le parole per descrivere la situazione in cui mi metti’” (le penne non si aspettavano di stare senza qualcuno che le volesse, che faremo una volta abbandonate?). Noi siamo le cesoiuzze, il coltellino che hanno scritto delle parole dolorose le quali voi avete udito in precedenza. Le cose che abbiamo scritto hanno avvicinato così tanto il poeta vicino la morte che di noi non è rimasto altro che sospiri. L’elemento stupefacente è che il dialogo con l’amata viene svolto tramite gli strumenti utilizzati per scrivere. Cavalcanti in questo sonetto, esplicita tramite i personaggi, che la poesia è lo strumento di chi ama. Senza questo tramite (penne, carta...) non ci potrebbe essere interazione con il pubblico. La mano però che scriveva ha abbandonato tutto ciò che utilizzava per parlare d’amore. Le penne chiedono dunque di tenerle vicino a loro. Dai siciliani fino agli stilnovisti la lirica rappresenta una realtà interiore e non universale. Espressione e rappresentazione delle proprie sensazioni interne. Da più a uno face un sollegismo: A in maggiore e in minor mezzo si pone, B che pruova necessario sanza rismo; A da ciò ti parti forse di ragione? B Nel profferer, che cade'n barbarismo, A difetto di saver ti dà cagione; B e come far poteresti un sofismo A per silabate carte, fra Guittone? B Per te non fu giammai una figura; C non fòri ha' posto in tuo un argomento; D induri quanto più disci; e pon' cura, C ché 'ntes' ho che compon' d'insegnamento D volume: e fòr principio ha da natura. C Fa' ch'om non rida il tuo proponimento! D Guittone divide la sua poetica in due parti: Guittone Cortese e Fra Guittone. Lo stesso poeta che parla dell’ amore eros ad un certo punto, dopo la sua conversione, sviluppa una lirica d’amore morale. La cosa importante da ricordare è che Guittone è stato il punto di riferimento sia per chi faceva parte dell’antica maniera sia per coloro che, come Dante, costituivano la maniera moderna.

Perch’i’ no spero di tornar giammai, ballatetta, in Toscana, va’ tu, leggera e piana, dritt’a la donna mia, che per sua cortesia ti farà molto onore. Poiché io non spero di tornare più in Toscana, cara ballata, va' tu lieve e affabile, direttamente dalla mia donna, che per la sua cortesia ti accoglierà onorevolmente.

Tu porterai novelle di sospiri piene di dogli’ e di molta paura; ma guarda che persona non ti miri che sia nemica di gentil natura: ché certo per la mia disaventura tu saresti contesa, tanto da lei ripresa che mi sarebbe angoscia; dopo la morte, poscia, pianto e novel dolore. Tu senti, ballatetta, che la morte mi stringe sì, che vita m’abbandona; e senti come ’l cor si sbatte forte per quel che ciascun spirito ragiona. Tanto è distrutta già la mia persona, ch’i’ non posso soffrire: se tu mi vuoi servire, mena l’anima teco (molto di ciò ti preco) quando uscirà del core. Deh, ballatetta, a la tu’ amistate quest’anima che trema raccomando: menala teco, nella sua pietate, a quella bella donna a cu’ ti mando. Deh, ballatetta, dille sospirando, quando le se’ presente: «Questa vostra servente vien per istar con voi, partita da colui che fu servo d’Amore». Tu, voce sbigottita e deboletta ch’esci piangendo de lo cor dolente, coll’anima e con questa ballatetta va’ ragionando della strutta mente. Voi troverete una donna piacente, di sì dolce intelletto che vi sarà diletto starle davanti ognora. Anim’, e tu l’adora sempre, nel su’ valore. Tu le porterai notizie di sospiri, piene di dolore e di molta paura; ma sta' attenta che non ti veda nessuno che sia nemico della nobiltà: infatti per la mia infelicità tu saresti certo incompresa e tanto criticata che ciò mi causerebbe angoscia; e poi, dopo la mia morte, [mi causerebbe] pianto e nuovo dolore. Tu, cara ballata, senti che la morte mi stringe a tal punto che la vita mi abbandona; e senti come il cuore batte forte a causa di ciò che esprime ogni mia funzione vitale. La mia persona è già tanto sfatta che io non posso sopportare ulteriormente: se tu vuoi rendermi un servizio, porta con te la mia anima (te ne prego con tutto il cuore) quando uscirà dal mio cuore. Orsù, cara ballata, raccomando alla tua amicizia quest'anima che trema: portala con te, nella sua angoscia, a quella bella donna alla quale ti mando. Orsù, cara ballata, dille tra i sospiri quando sarai di fronte a lei: «Questa vostra serva viene per stare con voi, dopo aver lasciato colui che fu servo d'Amore». Tu, voce sbigottita e flebile che esci piangendo dal mio cuore addolorato, parla [alla donna] con la mia anima e con questa cara ballata della mia anima distrutta. Voi troverete una piacevole donna, di carattere così dolce che sarà per voi una gioia starle sempre accanto. E tu, anima mia, adorala sempre nella sua virtù. Metro: ballata formata da quattro stanze di dieci versi ciascuna (endecasillabi e settenari), con schema della rima ABABBccddx; ripresa di sei versi corrispondenti alla sirma di ogni stanza, con schema Abbccx (l'ultimo verso di ogni stanza presenta sempre la stessa rima x). Il tono è dimesso e tendente all'elegiaco, conformemente alla scelta del metro (la ballata era una forma metrica meno solenne della canzone e del sonetto); il linguaggio è semplice e lineare, secondo i dettami del trobar leu abbracciato dagli Stilnovisti.