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Tipologia: Sintesi del corso
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Strumento utilizzato alla fine del 1800 negli USA con la creazione delle grosse industrie nel settore ferroviario. Si basa formalmente sulla riclassificazione dello SP e del CE. E’ uno strumento informativo di vitale importanza per i soggetti interni e esterni all’azienda. Questi soggetti vengono definiti PORTATORI DI INTERESSE O STAKEHOLDERS (Banca, azionisti, clienti). Dal punto di vista temporale l’analisi di bilancio può essere effettuata in via:
La riclassificazione dello SP viene effettuata perché lo SP così come viene presentato dal Codice Civile (art
Gli elementi attivi verranno suddivisi in base alla loro capacità di trasformarsi in denaro in un periodo superiore o inferiore ai dodici mesi. L’attivo dello SP viene scomposto in due grosse categorie:
Una volta riclassificato lo SP divido ogni Macro classe per il totale e la moltiplico per 100. In questo modo ottengo l’espressione in percentuale della Macro classe.
Se voglio avere informazioni più approfondite vado a fare le relazioni tra attivo e passivo da cui scaturiranno indicatori e i relativi margini. Riguardo alla relazione tra attivo fisso e passivo consolidato gli indicatori sono:
Questo indicatore ci dice quanto del mio attivo fisso è finanziato dal capitale proprio. Dall’indice posso farne il MARGINE che si chiamerà:
MARGINE DI STRUTTURA PRIMARIO... CAPITALE NETTO. IMMOBILIZZAZIONI 0 Con questo margine non riusciamo ad effettuare la comparabilità con le diverse aziende a differenza dell’indice che si può comparare.
Questo indicatore mi dice come con le fonti di finanziamento riesco a coprire gli impieghi a lungo termine. Anche qui c’è il relativo margine:
Maggiore è questo valore maggiore sarà l’instabilità finanziaria. Il valore soglia di questo indicatore dovrebbe essere 1,5, se supero questo valore sono a rischio. Per quanto riguarda invece le relazioni tra attività correnti e passività correnti , a breve termine, gli indicatori saranno:
. ' '
CURRENT RATIO ATTIVITA CORRENTI PASSIVITA CORRENTI
Il MARGINE viene chiamato: CAPITALE CIRCOLANTE NETTO.. ATTIVITA CORRENTI ' PASSIVITA CORRENTI ' Se current ratio è ≥1 è una notizia apparentemente buona
Se il Quick Ratio è ≥1 è una buona notizia (questo perché non ho le rimanenze di magazzino che sono una posta meno liquida dell’attività correnti). Il margine sarà: MARGINE DI LIQUIDITA PRIMARIO.. ' LIQUIDITA IMMEDIATE ' PASSIVITA CORRENTI '
..... ' ' ' ACID TEST O INDICE DI LIQUIDITA SECONDARIO LIQUIDITA IMMEDIATE PASSIVITA CORRENTI
Vado a vedere come impattano tutti i costi che l’azienda sopporta verso l’esterno e il valore aggiunto mi dà la possibilità di determinare in base al netto dei costi esterni, quanto riuscirò a coprire i costi interni d’impresa più eventualmente gli altri costi extra caratteristica.
RICAVI= ricavi delle vendite, variazione delle rimanenze, incrementi di immobilizzazioni per lavori interni COSTI ESTERNI= sono tutti quei costi che l’azienda sopporta per esigenze esterne, materie prime, servizi, variazioni delle rimanenze di materie prime COSTI INTERNI= per definizione sono i costi del personale (salari e stipendi, oneri sociali e accantonamento tfr) MOL= ammortamenti beni materiali/immateriali SALDO GESTIONE EXTRACARATTERISTICA= altri proventi più oneri diversi di gestione Il valore aggiunto remunera fattori a capitale fisso (ammortamenti, interessi). E’ quello che mi permette di coprire tutti i costi operativi e non solo, anche quelli di gestione.
Esistono diverse configurazioni del capitale netto d’azienda: CAPITALE DI COSTITUZIONE = E’ il capitale al momento della costituzione dell’azienda, rappresentato dall’insieme dei beni conferiti dai sottoscritti. Nel caso di soli conferimenti in denaro il capitale di costituzione è una quantità misura. Nel caso di conferimenti in natura il capitale è suscettibile di valutazione (quantità astratta). I conferimenti in natura sono rilevati a valori correnti. (BILANCIO DI COSTITUZIONE). CAPITALE DI FUNZIONAMENTO = E’ il capitale valutato con riferimento a un’azienda in attività. E’ il capitale determinato in sede di redazione del bilancio ordinario d’esercizio applicando il principio del “going concern”. Il bilancio d’esercizio è redatto secondo criteri civilistici funzionali al calcolo del reddito distribuibile e del valore astratto del capitale netto. (BILANCIO ORDINARIO DI ESERCIZIO). CAPITALE DI LIQUIDAZIONE = E’ il capitale aziendale nel momento della “cessazione assoluta” dell’attività aziendale (cessazione volontaria o forzosa). Il sistema aziendale viene “disintegrato”; la valutazione dei singoli elementi è di carattere atomistico perché il sistema aziendale non esiste più. Gli elementi attivi sono valutati al valore di presunto realizzo netto; gli elementi passivi sono stimati al valore di estinzione. (BILANCIO DI LIQUIDAZIONE) CAPITALE DI TRASFORMAZIONE = E’ il capitale al momento del cambiamento della veste giuridica dell’impresa. (BILANCIO DI TRASFORMAZIONE). CAPITALE DI TRASFERIMENTO = E’ il capitale al momento della cessazione dell’azienda, in senso stretto (vendita a terzi) e in senso lato (fusione,scissione,ecc). (BILANCIO DI FUSIONE, SCISSIONE, CONFERIMENTO ECC). Il capitale di trasferimento è un configurazione “poliforma”, che assume differenti valori e/o denominazioni secondo chi effettua la stima. Il capitale di trasferimento:
IL CAPITALE ECONOMICO è quindi un valore asettico, generale, astratto, neutrale e non fa riferimento a persone. Esso è dato dal rapporto tra il reddito prospettico dell’azienda (R) ed il tasso di remunerazione congrua (i).
FORMULA REDDITUALE: W R i
Il CAPIALE ECONOMICO stabilito dal perito indipendente incontra i favori di entrambe le parti perché è superiore al prezzo minimo ed inferiore al prezzo massimo accettabili dalle parti. Il prezzo di vendita finale di un’azienda è funzione di:
Esistono differenti tecniche utilizzabili ai fini della stima del capitale economico aziendale. La dottrina ha individuato i seguenti requisiti necessari affinché la tecnica adottata sia affidabile, qualunque essa sia:
I metodi diretti si basano sui valori di borsa. La propensione al mercato e l’assunto che i “prezzi fatti” rappresentano, di norma, la valutazione più affidabile, fanno sì che tale metodi siano impiegati diffusamente nei paesi di origine anglosassone. I metodi diretti in senso stretto si distinguono in due categorie a seconda che l’impresa valutanda sia quotata o meno presso una Borsa valori. In questo caso si fa uso del seguente algoritmo:
W (^) P mi i
Dove: W è il valore del capitale economico;
(in base al periodo di riferimento il Valore Economico varia) Nel caso di un’azienda non quotata il valore economico del capitale viene definito come media aritmetica semplice o ponderata, dei valori medesimi desunti da un numero selezionato di aziende, paragonabili per dimensione, fatturato, capitale investito, risultati economici, struttura finanziaria ecc.. In questo caso si fa uso del seguente algoritmo:
W (^) Wi pi
Dove: W è il valore del capitale economico
transazioni riguardanti imprese simili a quelle da valutare
Si valuta l’azienda target in base ai prezzi di mercato di un campione di aziende similari per tecnlogia,
A,B,C e D. Questa impostazione produce dei moltiplicatori che possono essere:
Il metodo consiste nell’uguaglianza di 2 rapporti, dei quali, uno riguarda l’azienda target e l’altro riguarda il campione de aziende similari. I multipli sono ottenuti dal rapporto tra prezzo dell’azione e una quantità espressiva della performance contabile dell’impresa. In genere i multipli più usati sono:
Dove i valori espressi con la “t” in pedice sono quelli dell’azienda da valute (target): al numeratore il valore economico dell’azienda valutanda, al denominatore l’utile. Invece al secondo membro il rapporto è rappresentato: al numeratore il “prezzo” delle aziende con caratteristiche similari (cosiddette campione), al denominatore lo stesso moltiplicatore, usato per l’impresa da valutare, riferito sempre al gruppo di aziende ritenuto omogeneo. Da questa formula, esposta, il valore incognito è quello economico dell’azienda target, attraverso brevi passaggi algebrici si ottiene:
si ponga: campione campione
P m E Wt m E t dove m è il moltiplicatore semplice. Lo stesso metodo si
applica agli altri apporti (P/CF, P/S e P/BV). Il rapporto prezzo/utili (P/E) è il moltiplicatore più ampiamente utilizzato, in quanto facile da impiegare perché sintetizza varie informazioni come il grado di rischio e la crescita dell’azienda. Gli esperti suggeriscono di far riferimento ad un utile “normalizzato”, per eliminare i componenti straordinari di reddito, o servirsi di un utile medio di più esercizi per evitare “punte” eccezionale. I MULTIPLI sono ottenuti dal rapporto tra prezzo dell’azione e una quantità espressiva della performance contabile dell’impresa, se quest’ultima è desunta dall’ultimo bilancio storico il multiplo è definito trailing, mentre se tale quantità è rappresentata da un valore atteso (basato su stime future), allora il multiplo verrà definito leading.
Nei metodi diretti, fondati sul cosiddetto entity approach to valuation, la stima del campione economico dell’impresa viene effettuata sottraendo al valore economico delle attività (firm value) il valore di mercato dei debiti finanziari. I metodi in parola sono espressi mediante la seguente uguaglianza: dove ai simboli noti si aggiungono:
Il simbolo P è il valore di mercato del capitale proprio, che sommato a Dcampione , indica il valore
L’espressione, al secondo membro in parentesi, è il moltiplicatore di mercato e la sua corretta
individuazione dipende dal campione significativo di aziende comparabili e dalla definizione di Kcampione ,
che può essere rappresentato dal margine operativo netto (EBIT earning before interests and taxes) o dal margine operativo lordo (EBITDA earning before interests, taxes, depreciation and amortization); tali margini escludono alcune informazioni:” non tengono conto della struttura finanziari e dell’efficienza delle politiche finanziarie e tributarie; l’EBITD neppure del peso delle immobilizzazioni. Ne deriva che i moltiplicatori più impiegati nella pratica valutativa sono:
La figura è ricavata da dati pubblicati in un noto studio accademico effettuato da Fama e French. Gli autori hanno esaminato la performance di lungo termine delle value stock e delle growth stock. Prima hanno preso tutte le azioni quotate al New York Stock Exchange (NYSE) e NASDAQ. Poi hanno suddiviso i titoli azionari in dieci gruppi in base al rapporto P/BV. Il gruppo è rappresentato dalle value stock più estreme; il gruppo 10 dalle growth stock più estreme. Fama e French hanno analizzato un periodo di 27 anni. Il risultato sorprendente è stato che le value stock hanno reso molto di più delle growth stock. In particolare, in media, le value stock più estreme ( gruppo 1) sono aumentate di prezzo 7 volte in dieci anni; mentre le azioni cosiddette growth appartenenti al gruppo 10, si sono solo raddoppiate nel corso di 10 anni successivi.
Il Fed Model si basa sullo studio di tre ricercatori della Federal Reseve, i quali hanno evidenziato una stretta correlazione tra lo earning yeld, l’inverso del rapporto prezzo utili, ossia l’E/P ricavato dell’indice S&P 500,
(Il modello FED, quindi, nell’applicazione dei metodi diretti, può essere un buon indicatore per verificare se il mercato, nell’istante della valutazione è sottovalutato o sopravalutato e quindi se poter impiegare o meno i multipli).
L’evidenza empirica del modello non sembra reggere quando l’inflazione è estremamente bassa o quando l’indice dei prezzi al consumo ristagna e/o addirittura vi sono tendenze deflazionistiche come afferma il Siegel: “poiché i tassi d’interesse e l’inflazione si sono ridotti, raggiungendo i livelli più bassi da quarant’anni a questa parte, gli investitori dovrebbero evitare di utilizzare il modello della FED. Le azioni sicuramente si gioverebbero di ulteriori riduzioni dei tassi di interesse da parte della FED ma la diminuzione dei tassi sui titoli di stato a lungo termine segnala sovente forti tendenze deflazionistiche e recessive. In tali circostanze, le imprese avrebbero difficoltà ad aumentare i prezzi di vendita per coprire i costi. La deflazione mira alle fondamenta il potere delle imprese di stabilire i prezzi e ciò che determina una riduzione dei margini di profitto. Inoltre, poiché è estremamente difficile che le imprese riescano a negoziare tagli dei salari nominali, la deflazione aumenta i costi salariali in termini reali, riducendo i profitti. Le attività nominali, come le obbligazioni, perciò brillano nei momenti di deflazione, ma i titoli reali ne soffrono”. Nel 1934 Graham e Dodd affermavano che il P/E di un’azienda quotata non dovrebbe superare 15 volte la media degli utili.
Il tasso di attualizzazione rappresenta il fattore critico nei metodi valutativi basati sui flussi, poiché una sua stima errata può condurre a risultati fuorvianti nella determinazione del valore economico di un’azienda. Il saggio di sconto può essere definito come il tasso minimo di rendimento, che rende gli azionisti indifferenti tra l’investimento nel capitale d’azienda o in un’attività alternativa. Il tasso in questione può essere calcolato “partendo da un saggio d’interesse per impieghi di capitali sicuri e liquidi ed a frutto conseguibile senza assunzione di rischi d’impresa e senza lavoro (come ad esempio impieghi in titoli di stato) e maggiorando questo saggio in misura più o meno elevata, in relazione al rischio dell’investimento nell’azienda oggetto di stima. Questo può essere sintetizzato con il seguente algoritmo:
Nella pratica per stimare un tasso di rendimento privo di rischio si fa ricorso al saggio di interesse dei titoli di Stato, e a causa della natura pubblica dell’emittente, della significatività del tasso dovuta ai rilevanti volumi in circolazione e all’elevata liquidità degli investimenti effettuati in tali categorie di titoli. Essendo gli investimenti reali, in generale, in genere, a medio-luogo termine, è consigliabile relativamente al nostro Paese, fare la media dei rendimenti dei B.T.P. e i C.C.T. Per quanto riguarda la seconda componente del tasso di sconto, il premio per il rischio, esso varia, in linea generale, in funzione di due variabili fondamentali: il rischio specifico, associabile alla singola impresa e al relativo settore, e il rischio generale
. Di seguito vengono proposte alcune metodologie finalizzate alla determinazione del premio per il rischio il Procedimento si Stoccarda, il Capital Asset Pricing Model (C.A.P.M), e i Metodi Attuariali.
Il Procedimento o Regola di Stoccarda nasce come “un’ordinanza amministrativa il 14 febbraio 1955, relativa alla valutazione della azioni non quotate e delle partecipazioni, sostituendo il precedente Procedimenti di Berlino (in tale procedimento l’Ufficio dei Prezzi della città di Berlino, nelle sue Direttive per il calcolo dei prezzi di costo e dei margini di profitti nelle aziende industriali pubblicate il 3 settembre 1946 ha ammesso che il rischio generale dell’azienda possa essere fissato all’1% sul volume degli affari, senza oltrepassare tuttavia il 3% dell’attivo necessario alla produzione). Nel PROCEDIMENTO DI STOCCRDA il reddito è ridotto del 30% per tener conto della non distribuzione di una parte dei profitti, la cui destinazione a riserva ha precisamente lo scopo di garantire una protezione di una parte dei profitti, la cui destinazione a riserva ha precisamente lo scopo di garantire una protezione contro le conseguenze del rischio generale d’impresa”. Nell’ordinanza si lascia una certa libertà di giudizio, consentendo una maggiore riduzione nel caso in cui “il reddito suscettibile di essere distribuito” dovesse essere condizionato da spese straordinarie ed inevitabili, senza che tali spese contribuiscano direttamente ad accrescere La capacità del reddito. Il procedimento in parola è stato fatto proprio dalla U.E.C. (Unione Europea degli Esperti Economici, Contabili e Finanziari) nel