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Verdi e Wagner a confronto in sintesi
Tipologia: Appunti
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GIUSEPPE VERDI E RICHARD WAGNER (confronto) GIUSEPPE VERDI RICHARD WAGNER Nasce in provincia di Parma nel 1813. Massimo esponente del melodramma italiano. Evoluzione dell’opera: abolisce le ricercatezze decorative estranee alla vicenda. Crea l’opera unitaria. Nelle opere del primo periodo (1842-
I canti corali di Verdi divennero immediatamente i "mass-media" per il popolo italiano fomentando una nuova e travolgente passione patriottica. Richard Wagner fonda la "musica assoluta", la ricerca instancabile della musica: forma comunicativa e forza trascendentale, priva di testo, come anima totalizzante nei preludi e negli interludi. L'invenzione, non esclusiva, del leit-motiv assume una funzione metaforica, non solo per un continuo "contatto" con l'intreccio delle narrazioni, quasi di richiamo metafisico. È da sottolineare inoltre che Wagner nella sua "Tetralogia" ha realizzato una complessa produzione dialettica drammaturgica d'incontro tra nessi simbolici e culturali dell'antica tradizione germanica tra leggende e storia del popolo tedesco. Troppe le differenze. Italiano, tedesco. Compositore di opere, creatore di drammi musicali. Suonatore di tastiere (la spinetta che si oggi si vede al Museo della Scala) ma aspirante allievo di conservatorio, l'uno. Fieramente autodidatta l'altro. Nemico del dilettantismo (perfino nella cura del giardino della villa di Sant'Agata e delle semine nei suoi campi), dell'apparenza, della politica, della mondanità (se si esclude quella colta del Salotto Maffei o la discreta eleganza dell'Hotel et de Milan, che fu la sua prima camera ardente), l'uno. Librettista, filosofo, imprenditore, rivoluzionario, teorico, regista e quant'altro improvvisato, l'altro, amante e frequentatore interessato di salotti del potere e anticamere imperiali. Economo, contadino e senza velleità cosmopolite né extra operistiche Giuseppe Verdi. Spendaccione, cittadino e con l'ambizione di diventare un artista "totale", noto in tutto il mondo, Richard Wagner. L'uno ha voluto e finanziato una Casa di Riposo per Musicisti ("la mia più grande opera"), l'altro ha elemosinato per anni i fondi necessari al teatro di Bayreuth, destinato a perpetuare la tradizione esclusiva delle sue opere. I l derby artistico e personale non prevede il fischio finale. La partita sempre aperta, in Italia è iniziata a metà Ottocento quando nel pieno del monopolio verdiano Lohengrin fu rappresentato a Bologna e di lì a poco a Firenze, città e teatri considerati innovativi, e forniti dall'Editore Lucca, stampatore soprattutto di autori non italiani. L'esordio del 1 novembre 1871 fu un evento speciale: dopo le perplessità iniziali la 'musica dell'avvenire' sconvolse il pubblico A Milano l'intreccio fu complicato dalla presenza degli ultras patriottici (cui già l'aggettivo tedesco non andava giù) mentre gli artisti scapigliati, che videro in Wagner il simbolo di ciò che doveva cercare la nuova Arte Italiana ne ebbero anche paura. Verdi, che aveva già respinto al mittente i sarcasmi della cricca boitiana, fece il suo dovere. Andò a Bologna, ascoltò Wagner e annerì di appunti lo spartito. giudizi poco carini 2 musicisti così potevano pubblicamente far finta di non capirsi ma sapevano di musica e di teatro troppo bene per non stimarsi tacitamente. Parole commosse e non casuali usate da Verdi alla morte di Wagner, il fatto che si fosse procurato tutti gli spartiti del collega, e che citasse come da seguire l'idea wagneriana di mettere l'orchestra in 'buca' nascondendola col direttore al pubblico (e così avvenne, anche alla Scala).