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sintesi del romanzo GLI INDIFFERENTI di Moravia
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Gli Indifferenti fu il primo romanzo di Moravia, iniziato nel 1925 a Bressanone e pubblicato nel 1929; ebbe subito un clamoroso successo tanto da ottenere 5 edizioni in pochi mesi prima di essere bloccato dalla censura fascista, in quanto il romanzo offriva una rappresentazione fortemente critica della società borghese contemporanea, denunciandone l’inerzia morale e superficialità di fronte ai grandi problemi dell'esistenza e ai valori genuini della vita. 1.Trama Il romanzo costituisce il ritratto impietoso di una famiglia della buona borghesia romana, gli Ardengo, negli anni di affermazione del fascismo. Il nucleo familiare è costituito dalla madre Mariagrazia, vedova da tempo, e dai suoi figli poco più che ventenni, Michele e Carla. Un tempo facoltosi e agiati, gli Ardengo continuano a vivere di rendita pur non potendoselo più permettere: gli affari di casa sono stati affidati da Mariagrazia al suo amante Leo Merumeci, un uomo arrivista e privo di scrupoli il cui obiettivo è quello di condurre sul lastrico la famiglia costringendola a vendergli, a un prezzo irrisorio, la villa di proprietà. Leo tenta di insidiare Carla, è facilitato nel suo proposito dalla particolare situazione in cui si trova la ragazza, desiderosa di uscire da un’esistenza mediocre, contrassegnata da decadenza e corruzione; tenta l’approccio una prima volta nel salotto della villa, ma ne è impedito dal sopraggiungere della madre di lei, gelosa di ogni gesto e atteggiamento dell’amante, assolutamente ignara della nascente tresca con la propria figlia. Leo, dopo tanti tentativi, invita Carla a casa sua. Lo stupro avviene e, nel suo attuarsi così meccanico e impartecipe, lascia la ragazza in una depressione ancor più tragica e dolente. Il tradimento di Leo è scoperto da Lisa, amica di famiglia degli Ardengo e vecchio amore di Leo, innamorata di Michele; Lisa cerca di sollecitare l’interesse di Michele rivelandogli della segreta relazione di Carla con Merumeci; Michele ne rimane colpito, ma la rabbia che dimostra non è sincera: nemmeno l'immagine della sorella violata da Leo riesce a scuoterlo dalla sua indifferenza. Comunque Michele si sente in dovere di affrontare finalmente Leo per vendicare l'onore familiare. Comprata una pistola, si reca a casa di Leo con l'intenzione di sparargli. Ne esce umiliato e perdente, poiché gli spara dimenticandosi di caricare l'arma (il famoso atto mancato). Per evitare che la villa venga venduta a un miglior offerente, Leo, timoroso di vanificare quanto ha cercato di ottenere, chiede a Carla di sposarlo. Carla, nonostante lo disprezzi e non lo ami, è attratta dall'idea di una nuova vita benestante e borghese che assicuri il benessere a se stessa, alla madre ed al fratello; con freddezza accetterà la proposta di matrimonio, rinunciando al sentimento. Il romanzo si chiude con un finale sospeso: Carla e Mariagrazia che si recano a un ballo in maschera, con la figlia che ancora deve comunicare alla madre la sua decisione di sposare Leo. 2.Tempo e Luogo La vicenda è ambientata negli anni del fascismo italiano e si svolge in un arco di tempo quanto mai unitario, quarantotto ore disaminate quasi senza soluzione di continuità, dipanandosi pressoché interamente nell’ambito di distinti «interni» borghesi (la villa Ardengo, la casa di Leo, la casa di Lisa, il salone dove si recano a ballare). La sostanziale unità temporale, il limitato numero di personaggi e l’omogeneità del luogo (quindi il sostanziale rispetto delle unità aristoteliche), consentono di <<trasporre idealmente l’azione narrativa su un palcoscenico>>; gli indifferenti in quest’ottica si configurano come un “romanzo intriso di teatralità”, questo perché alla base del progetto di Moravia c’era la volontà di scrivere un “romanzo in forma di tragedia”, tuttavia il romanzo si rivela una «tragedia mancata» perché dietro l’ingannevole esteriorità drammatica si
nasconde l’intima inconsistenza del dramma, figurando la degradazione dell’uomo rassegnato, che ha rinunciato a vivere veramente. 3.Modalità Narrative Il narratore è onnisciente, eterodiegetico, perché conosce i pensieri dei personaggi, e li riporta in modo oggettivo e distaccato (voce d'autore che non commenta); Moravia intende quindi rappresentare l’universo borghese in modo gelido e disadorno, al fine di restituirne l'opacità e l'impenetrabilità, utilizzando un linguaggio medio, fatto di descrizioni essenziali e ripetizioni lessicali; l’effetto è quello di grigiore un omogeneo al grigiore della borghesia rappresentata. 4.Punto di vista Il narratore assume via via il punto di vista dei suoi personaggi principali (focalizzazione interna). In altre parole il narratore riportando i pensieri dei personaggi, ci consente di attuare un costante confronto tra ciò che essi pensano e ciò che dicono.
5. Commento Il romanzo elegge l’indifferenza (=inerzia morale, incapacità di vivere la vita, superficialità) a carattere precipuo della condizione dell'uomo moderno, mostrando un ambiente umano che non possiede la capacità di autocoscienza. I personaggi del romanzo moraviano sono dunque colpiti da questa malattia morale, da una sorta di «debolezza della volontà» e versano in una condizione di annientamento - atta a far ritrovare nella distruzione di ogni valore, nel male, nella corruzione - il senso dell’esistenza. Michele è forse il più radicale degli inetti della letteratura del periodo, questi infatti sperimenta il fallimento del proprio tentativo di reazione, è un personaggio iper riflessivo ma fra l'abitudine alla riflessione e la dimensione pratica dell'agire non c'è contatto. Forte è l'intertestualità con i Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, e con il tema del contrasto vita forma che sfocia nell’assunzione della maschera sociale (uno dei personaggi forse più pirandellianamente umoristici del romanzo è Mariagrazia, in cui la maschera trascende la dimensione metaforica per diventare vero e proprio dato fisico. Ciò che tuttavia lega più profondamente Gli indifferenti all’opera pirandelliana è la tematica nell’impossibilità della tragedia, nella quale si rinviene la causa prima dell’inettitudine di Michele.