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Asignatura: Literatura y cultura 2, Profesor: Irene Romera Pintor, Carrera: Lenguas Modernas y sus Literaturas, Universidad: UV
Tipo: Apuntes
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Scritta nel 1784, due anni dopo il Saul, La Mirra è un altra delle rare tragedie in qui Alfieri troba (nell’ambito delle imprescindibili coordinate dei suoi stilemi (las consignas) tragici) lo spazio per notte di una tangibile umanità e per un analisi psicologica dove aftiora il sottaciuto (sobreentendido) il misterioso l’inespresso. Certo, i personaggi non rinunciano neppure in punto di morte alle belle frasi tuttavia forse proprio perchè il dramma di Mirra tocca il nucleo più essenciale e profondo degli umani affetti, i protagonisti trovano, per esempio, nella scena due o seconda del atto quinto agenti di umana verità e avertono quel dubitoso sgomento (angustia) che i personaggi alfieriani di solito non trovano, determinatti come sono a viviere fino in fondo in eroica testardaggine il vizio o la virtù che impersonano o il fatto che li ha marcati. Il contrasto tra la passione di Mirra e la sua intimia innocenza non riceve adequata discussione: la morte è la soluzione del problema atraverso la soppressione della sua causa. Si deve concludere che il “limite” è nel modo in qui Alfieri interpretò e visse l’antica e classica forma della traggedia.
Nella reggia di Cipro vivono il re Ciniro con la moglie Cecri e l’unica figlia Mirra giunta al giorno delle sue nozze con Pereo figlio del re dell Epiro ma Mirra sta male una mortale malinconia la fa langhire essa sfiorisce di giorno in giorno eppure non solo non rivela la causa del suo malessere ma nega perfino che qualcosa la turbi. Cecri ne parla con la nutrice Euriclea forse è un mal d’amore, forse essa non ama Pereo e ha diretto altrove i suoi sentimenti anche sè come rievoca Cecri fu essa stessè oa a scegliere lo sposo tra i cento principi greci che aspiravano a la sua mano eppure dice Euriclea fu proprio quella scelta a precipitare gli eventi: i sospiri di prima ora rompevano sempre in pianto dirotto (llanto desconsolado), nel tormentato sonno no faceva che invocare la morte. Euriclea supplica Cecri di far sospendere il rito. Anche Cimiro ha inteso, padre affettuosso preocupato solo del bene della figlia è indifferente a la raggion di stato che tanto condiziona le scelte dei suoi pari egli affronta Pereo e gli chiede se si senta riamato, Pereo risponde spiegando le contradizioni di Mirra e siccome è d’animo nobile e onesto è pronto a rinuciare a Mirra ove questo possa dannare alla sua felicità e alla sua salute. Mira si confida con Euriclea, l’unico remedio ai suoi tormenti è la morte e chiede alla nutrice che gliela procuri nelle poche ore che ancor mancanco alle nozze. Anche di fronte ai genitori è identico il quadro che Mirra dipinge di sé stessa. In vano, Ciniro cerca di distoglierla di quelle nozze che, evidentemente, a lei ripugnano ma Mirra insiste nel volere sposarsi e dipinge ai genitori una sua immaginaria vita felice altrove. La serenità sembra tornata nella reggia di Cimiro, Pereo è assicurato, se non dell’amore di Mirra, almeno della sua volontà d’amarlo ed è pronto a tutto pur di compiacere la sposa ma, al momento delle nozze, tra i riti dei sacerdoti e i cori dei fanciulli Mirra è colta da un tremito e da un furore delirante. Il rito è interrotto, gli altari contaminati, Pereo disperato e umuliato si allontana per darsi la morte. Ciniro stesso si mostra ora degnato contro la figlia che gli ha trascinati ora in tanta vergogna. Mirra ora non spera e non chiede che la morte. L’ultimo colloquio tra Cimiro e Mirra è terribile: Ciniro offesso per lo scandalo e l’onta subita ha deposta ormai ogni pazienzia, anuncia a Mirra la morte di Pereo e vuole sapere da Mirra ogni verità.