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28/02/22 FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO 2 Dalla comunicazione al linguaggio Il 1° capitolo tratta delle scimmie culturalizzate, ciò che apprendono è grazie al loro cervello. Nel libro “Il linguaggio” verranno studiate le scimmie che non sono culturalizzate, perché vi è il dibattito dell’origine del linguaggio come mezzo espressivo (tenendo conto della continuità tra linguaggio animale e umano). La verbalizzazione è il mezzo espressivo prevalente della comunicazione umana, ma anche le espressioni
Tipologia: Appunti
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Dalla comunicazione al linguaggio Il 1° capitolo tratta delle scimmie culturalizzate, ciò che apprendono è grazie al loro cervello. Nel libro “Il linguaggio” verranno studiate le scimmie che non sono culturalizzate, perché vi è il dibattito dell’origine del linguaggio come mezzo espressivo (tenendo conto della continuità tra linguaggio animale e umano). La verbalizzazione è il mezzo espressivo prevalente della comunicazione umana, ma anche le espressioni (linguaggio non verbale/gestuale) vanno ritenute fondamentali.
Nell’Africa occidentale continuano a proliferare le foreste mentre in quella orientale cominciano a diminuire. Gli animali di quest’ultima zona si ritrovano in un ambiente diverso che provoca una forte pressione selettiva nella specie. Per sopravvivere utilizzavano gli alberi ma ora si ritrovano a dover scendere e a dover adattarsi a nuove forme di spostamenti e nel modo di procacciarsi il cibo. Questo innesca la prima rivoluzione: bipedismo. Cambiamento climatico - > cambiamento anatomico importante I primi ominidi dovevano dimostrare segni di una andatura bipede (evidenziato dal ritrovamento delle ossa degli arti inferiori). Il bipedismo vede due fasi: in una fase di discesa dagli alberi il bipedismo era facoltativo perché vi erano ancora alcuni alberi; 3 mila anni fa, sviluppatesi quella che noi conosciamo come savana, il bipedismo diventa obbligatorio. Che cos’è che differenzia i primi ominidi dagli scimpanzé e i bonobo? Il bipedismo. Tutti i cambiamenti anatomici che si innescano dopo il nuovo andamento innescano dei cambiamenti importanti per l’emergere del linguaggio vocale. Nelle grandi scimmie la colonna vertebrale si inserisce nel cranio formando un angolo, negli esseri umani essendo perpendicolare al terreno comporta un angolo di 90°, che risulterà cruciale per l’apparato fonatorio (come per la produzione delle vocali). Assumere una andatura bipede cambia quindi il foro occipitale da dove si inserisce la colonna, cambia l’anatomia del cranio e il foro occipitale si sposta in avanti. Cambia di conseguenza la laringe, perché il suo abbassamento è fondamentale per la produzione del linguaggio umano. Questo non vuol dire che la postura bipede abbia subito formato lo sviluppo del linguaggio, perché i cambiamenti prendono molto tempo e l’abbassamento della laringe inizia negli ominidi ma probabilmente ciò si realizza concretamente nei primi homo. I bipedi non hanno quindi già l’apparato fonatorio come lo conosciamo noi, questa andatura è un elemento necessario per il cambiamento dell’anatomia ma è solo uno dei fattori dell’emergere del linguaggio articolato. La laringe bassa ci permette di rendere le voci più profonde e di aumentare la lunghezza dei suoni. Il processo di fossilizzazione ovviamente è molto complesso e dipende da diversi fattori (come il terreno) per questo motivo sappiamo poco della nostra storia evolutiva. L’evoluzione ovviamente lavora in negativo ed è la riuscita del superamento dei cambiamenti. L’evoluzione fa gioco dell’expatation ovvero sfruttare le risorse per acquisire caratteristiche nuove, questo può essere l’esempio del bipedismo. Può succedere che l’exaptation diventi un adattamento. L’evoluzione non ha un fine ma è una condiscendenza, non c’è stata una specie unica perché 50 mila anni fa vi erano più specie assieme. Noi siamo solo l’eccezione, perché ad oggi esiste solo la nostra specie. Non c’è mai una specie per volta, 2 00 mila anni infatti c’erano più di 7 specie di ominidi.
La posizione bipede però ovviamente non è l’unico presupposto per sviluppare il linguaggio, perché è un processo lungo e complesso (perché il bipedismo prima è facoltativo per poi diventare obbligatorio). Dal un punto di vista cognitivo era simili probabilmente alle grandi scimmie. Gli Australopithecus Afarensis - > ha dato origine al genere homo, il ritrovamento del suo fossile ha dato una svolta negli studi per quanto riguarda la struttura anatomica anche se la capacità cranica era inferiore rispetto al nostro. Sono state ritrovate anche delle impronte della camminata di questo ominide, ciò ci fa capire che erano bipedi ormai in maniera consolidata. [Il terreno era probabilmente vulcanico, quindi le impronte si sono solidificate] I geologi datano il terreno di modo così da datare i reperti e assegnare loro una data precisa. Anche la dieta risulta importante, mangiavano la carne saltuariamente a differenza della specie Homo che vedrà centrale la caccia e l’assunzione della carne. Il genere Homo Con i primi membri del genere Homo abbiamo un processo inarrestabile che porta alla nostra specie, ciò si concretizza con l’aumento delle dimensioni del cervello (encefalizzazione) e lo sviluppo di costruzioni di strumenti. La natura bipede non basta più per far parte della specie Homo c’è la necessità di una dimensione del cervello aumentata. Encefalizzazione=per il corpo che abbiamo, abbiamo un cervello spropositato non a caso questo processo porta alla comparsa di comportamenti più complessi, che inizia appunto con la specie Homo. Iniziano anche a sviluppare la costruzione di strumenti grazie all’ingrossamento del cervello. Si avvia questo processo di encefalizzazione per il cambiamento nella dieta, una molla fondamentale che ha portato a comportamenti più complessi. Con l’emergere della nostra specie la carne comincia a diventare
un elemento costante nella dieta (dalle carcasse fino ad arrivare alla caccia). La carne contenente proteine ha contribuito allo sviluppo della massa del cervello, perché le proteine sono più nutrienti per il cervello rispetto ai vegetali. Con l’aumento delle dimensioni del cervello abbiamo un aumento anche della complessità degli oggetti prodotti, perché cambiano le capacità cognitive. Strumenti: (p.78- 82 processi mentali per costruire i vari strumenti) Bifacciali - > homo erectus I comportamenti che ogni scimmia ha nell’utilizzo di alcuni strumenti è una questione culturale che viene consolidata nel corso degli anni. Per esempio, alcune comunità di scimmie utilizzano le pietre mentre altre dei bastoni per procacciarsi cibo. Homo Habilis È il primo homo che riesce a costruire strumenti, i loro resti fossili vengono ritrovati con resti di strumenti in pietra. Tecniche di lavorazione della pietra dell’homo habilis sono olduvaiano o di modo 1 (Olduvaiano perché ritrovato nella omonima gola in Tanzania). La pianificazione anticipatoria contribuisce allo sviluppo cognitivo. Homo Ergaster
Homo Sapiens Veniva dall’Africa, lo sappiamo grazie al DNA e ai ritrovamenti fossili. La maggior parte sono stati ritrovati in Etiopia. Negli anni 80 si è visto che il DNA delle popolazioni africane ha accumulato più mutazioni genetiche e questo riporta al fatto che avevano tutti origini dall’Africa, ma ci sono poi state varie fuoriuscite dal continente. Abbiamo i ritrovamenti anche di pittura sulle tavolette (arte astratta).