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Tutto il materiale necessario per superare l’esonero di istituzioni di diritto pubblico di T.Cerruti, esame del primo anno di Scienze della formazione primaria
Tipologia: Appunti
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Il Diritto in italiano ha un senso soggettivo e un senso oggettivo. Il diritto in senso soggettivo è una pretesa che un soggetto può avanzare nei confronti degli altri soggetti e dei poteri pubblici. Il diritto in senso oggettivo è un insieme di regole. Le due accezioni non sono indipendenti ma tra loro collegate, l'una funzionale all’altra. Il diritto in senso soggettivo può esistere perché c’è un insieme di regole che ne garantisce il rispetto, viceversa il diritto in senso oggettivo serve proprio a garantire il rispetto dei diritti umani. IL DIRITTO OGGETTIVO Posto che ogni gruppo organizzato si dà delle regole scritte oppure non scritte, un solo tipo di regole assume rilevanza giuridica: le regole date dallo Stato e dai poteri costituiti dallo Stato, solo le regole che dà lo Stato sono quindi delle norme giuridiche, ovvero regole la cui violazione viene sanzionata. Il diritto si considera suddiviso principalmente in diritto pubblico e privato. DIRITTO PRIVATO Il diritto privato è quel diritto che regola i rapporti tra soggetti privati (es.compravendita, contratto di lavoro, contratto di locazione, matrimonio). Si suddivide in diritto civile, diritto commerciale… DIRITTO PUBBLICO Il diritto pubblico regola i rapporti tra pubblici poteri e i rapporti tra i pubblici poteri e privati. Si suddivide in diritto penale, internazionale, amministrativo… LO STATO: COS’E’ E COME SI E’ EVOLUTO NELLA STORIA L’organizzazione che oggi chiamiamo Stato è nata in realtà solo a partire dal 1400 e ha preso il nome di Stato Moderno. Nel sistema feudale, presente prima dello Stato in Europa, tutto si basava sul diritto privato, non c’era una nozione di ente pubblico, tutto si basava sul rapporto tra privati cittadini. Il vassallo garantiva lavoro a chi stava sotto di lui, chi invece stava sotto garantiva al signore manodopera e presenza in guerra. Lo stato moderno è caratterizzato da tre elementi costitutivi: popolo, territorio e sovranità. Nel territorio (spazio in cui lo Stato esercita la sua sovranità) dobbiamo considerare la terraferma: cioè quella porzione di terra emersa delimitata da confini naturali o artificiali; lo spazio aereo , ovvero lo spazio atmosferico sovrastante; la fascia di mare costiera e il fondale marino ; navi e aerei nei casi previsti dalla legge. Il popolo è l’insieme delle persone che vivono sul territorio dello Stato e devono rispettarne le regole. La sovranità è l’unico dei tre elementi costitutivi che spetta solo allo Stato. La sovranità è il potere e anche questa si può intendere in una doppia accezione: sovranità interna e sovranità esterna. La sovranità esterna è il potere dello Stato verso l’esterno ovvero nei rapporti con gli altri Stati. Ogni stato è indipendente dagli altri nell’assunzione delle sue decisioni. In questi ultimi decenni in Europa, ma anche in altre parti del mondo, gli Stati hanno deciso di autolimitare la propria sovranità e di cederne una parte a delle organizzazioni di Stati. A livello europeo le due organizzazioni principali sono l’Unione Europea e il Consiglio d’Europa (sede a Strasburgo). A livello mondiale invece l’organizzazione principale è l’ONU. In Italia tutto questo processo è avvenuto nel rispetto della costituzione (vedi articolo 11). La sovranità interna riguarda il rapporto tra lo Stato e tutto ciò che c’è all’interno di esso, ne fanno parte l’esercizio del potere statale nel territorio dello Stato e nei confronti del popolo dello Stato stesso. La sovranità interna non impedisce che all’interno dello stato non ci siano delle forme di organizzazione dotate di autonomia.
Questi tre elementi fondamentali tra di loro si possono relazionare in diversi modi e in base a ciò possono portare a diversi livelli organizzativi. La variabile che più fa la differenza è la sovranità, che può essere distribuita in modo diverso nei confronti del territorio e del popolo. I diversi livelli organizzativi possono riconoscere o meno ai territori una certa percentuale di sovranità. A seconda del potere dato vengono fuori due macro modelli: lo stato unitario e lo stato federale. Lo stato unitario (o accentrato) è uno stato in cui la sovranità non è distribuita sul suo territorio ma spetta solo allo stato centrale, ci sono invece alcuni stati unitari che prevedono un leggero spazio decisionale ai territori (vedi Italia, riconosce autonomia a regioni e comuni, situazione chiamata decentrata). Il secondo macro modello è lo stato federale , in cui la sovranità è suddivisa è ripartita tra stato centrale e le singole unità territoriali (USA). RAPPORTO SOVRANITA’/POPOLO Sulla base di come la sovranità si distribuisce tra il popolo si possono individuare due modelli: lo stato autoritario e lo stato democratico. Nello stato autoritario il potere viene poco (e niente) distribuito tra il popolo, nello stato democratico invece la sovranità appartiene al popolo. Nei secoli le forme di stato si sono evolute, in Europa possiamo dire che si sono succedute tre diverse forme di stato che a loro volta a loro interno si differenziavano a seconda delle realtà: lo stato assoluto, lo stato liberale di diritto e lo stato contemporaneo o di democrazia pluralista (Italia). LO STATO ASSOLUTO Lo stato assoluto è una forma di stato autoritario, è stata la prima forma di stato moderno. Lo Stato assoluto è nato tra il 15esimo e il 16esimo secolo e ha terminato la sua evoluzione nel 17esimo secolo. Si caratterizzava per la concentrazione del potere nelle mani di una sola persona (re). Il re può fare quello che vuole e non è soggetto alle regole. Lo stato assolto ambiva ad espandere il suo potere e arricchirsi (colonialismo). A far cadere le forme di stato assoluto sono state nella seconda metà del 700 la diffusione del pensiero politico e filosofico dell’illuminismo che hanno portato a rivoluzioni (es rivoluzione francese) e la rivoluzione industriale che porto ad emergere una classe sociale intermedia, la borghesia (proprietari industriali). Tutto ciò porta alla fine dello stato assoluto è la nascita dello stato liberale di diritto. LO STATO LIBERALE DI DIRITTO Lo stato liberale di diritto segna un cambiamento: la volontà di mettere al centro i diritti dei cittadini. Lo scopo dello stato liberale perciò non è più espandere il suo potere ma pensare ai propri cittadini. Viene riconosciuto prima di tutto il diritto di proprietà. Lo stato liberale di diritto è una forma di stato democratico. Si caratterizza per la separazione dei poteri, i poteri dello stato democratico sono: potere legislativo (parlamento), potere esecutivo (governo/Re), potere giudiziario (magistrati). La seconda caratteristica dello stato liberale di diritto è quella di voler avere una costituzione come fonte di diritto prioritaria rispetto a tutte le altre norme, che avesse sempre l’ultima parola. Nonostante le buone intenzioni le costituzioni iniziali non riuscirono a porsi sopra le leggi (vedi statuto Albertino). Il terzo elemento è il principio di legalità, ovvero che ogni atto dei pubblici poteri deve essere previsto da una legge, così come tutte le limitazioni dei diritti devono essere previste da una norma giuridica. La norma giuridica più importante era la legge, la quale doveva avere tre caratteristiche tuttora valide: la generalità, ovvero deve potersi applicare a tutte le persone; l’astrattezza, ovvero la legge deve potersi applicare più volte, la legge non dev’essere pensata alla singola applicazione(collegata alla generalità) e l’approvazione da parte di un organo che rappresenti anche il popolo. Lo Stato liberale di diritto ha come elemento caratteristico l’istituto della rappresentanza che prevede che il popolo scelga delle persone che rappresentino la sua volontà in quell’organo che assume le decisioni che ə il parlamento. All’inizio del XX secolo anche questa forma di stato vede il posto ad un altra forma di stato.
acquistare in 3 modi, 2 per fatto naturale perché indipendenti dalla volontà del soggetto e 1 per fatto volontario perché dipende dalla volontà del soggetto. Si acquista la cittadinanza iure sanguinis (fatto naturale) quando almeno un genitore è italiano e si ha diritto di sangue; il secondo caso è per iure soli ovvero per il solo fatto di essere nato su territorio italiano per pochi casi previsti dalla legge (apolidi); quando una persona di cittadinanza non italiana si trova in una casistica che lo permette può richiedere la cittadinanza italiana, in questa categoria risiedono: matrimonio con cittadino italiano, adozione da parte di cittadino italiano, residenza continuativa per tot anni (ecc). Alle elezioni comunali e europee possono partecipare in Italia anche cittadini europei non per forza italiani. Il diritto di voto si può perdere in 3 casi: l’incapacità civile (ma di fatto grazie a quanto disposto dalle leggi gli incapaci votano) , condanne per alcuni reati come previsto dalle leggi. REQUISITI DI VOTO La costituzione fissa alcuni requisiti precisi che il voto deve avere (vedi art 48): il voto dev’essere personale (no deleghe), il voto è eguale, il voto è libero ( cause ostative per garantire il voto libero), il voto è segreto e oltre ad essere un diritto il voto è anche un dovere civico e morale. COME SI TRASFORMANO I VOTI IN SEGGI Il sistema elettorale è il meccanismo attraverso il quale i voti espressi si trasformano in seggi. Nel mondo esistono due macro modelli di sistemi elettorali: il sistema proporzionale e il sistema maggioritario. Il sistema elettorale è proporzionale quando ogni forza politica che ha partecipato alle elezioni ottiene in parlamento un numero di seggi proporzionale alla percentuale di voti ottenuti. Il vantaggio di questo sistema è il fatto che tutti vengano rappresentati, lo svantaggio è che potrebbe essere difficile prendere decisioni e perciò avere una maggioranza. Il sistema maggioritario si utilizza nei paesi in cui vigono grandi partiti (vedi usa): prevede che il territorio in cui si vota sia suddiviso in tante unità chiamate circoscrizioni e che ogni unità elegga uno o più parlamentari. In ognuna di queste circoscrizioni il posto (o i posti) in palio vanno al partito che in quella circoscrizione ha preso più voti. Negli anni i due sistemi si sono molto diversificati negli anni, sono stati anche previsti due sistemi correttivi che si applicano ai sistemi proporzionali e hanno l’effetto di avvicinare un po’ il proporzionale al maggioritario. I due istituti sono il premio di maggioranza e la soglia di sbarramento. Il premio di maggioranza è un numero di seggi aggiuntivi che vengono dati al partito in testa alle elezioni, proprio come premio. La soglia di sbarramento invece è la regola per cui è necessaria una percentuale minima di voti per entrare in parlamento. SISTEMI ELETTORALI IN ITALIA Per quasi 50 anni l’italia è stato un sistema proporzionale avendo sempre avuto molti partiti, durante questo periodo però vi era molta instabilità questo ha portato ad una fase di sistema misto (Mattarellum) prevalentemente maggioritario (75% maggioritario, 25% proporzionale), dopo poco si è tornati ad un proporzionale con un premio di maggioranza molto forte e con soglia di sbarramento (Porcellum), poco dopo bocciato perché incostituzionale. Oggi abbiamo il Rosatellum, un sistema uguale per camera e senato, misto: 37% dei seggi è a sistema maggioritario, il 61% detto seggi è invece eletto con il sistema proporzionale, inoltre esiste una riserva di seggi pari al 2% riservata agli italiani che vivono all’estero. ELETTORATO PASSIVO L’elettorato passivo è la facoltà di essere votati. Presuppone 3 requisiti: possedere l’elettorato attivo, avere minimo 25 anni (deputati) o 40 (senato) e l’assenza di cause ostative. La causa ostativa è una condizione che impedisce o limita l’elettorato passivo, le cause ostative sono 3, in ordine di gravità crescente: 1) incandidabilità, che impedisce di candidarsi se si viene condannati per alcuni reati previsti dalla legge(es mafia o collegata a funzioni pubbliche); la seconda causa ostativa è l’ineleggibilità, che impedisce di essere eletti nella circoscrizione in cui si opera perché per la funzione ricoperta si potrebbe
influenzare il voto del popolo; la terza e ultima causa ostativa è l’incompatibilità, che impedisce di ricoprire la carica parlamentare e un’altra carica pubblica contemporaneamente, occorre quindi sceglierne una delle due. IL PARLAMENTO IERI E OGGI Il parlamento è un circuito di decisione politica: prende le decisioni per tutto il Paese.Viene eletto dal popolo ed ha il compito di assumere decisioni politiche insieme al governo e al presidente della repubblica. Il termine Parlamento deriva dal verbo francese parlare, in modo più specifico ''parlare in un contesto politico'', che a sua volta trae questo termine dal latino. Una specie di Parlamento viene individuato in quei ristretti gruppi di nobili e ecclesiastici che il re consultava sulle questioni importanti (solo da certe classi sociali) ma non aveva potere di decisione finale e subiva forti limitazioni. Il parlamento come lo conosciamo noi oggi nasce in Inghilterra nel 1600, si diffonde in tutta Europa e in tutto il mondo assumendo caratteristiche e connotazioni diverse a seconda di epoche e realtà geografiche. Nei vari Stati e nelle diverse epoche storiche i parlamenti sono stati disciplinati con alcune varianti ma il principale elemento di differenziazione tra un parlamento e l'altro è il numero di camere da cui è composto (1, 2,3…), il sistema più diffuso è il bicamerale sotto diverse forme: i rapporti di potere tra le camere possono essere uguali o diversi (una camera più ‘potente’ dell’altra); in Italia le camere hanno stessi poteri, questa situazione si definisce bicameralismo perfetto e le decisioni devono passare da entrambe le camere. ITALIA: CAMERA E SENATO In Italia le due camere sono la camera dei Deputati e la camera del Senato, tra di loro sono solo 3 le differenze principali:
● di indirizzo: guidare il governo e le sue scelte ● di informazione e controllo : soprattutto nei confronti del governo Il Parlamento è l'unico organo scelto dai cittadini e può far decadere il Governo. La durata fisiologica del parlamento è di 5 anni se non decade prima → periodo chiamato legislatura. Lo scioglimento anticipato può essere disposto dal PdR, ma NON negli ultimi 6 mesi del suo mandato, a meno che non coincidano con gli ultimi 6 mesi della legislatura. Le riunioni possono essere: ordinarie (obbligatorie cioè 2 volte all'anno) o straordinarie (su iniziativa del presidente di quella camera; del Pdr; di ⅓ dei parlamentari di quella Camera). Se non è diversamente disposto sono pubbliche e alcune volte sono anche trasmesse in tv. MODALITÀ DI DECISIONE Le riunioni delle camere sono valide se è presente il 50% +1 dei componenti. Tutte le volte in cui la costituzione non richiede una maggioranza specifica si ritiene sufficiente la maggioranza semplice. Per le decisioni più importanti la costituzione prevede maggioranze più alte, si possono utilizzare o la maggioranza assoluta o la maggioranza qualificata. La maggioranza assoluta è il voto favorevole del 50%+1 dei componenti, la maggioranza qualificata è una maggioranza più alta dell’assoluta, può essere dei 2/3 o dei 3/5 (Italia usa i 2/3). Ogni camera approva a maggioranza assoluta il suo regolamento, che serve per disciplinare i lavori dentro a quella camera. (Quando studi parlamento guarda articoli da 55 fino a 82) IL GOVERNO Il governo costituisce il “circuito della decisione politica”, è cioè l’organo che insieme a parlamento e presidente prende le decisioni, nonostante ciò la costituzione italiana dedica pochissimi articoli al governo (dal 92 al 96). La formazione del governo avviene per: -caso fisiologico, alla fine del mandato parlamentare -caso patologico , in cui il governo precedente dà le dimissioni, crisi. La crisi può essere di due tipi: parlamentare o extraparlamentare. La crisi è parlamentare quando la sfiducia viene data dal parlamento, viceversa la crisi è extraparlamentare quando il governo decide di dimettersi senza che il parlamento gli abbia dato la sfiducia. Qualunque siano le cause che portano alla necessità di formare un nuovo governo il compito di attivarsi spetta al presidente della repubblica, cui obiettivo è formare un governo che possa avere l’appoggio del parlamento. La prima cosa che fa il presidente della repubblica è consultare i presidenti delle due camere e i capigruppo parlamentari, questa procedura si chiama consultazione. Il presidente può a sua volta incaricare qualcun altro per ulteriori consultazioni, dando un pre incarico (1) o un mandato esplorativo (2) a una persona che pensava di nominare come presidente del consiglio(1) o a uno dei presidenti delle camere(2) di svolgere le consultazioni. A questo punto, con le idee chiare, il presidente convoca la persona prescelta, che solitamente accetta con riserva, e gli dà il compito di formare un nuovo governo. L’incaricato dopo i controlli della situazione scioglie la riserva e accetta l’incarico, dopodiché il presidente della repubblica nomina con atto scritto il presidente del consiglio dei ministri e su sua proposta tutti i ministri. Dopo la nomina si passa al giuramento , una cerimonia che segna il momento in cui il nuovo governo entra in funzione. Entro 10 giorni dal giuramento il nuovo governo deve presentarsi alle camere e chiedere il voto di fiducia , cioè il sostegno delle camere in modo separato, a maggioranza semplice e il voto è palese. La fiducia serve a garantire che il parlamento, eletto dai cittadini, eserciti un controllo sul governo, organo che assume le decisioni ma non è eletto dai cittadini. La mozione di sfiducia dev’essere proposta e firmata da almeno 1/10 dei componenti di una camera e non può essere votata prima di 3 giorni da quando è stata chiesta. Nella questione di fiducia l’iniziativa parte dal governo, è una condizione che quest’ultimo pone su una sua proposta, quindi il governo lega la sua sopravvivenza all’approvazione di
una sua proposta. Sia che ci sia una mozione o una questione di fiducia le regole di voto sono le stesse per la fiducia iniziale, inoltre basta la sfiducia di una delle due camere per fare cadere il governo. COMPOSIZIONE DEL GOVERNO Il governo è composto da organi cosiddetti necessari perché previsti dalla costituzione (=devono esserci per forza) e organi non necessari, quindi non previsti dalla costituzione. Gli organi necessari sono il presidente del consiglio dei ministri, i ministri e il consiglio dei ministri. Il presidente del consiglio dei ministri (PCdM) ha il compito di dirigere l’attività di tutto il governo coordinando quello che fanno i ministri. Il secondo organo necessario sono i ministri (15), a loro è affidata la competenza in una materia e sono a capo di tutto il ramo della pubblica amministrazione che lavora in quell’ambito. Il ministro è a capo di una struttura, il ministero, di cui è responsabile. Il consiglio dei ministri è l’organo collegiale composto dal presidente del consiglio dei ministri e dai ministri. Ha sede a Palazzo Chigi a Roma. Gli organi non necessari sono: ● i ministri senza portafoglio : non hanno il loro ministero, hanno risorse non assegnate ufficialmente dallo stato e sono insediati presso la presidenza del consiglio. ● sottosegretari : sono degli stretti collaboratori del ministro ● viceministri del consiglio: max 10 in tutto il governo (sottosegretari con più potere), solitamente viene affidata loro la gestione di una parte di ministero ● vicepresidenti del consiglio: possono essere anche due ministri e di solito appartengono agli altri partiti della coalizione ma non appartengono al partito del presidente del consiglio dei ministri (oggi Tajani e Salvini) ● comitati interministeriali: sono gruppetti formati da più ministri che risolvono insieme questioni di interesse comune IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Il presidente della repubblica ha un duplice ruolo: è sia un organo di garanzia sia un organo politico. Il pdr ha la sua sede ufficiale al Palazzo del Quirinale a Roma. ELETTORATO ATTIVO PDR Il presidente della repubblica viene eletto dal parlamento in seduta comune nella camera dei deputati, ad essi si uniscono 3 delegati per ogni regione italiana tranne la Valle D’Aosta che deve mandarne uno solo; anche i tre delegati regionali devono rappresentare le minoranze politiche, devono perciò essere di diverse forze politiche. Per l’elezione del presidente la costituzione richiede la maggioranza qualificata dei 2/3. Se dopo tre votazioni non si ottiene la maggioranza dei 2/3 si sceglie la maggioranza assoluta per la quarta votazione, non è possibile scegliere una maggioranza minore. Il voto per l’elezione del presidente è segreto. ELETTORATO PASSIVO PDR Può diventare pdr qualunque cittadino italiano che abbia 50 anni di età e che goda dei diritti civili e politici. Il mandato presidenziale dura 7 anni per non far coincidere il pdr col parlamento (di durata 5 anni). Il pdr è rieleggibile e in caso di impedimento momentaneo viene sostituito dal presidente del senato. Il pdr gode di una situazione particolare per quanto riguarda le sue responsabilità: il pdr è quasi sempre il responsabile di quello che fa esercitando le sue funzioni, questa particolare situazione è un'eredità del periodo monarchico. RESPONSABILITÀ DEL PDR Di tutto ciò che compie come privato cittadino il pdr è responsabile civilmente, ma nel penale solitamente si aspetta la scadenza del mandato per procedere contro di lui. Come pdr
ricorrere ad un apposito procedimento aggravato, il risultato è una legge costituzionale. La seconda conseguenza della rigidità della costituzione è la presenza di un organo apposito che ne garantisce il rispetto, in Italia si chiama Corte Costituzionale. Le leggi costituzionali si dividono in: ● leggi costituzionali , pongono delle regole che hanno lo stesso livello della costituzione ma che non vanno a toccare il testo della costituzione. ● leggi di revisione costituzionale , si trovano sullo stesso piano della costituzione ma ne modificano il testo. LA LEGGE ORDINARIA DELLO STATO Quello che noi chiamiamo legge in realtà ha il lungo nome di legge formale ordinaria, ha la forma della legge ed è approvata dal Parlamento secondo un procedimento descritto nella Costituzione, si chiama anche ordinaria perché significa primaria che non va confusa con le secondarie. Il procedimento di approvazione della legge formale ordinaria conta di 3 fasi:
procedimento di formazione è previsto l'intervento del Parlamento. Gli atti principali sono 2: ● DECRETO LEGISLATIVO DELEGATO (d.lgs.) → parte da una iniziativa del Parlamento ma dà l'incarico al Governo di farlo con una legge delega. Nella legge delega devono apparire 3 contenuti:
alla Corte di Cassazione che istituisce un apposito ufficio, l’ ''Ufficio centrale di referendum'' che effettua un 1° controllo cioè controlla che la richiesta rispetti quello che c'è scritto nella Legge dei Referendum del 1970. Se l'ufficio trova irregolarità allora può chiedere al Comitato di sistemarle. Dopo questo controllo viene mandato ad un altro organo cioè la Corte Costituzionale, che dovrebbe controllare un'unica cosa: che rispetti quello che c'è scritto nell'articolo 75 della Costituzione. L'articolo 75 dice che ci sono 5 materie su cui il Referendum NON si può fare. Per esempio sul Bilancio, perché argomento troppo delicato e tecnico e sull'amnistia (carceri) perché sono questioni tecniche e i cittadini voterebbero sempre a proprio favore. Negli anni la Corte Costituzionale ha esteso il suo controllo, ha iniziato a verificare altre due cose: che il referendum non toccasse una legge costituzionalmente necessaria e la modalità con cui viene fatta la domanda (= il Quesito Referendario), che dev’essere scritta in modo chiaro ed univoco. La parola referendum deriva dalle assemblee medievali in cui le persone elette quando partecipavano alle discussioni poi tornavano dagli elettori e riferire l'esito delle discussioni ''ad referendum''. Se la domanda di referendum abrogativo supera entrambi i controlli allora viene mandata al PdR e lui indice il referendum comunicando la data, tra il 15 aprile e il 15 giugno solo di Domenica e sono chiamati a votare tutti i cittadini. Dopo le votazioni si guarda se è valido, cioè se ha partecipato la metà +1 degli elettori (a differenza del referendum costituzionale che non guarda il risultato). Se a livello nazionale va a votare la metà +1 si va a vedere il risultato del voto: