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Affrontare le difficoltà nell'Esame di Psicologia, Sintesi del corso di Psicologia Sociale

Una sintesi completa del libro di F. Zamengo, che analizza la relazione tra prove ed educazione, evidenziando l'importanza di saper affrontare le difficoltà come disposizione esistenziale ed educativa. Il testo si concentra sulla natura della prova, il suo significato e il suo ruolo nello sviluppo dell'individuo, nonché sulle sfide e i cambiamenti che si incontrano nel ciclo di vita.

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

In vendita dal 29/01/2024

Atena1995
Atena1995 🇮🇹

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SINTESI COMPLETA DI
F. Zamengo,
Affrontare le
difficoltà
Esame di PSICOLOGIA
(UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI
TORINO)
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SINTESI COMPLETA DI

F. Zamengo,

Affrontare le

difficoltà

Esame di PSICOLOGIA

(UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI

TORINO)

Introduzione L'analisi della relazione tra prove ed educazione ci mostra le trasformazioni in corso, e diventa l'occasione per evidenziare e prendere le distanze da ogni esasperazione, individuando nella capacità di affrontare le difficoltà una disposizione esistenziale e soggettiva che può essere educata. Un invito a sapersi confrontare con la realtà, ma ance un' interrogazione per coloro che si occupano di processi educativi. Importante è un educatore resistente, in grado di reggere e sostenere “la crisi”, un educatore che non smetta di porgere la mano. Saper affrontare le difficoltà è un invito rivolto alle pratiche pedagogiche a ribadire la speranza di trasformazione della realtà. Capitolo 1 Educazione e prove Un essere in prova Le prove rappresentano un tratto caratteristico che appartiene all'intera condizione umana. La prova rappresenta la misura del proprio stare al mondo. Nell'azione del provarsi ciascuno costruisce, nel corso dell'esistenza, un'immagine di sé e del posto che ritiene di occupare nella realtà: una condizione dinamica e ricorsiva. L'idea di prova richiama ad un'azione di confronto ed orientamento, fare esperienza di sé nella realtà, quindi l'uomo contemporaneamente “si prova” ed “è in prova”. La dimensione dalla prova chiama in causa la continua possibilità/necessità del soggetto di costruirsi e definirsi. Sollecita l'essere umano a prendere parte all'esistenza ed interpretarla → le prove possono avere valenza educativa laddove acquistano significato. I significati della prova Il concetto di prova è polisemico e si situa in diversi contesti:

  • tentativo, esame o sforzo: mettersi alla prova
  • testimonianza in grado di verificare la veridicità di un fatto: senso giuridico, prova legale
  • preparazione in vista di un'esibizione: allenarsi o provare uno spettacolo
  • azione tesa a mostrare il proprio valore: raccogliere una sfida
  • partecipazione ad una gara a cui ci si sottopone: prova di corsa
  • conoscenza attraverso l'esperienza diretta della realtà, verifica, dimostrazione Prove e sviluppo Lo sviluppo viene considerato come soggetto al tempo, un essere che si trasforna nel percorso che si articola tra la vita e la morte. L'essere umano è un soggetto in continua costruzione. Anche dal punto di vista biologico l'individuo va incontro a modificazioni di natura strutturale, funzionale ed organizzativa, volti all'acquisizione della sua forma definitiva. Il nodo centrale della questione è caratterizzato dalle dispute attorno al problema del divenire. Il concetto “divieni ciò che sei“ incarna un'idea di cambiamento che invita costantemente a svelarsi, venire fuori, restando fedeli a se stessi. Natura e cultura Il ruolo dell'ambiente e dei contesti socio culturali risultano molto importanti. Il luogo entro il quale si compie lo sviluppo, ciò che definiamo cultura, è determinante per la crescita dell'individuo a livello cognitivo, sociale ed emotivo. Il rapporto tra individuo e cultura è dinamico, ricorsivo, circolare. L'individuo quindi poartecipa al contesto socio-culturale sia in termini di adeguamento, sia di

Tra formale e informale Il binomio “prova-educazione” evoca nella mente di ogni individuo l'educazione formale, ovvero il percorso formativo scolastico scandito e regolato da prove. Questo concetto applicabile a giovani studenti, non può appartenere ad un pubblico più adulto, che ormai cerca di farsi spazio dopo la diffusione del concetto dell'educazione permanente. Per rispondere a questo bisogno accanto ad un canale più formale ed istituzionalizzato, riconosciamo quanto il cammino educativo sia caratterizzato da diverse occasioni di formazione, l'educazione informale. Attorno al concetto di “ educazione informale ” si raccolgono quell'insieme di apporti formativi che ciascuno riceve dalla vita quotidiana , dalla famiglia , dalla cultura di cui è parte, dalla società e dal significato che ciascuno attribuisce all'esperienze che si compiono all'interno di questi sistemi organizzativi della vita umana. La caratteristica principale è la non esplicitazione educativo- intenzionale. Il semplice fatto di appartenere ad un contesto, familiare e socio-culturale, espone ciascn soggetto a diverse esperienze che intervengono nella costruzione cognitiva e affettiva di ciascuna persona. Tutto in questo senso può diventare occasione di prova. La prova a scuola Nel panorama dell'educazione formale l'essere umano è considerato con soggetto di conoscenza. In questo contesto la prova si coniuga con il processo formativo in termini di verifica, cioè come uno strumento di controllo e di accertamento delle informazioni acquisite. Questa accezione di prova incoraggia e sostiene lo sviluppo dell'intelligenza, intesa come problem solving , ossia capacità di risolvere i problemi che si incontrano nel reale, un esercizio in grado di ri- orientare la conoscenza e la propria posizione nella realtà. La formazione si pone come obiettivo di strutturare le conoscenze, dal semplice al più complesso, in una sequenza lineare. Oggi nel panorama scolastico superare una prova singifica ricevere un accertamento del proprio percorso conoscitivo. Oltre l'efficentismo: l'apprendimento come prova La prova nel contesto scolastico non può limitarsi ad un semplice strumento di controllo che certifica una conoscenza. Così come il concetto di sviluppo, anche l'intero percorso di apprendimento può essere considerato una continua prova: un confronto costante con le interpretazioni del reale e la personale consapevolezza. L'intero percorso di conoscenza è da intendersi più come un processo, piuttosto che come una forma definitivamente acquisita: un cammino soggetto a trasformazioni, errori, approfondimenti ed aggiornamenti. La zona di sviluppo prossimale Si definisce zona di sviluppo prossimale la distanza tra il livello effettivo di sviluppo così come è determinato da problem-solving autonomo e il livello di sviluppo potenziale così come è determinato attraverso problem-solving sotto la guida di un adulto o in collaborazione con i propri pari. Vigotskij intende lo sviluppo come un processo qualitativo di adattamento che trae origine dalle trsformazione dell'ambiente naturale ad pera dell'essere umano. Egli si soffermò sull'indicazione tipica del bambini, nei primi mesi, chiamata pointing. Osservò molto spesso come questa azione nasca come semplice movimento casuale verso un oggetto che il bambino non riesce ad afferrare. Appena compare la madre la situazione cambia: il gesto viene interpretato dalla madre come un gesto di indicazione , ella attribuisce un significato al movimento del bambino che a sua volta inizia a considerare quell'azione come indicazionper usarla altre volt e. Questo fa capire che attraverso l'intervento della madre, il bambino inizia a sperimentare il concetto di intenzionalità. Lo sviluppo per Vigotskij è un processo completo e dialettico, caratezato da complessa

periodicità bello sviluppo delle singole funzoni. La ZSP definisce quelle funzioni che non sono ancora maturate, m che sono nel processo di maturazione. Lo scaffolding Con il termine scaffolding Bruner intende un'azione di sostegno che rende il bambino capace di risolvere un problema, di condurre a buon fine un compito, o di raggiungere uno scopo. Un processo attraverso il quale l'adulto offre “ un'impalcatura ”, sostegno, supporto e aiuto. Una funzione che è tesa a scomparire, permette a ciò che riveste di “svelarsi”, venir fuori. In questa azione il soggetto è accompagnato e sostenuto dall'adulto. La funzione di scaffolding viene messa in atto attraverso sei fasi:

  • adesione al compito :”agganciare” l'interesse del soggetto di fronte alle richieste legate allo svolgimento del compito
  • riduzione dei gradi di libertà: l'adulto semplifica il compito in atti costitutivi riducendo momentaneamente la complessità del compito
  • mantenimento della direzione : saper mantenere il focus della risoluzione del compito
  • segnalazione delle caratteristiche determinanti : l'adulto sottolinea i tratti salienti idonei alla soluzione del compito in modo che il soggetto comprenda le azioni corrette e orienti le proprie
  • controllo della frustrazione : la possibilità di essere accompagnati rende la ricerca dell'azione meno ansiosa e frustrante
  • dimostrazione : compito dell'educatore è mostrare dei modelli di soluzione del compito, mostrando anche alcuni dei tentavi, in modo da orientare il soggetto. La difficoltà come prova di orientamento La prova riveste un ruolo decisivo: espressione e sviluppo del processo di apprendimento diventa occasione per sperimentare la meraviglia (intesa come thauma = sensazione che sta a metà tra la consapevolezza della propria ignoranza e il desiderio di sapere). Per poter cogliere questa sensazione e perché questa possa essere funzionale al ri-orientamento del personale stare nel mondo, è necessaria una certa sicurezza – a livello materiale – che consenta un'azione di decentramento. E' un lasciar posto alla reazione con l'inatteso e l'incerto. La prova nel percorso conoscitivo diventa occasione per sperimentare la meraviglia, ovvero incontrare una situazione problematica da affrontare con la quale rapportarsi. La difficoltà sucote, invita a svelarsi, lasciando emergere una sensazione che si colloca a metà strada tra la sorpresa e l'inquietudine.

I mutamenti implicano prove e il modo di affrontarle influisce sulla vita dell'individuo. Il modello di sfida nello sviluppo nel ciclo di vita Il modello proposto da Kloep ed Hendry interpreta lo sviluppo come quella capacità di far fronte alle esigenze della vita ( coping ) e sottolinea quanto la crescita di una persona non possa avvenire se non attraverso il superamento di alcune sfide. Lo sviluppo necessita per realizzarsi di continue sfide e se l'individuo ha la capacità di farne fronte ne determina una crescita positiva, al contrario l'insuccesso può costituire uno stagnamento o un deterioramento. Per superare questo bisogna utilizzare delle risorse che l'individuo possiede. Bandura lo definisce come senso di auto-efficacia , ovvero l'insieme delle convinzioni circa le proprie capacità di organizzazione per gestire bene la situazione. Questo senso non è una predisposizione biologica ma una modalità appresa a partire dai primi momenti di vita grazie all'esploranzione che permette le prime esperienze. A partire da queste esperienze si originano 4 fonti principali:

  • esperienze di gestione efficace : esperienze in cui la persona sperimenta in maniera diretta l'effettiva capacità personale di superare un ostacolo
  • esperienza vicaria : esperienza fornita dall'osservazione delle altre persone che rappresentano un modello di riferimento ( modeling )
  • persuasione : instillare un sentimento di fiducia nella possibilità di affrontare le difficoltà e istituire un clima positivo nella relazione (imposizione a livello educativo)
  • percezione dei propri stati emotivi e fisiologici : il senso di auto-efficacia si costruisce attraverso la percezione e il significato che ciascuno attribuisce alle proprie condizioni psicologiche: stanchezza, ansia, timore. La relazione che lega il senso di auto-efficacia, risorse potenziali o senso di insicurezza, interviene in maniera decisiva allorché ci si trovi di fronte all'ostacolo da superare. Sfide e rischi A seconda del tipo di prova a cui il soggetto è sottoposto si definiscono:
  • sfide : compiti che corrispondono esattamente con le risorse potenziali a disposizione del soggetto
  • compiti di routine : prove che richiedono uno sforzo modesto e sono meno impegnative
  • rischi : situazioni problematiche che richiedono uno sforzo Accanto a nuove acquisizioni si registrano sempre delle perdite. E' possibile sostenere che una sfida sia superata con successo quando il bagaglio di risorse potenziali del soggetto va incontro ad un arricchimento. Non tutte le prove determinano uno sviluppo. Quando non avviene il superamento della prova si parla di stagnazione (la prova non implica nuove acquisizioni, può essere appagante se è la persona che sceglie di non affrontare la prova in quanto pensa che non sia importante per la propria crescita o non appagante, quindi negativa, se la persona decide a priori di evitare situazioni difficili) o deterioramento (prosciugamento delle risorse potenziali dell'individuo). La prova a più dimensioni La multidimensionalità del concetto di prova si origina attraverso l'interazione di 4 ambiti specifici:
  • condizione umana : configura la prova come tratto essenziale dello stare al mondo
  • spazio : in cui essa si compie
  • tempo : non è possibile considerare le prove come circoscritte ad un determinato periodo di sviluppo, ma anche sul piano storico-culturale in cui ciascuno vive
  • natura della prova : esistono diverse tipologie di prove nel corso dell'esistenza, alcune più semplici, alcune più complesse. Questi fattori si integrano tra di loro e il singolo li può considerare o come risorse o come limiti.

Capitolo 3 La prova nella cultura Vi è una significativa relazione tra la dimensione della prova, intesa come capacità del soggetto di misurarsi con la realtà, e il ruolo dell'educazione che si può esprimere attraverso due dimensioni:

  • l'inevitabilità della prova
  • l'educazione come dimora della prova: bisogno di un processo educativo autentico che medi con il reale dando dimora alla prova. Prova e cultura: riti di passaggio Arnold Von Gennep nel 1909 introdusse per la prima volta la nozione di “riti di passaggio” che non sono altro che mutamenti individuali, delle cerimonie, elaborate della società, in grado di far passare l'individuo da una situazione determinata ad un'altra anch'essa determinata. La sequenza dei riti di passaggio Tutte le società fanno due grandi divisioni: quelle fondate su base sessuale (maschi-femmine) e quelle fondate sull'opposizione del sacro-profano. Van Geppen osservando i riti di passaggio comuni ad ogni società mette insieme uno schema che mette in sequenza i vari riti:
  • riti di separazione :situazioni che agevolano il distacco dalla situazione di partenza
  • ridi di margine o liminari : hanno lo scopo di lasciare l'individuo sospeso tra il prima e il dopo e preparare in modo idoneo il compimento del passaggio, periodo di sospensione.
  • riti di aggregazione : l'individuo è reintegrato con la società, ma non è più quello di prima, è un uomo nuovo. Il ruolo delle prove nei riti di passaggio L'individuo durante i riti deve effettuare delle prove che hanno una precisa valenza simbolica: poiché egli passa da una situazione ad un'altra per far vedere che è disponibile a vestire nuovi panni. Rappresentano un atto comunicativo sociale a tutti gli effetti. Affinché questo passaggio si copia bisogna attraversare un periodo di sospensione più o meno lungo, a seconda della cultura di appartenenza in cui l'individuo si prepara ad affrontare delle prove per potersi reintegrare con la società. Prove e post-modernità: la “generazione in sospeso” Nell'epoca contemporanea, il prolungamento della fae adolescenziale costituisce una dimensione paradigmaica, assumend i connotati problematici della “ generazione in sospeso ” che sta diventando un elemento stabilizzante delle nuove generazioni che hanno in comune un senso di sfiducia e malessere che non è solo di passaggio. Questo è dovuto alle ripercussioni che la nuova economia esercita sulla vita quotidiana, da un alto le difficoltà di natura socio-economiche stabilizzano la precarietà e la sospensione , dell'altra sono gli stessi giovani ad essere impreparati ad affrontare una crisi. Le ragioni del disagio La situazione di liminarità non è più vista come una situazione momentanea, si parla infatti di una “stabilità della sospensione” che ha un rapporto indefinito con il prima e vive il dopo in termini minacciosi e preoccupanti. Lo smarrimento viene considerato legittimo perché non vi sono punti di riferimento stabili, e le crisi individuali si sovrappongono l'una con l'altra fino a confondersi.

evolutivo caratteristico che accompagna ad ogni turning points. La gratificazione differita Si riferisce a quelle situazioni in cui il soddisfacimento di un bisogno espresso non avviene in maniera immediata ma momentaneamente posticipato. Vedi esperimento meringhe. Capitolo 5 Educare alle prove L'educazione come percorso di significato Le prove che si affrontano nell'esistenza possono rappresentare uno stimolo, oppure un ostacolo dal quale ritirarsi, situazioni da evitare ed aggirare ad ogni costo. Il compito dell'educazione consiste nella costruzione di orizzonti di significato. Una certa capacitò di resistenza , intesa come una disposizione soggettiva che sia in in grado di scegliere in rapporto ad orizzonti di significato, si caratterizza per essere un invito ad agire, ed educare ad agire. Tra permessivismo e autoritarismo L'attribuzione di un valore positivo ad un certo livello di frustrazione rappresenta un elemento di indubbia rilevanza. La dimora che l'educazione può offrire non è solo sinonimo di riparo, ma deve essere un processo capace di non nascondere. Il tema della sfida che tempra o disrugge si colloca all'interno del rapporto tra educazione e protezione. Protezione intesa sia come non omissione di intervento, ma anche come tutela nei confrnti di richieste eccessive o punizioni “esemplari”. Superare un ostacolo con successo contribuisce positivamente alla crescita e alla costruzione di un solido senso di auto-efficacia, ma perché ciò si realizzi è opportuno che ogni sfida sia calibrata con le effettive possibilità del soggetto. Il dibattito pedagogico contemporaneo Quando si parla di stile educativo permissivo si fa riferimento ad un atteggiamento che concede molte libertà ai soggetti in formazione e si mostra particolarmente accondiscente anche nei confronti di azioni e comportamenti comunemente riconosciuti meno positivi. Per contro, uno stile autoritario evoca le immagini della privazione, della bieca obbedienza e della conservazione. Le opere divulgative pubblicate nell'ultimo decennio, sembrano più a favore di una pratica educativa più permissiva. Il recupero in termini propositivi del concetto di frustrazione, si propone come un' urgenza fondamentale, sottolineando un aspetto decisivo: qualunque eccesso è senz'altro negativo. Quotidiane incertezze: l'adulto in scacco Le trasformazioni in corso alimentano quel senso di precarietà e i ordinaria incertezza che serpeggia nel quotidiano, costituendo la cornice entro cui si realizzano le “crisi” individuali. Il soggetto è disorientato e impreparato, almeno rispetto a due punti di vista: l'abitudine al benessere, alla protezione e all'affermazione dei diritti ha nascosto la dimensione dei doveri; la mancanza di punti di riferimento sufficientemente stabili all'interno dell'orizzonte culturale e sociopolitico non ofre la possibilità di contenere e affrontare le prove dell'esistenza. In questa cornice, dell'immediatezza e della costante emergenza, in cui assistiamo alla lotta del si salvi chi può, l'uomo avverte la sensazione di essere riportato all'ipotetico stato di natura hobbesiano. 1 Rispetto al passato la percezione odienta è meno progettuale e il futuro è minaccioso. 1Hobbes parte dallo stato di natura considerato come uno stato di guerra universale e perpetua, che ccondurrà all’autodistruzione del genere umano.

In questo panorama l'educazione si trova ad affrontare due conseguenze:

  • crollo del principio di autorità
  • labilità dei confini tra le varie età dell'uomo. La crisi del principio di autorità Per affrontare al meglio questo argomento, bisogna innanzitutto chiarire cosa si intende per principio di autorità. Sebbene il termine autorità (del latino augere : innalzare, elevare) richiami un'immagine negativa, di coercizione e di bieca ubbedienza, l'autorità in campo pedagogico non rappresenta affatto una forma di coercizione, né di persuasione o seduzione, piuttost consiste in un riconoscimento di legittimità tra le parti, significa assumersi la responsabilità. Non significa essere autoritari, ma autorevoli, non impongo ma propongo. Se il principio di autorità è solo strumento di potere perde il suo valore, poiché, sebbene presupponga obbedienza, si tratta di una obbedienza riconosciuta e condivisa. Allo stesso modo un percorso privo di figure autorevoli, ovvero responsabili della crescita dell'altro, non può definirsi educativo. L'adulto essendo soggetto alle continue trasformazioni del mondo e al tempo (che scorrendo accelerato annichilisce il futuro e “rottama” il passato), si trova spiazzato, non riesce a proporsi come modello significativo. Inoltre il principio comunemente condiviso che conferiva significato al ruolo di adulto-guida è ormai tramontato, dato che tutto pare imprevedibile e fuori controllo. La relazione educativa, dunque, diventa sostanzialmente simmetrica e laddove perde di autorevolezza, si concentra, sull'altra competenza genitoriale, ovvero la protezione, che in molti casi si trasforma in iper- protezione. La protezione in questi termini diventa lo strumento genitoriale più utilizzato per sopperire ad altre lacune. Quando le relazioni primarie si realizzano all'insegna di un rapporto iper-protettivo, il rischio consiste nel minare la possibilità di costruzione di un efficace senso di realtà. L'autorevolezza: il limite che dà forma Il richiamo ad più attenta analisi pedagogica, propone l'esigenza di un sentire educativo che possa essere autorevole: né solo autoritario, né solo permissivo, nel quale sappiano conciliarsi gli aspetti dell'accoglienza e del sostegno con quelli della capacità da parte delle figure adulte di stabilire dei confini. Di qui la necessità di poter attribuire importanza e lasciare spazio anche alle prove che spaesano; la frustrazione può essere letta in termini positivi come occasione, proporzionata alle possibilità del soggetto, di entrare in contatto con il limite, inteso come proposta di un confine che dà una forma. Educare ad un certo margine di tolleranza alla frustrazione dunque rappresenta una delle prerogative del percorso di crescita. Anche il concetto di “madre sufficientemente buona” ( Winnicott ) può essere interpretato come una posizione in grado di richiamare all'educatore autorevole. Una “madre sufficientemente buona” è quella figura di riferimento che sa accogliere e dare un posto anche alla frustrazione, mostrando, attraverso il suo stesso comportamento, che tale sentimento può essere del tutto normale, e che, entro certi limiti, può essere assolutamente sopportabile. Il ruolo dell'adulto è di estrema importanza e si propone come obiettivo quello di riuscire a costruire un adeguato senso di realtà, tale da permettere la formazione di una personalità equilibrata.

costruzione di una personalità equilibrata. L'epilogo può essere incombente: alle prime difficoltà, accentuate anche da un contesto economico indubbiamente critico, si può assistere ad una vera e propria rinuncia nell'affrontare la sfida della prova. Il titanismo invece è quell'atteggiamento che mostra l'individuo impavido, sfrontato e senza il minimo timore. Può essere un atteggiamento che spinge la persona a mettersi alla prova, ad affrontare la difficoltà ma, allo stesso tempo, nel tentativo di mostrare a se stesso la propri superiorità, il soggetto può diventare vittima della propria tracotanza; un'azione volta al superamento che svela tutta la fragilità dell'essere. Esempio di Raskol'nikov di Dostoevskij in Delitto e castigo. Il problema non è tanto il prevalere di uno o dell'altro sentimento, piuttosto un collegamento, un rimando continuo tra l'uno e l'altro: la possibilità che entra,be le dimensioni coesistano nello stesso soggetto, mantenendosi in una tensione problematica e quindi equilibrata; una miscela di spavalderia ed intraprendenza che non dimentichi i propri limiti e le proprie inettitudini. La prova diviene ri-prova di sé, anche come occasione di crescita: situazioe che porta con sé la possibilità di miglioramento e di rafforzamento; tra tracotanza e indolenza, insegnare ad affrontare una prova significa “diventare temprati ma non induriti”. La prova rappresenta un'occasione in cui questo dialogo tra forza e debolezza può continuare ad esprimersi. L'educazione che significa la prova Compito della proposta pedagogica consiste nel promuovere l'integrazione, prospettare il dialogo tra le dimensioni dell'essere umano. Ogni occasione probante è individuale, investe il singolo e chiama lo stesso a misurarsi con la realtà, ma nello stesso momento, apre ad una dimensione di condivisione e reciprocità, creando uno spazio in cui possa essere accolta ed affrontata anche la prova spaesante. E' compito dell'educazione guidare il soggetto nella ricerca di significati. Ogni prova perde la sua valenza educativa quando è percepita priva di senso. La prova insensata se non è collocata in un universo di significato intersoggettivo può esitare nell'indolenza e nel titanismo esistenziale. Insegnare ad affrontare le prove, dunque, se per un versi significa accompagnare e promuovere il dialogo tra parti forti e parti deboli dell'essere umano, per l'altro si caratterizza per costruire una disposizione soggettiva in grado di ricercare ed attribuire significati alle trame dell'esistenza.