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La Filosofia di Schopenhauer: Volontà e Realità, Appunti di Filosofia

La filosofia di arthur schopenhauer, particolarmente noto per la sua teoria della volontà ceca. Scopri come schopenhauer arrivò a considerare la volontà come il cuore della realtà, il suo approccio all'idealismo e come il mondo sia una realtà illusoria. Vedi anche come kant influenzò le sue idee e come la volontà di vivere sia il filo di arianna che ci guida alla comprensione della realtà.

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 21/01/2024

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Artur Schopenhauer
il pensiero successivo alla morte di Hegel (1831) è
caratterizzato da una impronta irrazionalistica , da un
abbandono della centralità della ragione, che si manifesta
in vari modi.
Per Schopenauer il cuore della realtà é volontà, volontà ceca,
che non ho nessun senso, nessuna divisione, non mira a niente.
“ il cuore della realtà non è logos, ragione, bensì volontà”.
(1788-1860)
come giunse Schopenauer a questo nocciolo della sua filosofia?
la sua opera principale è “il mondo come volontà e come rappresentazione” (1818).
Per questo riguarda il mondo come rappresentazione, il suo pensiero presenta una
coincidenza con Kant.
Circa il mondo come rappresentazione, cioè la conoscenza, sostiene che l’idealismo è una
filosofia sbagliata perché presuppone l’influenza del primo grado sull’oggetto, cioè il mondo,
la realtà, sarebbero più l’idealismo generati dall’idea, dall’io.
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Artur Schopenhauer

il pensiero successivo alla morte di Hegel (1831) è caratterizzato da una impronta irrazionalistica , da un abbandono della centralità della ragione, che si manifesta in vari modi. Per Schopenauer il cuore della realtà é volontà, volontà ceca, che non ho nessun senso, nessuna divisione, non mira a niente. “ il cuore della realtà non è logos, ragione, bensì volontà”.

come giunse Schopenauer a questo nocciolo della sua filosofia? la sua opera principale è “il mondo come volontà e come rappresentazione” (1818). Per questo riguarda il mondo come rappresentazione, il suo pensiero presenta una coincidenza con Kant. Circa il mondo come rappresentazione, cioè la conoscenza, sostiene che l’idealismo è una filosofia sbagliata perché presuppone l’influenza del primo grado sull’oggetto, cioè il mondo, la realtà, sarebbero più l’idealismo generati dall’idea, dall’io.

respinto l’idealismo Si ricollega a Kant. Che considera il grande punto della filosofia. Kant ha capito che noi non conosciamo la realtà quale essa è in sé stessa, e ci dobbiamo accontentare della realtà fenomenica, di una realtà quale appare a noi. Il filtiaeco della realtà, per cui questa non è colta in se stessa, ma è sempre in relazione col soggetto, viene visto da Schopenauer in termini più semplici rispetto a kant.In quanto egli elabora una teoria della sensibilità in cui è presente anche la sensibilità animale. Per lui il soggetto che filtra la conoscenza può essere anche un soggetto animale. Anche sulla base di questa tendenza ad allargare la conoscenza ad un soggetto più generico, egli giunge alla semplificazione delle 12 categorie kantiane , per lui arbitrarie e artificiose, al principio di causa- effetto.

Schopenauer chiama l’effetto del “velo di Maya”. È il primo filosofo ad utilizzare i termini del pensiero indiano: dipende dalla mitologia indiana il concetto, la natura è un velo di Maya. La natura è una, ma è coperta da questo velo sgargiante pieno di colori, che danno l’impressione di tanti esseri, di tanti manti, di tanti animali, degli individui. Noi non cogliamo la natura nella sua verità perché abbiamo davanti agli occhi il velo di Maya (cioè spazio-tempo-casualità) , che ci creano un filtro. ESEMPIO: é come se vedessimo il sole da dietro le grate di una prigione: tu la prigione della soggettività in cui siamo rinchiusi, il sole si frammenta in tanti riquadri, o per usare un’immagine meno tetra, è come se ci fosse un prisma tra noi e la luce del sole; la luce è una ma si diffonde nei colori dell’arcobaleno.

in profondo Schopenhauer partecipa dell’entusiasmo romantico per la cultura orientale, affermava che Maya, il velo dell’illusione, ottenebra le pupille dei mortali e dei loro vedere un mondo di cui non si può dire né che esista, né che non esista. perché, è simile al sogno, allo scintillio della luce volare sulla sabbia, che il viaggiatore scambia da lontano per acqua, appare una corda buttata per terra che egli prende per un serpente. il mondo che è unitario, ci appare invece differenziato, variopinto, molteplice. Ci appare sotto l’egida del principium individuationis: le cose sembrano frammentate, individualizzate. spazio, tempo e casualità costituiscono il principium individuationis, cioè il fattore di frammentazione dell’unica realtà in tanti cose individuali.

il filo di Arianna è dato dal nostro corpo. Schopenauer afferma che Kant ha considerato l’uomo come una testa d’angelo senza corpo. L’io di Kant è l’intelletto, è ragione che si divide in intuizione, intelletto e ragione propriamente detta: l’uomo di Kant è l’insieme delle strutture conoscitive trascendentali,é l’io puro. secondo Schopenauer per conoscere l’essenza del mondo, dobbiamo riferirci al corpo. Il corpo può essere considerato quale un oggetto fra gli altri oggetti, e così lo considerava Kant; invece se sprofondo lì in una sorta di abisso interiore avvertirò che il mio corpo è un insieme di bisogni, esigenze, tensioni, semplicemente volontà. ma volontà di che cosa? volontà di rimanere in vita grazie alla soddisfazione dei bisogni: se mi immergo nell’abisso della corporeità trovo che il mio corpo non è altro che un fascio di bisogni che si riduce alla volontà di vivere, alla volontà di perpetuare l’esistenza del corpo stesso.

diventa chiaro perché questa volontà e cieca: essa non ha altro scopo di mantenersi in vita. grazie a quest’intuizione interiore vengo a sapere che la mia essenza è: volontà di vivere. A questo punto Schopenhauer applica quello che si chiama “principio di analogia”: tutti gli altri esseri sono anch’essi parti della natura, presente hanno perciò un’analogia con me stesso, e se il cuore della mia esistenza consiste nella volontà di vivere, tutti gli altri esseri, dallo stelo d’erba fino agli animali più vicini all’uomo, saranno anch’essi animati dalla volontà di vivere. Schopenauer si riferisce anche alla natura inorganica, alle forze magnetiche, elettriche: per analogia con l’uomo tutta la natura gli sembra animata dalla volontà di vivere.

PRINCIPIO DI ANALOGIA

riepiloghiamo: Per arrivare al nocciolo della volontà di vivere, Schopenauer ricorre prima di tutto ad un principio analogico: “ se è vero che scopro che al fondo di me stesso c’è la volontà di vivere, negli altri esseri della natura ci sarà la stessa cosa” Questo ragionamento è di stampo romantico: i romantici, che Schopenauer aveva molto studiato, scorgevano simbolismi, analogie, simpatie tra le cose della natura. Per avvalorare la sua tesi Schopenauer avanza anche quest’altro ragionamento: il mondo si presenta o come fenomeno o come noumeno; la volontà che ho scoperto e mi stesso non è fenomeno perché non è inquadrata in spazio, tempo e casualità; allora evidentemente é noumeno.

il noumeno é quindi volontà di vivere. attraverso il mio corpo ho trovato un filo di Arianna che mi ha condotto al fondo della realtà, mi ha fatto capire che cos’è la cosa in sé: essa è cieca volontà di vivere. se fossimo solo testa d’angelo (come per Kant) , cioè io puro, ci dovremmo arrendere e accontentarci della rappresentazione, ma siamo anche corpo, quindi oltre alla via conoscitiva c’è un’altra strada per giungere alla realtà. È chiaro che da questa prospettiva di avvia verso l’irrazionalismo, perché il mondo come conoscenza è quello della rappresentazione, mentre il mondo come volontà non rientra nella sfera della conoscenza razionale.

passiamo ora alla parte propositiva del pensiero di Schopenauer: L’uomo si dovrà porre l’obiettivo di liberarsi dalla schiavitù del continuo passare da un polo all’altro, un passo senza senso. La prima via che si potrebbe immaginare è quella del suicidio: da tutto questo discorso sembrerebbe emergere che la soluzione migliore sia quella di sottrarsi al gioco di marionette della natura privandosi della vita. Per Schopenauer il suicidio non costituisce una negazione, bensì un un’affermazione della volontà di vivere. Se la volontà di vivere si usa come burattini e ci fa oscillare tra dolore e noia ci dovremmo sottrarre a quest’inganno, alla volontà di vivere. Sarà questo l’obiettivo che ci dovremmo prefiggere. Il suicidio non è un sottrarsi, ma un’affermazione della volontà di vivere perché chi giunge al suicidio ci arriva perché ama la vita e e si vede insoddisfatto, non la sente colma di quelle gioie, di quegli affetti, di quelle affermazioni, che si aspetterebbe, quindi afferma la volontà di vivere, disilluso desideroso di vivere; è deluso della vita ma è desideroso di contenuti di vita e quindi non istinto il desiderio, il suicidio

non ha smascherato la volontà di vivere, che è crearci continuamente bisogni.

come si potrà estinguere la volontà?

si dovranno trovare mezzi per rompere l’illusione di essere individui separati, ognuno a sé stante, ognuno alla ricerca del soddisfacimento dei propri bisogni e delle proprie esigenze; il superare la volontà di vivere coinciderà con il PRINCIUPIM INDIVIDUATIONIS. cioè dovremo negare la nostra individualità smascherando l’inganno che ci siano tanti esseri separati.tutte le esperienze che unificano, che ci portano a superare i limiti dell’egoismo, si avvicinano a questa vittoria. Quindi per giungere a negare la volontà di vivere bisognerà smascherare l’illusione, per cui siamo qualche cosa di separato e di a sè stante, dovremo superare il principio di individuazione e negare la nostra individualità, smascherando l’inganno che siamo tanti esseri separati.

nel contemplare un’opera d’arte, non veniamo rapiti dalla cosa precisa ma dall’idea che traluce in essa. Proprio perché ci fa cogliere l’idea, l’arte ci allontana dalla molteplicità e dall’individuo e ci avvicina all’unica realtà esistente. Schopenauer riprende il termine idea, di derivazione platonica e sostiene che la volontà di vivere è -unica -indivisibile -e a causa dell’illusione la vediamo frantumata nella molteplicità. Le idee di Schopenauer non sono idee platoniche. Tra di esse si trovano il magnetismo, l’elettricità, proprietà chimiche, specie vegetali e animali che secondo lui sono manifestazione intermedia della volontà di vivere. Le idee

E come se la realtà partisse tutta dalla volontà di vivere, ma prima di giungere all’estrema manifestazione che sono gli esseri finiti, individuali, ci fosse grado intermedio in cui si oggettivizzare la volontà di vivere: questo livello intermedio sono le idee. L’arte ci mette in contatto con le idee e quindi ci fa compiere una prima parte di cammino verso il superamento dell’individualità, ci fa sciogliere nell’oggetto, nell’opera che ci incanta. Diventiamo tutt’uno con l’opera d’arte, iniziamo a dimenticare noi stessi.

ma qual è il difeo dell’arte?

esso sta nella sua Rapsodicitá: il rapimento estetico dura per un momento, poi Siri cade di nuovo nel “principium individuationis”. Si ritorna alla bruta materialità. La contemplazione estetica è solo una “consolazione provvisoria nella vita”

la giustizia e la compassione ci aiutano a capire che non siamo essere individuali, isolati, ma che abbiamo profondi affinità con qualche cosa che vive anche oltre di noi, negli altri. La via della salvezza per Schopenauer è individuale (per Leopardi, nella ginestra, c’è un momento in cui sembra che per lenire, per addolcire il dolore universale si possa contare sull’affratellamento fra gli uomini): si passa per la compassione ma lo stadio supremo è quello dell’ascesi.

ascesi - noluntas

Cioè lo stadio del distacco completo dal mondo, dal prossimo, da tutti i beni terreni, per approdare alla noluntas. L’ascesi è il distacco da tutte le cose e anche da noi stessi, che ci fa aggiungere alla negazione della volontà di vivere, ma si tratta di un’esperienza spiccatamente individuale. si tratta di un’esperienza molto affine a quella mistica.

la noluntas equivale al nirvana della religione indiana. Per Schopenauer arrivare alla noluntas significa sentirsi una sola cosa con il nulla, aver estinto ogni pretesa di esistenza. Ora la noluntas possiamo dire ciò che non è, cui negazione della volontà, ma non possiamo spiegare impositivo in che cosa essa consista. Il santo, l’ asceta, arriva questa esperienza suprema in cui si scioglie dalla propria individualità e si fonde con il tutto, supera il pendolo dolore-noia, diviene una cosa sola con il tutto. ci troviamo pure sempre di fronte ad un grande filosofo, nei cui scritti troviamo tantissimi pensieri di cui far tesoro, però siamo ormai in un’atmosfera di isolamento reciproco degli individui, che possono trovare una via di salvezza solo personale, ogni speranza di emancipazione collettiva dell’umanità è finita, il mondo è qualche cosa che non è dominabile.

conclusioni