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Comparative politics, Apuntes de Ciencia Política

riassunto breve política comparata

Tipo: Apuntes

2017/2018

Subido el 21/06/2018

jbordel
jbordel 🇪🇸

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COMPARATIVE POLITICS
Alemania (Germania)
1. IL DIDSEGNO COSTITUZIONALE: DALLA “LEZIONE DI WEIMAR” ALLA
RIUFICAZIONE.
La storia della RFT (Repubblica federale tedesca) è una storia di successo, si tratta da
un lato dei fallimenti (Weimar) e delle tragedie (il nazismo), dall’altro, anche, dei
risultati dalla Germania Ovest nella seconda metà del ‘900: progressiva liberalizzazione
della società tedescha, il grande sviluppo economico, l’elevato grado di stabilità
politica, la pace e sicurezza... La riunificazione con il Trattato 2+3 di settembre di 1990
e formalizzata un mese dopo ha provocato in quel tempo la estensione delle strutture
politiche e legali della RFT alla RDT e all’elaborazione di una nuova Costituzione.
Un po’ di storia: Nel 1945 il paese era stato sconfitto e occupato, nel 1949 si divide il
paese in Ovest ed Est. In quest’ultima veniva istaurato un regime a partito unico, mentre
nella Germania Ovest si approva la Legge Fondamentale, non era una “Costituzione”,
questo fu per evidenziarne la provvisorietà, ma costituiva più il prodotto di una scelta di
politica estera che l’espressione del popolo tedesco. Il Consiglio parlamentare si
componeva di unidici “regioni occidentali” (Lander) investito del potere costituente
direttamente dalle forze di occupazione alleate.
Il ricordo in negativo di Weimar (nazionalsocialismo) e l’incombenza del bipolarismo
internazionale abbiano profondamente condizionato sia l’affermazione che la succesiva
evoluzione della democrazia tedesca fino ai giorni nostri. Anche, possiamo capire la
Germania come risultato di due tensioni; non può essere disgiunta nè dalla gravità della
minaccia rappresentata in passato del regime nazista, nè tanto meno dagli imperativi
della guerra fredda.
I contenuti della Legge fondamentale furono fortemente influenzati dalla cosiddetta
“lezioni di Weimar”. Due furono gli elementi dell’ordinamento weimariano che i
costituenti di Bonn considerarono, come fattoti che avevano concorso alla deriva e al
crollo del sistema: La legge elettorale proporzionale pura -> maggioranze parlamentari
inestabili con inevitabili ripercussioni negative sulla governabilità politica e sulla
stabilità democratica. Gli ampli poteri del capo dello stato. Coerentemente, gli estensori
adottarono una serie di accorgimenti istituzionali resi a stabilizzare il raccordo governo-
parlamento, sia il rafforzamento della posizione dell’esecutivo, sia contenere la
frammentazione del sistema partitico, come? Con la clausola di sbarramento del 5% su
base federale, el 1952 e nel 1956 furono messi fuori legge i due partiti antisistema, SRP
e KPD (nazi e comunisti).
Inoltre, per evitare la ricostituzione di uno stato forte gli occupanti attribuirono il potere
a un consiglio composto da delegati dei Lander, affinchè venisse rafforzato il
federalismo.
Si può ben dire che l’obiettivo della stabilità sia uno stato centrato. Comunque, alla fine
hanno finito per dispiegare effetti in parte diversi da quelli immaginati dai padro
costituenti. Per esempio il caso della sfiducia costruttiva che prevede la possibilità di far
cadere i governi solo in presenza di una sfiducia che indichi già il nuovo cancelliere.
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COMPARATIVE POLITICS

Alemania (Germania)

1. IL DIDSEGNO COSTITUZIONALE: DALLA “LEZIONE DI WEIMAR” ALLA

RIUFICAZIONE.

La storia della RFT (Repubblica federale tedesca) è una storia di successo, si tratta da un lato dei fallimenti (Weimar) e delle tragedie (il nazismo), dall’altro, anche, dei risultati dalla Germania Ovest nella seconda metà del ‘900: progressiva liberalizzazione della società tedescha, il grande sviluppo economico, l’elevato grado di stabilità politica, la pace e sicurezza... La riunificazione con il Trattato 2+3 di settembre di 1990 e formalizzata un mese dopo ha provocato in quel tempo la estensione delle strutture politiche e legali della RFT alla RDT e all’elaborazione di una nuova Costituzione.

Un po’ di storia: Nel 1945 il paese era stato sconfitto e occupato, nel 1949 si divide il paese in Ovest ed Est. In quest’ultima veniva istaurato un regime a partito unico, mentre nella Germania Ovest si approva la Legge Fondamentale, non era una “Costituzione”, questo fu per evidenziarne la provvisorietà, ma costituiva più il prodotto di una scelta di politica estera che l’espressione del popolo tedesco. Il Consiglio parlamentare si componeva di unidici “regioni occidentali” (Lander) investito del potere costituente direttamente dalle forze di occupazione alleate.

Il ricordo in negativo di Weimar (nazionalsocialismo) e l’incombenza del bipolarismo internazionale abbiano profondamente condizionato sia l’affermazione che la succesiva evoluzione della democrazia tedesca fino ai giorni nostri. Anche, possiamo capire la Germania come risultato di due tensioni; non può essere disgiunta nè dalla gravità della minaccia rappresentata in passato del regime nazista, nè tanto meno dagli imperativi della guerra fredda.

I contenuti della Legge fondamentale furono fortemente influenzati dalla cosiddetta “lezioni di Weimar”. Due furono gli elementi dell’ordinamento weimariano che i costituenti di Bonn considerarono, come fattoti che avevano concorso alla deriva e al crollo del sistema: La legge elettorale proporzionale pura -> maggioranze parlamentari inestabili con inevitabili ripercussioni negative sulla governabilità politica e sulla stabilità democratica. Gli ampli poteri del capo dello stato. Coerentemente, gli estensori adottarono una serie di accorgimenti istituzionali resi a stabilizzare il raccordo governo- parlamento, sia il rafforzamento della posizione dell’esecutivo, sia contenere la frammentazione del sistema partitico, come? Con la clausola di sbarramento del 5% su base federale, el 1952 e nel 1956 furono messi fuori legge i due partiti antisistema, SRP e KPD (nazi e comunisti).

Inoltre, per evitare la ricostituzione di uno stato forte gli occupanti attribuirono il potere a un consiglio composto da delegati dei Lander, affinchè venisse rafforzato il federalismo.

Si può ben dire che l’obiettivo della stabilità sia uno stato centrato. Comunque, alla fine hanno finito per dispiegare effetti in parte diversi da quelli immaginati dai padro costituenti. Per esempio il caso della sfiducia costruttiva che prevede la possibilità di far cadere i governi solo in presenza di una sfiducia che indichi già il nuovo cancelliere.

Nel 1972 Willy Brandt e 1982 Helmut Schmidt. Con questo c’è che parlare dello scioglimento anticipato, concepito come deterrente contro le crisi di governo, cui si è diventato una sorta di potere semidiscrezionale del cancelliere. Un uso strategico della questione di fiducia, facendosi deliberatamente rifiutare la fiducia dalla propria maggioranza parlamentare, e ottenere, il ricorso anticipato alle urne. Gli elettori hanno finito per legittimare questa forzatura delle regole istituzionali.

La legge fondamentale è stata oggetto di numerose modifiche, si può spiegare con il fatto che in Germania il procedimiento di revisione costituzionale è piuttosto semplice, richiedendo l’assenso dei due terzi dei membri del Bundestag e dei due terzi dei voti nel Bundesrat. La maggior parte delle modifiche ha riguardato i rapporti tra la federazione e i Lander la ripartizione delle competenze legislative.

2. PARTEZIPAZIONE POLITICA E PARTITI: TRA RIVOLUZIONE E

CONTINUITÀ.

L’aumento straordinario del livello di partecipazione politica a partire dagli anni ’60. Se nei primi anni ’50 la popolazione appariva “desinteressata”, nei decenni successivi aumenta il numero degli iscritti. Alle fine degli anni ’60 irrompono i movimenti studenteschi, maggior coinvolgimento degli intellettuali, proligerano i gruppi di interesse... Alla fine, negli anni 70 e 80 emergono nuove sensibilità politiche a favore della pace, dell’emancipazione femminile...

Il livello della partecipazione elettorale non ha subito significativi perchè è sempre stato elevato. Dal 1953 al 1987 la percentuale è sempre stata superiore all’84%. Il periodo postriunficazione, fino al 1998 la partecipazione elettorale ha ripreso ad aumentare, per poi calare nuovamente, nella parte orientale i tassi di astensionismo e di volatilità elletorale somno molto più elevati che nella parte occidentale. Oltre al crescente astensionismo, aveva l’aumentata volatilità elettorale, nuovi partiti, diminuzione degli iscritti... tutto questo segnalano una crescente distanza tra l’elettorato e i partiti politici tradizionali. Tale fenomeno ha finora colpito tutte e tre le formazioni storiche del paese: CDU/CSU, SPD e FDP. Nelle elezioni del 2009 e del 2013 hanno ottenuto i peggiori risultati dal 1949.

Eppure in passato si erano mostrati capaci di rispondere alla domanda di cambiamento che proveniva dalla società. La CDU incoraggiò col passare degli anni una maggiore apertura nei confronti dell’elettorato laico. La SPD con il congresso di Bad Godesberg del 1959, operò una vera svolta ideologica, trasformandosi in moderno partito popolare. La FDP, inizialmente schierata su posizioni conservatrici, dalla seconda metà degli anni ’60, la corrente della sinistra liberale.

La crisi dei partiti tradizionali in Germania ha assunto delle dimensioni assai più limitate. CDU/CSU, SPD e FDP rappresentavano le tre principali forze politiche del paese.

Le storiche dimensioni di conflitto socioeconomica (CDU/CSU e FDP vs SPD) e religiosa (SPD e FDP vs CDU/CSU). Tuttavia, questi due cleravages delle identità politiche è andata progressivamente diminuendi dinanzi alla sempre maggiore differenzazione socioprofessionale e alla secolarizzazione della società. Oltre alla dimensione socioeconomica, se ne può dividire una seconda: le persone e i partiti con

4. IL GOVERNO: DEMOCRAZIA DEL CANCELLIERE E POLITICA DI

COALIZIONE.

La forma di governo è tipo parlamentare. Il cancelliere viene eletto dal Bundestag senza dibattito, a scrutinio segreto e con il quorum della maggioranza assoluta.

Il Bundestag ha poi il potere di destituirlo (facendo cadere con lui tutto il gabinetto) tramite il meccanismo della sfiducia costruttiva, che prevede la simultanea elezione di un nuovo cancelliere. La “democrazia del cancelliere” +e l’elemento distintivo del sistema politico tedesco. Il cancelliere e il suo gabinetto detengono un monopolio dell’iniziativa politica. L’iniziativa legislativa scaturisce all’interno del ministero competente nella materia. Il cancelliere assume personalmente l’iniziativa politica in relazione alle questioni più rilevanti, può bloccare un’iniziativa ministeriale e dispone dell’autorità necessaria per mediare tutti i tipi di contrasto che si verificano all’interno del suo gabinetto.

Tuttavia, il cancelliere non può essere considerato come il detentore assoluto del potere decisionale perchè l’autonomia dei singoli ministri, sia il principio della responsabilità collettiva, sia perchè il cancelliere si è sempre trovato a operare all’interno di un governo di coalizione, non potendo prescindere dalle rivendicazioni del partito alleato senza rischiare una crisi di governo.

Dal 1949 al 1960 abbiamo assistito a governi di coalizione dominati dalla CDU/CDS, che contenevano un numero di partiti maggiore di quello necessario per giungere alla maggioranza in parlamento (“a maggioranza eccedente”). Dal 1961 ad oggi invece alternati stabili governi di coalizione “a maggioranza minima vincente”.

5. IL PARLAMENTO: IL BICAMERALISMO FEDERALE.

Il parlamento ha una struttura bicamerale: il Bundestag eletto a suffragio universale, e il Bundesrat composto dai reppresentanti dei governi regionali dei Lander. Il Bundestag è rinnovato ogni 4 anni, mentre il Bunderat vengono designati in seguito alle diverse elezioni regionali, da 3 a 6 rappresentanti in rapporto alla popolazione del Land. Nel Bundesrat è formalmente escluso dal circuito fiduciario, nel Bundesrat il voto anche è unitario per evitare divisioni. L’immunità parlamentare è solo per i deputati della camera eletta direttamente dal popolo. Anche i membri del Bundesrat possono ugualmente beneficiare dell’imunità, ma solo in quanto membri delle assemblee regionali.

Il Bundesrat possa essere considerato una sede istituzionale particolarmente efficace per garantire l’autonomia dei Lander nel rapporto fra centro e periferia. La camera ha finito per sviluppare un’importante funzione anche con le decisioni di voto, al Bundesrat sono state spesso orientate dalle direttive di partito più che dagli interessi peculiari regionali. In particolare durante il secondo cancellierato Schroder, quando la opposizione non si sono fatti scrupoli a condizionare e in molti casi a bloccare l’attività del governo federale attraverso il potere di veto della seconda camera.

Il immobilismo decisionale è stato però quasi sempre scongiurato grazie alle Comissione di mediazione congiunta, un organo cui viene affidata la risoluzione delle controversie tra le due camere.

6. ISTITUZIONI POLITICHE TERRITORIALI: IL FEDERALISMO COOPERATIVO

IN TRASFORMAZIONE.

Ripristinare l’assetto federale basata più sul desiderio delle forze di occupazione di evitare la riconstituzione di uno stato fortemente accentrato che sulla volontà di recuperare un¡antica tradizione politico-istituzionale. La Bundesrepublik presenta una struttura statale fortemente decentralizzata, con le sue unità componenti (Lander) dotate di una propria identità statuale, nonchè di ampie autonomie legislative. Ciascun Land dispone di organi legislativi ed esecutivi propri e di una propria Costituzione.

La forma di governo in tutti i Lander è di tipo parlamentare; esistono tuttavia differenze tra i diversi Lander nonostante. In 7 il potere di nomina e di revoca dei primi ministri locali necessita dell’approvazione dei Landtage, in altre 7 è sufficente una sfiducia semplice per far cadere i governi ...

La ripartizione delle competenze ai Lander viene un’iniziale competenza (legislativa), la federazione ha una competenza esclusiva di politica estera e di difesa, di cittadinanza federale e politica monetaria e una competenza concorrente in materia di diritto civile e penale. Sui Lander ricade l’intera responsabilità per l’implementazione amministrativa delle leggi federali alla base di ciò che viene definito come federalismo cooperativo.

7. GRUPPI DI INTERESSE E BUROCRAZIE: IL MODEL DEUTSCHLAND E IL

SUO RINNOVAMENTO.

I principali gruppi di interesse sono l’Associazione federale dell’industria tedesca e l’Associazione federale dei datori di lavoro, da una parte, e la Confederazione del lavoro dall’altra, i quali difendono rispettivamente gli interessi dell’impresa e quelli dei lavoratori.

Le “associazioni datoriali” operano prevalentamente sul mercato del lavoro e rappresentano gli interessi dei propri aderenti, la Croce rossa, la Chiesa evangelica... Le “associazioni industriali” rappresentano gli interessi delle imprese tedesche. I sindicati più importanti sono quelli dei metalmeccanici, dei chimici e dei servizi.

Dopo l’esperienza del nazionalsocialismo, i principali gruppi di interesse decisero di non affiliarsi a un partito specifico. Non rinunciarono però a instaurare rapporti preferenziali.

Il “modello Germania” è un modelo di società capace di creare consenso, coniungando la crescita economica con le politiche di welfare, l’efficienza con l’idea dell’equità sociale. Basato su un elevato livello di integrazione dell’economia nei mercati internazionali, alta qualificazione, alti salari e standard redistributivi, un sistema di sicurezza sociale...

Alla fine degli anni ’90 il Modell appariva sempre meno sostenibile, soprattutto a causa degli elevati costi della riunificazione tedesca. Per fronteggiare le disastrose condizioni

A quasi 70 anni della Legge fondamentale e a oltre 25 anni dalla riunificazione, la fiducia si è ulteriormente consolidata: tra le regioni ricche e quelle più povere (Est) esistano tuttore importanti disparità socioeconomiche, nei cittadini tedeschi occidentali e orientali si sta progressivamente sgretolando quel “muro nella testa”. La stabilità è la caratteristica principale del sistema politico tedesco, trovare ampia espressione nei frequenti governi di legislatira e, più nell’elevata durata media dei governi. Nel contesto dell’Unione Europea, la Germania è il paese che più di ogni altro ha un ruolo di paese- guida: vanta tassi di crescita e di produttività tra i più alti.

Francia:

1. LA NASCITA DELLA QUINTA REPUBLICA.

La Quinta Repubblica nasce nel 1958, dopo l’implosione della Quarta (1946), un sistema che giunse alla sua crisi finale con gli sconvolgimenti prodotti dal conflitto nella colonia d’Algeria. L’ultimo parlamento della Quarta votò l’investidura del generale de Gaulle a presidente del Consiglio. De Gaulle si era dimesso nel 1946, richiamato per risolvere il problema algerino, de Gaulle fu investito dei pieni poteri. Lui creò un comitato interministeriale e fu incaricato di redigere un progetto da sottoporre al governo e infine a referendum popolare.

De Gaulle era interessato alla figura del presidente e alle sue funzioni, egli riteneva che tale figura dovesse ergersi al di sopra dei poteri esecutivo e legislativo, come arbitro dei loro conflitti e godendo di un potere di scioglimento dell’Assemblea. La soluzione fu una formula ambigua: il presidente non avrebbe avuto il potere di revocare il primo ministro. De Gaulle attribuì grande rilevanza anche all’istituto del referendum. Questo strumento fu cruciale per il rafforzamento del ruolo presidenziale.

Il disegno costituzionale della Quinta Repubblica subì un’importante revisione nel

  1. L’elettorato francese approvò con referendum la norma che stabiliva l’elezione del presidente della Repubblica a suffragio universale diretto e non più mediante un collegio di grandi elettori.

Il sistema di governo francese è oggi definito “semipresidenziale”. Caraterizzato:a) da un presidente eletto con voto popolare, b) che possiede notevoli poteri e c) dalla coesistenza di un premier e un gabinetto soggetti alla fiducia dell’Assemblea. Però, non è sufficiente per capire il suo reale funzionamento, ad esempio, con quello della possibilità di fatto del capo dello stato di revocare lìncarico al “proprio” primo ministro.

Il ruolo presidenziale ha conosciuto un ridimensionamento con la formazione di una maggioranza parlamentare avversa a quella del presidente in carica. È questa la cosiddetta “coabitazione”. Queste fasi riporterebbero il sistema a funzionare secondo la modalità parlamentare, peró, il presidente mantiene poteri di emergenza dell’articolo 16, allo scioglimento dell’Assemblea e a tutti quegli atti chr richiedono la sua firma. Ad esse si aggiungono quelle facoltà che si sono imposte attraverso la pratica, l’intervento in politica estera.

La coabitazione costituisce oggi una possibilità molto remota. Con la riforma costituzionale del 2000, è stata ridotta la durata del mandato del presidente da 8 a 5 anni, equiparandola a quella dell’Assemblea nazionale.

2. PARTECIPAZIONE POLITICA E PARTITI: DAL “RASSEMBLEMENT” ALLE

PRIMARIE.

In Francia non c’è solo il cleavage destra-sinistra, ci sono altre freatture, originate dalla Rivoluzione. Si tratta della frattura tra èlite statali e chiesa cattolica da un lato e di quella tra il centro e le periferie dall’altro. Ques’ultima è stata in parte assorbita dalla prima, poichè lñe periferie con le più forti identità regionali, erano propio quelle dove il catolicesimo costituiva la cultura dominante. Questa sovrapposizione è stata come una delle principali ragioni per cui i partiti regionalisti hanno mantenuto un ruole marginale.

Durante il XIX e i primi decenni del XX, la chiesa cattolica ha intrattenuto un legame con le forze monarchiche e antirepubblicane e successivamente con i partiti di destra. Dall’altro, la laicità ha costituito un elemento essenziale dell’identità delle forze repubblicane prima, e dei socialisti poi. La difesa degli interessi cattolici da parte della destra confessionale.

A partire dagli anni 70, il quadro delle fratture ha cominciato a complicarsi. A sinistra si è rafforzato un movimento ecologista. Il trattato di Maastricht ha fatto emergere un movimento sovranista, ostile al trattato, ma più in generale, i processi economici, sociali e culturali, la globalizzazion hanno prodotto una destrutturazione delle fratture tradizionali, e aperto nuove possibilità come partiti populisti. Secondo Pascal Perrineau possono essere individuate cinque nuove fratture: tra vittime dei processi della modernizzazione e coloro che ritengono siano un’opportunità; tra vedono un’ocasione nell’apertura internazionale e che la temono, tra trritori che hanno subito una marginalizzazione e i centri urbani, tra forze politiche tradizionali e movimenti che si nutrono di sentimenti antipolitici. Il Front National ha saputo sfruttare queste nuove fratture.

Dal punto di vista organizzativo, i partiti francesi, a parte il PCF, hanno sempre presentato una struttura debole, e non sono riusciti a radicarsi in modo significativo nella società. Verso la fine degli anni 70 adottarono per il sistema partitico francese l’espressione “quadriglia bipolare”, intendendo con essa l’esistenza di due poli, uno di destra e uno di sinistra, formati entrambi da due partiti con una forza grosso modo equivalente.

L’Union pour la Nouvelle Rèpubliche (UNR), frutto della fusione di diversi movimenti gollisti. A partire dal 1976, i gollisti conoscono una ristrutturazione con Chirac. Le componenti moderate della destra non gollista confluirono nell’Union pour la Dèmocratie française (UDF) nel 1978. Nel 2002 il presidente Chirac annunciò la creazione di un nuovo grande partito, l’Union pour la Majoritè Prèsidentielle (UMP). Nel novembre 2014 ne ha assunto nuovamente la guida Sarkozy, successivamente il partito ha di nuovo cambiato denominazione assumendo il nome di Les Rèpublicains.

I partiti della sinistra, innanzitutto come il Partito Socialista, organizzativamente debole rispetto ai suoi confratelli europei. Definito a metà strada tra il partito di notabili e il partito di massa. Nel 1971 (congresso di Epinay), Mitterrand riuscì a imporsi come

elettorali, ma anche il finanziamento pubblico per le campagne elettorali introdotto nel

4. IL GOVERNO: CONCENTRAZIONE DEL POTERE ESECUTIVO E

RAZIONALIZZAZIONE DEL PARLAMENTARISMO.

Tra il 1958 e il 1981 si sono succeduti presidenti della Repubblica e coalizioni di governo di centrodestra. Questo ha contribuito a forgiare il dominio presidenziale. La prima alternanza presidenziale si realizza nel 1981, con Mitterrand, formarono una coalizione con i comunisti, fino 1984. Nel 1986 cominciava la prima coabitazione, cui terminò nel 1988 con la rielezione all’Eliseo di Mitterrand.

I governi socialisti dal 88 al 93 furono tutti di minoranza e riuscirono a sopravvivere solo grazie all’occasionale sostegno di deputati comunisti e dell’UDF. Nel 1993 si ripropose la coabitazione. Le elezioni presidenziali del 1995 ristabilirono l’omogeneità con la vittoria di Chirac.

Nel 2007, le elezioni presidenziali hanno confermato i neogollisti sia all’Eliseo con Sarkozy, sia al governo. Nel 2012 per sanzionare i governani, con l’elezioni di un presidente socialista. Nei casi di coabitazione, il presidente ha sempre nominato primo ministro il candidato designato dai partiti di maggioranza. Quando la maggioranza parlamentare gli è favorevole, sceglie il primo ministro, ma ha anche la facoltà, di fatto (non prevista in Costituzione), di revocarlo. La Costituzione prescrive che il presidente nomini e ponga fine alle funzioni dei membri del governo su proposta del primo ministro.

I ministri si trovano in una posizione subordinata rispetto al capo del gverno e ogniqualvolta si sono creati dissensi all’interno dell’esecutivo, essi sono stati risolti con l’allontanamento del ministro. La preminenza del presidente sul primo ministro abbia reso inoperante l’articolo 21 della Costituzione laddove attribuisce al primo ministro, un ruolo di impulso, supervisione e coordinamente dell’esecutivo e dell’amministrazione. Anche un potere di inviare “istruzioni” agli altri membri dell’esecutivo, essendo la sua funzione di arbitro nei conflitti interministeriali.

La Costituzione del 1958 ha il “vote bloquè”: su richiesta del governo, l’Assemblea si pronuncia sull’insieme di un testo o di una parte di esso con i soli emendamenti proposti o adottati dal governo. Dall’articolo 49.3 in base a questa norma, il primo ministro può impegnare la responsabilità del governo su un testo, il quale è considerato adottato se entro 24 ore non interviene una mozione di sfiducia. La difudica dell’Assemblea è quindi presunta e nel silenzio dei deputati il testo risulta approvato.

Art. 49.1: nelle fasi di coabitazione, il ricorso all’articolo 49.1 è apparso necessario: i primi ministri hanno sempre richiesto un voto di fiducia. Ha il vantaggio di una sicura maggioranza, di potersi insediare in una situazione di fiducia presunta.

I partiti francesi, deboli se comparati ai loro omologhi europei, più deboli di fronte al forte e autonomo governo francese. È incrementato dallo spostamento dei leader verso il governo e dalla nomina di numerosi membri del partito nei gabinetti ministeriali, questi leader sono in rado di dirigere di fatto il partito.

Durante la Quinta Repubblica si è venuta a creare una forte sovrapposizione tra l’èlite burocratica francese e la classe politica. Si assiste alla partecipazione di un alto numero di funzionari ai processi di decisione politica e di elaborazione delle politiche pubbliche.

5. IL PARLAMENTO: UN BICAMERALISMO ASIMMETRICO E DISOMOGENEO.

Il bicameralismo francese è asimmetrico e disomogeneo. Asimetrico partecipando il Senato al processo legislativo, in caso di disaccordo tra le due camere à all’Assemblea Nazionale che è attribuita l’ultima parola. Solo un voto negativo dell’Assemblea costringe il governo a le dimissioni. Disomogeneo le due camere sono formate con modalità differenti. L’Assemblea è eletta a suffragio universale. Il Senato è eletto indirettamente attraverso un collegio di grandi elettori scelti prevalentemente tra gli amministratori locali. La revisione introdotta nel 2008 ha limitado la possibilità per il governo di introdurre la procedura accelerata che consente di intervenire non dopo due, ma dopo una sola lettura di entrambe le camere.

Non bisogna dimenticare la capacità che il Senato ha avuto di opporsi a ogni cambiamento della sua natura di camera di rappresentanza territoriale: nel 1969 de Gaulle Senato in una sorta di consiglio economico e sociale e Jospin del 2000 a modificare l’orientamento politico della Camera alta.

Il parlameto è stato rafforzato anche nella sua funzione di controllo, con nuovi strumenti come le missioni militari all’estero (il governo ora deve informare il parlamento entro 3 giorni dall’inizio dell’intervento e chiedere l’autorizzazione se esso si prolunga oltre i 4 mesi) commissioni parlamentari d’inchiesta che possono essere create in entrambe le camere per ottenere le informazioni necessarie per controllo.

6. LE ISTITUZIONI POLITICHE TERRITORIALI: DALLA TRADIZIONE

CENTRALISTA ALLA REGIONALIZZAZIONE.

La tradizione di centralizzazione francese convive con un’antica pratica di interdipendenza tra il livello locale e quello centrale. Attraverso il Senato la classe politica locale ha potuto esercitare un potere di veto sulle proposte del governo centrale per tutelare gli interessi delle comunità locali. Sono i governi socialisti a partire del 1982 che hanno introdotto un significativo decentramento. Sono state ampliate le competenze dei comuni, è stato trasformato in profondità il ruolo dei dipartimenti con l’ampliamento delle loro attribuzioni. Le regioni sono divenute enti con proprie istituzioni di governo democraticamente elette.

In origine, furono delle esigenze di pianificazione economica, per ridurre lo squilibrio tra le diverse aree regionali, che portarono alla progettazione delle regioni come unità amministrative per la promozione di politiche di sviluppo locali. Alle regioni furono anche attribuite nuove competenze, mettendo a loro disposizione accresciute risorse ecomnomiche.

Le riforme del centrodestra hanno comunque realizzato nuovi trasferimenti di risorse e competenze: se nel 2009 nel Regno Unito, in Italia e in Germania la spesa pubblica era gestita a livello centrale rispettivamente per il 72, 68 e 63%, il dato in Francia era del

Tra gli stati che sin dal 1950 (trattato di Roma), la Francia ha perseguito la propria politica europea in bilico tra due diverse visioni, quella incarnata da Jean Monnet che ha come proprio obiettivo finale la realizzazione di un’Europa federale e quella in origine sostenuta da de Gaulle dell’”Europa degli stati”, legata all’idea del mantenimento della sovranità nazionale.

Il tradizionale interventismo dello stato in economia, è stato fortemente indebolito dalla partecipazione del paese al mercato unico. D’altro canto, non sono mancati della Francia sulle politiche europee, in particolare sulla politica agricola. Con la creazione della PAC nel 1962, la Francia fu in grado di estendere all’Europa la sua tradizionale politica di sussidi agli agricoltori e di protezione dei prodotti agricoli dalla competizione esterna, traendo da essa notevoli vantaggi.

È a partire dagli anni 80 e 90 che ai limitati adeguamenti delle istituzioni nazionali realizzati nei decenni precedenti si aggiunge una più significativa riorganizzazione delle strutture preposte al coordinamento con il policy making europeo. In quell’anno è stato introdotto un nuovo Titolo XV dedicato interamente all’Unione. In questo modo, l’Unione Europea è divenuta parte integrante dell’ordine costituzionale francese. Un dato al quale va aggiunto quello della preminenza della Corte europea rispetto alle Corti nazionali e, quindi, della legislazione europea su quella francese, che pone inevitabilmente limiti alla sovranità di un paese, la Francia particolarmente legato alla propria autonomia nazionale. Con le presidenze di Sarkozy e Holland si è riproposto il tema di un nuovo protagonismo francese nell’Unione Europea.

L’elezione di Holland fosse stata presentata come l’occasione per una revisione delle alleanze all’interno dell’UE, per incrinare la politica di rigore e austerità sostenuta dal tandem Merkel-Sarkozy; di fatto, sembrano prevalsi gli elementi di continuità.

9. CONCLUSIONI: SUPREMAZIA PRESIDENZIALE E OPINIONE PUBBLICA.

La Quinta Repubblica è un sistema di governo maggioritario, con un esecutivo che domina il parlamento e un sistema partitico bipolare, con due grandi partiti dominanti, che consente l’alternanza. Non si può dimenticare un terzo grande partito, il Front National di Marine Le Pen.

Le inchieste di opinione rilevano una scarsa fiducia verso i partiti: gennaio 2016, solo il 12% dei francesi ha fiducia nei partiti. La percezione che il contesto politico, economico e sociale sia in costante peggioramento. Il livello di fiducia sia piìu elevato nei confronti di quelle più prossime al territorio (consigli comunali, dipartimentali e regionali) e diminuisca al livello nazionale. I tragici attentati del gennaio 2915 ha avuto il conseguente rafforzamento del sentimento di solidarità verso la nazione francese, hanno prodotto un relativo aumento rispetto al 2014 della fiducia in presidenza e governo.

Il rafforzamento della figura presidenziale e di cosneguenza l’attribuzione di una crescente responsabilità a tale figura da parte dell’opinione pubblica, sembra aver posto la presidenza francese maggiormente in balìa degli umori di quell’opinione.

POLONIA. IL SEMIPRESIDENZIALISMO ALTERNANTE.

1. LE RADICI E LE NUOVE ISTITUZIONI DELLA DEMOCRAZIA

Nel periodo poststalinista, le èlite comuniste polacche si erano dimostrate più aperte alla partecipazione e meno repressive di quelle di altri paesi del blocco sovietico. Nel 1980 sull’onda di una serie di scioperi dovuti al peggioramento della situazione economica interna, i rappresentanti degli comitati di lavoratori si uniscono per dar vita a Solidarnosc, primo sindacato nazionale indipendente del blocco sovietico. A guidarlo è Lech Walesa. Questa breve fase iniziale viene interrotta dalla promulgazione da parte del regime delle leggi marziali del 1981-83, che portano allo scioglimento di Solidarnosc. Una nuova serie di scioperi svoltisi nel 1988, spinge il governo socialista a intavolare discussioni con gli esponenti dell’opposizione, facilitando dalla non trascurabile mediazione della Chiesa cattolica polacca, trasforma Solidarnosc in vera e propria forza politica.

Nell’aprile del 1989 con gli accordi della Tavola Rotonda tra governo e Solidarnosc furono ripristinati alcuni basilari diritti politici. Vennero inoltre indette elezioni libere segnando una clamorosa vittoria di Solidarnosc.

A partire dal 89, il sistema politico si è sviluppato in tre fasi. Nella prima (89-92) venne adottata una forma di governo “ibrida”. Il parlamento bicamerale veniva eletto solo parzialmente in modo democratico: le forze politiche che si opponevano al regime ottennero la possibilità di competere per tutti i seggi del Senato ma solo per il 35% della Camera Bassa, mentre il restante % rimaneva riservato ai rappresentanti del PC. Al presidente della Repubblica venivano attribuiti ampi poteri. Il Consiglio dei ministri e il premier erano eletti dal Sejm ma su proposta dal capo dello stato. Elaborato per consentire ai comunisti di conservare la centralità nel sistema politico.

Infatti, nel 1989 Solidarnosc ottenne il 99% dei seggi al Senato e il 100% di quelli messi in palio al Sejm, dopo l’elezione diretta del presidente della Repubblica, Walesa venne eletto con 74,4% dei voti.

La seconda fase (92-97) coincide con il periodo di vigenza della Costituzione transitoria (Piccola Costituzione), adottata nel 92. Con essa venne introdotto un modello più propriamente semipresidenziale. Il presidente, eletto direttamente dal popolo.

Con la Costituzione del 97, il presidente sono stati tutavia ridotti in modo sostanziale i suoi poteri, mentre è stata rafforzata la posizione del Sejm nei suoi confronti e sono stati introdotti elementi di razionalizzazione come la sfiducia costruttiva.

2. PARTECIPAZIONE POLITICA E PARTITI: LINEE DI DIVISIONE MOBILI,

PARTITI FRAGILI.

All’inizio degli anni 90 il sistema politico polacco non presentava linee di conflitto immediatamente riconducibili alle fratture rokkaniane. Ma piuttosto tra la contrapposizione tra postcomunisti e Solidarnosc. Con l’accettazione della transizione all’economia di mercato, il confronto ha avuto a oggetto inoltre l’alternativa tra posizioni favorevoli al mantenimento di un forte intervento pubblico e posizioni favorevoli a un’estesa liberalizzazione. I due fronti avevano posizioni diverse anche riguardo al ruolo da riconoscere alla Chiesa cattolica.

3. LA COMPETIZIONE ELETTORALE: FRAMMENTAZIONE E VOLATILITÀ

Fino al 1993 l’assenza nel sistema elettorale di qualsiasi soglia di sbarramento aveva consentito un’estrema proliferazione di partiti. Nel biennio 1991-93 avevano 29 partiti. L’aggregazione di coalizioni di governo si rivelava un’operazione altamente complessa. Nel 1993 all’adozione di una nuova legge elettorale in base a cui, 391 dei 460 seggi venivano assegnati in 52 collegi plurinominali. La formula d’Hondt, furono introdotte una soglia di sbarramento del 5%, per i partiti che si presentavano senza indicare collegamenti con altri e una dell’8% per le liste. I restanti 69 seggi venissero assegnati nell’ambito di un collegio unico nazionale.

Semplificando così il sistema partitico: il numero effettivo di partiti parlamentari scendeva infatti dai 10,2 del 1991 ai 3,87 del 93 e ai 2,94 nel 1997. Dopo le elezioni del 2015, il loro numero si attesta sui 2,74.

Le elezioni del 2005 si afferma un novo tipo di bipolarismo tutto interno all’area politica di centrodestra erede di Solidarnosc.

Se da un lato il sistema elettorale ha prodotto una progressiva riduzione del numero effetivo dei partiti, dall’altro hanno continuato ad apparire e scomparire dalla scena politica un numero elevato di formazioni minori estremamente volatili.

4. IL GOVERNO: LE EVOLUZIONI DEL SEMIPRESIDENZIALISMO.

La Polonia ha conosciuto quattro periodi di coabitazione: il primo, tra un presidente di centrodestra e un governo del SLD e PSL; il secondo, tra una presidenza SLD, Kwasniewski, e un gabinetto sostenuto da AWS e UW.

Durante la prima fase del suo mandato, Walesa, ha fatto ampio uso dei poteri di nomina e di veto legislativo. Il ruolo “di governo! Da Walesa ha escluso che egli potesse essere un garante degli equilibri costituzionali.

Secondo, Kwasniewski ha prefigurato un cambiamento nelle relazioni. Una leadership maggiormente cooperativa e responsabile ha favorito una parziale normalizzazione anche per via della riduzione dei poteri presidenziali con la nuova Costituzione del

  1. Il presidente non ha più il potere di guida sicurezza nazionale, difesa e politica estera, ma esecita in collaborazione con il premier.

Dopo la riforma costituzionale del 1997 il ruolo del presidente nella formazione di governo appare ridimensionato. Egli nomina il primo ministro e il governo, in seguito devono andare al Sejm per ottenere un voto de fiducia con maggioranza assoluta. Nel caso fallisca, il Sejm ha altre due settimane per selezionare un candidato. Se non riuscirci, il potere di nomina torna al presdiente, il cui candidato dovrà essere confermato stavolta a maggioranza semplice. Se anche non dovesse dare esito positivo, il presidente è allora obbligato a indire nuove elezioni.

Il Sejm possa far cadere il governo solo attraverso una mozione di sfiduxia costruttiva. Anche ha il potere autonomo di emanare regolamenti esecutivi propri.

5. IL PARLAMENTO: VERSO UNA PROGRESSIVA SUBORDINAZIONE AL

GOVERNO?

Il parlamento polacco si compone di una Camera bassa, il Sejm e del Senato. Quando il parlamento si riunisce assume la denominazione di Assemblea Nazionale. Il Sejm è di gran lunga il ramo più forte di un sistema bicamerale “asimmetrico”. Gli elementi che ne determinano la predominanza sono principalmente il potere esclusivo di accordare il sostegno all’esecutivo o di revocarlo. Ciononostante, un eventuale scioglimento del Sejm comporta lo scioglimento automatico anche del Senato. Il Senato, inoltre, non ha potere di veto assoluto sulla legislazione: gli emendamenti possono essere superati a maggioranza semplice.

Il Sejm, la presidenza è di norma assegnata al leader di uno dei principali partiti di maggioranza, mentre il capo della coalizione assume la carica di primo ministro. In entrambe le camere i lavori ruotano attorno al ruolo delle commissioni parlamentari. Il controllo delle più importanti (Finanza, Politica etsera, bilancio...) è di norma conservato dai partiti di maggioranza e la loro gestione è assegnata a politici esperti nei rispettivi settori.

Il law-making è stato caratterizato da un forte policentrismo, specialmente durante le prime fasi della transizione. Dalle 1997 alle 2005 le proposte di origine parlamentare variavano rispettivamente dal 50 al 34%, quelle di origine governativa dal 48 al 65 quelle di origine presidenziale intorno all 1-2%. Questi dati si collocano nel quadro di un progressivo rafforzamento del ruolo dell’esecutivo.

6. LE ISTITUZIONI POLITICHE TERRITORIALI: UN TIMIDO

REGIONALISMO.

Con la creazione dello stato socialista, dalla metà degli anni 50, la stuttura dell’amministrazione territoriale aveva subito un forte processo di centralizzazione, culminato nel 1975 con l’aumento da 17 a 49 del numero delle ragioni, deboli e dipendenti dall’amministrazione centrale. Dopo il 1989 sono stati introdotti cambiamenti in senso inverso. Il trasferimento di poteri al governo substatali si è reso necessario per migliorare le capacità gestionali.

Le amministrazioni comunali hanno ricevuto una certa misura di autonomia già dal

  1. Nel 1997 con la nuova Costituzione, si ratifica l’estensione delle competenze dei comuni verso tutti i settori di competenza non esclusiva dello stato.

Nel periodo 97-2000 la coalizione di centrodestra AWS-UW ha condotto all’istituzione di 16 regioni, 373 province, configurando una struttura territoriale dello stato a 3 livelli di cui i comuni sono le unità di base.

La legge elettorale del 2002 ha introdotto l’elezione diretta a maggioranza assoluta dei sindaci, congiuntamente all’elezione del consiglio comunale. Il sindaco svolge funzioni politico-amministrative e rappresenta il comune. Il consiglio comunale esecita le funzioni regolative e di controllo.

La provincia: il consiglio provinciale svolge funzioni legislative con mandato quadriennale, nomina il proprio presidente a maggioranza assoluta.

processo politico, il grado di standardizzazione ai canoni comunitari dell estrutture amministrative e di governo è stato elevato.

La riorganizzazione amministrativa nell’ambito del sistema di decision-making si inseriscono in questo quadro. L’influenza sul processo di decentralizzazione. Infine, le relazioni con l’UE ha favorito un relativo rafforzamento dell’esecutivo.

La frequente marginalizzazione del paese in importanti sedi decisionali internazionali hanno spinto a una riorganizzazione politico-amministrativa che permettesse di sviluppare una politica estera nazionale all’altezza delle aspettative.

9. RENDIMIENTO E STABILITÀ: I PROBLEMI APERTI DEL

CONSOLIDAMENTO DEMOCRATICO.

Nonostanre della rapida e profonda transizione, il legame con il passato è ancora evidente nell’elevato livello di politicizzazione dell’apparato statale, sul quale i partiti mantengono una notevole influenza. A questo si aggiunge la necessità di una maggiore professionalizzazione che miri a incrementarne le deboli capacità amministrative. Un altro problema è l’alto livello di corruzione.

Proprio il Sejm, dopo essere stato l’attore centrale, sta assistendo a una lenta ma costante erosione del suo potere di iniziativa legislativa in favore dell’esecutivo, a causa delle aframmentazione del sistema partitico, dell’indisciplina dei deputati e della scarsa qualità di parte delle loro proposte di legge.

GIAPPONE. CONTINUITÀ DELLE ÈLITE E CONFLITTI

TRA FAZIONI.

1. LA COSTITUZIONE DI UN PAESE SCONFITTO.

Il Giappone è tornato alla democrazia dopo la seconda guerra mondiale. Con la cosiddetta Restaurazione Meiji e la designazione dell’imperatore a capo del governo, nel 1868, si era realizzata una forte centralizzazione, anche una rapida crescita economica, ma la maggior parte della popolazione rimaneva esclusa da qualsiasi rappresentanza. Durante la epoca Taisho, per la prima volta un capo di governo espressione di un mandato popolare. Sebbene, l’elettorato attivo fosse ristretto, così collassò lasciando il Giappone nelle mani dei leader militari che rimasero al potere fino al 1945.

La democrazia è stata instaurata nel 1947 con una nuova Costituzione imposta dagli Statyi Uniti; fino al 1952, le potenze alleate mantennero un regime di occupazione militare. La nuova Costituzione ha instaurato un regime parlamentario con l’imperatore nel ruolo di capo dello stato. Il parlamento, la Dieta, fu data una struttura bicamerale asimmetrica; la Camera dei rappresentanti e la Camera dei consiglieri, la prima ha l ¡ultima parola sull’approvazione delle leggi ed è l’unica che può votare la sfiducia al governo. Da allora la Costituzione non è stata modificata.

Il Partito Liberaldemocratico (LDP), che ha governato per 50 anni, può essere associato all’attività del comando militare alleato. Anche a causa del timore che si affermassero leader politici socialisti e comunisti, il comando alleato adottò una strategia opposta, reinserendo in posizioni di primo piano molti conservatori che avevano fatto parte del governo durante la seconda guerra mondiale. Stati Uniti gli offrirono supporto legale e finanziario tra gli anni 50 e 60.

Un’altra eredità è l’articolo 9, il cui vieta l’uso della guerra o della forza militare per la risoluzione di conflitti internazionali, che vollero un Giapone completamente smilitarizzato.

2. PARTECIPAZIONE POLITICA E PARTITI: FRATTURE DEBOLI, FRAZIONI

FORTI

Sono rimaste in larga parte ancorate alla classica distinzione sinistra-destra su temi di carattere socioeconomico. Altre fratture non hanno rilievo politico.

L’inizio degli anni 60, LDP preferirono focalizzare la loro attenzione sulla crescita economica del paese, lasciando la sidurezza nazionale nelle mani degli ex occupanti. Questa strategia, nota come “Dottrine Yoshida”. Il Partito Socialista (JSP) optò invece per una posizione molto più distante nel confronti degli USA.

In Giappone non ci sono partiti politici rappresentativi di identità etniche o territoriali. Una delle istanze regionali più importanti non concerne la classica frattura centro/ periferia ma è invece anch’essa un’eredità della sconfitta bellica. Riguarda la disputa tra i residenti di Okinawa, i militari americani e il governo centrale giapponese.

La presenza di basi americane a Okinawa costituisce sia un vantaggio che uno svantaggio. Questi basi, infatti, rappresentano una locomotiva economica, ciononostante, incidenti legati ad attività criminali che coinvolgono il personale della marina statunitense.

Ciononostante esistono diverse minoranze etniche e le loro richieste hanno sicuramente un impatto sulla politica nazionale. Ad esempio, residenti coreani (circa 650.000) di risiedere in Giappone senza acquisire la cittadinanza, gli è ancora proibito prendere parte alle elezioni.

Anche gli interessi del mondo agricolo hanno avuto un grande rilievo nella politica, ma senza che questo abbia comportato la creazione di uno specifico partito. I contadini sono la base elettorale dell’Ldp. Le aree urbane, sono delle zone a maggiore presenza dei partiti di sinistra.

Per quanto concerne il ruolo della religione, l’articolo 20 della Costituzione giapponese garantisce la libertà di professione religiosa e stipula una separazione tra lo stato e la chiesa. Non costituisce una frattura significativa tra i partiti giapponesi.

Le divisioni politiche sono dunque rimaste principalmente attorno al tradizionale discrimine di carattere socioeconomico lungo il continuum sinistra-destra. Nel 1947, la destra conservatrice era divisa tra il Partito Liberale e il Partito democratico, mentre la sinistra socialista, JSP. I partiti di destra si unirono nel 1955 inaugarando il cosiddetto “sistema del 1955”.