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Sulla necessità di affrontare le difficoltà in vita, analizzando il modo in cui le persone reagiscono a situazioni problematiche. Il concetto di 'ottimismo' e 'pessimismo', e illustra come le idee possono avere due facce a seconda della prospettiva. Viene inoltre presentato il mito di platone 'la caverna' per illustrare come le persone possono essere rinchiusi mentalmente in una caverna e non essere in grado di vedere la realtà esterna. Il testo conclude affermando che il coraggio di agire degli ottimisti può migliorare una situazione negativa.
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Affrontare La Difficoltà Esistono vari modi di affrontare le difficoltà. Puoi far parte del gruppo che vede il bicchiere mezzo vuoto oppure del gruppo che vede il bicchiere mezzo pieno. Quello che non puoi fare è non agire. Anche non facendo niente, stai facendo una scelta di vita. Quindi qualunque tentativo di fuggire dai problemi è inutile. Rimane decidere in che modo affrontare la difficoltà. La scelta può risultare sbagliata o giusta in conformità al modo di pensare del soggetto, alla società, agli insegnamenti appresi durante l’infanzia, ecc. La pervasività degli insegnamenti nella coscienza comune è tale che la gente si vergogna di essere sorpresa in atteggiamenti opposti a quelli insegnati; infatti molto spesso il soggetto tenta di far considerare tale atteggiamento come conforme all’insegnamento. Si crea la consapevolezza dei doveri morali che sono stati predicati in tutti i tempi. Possiamo dire che si crea uno schema dal quale non sempre si ha il coraggio di uscire. Anche provare a migliorare lo schema risulterebbe una sorta di sbaglio per chi non sa guardare oltre, e di conseguenza egli tenterebbe di fermare ogni tentativo di cambiamento. Tutte le idee hanno due facce a seconda della prospettiva. Vedendo una ipotetica situazione “x”, davvero problematica, da persona pessimista potreste considerare ogni tentativo di cambiamento impossibile, e dunque risulterebbe inutile agire. È qui che entrano in gioco le persone ottimiste. Quelle che molto spesso vanno contro corrente e hanno la forza di sperare quando gli altri si rassegnano. Sono coloro che conosco le capacità dell’uomo. Capacità che possono portare a un bene o a un male comune. Ad esempio possiamo citare l’impatto ambientale che avviene sotto l’egida della tecnologia, che è capacità di invenzione e che è in costante miglioramento per i fini dell’uomo. L’umanità non è al giorno d’oggi soltanto in grado di distruggere la natura. L’umanità ha anche la possibilità di manipolare e mettere in pericolo la nostra natura interna modificandone il DNA. È capace di intervenire nel processo genetico. È capace di creare un virus. È capace di costruire armi, bombe e molto altro ancora. Di certo non possiamo paragonare l’uomo a un topo il quale non penserebbe mai a creare una trappola per topi. Il coraggio di agire degli ottimisti può davvero migliorare una ipotetica situazione negativa. Si pensi ad esempio a quanto affermava il greco Platone sulla necessità di sollevare l’indignazione per l’ingiustizia fra i virtuosi. Bisogna veramente indignarsi dell’ingiustizia e non giudicare in modo semplicemente astratto. Ma cos’è la giustizia?. Esistono varie teorie. Si tratta di una domanda molto complessa. Platone ha scritto un dialogo che parte proprio da questa domanda. Si tratta dell’opera politica “La repubblica” dove mostra la sua città-stato ideale. Una città governata dai filosofi in cui la popolazione è organizzata in 3 classi (artigiani, guardiani e filosofi), corrispondenti alla tripartizione dell’anima (concupiscibile, irascibile e razionale). Secondo Platone il percorso che deve compiere l’uomo per diventare un filosofo è molto arduo e faticoso per chi deve vivere all’interno di una società tendenzialmente corrotta. Per dimostrare tale pensiero elabora “il mito della caverna”: Ci sono 3 prigionieri rinchiusi fin dall’infanzia in una caverna. Hanno corpo e viso completamente bloccato. Possono guardare soltanto il muro di pietra davanti a loro, dove vengono proiettate fin dalla loro nascita ombre di persone, animali o oggetti. Quelle ombre rappresentano per loro il mondo reale. A un certo punto uno dei prigionieri si libera, esce dalla grotta e dopo essersi abituato all’accecante luce del sole scopre la bellezza della natura. Vorrebbe tanto liberare i suoi compagni, ma viene preso da mille dubbi. Pensa che magari i suoi compagni vogliono rimanere comodi e al sicuro senza responsabilità oppure pensa che magari i suoi compagni
vedendolo in difficoltà nell’abituarsi all’oscurità della caverna si facessero una idea sbagliata del mondo esterno e dalla paura di essa tentassero di ucciderlo. Il mito della formazione dell’uomo, che da schiavo diventa uomo filosofo libero che va in contro alla morte. Come accade ad esempio con Socrate che fu condannato a morte con due capi d'accusa: empietà perché non ha riconosciuto gli dei tradizionali della polis e corruzione dei giovani. Socrate aveva una visione alquanto ottimista. Era convinto che il male poteva essere sottratto da una persona con la forza della conoscenza del bene, perché secondo Socrate chi conosce il bene, si comporta bene mentre chi non conosce il bene, si comporta male. Dunque il male è figlio dell’ignoranza. La sfera della conoscenza determina la sfera dell’agire pratico. È proprio per questo che si dedica all’insegnamento della sua dottrina ai giovani. Quando fu accusato di corrompere i giovani con i suoi ideali, i quali rispecchiavano gli insegnamenti di allora, rispose che il suo tentativo era quello di educarli come facevano al tempo stesso i suoi contemporanei. Di certo le intenzioni non erano malvagie e in tal caso lo fossero, allora non era consapevole del male che faceva a loro. Dunque, affermò Socrate, che sarebbe bene educarlo anziché accusarlo di atti indignosi. Analizzando le righe precedenti possiamo notare il cosiddetto schema impreso nella coscienza delle persone. Il diverso risulta pericoloso, ma in realtà è la chiave del cambiamento. Gli ottimisti come ho già detto in precedenza hanno una grande forza, ma talvolta può essere infranta. E’ solo chi ha una vita spirituale forte (di qualunque tipo) può affrontare le difficoltà più ardue. Prendiamo in considerazione ad esempio il modo di affrontare la situazione di un prigioniero nel Lager. Inizialmente si presenta il cosiddetto “delirio di grazia” ovvero i prigionieri tendono a voler trasformare la realtà amara in qualcosa di più dolce. Poi abbiamo l’umorismo macabro della disperazione, la relativa apatia ai fatti, la confusione, la paura, la curiosità per ciò che sarebbe accaduto e la sorpresa per ciò che non è accaduto, ecc. Tutto questo fino al perdere la propria essenza. L’uomo nel campo di concentramento perde la sensazione di essere ancora un soggetto. Ed è normale che in una situazione del genere ci sia una reazione abnorme perché quanto più normale è un uomo tanto più abnorme è la sua reazione in una situazione abnorme. Nonostante ciò c’è ancora chi ha la forza di vedere il faro nella oscurità della notte. Si tratta di Uomini sensibili, abituati a vivere un’esistenza spiritualmente attiva, che affrontano la situazione con dolore, ma nonostante la loro relativa fragilità psichica, quasi con effetti meno distruttivi in rapporto alla loro vita spirituale. Il diverso fa paura al quotidiano e come reazione usa forme di difesa assai discutibili. L’ottimista non dà peso a queste forme di difesa e fa quello che è giusto secondo la propria prospettiva. Questa diversità di pensiero è normale perché non sempre due individui ipotetici sono sempre d’accordo su tutto, e se il tal caso accadesse posso assicurarvi che uno dei due pensa per entrambi.