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Galizzi Francesco & Scandella Matteo
18 giugno 2014
Simmetria Si dice che ρ è simmetrica se ∀ ( a, b ) ∈ A × A , a ρ b ⇒ b ρ a (cioè se ( a, b ) ∈ ρ allora ( b, a ) ∈ ρ ). Sul grafo per ogni freccia esiste quella nel verso opposto; posso tracciarne una sola togliendo l’estremità.
Transitività Si dice che ρ è transitiva se e solo se ∀ ( a, b, c ) ∈ A^3 , a ρ b ∧ b ρ c ⇒ a ρ c (se ( a, b ) ∈ ρ e ( b, c ) ∈ ρ allora ( a, c ) ∈ ρ ). Nel grafo significa che “ci sono le scorciatoie”; se si sa che ρ è transitiva non si indicano le freccie che conseguono dalle altre.
Antisimmetria Si dice che ρ è antisimmetrica se e solo se ∀ ( x, y ) ∈ A^2 , x ρ y ∧ y ρ x ⇒ x = y (cioè se ( x, y ) ∈ ρ e ( y, x ) ∈ ρ ⇒ x = y ). Non ci sono frecce in versi opposti, tranne eventuali cappi. N.B.: non è il contrario di simmetrico (una relazione può essere sia simmetrica che antisimmetrica, nel qual caso potrà contenere solo cappi).
Equivalenza Si dice che ρ è una relazione di equivalenza (o un’ equivalenza ) se e solo se è riflessiva, simmetrica e transitiva. Sul grafo si “chiudono i cerchi”.
Ordine Si dice che ρ è una relazione di ordine (o un ordine ) se e solo se è riflessiva, antisimmetrica e transitiva. Sul grafo si dispongono gli elementi in modo che tutte le frecce siano rivolte verso l’alto e si omettono le estremità (albero).
Osservazione
Esempi A = N (Z).
= riflessiva, simmetrica, transitiva, antisimmetrica, equivalenza, ordine
≤
{ ( a, b ) ∈ A × A | ∃ c ∈ R | b = a + c^2
}
R sia a ∈ A , allora con c = 0, a = a + c^2 , quindi è riflessiva S 2 ≤ 3 ma 3 2 T siano a, b, c ∈ A tali che a < b e b < c , allora: ∃ k, l ∈ R tali che b = a + k^2 e c = b + l^2 = a + k^2 + l^2. Dato che
k^2 + l^2 ∈ R, a ≤ c , quindi è transitiva A siano a, b ∈ A tali che a ≤ b e b ≤ a , allora: ∃ k, l ∈ R tali che b = a + k^2 e a = b + l^2 = a + k^2 + l^2 ⇒ k^2 = − l^2 ⇒ k = l = 0 ⇒ a = b , quindi è antisimmetrica quindi è un ordine
⊆ {( B, C ) ∈ P (X) × P (X) | ∃ Z ∈ P (X) | C = B ∪ Z }
R sia A ∈ P (X), allora con B = ∅ A = A ∪ B , quindi è riflessiva
S A = { 1 , 2 } , B = { 2 } ⇒ B ⊆ A ma A * B quindi non è simmetrica T Siano A, B, C ∈ P( X ) tali che A ⊆ B e B ⊆ C , allora: ∃ X, Y ∈ P( X ) tali che B = A ∪ X e C = B ∪ Y = A ∪ X ∪ Y. Dato che X ∪ Y ∈ P( X ), A ⊆ C , quindi è transitiva A Siano A, B ∈ P( X ) tali che A ⊆ B e B ⊆ A , allora: ∃ X, Y ∈ P( X ) tali che B = A ∪ X e A = B ∪ Y = A ∪ X ∪ Y , quindi X ∪ Y = ∅ ⇒ X = Y = ∅ ⇒ B = A , quindi è antisimmetrica quindi è un ordine
< dato che la definizione di < non è facilmente formulabile è difficile trovare una dimostra- zione formale R S T A
′′ stessa ordinata ′′ (^) riflessiva, simmetrica, transitiva, antisimmetrica ((2 , 0) 6 = (4 , 0))
Le dimostrazioni si ricavano da quelle dell’ugualianza
| {( a, b ) ∈ A × A | ∃ k ∈ A | b = a · k }
R sia a ∈ A. Allora a = 1 · a , quindi a | a S 2 | 4 ma 4 | 2 perché ∀ k ∈ A , 4 k ≥ 4 se k > 0 , 4 k ≤ 0 se k < 0 quindi ∀ k ∈ A , 4 k 6 = 2 T siano a, b, c ∈ A tali che a | b e b | c ⇒ ∃ k, l ∈ A tali che b = k · a e c = l · b = l · k · a , l · k = m ∈ A , quindi a | c , quindi è transitiva A siano a, b ∈ A tali che a | b e b | a , cioè tali che ∃ k, l tali che b = k · a , a = l · b. Quindi a = l · k · a. Se a = 0, b = k · a = 0 = a. Se a 6 = 0, k · l = 1. Questo è possibile se e solo se k = l = ± 1. Per A = N, k = l = 1 quindi b = a e | è antisimmetrica. Per A = Z, a = 2 e b = − 2 sono tali che a | b e b | a con a 6 = b quindi | non è antisimmetrica. | è una relazione d’ordine per N ma non per Z
Definizione Sia R una relazione su un insieme A e sia B un sottoinsieme di A. La restrizio- ne di R a B è la relazione RB su B definita da RB = R ∩ ( B × B ), cioè ∀ b 1 , b 2 ∈ B , b 1 RB b 2 ⇔ b 1 R b 2.
Proposizione Siano A , B , R e RB come sopra, allora:
Osservazione
Ciascuna delle classi di equivalenza è un sottoinsieme di A , quindi un elemento di P ( A ).
Definizione
Esempi
Definizione Sia A un insieme e F un sottoinsieme di P ( A ). Si dice che F è una partizione di A se e solo se:
⋃ X ∈ F X^ =^ A^ (ciascun elemento di^ A^ sta in almeno un elemento di^ F^ )
Osservazione
Proposizione Sia A un insieme non vuoto e F una partizione di A allora esiste una relazione di equivalenza ∼ F , con A/ ∼ F = F. ∼ F = {( a, b ) ∈ A × A | ∃ X ∈ F | a ∈ X e b ∈ X }
Dimostrazione Bisogna mostrare che ∼ F è un’equivalenza e A/ ∼ F = F. Per comodità al posto di ∼ F scriviamo ∼.
R Sia a ∈ A , dalla (2) della definizione di partizione, ∃ X ∈ F tale che a ∈ X e dalla definizione di ∼, a ∼ a.
S Siano a ∈ A , b ∈ A tali che a ∼ b. Quindi ∃ X ∈ F tale che a ∈ X e b ∈ X. Quindi b ∈ X e a ∈ X. Quindi b ∼ a. Dato che non c’è stato bisogno di sfruttare il fatto che F è una partizione per dimostrare la simmetria si dice che è simmetrica per definizione.
T Siano a, b, c ∈ A tali che a ∼ b e b ∼ c , allora ∃ X ∈ F tale che a ∈ X e b ∈ X , ∃ Y ∈ F tale che b ∈ Y e c ∈ Y. Dato che b ∈ X e b ∈ Y allora X ∩ Y 6 = ∅. Se X 6 = Y allora per il punto (3) della definizione di partizione varrebbe che X ∩ Y = ∅ e quindi si creerebbe una contraddizione, quindi X = Y. Quindi a ∈ X e c ∈ X , perciò a ∼ c e quindi ∼ è transitiva.
Quindi ∼ è un’equivalenza. Inoltre bisogna dimostrare che A/ ∼ = F. sia a ∈ A , allora [ a ]∼ = { b ∈ A | a ∼ b } = { b ∈ A | ∃ X ∈ F | a ∈ X e b ∈ X }. Essendo F una partizione esiste un solo insieme X che contiene a quindi [ a ]∼ = X , con X ∈ F e a ∈ X. Quindi ogni elemento di A ha la classe di equivalenza in F e quindi A/ ∼ ⊆ F. Sia Y ∈ F allora ∃ b ∈ A tale che b ∈ Y quindi [ b ]∼ = Y per ciò che è stato detto prima, quindi tutti gli elementi di F sono una classe di equivalenza e quindi F ⊆ A/ ∼ e quindi A/ ∼ = F.
Definizione Siano a, b, n ∈ Z. Si dice che “a” è congruo a “b” modulo n se e solo se n | b − a , cioè se e solo se ∃ k ∈ Z tale che b = a + k · n. In tal caso si denota: a ≡ n b , a ≡ b , a ≡ b ( mod n ), a ≡ b mod n.
Proposizione ∀ n ∈ Z, ≡ n è una relazione di equivalenza.
Dimostrazione Sia n ∈ Z.
R Sia a ∈ Z, con k = 0 otteniamo a = a + 0 · n = a e quindi a ≡ n a.
S Siano a, b ∈ Z tali che a ≡ n b e quindi ∃ k ∈ Z tali che b = a + kn , allora a = b − kn = b + (− k ) n , (− k ) ∈ Z e quindi b ≡ n a , quindi ≡ n è simmetrica.
T Siano a, b, c ∈ Z tali che a ≡ n b e b ≡ n c ⇒ ∃ k, l tali che b = a + kn e c = b + ln. c = a + kn + ln = a + ( k + l ) n. Siccome ( k + l ) ∈ Z, c ≡ n a. Quindi ≡ n è transitiva.
Quindi ≡ n è un’equivalenza.
Esempi
Definizione
Esempi
Funzioni mal definite Quando si definiscono delle funzioni tra classi di resto bisogna stare attenti ai rapprensentanti usati. Ad esempio: g : Z / 2 Z → Z / 3 Z [ a ] 2 7 → g ([ a ] 2 ) = [2 a ] 3 non è ben definita perché: [0] 2 = [2] 2 g ([0] 2 ) = [2 · 0] 3 = [0] 3 g ([2] 2 ) = [2 · 2] 3 = [4] 3 = [1] 3 6 = [0] 3 Quindi per uno stesso valore del dominio otteniamo 2 valori del codominio e quindi questa funzione è mal definita. Questo succede perché per calcolare g ([0] 2 ) usiamo un rappresentante di [ a ] 2 , e se si cambia il rappresentante cambia il risultato.
Proposizione Siano a, b, c, d, n ∈ Z tali che a ≡ n c e b ≡ n d (cioè [ a ] n = [ c ] n e [ b ] n = [ d ] n ), allora:
Dimostrazione Esistono k, l ∈ Z tali che c = a + kn e d = b + ln. Allora:
Definizione Siano a, b, n ∈ Z allora:
Osservazione [ a + b ] n e [ a · b ] n sono insiemi ben definiti per la proposizione di prima, quindi ha senso definire tale somma e prodotto.
Può capitare che con a 6 = 0 e b 6 = 0, [ a ] n · [ b ] n = [0] n , quando a · b = 0 + k · n = k · n con k ∈ Z quindi quando il prodotto è multiplo di n.
1.5. Relazioni di ordine
Definizione Sia A un insieme e una relazione di ordine su A , si dice che l’ ordine è totale se e solo se ∀ a, b ∈ A , a b o b a.
Esempi
Sia A un insieme, una relazione di ordine su A ed E un sottoinsieme di A.
Proposizione
Dimostrazione Sia M il massimo di E , ⇒ ∀ a ∈ E , a M. Quindi M è anche un maggiorante, inoltre dato che tutti gli elementi dell’insieme sono “minori” del massimo gli altri maggioranti sono per forza “maggiori” del massimo, quindi M è il minimo dei maggioranti e quindi è l’estremo superiore. La dimostrazione per l’estremo inferiore è analoga.
Definizione Un reticolo è una coppia ( E, ρ ) dove E è un insieme e ρ è una relazione d’ordine su E tale che ∀ a ∈ E , b ∈ E , { a, b } ha un estremo superiore e un estremo inferiore per ρ. Se ( E, ρ ) è un reticolo, per ( a, b ) ∈ E^2 denotiamo:
Proposizione Sia ( E, ρ ) un reticolo. Valgono:
Definizione Sia ( E, ρ ) un reticolo. Il reticolo ( E, ρ ) si dice limitato se e solo se esistono il massimo I e il minimo O di E per ρ.
Proposizione Se ( E, ρ ) è limitato, ∀ a ∈ E valgono:
Definizione Sia ( E, ρ ) un reticolo limitato e a ∈ E , allora se esiste b ∈ E tale che a ∨ b = I e a ∧ b = O l’elemento b si dice complemento di a. Se tutti gli elementi di E hanno un complemento il reticolo si dice complementato.
Teorema Il reticolo (N , |) è un reticolo limitato.
Dimostrazione È chiaro che 1 è il minimo e 0 è il massimo di N per |. Siano a, b ∈ N. Allora i maggioranti di { a, b } saranno gli elementi divisibili sia per a che per b , cioè i multipli comuni di a e b. Quindi a ∧ b = mcm ( a, b ). Per l’inf e i minoranti è lo stesso: i minoranti sono i divisori comuni e quindi a ∨ b = M CD ( a, b ). La definizione rigorosa e la dimostrazione dell’esistenza di mcm e M CD è trattata più avanti, per questa dimostrazione basta il significato intuitivo.
2.1. Leggi di composizione
Sia E un insieme. Una legge di composizione interna su E (o lci , legge di composizione , legge di composizione binaria , operazione ,... ) è un’applicazione da E × E in E. Se_?_ è lci su E e a, b ∈ E ,? ( a, b ) si scrive a? b.
Esempi
Non sono lci :
Definizione Sia E un insieme e_?_ una lci su E.
Esempi
( R , + , · , 0 , 1 , − , −^1
) è una struttura algebrica dove:
- R è l’insieme di definizione - + è la lci della somma tra reali e quindi ha arità 2 - · è la lci del prodotto tra reali e quindi ha arità 2 - 0 è una costante (il neutro della somma) e quindi ha arità 0 - 1 è una costante (il neutro della moltiplicazione) e quindi ha arità 0 - − è l’operazione che restituisce il simmetrico della somma e quindi ha arità 1 - −^1 è l’operazone che restituisce il simmetrico della moltiplicazione e quindi ha arità 1 Questa struttura è un campo come verrà spiegato in seguito
.
2.2. Strutture con una lci
Definizione Sia ( E,? ) una struttura algebrica.
Esempi
^ sono monoidi abeliani
Z /n Z
e
sono gruppi abeliani
Definizione Sia ( G,? ) un gruppo, il centro di ( G,? ) è Z ( G ) = { z ∈ G | ∀ g ∈ G, z? g = g? z }.
Osservazione Se ( G,? ) è un gruppo abeliano allora Z ( G ) = G.
Osservazione Un monoide (e quindi un gruppo) non è mai vuoto perché contiene sempre almeno il neutro.
Proposizione Se ( S,? ) è un monoide, allora ( S?,? ) è un gruppo.
Dimostrazione Per dimostrare che una struttura algebrica è un gruppo bisogna controllare se:
-? sia una lci in S? , quindi se ∀ a, b ∈ S?^ ⇒ a? b ∈ S? : a? b ∈ S?^ se è invertibile, quindi bisogna capire se esiste tale inverso. Dato che a, b ∈ S?^ allora esistono a −^1 e b −^1. Inoltre ( a? b )−^1 = b −^1_? a_ −^1 infatti: - a? b? b −^1_? a_ −^1 = a? e? a −^1 = a? a −^1 = e ; - b −^1_? a_ −^1_? a? b_ = b −^1_? e? b_ = b −^1_? b_ = e ; quindi l’inverso esiste e quindi a? b ∈ S?. -? sia associativa, quindi se ∀ a, b, c, ∈ S?^ ⇒ a? ( b? c ) = a? ( b? c ): dato che_?_ è associativa in S lo è anche nel suo sottoinsieme S?.
Notazione Se ( E,? ) è un monoide:
( g −^1
)− n .
Esempi
= n · g
- g −^1 = − g , g −^2 = − 2 · g , g − n^ = (− g ) +... + (− g ) ︸ ︷︷ ︸ n volte
= − n · g