Documento sulla divina commedia, Cheat Sheet of Law

La divina commedia di Dante Alighieri spiegata attraverso le sequenze di una classe di scuola media

Typology: Cheat Sheet

2019/2020

Uploaded on 02/26/2023

camilla_gig
camilla_gig 🇦🇮

5

(1)

3 documents

1 / 61

Toggle sidebar

This page cannot be seen from the preview

Don't miss anything!

bg1
1
SCUOLA PRIMARIA
“T. SAGARIO”
A.S. 2016/2017
“L’amor che move il sole e l’altre stelle”.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d

Partial preview of the text

Download Documento sulla divina commedia and more Cheat Sheet Law in PDF only on Docsity!

SCUOLA PRIMARIA

“T. SAGARIO”

A.S. 2016/

“L’amor che move il sole e l’altre stelle”.

PREMESSA

Il viaggio del Poeta DANTE ALIGHIERI attraverso i tre regni

dell’oltretomba rappresenta metaforicamente il viaggio dell’umanità verso

Dio, il sommo amore. Il significato profondo dell’amore, al di là di ogni

convinzione religiosa, consiste nell’orientare la propria libertà e volontà

verso il Bene, questo è il messaggio che si vuole trasmettere. Questa

raccolta è nata per far avvicinare i bambini ad un’opera, troppo grande

per la loro età, ma accessibile grazie alla rielaborazione, alla riscrittura

in modo semplice, ai giochi linguistici, alle illustrazioni e alla

drammatizzazione. I brani scelti sono quelli entrati a far parte

dell’immaginario collettivo, in quanto più rappresentativi della fragilità e

della grandezza della condizione umana. Lo spettacolo teatrale “UN

VIAGGIO NEL TEMPO” è la conseguenza di tale lavoro e le musiche

assecondano il ritmo e la sonorità dei versi: dal rock che evoca la

drammaticità dell’Inferno, alla melodia gregoriana del Purgatorio, luogo

di preghiera e di purificazione, fino alle sinfonie del Paradiso che

celebrano la bellezza dell’Amore. Uno spettacolo che esprime

armoniosamente tradizione ed innovazione, in quanto esalta parole,

ambientazioni, emozioni dell’opera dantesca, attraverso i linguaggi

artistici della drammatizzazione, della musica, della danza e della pittura,

animati da soluzioni scenotecniche.

Presentare “LA DIVINA COMMEDIA”, in questi diversi modi, è stato

gratificante ed è stato divertente sentire i bambini usare citazioni e versi

anche nel quotidiano.

Insegnante

Valente Barbara

La Divina Commedia, capolavoro di Dante Alighieri, massima espressione di tutta la

letteratura italiana, è un unico viaggio allegorico che il poeta compie attraverso i

mondi ultraterreni al fine di ritrovare la propria fede e pace interiore perdute in una

vita pericolosamente votata ai vizi e alla decadenza morale.

L'opera è divisa in tre cantiche, " Inferno ", " Purgatorio " e " Paradiso ", ciascuna delle

quali si compone di trentatrè canti; un canto proemiale porta il numero totale dei

canti a cento, ma è il numero perfetto e mistico per eccellenza, il tre, ad essere il

fondamento di tutta l'opera.

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura! Tant’è amara che poco è più morte; ma per trattar del bene ch’i’ vi trovai, dirò de’ l’altre cose ch’i v’ho scorte. (Inf. I, 1- 9 )

Dante a metà del percorso della sua vita, intorno ai 35 anni di età, si

ritrova in una foresta oscura (il peccato) perché aveva smarrito la giusta

strada (il bene). È difficile raccontare perché al solo ricordo ritorna la

paura, è tanto orribile che la morte è poco peggiore, ma per parlare anche

del bene Dante racconta le altre cose che ha visto nel suo lungo viaggio.

E come quei che con lena affannata uscito fuor del pelago a la riva, si volge a l’acqua perigliosa e guata, così l’animo mio, ch’ancor fuggiva, si volse a retro a rimirar lo passo che non lasciò già mai persona viva. Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso, ripresi via per la piaggia diserta, sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso. (Inf. I, 22-30)

Dante si volta a guardare la selva oscura e dopo essersi riposato un po’

riprende il cammino attraverso il pendio deserto.

Quando vidi costui nel gran diserto,

  • Misere di me - , gridai a lui,
  • qual che tu sii, od ombra od omo certo!-. Rispuosemi: - Non omo, omo già fui, e li parenti miei furon lombardi, mantoani per patria ambedui. (Inf. I, 64 - 69)

Mentre ritorna nella selva a Dante appare una forma umana, si avvicina

all’ombra che si presenta come Virgilio Marone sommo poeta mantovano.

Virgilio sarà la guida di Dante durante il viaggio.

Insieme Dante e Virgilio incominciano il viaggio nell’Inferno, devono

attraversare la porta… Dante si sofferma e legge:

“Per me si va ne la città dolente per me si va nell’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. (Inf. III, 1-30)

E poi:

“lasciate ogni speranza voi ch’intrate”. (Inf. III, 9)

Ed ecco verso di noi venir per nave un vecchio, bianco per antico pelo, gridando: guai a voi, anime prave! Non isperate mai veder lo cielo. (Inf. III, 82-85)

Dante vede Caronte trasportare, con la sua barca, le anime dei dannati da

una sponda all’altra del fiume Acheronte.

Le anime si raccolgono tutte insieme piangendo e Caronte li colpisce con il

suo remo.

Tutti i dannati passano davanti a Minosse, giudice infernale che invia le

anime al cerchio predestinato.

Quando vede Dante, Minosse interrompe le confessioni per parlargli, ma

Virgilio lo ammonisce dicendogli di non intralciare il suo cammino.

Non impedir lo suo fatale andare: vuolsi coì colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare. (Inf. V, 22-24)

Dante vede due anime trascinate insieme dal vento e si avvicina

una di loro dice di chiamarsi Francesca, figlia di Guido da Polenta, signore

di Ravenna e moglie di Giangiotto Malatesta, signore di Rimini. Il

matrimonio doveva servire a mettere pace fra le due famiglie a lungo

rivali. Ma Francesca si innamorò di Paolo, fratello di Giangiotto.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. (Inf. V, 100 - 105 )

Dante si rattrista e chiede a Francesca come si è innamorata di Paolo.

Francesca racconta che una sera mentre leggevano il libro che parlava

dell’amore tra Langillotto e Ginevra si baciarono. Giangiotto li scoprì e li

uccise.

Quando leggemmo il disiato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basciò tutta tremante. Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante”. (Inf. V, 1 33 - 138)

Considerate la vostra semenza: fatti non foste per vivere come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza. (Inf. XXVI, 118-120)

e volta nostra poppa del mattino, de’ remi facemmo ali al folle volo, sempre acquistando dal lato mancino. (Inf. XXVI, 124-126)

Cinque volte racceso e tante casso lo lume era di sotto da la luna, poi che ‘ntrati eravam ne l’ alto passo, quando n ‘apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto, quanto veduta non avea alcuna. Noi ci rallegrammo, e tosto tornò in pianto; chè de la nova terra un turbo nacque, e percosse del legno il primo canto. Tre volte il fè girar con tut te l’acque; alla quarta levar la poppa in suso e la prora ire in giù, com’ altrui piacque, infin ch e ‘l mar fu sov ra noi richiuso. (Inf. XXVI, 130-142)

Ulisse racconta a Dante e a Virgilio le sue avventure.

Non avean penne, ma di vispistrello era lor modo; e quelle svolazzava, sì che tre venti si moveva da ello; quindi Cocito tutto s’ aleggiava. Con sei occhi piangea, e per tre menti gocciava ‘l pianto e sanguinosa bava. (Inf. XXXIV, 49- 54 )

Dante e Virgilio arrivano in fondo dove si trova Lucifero il mostruoso capo

dei diavoli che appare in lontananza come un enorme mulino a vento.