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anali previsionale e bilancio pro forma
Tipologia: Appunti
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Un passaggio essenziale del processo di analisi fondamentale è rappresentato dall’analisi prospettica. Se la previsione è il cuore dell’analisi fondamentale, la costruzione del bilancio preventivo o bilancio pro-forma è il cuore delle previsioni.
Il bilancio pro-forma consiste nella traduzione in grandezze contabili di una serie di ipotesi relative al futuro svolgimento della gestione. Attraverso di esso, cioè, è possibile trasformare idee e “discorsi” più o meno fumosi in valori di capitale, reddito e disponibilità di cassa. Dunque, uscire dal vago e parlare degli elementi concreti su cui si fonda la vita dell’impresa. E questo perché, come diceva un famoso filosofo, “ le cifre sono il tribunale dell’immaginazione! ”.
Chiunque si eserciti nell'arte di ipotizzare il futuro è ben conscio della grande volatilità dei risultati e della grande incertezza che ne consegue. Ciononostante è assolutamente impossibile gestire senza ipotizzare il futuro. Grazie alla disponibilità di un bilancio pro-forma, o meglio di una serie di bilanci pro-forma, l’operatore economico può soddisfare numerose esigenze fra cui:
Da quanto detto, è facile capire come la costruzione del bilancio pro-forma possa risultare particolarmente utile ( potenziali utilizzatori ):
La logica generale che presiede alla redazione di un bilancio pro-forma viene di seguito delineata. In particolare, si prospetta la redazione del bilancio pro-forma come un “processo”, le cui principali fasi vengono messe in evidenza. Tuttavia, per redigere questo documento è necessario dotarsi anche di opportuni strumenti tecnico-contabili. In particolare, per le stime di medio periodo (alcuni anni) si è soliti ricorrere - anche in funzione della tipologia di aziende considerate - a diversi metodi, di seguito brevemente richiamati.
con l’aumento del fatturato di base (“ base effect ”). Anche il passaggio ad uno stadio di maturità del loro ciclo di vita comporta una diminuzione della crescita attesa. Naturalmente, occorre sottolineare che i tassi di variazione del fatturato sono molto influenzati dal ciclo economico. Tuttavia, questo metodo basato sulla estrapolazione dei tassi di crescita storica quasi mai produce risultati significativi fatta eccezione per le imprese di alcuni settori economici come ad esempio le utilities o le imprese a domanda rigida.
In questa sede, tuttavia, tale strumentazione ed i concetti sui quali essa si basa non verranno esaminati direttamente ed in dettaglio. Di essi, piuttosto, se ne indicheranno le modalità d’impiego finalizzate alla redazione di un bilancio preventivo.
La redazione del bilancio pro-forma richiede di individuare la variabili reddituali, patrimoniali e finanziarie critiche, modellare attraverso opportune formule le loro relazioni e comporle nei classici prospetti di sintesi: Conto Economico; Stato Patrimoniale; Rendiconto Finanziario. In particolare, le informazioni minimali da acquisire ai fini della stesura di un bilancio preventivo sono le seguenti:
LO SVILUPPO DELLE VENDITE E DEL CORRELATO CICLO OPERATIVO: si tratta di ipotizzare il previsto volume dell’attività operativa in termini di fatturato previsto e di connessi consumi di materie e servizi, nonché impiego di forza lavoro (per quanto riguarda i costi legati al ciclo operativo occorre preliminarmente distinguere fra costi fissi e costi variabili); L’ANDAMENTO DEI PREZZI-COSTO E DEI PREZZI-RICAVO: si tratta di considerare, da un lato, le variazioni nei prezzi di vendita dei beni e servizi prodotti dall’impresa; il fatturato, infatti, può aumentare in seguito vuoi ad aumenti delle quantità vendute, vuoi, a parità di “quantità” venduta, ad aumenti dei prezzi unitari; l’una o l’altra causa ha evidenti conseguenze in termini di correlati livelli dei consumi dei fattori produttivi diretti (si pensi ai consumi di materie prime). D’altro canto, è necessario tenere in debito conto il probabile andamento dei prezzi dei principali fattori produttivi di esercizio: materie prime; servizi; lavoro. Occorrerà, cioè, considerare l’effetto di variazioni dei prezzi praticati dai fornitori (rincari ma anche “sconti quantità”), cambiamenti nelle tariffe di alcuni servizi, modificazioni delle retribuzioni e degli altri oneri connessi alla forza lavoro; LE POLITICHE DEL CIRCOLANTE CHE L’IMPRESA INTENDE ADOTTARE O DOVRÀ “SUBIRE”: si tratta, qui, di mettere a fuoco:
La redazione del bilancio pro-forma può essere immaginata come una sorta di “corsa a ostacoli”. Ogni ostacolo rappresenta una fase del processo di redazione; il superamento di ogni ostacolo pone determinati problemi. Per superare l’ostacolo, ossia per raggiungere gli obiettivi conoscitivi della fase, bisogna impiegare determinate risorse, ossia avvalersi di determinati concetti e di una specifica strumentazione tecnica.
In generale, la redazione di bilanci pro-forma si scontra con un problema di circolarità. Supponendo di partire dalla redazione del CE (ma il problema si pone anche iniziando dalla redazione dello SP) non si presentano particolari problemi sino al momento di stima degli interessi bancari. La loro previsione richiede infatti di conoscere l’evoluzione della posizione bancaria nel corso e al termine dell’esercizio. I movimenti finanziari, e soprattutto il saldo bancario al termine dell’esercizio, non risultano però immediatamente disponibili poiché conseguenza delle entrate e delle uscite nel corso dell’esercizio e quindi condizionate dallo stesso risultato della gestione nel corso del periodo di previsione.
La metodologia di redazione dei bilanci pro-forma segue dunque il seguente procedimento:
La prima cosa da fare è quantificare il flusso di cassa potenziale o autofinanziamento corrente dell’impresa. In altri termini, occorre stimare quanti soldi l’impresa è in grado di produrre con le sue sole forze in conseguenza dello svolgimento del ciclo operativo e mediante i quali cercherà di far fronte ai diversi fabbisogni finanziari suscitati dalle varie operazioni di gestione programmate.
In sostanza, la grandezza che dobbiamo, per prima, determinare è il Margine Operativo Lordo (MOL) preventivo dell’impresa (o EBITDA), che ricordiamo essere dato da:
VP VALORE DELLA PRODUZIONE Cest COSTI ESTERNI (essenzialmente per consumi di MP e servizi) VA VALORE AGGIUNTO: VP-Cest Cp Costi del personale MOL MARGINE OPERATIVO LORDO: VA-Cp
Se l’EBITDA è negativo, significa che l’autofinanziamento operativo non è in grado neppure di coprire il fabbisogno finanziario derivante dal ciclo operativo. L’impresa, dunque, non è in grado di realizzare autonomamente alcun investimento né, quel che è peggio, di rimborsare, se necessario, i debiti in precedenza contratti.
Per arrivare al reddito lordo non rimane che sottrarre gli altri costi (non monetari) a carico dell’impresa e aggiungere gli eventuali altri ricavi.
MOL MARGINE OPERATIVO LORDO: VA-Cp Amm Imm Ammortamenti delle Immobilizzazioni Immateriali Amm Mat Ammortamenti delle Immobilizzazioni Materiali Acc Accantonamenti e svalutazioni MON MARGINE OPERATIVO NETTO: MOL-(Amm+Acc) Pf.st Proventi finanziari di natura strumentale RO RISULTATO OPERATIVO: MON+Pf.st
Si giunge così al reddito operativo (EBIT); si tratta di un punto importante nella costruzione del CE in quanto al di sotto di tale risultato vi sono elementi la cui stima non è immediata e non risulta possibile in maniera diretta. Da qui l’esigenza di abbandonare la redazione del CE e di passare alla fase 2 nella quale si prevede di procedere alla redazione dello SP preventivo.
Se dall’EBIT deduciamo le imposte che gravano sul reddito operativo conseguito in base alle aliquote formali, avremo il NOPAT, che se si rapporta all’IC consente di ottenere la redditività operativa del capitale investito. Per contro, deducendo dall’EBIT le imposte che si ritiene graveranno effettivamente sul conto economico, tenendo quindi conto, ad esempio, della deducibilità degli oneri finanziari, si perverrà alla quantificazione del CFFO a prescindere dall’impatto esercitato dalle variazione del NWCR.
EBITDA - Earning Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization
EBIT - Earning Before Interest and Taxes
NOPAT – Net Operating Profit After Taxes
Rim. prodotti finiti = [[[[ Costo del venduto / 365 ]]]] x gg di durata media delle scorte di prodotti finiti
Rim. semilavorati = [[[[ Costo dei prodotti finiti / 365 ]]]] x gg di durata media delle scorte di semilavorati
Ovviamente, la prima stima risulta più agevole, non richiedendo, come negli ultimi due casi, valutazioni ipotetiche del costo di produzione (costo del venduto e dei prodotti finiti). La previsione risulta pertanto semplificata nel caso l’impresa non svolga attività “trasformativa”, ma solo commerciale.
L’ultimo passo da compiere per la determinazione del CCN operativo è quello di determinare il credito/debito iva nei confronti dell’erario. Come noto, le vendite fanno nascere un debito IVA nei confronti dell’Erario, mentre gli acquisti fanno nascere un credito IVA sempre nei confronti dell’Erario. Per la determinazione della posizione verso l’Erario si ipotizza che il debito IVA ed il credito IVA abbiano una durata media di 30 giorni, corrispondente cioè ad una cadenza mensile di liquidazione. Ne risulta quindi che:
Debito IVA originato dalle vendite = [[[[ (Ricavi delle vendite x aliquota IVA)/365 ]]]] x 30 gg
Credito IVA originato dalle vendite = [[[[ (Costi esterni x aliquota IVA)/365 ]]]] x 30 gg
Il saldo fra debito e credito IVA determinerà la posizione dell’impresa verso l’Erario.
Si giunge così alla determinazione dell’autofinanziamento operativo, dato da:
FASE 2 b): LA DETERMINAZIONE DEL “FABBISOGNO FINANZIARIO GLOBALE”.
Il fabbisogno finanziario globale di un’impresa non si esaurisce solo nel fabbisogno legato al ciclo operativo. Altre scelte di gestione ed altre circostanze e condizioni determinano il sorgere di ulteriori componenti di fabbisogno finanziario. La somma di tali componenti viene generalmente definita come fabbisogno strutturale.
Schematizzando, a formare il fabbisogno finanziario globale di un’impresa possono concorrere: a) operazioni della gestione operativa strutturale (ad esempio: acquisizioni di nuovi impianti e strutture produttive); b) operazioni della gestione finanziaria passiva e attiva (ad esempio: rimborso di debiti contratti; acquisti di titoli o partecipazioni); c) compensi agli amministratori e distribuzione utili: come noto, infatti, specie nelle piccole imprese, gli amministratori sono anche soci; per soddisfare le proprie necessità di consumo tali soggetti effettuano prelevamenti periodici che, di fatto, sono acconti sugli utili; laddove, poi, non siano previsti espliciti compensi agli amministratori, gli utili sono distribuiti in larga misura; d) pagamento delle imposte (ad esempio: saldo imposte esercizio precedente e acconti di imposta per l’esercizio al quale il bilancio pro-forma si riferisce).
Sommando il fabbisogno strutturale a quello del ciclo operativo, si ottiene il fabbisogno finanziario lordo o globale.
Dal confronto del fabbisogno finanziario lordo con l’autofinanziamento (sia operativo, che derivante da accantonamento) ne scaturisce il fabbisogno finanziario netto , il quale può essere positivo o negativo. Nel caso di valore al di sotto dello zero, significa che la gestione dell’impresa assorbirà più risorse di quelle che produrrà. Sorge dunque la necessità di trovare i soldi necessari a sostenere le scelte di gestione previste oppure... rivedere i piani di gestione!
La definizione dei canali finanziari ai quali ricorrere è di grande importanza per completare la costruzione del bilancio pro-forma. Da questa scelta dipende, infatti, un passaggio cruciale per la redazione del Conto Economico: il calcolo degli oneri finanziari.
Solo disponendo del dato relativo agli oneri finanziari si potranno calcolare le imposte sul reddito d’esercizio e, quindi, chiudere il Conto Economico e lo Stato Patrimoniale preventivi.
I calcoli per quantificare gli interessi passivi legati all’indebitamento già in essere ed a quello aggiuntivo necessario per coprire l’eventuale crescita del fabbisogno finanziario sono, sotto un profilo “matematico- finanziario”, delicati e complessi. Occorre considerare, tuttavia, che, nella costruzione di un bilancio pro- forma, quello che interessa non è tanto l’esattezza assoluta delle cifre, quanto disporre di alcuni elementi essenziali per “farsi un’idea” delle conseguenze patrimoniali, finanziarie e reddituali derivanti da certe scelte di gestione!
Per la determinazione degli oneri finanziari occorre conoscere:
Gli oneri finanziari si possono aggiungere direttamente all’indebitamento bancario, ottenendone l’ammontare complessivo al termine dell’esercizio.
Indebitamento iniziale +/- Fabbisogno = If Indebitamento finale ante oneri finanziari Indebitamento medio =(Indebitamento iniziale + finale)/ x Tasso medio di interesse “composto” = OF Oneri finanziari medi del periodo = If+OF Indebitamento finale con oneri finanziari