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Riassunto del libro "gli indifferenti" di Moravia
Tipologia: Sintesi del corso
Offerta a tempo limitato
Caricato il 10/05/2019
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Alberto Moravia, pseudonimo di Alberto Pincherie (1907-1990) è considerato uno dei più importanti romanzieri del ventesimo secolo, ha esplorato nelle sue opere i temi della sessualità moderna, dell’alienazione sociale e dell’esistenzialismo. Esordì con il realismo provocatorio de Gli indifferenti (1929), romanzo capitale nella letteratura italiana del Novecento che illustra, attraverso la storia di una famiglia, la decadenza morale della classe borghese sotto il fascismo. Il rapporto tra purezza e corruzione e l'osservazione delle trasformazioni sociali tornano nei suoi romanzi migliori: ricordiamo, tra gli altri, La ciociara (1957) e La noia (1960). Collaboratore del Corriere della sera (dal 1948) e di vari periodici (tra cui L'Espresso , dove ha redatto la rubrica cinematografica), è stato tra i fondatori della rivista Nuovi argomenti (1953), che ha diretto con altri fino alla morte. Pubblicò giovanissimo il suo primo romanzo, Gli indifferenti (1929), tempestivamente segnalato dalla critica, osteggiato dal regime fascista e considerato poi un libro capitale nella letteratura italiana, alla quale riuscì a imprimere una svolta in senso realista, in anticipo sugli esiti più avanzati del decennio successivo. Si trattava tuttavia di un realismo singolare, della provocatoria oggettività con cui un osservatore distaccato rappresentava la degenerazione di un'umanità incapace di slanci ideali, ma inevitabilmente delusa dal sesso e dal denaro che ne sono i surrogati, e che per giunta risultano reciprocamente convertibili. I temi centrali dell'opera di Moravia sono l'aridità morale , l'ipocrisia della vita contemporanea e la sostanziale incapacità degli uomini di raggiungere la felicità. La sua scrittura è rinomata per lo stile semplice e austero, caratterizzato dall'uso di un vocabolario comune inserito in una sintassi elegante ed elaborata. Dal 1930 iniziò a collaborare con La Stampa , allora diretta da Curzio Malaparte e nel 1933 fondò, insieme a Mario Pannunzio , la rivista " Caratteri ", che vedrà la luce per soli quattro numeri. Collaborò poi alla rivista Oggi. Sempre nel 1933 iniziò a collaborare con la " Gazzetta del Popolo ", ma il regime fascista avversò la sua opera vietando le recensioni a Le ambizioni sbagliate , sequestrando La mascherata e vietando la pubblicazione di Agostino. Nel 1935 si
recò negli Stati Uniti dove, invitato da Giuseppe Prezzolini , allora direttore della Casa Italiana della Columbia University di New York, tenne alcune conferenze sul romanzo italiano. Nel 1941 si sposò con la scrittrice Elsa Morante che aveva conosciuto qualche anno prima. Moravia visse con la Morante per un lungo periodo a Capri, dove scriverà il romanzo Agostino. Si separarono poi nel 1962. Nel 1952 gli venne assegnato il premio Strega per I racconti e iniziarono le traduzioni dei suoi romanzi all'estero e i film tratti dai suoi racconti e romanzi.
Gli indifferenti è il romanzo d’esordio di Alberto Moravia pubblicato nel 1929. Dal romanzo fu tratto nel 1964 il film omonimo diretto da Francesco Maselli. Opera esemplare e rivelatrice del realismo moderno , che si impone intorno al 1930, lontano sia dai più diretti schemi naturalistici sia dai modi di deformazione espressionistica: esso tende a proporre una immagine critica della realtà, volgendosi sia al mondo dei grandi centri urbani sia a quello della provincia, ma sempre cercando una più ampia risonanza. Per questo realismo sono essenziali la prospettiva della memoria e l’analisi dei rapporti e dei conflitti tra le individualità dei personaggi e lo spazio: la realtà si pone come un processo che rivela in modo analitico tendenze profonde, risvolti inquietanti, movimenti lirici, tensioni sociali.
L’opera ottenne subito da parte della critica buoni consensi e venne considerato uno degli esperimenti più interessanti di narrativa italiana di quel tempo. Al romanzo italiano, in crisi e in cerca di nuove soluzioni, si offriva un solido impianto romanzesco tradizionale. La struttura teatrale 'in blocchi' del romanzo era molto in linea con il gusto letterario francese dell'epoca; Moravia infatti puntava alla Tragedia, ma di fatto era impossibile trasportare le mediocri e meschine vicende dei personaggi della vicenda nel più sublime ed elevato dei generi della tradizione. La decadenza e lo sfacelo della borghesia italiana, durante il regime fascista, vengono rappresentati senza
assicuri il benessere a se stessa, alla madre ed al fratello. Con freddezza accetterà la proposta di matrimonio, rinunciando al sentimento, ma forse non alla passione. Il romanzo si chiude con un finale sospeso: Carla e Mariagrazia che si recano a un ballo in maschera, con la figlia che ancora deve comunicare alla madre la sua decisione di sposare Leo.
Nel romanzo Moravia riesce a rendere con perfetto realismo le meschinità e le ipocrisie di una società, come quella della borghesia, inautentica, convenzionale, sdoppiata falsamente da ciò che ciascuno pensa e da ciò che viene detto in un clima di costante menzogna. I due giovani fratelli soffrono, ma si adattano passivamente mentre Leo, personaggio immune da qualsiasi remora o crisi di coscienza, è disposto con ogni mezzo a raggiungere i suoi scopi. Egli rispecchia, nella descrizione che ne fa Moravia, la sgradevolezza anche nei tratti fisici: coperto da precoce calvizie, rosso in volto, volgare e in preda spesso alla libidine. Sul piano formale il romanzo fornisce un esempio di prosa sagace, precisa, aderente alle cose, realistica in aperto contrasto con quella dominante in quel periodo e nel precedente. Un certo alone di scandalo, per la scabrosità della vicenda non fu estraneo al successo del romanzo, ma ciò che disturbò maggiormente la classe dirigente fu la sincerità con cui Moravia era riuscito a denunciare la vacuità morale della borghesia degli anni Venti e Trenta: essa, infatti, incapace di ricercare una nuova ed autonoma via morale, finì per far propri i principi del fascismo, che a loro volta avevano le proprie radici nella borghesia patriottica della prima metà dell'Ottocento, con esiti, come si evince nel libro, a dir poco grotteschi. Oltre all' indifferenza , cioè al rifiuto di ogni problematica morale, altri temi sono: l'incomunicabilità e il velleitarismo impotente di fronte ad una vita concepita come destino da subire. Il romanzo venne concepito da Moravia come una grottesca tragedia. Esso è diviso in sedici capitoli scritti con un linguaggio essenziale , quasi scarno, tutto proteso ad evidenziare l'ambiente entro il quale si muovono i personaggi e a rendere in modo chiaro i pensieri che attraversano loro la mente. I personaggi, che rappresentano il dramma di una intera generazione, sono tutti inetti, incapaci di accostarsi alla vita e di provare sincere
passioni e molto vicini ai personaggi sveviani e pirandelliani. Come dice il titolo, sono proprio indifferenti nei confronti della vita e di tutte le emozioni che hanno.