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WIKIRADIO DIECI PICCOLI INDIANI, Sintesi del corso di Storia Culturale dell'Europa

Riassunto intervista a Fabio Cleto su Dieci Piccoli Indiani

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 14/07/2021

Sararaaaa
Sararaaaa 🇮🇹

2.7

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Tutti sarebbero colpevoli di un omicidio che e' sfuggito alla legge umana ma che non puo' sfuggire allo
sconosciuto, a chi e' presente ovunque pur senza manifestarsi visibilmente.
Se questo e' il loro teatro del giudizio, la filastrocca altro non e' che la loro sentenza di esecuzione che
inesorabile gli attende: l'unico dubbio e' se si tratti di una corte di giudizio umana o divina.
Il luogo del delitto e' circoscritto, il numero dei sospettati limitati e la soluzione legata a un rompicapo di
ordine logico.
Nigger Island e' una forma essenziale di camera chiusa, in cui tutto si risolve in un gioco di intelligenza tra
criminale-detective e tra scrittrice-lettore.
Nel romanzo non c'e' nessuno che possa essere esentato dal sospetto e che possa farsi carico di condurre le
indagine e di guidare il lettore.
Questa e' la ragione per cui 10 piccoli indiani e' un poliziesco che si trasforma in un racconto di spionaggio.
Immersi in un campo di totale visibilita', tutti i personaggi sono contemporaneamente investigatori e
indagati, inquisitori e inquisiti, sospetti e giudici.
Il protagonista assoluto di Nigger Island e' il sospetto, fin dall'arrivo sull'isola per poi prendere
maggiormente campo dopo le accuse proclamate dal grammofono.
Il problema centrale del romanzo e' la questione delle identita' mascherate, della fiducia.
Altra protagonista assoluta e' dunque la veridizione, la capacita' di dire la verita'.
L'assenza di un ispettore pone quest'opera anche sotto il genere di thriller, poiche', inoltre, l'assassinio non
precede, le indagini ma l'accompagna.
Mancando l'investigatore in quanto mediatore, il lettore e' immerso nel medesimo ordine di terrore che
avvolge i protagonisti (nonostante la posizione del lettore sia privilegiata visto che ha accesso a pensieri dei
sospettati e, dunque, possiede elementi in piu').
Inesorabili, le sentenze hanno piena esecuzione sull'isola e, come recita la filastrocca, non rimane nessuno.
IL TEATRO DEL GIUDIZIO:
All'adattamento teatrale Agatha ci ha lavorato due anni e, a tale adattamento, si fara' particolare
riferimento per il finale nei film.
La soluzione adottata per rendere rappresentabile tale capolavoro e' stata trovata nel cambio dell'ultimo
verso della famosa filastrocca che, al posto di annunciare l'impiccagione dell'ultimo sopravvissuto, ne
annuncia il matrimonio (senza specificare con chi, quando e dove), dando cosi' anche una svolta romantica
all'adattamento.
Gli ultimi due sopravvissuti, infatti, si scopriranno poi non essere destinati alla morte, bensi' al matrimonio.
I due sopravvivono perche' contrappongono la passione amorosa al cinismo, al sospetto pervasivo che
presiede la corte di Nigger Island.
Ne testo teatrale, con un po' di fortuna e grazie alla cattiva mira di Vera nello sparare, sorprendono il
criminale: e' dunque un errore a salvarli.
Se il testo teatrale incentra il finale solo sul caso e lo determina solo su uno stereotipo misogino (la cattiva
mira delle donne), nei film la conclusione non solo diventa giustificata, ma necessaria.
L'adattamento al teatro, cosi' poi come al cinema, sembra rientrare nel destino del romanzo, un destino del
tutto coerente.
Nei film sara' invece un pieno atto di fiducia a salvarli e a smascherare l'identita' del colpevole che, non
essendo dio, si e' sbagliato sul loro conto.
10 piccoli indiani mette in scena un mondo impernato sul regime visivo, sullo sguardo.
E' evidente quanto lo sguardo sia centrale sull'osservazione ossessiva reciproca: osservare significa capire e
conoscere.
Tutto in 10 piccoli indiani e' recitazione: i personaggi sono ruoli sociali e narrativi.
Tutti i personaggi sono impegnati, consapevolmente o meno, a recitare una parte teatrale, un ruolo
all'interno di un canovaccio (in quanto la sua realizzazione richiede l'improvvisazione dei personaggi) scritto
da Owen, che viene consegnato loro all'arrivo dell'isola sotto forma di filastrocca.
Non a caso, ciascuno di loro corrisponde a una statuina, a una marionetta.
A presiedere la corte di 10 piccoli indiani non e' ovviamente dio, noi lettori lo sappiamo fin dallinizio: stiamo
leggendo un romanzo di Agatha Christie che, per definizione, non prevede cause soprannaturali o
trascendenti.
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Tutti sarebbero colpevoli di un omicidio che e' sfuggito alla legge umana ma che non puo' sfuggire allo sconosciuto, a chi e' presente ovunque pur senza manifestarsi visibilmente. Se questo e' il loro teatro del giudizio, la filastrocca altro non e' che la loro sentenza di esecuzione che inesorabile gli attende: l'unico dubbio e' se si tratti di una corte di giudizio umana o divina. Il luogo del delitto e' circoscritto, il numero dei sospettati limitati e la soluzione legata a un rompicapo di ordine logico. Nigger Island e' una forma essenziale di camera chiusa, in cui tutto si risolve in un gioco di intelligenza tra criminale-detective e tra scrittrice-lettore. Nel romanzo non c'e' nessuno che possa essere esentato dal sospetto e che possa farsi carico di condurre le indagine e di guidare il lettore. Questa e' la ragione per cui 10 piccoli indiani e' un poliziesco che si trasforma in un racconto di spionaggio. Immersi in un campo di totale visibilita', tutti i personaggi sono contemporaneamente investigatori e indagati, inquisitori e inquisiti, sospetti e giudici. Il protagonista assoluto di Nigger Island e' il sospetto, fin dall'arrivo sull'isola per poi prendere maggiormente campo dopo le accuse proclamate dal grammofono. Il problema centrale del romanzo e' la questione delle identita' mascherate, della fiducia. Altra protagonista assoluta e' dunque la veridizione, la capacita' di dire la verita'. L'assenza di un ispettore pone quest'opera anche sotto il genere di thriller, poiche', inoltre, l'assassinio non precede, le indagini ma l'accompagna. Mancando l'investigatore in quanto mediatore, il lettore e' immerso nel medesimo ordine di terrore che avvolge i protagonisti (nonostante la posizione del lettore sia privilegiata visto che ha accesso a pensieri dei sospettati e, dunque, possiede elementi in piu'). Inesorabili, le sentenze hanno piena esecuzione sull'isola e, come recita la filastrocca, non rimane nessuno. IL TEATRO DEL GIUDIZIO: All'adattamento teatrale Agatha ci ha lavorato due anni e, a tale adattamento, si fara' particolare riferimento per il finale nei film. La soluzione adottata per rendere rappresentabile tale capolavoro e' stata trovata nel cambio dell'ultimo verso della famosa filastrocca che, al posto di annunciare l'impiccagione dell'ultimo sopravvissuto, ne annuncia il matrimonio (senza specificare con chi, quando e dove), dando cosi' anche una svolta romantica all'adattamento. Gli ultimi due sopravvissuti, infatti, si scopriranno poi non essere destinati alla morte, bensi' al matrimonio. I due sopravvivono perche' contrappongono la passione amorosa al cinismo, al sospetto pervasivo che presiede la corte di Nigger Island. Ne testo teatrale, con un po' di fortuna e grazie alla cattiva mira di Vera nello sparare, sorprendono il criminale: e' dunque un errore a salvarli. Se il testo teatrale incentra il finale solo sul caso e lo determina solo su uno stereotipo misogino (la cattiva mira delle donne), nei film la conclusione non solo diventa giustificata, ma necessaria. L'adattamento al teatro, cosi' poi come al cinema, sembra rientrare nel destino del romanzo, un destino del tutto coerente. Nei film sara' invece un pieno atto di fiducia a salvarli e a smascherare l'identita' del colpevole che, non essendo dio, si e' sbagliato sul loro conto. 10 piccoli indiani mette in scena un mondo impernato sul regime visivo, sullo sguardo. E' evidente quanto lo sguardo sia centrale sull'osservazione ossessiva reciproca: osservare significa capire e conoscere. Tutto in 10 piccoli indiani e' recitazione: i personaggi sono ruoli sociali e narrativi. Tutti i personaggi sono impegnati, consapevolmente o meno, a recitare una parte teatrale, un ruolo all'interno di un canovaccio (in quanto la sua realizzazione richiede l'improvvisazione dei personaggi) scritto da Owen, che viene consegnato loro all'arrivo dell'isola sotto forma di filastrocca. Non a caso, ciascuno di loro corrisponde a una statuina, a una marionetta. A presiedere la corte di 10 piccoli indiani non e' ovviamente dio, noi lettori lo sappiamo fin dallinizio: stiamo leggendo un romanzo di Agatha Christie che, per definizione, non prevede cause soprannaturali o trascendenti.

Owen e' del tutto umano e, nell'ambire al ruolo di giudice supremo e di grande regista supremo della trama giudiziale, si e' arrogato il potere divino, mettendo ordine nel caos, governando il caso attraverso un disegno, attraverso la necessita'. Qui sta la sua grandezza ma anche la ragione del suo fallimento. Nel romanzo la spiegazione non viene fornita direttamente dal criminale, e' fornita da un messaggio in una bottiglia che verra' ritrovata e consegnata a Scotland Yard. E' proprio questo messaggio a sottrarre alla scena il suo carattere di delitto perfetto, a fornire, cioe', agli inquirenti una spiegazione e una ricostruzione altrimenti difficile. Affidato al caso, inseparabile dalla necessita' nell'ordine poliziesco, il testamento spirituale del criminale ne dichiara il desiderio di costituirsi come principio di giustizia infallibile ma, allo stesso tempo, di essere riconosciuto in quanto tale, come ogni artista desidera che la sua arte gli sia riconosciuta e celebrata. L'artista del crimine, chi ha creato una perfetta architettura criminale e ne ottiene pieno riconoscimento e' esibito gia' in copertina: si tratta di Agatha Christie. Il criminale del romanzo, con il suo desiderio di essere riconosciuto, ne e' pienamente un alter-ego, un suo tramite di azione: e' lei la presenza assente, la figura umana e al tempo stesso semidivina, che ha ordito la trama, che ha mosso i burattini, che li ha condotti nel conto alla rovescia in 10 piccoli indiani, e' lei che ha creato un paradosso, un delitto che puo' essere perfetto benche' svelato.