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Le emissioni magmatiche, i tipi di magmi, le caratteristiche dei vulcani centrali e i tipi di eruzioni. Vengono trattati i magmi femici e sialici, i vulcani a scudo e stratovulcani, le colate laviche e i piroclasti. Inoltre, vengono presentati i fenomeni di vulcanesimo secondario come sorgenti termali e geyser.
Tipologia: Appunti
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Le emissioni magmatiche provocano la frattura della superficie, e creano un’eruzione magmatica. Il magma quindi giunge in superficie e provoca due tipologie di fratture (avviene un’emissione solamente di gas se c’è poca energia e pressione e quindi si creano geyser, ovvero getti di vapore e acqua bollente): le fratture lunghe in cui il materiale fuoriuscito tende a depositarsi lateralmente, creando un’eruzione lineare; le fratture piccole in cui il materiale tende a depositarsi intorno alla frattura, creando un’eruzione vulcanica, un vero e proprio edificio vulcanico. Importante è tipo di magma, che determina le caratteristiche del vulcano. I magmi femici sono più fluidi e hanno la densità dell’acqua. Solitamente causano eruzioni lineari; la loro temperatura è di 1200/1600°C e degassano molto. I magmi sialici hanno temperatura media o bassa, sono ricchi di gas e più viscosi. Non degassano molto.
I magmi femici danno origine ai vulcani a scudo. Questi hanno una superficie a scudo con una pendenza dolce fino al suolo. Se faccio una sezione di questi vulcani noto che sono formati dalla sovrapposizione di sottili strati di lava. I magmi sialici producono colate laviche di varie dimensioni. Questi danno origine agli stratovulcani, che risultano costituiti da lava e materiali piroclastici. Se aumenta la quantità di materiale che risale all’interno dell’edificio vulcanico, fenomeno che fa avvenire la condensazione di questo materiale. Il materiale inferiore continua a spingere a causa della pressione, creando degli eventi esplosivi. I coni di scorie sono formati da materiali piroclastici e lava solidificata che si formano durante un’eruzione esplosiva. Hanno forma conica con fianchi molto ripidi. In base a come si formano, possiamo avere una diversa morfologia del vulcano. In seguito all’emissione di materiali solidi o fluidi avremo colate ed espandimenti lavici, ignimbriti e coni di scorie. In seguito a eventi distruttivi o di sprofondamento avremo oltre ai crateri, le caldere e i diatremi. Le caldere sono delle depressioni con un ampio fondo piatto. Sono il risultato di un evento distruttivo o di uno sprofondamento dell’edificio vulcanico precedente. La camera magmatica del vulcano in questione si svuotava, facendo sprofondare il vulcano, generando appunto le caldere, che posso essere lunghe anche qualche chilometro. Il diatrema è invece un condotto vulcanico, originatosi in seguito a un’esplosione interna di gas.
Le colate laviche possono avere composizione basaltica, riolitica o andesitica. Quelle basaltiche o femiche hanno una temperatura di circa 1000-1200°C, sono poche viscose e creano espandimenti di poco spessore. Quelle riolitiche o sialiche hanno una temperatura di circa 800-900°C e sono più viscose; creano strutture bulbose come i duomi e le guglie vulcaniche. Le lave andesitiche o neutre hanno un comportamento intermedio e formano spesso strutture bollose, perché liberano con difficoltà i gas.
Sono frammenti solidi o semisolidi, di varie forme e dimensioni, eiettati dal vulcano in attività esplosiva. Sono classificati in base alle dimensioni; in ordine di grandezza crescente si parla di polveri, ceneri, lapilli e bombe. I piroclasti si depositano secondo tre meccanismi. -La caduta gravitativa è quello più comune: i piroclasti sono eiettati durante l’esplosione e ricadono per effetto della gravità; quelli più pesanti si depositano nei pressi del vulcano, mentre quelli fini possono essere trasportati a distanze notevoli. Quando i frammenti si uniscono tra loro otteniamo le rocce piroclastiche. -Le colate piroclastiche sono flussi velocissimi di materiale solido e fluido. Le nubi ardenti sono formate da polveri, ceneri e lapilli tenuti in sospensione da gas densi e caldi. I depositi prodotti da nubi ardenti si cementano facilmente, formando rocce piroclastiche sialiche chiamate ignimbriti. Sono colate laviche anche i lahar, flussi di fango, che si formano quando materiali piroclastici si mescolano con l’acqua di laghi e ghiacciai. Le onde basali sono colate di materiali piroclastici a bassa densità. Si forma dall’unione di magma e grandi quantità d’acqua che si infiltrano nel condotto vulcanico. A contatto con l’acqua, il magma si trasforma in vapore e aumenta la pressione, creando un’onda esplosiva. Il fenomeno, di forma a fungo, viene chiamato base-surge.
carbonio e solfuro di idrogeno, a contatto con l’aria, produce zolfo. Si parla di fumarole se l’emanazione ha colore biancastro ed è costituita da vapore acqueo o diossido di carbonio. Si parla di soffioni boraciferi se il vapore acqueo fuoriesce dal terreno a elevata temperatura e pressione. Il vapore dei soffioni è ricco di acido borico, solfuro di idrogeno e triossido di zolfo. Un altro fenomeno, legato alla presenza di masse magmatiche superficiali, è quello dei geyser, sorgenti d’acqua che zampilla ogni tanto con violenza. Questa acqua contiene una soluzione di carbonato di calcio e silicati. Nei terreni argillosi si può assistere alla fuoriuscita di acque fangose o salate che danno origine a laghetti o coni chiamati salse.
I vulcani attivi al mondo oggi sono circa 600. Sono distribuiti sia sulla Terra, che sui fondali marini e secondo precise fasce con caratteristiche geologiche definite. Un aspetto importante è che la distribuzione dei vulcani in fasce riguarda sia la composizione dei magma, sia il tipo di attività vulcanica prevalente. Una parte dei vulcani attivi si trova vicino o nelle dorsali oceaniche. Sono catene montuose che attraversano gli oceani. La cresta di questi dorsali presenta fratture che danno luogo a eruzioni sottomarine, con emissione di
lave basaltiche e fluide. Nell’oceano atlantico, questo tipo di attività ha dato origine all’Islanda e alle Isole Azzorre. Altri vulcani si trovano in prossimità di isole o fosse oceaniche, cioè depressioni in cui il fondale raggiunge le massime profondità. Si verificano eruzioni di lave andesitiche o riolitiche e danno luogo a eruzioni esplosive. La maggior parte di questi vulcani si trovano nella cintura di fuoco circumpacifica. Un gruppo di vulcani con lave di tipo basaltico è legato ad una serie di fratture lineari, note come fosse africane. Un ultimo gruppo ha una distribuzione atipica. Sono un gruppo di vulcani o isole continentali che emettono lave basaltiche. Sono isolati e quindi detti punti caldi, come i vulcani delle Hawaii.
L’area mediterranea è molto instabile dal punto di vista geologico. Gli studi geologici hanno individuato quattro province magmatiche diverse. La provincia magmatica toscana è formata da apparati vulcanici estinti. La provincia magmatica romano-campana comprende Vesuvio, Ischia, i Campi Flegrei e tutta la costa tirrenica, che ha avuto un’attività vulcanica intensa e esplosiva in passato. La regione dei Campi Flegrei è a pericolo elevatissimo e instabile, testimoniata dal fenomeno del bradisismo. Il termine si utilizza per parlare di movimenti verticali della costa, lenti e senza scosse. Questi movimenti di emersione sommersione (bradisismo negativo e positivo) sono causati dalla presenza di magma in profondità. La provincia magmatica delle Eolie presenta anch’essa un’attività vulcanica esplosiva. Le sette isole Eolie hanno origine vulcanica e sono associati a vulcani sottomarini formando un arco vulcanico. Lo Stromboli, Vulcano e Lipari sono anch’esse isole vulcaniche. La provincia magmatica siciliana comprende l’Etna, che ha un’attività effusiva. Inizialmente era un apparato vulcanico sottomarino, poi l’area venne sollevata, formando un vulcano a scudo. Il magma subì un cambiamento a sialico e viscoso. L’Etna diventò quindi uno stratovulcano.