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Schopenhauer (1788-1860) è un filosofo tedesco che vive in un periodo di rivoluzioni, restaurazioni e lotte liberali. La sua filosofia unisce pensieri platonici, razionalisti, kantiani e romantici. Schopenhauer sottolinea l'origine etica e metafisica della sua filosofia. Oltre ai fenomeni ingannevoli, c'è il noumeno, il vero mondo, che l'uomo non può conoscere direttamente. Il mondo è una mia rappresentazione, mentre la realtà in sé rimane inconoscibile. La conoscenza umana è legata all'apparenza e al fenomeno. La ragione elabora concetti e ragionamenti.
Tipologia: Appunti
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Schopenhauer vive in Germania in un periodo segnato dalla Rivoluzione francese, dalle conquiste napoleoniche, dalla Restaurazione e dalle lotte liberali. Nel pensiero di Schopenhauer si può vedere il rifiuto di ogni prospettiva razionalistica e ottimistica, che ha il fine di mascherare il dolore dell’uomo e del mondo. Il suo pensiero ne unisce diversi altri: la filosofia platonica, in cui egli ritrova il desiderio di uscire dalla caverna del mondo sensibile; il razionalismo settecentesco, di cui condivide l’interesse per il mondo naturale; il criticismo kantiano e l’indagine sui limiti della conoscenza e il romanticismo. Schopenhauer sottolinea l’origine della sua filosofia: “Nelle mie mani, o piuttosto nel mio spirito, cresce un’opera, una filosofia, che deve essere insieme etica e metafisica, cose che fino a ora venivano separate altrettanto falsamente quanto anima e corpo”.
La distinzione tra fenomeno e noumeno che fa Schopenhauer è diversa da quella che fa Kant. Per Kant il fenomeno è reale, è l’unica realtà che l’uomo può conoscere, mentre il noumeno è inaccessibile ed è segno dei limiti della conoscenza umana. Per Schopenhauer il mondo fenomenico è solo apparenza, sogno, illusione, ciò che l’antica sapienza indiana chiamava il “velo di maya”, “che ottembra le pupille dei mortali e fa loro vedere un mondo di cui non si può dire nè che esista nè che non esista, poichè è simile al sogno, allo scintillio della luce sulla sabbia”. Al di là dei fenomeni ingannevoli si trova il noumeno, ovvero il vero mondo, che l’uomo può scoprire sollevando il velo e che non è, quindi, accessibile. Il dualismo kantiano di fenomeno e noumeno diventa dualismo di apparenza e realtà. La distanza da Kant è evidente per il fatto che per Kant il fenomeno è ciò che del mondo esterno è conosciuto attraverso le forme pure, per Schopenhauer, invece, il fenomeno è una rappresentazione che sta solo dentro la coscienza e poi c’è il mondo esterno, che non è altro che apparenza e illusione.
Il “Mondo come volontà e rappresentazione” è il titolo di un’opera di Schopenhauer; la prima parte dell’opera si apre con queste parole: “Il mondo è una mia rappresentazione”. Il mondo che abbiamo di fronte è, invece, un complesso di contenuti rappresentativi, che si struttura in base alle leggi del soggetto, mentre la realtà in sè rimane inconoscibile a livello rappresentativo. Secondo Schopenhauer le cose e i fatti del mondo non danno alcuna risposta: ciò che abbiamo di fronte è solo rappresentazione. Egli afferma che non sia possibile uscire dal soggetto e cogliere la realtà in sè, come dicono i realisti, ma non è neanche possibile eliminare la cosa in sè. La conoscenza umana è legata all’apparenza: la conoscenza del mondo è la conoscenza di ciò che appare nel rapporto tra soggetto e oggetto, è conoscenza di apparenza e di fenomeno. Come Kant, anche Schopenhauer vuole individuare le condizioni a priori che rendono possibile l’apparenza, ovvero il fenomeno; il punto di vista di Schopenhauer è, però, diverso da quello kantiano, poichè secondo lui le forme a priori non sono le condizioni per cui il soggetto costituisce l’oggetto, in quanto il soggetto si dà contemporaneamente all’oggetto nella rappresentazione. La conoscenza ha origine dall’unione tra soggetto e oggetto, perciò le forme a priori sono una componente della rappresentazione.
Ciò che distingue l’uomo dagli animali è la ragione, che consiste nel creare rappresentazioni di rappresentazioni o concetti, di collegarli o distinguerli in proposizioni e ragionamenti; la ragione è la facoltà del conoscere mediato o discorsivo. Schopenhauer si collega a Locke attribuendo alla ragione la capacità di elaborare concetti e condurre ragionamenti. Attraverso il linguaggio la ragione aiuta la crescita civile, lo sviluppo del sapere scientifico, della letteratura e delle arti, delle istituzioni politiche e delle norme morali. Tuttavia, la ragione e il linguaggio sono anche all’origine degli errori, delle illusioni e dei pregiudizi che tormentano gli uomini. La ragione, essendo strettamente legata allo spazio e al tempo, non va al di là della sfera dei fenomeni, dell’apparenza, del mondo come rappresentazione. La conoscenza razionale non può arrivare alla realtà che sta dietro al velo di maya. Schopenhauer condivide il pensiero platonico che il mondo sensibile sia illusorio e solo al di là di esso c’è il vero mondo.