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Tesi di laurea incentrata su Shakespeare
Typology: Schemes and Mind Maps
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Il giorno 15 gennaio 1559 Elisabetta Tudor salì al trono come Regina di Inghilterra e d'Irlanda, e tale incoronazione portò la sovrana ad acquisire un ruolo che aveva causato tensioni politiche e religiose sin dalla morte del padre, Re Enrico VIII. Nata dal matrimonio di Enrico con Anna Bolena, Elisabetta risultò alla nascita unica erede presunta alla successione, poiché Maria venne dichiarata illegittima in seguito all'annullamento del matrimonio tra il sovrano e la prima consorte, Caterina d'Aragona. La sorte di Anna Bolena fu segnata da accuse di tradimento e stregoneria con conseguenti ripudio, prigionia nella Torre di Londra e decapitazione nella primavera del 1536. Il sovrano poté così sposare la nuova compagna, Jane Seymour, unica tra le sei mogli ad avergli dato un figlio maschio, Edoardo. In questo susseguirsi di eventi, anche Elisabetta risultò illegittima perdendo il titolo di erede al trono, e fu educata lontana dalla corte con la sorellastra Maria; entrambe furono poi riavvicinate dal padre grazie all'intervento dell'ultima moglie, Catherine Parr, e, in base all'Atto di Successione sancito dal Parlamento nel 1544, ottennero nuovamente il diritto di ascesa al trono. Tuttavia, essendo esse ritenute illegittime, il decreto stabiliva che la priorità assoluta spettasse all'erede maschio, Edoardo, e riconosceva, inoltre, la piena e assoluta facoltà di decisione del re, confermando così a Enrico il diritto di determinare in totale libertà l'ulteriore successione al trono. Morto Enrico VIII nel 1547, il figlio ereditò la corona prendendo il nome di Edoardo VI; aveva soltanto nove anni, e questo gli impedì di esercitare il potere effettivo. I sedici esecutori che formavano il Consiglio di Reggenza scelsero così il Duca Edward Seymour, zio del sovrano, come Lord Protettore del Regno. In base alla volontà di Enrico VIII e al sopracitato Atto di Successione, in mancanza di un discendente diretto, ad Edoardo sarebbe succeduta la sorellastra Maria; se anche quest'ultima non avesse avuto figli, la corona sarebbe passata ad Elisabetta e, in assenza di suoi eredi diretti, sarebbe spettata a quelli della sorella defunta di Enrico,
Maria Tudor. Tuttavia, in punto di morte all'età di sedici anni, costretto a designare un successore al trono, Edoardo contraddisse le disposizioni del padre ordinando che sia Maria sia Elisabetta venissero escluse in quanto illegittime, così come la figlia di Maria Tudor; egli designò invece Lady Jane Grey^1 , che alla sua morte fu dichiarata regina. Nessuna norma però prevedeva, come nel caso di Enrico VIII, che anche Edoardo potesse scegliere liberamente l'erede al trono. Appellandosi a tale vizio legale, Maria fece deporre e condannare a morte Lady Jane Grey, disponendo la propria incoronazione. Al momento della sua morte, l'assenza di discendenti permise ad Elisabetta di salire al trono di Inghilterra. Elisabetta I fu degna erede del padre, e governò per un lungo periodo attuando una politica di pieno sostegno alla Chiesa d'Inghilterra. Infatti la religione fu uno dei principali interessi e preoccupazioni per la sovrana, e da questo ambito provennero le maggiori difficoltà che dovette affrontare. Poté contare sul sostegno costante di William Cecil^2 , da lei designato Primo Consigliere. Alcune delle maggiori riforme compiute da Elisabetta riguardarono l'approvazione dell' “Atto di Supremazia” e “Atto di Uniformità”, entrambi del 1559; quest'ultimo prevedeva la promulgazione e la divulgazione del Book of Common Prayer^3 come testo ufficiale e guida spirituale per i servizi religiosi^4. Con tali Atti, la regina assunse il titolo di “Supremo Governatore della Chiesa d'Inghilterra”, abolendo a tutti gli effetti il controllo papale sulla Chiesa stessa; cercò di realizzare 1 Lady Jane Grey fu regina del regno d'Inghilterra e d'Irlanda per soli nove giorni. Nipote di Maria Tudor e pronipote di Enrico VIII, era quarta nella linea di successione al trono. 2 William Cecil (Bourne 1520- Londra 1598) fu impiegato inizialmente nell'amministrazione delle proprietà terriere dell'allora principessa Elisabetta, la quale, una volta salita al trono, lo nominò Segretario di Stato, divenendo uno dei più importanti ministri del suo regno. L'obiettivo di Cecil era promuovere un'attività politica volta all'unificazione delle Isole britanniche sotto l'unica fede Protestante, obiettivo da raggiungere con la conquista dell'Irlanda e la creazione di un'alleanza anglo-scozzese. Egli mantenne un certo distacco dai provvedimenti religiosi repressivi presi da Elisabetta I, sebbene fosse sua l’influenza decisiva nell'esecuzione di Maria di Scozia, in cui dimostrò la sua grande fedeltà alla Regina. Alla morte gli successe il figlio, Robert Cecil. 3 Il testo si proponeva la sintesi tra la tradizione cattolica e quella protestante; esprimeva una garanzia di tolleranza religiosa attraverso l'uniformità tra la confessione ufficiale, quella anglicana, e le altre fedi praticate in Inghilterra. 4 Il Book Of Common Prayer fu frutto di una delle più grandi riforme liturgiche del XVI secolo, paragonabile solo a quella attuata delle chiese Luterane più fedeli alle origini in Germania, e a quella della Chiesa cattolica con il Concilio di Trento. Era un'autentica guida al culto per fedeli, ambiva ad essere unica e autorevole e doveva sostituire, in volgare, una lunga serie di riti latini precedenti la Riforma e spesso diffusi solo a livello locale. La definizione stessa di Common Prayer implicava una concezione pubblica e comunitaria del culto. Il Book of Common Prayer si distinse per il suo rifiuto di espressioni o immagini atte a suscitare atteggiamenti religiosi emotivi, condizionati dai sentimenti del credente.
sociale preesistente. I contraccolpi di questo processo rafforzarono i nemici della Corona, che li sfruttarono quale pretesto per ordire complotti contro di essa; i più pericolosi si rivelarono la Scozia, governata da Maria Stuart e dal marito, il re di Francia Francesco II, i ribelli irlandesi^6 e la cattolica Spagna^7. Durante il regno di Elisabetta I ebbe un ruolo centrale l’incremento delle attività commerciali, della cultura e dell’artigianato che, unitamente al progresso dell'istruzione, permisero l’avvio di un vigoroso processo di sviluppo. La letteratura ed il teatro furono sostenuti dalla Corona sino a diventare simboli stessi di un'età in cui l'Inghilterra fu patria di artisti illustri, dai quali fu fondata e definita l'identità artistica nazionale. Le decisioni politiche della sovrana ebbero una grande influenza sullo sviluppo dei tratti peculiari nuovi dell'arte a lei contemporanea. La loro affermazione si dovette anche al mutamento dei valori, che divennero più secolari. Infatti l'ideologia ufficiale, secondo la quale Chiesa e Nazione dovevano essere legate in uno Stato sovrano al servizio di Dio, era funzionale soprattutto agli interessi e alle aspettative del laicato^8. 6 Il principale conflitto tra ribelli irlandesi ed Inghilterra prese il nome di Guerra dei Nove Anni, conosciuta anche come Rivolta dei Tyrone; combattuta tra le forze gaeliche dei capi irlandesi ed i loro alleati contro la regina Elisabetta I, la rivolta ebbe come teatro gran parte dell'isola, concentrandosi principalmente nell'Ulster nel suo sviluppo iniziale, e nella fascia meridionale irlandese nella sua conclusione. La Guerra dei Nove anni ebbe per causa immediata la collisione tra l'ambizione del capo gaelico O'Neill e la politica di espansione territoriale inglese per il controllo della zona nota come “The Pale”, dalla quale era possibile dominare l'intera isola. 7 Inghilterra e Spagna sono state protagoniste di numerosi e lunghi scontri, motivati da cause sia religiose che economiche. Il primo punto di collisione riguardava l'opposizione di Elisabetta I alla Chiesa Cattolica; rendendo obbligatoria ai sudditi l'appartenenza alla Chiesa di Inghilterra, puniva coloro che frequentavano messe cattoliche. Inoltre, gli inglesi cercarono di sostenere la causa protestante nei Paesi Bassi, dove aumentava l'opposizione al governo della Spagna. Le attività dei corsari inglesi (considerati pirati dalla Spagna) lungo le coste dell'Atlantico, consentirono loro di depredare più volte i tesori spagnoli. Per tali ragioni, la Guerra Anglo-Spagnola si protrasse ad intermittenza tra il 1585 ed il 1604 con varie battaglie, la più rilevante delle quali fu la sconfitta dell'Invincibile Armata. Gli spagnoli ebbero il sostegno degli Irlandesi, che però venne meno con il Trattato di Pace del 1604, in base al quale la Spagna si impegnava a ritirare il suo sostegno ai ribelli, mentre l'Inghilterra faceva altrettanto con i protestanti olandesi. 8 Cfr. Sanders, A., Storia della letteratura inglese. Dalle origini al secolo XVIII , Sancasciano, Mondadori Università, 2001, Vol. 1.
Shakespeare visse tra il 1564 e il 1616; fu testimone di tutto il regno di Elisabetta I e di parte di quello di Giacomo I di Inghilterra. Le vicende della propria patria, i mutamenti interni che avvenivano al suo interno e le ripercussioni dei rapporti con gli stati esteri furono per lui esperienza diretta di vita e fonte di ispirazione per le sue opere. Il quadro storico a lui contemporaneo è caratterizzato da tendenze e dinamiche che non delineano solo la situazione inglese di quel momento, ma sono destinati a fondamentali proiezioni nel futuro. Un aspetto importante nella storia del regno di Elisabetta I è lo sviluppo dell'economia e dei commerci, strettamente connesso alle mire espansionistiche oltremanica e alla conquista di colonie in America, che la regina concepiva come annessioni all'Inghilterra; le terre al di là dell'oceano la attraevano, suscitando in lei una volontà di conquista volta anche all'acquisizione di prodotti e materie prime. Tra il 1570 e il 1580 l'Inghilterra iniziò a concepire un proprio impero in grado di rivaleggiare con quello spagnolo; geografi, cartografi e navigatori si impegnarono tenacemente per trovare nuove rotte che portassero alla scoperta di mondi inesplorati. Il più temerario e abile dei navigatori inglesi fu Francis Drake, il quale solcò i mari del mondo depredando le ricchezze spagnole. Egli portava con sé gli acts and monuments (in una edizione impreziosita da tavole a colori), e si dichiarò profondamente offeso dal giudizio di Filippo II, che lo aveva definito un pirata; per lui, ogni attacco ai beni spagnoli era un attacco contro Roma, mentre ogni scoperta era un omaggio alla gloria della regina e di Dio. Le Americhe, divenute il simbolo della conquista, promettevano ricchezze incommensurabili: una volta sbarcati, gli inglesi dovevano trovare manodopera per sfruttare le terre coltivabili ed imbarcare i prodotti destinati alla madrepatria. Le loro rivendicazioni si basavano sul presupposto che le terre del Nuovo Mondo erano occupabili perché non soggette ad alcun principe cristiano, ma essi vi trovarono popolazioni governate da capi tribù, le cui relazioni con i colonizzatori dovevano
Shakespeare si serve di questi personaggi e della magia dell'isola per rappresentare l'atteggiamento degli inglesi una volta approdati sulle terre da conquistare: Prospero incarna colui che ne colonizza gli abitanti, mentre Calibano rispecchia i comportamenti dei colonizzati. Lo sfondo in cui l'azione si proietta dunque non è un isola reale soggetta alle leggi civili europee, le cui caratteristiche erano ben note; il padrone dell'isola stessa, Prospero, è un mago che utilizza le pratiche occulte per le sue attività di governo, riversando gli effetti della magia sulla natura e sulla percezione che se ne ha. L'isola stessa è magica. Le allusioni di Shakespeare alle pratiche esoteriche a cui ricorreva Prospero non erano, ancora una volta, casuali: la regina Elisabetta stessa era affascinata dalla filosofia dell'occulto, dall'esoterismo e dall'ermetismo. Riponeva così una grande fiducia in John Dee 9 , al quale si rivolgeva quando era in procinto di effettuare scelte importanti. In un'epoca in cui il segreto degli intrighi e dei complotti aveva tanta parte nella vita pubblica e culturale, non è un caso che le dottrine ermetiche suscitassero un interesse così diffuso. L'ermetismo, nella sua accezione di pratica occulta, di filosofia destinata solo a ristrette cerchie di persone e accessibile a pochi, può essere considerato come un complemento intellettuale della politica clandestina, di cui 9 Dee fu un pensatore emblematico di questi anni dell'età elisabettiana. Figlio di un funzionario della corte di Enrico VIII, nacque alla vigilia della rottura con Roma. Alcune figure con cui ebbe rapporti durante la prima parte della vita appartenevano alla nobiltà più influente, in particolar modo i membri della famiglia Dudley, ferventi sostenitori della riforma religiosa. Era di origine gallese e si riteneva discendente di un antico principe britannico, dichiarandosi imparentato con i Tudor e dunque con la regina stessa. Muovendo da queste premesse, egli applicò i suoi studi matematici alla realtà fornendo consulenze e istruzioni a navigatori, artigiani e tecnici; scelse di porre i suoi studi al servizio di chi stava creando la potenza del suo paese e dell'espansione dell'Inghilterra elisabettiana. Il programma politico-religioso di Dee era incentrato sul destino imperiale della regina: questo non riguardava soltanto l'espansione nazionale, ma le implicazioni spirituali di una “tradizione imperiale” a cui era intrinseca una religione purificata da propagare col sostegno di una monarchia riformata. La glorificazione della monarchia Tudor intesa come istituzione imperiale a carattere religioso, poggiava sulla riforma anglicana, che aveva eliminato il Papa e reso il monarca capo supremo sia della Chiesa sia dello Stato. Dee fece tutto il possibile per sostenere questa concezione. I suoi orientamenti relativi al destino imperiale britannico sono esposti nel General and rare memorials pertayning to the perfect art of navigation del 1577, nel quale il potenziamento della flotta militare e la politica elisabettiana di espansione sui mari si collegavano all'obiettivo di grandi imprese non solo europee. Elisabetta I teneva molto conto dei consigli di John Dee, tanto che egli divenne suo uomo di fiducia sin dall'inizio del regno (pare che sia stato lui stesso ad organizzare il protocollo dell'incoronazione della sovrana), e suo consigliere in materia di affari pubblici, ma anche privati. La vita di Dee subì un drastico mutamento dopo che ebbe lasciato l'Inghilterra per recarsi in Polonia e successivamente a Praga, dove entrò a far parte della corte di Rodolfo II; qui sviluppò il suo interesse per l'occulto, nato negli anni della sua giovinezza dalle letture dei maggiori scritti relativi all'argomento. Al suo ritorno in Inghilterra, fu ricevuto dalla regina, ma non tornò a ricoprire la posizione antecedente alla sua partenza; fu emarginato, costretto a vivere in povertà e, divenuto vittima di una caccia alle streghe, fu perseguitato ed imprigionato. John Dee morì nel 1608 e fu testimone di tutto il regno elisabettiano, alla cui crescita culturale e intellettuale contribuì in modo considerevole.
riproduce anche la natura di aggregazione elitaria e segreta. L'abilità di Shakespeare nell'utilizzare strategie letterarie per porre in risalto i problemi e le tendenze della sua epoca nelle rappresentazioni teatrali appare dunque anche ne La Tempesta. Egli portava sulla scena la vita, o meglio la problematica a lui contemporanea, senza soffermarsi sui loro termini concreti, ma concentrandosi sul messaggio che gli spettatori avrebbero potuto ricavare dai drammi alla fine dello spettacolo. La cronaca degli eventi, talvolta, da oggetto principale diviene un “pretesto” per ricostruire le vicissitudini e le personalità dei personaggi. I loro ruoli si mescolano con la trama, le storie si intrecciano non con le azioni dei protagonisti in sé, ma con la loro psicologia. Shakespeare utilizza molti monologhi non solo e non tanto per narrare gli eventi, quanto per far conoscere allo spettatore la mente del loro autore, i suoi princìpi e le sue paure, dotando così i drammi anche di un robusto aspetto psicologico. L'arte dell'orazione, a cui Shakespeare fa ampio ricorso, è un punto nodale della sua strategia drammatica: egli attribuisce ai personaggi principali un'eloquenza che li sovrappone agli altri compagni di scena. Infatti solitamente il protagonista ha un carattere autorevole e, con il suo dominio della parola, riscuote i consensi di coloro che gli gravitano intorno: per questo motivo, il testo delle orazioni è costruito con estrema attenzione e risulta determinante ai fini dell'intreccio, di cui le vicende politiche sono parte integrante. L'attenzione privilegiata che Shakespeare concede al tema della congiura conferma la sua conoscenza degli ambienti di corte e dei loro protagonisti. Infatti in Julius Caesar , Coriolanus , The Tempest e nelle opere della “Seconda Tetralogia”, appare spesso un elemento comune nonostante le differenze di ambientazione e di intreccio: più volte si allude, sia pure vagamente, alle continue cospirazioni che minacciavano il trono di Elisabetta. Gli eventi reali che sollecitavano questa trasposizione della realtà in chiave letteraria erano numerosi. Il territorio inglese era profondamente diviso: il sud dell'isola, protestante e sottoposto al diretto controllo di Elisabetta e dei suoi fedeli, appariva contrapposto alle regioni del nord, all'Irlanda, alla Scozia, spalleggiate dalle potenze estere a lei
mortalità molto alto: le persone si indebolivano, la malnutrizione riduceva le difese immunitarie provocando epidemie di tubercolosi, tifo e varie malattie epidemiche, tra cui la peste. Quest'ultima comportava conseguenze catastrofiche per l'intera collettività, poiché le attività lavorative cessavano, i commerci si facevano sempre più rari e a risentire maggiormente della situazione erano, ovviamente, i più poveri^11. Il Consiglio della Corona^12 , riconoscendo l'insostenibilità della miseria e prendendone in considerazione le ripercussioni sul piano sociale e politico, intervenne per regolamentare il mercato del grano, della farina e del pane, controllandone i prezzi. I poveri, comunque, continuavano a soffrire la fame, soprattutto nelle zone settentrionali ed occidentali del paese, dove i procedimenti messi in atto per sostenere i meno abbienti dimostravano la loro inadeguatezza: le strade erano affollate da vagabondi in cerca di lavoro o carità, i quali, per non morire di fame, spesso erano costretti a rubare. In questo contesto, i princìpi di carità e solidarietà furono messi a dura prova dall'incremento vertiginoso di viandanti miserabili, ladri ed emarginati; considererò in seguito gli echi della mancanza di grano nel Coriolanus di Shakespeare. Negli ultimi anni del XVI secolo l'inasprirsi della miseria coincise con l'aumento del numero di persone accusate di aver compiuto azioni criminose, soprattutto reati contro la proprietà come furti e rapine, e i giudici non esitarono a utilizzare la pena di morte come castigo esemplare. Il regno di Elisabetta stava dunque vivendo una pesante crisi interna: era 11 Come spiega Susan Bridgen: “Secondo la cultura dell'epoca, quello che la ragione umana riusciva a osservare e comprendere era che l'ordine che Dio imponeva al creato si basava sulla regolarità delle leggi naturali: a suscitare un sentimento di stupore non erano i fenomeni che riflettevano un disegno armonioso – il susseguirsi alternato delle stagioni, la fertilità della terra – quanto piuttosto quelli che segnavano una rottura del benigno ordine della natura. La peste, in questo caso, obbediva al caso: colpiva un città, e non un'altra, sembrava inesorabile, eppure qualcuno riusciva a sopravvivere. Questa sua imprevedibilità era la riprova della sua origine divina. Sempre più spesso, però, dietro a tali calamità, si percepiva l'opera della stregoneria: proprio in questa fase si iniziò una persecuzione alle streghe che non contava precedenti. Secondo i predicatori, il diavolo poteva essere sconfitto nei tribunali, facendo impiccare i suoi emissari in terra. La caccia alle streghe era accompagnata da orrori: la presunta strega (il fenomeno colpì prevalentemente le donne) era sempre una persona nota a chi l'accusava e di solito una presenza scomoda per la comunità. La sua persecuzione di una strega, all'interno di un villaggio, di solito riceveva l'approvazione di tutti e, in un'epoca in cui i mutamenti sociali creavano una maggiore distanza fra le diverse classi sociali e un impoverimento progressivo delle aree rurali, si guardava alla donna bisognosa come una minaccia alla stabilità del villaggio.” Cfr. Ead., Alle Origini... , op. cit. , p. 213. 12 Susan Bridgen afferma ancora: “ Il Consiglio della Corona di Elisabetta inizialmente era formato da laici. Pochi grandi signori, persino alcuni la cui lealtà era sospetta, rimasero quali 'naturali consiglieri' di sua maestà, ma il suo Consiglio fu ben lontano dall'essere baronale. Molti erano uomini formati alla gestione della vita pubblica nelle università e nelle Inns of Court. I veterani che avevano fatto parte dei Consigli di sua sorella, di suo fratello e addirittura del padre, vantavano una profonda esperienza politica e, avendo mostrato la saggezza di piegarsi a ogni corrente religiosa, adesso predicavano la prudenza.” Cfr. Ibidem , p.
difficile superarla, e la politica della regina non pose rimedio alle privazioni e non risolse difficoltà tanto gravi. La situazione dell'Inghilterra, quindi, appariva compromessa: le difficoltà economiche erano evidenti, le relazioni con gli stati esteri precarie e i conflitti che insorgevano nella società erano molti e di varia natura. Shakespeare era un suddito inglese prima di essere uno scrittore e, come membro di una élite intellettuale sensibile al richiamo della realtà, percepiva con chiarezza le tensioni in atto, e talvolta si serviva del teatro per riprodurne gli echi. I suoi scritti, comunque, non erano mai volti ad un'esplicita denuncia di carattere politico o sociale, ma alludevano solo con alcuni accenni a problemi in atto che il pubblico poteva agevolmente individuare. Un esempio di tale procedimento è la sua rappresentazione dell'attacco al potere monarchico, che troviamo nel Julius Caesar e nelle opere appartenenti alla Seconda Tetralogia. Tale potere viene sempre identificato con un personaggio, sia esso Cesare o Riccardo II. Shakespeare mette in scena l'opposizione violenta di alcuni nemici a colui che governa (o è in procinto di governare), nonché regnanti poco credibili o deboli, attorniati da una corte perfida e ostile. Quest'ultimo elemento appare non disgiungibile da alcune caratteristiche proprie della corte elisabettiana: infatti, sebbene l'opera di Shakespeare come uomo di teatro fosse molto apprezzata dalla regina e dalla corte stessa, egli non si precludeva la possibilità di accennare, in modo garbato e intelligente, alle tensioni reali che vi avevano luogo: basti pensare al rilievo da lui concesso ai favoriti dei monarchi del passato. La corte elisabettiana era suddivisa in fazioni 13 : i cortigiani non privilegiati dalla regina ambivano a stringere rapporti più intimi con lei in modo da avvicinarsi al trono o, al contrario, tramavano contro di lei per raggiungere i propri scopi; i suoi favoriti invece godevano di una protezione assoluta, di cariche e titoli nobiliari. 13 David Loades afferma: “England was governed from the court, because the monarch governed and the court was the monarch's immediate context. At the centre of this process lay the twin function of patronage and petition, like the two sides of the same coin.” Procedendo nella lettura della sua opera, egli spiega anche che la corte era uno delle maggiori cause di spreco di denaro: “Pradoxically, the most successful courtiers often accumulated the largest debts. When the thirs Earl of Sussex died in 1583, he owned £ 12000 to the queen, and £4000 to fellow courtiers, servants and tradesmen. […] Debts on this scale, of course, made withdrawal from court impossible, because only the monarch had the resources to alleviate the problem, or pardon the consequences. They were a form of investment in the regime, and Elizabeth used them, much as her grandfather had used bonds and recognisances, as a means of ensuring continued service. There came a point where the pardoning of debt became the most significant reward that a courtier could receive.” Cfr. Id., The Tudor Court , London, B.T. Batsford Ltd, 1986, cit., pp. 133-185.
L'opposizione religiosa al regno protestante non fu opera dei soli cattolici inglesi residenti nell'isola. Sin dai primi anni del decennio 1570-1580, l'Inghilterra fu raggiunta da missionari della Compagnia di Gesù provenienti dal continente. Erano giovani esiliati che frequentavano il collegio inglese diretto dal gesuita William Allen a Douai, nelle Fiandre, dove studiavano, oltre alla teologia cattolica, anche gli esercizi spirituali di Ignazio da Loyola^14. Nel 1574 sbarcarono i primi preti missionari formatisi presso questa scuola, con il compito non tanto di convertire i protestanti quanto di preservare i cattolici dall'eresia. Dovevano promulgare la ricusazione, ovvero il rifiuto e l'allontanamento dalla pratica religiosa protestante, quale dovere morale di ogni cattolico, e sostenere i fedeli, segretamente ed illegalmente, per tutto il tempo necessario. I missionari gesuiti non furono i primi a introdurre la prospettiva di una comunità cattolica separata dal resto dei sudditi, ma il loro arrivo rese più concreta questa possibilità e comportò alcuni pericoli. Riconciliare i fedeli inglesi con la chiesa di Roma, dalle autorità era considerato tradimento, e fautore di tradimento chiunque offrisse il proprio appoggio a simili tentativi. Per poter operare, i preti, che agivano clandestinamente, avevano bisogno di un sostegno locale, fornito loro dalla nobiltà terriera cattolica, la quale rinnegava così la propria fedeltà alla regina. Essi andavano segretamente di casa in casa a celebrare la messa, correndo il rischio di essere traditi e scoperti. Fino alla metà degli anni '70 i cattolici furono trattati con notevole tolleranza, poiché la regina era contraria all'uso della violenza contro le coscienze, ma dopo la scomunica e con l'arrivo in Inghilterra della Compagnia di Gesù il cambiamento fu radicale. I Gesuiti erano guidati da Edmund Campion e Robert Persons, due esponenti di rilievo dell'Ordine. La loro capacità di persuasione e la loro tenacia erano garanzia di una missione efficace. I due arrivarono in Inghilterra separatamente per non destare sospetti, Persons sotto le mentite spoglie di militare, Campion di mercante; si incontrarono per pochi giorni a Londra per definire i rispettivi obiettivi. Mentre Persons rimaneva nella capitale per poter seguire le vicende politiche, mettere a 14 Per quanto riguarda la bibliografia inerente alla parte storica dedicata ai Gesuiti, i testi presi in considerazione sono: Bridgen, S., Alle Origini..., op.cit ; Bianchi, D., “L'intero libro di Dio chiamato Bibbia. Alle origini dell'identità puritana”, Questioni di storia inglese tra Cinque e Seicento: cultura, politica e religione, Pisa, Scuola Normale Superiore, 2006; Crosignani, G., “Thomas Wright, i suoi scritti ritrovati e il dibattito con Robert Parsons, S.J., sulla partecipazione al servizio e al sermone anglicano”, Ibid.; Tutino, S., Law and Coscience Catholicism in Early Modern England 1570-1625 , Burlington, Ashgate, 2007, pp. 1-80.
punto le strutture della missione e tenere i contatti con gli esponenti più rappresentativi dell'Inghilterra cattolica, a Campion furono affidati i compiti propriamente pastorali della missione stessa. Egli si diresse verso le zone rurali del Berkshire, Oxforshire e Northamptonshire, allo scopo di promuovere la fede romana tra la popolazione e amministrare i sacramenti, in particolare la confessione, elemento centrale nella pratica gesuita. Campion e i suoi seguaci viaggiavano di paese in paese espandendo sempre più la propria sfera di azione, in modo che la loro presenza potesse divenire un punto di riferimento per il popolo cattolico; gli spostamenti erano frequenti, tanto che rimanevano nella stessa località per brevi periodi. Le attività nelle zone di campagna erano alternate a incontri con Persons nella capitale, per verificare la validità e l'efficacia delle strategie e dei piani. Grande importanza fu attribuita alla pubblicazione di opuscoli religiosi che venivano letti ai fedeli ed erano occasione di discussione con gli eretici, i quali non erano esclusi dal progetto della missione, al cui interno era previsto uno spazio per i dibattiti sulle nozioni dottrinali. Il momento preferito dai gesuiti per parlare ed interagire con i fedeli era l'ora dei pasti, che essi vedevano come momento di aggregazione a cui conferivano un significato particolare in ragione della coesione familiare e comunitaria di cui erano simbolo. Questa ventata di Cattolicesimo, però, non restò a lungo senza ostacoli: i protestanti vedevano come un pericolo l'integrazione dei gesuiti all'interno della società, non soltanto per cause religiose, ma anche perché essa rischiava di fornire al popolo mezzi per divenire intellettualmente autonomo dalla cultura ufficiale, e questo avrebbe potuto provocare una ribellione contro il sistema vigente. Campion, così, fu tradito: il suo servitore, George Eliot, informò gli agenti della regina del luogo in cui si trovava, e fu accusato di cospirazione, catturato e imprigionato nella Torre di Londra il 17 luglio 1581. Qui, dopo numerosi interrogatori durante i quali non cedette mai alle torture, fu ucciso nel dicembre dello stesso anno 15
. Egli proclamò fino all'ultimo la sua fedeltà alla Chiesa Cattolica. Questa esecuzione sancì la fine della prima missione gesuita e l'inizio della persecuzione e del martirio dei cattolici. La propaganda romana e spagnola fece leva 15 “Campion dichiarò rivolto agli inglesi che i gesuiti avrebbero continuato nella loro azione 'finché ci sarà qualcuno di noi lasciato a godersi il vostro martirio a Tyburn, o a patire i tormenti da voi inflitti, o a consumarsi nelle vostre prigioni. Il prezzo da pagare è noto, la campagna è cominciata.” Cfr. Bridgen, S., Alle Origini..., op. cit. , p. 357.
Persons. I paesi cattolici erano concordi nel rafforzare la collaborazione con coloro che, dotati di contatti adeguati e spirito d'iniziativa, perseguivano l'obiettivo di colpire la regina. Elisabetta dunque era oggetto dell'ostilità dei cattolici di tutta Europa, e i suoi provvedimenti legislativi in materia religiosa acuivano le tensioni: per attenuare lo stato di allarme, ma soprattutto per difendere la propria persona, la sovrana si circondò di persone fidate e le fece addestrare affinché la proteggessero dai temuti complotti. Si organizzarono agenti speciali, vere e proprie spie della monarchia, le quali, in seguito a segnalazioni o a comportamenti ritenuti sospetti^19 , indagavano sull'indiziato, perquisivano i luoghi che frequentava, lo interrogavano - spesso ricorrendo alla tortura - allo scopo di ottenere informazioni ed ammissioni di colpa. Le reti di spionaggio, sempre controllate da Elisabetta e dal suo fedele William Cecil, erano dirette da Sir Francis Walsingham, diplomatico e politico che informava la corte sulle operazioni militari spagnole. Egli inoltre provvide a incrementare le risorse destinate alla flotta, ritenendola lo strumento che avrebbe consentito all'Inghilterra di divenire una grande potenza mondiale. Ancora un volta Shakespeare trasse ispirazione dalla situazione inglese per riproporre in diverse sue opere i temi del complotto e della successione al trono. Nell' Hamlet, Claudio incarna il re “machiavelliano” per eccellenza, calcolatore, manipolatore, lucido, riservato, sospettoso e circondato da cortigiani sottomessi e devoti. Elsinore, capitale della Danimarca, può essere paragonata a Londra: è disseminata di persone che origliano e riferiscono, che tramano e fanno il doppio gioco. Non vi è luogo in cui “regni l'innocenza”. Shakespeare dunque non rinuncia ad alludere ad affinità tra la situazione in comandante dell'Armata delle Fiandre, un esercito professionale costituito dalla fanteria di stanza nei Paesi Bassi dal 1567 fino al suo scioglimento nel 1706. 19 Così Lemon descrive i comportamenti sospetti: “Building on the language of Henry's 1534 act, a 1571 Elizabethan act expanded the form and type pf words considered treason: it will now be treason if a subject shall be writing, printing, preaching, speech, express words or sayings, maliciously, advisedly and directly publish, set forth, and affirm that the Queen our said sovereign lady Queen Elizabeth is an heretic, schismatic, tyrant, infidel or and an usurper of the crown. While Henry condemned 'words or writing', Elizabeth now specified a greater variety of forms in her category of treasonous words, a category that remained until 1628. This shift from Henry's language to Elizabeth's, from the more general 'writing' to the more specific 'writing, printing, preaching, speech', signals a proliferation rather than a diminishing of treasonous speech acts.” Lemon, R., Treason by Words , New York, Connell University Press, 2006, cit., pp. 9-10.
atto in Inghilterra e quella rappresentata: le corti^20 sono luoghi di segreti e insidie, lo sfondo in cui si ordiscono i complotti. Le cause dei continui pericoli che minacciavano Elisabetta furono dunque molteplici, prima tra tutte, motivo di accesi dibattiti e intrighi segreti, l'imprigionamento e la successiva decapitazione di Maria Stuart; in questo caso, alla causa religiosa anticattolica si intrecciava la ragione dinastica, poiché Maria era seconda nella linea di successione al trono inglese. La condizione di Elisabetta, non coniugata, senza figli 21 e senza erede da lei designato, creava malumori e tensioni anche tra i suoi sostenitori, ed incoraggiava gli avversari. I protestanti proiettavano le loro ansie sul futuro, temendo che il trono vacante offrisse ai nemici l'opportunità di agire a loro danno; i cattolici, dal canto loro, non avevano mai perso la speranza di far salire sul trono un loro rappresentante, e per riuscirvi non esitavano a cospirare. Essi auspicavano la successione di Maria Stuart, e avrebbero utilizzato qualsiasi mezzo per raggiungere tale obiettivo. Maria lasciò la Francia, dove aveva vissuto dall'età di cinque anni, nel 1561, un anno dopo la morte del marito, il re Francesco II, per tornare in Scozia; qui l'attendeva lo scontro con i calvinisti, giacché il Parlamento scozzese aveva ratificato la modifica della religione di stato in senso protestante senza l'assenso della sovrana. L'educazione ricevuta in terra francese le aveva fornito molte capacità, ma non 20 La corte viene così descritta da David Loades: “In some respects 'the court' was a highly amorphous entity, and the succession of ordinances and household books which were issued between 1445 and 1604 bear witness to the constant struggle to impose order, definition, and above all economy upon organism which was always threatening to get out of control.” Egli prosegue soffermandosi sulla descrizione dei luoghi di corte su cui agivano direttamente i suoi funzionari: le Stables, la Royal Barge, e il Wardrobe, che nel XIV secolo era stato la tesoreria reale, contenente abiti e stoffe di cui i cortigiani potevano far uso. Cfr. Id., The Tudor... , o p. cit. , p. 38. 21 Al contrario della madre, Anna Bolena, che era vista dai sudditi come simbolo di fertilità in quanto fu incoronata già in attesa della figlia, Elisabetta lasciava l'Inghilterra nel dramma ereditario. Secondo Susan Bridgen: “A pochi giorni dall'apertura del suo primo Parlamento la Camera Bassa supplicò la regina venticinquenne di sposarsi. Ma Elisabetta dichiarò che era stato ed era suo desiderio di non sposarsi mai: restare in 'questo tipo di vita in cui ora mi trovo'. Se Dio poi avesse 'reso il suo cuore incline ad un altro tipo di vita', lei comunque non si sarebbe mai sposata contro l'interesse dei suoi sudditi: 'mettetevelo bene in testa'. Questa risposta, più gentile e meno sentenziosa di quelle che in seguito avrebbe dato alla stessa domanda, era ancora sufficientemente ambigua perché i Comuni potessero pensare di non aver sentito ciò che non volevano sentire. Elisabetta si lasciò andare ad una promessa che sarebbe stato più saggio non fare se non era sicura di poterla mantenere: qualora non si fosse sposata, un erede sarebbe stato scelto 'al momento opportuno'. Significativamente, ribadì ai rappresentanti della Camera: 'E, alla fine, sarà per me sufficiente che una lapide in marmo rechi in epitaffio che una regina in tempi simili visse e morì vergine'. […] La regina si vantava dei suoi potenziali mariti, non per vanità (in verità un po' anche per questo), ma perché tutti loro rappresentavano un esplicito avallo di ciò che molti mettevano in dubbio: il suo diritto a salire al trono. […] Mostrarsi invaghiti della regina era un principio cardine della politica elisabettiana. […] Le regine non dovrebbero sposarsi per amore, ma c'era qualche timore che Elisabetta l'avrebbe fatto. Pettegolezzi sprezzanti si diffusero presso le corti straniere sul fatto che Elisabetta avrebbe sposato il suo stalliere Dudley. […] Perché non scelse di unirsi a Dudley, neanche in seguito, e già allora, probabilmente di non prendere mai più marito, rimane un mistero.” Cfr. Ead., Alle Origini..., op. cit. , pp. 300-304.
prevista sommossa della popolazione inglese. Elisabetta fu messa a conoscenza del piano dal Granduca di Toscana e, una volta scoperta la cospirazione, fece arrestare e decapitare Norfolk. La vicenda, detta complotto Ridolfi, provocò la reazione decisa dalla regina: nel 1572, con il suo incoraggiamento, il Parlamento approvò un disegno di legge che impediva a Maria l'ascesa al trono, ma Elisabetta, inaspettatamente, si rifiutò di avvallarlo col proprio consenso. Nel 1584, però, a seguito del complotto Throckmorton, promulgò un documento, il Bond of Association , finalizzato a prevenire l'eventualità che aspiranti al trono approfittassero del suo omicidio per ottenere la corona; i mandanti avrebbero dovuti essere condannati a morte. Dal momento che diversi complotti erano compiuti in nome di Maria, di fatto il documento si rivelò un'arma per colpire la regina di Scozia. La figura di Elisabetta era per molti un ostacolo da abbattere, e la minaccia gravava costantemente su di lei. Secondo Mario Praz, Shakespeare stesso fu sospettato di partecipazione, sia pure non del tutto consapevole, ad un complotto, la congiura del Conte di Essex (febbraio 1601). La compagnia a cui egli apparteneva si sarebbe prestata, su richiesta di certi seguaci di Essex, a recitare Richard II, in cui compariva un re deposto dai sudditi per la sua incapacità di governare. Praz ritiene che Shakespeare avesse accettato tale richiesta indotto da un comune amico, il conte di Southampton, e che il fallimento della congiura, con le esecuzioni capitali che ne seguirono e l'imprigionamento del Southampton, influisse sulla concezione di Hamlet. Le parole di Orazio al morente Amleto: 'Buona notte, dolce Principe, e voli d'angeli ti conducano cantando al tuo riposo' sembrarono al grande critico Malone (alla fine del Settecento) contenere un'allusione a quelle simili pronunciate dall'Essex nel salire al patibolo il 25 febbraio 1601: 'Quando la mia vita si separerà dal mio corpo, manda i tuoi angeli beati a ricevere la mia anima e trasportarla alle gioie del cielo'. D'altronde, benché alcuni contemporanei vedessero certe analogie tra Riccardo ed Elisabetta (l'accostamento era stato divulgato dal gruppo di Essex, al quale sarebbe toccata la parte di novello Bolingbroke), la compagnia di Shakespeare nulla ebbe a soffrire dalla congiura. Shakespeare quindi, secondo Praz, sarebbe stato non solo un narratore, ma anche un sostenitore dei congiurati, seppure forse non del tutto consapevolmente. Fra i numerosi complotti, fu assai significativo anche quello di Babington.
Esso si sviluppò a partire dalla convergenza di diverse trame, ma di fatto si rivelò una trappola tesa a Maria da Sir Francis Walsingham, capo delle spie di Elisabetta, sostenuto dai nobili che come lui ritenevano inevitabile l'esecuzione della sovrana scozzese. Alcuni agenti di Maria lo erano anche di Walsingham. Fra i cattolici idealisti, pronti al martirio, egli aveva infiltrato alcuni agenti, uomini disposti a vendersi al miglior offerente; per Walsingham, il prezzo pagato per essere informato non era mai troppo alto. Nel 1585, dopo il trasferimento di Maria dal castello di Tutbury dove era imprigionata sotto la custodia di Amyas Paulet, ad una residenza del conte di Essex, Walsingham iniziò ad agire. Catturò Gilbert Gifford, un corriere reduce dalla Francia coinvolto in un piano per liberarla, e lo convinse a lavorare per lui organizzando una cospirazione per la falsa liberazione di Maria. A questa trappola si sovrappose il complotto effettivo ordito da alcuni giovani gentiluomini inglesi, che vedevano nella regina di Scozia una martire. Alla loro testa vi era Sir Anthony Babington; i congiurati si proponevano di uccidere Elisabetta e porre sul trono Maria. Babington, inconsapevolmente, fece confluire il suo complotto in quello ordito da Walsingham. Maria fu rassicurata sul suo conto da persone a lei fedeli, ed iniziarono così una corrispondenza in codice in cui lui la informò del piano per farla fuggire e di quello per assassinare Elisabetta. Walsingham, decrittata la lettera di Babington, aspettò la risposta di Maria, che l'avrebbe indiscutibilmente resa colpevole di alto tradimento. La regina di Scozia, confusa e indecisa sul da farsi, dopo aver chiesto un parere al suo segretario che la consigliò di lasciar perdere simili piani, rispose con una missiva in cui precisava le condizioni per accettare la propria liberazione, ma non fornì alcuna indicazione in merito all'attentato a Elisabetta. In questo modo, la colpevolezza di Maria non era dimostrabile, così il decrittatore di Walsingham aggiunse al testo un poscritto relativo all'assassinio della regina inglese. Appena ricevuta la lettera, Babington fu arrestato e condotto nella Torre di Londra; qui confessò il piano e, come gli altri congiurati, fu torturato, processato sommariamente e squartato^22. 22 Susan Bridgen racconta: “Ai primi di luglio, Babington scrisse alla regina di Scozia mettendola al corrente del progetto di cospirazione e dei sei nobili gentiluomini pronti a compiere la tragica esecuzione. Era la richiesta del suo consenso e lei lo diede. Ogni lettera dell'epistolario segreto fra Maria e i suoi fedelissimi