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versioni di catullo commentate, Appunti di Latino

descrizioni di varie versioni di catullo commentate a livello grammaticale e tradotte la dedica a cornelio nepote odi et amo viviamo e amiamo sulla tomba del fratello l'altro come un dio

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 06/06/2023

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CATULLO
LA DEDICA A CORNELIO NEPOTE
Carmina,1
Cornelio Nepote → personaggio storico a cui Catullo dedica il Liber Catulliano
Cui dono lepidum novum libellum
arida modo pumice expolitum?
Corneli, tibi: namque tu solebas
meas esse aliquid putare nugas
iam tum, cum ausus es unus Italorum
omne aevum tribus explicare cartis
doctis, Iuppiter, et laboriosis.
Quare habe tibi quicquid hoc libelli
qualecumque; quod, o patrona virgo,
plus uno maneat perenne saeclo
A chi dono questo nuovo, elegante libretto,
levigato or or con l’arida pomice?
A te, Cornelio: infatti tu eri solito
pensare che valessero qualcosa le mie bazzecole (sciocchezze)
già allora, quando osasti, solo fra gli Italici,
svolgere la storia universale in tre volumi
dotti, per Giove, e frutto di lunga fatica.
Prendi dunque questo libretto, quale che sia
e come che sia; che possa, o vergine protettrice,
durare per più di un secolo (di una sola generazione)
- metro → endecasillabi faleci → prevale il DATTILO (una luna e una breve)
|__ permette più musicalità
- verso 1 → lepidum novum libellum OMOTELEUTO
|__ vezzeggiativo di liber
- verso 1 → cui, pronome interrogativo
- verso 2 → arida pomice, IPERBATO (aggettivo distante dal nome a cui si
riferisce)
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CATULLO

LA DEDICA A CORNELIO NEPOTE

Carmina, Cornelio Nepote → personaggio storico a cui Catullo dedica il Liber Catulliano

Cui dono lepidum novum libellum arida modo pumice expolitum? Corneli, tibi: namque tu solebas → → meas esse aliquid putare nugas iam tum, cum ausus es unus Italorum → → omne aevum tribus explicare cartis → → doctis, Iuppiter, et laboriosis. Quare habe tibi quicquid hoc libelli qualecumque; quod, o patrona virgo, plus uno maneat perenne saeclo

A chi dono questo nuovo, elegante libretto, levigato or or con l’arida pomice? A te, Cornelio: infatti tu eri solito pensare che valessero qualcosa le mie bazzecole (sciocchezze) già allora, quando osasti, solo fra gli Italici, svolgere la storia universale in tre volumi dotti, per Giove, e frutto di lunga fatica. Prendi dunque questo libretto, quale che sia e come che sia; che possa, o vergine protettrice, durare per più di un secolo (di una sola generazione)

  • metro → endecasillabi faleci → prevale il DATTILO (una luna e una breve) |__ permette più musicalità
  • verso 1 → lepidum novum libellum OMOTELEUTO |__ vezzeggiativo di liber
  • verso 1 → cui, pronome interrogativo
  • verso 2 → arida pomice, IPERBATO (aggettivo distante dal nome a cui si riferisce)
  • verso 2 → expolitum, part perfetto congiunto a libellum
  • verso 3 → Corneli, vocativo in posizione incipitaria → si rivolge direttamente a Nepote
  • verso 3 → solebas, verbo semideponente che regge “putare aliquid”
  • verso 3-4 → solebas meas in ENJAMBEMENT
  • verso 4 → meas + nugas, iperbato
  • verso 4 → aliquid, in accusativo → complemento di stima
  • verso 4 → nugas → poesie di Catullo definite sciocchezze in confronto alle opere di impegno stoico di Cicerone
  • verso 5 → unus Italorum → genitivo partitivo in enjambement
  • verso 6 → aevum, SINEDDOCHE (tempo inteso come storia)
  • verso 6 → cartis, SINEDDOCHE (la parte per il tutto, carta per libro)
  • verso 7 → doctis, laboriosis → in enjambement e in iperbato con cartis
  • verso 7 → Iuppiter + patrona virgo (verso 9) → Catullo chiede protezione a queste divinità affinchè la sua opera si possa protrarre per lungo tempo
  • verso 8/9 → quicquid e qualecumque → aggettivi indefiniti
  • verso 8 → assonanza della “ i “
  • verso 8 → habe, imperativo di hebeo
  • verso 9 → quod, nesso relativo (et id)
  • verso 9 → assonanza “o”
  • verso 10 → maneat, congiuntivo esortativo

ODI ET AMO

Carmina, 85

metro → distico (un esametro + un pentametro) elegiaco

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior

Odio e amo. Perchè io faccia questo, tu per caso me lo chiedi. Non lo so, ma sento che accade e me ne tormento

  • verso 1 → odi et amo →OSSIMORO → provare un forte amore, ma allo stesso tempo odiare la persona amata
  • verso 1 → quare id faciam, interrogativa indiretta
  • verso 1 → allitterazione di “a” (dà maggior respiro)
  • prevale ASINDETO (in particolare dal vs 7 al vs 13)
  • verso 1 → vivamus e amemus OMOTELEUTO ( congiuntivi esortativi che richiamano alla vita e alla morte)
  • verso 2/3 → rumores e omnes ENJAMBEMENT in IPERBATO
  • verso 3 → unius assis, genitivo di stima in IPERBATO
  • verso 4 → assonanza “e” , consonanza “s”
  • verso 4/5 → occidere e occidit, POLIPTOTO
  • verso 5/6 → nobis cum...una dormienda, perifrastica PASSIVA
  • verso 5 → brevis lux, contrapposizione con soles in OSSIMORO
  • verso 5/6 → nox e lux, gioco fonico
  • verso 6 → nox perpetua, contrapposizione in CHIASMO
  • verso 6 → dormienda, gerundivo
  • verso 7 → “da” imperativo di do,das,dedi,datum,dare
  • verso 7-8-9 → OMOTELEUTO di “centum” (a fine verso)
  • verso 7-9 → EPANALESSI (ripetizione in qualsiasi punto) di “deinde”
  • 10 → “cum milia multa fecerimus”, temporale con futuro anteriore
  • verso 11 → “conturbabimus”, futuro semplice
  • verso 11 → “ne sciamus” → finale negativa
  • verso 12 → ne possit, finale negativa
  • verso 12 → “ne quis” = aliquid
  • verso 13 → cum narrativo
  • verso 7-12 → basia + basiorum, POLIPTOTO
    1. contrapposizione tra la vita dell’uomo, destinato a perire, e la vita della natura, eterna ed immutabile. A causa della brevità della vita, Catullo invita a godere dell’amore, fonte suprema di gioia
    2. tematica del bacio → unisce profondamente i due amanti in modo corporeo ; sancisce il patto del loro amore
    3. Catullo critica coloro che discriminano il loro amore, coloro che li invidiano e lo portano ad allontanarsi dall’amata. Per questo esorta Lesbia a moltiplicare i baci fino all’infinito

PARADIGMI

SULLA TOMBA DEL FRATELLO

Carmina, 101 metro → distici elegiaci

Multas per gentes et multa per aequora vectus advenio has miseras, frater, ad inferias, ut te postremo donarem munere mortis → consonanza “m” et mutam nequiquam alloquerer cinerem quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum, → consonanza “t” heu miser indigne frater adempte mihi. → assonanza “e” Nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum tradita sunt tristi munere ad inferias, accipe fraterno multum manantia fletu, → consonanza “m” atque in perpetuum, frater , ave atque vale → assonanza di “e” e di “a”

Essendo stato trasportato di gente in gente e di mare in mare o fratello, giungo a queste misere/tristi cerimonie funebri per consegnare a te il funereo (della morte) dono supremo e per parlare invano con la tua cenere muta poiché la fortuna (sorte) mi ha tolto proprio te o infelice fratello, sottratto/strappato precocemente al mio affetto Ora, tuttavia, queste offerte che io porgo secondo l’antico costume degli avi dono dolente per le cerimonie accoglilo pieno di molto pianto fraterno e, o fratello, ti saluto per sempre e addio

ANALISI

  • verso 1 → POLIPTOTO multas, multa + PARALLELISMO (per gentes, per aequora)
  • verso 1 → vectus → participio perfetto
  • verso 2 → has miseras ad inferias, IPERBATO con ANASTROFE → inversione ordine dei termini (ad dovrebbe stare davanti ad “has miseras”)
  • verso 3 → consonanza “m”

L’ALTRO COME UN DIO

Carmina, 51

Catullo → primo dopo Saffo (poetessa di Lesbo della Grecia eolica) || si pensa abbia fondato un tiaso → scuola per suole donne con rapporti lesbici

Catullo riprende lo schema della poesia d’amore di Saffo (Clodia verrà propria chiamata “Lesbia”

Ille mi par esse devo videtur, → assonanza “e” ille, si fas est, superare divos, → consonanza “s” qui sedens adversus identidem te spectat et audit

dulce ridentem, misero quod omnis → → eripit sensus mihi: nam simul te, → consonanza “s” e “m” Lesbia, aspexi, nihil est super mi vocis in ore

lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte → cononazna “s” tintinant aures, gemina tuguntur lumina nocte

Otium, Catulle, tibi molestum est: → consonanza “m” otio exultas nimiumque gestis. → consonanza “s” Otium et reges prius et beatas → → perdidit urbes

Quello mi sembra essere uguale ad un dio quello, se è lecito, supera gli dei quello che sedendo di fronte a te incessantemente

guarda e sente che tu ridi dolcemente: cosa questa che a me misero strappa ogni senso (capacità percettiva): infatti appena io ti ho visto, o Lesbia, niente mi rimane neppure la voce in gola

ma la lingua si intorpidisce, una fiamma sottile scorre sotto le membra, le orecchie risuonano di un suono proprio entrambi gli occhi sono ricoperti da una duplice tenebra

L’ozio, o Catullo, ti è dannoso nell’ozio smanii e ti agiti troppo l’ozio in passato ha distrutto sia re sia città felici

  • la donna amata da Catullo è di fronte → accanto a lei c’è un altro inizia una sintomatologia dell’amore descritta nel carme (inizia al vs 5)

● prima strofa → descrizione di una situazione di gelosia ● seconda e terza → sintomatologia dell’amore, la descrizione di tutti i sintomi che l’amore crea; il corpo si modifica e certe reazioni non sono più controllabili; prevale ASINDETO ● quarta → otium (tempo libero da dedicare agli studi e alla lettaratura) opposto al negotium (impegno politico propinato al tempo da Cicerone) || autoaccusa di Catullo → sta male per questo amore e dà la colpa all’ozio, ad essersi dedicato alla letteratura

  • verso 1 → videtur (personale poiché c'è il nominativo “ille”)
  • verso 1 → “mi” = mihi (dativo)
  • verso 1 → assonanza “e”
  • verso 1/2 → “ille” in ANAFORA
  • verso 2 → consonanza “s” in asindeto