Le emozioni cap.12, Summaries of Physiology

riassunto capitolo 12..le emozioni

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2015/2016

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EMOZIONI
Il termine emozione indica un processo che comporta dei cambiamenti
nell’organismo e che si verifica in risposta a un evento scatenante, che ha un
significato fondamentale per l’individuo.
Le emozioni sono state da sempre studiate dall’uomo:
Da filosofi, sotto un profilo astratto
Da psicologi, sotto il profilo empirico e sperimentale.
Un problema fondamentale per gli psicologi è capire cos’è esattamente
l’emozione:
L’accelerazione del battito cardiaco (risposta fisiologica)?
Lo spalancarsi della vostra bocca e dei vostri occhi (risposta
espressivo-motoria)?
Il respiro affannoso? O l’improvviso impulso alla fuga (risposta
comportamentale)?
La sensazione di essere in pericolo (sensazione), qualcosa che
chiamate paura quando vi si domanda di esprimere il vostro stato
d’animo?
O una combinazione di tutti questi diversi aspetti?
L’emozione è un’entità complessa che coinvolge processi neuropsicologici,
psicofisiologici, cognitivi e di controllo del comportamento. Le esperienze
emotive sono parte integrante della nostra vita; la paura, la gioia, l’odio sono
esempi di emozioni. Per definire un’emozione spesso ci riferiamo a una
varietà di elementi come sensazioni corporee, espressioni del viso,
comportamento, sentimenti provati, valutazioni cognitive.
Esistono diversi approcci alla definizione del fenomeno emozione
TEORIE SULLE EMOZIONI
Teoria periferica o del feedback
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EMOZIONI

Il termine emozione indica un processo che comporta dei cambiamenti nell’organismo e che si verifica in risposta a un evento scatenante, che ha un significato fondamentale per l’individuo.

Le emozioni sono state da sempre studiate dall’uomo:

  • Da filosofi, sotto un profilo astratto
  • Da psicologi, sotto il profilo empirico e sperimentale.

Un problema fondamentale per gli psicologi è capire cos’è esattamente l’emozione:

  • L’accelerazione del battito cardiaco (risposta fisiologica)?
  • (^) Lo spalancarsi della vostra bocca e dei vostri occhi (risposta espressivo-motoria)?
  • Il respiro affannoso? O l’improvviso impulso alla fuga (risposta comportamentale)?
  • La sensazione di essere in pericolo (sensazione), qualcosa che chiamate paura quando vi si domanda di esprimere il vostro stato d’animo? O una combinazione di tutti questi diversi aspetti?

L’emozione è un’entità complessa che coinvolge processi neuropsicologici, psicofisiologici, cognitivi e di controllo del comportamento. Le esperienze emotive sono parte integrante della nostra vita; la paura, la gioia, l’odio sono esempi di emozioni. Per definire un’emozione spesso ci riferiamo a una varietà di elementi come sensazioni corporee, espressioni del viso, comportamento, sentimenti provati, valutazioni cognitive.

Esistono diversi approcci alla definizione del fenomeno emozione

TEORIE SULLE EMOZIONI

Teoria periferica o del feedback

James

William James (professore di psicologia e filosofia all’Università di Harvard, uno dei fondatori della psicologia sperimentale moderna) è l’esponente di maggior rilievo della teoria degli effetti periferici. Egli cioè si concentra sul sistema nervoso periferico , autonomo e somatico, piuttosto che su quello centrale, sostenendo che:

Emozione = percezione della sensazione fisica-corporea

vale a dire:

  • un’emozione è provocata dalla consapevolezza, da parte della persona, di uno specifico modello di cambiamenti a livello corporeo (arousal).
  • “i cambiamenti a livello corporeo derivano direttamente dalla percezione del fatto eccitante, e che la nostra sensazione dei medesimi cambiamenti nel momento in cui avvengono è l’emozione”. Per James la risposta fisiologica precede e causa lo stato emotivo (non tremiamo perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché tremiamo). James propone una radicazione biologica dell’emozione (concetto di attivazione fisiologica), soprattutto nei visceri (stomaco).

Cannon

Ha dimostrato l’infondatezza della teoria di James in quanto i visceri hanno una sensibilità troppo scarsa, una risposta troppo lenta e una motilità troppo indifferenziata affinché le loro reazioni possano essere considerate la fonte principale delle emozioni.

Ekman

Il punto di vista periferico rimane comunque valido grazie all’ ipotesi del feedback facciale , secondo la quale le espressioni facciali forniscono informazioni propriocettive, motorie, cutanee e vascolari che influenzano il processo emotivo. Alla base di tale concezione vi è l’idea che le emozioni abbiano un carattere innato, pertanto una specifica configurazione facciale è associata o determina una specifica emozione.

Esistono due versioni di questa ipotesi:

  • forte (le espressioni facciali, da sole, sono sufficienti a generare l’emozione)
  • quando viene percepito uno stimolo emotivamente scatenante il talamo invia impulsi al sistema nervoso simpatico che produce le reazioni fisiologiche.
  • Nello stesso momento il talamo invia impulsi anche alla corteccia cerebrale producendo così la consapevolezza dell’emozione. L’idea di base è che i cambiamenti corporei e le sensazioni tipiche dell’emozione si verifichino simultaneamente (grazie all’intervento del talamo).

Cannon studiò in particolare la reazione di emergenza , ponendo in evidenza le funzioni dell’ arousal simpatico: teoria dell’attivazione. La cosiddetta risposta di attivazione è una reazione dell’organismo che implica una serie di cambiamenti fisiologici che preparano il corpo alla lotta o alla fuga. Essa varia da soggetto a soggetto e da situazione a situazione, ad ogni modo è possibile individuare alcuni fattori generali:

  • aumento del battito cardiaco,
  • aumento della pressione sanguigna
  • (^) aumento della frequenza respiratoria
  • i tessuti di deposito rilasciano zuccheri e grassi in modo che l’organismo possa essere efficiente in caso di attività prolungata. La risposta di attivazione si verifica in presenza di situazioni cariche emotivamente, come un esame o la visione di un film.

Papez

Nel 1937 Papez avanzò l’ipotesi circa un circuito di strutture nervose coinvolte nell’elaborazione e regolazione delle emozioni ( circuito di Papez ) composto dall’ipotalamo, dal talamo anteriore e dall’ippocampo.

MacLean

Successivamente MacLean propose il sistema limbico come sistema deputato a regolare le emozioni, introducendo altre regioni quali amigdala, nuclei del setto, porzioni della corteccia fronto-orbitaria.

In riferimento alle emozioni, l’ ipotalamo e l’ amigdala sono le strutture più importanti del sistema limbico:

  1. Funzioni emotive dell’ipotalamo

L’ipotalamo volge la funzione di coordinamento del sistema autonomo (simpatico e parasimpatico) ed è la sede della regolazione centrale dell’ambiente interno dell’organismo.

La stimolazione dell’ipotalamo produce determinate risposte emotive:

STILOLAZIONE IPOTALAMO

POSTERIORE E MEDIALE

STIMOLAZIONE IPOTALAMO

ANTERIORE E LATERALE

Risposte simpatiche Risposte parasimpatiche Aree ergotropiche Aree trofotropiche A forte attivazione A bassa attivazione

2.Funzioni emotive dell’amigdala

L’amigdala è considerata il computer dell’emozionalità, essa è situata al centro della rete emozionale ed ha molteplici sistemi di connessione con le altre strutture nervose. In particolare:

  • il circuito subcorticale molto rapido e immediato, pressoché automatico
  • il circuito corticale che procede all’elaborazione cognitiva completa degli stimoli emotigeni. L’insieme di queste ricerche origina un nuovo ambito disciplinare definito neuroscienza affettiva.

Teoria cognitivo-attivazionale

Schachter

Le teorie periferica e centrale si sono dimostrate entrambe vere, ma parziali; entrambe inoltre hanno focalizzato l’attenzione sugli aspetti biologici.

Schachter introduce per primo una concezione psicologica delle emozioni attraverso la teoria dei due fattori o teoria cognitivo-attivazionale.

Schachter concepì l’emozione come la risultante dell’interazione fra due componenti distinte:

Le 3 ipotesi di Schachter:

  • se un individuo è condotto ad attribuire erroneamente un’attivazione irrilevante e non spiegata a una situazione emotivamente pertinente, la sua risposta sarà emotiva
  • se l’attivazione fisiologica è ridotta, risulterà ridotta anche l’intensità dell’esperienza emotiva
  • se un individuo è indotto ad attribuire in modo erroneo la propria attivazione fisiologica a una situazione neutra, anche l’intensità della sua reazione emotiva risulterà attenuata

Attenzione :

L’esperimento di Schachter e Singer avviene in presenza di un arousal non spiegato. Inoltre l’aurosal non spiegato non risulta emotivamente neutro, ma induce risposte emotive negative, come ansia e paura.

Paradigma dell’attribuzione erronea

Secondo il paradigma dell’attribuzione erronea l’intensità dell’esperienza emotiva diminuisce se il soggetto è indotto ad attribuire erroneamente la propria attivazione fisiologica a cause «neutre» ( non emotive).

Es: I soggetti tollerano maggiormente la paura per degli shock elettrici se attribuiscono erroneamente la loro attivazione fisiologica a un farmaco eccitante.

Informazione preparatoria

Fornire informazioni sui sintomi da attendersi in una condizione stressante riduce le reazioni di ansia. Inoltre, la concentrazione sulle proprietà e sulle caratteristiche dello stimolo nocivo o doloroso favorisce una maggiore tollerabilità e controllo.

Paradigma del transfer di eccitazione

Zillmann

L’attivazione di qualsiasi emozione non cessa repentinamente ma si esaurisce in modo lento. Di conseguenza, un soggetto può attribuire il residuo dell’attivazione per l’emozione A alla successiva emozione B (di altro tipo), aumentandone l’intensità.

In generale emerge un certo grado di influenza fra l’attivazione e i fattori cognitivi di valutazione, poiché il feedback dell’arousal può svolgere un effetto di intensificazione sullo stato emotivo.

Teorie dell’<>

In generale, le emozioni dipendono dal modo con gli individui valutano e interpretano gli stimoli del loro ambiente. Questa concezione si contrappone a quella della psicologia ingenua , secondo cui le emozioni sono passioni irrazionali, di breve durata, simili ad attività istintuali, che sorgono in modo involontario e automatico, senza che siano richieste dall’individuo.

Le teorie dell’«appraisal», affermatesi negli anni Ottanta, sottolineano, invece, il legame fra gli aspetti emotivi e gli aspetti cognitivi, poiché l’elaborazione cognitiva è sottesa all’esperienza emotiva.

Le emozioni non compaiono in maniera gratuita e casuale, all’improvviso, ma sono la conseguenza di un’attività di conoscenza e di valutazione della situazione in riferimento agli interessi dell’individuo medesimo. Le emozioni sorgono in risposta alla struttura di significato di una situazione ( Frijda) ; esse sono attivate dai significati e dai valori che un individuo attribuisce a questo evento. Di conseguenza, due individui possono provare emozioni diverse a fronte del medesimo stimolo.

Il significato situazionale

Il significato situazionale spiega le diverse emozioni e la loro intensità, nonché la dimensione soggettiva dell’esperienza emotiva. Le emozioni vanno considerate come risposte soggettive flessibili e variabili, in grado di far fronte a varie situazioni. È possibile distinguere la differenza fra

emozioni e riflessi:

  • le emozioni primarie sono processi geneticamente predeterminati che non possono essere né scomposti né modificati; sono categorie chiuse, fra loro separate. Sono caratteristiche essenziali della specie umana, in quanto esito dell’adattamento e dell’apprendimento filogenetico;
  • le espressioni facciali delle emozioni sono universali, eguali in tutte le culture, con una valutazione automatica degli eventi emotigeni;
  • le emozioni sono processi fissi e naturali , che succedono e non posso essere scelti.

VALUTAZIONE DELL’EVENTO EMOTIGENO

Le emozioni sono processi complessi e multifattoriali e costituiscono la sintesi fra:

  • la valutazione della situazione,
  • l’attivazione dell’organismo,
  • l’espressione delle risposte
  • la prontezza all’azione. Le emozioni sono un processo articolato secondo diversi livelli:
  • biologico
  • Psicologico esperienza emotiva
  • sociale Questi aspetti permettono all’individuo di stabilire relazioni con gli altri e con l’ambiente e di monitorare la propria esperienza emotiva in relazione ai propri interessi, per soddisfare il proprio benessere. Le emozioni, infatti, sono attivate dalla stretta relazione fra evento e interesse: l’incontro fra un certo evento e un certo interesse sviluppa una determinata emozione.

Lazarus

Ha sviluppato il concetto di tema relazionale centrale , secondo cui ogni emozione sarebbe attivata da una determinata relazione e da uno specifico incontro tra individuo e ambiente. Ogni emozione è collegata con una circostanza attivante che funge da antecedente emotigeno. Es:un’offesa provoca collera, una perdita suscita tristezza, etc.

Nel processo di valutazione si possono distinguere due aspetti:

  • (^) Valutazione primaria : definisce il grado di importanza dell’evento per il benessere dell’individuo;
  • Valutazione secondaria : esamina le diverse modalità con cui l’individuo può gestire la situazione emotigena. Le emozioni hanno un valore di adattamento attivo dell’individuo al proprio ambiente, cioè svolgono la funzione di mediazione fra organismo e ambiente.

Sequenza dei controlli auto valutativi dello stimolo

Scherer

Ha proposto una sequenza lineare di controlli di valutazione dello stimolo, che parte dagli stimoli biologici per passare a quelli cognitivi per giungere a quelli sociali:

  • Novità : evento inatteso che attiva automaticamente la risposta di orientamento e la reazione di sorpresa;
  • (^) Piacevolezza/Spiacevolezza : l’organismo valuta la qualità edonica dello stimolo. La piacevolezze suscita risposte di inclusione, la spiacevolezza induce reazioni di allontanamento;
  • Pertinenza dello stimolo per i bisogni e scopi dell’organismo : il soggetto valuta se un determinato stimolo favorisce o ostacola il raggiungimento dei propri scopi e desideri ( valutazione del significato e del valore soggettivo)
  • Capacità di far fronte allo stimolo --> Coping : l’organismo valuta le proprie possibilità di controllo nei confronti dello stimolo emotigeno;
  • Compatibilità con le norme sociali : il soggetto valuta quanto la situazione emotigena sia conforme con le aspettative del proprio gruppo sociale.

ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI

Le emozioni non sono soltanto provate, ma anche manifestate all’esterno attraverso specifiche configurazioni di espressioni emotive: facciali, vocali, posturali e motorie.

Esiste una stretta connessione fra emozione ed espressione, poiché a ogni emozione corrisponde uno specifico quadro espressivo mimico-motorio.

  1. Espressione facciale delle emozioni
  1. Ipotesi molare , secondo la quale le configurazioni espressive del volto umano sono gestalt unitarie e chiuse, universalmente condivise, specifiche per ogni emozione e innate. In questa prospettiva le emozioni sono rapide e con durata limitata.
  2. Ipotesi molecolare , che prevede un processo sequenziale e cumulativo in ogni espressione emotiva; essa sarebbe formata attraverso la progressiva accumulazione delle singole fasi della valutazione della situazione emotigena. Le espressioni facciali costituiscono dei risultati finali, flessibili e variabili che essendo uniformi rispetto agli eventi emotigeni, possono essere definiti come modali.
    1. Espressione vocale delle emozioni

La voce è in grado di comunicare le emozioni attraverso la modulazione del ritmo, dell’intonazione e dell’intensità dell’eloquio. Essa ha un forte potere evocativo non solo per quanto viene detto ma soprattutto per come viene detto. Fondamentali sono tono, durata, intensità e qualità articolato ria della fonazione.

Fase di encoding

Gli studi sui processi di codifica vocale ( encoding ) dell’espressione delle emozioni hanno cercato di identificare le configurazioni di parametri acustici della voce che caratterizzano diversi tipi di emozioni; in altre parole, se a specifiche emozioni corrispondono configurazioni di parametri acustici diversi.

  • La collera è caratterizzata da un aumento dell’intensità della voce, da un ritmo elevato e pochissime pause, come a voler espellere la frase in un’unica emissione del respiro.
  • La paura presenta un‘elevata velocità del ritmo di articolazione, con un’intensità di voce molto forte, armoniche irregolari e tremore. La voce è sottile, tesa e stretta
  • (^) La tristezza presenta un tono di voce basso, la presenza di lunghe pause e un ritmo di articolazione rallentato. Voce rilassata e stretta.
  • La gioia ha una tonalità molto acuta, con un profilo di intonazione progressivo, aumento dell’intensità e accelerazione del ritmo di articolazione. Voce ampia e piena.
  • Il disprezzo viene espresso con un’articolazione molto lenta delle sillabe e una durata prolungata delle frasi. Tono di voce profondo e intensità bassa.
  • La tenerezza è caratterizzata da un ritmo regolare, da una tonalità grave, intonazione lineare e volume basso. Voce ampia e distesa.

Codice paralinguistico: gli studi sull’encoding vocale delle emozioni rilevano l’elevata capacità del canale vocale non-verbale nel veicolare precise informazioni circa gli stati emotivi del parlante, indipendentemente dal contenuto verbale enunciato.

Fase di decoding

Riguarda la capacità dell’ascoltatore di riconoscere lo stato emotivo del parlante prestando attenzione soltanto alle sue caratteristiche vocali. L’accuratezza media di riconoscimento è pari al 60 %, percentuale più alta del riconoscimento facciale. L’efficacia dei tratti paralinguistici deriva dalle variazioni di tono, dall’intensità e dalle sue modificazioni, nonché al ritmo di articolazione.

La collera è l’emozione più facilmente riconosciuta, mentre il disgusto, il disprezzo e la tenerezza sono le emozioni meno facilmente individuate attraverso la voce. In genere è più facile riconoscere le emozioni negative che quelle positive.

EMOZIONE E AZIONE

L’esperienza emozionale sorge in concomitanza con precisi processi di valutazione della situazione, cui seguono le modificazioni fisiologiche dell’organismo che si manifestano all’esterno con espressioni mimiche, vocali e motorie.

L’emozione, inoltre, prepara l’individuo all’azione: connessione fra emozione e azione. Anche la psicologia ingenua ritiene che le emozioni provochino cambiamenti nei propri comportamenti.

A livello scientifico, l’emozione è stata definita come “la tendenza sentita di muoversi verso qualcosa intuitivamente valutato come buono o di allontanarsi da qualcosa intuitivamente valutato come dannoso”. Esiste cioè una

paura, colpa e amore sono molto ruminate. Più un episodio risulta disturbante più si va incontro a ruminazione mentale e più viene condiviso con gli altri.

EMOZIONE E CULTURA

Le emozioni sono manifestate e modellate dai vincoli culturali. Le differenze culturali nelle emozioni costituiscono il risultato delle differenze culturali nella percezione e nell’interpretazione degli eventi. Esse, infatti, sono strettamente associate al sistema culturale delle credenze che fornisce i criteri sufficienti per interpretare la realtà e per reagire a essa. Es:

  • nella cultura occidentale prevale la collera collegata all’idea della responsabilità individuale delle azioni, relativa soprattutto ad eventi negativi;
  • nella cultura indiana prevale la rassegnazione connessa con la concezione del destino, della fatalità e delle forze soprannaturali e impersonali.

La specificità culturale delle emozioni

Esistono forme particolari di emozioni in determinate culture difficilmente riscontrabili in altre, come pure emozioni generali universalmente condivise. I vincoli culturali attribuiscono valori e significati diversi a emozioni apparentemente uguali. Per esempio, la reazione di collera a un’offesa è approvata in Albania, è un problema di onore per gli arabi ed è espressione di dignità per i beduini mentre in Giappone è ritenuta molto negativa verso i membri del proprio gruppo e addirittura condannata presso gli eschimesi.

Script culturali e focalità emotiva

La cultura può essere definita come il cotesto dei simboli condivisi e dei significati che le persone creano e ricreano per se stesse nel processo dell’interazione sociale. La cultura costituisce una griglia interpretativa generale della realtà che fornisce all’individuo la comprensione delle cose, un sistema di significati, valori, credenze, norme, principi morali etc.

L’esperienza è un’interpretazione che presuppone lo scambio intersoggettivo con gli altri, nella condivisione di un mondo comune. Tale quadro culturale definisce quando, dove e come provare e manifestare le proprie emozioni.

Questi indirizzi prendono forma attraverso gli script culturali , che costituiscono la rappresentazione mentale, socialmente condivisa, di una

sequenza stereotipata di azioni e interazioni che si susseguono in modo simile e comparabile nel tempo e che costituiscono un episodio emotivo ricorrente. Si tratta di linee-guida da seguire durante l’interpretazione della situazione e dei propri comportamenti. In base a questi schemi culturali l’individuo sa come agire e come rispondere emotivamente.

Gli script culturali facilitano la codifica degli eventi: attraverso la codifica, il soggetto è in grado di attribuire un valore emotivo all’evento (insulto, gaffe, gesto di conforto).

Gli script culturali contribuiscono in modo efficace a definire la focalità emotiva degli eventi. Gli eventi assumono il valore di focalità quando rappresentano scopi socialmente precisi e ampiamente condivisi.

Tale focalità determina una sorta di sensibilità emotiva a certe situazioni piuttosto che ad altre con la comparsa immediata di attenzione e reazione. Gli eventi focali richiedono una precisa presa di posizione da parte del soggetto.

La focalità esprime il grado di elaborazione cognitiva di certe emozioni da parte di una determinata cultura. Si distinguono:

  • le emozioni ipercognitivizzate (emozioni di cui una comunità possiede una struttura cognitiva particolarmente elaborata);
  • le emozioni ipocognitivizzate (emozioni di cui una comunità possiede parametri cognitivi piuttosto grossolani e imprecisi) Le emozioni si pongono allora come:
  • la cerniera fra il biologico, lo psichico e il culturale
  • importanti mediatori fra l’individuo, il gruppo e l’ambiente