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Uni appunti di dieci, Sintesi del corso di Lingua Araba

Questo documento è un documento

Tipologia: Sintesi del corso

2025/2026

Caricato il 15/04/2026

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  • Scheda

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA

Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, Umane e della Formazione

Corso di laurea

In

Filosofia e Scienze e Tecniche psicologiche

Tesi di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni

MOBBING E BENESSERE PSICOLOGICO

Prof. Franco Cocchi Cammerini

Marta

Anno accademico 2025-

INTRODUZIONE

Il Mobbing è un fenomeno che prende vita sul posto di lavoro, dove superiori o colleghi quotidianamente e per periodi di tempo continui prendono parte attiva in comportamenti di emarginazione sociale,sabotaggio professionale e violenza psicologica nei confronti di un individuo. La parola proviene dal verbo inglese ‘’to mob’’ ( assalto di gentaglia o plebaglia) e dal latino ‘’mobile vulgus’’(il movimento della gentaglia)

Il mobbing e’ caratterizzato dalla presenza di due soggetti minimo, ovvero il mobber ed il mobbizzato e da atteggiamenti oppressivi e ostili che continuano nel tempo con lo scopo di isolare il mobbizzato e impedirgli di esercitare il suo lavoro tranquillamente

Heins Leymann, psicologo e psichiatra di origine tedesca che ha dedicato gran parte dei suoi studi sulle dinamica lavorative negative, definisce il mobbing sul lavoro: “una forma di terrorismo psicologico che implica un atteggiamento ostile e non etico posto in essere in forma sistematica da uno o più soggetti, di solito nei confronti di un unico individuo che, a causa di tale persecuzione, si viene a trovare in una condizione indifesa e diventa oggetto di continue attività vessatorie e persecutorie che ricorrono con frequenza sistematica nell’arco di un periodo di tempo non breve, causandogli considerevoli sofferenze mentali, psicosomatiche e sociali”

CAPITOLO 1

Come distinguere il mobbing dal conflitto lavorativo

E’ essenziale delineare la distinzione tra mobbing e conflitto lavorativo, che

nonostante possano sembrare facce della stessa medaglia presentano differenze

importanti, che sono fondamentali da delineare per gestire al meglio la

situazione, sia sotto il profilo morale, sia dal punto di vista legale

1.1 Mobbing o conflitto? La componente temporale rappresenta un pilastro per capire la differenza tra mobbing e semplice conflitto, insieme alla differente dinamica relazionale che nasce tra colleghi. Mentre nel mobbing si assiste a un vero e proprio squilibrio relazionale in cui il mobbizzato e’ vittima del mobber , nel conflitto il contrasto e’ bilaterale e non comportano conseguenze psicologiche tali da essere riportate ma sono risolvibili tramite interventi organizzativi o di mediazione CAPITOLO 2

Il mobbing verticale

Nel caso del mobbing verticale, lo squilibrio della relazione assume una

connotazione prettamente gerarchica che si manifesta nell’abuso di potere da

parte del superiore, eccedendo i limiti della normale gestione del personale.

(Leymann, 1996; Ege, 2001).

Proprio a causa della differenza gerarchica, il mobbizzato viene messo in una

situazione di grande vulnerabilita’ non avendo possibilita’ di difesa senza mettere

a rischio il proprio lavoro. Si innesca di conseguenza una dinamica in cui l’abuso

avviene in relazione al valore che la vittima dà al proprio impiego(Hirigoyen,

Il superiore puo’ arrivare a prendere decisioni o comportamenti scorretti

rendendo il rapporto lavorativo da collaborativo a prevaricatore. Nonostante un

capo dovrebbe aver maggior interesse nel costruire relazioni positive con i

propri lavoratori, nella pratica l’irrazionalita’ dei comportamenti individuali puo’

avere la meglio sulla razionalita’ organizzativa

A tal riguardo, Hirigoyen (2000, p. 71) definisce l’abuso di potere come il “potere

dei piccoli capi”:

“La maggior parte delle volte è il mezzo usato da un piccolo capo per

valorizzarsi. Per compensare la propria fragile identità, ha bisogno di

dominare e lo fa tanto più facilmente perché il subordinato, per paura

del licenziamento, non ha altra scelta che subire”.

Il mobbing verticale si manifesta più frequentemente attraverso lo sminuimento

professionale costante, di conseguenza disconoscimento del merito. Tale

dinamica viene spesso aggravata dalla ripetuta mettendo il lavoratore in una

posizione di grande vulnerabilità amplificando l'umiliazione, toccando

profondamente non solo la carriera ma anche la dignita’ personale

I risultati mostrano che esiste una relazione significativa tra le manifestazioni del mobbing e le reazioni delle vittime, così come tra queste ultime e le modalità di gestione del fenomeno. In particolare, circa il 22% degli intervistati ha dichiarato di aver vissuto esperienze riconducibili al mobbing, soprattutto in contesti lavorativi caratterizzati da condizioni ostili e poco favorevoli al benessere dei dipendenti.

2.3 Leadership e mobbing nei contesti organizzativi

Per quanto riguarda la prevenzione o la diffusione di comportamenti ostili, la leadership e’ uno delle variabili strutturali più rilevanti sul luogo di lavoro

I vari stili di Leadership hanno molteplici effetti e non incidono allo stesso modo sul fenomeno del mobbing ,come viene evidenziato dalla meta analisi di (CITA ARTICOLO) .Lo studio su un totale di 115.000 partecipanti analizza la workplace aggression che oltre al mobbing comprende bullying, inciviltà e altre forme di vessazione interpersonale.

In particolare, gli stili di leadership orientati al cambiamento, alle relazioni e ai valori etici risultano associati a una minore presenza di aggressività lavorativa.

La leadership etica emerge tra gli altri modelli di guida come la piu’ incline a condotte collaborative nel posto di lavoro, mostrano infatti la piu’ forte associazione negativa con i comportamenti vessatori

Anche la leadership trasformazionale, stile di leadership focalizzato sulla transazione

tra capo e subordinato, mostra una relazione negativa con il mobbing e con le altre

forme di aggressione organizzativa.

Invece, la forma di leadership che risulta maggiormente distruttiva è quella associata a un significativo aumento dei comportamenti abusivi, confermando il suo impatto negativo sul lavoro e sul clima relazionale. In particolare, la leadership abusiva mostra il legame più forte con l’aggressività sul lavoro, seguita da forme di leadership incivile, narcisistica e autoritaria, riconoscibili attraverso l’osservazione dei seguenti comportamenti: umiliazione e svalutazione pubblica dei collaboratori, critiche costanti e distruttive, uso di minacce o intimidazioni, attribuzione ingiusta delle colpe, mancato riconoscimento dei meriti e tendenza a ignorare o escludere i subordinati

2.4 Disturbi del sonno associati al mobbing

Una delle conseguenze piu’ frequenti e documentati del mobbing, essendo una delle conseguenze principali allo stress cronico e comportamenti oppressivi, e’ l’insorgenza di gravi disturbi del sonno

Infatti c'è una forte associazione tra le due cose,come dimostrato sia dagli studi clinici sia le indagini epidemiologiche: risvegli nel bel mezzo della notte, difficoltà a prendere

sonno, risvegli precoci , sensazione di sonnolenza diurna sono tutti sintomi riscontrati nelle vittime di mobbing. Essi rappresentano una delle conseguenze principali dello stress cronico e dei comportamenti oppressivi subiti dalle vittime di mobbing.(Punzi et al., 2008).

In una casistica esaminata presso una clinica del lavoro, circa due terzi dei soggetti con diagnosi compatibile con mobbing hanno riportato difficoltà ad addormentarsi e numerosi risvegli notturni, evidenziando come questi sintomi siano correlati alla quantità e frequenza di azioni negative subite (Punzi et al., 2008).

A conferma di ciò, uno studio condotto in Francia ha evidenziato come l'esposizione al mobbing incrementi significativamente il rischio di disturbi del sonno, anche isolando l'effetto di altri fattori concomitanti, quali i sintomi depressivi (Niedhammer et al., 2010)

Inoltre, studi contemporanei che utilizzano misurazioni oggettive del sonno tramite dispositivi di monitoraggio (actigrafia) hanno evidenziato che l’esposizione a comportamenti di bullismo/mobbing è associata a una minore durata del sonno, maggior numero di risvegli e aumentata frammentazione del riposo, con il ruolo dell’ansia come possibile mediatore di queste relazioni (Rodríguez‑Muñoz et al., 2025).

Questi dati dimostrano come il sonno non sia solo influenzato dalla fatica fisica, ma sia profondamente compromesso dallo stress psicologico cronico derivante da un ambiente lavorativo ostile. Poiché il sonno di qualità è fondamentale per la salute generale e il recupero psicofisico, il suo deterioramento può aggravare ulteriormente la salute mentale e fisica delle vittime di mobbing, aumentando il rischio di altri disturbi correlati allo stress cronico.

CAPITOLO 3

Conseguenze del mobbing

3.1 Lo stress occupazionale e la Sindrome da Stress Post-Traumatico

(SSPT)

Il mobbing non può essere derubricato a semplice conflitto interpersonale; la

letteratura scientifica lo definisce come una forma specifica di violenza

psicologica e un trauma cumulativo. Come evidenziato negli studi di Baran Tatar

e Yüksel (2019), l’esposizione prolungata a comunicazioni ostili ed eticamente

scorrette porta la vittima in uno stato di impotenza e assenza di difese ( helpless

and defenseless ).

In ambito clinico, è stato accertato che il mobbing può degenerare in una vera e

propria Sindrome da Stress Post-Traumatico (SSPT). Questo accade perché le

In sintesi, l'attacco sistematico alla sfera emotiva trasforma un lavoratore potenzialmente eccellente in un individuo fragile, dominato dall'idea di essere la causa del proprio malessere, un meccanismo che rende ancora più difficile la reazione o la denuncia.

3.3 Alterazioni del tono dell’umore: dalla disperazione reattiva al rischio

suicidario

Il passaggio da una situazione di conflitto a una condizione di patologia

conclamata è segnato da un profondo cambiamento nel tono dell’umore della

vittima. Come teorizzato da Heinz Leymann (1990), il mobbing agisce come un

"terrore psicologico" che annulla le risorse di coping dell'individuo. La vittima

cade in uno stato di totale impotenza ( helplessness ), caratterizzato da

un'alternanza tra stati di ansia acuta, iperattività e depressione reattiva.

Un contributo fondamentale di Leymann riguarda la gravità di queste alterazioni:

lo studioso stima infatti che una percentuale rilevante di suicidi (fino al 15% in

alcuni contesti europei) sia direttamente riconducibile a traumi da mobbing non

risolti. È inoltre cruciale sottolineare il rischio di "falsi positivi" nella diagnosi

psichiatrica: la vittima, nel tentativo di difendere la propria integrità, può

mostrare atteggiamenti di estrema vigilanza che vengono erroneamente

interpretati come tratti paranoidei, mentre rappresentano in realtà una risposta

logica a una sistematica violazione dei propri diritti. L'umore, dunque, non

risulta solo "depresso", ma profondamente segnato da una combinazione di

rabbia e disperazione per l'assenza di vie d'uscita legali e sociali.

3.4 3.4 Il riverbero del trauma: l'impatto sulla sfera relazionale e familiare

Il danno emotivo prodotto dal mobbing non rimane confinato all'interno del

perimetro aziendale, ma tende a "esondare" nella vita privata della vittima. Come

analizzato nella recente revisione sistematica di Jie, Mokhtar e Abdullah (2024),

questo fenomeno è spiegato dalla Teoria dello Spillover: le emozioni negative e

l'esaurimento emotivo accumulati durante le ore lavorative superano i confini

psicologici dell'individuo, riversandosi nel contesto domestico.

Questo "travaso" di negatività compromette gravemente il funzionamento

familiare. La letteratura evidenzia due meccanismi critici:

● Family Undermining: La vittima, privata delle proprie risorse mentali dal

mobbing, può manifestare involontariamente comportamenti di irritabilità

o distacco verso il partner e i figli, minando la coesione del nucleo

familiare.

● Effetto Crossover: Lo stress non colpisce solo il lavoratore, ma si

trasmette "per contagio" ai familiari. Il partner di una vittima di mobbing

finisce spesso per condividere i medesimi sintomi di ansia e tensione,

trasformando un trauma individuale in una crisi relazionale collettiva.

CAPITOLO 4

Approcci organizzativi e prevenzione del mobbing

Costruire la sicurezza psicologica è fondamentale per prevenire il bullismo sul luogo di lavoro e per sostenere il benessere dei dipendenti, le performance organizzative e l’engagement lavorativo. Questo studio ha sviluppato e valutato un intervento a breve termine volto a promuovere la sicurezza psicologica e le competenze comunicative. Il programma ha fornito strategie per affrontare situazioni di forte stress e ha favorito una comprensione condivisa della comunicazione onesta.È stato condotto uno studio clinico controllato randomizzato a cluster in un’azienda farmaceutica, con i reparti assegnati ai gruppi di intervento o di controllo.

4.1 Analisi dei fattori di rischio: l'organizzazione "malata"

Il mobbing non è un fenomeno isolato, ma il sintomo di una struttura organizzativa disfunzionale. Secondo Gembalska-Kwiecień (2019) , le cause principali risiedono in una struttura inadeguata e nella mancanza di principi trasparenti. Un'organizzazione diventa "fertile" per il mobbing quando mancano valori condivisi e definizioni chiare di ciò che è un comportamento accettabile.

I principali errori della dirigenza che alimentano questo fenomeno includono:

Eccesso di controllo e sfiducia: Un monitoraggio ossessivo che soffoca l'autonomia del lavoratore. ● Autoritarismo e segregazione: Una divisione netta e rigida tra superiori e subordinati che impedisce il dialogo. ● Carenze comunicative: Il rifiuto di discutere i problemi del team, favorendo la nascita di pettegolezzi e slandering (calunnie).

In questo contesto, il mobber non agisce da solo, ma trae forza da un sistema che lo supporta o lo tollera. Come evidenziato anche da Celep e Konakli (2013) nel contesto accademico, l'incompetenza manageriale nel gestire i conflitti trasforma divergenze professionali in persecuzioni sistematiche.

4.2 Strategie di prevenzione primaria e cultura del rispetto

psicosociale all’interno dei sistemi organizzativi è fondamentale per ridurre i danni e promuovere il benessere. Come molti fenomeni sociali, il mobbing, le molestie e gli abusi sessuali sul luogo di lavoro sono atti di violenza che possono essere prevenuti. Questo comportamento deriva tipicamente dall’incapacità di bilanciare il potere e da un livello compromesso di sicurezza psicologica. Esso provoca danni mentali e fisici, mina la fiducia e riduce la produttività.

BIBLIOGRAFIA

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Jie, Y., Mokhtar, D., & Abdullah, N. A. (2024). The relationship between workplace

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Leymann, H. (1990). Mobbing and psychological terror at workplaces. Violence

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Massara, V. IL MOBBING. [Inserire anno o link se disponibile, altrimenti citare

come dispensa/tesi].

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