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Questa lezione descrive la india antica, dalla sua vasta conformazione geografica e storia, alle sue religioni e filosofie. Dal popolo e la sua evoluzione, alle divinità e alle filosofie, passando per i grandi imperi e le invasioni. La india antica è un mondo ricco di cultura e tradizioni, che ha lasciato un patrimonio inestimabile.
Tipologia: Appunti
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Lezione 1 – 13/ zZz L’India non lascia indifferente nessuno: realtà molto diverso rispetto quella con cui siamo più in confidenza. Ganesa. Divinità che presiede ai viaggi, ai passaggi, dio che ha messo per iscritto secondo la tradizione il più grande poema dell’India antica: Mahabarata che conta 100mila strofe. Secondo mito Ganesa si è strappato una zanna per usarla come stilo per mettere per iscritto il poema. Divinità che va bene anche evocare se c’è qualche prova; divinità che supera gli ostacoli. India. Oggi confederazione di stati. India precedente molto più ampia: India storica più grande di quella di oggi: India moderna è nato in epoca recente: 1947. Nei 200 anni precedenti l’India è stata dominio coloniale britannico, dal punto di vista territoriale quando ha ottenuto indipendenza ha anche perso dei pezzi: partizione del ’47. A seguito di serie di rivendicazioni da parte di abitanti di India musulmana che si sentivano emarginati dal discorso politico, sti rappresentanti riuniti sotto la Lega Musulmana hanno ottenuto una terra riservata ai musulmani indiani; l’attuale Pakistan, inizialmente Pakistan occidentale e orientale. Nel 1971 Pakistan orientale si è ribellato e ha ottenuto l’indipendenza tramite guerra, aiutato da India. Costituisce nuovo stato: Bangladesh “Paese del Bengala”. Lezione 2 – 14/ India ha conformazione geografica grande catena di montagne che si cinge a nord: sbarramento sia climatico sia resto del mondo: India ha dei grossi confini naturali che condiziona rapporti con altri paesi e civiltà. Vedremo tante invasioni nel corso della storia che hanno condizionato la cultura dell’India, perché si sono fusi in vario modo, portando loro apporto oppure rimando condizionati da ciò che trovavano. Tutte le invasioni che hanno condizionato passano tra Afghanistan e Pakistan, dove si riescono a valicare queste montagne; tutti invasori passate da qua. Culla della civiltà indiana è di fatto la grande pianura indo vangetica, formata da Indo e Gange e suoi affluenti. Territorio dell’Indo è la prima culla di una civiltà indiana, una civiltà proto storica ancora oggi molto misteriosa. Il nome India non è nome indiano; è il nome del fiume Indo (Sindu). Arrivando da Occidente è il fiume che incontriamo. Parola Sindu è diventato nome della terra che arrivando da Occidente si incontrava. Nome ripreso dai mercanti arabi e genti musulmani calate in India. Industan = paese degli indiani. Nome che è rimasto in occidente. India chiama sé stessa in tutt’altro modo, di derivazione sanscrita: Baharat Ganarajya -
paese dei discendenti di Baharata, personaggio mitologico, capostipite degli indiani, figlio di un eroe e di una ninfa celeste. L’altro fiume, culla della civiltà storica dell’India, è il Gange. Fiume sacro, è una dea. Tutti i nomi di fiumi femminili (tranne Indo), sono divinità, legate con fecondità e buon auspicio, acqua che porta la vita. Gange fiume sacro per eccellenza, maggiori luoghi di pellegrinaggio si trovano su sue rive. Varanasi città sacra sulle sue rive. Acque del Gange considerate purificatrici. Miti che la fanno discendere dal cielo: discorre nella via lattea per poi scendere sulla terra. Il resto zona ricoperto da certa porzione di giungla. Una volta copriva gran parte dell’India, poi storico disboscamento. Giungla: parola interessante Giangala, terreno arido: non è la foresta amazzonica, ma terreno boscoso, arido, non frequentato dagli uomini, non addomesticato, terra che non ha intervento dell’uomo. Nell’antichità sta foresta copriva gran parte dell’India, ed è un luogo molto importante nella storia dell’India; luogo della ricerca spirituale, dell’ascesi, della rinuncia ai beni del mondo per raggiungere mete spirituali superiori; la liberazione dal ciclo delle esistenze. Parte più meridionale Deccan, altipiano di varia altezza. Catene montuose che corrono da nord a sud che si chiamano Ghat: Occidentali e Orientali. Ghat vuol dire gradini, gradinate. (I Ghat sono le gradinate che scendono nell’acqua).
Climaticamente si va da luoghi freddi a clima di tipo continentale con grossi sbalzi tra l’estate e l’inverno. Man mano che si scende varietà di climi, arriviamo fino ai tropici con le palme. Enorme varietà. A condizionare clima dell’India è il monsone. Indica la stagione delle piogge. India ha sostanzialmente 3 grandi stagioni. Una stagione invernale relativamente piacevole, da novembre a metà marzo. Da marzo a giugno temperatura sale ovunque. Intorno ai primi di luglio arriva il monsone, la stagione delle piogge, e dura grosso modo fino a settembre, stagione che può portare grandi alluvioni, ma soprattutto terribile quando monsone è scarso; gran parte dell’India ha economia agricola che si basa proprio sulla qualità del monsone, un monsone adeguato significa prosperità. India confederazione, nata nel 47 con partizione. Verso Pakistan emigrati buona parte di musulmani dell’India, viceversa dal Pakistan sono emigrati verso India gli hindu, praticamente tutti, e i sikh. Partizione si è tradotta in stragi reciproche. India è sì la terra dove è nata la non violenza e la tolleranza verso tutte le religioni, ma non è la terra in assoluto della non violenza e tolleranza. E’ pur vero che non vi sono state guerre di religione in India. Grandi divisioni create in epoca coloniale. Sta confederazione è di 29 stati (ultimo a formarsi il Telangana). Superficie di 3.287.590 km2, e popolazione di 1.210.569.573 (censimento del 2011), secondo proiezioni aumentata nel frattempo di altri 100 milioni. India secondo paese più popoloso del mondo dopo la Cina. Nei censimenti rispondo anche a quesito su religione di appartenenza; 80% si dichiara di religione hindu. 14,23% di musulmani. Vi sono altre religioni, come cristiani, arrivati con colonialismo soprattutto, ma poi altre religioni indigene dell’India; buddismo, religione per un certo periodo della storia indiana la più diffusa, fondatore storico principe nepalese Siddharta Gautama, vissuto intorno al V secolo a.C., oggi solo 0,70% di indiani sono buddisti. Buddismo ha quest’enorme fioritura, si trasforma rispetto a messaggio iniziale del Budda e si formano varie scuole di pensiero, ma a un certo punto induismo prende sopravvento dalla metà del I millennio d.C., e alla fine buddismo scompare dall’India, però prima si è diffuso nel resto dell’Asia, attraverso monaci che hanno portato il messaggio di Budda fuori dall’India. Questo 0,70% sono buddisti di ritorno, convertiti al buddismo, in particolare ci sono state conversioni di massa a partire dagli anni 50 come strumento di protesta sociale: indiani di caste molto basse ai margini della società hindu, che per ribellione si sono convertite al buddismo, religione egualitaria. Altra religione antica su cui soffermarsi è il jainismo, grossomodo contemporanea al buddismo. Sta religione mai uscita dall’India, religione molto bella perché ha tra i suoi fondamenti essenziali la non violenza e il vegetarianesimo, concezione che è stata la loro fortuna. I jaina non dovrebbero quindi fare i soldati e fare occupazioni che nuocciono gli altri esseri viventi. Di fatto però sta proibizione che si sono dati ha portato loro fortuna perché fin dall’antichità si son dedicati a fare i banchieri, gioiellieri, grandi editori, sempre grande amore per manoscritti e cultura. Dal punto di vista della loro importanza sociale ha fatto loro fortuna; hanno importanza nel mondo politico, sociale, economico... molto più alta rispetto al loro peso numerico. Riferimento a religione sarà costante, forme di sapere sono inglobate in testi di una o di un’altra religione. Altro aspetto interessante dell’India; in queste correnti principali di pensiero c’è una percentuale di persone rimasta sempre fuori dall’induismo, dal buddhismo... Sono quelli che vengono chiamati tribali, noti come adivasi, abitanti originari, realtà che vivono ai margini della società hindu vera e propria, e in aree isolate. Sono più di 100 milioni di persone. Altra zona in cui si trovano nella piantina verde in alto a destra, zone dove abitano etnie che fanno più parte della Birmania o della Cina; politicamente in India ma che lo sono per vicissitudini storiche. Lingue. 22 ufficiali. La legge indiana riconosce a tutte queste di essere usate nell’amministrazione e insegnate a scuola. La lingua promossa dal governo come lingua ufficiosamente nazionale, più unitaria di tutte, è quella Hindi. Assieme a ste lingue c’è anche l’inglese. Parte gialla: tutte lingue che si parlano sono di origine indoeuropea, le altre no. Lingue arancioni sono lingue solo dell’India. Quando parlanti di lingua indoeuropea sono calati in India gli indigeni parlavano sta lingua, e invasori li hanno spinti a sud. Lingue indoeuropee sfumano l’una nell’altra, mentre le altre sono molto differenti. Lingue dell’India meridionale sono chiamata dravidiche.
un’enorme letteratura ma nessun resto materiale, se non qualche insediamento di scarsa importanza, non rapportabile alla letteratura. Perché avanzatissime da punto di vista materiale? Ce lo dicono i reperti: largamente usato il mattone, con grandi città, case mostrano un grado di benessere altissimo; sono ampie, spaziose, con locali alti, gran sistema di distribuzione delle acque; avevano bagni in casa e fognature. Non sappiamo chi governasse le città della valle dell’Indo, doveva esserci un’organizzazione centrale, ma non sappiamo bene chi governasse. Reperti più importanti trovati sono dei sigilli. Più famoso di tutti interpretato come progenitore di una divinità dell’induismo, Shiva. Quello che ci interessa è che questi vallindi conoscevano la scrittura: troviamo dei segni su questi reperti. Scrittura non decifrata; non sappiamo che lingua c’è dietro. Prima di scoperta di sta civiltà, si pensava che arya arrivano in India da nord-ovest, colonizzano India settentrionale. Poi però si è scoperto civiltà valle dell’Indo e che civiltà in India iniziava prima del 1500 a.C. e da qui serie di ipotesi. Studiosi d’accordo nel sostenere la migrazione degli arya; quella che funziona meglio. Però o civiltà della valle dell’Indo parlava una lingua dravidica o indoarya. La maggior parte degli studiosi pensano ad una lingua dravidica; allora civiltà della valle distrutta dagli invasori. Invece si è scoperto di no: nessun segno di distruzione; si vede che declina per conto suo nel tempo. Altra ipotesi: revisionista: già nella civiltà della valle si parlava una lingua indoeuropea. Ipotesi più ragionevole che maggior parte tende a supportare è che qualunque lingua parlassero, probabilmente dravidica, era autonoma, e arya arrivano quando è già decaduta. Lezione 4 – 20/ Oggi parliamo di letteratura vedica —> quella degli Arii. La cronologia di questi testi è basata sugli strati linguistici —> sono scritti in una lingua arcaico, il vedico. Veda significa sapienza. Questi testi si stratificano nel tempo —> si è partiti dalle Upanisad, l’ultima parte, che esprimono delle idee simili a quelle del Buddhismo (ed esso si sa quando è nato) e da lì si è tornato indietro.
consapevolezza, magari viene ripetuto per meditare o per onorare una divinità —> a volte i mantra nell’induismo non vogliono dire niente, ma il cui suono vuole risvegliare forze spirituali. -tra è un suffisso indoeuropeo che indica uno strumento, man- è una radice che vuol dire pensare —> strumento per pensare. Nel Rgveda questi mantra sono suddivisi in 10 libri che si chiamano mandala. Anche mandala è una parola che ha molti significati, ma il significato di base è cerchio. Sono anche immagini simboliche dell’universo, diagrammi tibetani che servono per la meditazione. Dal terzo al settimo sono libri attribuiti a mistici veggenti, il libro nono si occupa del sacrificio a o di una pianta sacra —> il soma. Religione vedica Questa religione è basata sul sacrificio —> ci sono due tipi di sacrifici: quelli domestici, fatti quotidianamente dall’uomo di casa (capofamiglia) e poi quelli solenni, fatti da gruppi di sacerdoti che prevedono l’offerta di sostanze, vegetali o animali, alle divinità. In questo periodo gli animali sono sacrificati e la carne è mangiata normalmente e anche quelli che poi diventeranno i sacri bovini sono normalmente sacrificati. Più tardi invece il sacrificio animale sarà rigettato, una buona parte della società indiana accetterà alcuni dettami della non-violenza. Si sacrifica per ottenere la benevolenza degli dei, quindi vantaggi materiali: vivere cent’anni, avere molti figli maschi —> solo loro possono sacrificare agli antenati —> quando si muore si va in cielo e per essere mantenuti in cielo i figli devono fare sacrifici. Le divinità principali della religione vedica sono principalmente maschili, quelle femminili saranno più importanti solo dopo. Alcune di quelle maschili sono:
qualcosa che c’è già, non è creazione dal nulla. Parola che viene usata per definire la creazione è sarga, che vuol dire espandersi in un’area, emanarsi. Avremo più avanti una concezione in cui ci saranno diverse sarga, creazioni, che dà origine a tutto l’universo, e sto universo dura milioni di anni, attraversa varie fasi, dall’età dell’oro a un’età pessima, a ste età viene data il nome dei punti dei dadi, e attraverso a cicli che si susseguono mondo arriva a una dissoluzione, per poi ricominciare ad espandersi, un po’ come è concepita la vita dell’uomo. Questo inno famosissimo perché ci dice anche com’è venuto in essere la società degli indiani. Inno chiamato del purusa, vuol dire uomo maschio, qui l’universo concepito come grande sacrificio cosmico in cui c’è un enorme uomo primordiale che viene smembrato dal sacrificio e da sto sacrificio nasce tutto l’esistente. Mito che ha delle caratteristiche che ritornano tra i popoli di lingua indoeuropea; c’è un mito molto simile nel mondo germanico. .1. In sto linguaggio poetico vuol dire che è l’universo intero, è tutto, più grande della terra.
Sti 4 strati si chiamano varna, parola che vuol dire colore. Ognuna di queste 4 varna ha un colore simbolico; bianco per brahmani, rosso per gli kshatriya, giallo per i vaisya, nero per gli sudra. Non dipende da colore della pelle, questa è divisione della società di chi sta dentro e chi sta fuori. I primi 3 sono i discendenti di quegli invasori che abbiamo visto, società ammessa al sapere vedico, al sacrifico vedico. Gli sudra stanno al di fuori, e sono presumibilmente quelli che gli arya invasori hanno trovato come popolazione indigena, e che stanno al di fuori del sistema vedico. Noi stiamo trattando una letteratura delle classi dirigenti, che sono una minoranza, questi arya sono numericamente una minoranza sul territorio, però tutto quello che sappiamo viene da loro. Sono i brahmani che hanno composto ste opere, e lo hanno fatto in modo autoreferenziale. Gli sudra non scrivevano, non sappiamo quali fossero i loro riferimenti culturali. I primi tre possiamo trovarli anche definiti come dviya, due volte nati. Solo ste prime 3 classi avevano accesso a cerimonia specie di cresima, fa rinascere, entrare i membri maschi nella comunità degli arya. Oggi è un rito che più che altro seguono i brahmani. Questo sistema dei 4 varna emerge qua e continua fino a oggi. Quelle che vengono chiamate caste non traduce varna ma jatti, nascita. Anche nei varna che si nasce, ma le jatti non sono così antiche, cominciano ad essere documentate nel corso del I millennio d.C. e sono svariate centinaia nell’India di oggi. Però stanno all’interno dei 4 varna. Ciascuna casta si riconosce all’interno di un varna. Fuori casta, intoccabili: loro presenza considerata così impura che se bevono un pozzo lo contaminano… Fuori casta fuorviante perché non sono persone che non hanno la casta, sono quelli che non hanno il varna, al di sotto degli sudra, sono definiti avarna. Sta suddivisione di ste prime 3 categorie degli arya si diste su 3 funzioni sociali; sacro, politico, produttivo. Studi che hanno confrontato sistema religioso vedico-brahmanico-hindu con quello documentato dalle divinità romano-germaniche. Studioso Dumezile ha scoperto/proposto una scansione delle divinità indoeuropee che si articolano su ste 3 funzioni che troviamo nella società degli arya. Lezione 6 – 26/ Parole semplificate o con segni diacritici. Segni che spiegano come vanno pronunciate le lettere (non sono accenti). Il sanscrito, che prendiamo come lingua di riferimento, hanno tanti suoni, usa un alfabeto con un segno per ciascun suono, cosa che non succede per forza con alfabeti latini. Con gli alfabeti indiani abbiamo un segno per leggere c o ch, ad esempio. Se abbiamo lingua ricca di suono e se nell’alfabeto ogni suono corrisponde a una lettera, noi non abbiamo sufficienti segni. Allora se vogliamo trasportare dall’alfabeto sanscrito al nostro dobbiamo aggiungere dei segni. Per esempio, in sanscrito abbiamo 3 s, tre segni diversi per 3 s. Se vogliamo trascrivere questi segni nel nostro alfabeto facciamo delle aggiunte. Quando troviamo c, è sempre c, mai ch. G è sempre g (a es. gita è ghita; gita sarebbe con j/jh). [guardare slides]. Torniamo ai Veda. Emergono dall’inno a Purusa i 4 varna (classi sociali). Primi 3 varna hanno accesso a sapere vedico, in quanto si definiscono arya e due volte nati. Varna non da tradurre casta (jati), che emergono più tardi che nascono con base soprattutto professionale e sono più di 4. Poi accennavamo ai senza casta (che in realtà hanno la casta ma non il varna), quelli che sono i parya, intoccabili. Perché questi stanno fuori? Classificazione si struttura in termini di purezza. Quello che si ritiene è che ci siano individui che hanno diverse categorie di purezza: non solo spirituale, ciò che contamina è soprattutto il contatto con morte, con sporcizia: dobbiamo pensare innanzitutto a qualcosa di fisico. I Brahmani diventeranno tutti vegetariani per non avere contatto con carne e quindi con morte. I fuori casta sono quelli che fanno i mestieri più sporchi, proprio perché hanno contatto con sporcizia, con impurità, con tutto quello che riguarda la morte: pulire latrine, fognature, di uccidere animali, che si occupano di pile funebre. Storicamente tutti quelli che hanno contatti con qualunque cosa che concerne sporcizia e morte animale/umana. Nell’India d’oggi le cose cambiano: ci sono anche fuori casta con posizione importanti, ciò perché India contemporanea abolisce concetto di fuori casta, non ci sono più gli intoccabili: resa fuori legge.
sramana è un movimento di asceti, di persone dotate di sensibilità spirituale maggiore, o forse di un disagio (in sto periodo assistiamo a quella chiamata la seconda urbanizzazione dell’India, dopo quella della valle dell’Indo, nascono prime grandi città). Assistiamo a sto bacino di persone che lasciano la città e vanno nella foresta a meditare, a praticare ascesi, tapas, forma di mortificazione del corpo: mortificando corpo, non mangiando, esponendosi al calore del sole e d’inverno stando in piedi nell’acqua, cercando di superare tutte le forme di disagio che vengono dalle esigenze del corpo, si ottengano dei poteri superiori. Tapas, parola neutra, radice tap, del riscaldarsi; praticando asceti, si accumula anche una forza concepita come calda, forza legata al calore. Altre forme sono più percorsi meditativi, quelli che vanno sotto il nome di yoga, che mirano più a meditazione e meno a mortificazione del corpo. Questi sramana nella loro ricerca spirituale fanno riferimento a valori diversi visti nella letteratura vedica; non abbiamo più una vita unica e irripetibile, ma in questi circoli ascetici le convinzioni sono diverse: affiora idee che noi associamo all’India, quella ciclica della vita; vita non più unica; si nasce, si muore, si rinasce. Questo ciclo delle esistenze si chiama samsara. Samsara: viene da radice che vuol dire scorrere, indica lo scorrere delle vite. Si rinasce sulla base del karma. Karma: parola che deriva da parola azione: si rinasce sulla base delle nostre azioni. Azione è tutto quello che faccio nella mia vita, azioni buone o malvagie, che posso fare bene o male, non quelle neutre (ad esempio respirare). Se io accumulo karman positivo nella mia vita presente, quando muoio nascerò in una forma migliore. Se sono una donna nascerò uomo, ad esempio. Con aspetto fisico migliore, in una casta più alta, più ricco, anche con uno spirito più raffinato, più intelligente e più spirituale. Viceversa, se compio azioni malvagie, rinascerò peggio: anche in un animale, oppure casta più bassa, più stupido, più povero, anche con difetti fisici. Sistema crudele, che da una parte da una spiegazione sul perché persone abbiano vita più facile, e perché altre siano più sfortunate: colpa sempre dell’individuo. Moksa, vuol dire liberazione da questo ciclo di continuo rinascere. Entrarci significa entra in uno stato di eterna beatitudine (ananda), superare tutti gli affanni del mondo terreno. Ananda concepito anche come fondersi nella divinità suprema. Però non troviamo descrizioni di questo stato di superamento. Altra parola importante che conosciamo è nirvana, parola prediletta dal buddismo per definire la liberazione, etimologicamente vuol dire spegnere (soffiare su una candela). Da questo movimento degli sramana nascono le eresie rispetto ai Veda: buddismo e jainismo, due religioni che nascono in questo periodo da 2 personaggi storici. Eresie perché dicono che il veda non è rivelazione, che non vuol dire niente, che il sacrificio vedico è da rigettare. Queste idee vengono fatte proprie anche dal pensiero vedico; l’ultima parte dei testi vedici ci dicono che esiste il karman, il samsara, e che ci sono altre vie, che non sono più il sacrificio, per progredire nello spirito. Sono gli stessi brahmani che accettano queste nuove idee e le fanno proprie. Tipico dell’India: di non rifiutare ma di inglobare. Nel momento in cui queste idee nuove si diffondono, non solo si creano eresie, ma nel sistema vedico stesso decidono di farle proprie: non opposizione ma assimilazione. Lo si vede bene leggendo gli Upanisad. Brahman e Atman, due parole importanti negli Upanisad. La prima avevamo detto essere il potere del sacrificio vedico: si trasforma nel significato, viene preso questo vecchio termine ma nelle Upanisad viene identificato un principio spirituale alla base di tutta l’esistenza, che unifica il molteplice, e che noi dobbiamo ricercare, una sorta di anima dell’universo, un principio nascosto che quando lo scopriamo otteniamo la liberazione. Jnana, conoscenza del brahman. Ci sono dei mezzi per ottenerla ma non ci dicono esattamente in cosa consiste. Noi facciamo percorso psicofisico finché non abbiamo lampo improvviso. Atman praticamente sinonimo, ma la usano per definire il Brahman più a livello individuale; l’Atman è il Brahman dentro di noi, che sta nel profondo del nostro cuore e che dobbiamo trovare, è una realtà immanente nel mondo. Passo dell’Upanisad. Abbiamo un padre che risponde alle domande del figlio. .1.2.3.1.2.3. Nyagrodha: albero fantastico che cresce verso il basso. Frutto ha i granellini dentro. “Essa sei tu” frase considerata l’essenza dell’Upanisad.
Se nell’Upanisad guardiamo questi maestri parlare dell’Atman non è che ci spiegano, discorso è per metafora: Brahman e Atman sono l’indicibile. Come Nirvana, non ci sono spiegazione. Questi maestri sono ksatriya. Sia buddismo sia jainismo sono ksatriya: c’è grossa componente da parte degli ksatriya nell’elaborare questa componente. Buddhismo. Qui abbiamo fondatore di una religione, persona che con suo esempio traccia la via. Buddha participio passato di un verbo che significa svegliarsi. Il Buddha, il risvegliato. Chiamato anche l’illuminato. Nel buddismo c’è questo concetto di illuminazione; in un certo momento del suo percorso spirituale ha questo lampo, questa illuminazione. Siddhartha, colui che ha raggiunto il suo scopo. Gautama è il nome della famiglia. Il Buddha ci dicono che è vissuto 80 anni, vita molto lunga. Problemi di data, tradizionalmente 566-486 a.C. Scritti che ci parlano del Buddha redatti molto più tardi. Dottrine che ha espresso nella sua vita sono state messe per iscritto, alla fine del I secolo a.C. e oltretutto in un luogo molto lontano rispetto a dove ha vissuto. Lezione 8 – 28/ Rimanendo a concetto di karman e samsara, non dobbiamo pensare che tutta l’India dia lo stesso contenuto a questa regola generale, ci sono molte scuole diverse e correnti, e nei secoli ci sono stati molti filosofi hindu, buddhisti, jaina, che hanno cercato di spiegarne le aporie. Ad esempio, alcune scuole dello yoga, corrente del buddhismo, già nella vita attuale scontiamo una parte del karman già nella vita attuale. Alcuni pensano ad un karman di gruppo. A esempio un fratello uccide il fratello: i genitori hanno compiuto qualcosa che scontano perdendo un figlio. L’uccisore è malvagio e sconterà questo suo atto, ma il fratello ucciso ha fatto qualcosa che lo conduce a morire di morte violenta prima del tempo. Quello che noi chiamiamo anima non è lo stesso per l’induismo: è un’essenza imperturbabile non toccata dagli eventi: per tutto pensiero indiano, quelle che sono le facoltà mentali, il pensiero, non è anima, ma fa parte della materia, più sottile rispetto a quella che compone il nostro corpo, però è sempre mondo della materia. Nell’induismo si pensa che ci sia un corpo sottile, questo che trasmigra e si attacca nell’embrione della futura madre. Problema è ancora più disperato per il buddhismo; insegnamento del Buddha non presuppone un’anima ma un insieme di elementi, di fattori, gli aggregati, che sono in continua mutazione: noi non siamo quello che eravamo poco fa, siamo un flusso continuo, nulla di permanente. Integrare concetto di reincarnazione con ciò diventa difficile da spiegare, sembra non esserci nessuna sostanza che si possa trasferire. Buddhisti cercano diverse ipotesi. Concetto popolare è quello, però dare risposte assolute risulta difficile. Sapere indiano è una catena che funziona così: autore iniziale, catena successiva di opere è spesso sotto forma di commento o ripresa di ciò detto prima. Questi commentari non necessariamente cercano di capire cosa volesse dire autore originario, cercherà di far dire a testo originario ciò che vuole lui, e in ciò cercherà di dire qualcosa di nuovo. Concetto di novità non troppo apprezzato. Buddha e sua biografia. Fonti più antiche su sue dottrine stanno nel canone buddhista, in lingua pali. Non è l’unico canone che abbiamo, però questo è l’unico completo. Si compone di 3 grosse sezioni, che si chiamano pitaka, che vuol dire canestri:
Il Buddha lascia luogo dell’illuminazione: è in dubbio se trasmettere a altri sue scoperte o tenerle per sé. Pensa ai suoi vecchi maestri, ma con sua vista superiore, capisce che son morti, allora decide di raggiungere i suoi compagni, 5 uomini, con cui praticava ascesi prima di accettare il cibo. Allora si reca a Varanasi, vede che sono lì, e in un luogo fuori Varanasi, Sarnath, anticamente Isipathana, dove c’era il parco delle gazzelle, e qua esprime suo primo sermone: questo discorso si chiama messa in moto della ruota buddhista. Buddha trascorre altri 40 anni trasmettendo la sua dottrina, predicando, ha molti seguaci, fonda ordine monastico. Ultimo passo del Buddha, già anziano, già sta male, ospitato da un fabbro, che gli offre del cibo, probabilmente avariato, e sta male. Sentendo vicina la morte chiede di essere disteso, passa attraverso vari stadi meditativi, mentre suoi allievi sono disperati, finché Buddha muore in un bosco di alberi come quelli dove è nato. Lezione 9 – 06/ Città di Varanasi, quella che diverrà la città sacra dell’induismo. Qui però induismo non c’è ancora. Varanasi città già importante per motivi politici-economici. Il Buddha si dirige proprio qua, in un luogo che oggi si chiama Sarnath. Va nel parco delle gazzelle. Questi luoghi che vengono chiamati parchi erano luoghi che avevano qualche significato economico, dove ad esempio c’erano allevamenti o caccia. Queste riserve sono luoghi chiusi fuori dalle città, dove gente poteva andare e venire. Proprio in questi luoghi sorgono i primi monasteri buddhisti. Sarnath è tutt’ora un luogo sacro per il buddismo, luogo di pellegrinaggio importante. Ruota raggiata è il simbolo della legge buddhista: si chiama chakra, e il primo discorso del Buddha si chiama della messa in moto della legge. La ruota ha già altra simbologia in India. Buddha prende dei termini che ci sono già nella tradizione brahmanica e li usa cambiando il significato. Chakra è una parola che ci porta a un contesto regale. Il grande sovrano si chiama chakra varti, quello che mette in moto la ruota, nome che si applica al grande sovrano. La ruota raggiata tipica del mondo vedico è un simbolo del re. Il Buddha quindi mette in moto la ruota del sovrano dello spirito. Discorso del Buddha (Slides/Viaggio nell’India pag. 87). Bisogna evitare gli estremi, seguire il sentiero di mezzo, insegnamento fondamentale del Buddha, sta al cuore della dottrina. Non chiede mai comportamento eroico, avvicinarsi alle mete gradualmente, pian piano, senza far violenza su sé stessi. Ottuplice sentiero: otto norme di comportamento. Una delle cose che il buddhismo porta è valorizzare l’intenzione, parla di retta intenzione. Molto importante non essere negligenti, retta concentrazione, però l’atto involontario che causa conseguenze negative non è distruttivo nel karman delle persone. Parla anche di tranquillità mentale, questa calma mentale è una condizione di perfetta serenità, uno degli scopi del buddhismo. Cuore del discorso: 4 nobili verità. Verità del dolore. Al Buddha non interessa com’è fatto l’universo, il Buddha parla agli uomini, ha un approccio psicologico. Tu individuo puoi liberarti dal dolore, e io ti dico come fare. Questo elenco di cose dolorose, alcune sono evidenti, la nascita ci sembrerebbe di definirla positivamente, ma per il Buddha è dolore e ce lo dice: la nascita prelude a una morte. Per buddhismo non c’è nulla di permanente. Khanda = aggregati. Per il Buddha non esiste un’anima permanente, tutto è in continua trasformazione, siamo un flusso. Ogni essere vivente è anatta, senza sé permanente, senza akman. Altro esempio di come il Buddha prende delle parole che ci sono già nel brahmanesimo e le riusa. Esseri viventi formati da questi 5 khanda. Noi ci stiamo dentro in questo mondo di dolore perché abbiamo il desiderio, di vivere fondamentalmente. Desiderio è soprattutto quello della soddisfazione dei sensi, in cui include anche la brama per la non esistenza. Come si fa a far cessare il dolore? Dobbiamo sopprimere questa brama, e così otterremo il nirvana. Buddhismo scompone tutto quello che esiste in una serie di unità minime, i dhamma. Buddhismo storia lunghissima e che esce dall’India, ci sono tante forme di buddhismo. Molte delle scuole che si sono diffuse in occidente sono sorte in epoche successive in altri paesi. Dopo vita del Buddha diventa la religione dominante in India. Assistiamo a grossa diffusione. Sovrano manderà i primi monaci a esportare la dottrina. Buddhismo a certo punto scompare da India perché si
diffonde l’induismo, che diventa religione estremamente popolare, ultimi monasteri buddhisti distrutti con invasione musulmana. Monaci escono dai confini dell’India finché non conquista questa grossa zona dell’Asia dove in alcune parti continua fino a oggi. Buddhismo si divide in 3 grandi correnti, che sono rappresentate fino ad oggi (non sono scuole, a interno di queste grandi correnti ne troviamo di diverse).
La cosa che qui ci colpisce è questa sorta di bozzo sulla testa: non è una pettinatura ma la forma della sua testa, ha una protuberanza cranica, fa parte di una serie di tratti somatici che lo contrassegnano dalla nascita e che vogliono dire che è un uomo superiore e predestinati. Questi segni si chiamano lashana, ce ne elencano 32 i testi buddhisti. Una cosa sempre raffigurata è proprio questa protuberanza. Un’altra non raffigurata qui, specie di segno in mezzo alla fronte; urna (“ciuffo di peli”). Raffigurato in genere come un tondino. Altri segni che possono essere raffigurati sono le mani palmate (unite da una membrana), la ruota della legge impressa su palmi mani e dei piedi. Stupa monumento canonico del buddhismo. Stupa vuol dire tumulo, impilamento. E’ un tipo di monumento che probabilmente preesiste: difficile che l’abbia inventato il buddhismo. Però quelli che danno forma monumentale a questo tumulo funebre sono i buddhisti. All’interno una camera chiusa in cui sono contenute le reliquie. Costruiti per le ceneri del Buddha. La leggenda di Asoka dice che fa aprire questi stupa originari per poi farne costruire altri. Stupa costruiti per ospitare ceneri di monaci famosi. Reliquie non si vedono, e si rende loro omaggio girandoci attorno in senso orario. Significato simbolico: corpo dell’universo, le parti principali vengono ad assumere un significato simbolico che fa sì che ogni stupa sia una raffigurazione del cosmo e al tempo stesso sia al centro del mondo. Buddha inizia ad essere raffigurato in maniera antropomorfa solo verso il I secolo d.C. prima solo con simboli. Lezione 12 – 14/ Abbiamo parlato di periodo definito del movimento degli sramana, rivoluzione di pensiero che mette da parte sacrificio vedico e gli antichi dei vedici di stampo indoeuropeo, che continuano in qualche misura ma che non sono più al centro: ora lo è la liberazione. Maggior ragione perché c’è una corrente di pensiero che si sta orientando verso concetti non violenti, se non per casi eccezionali come i sacrifici regali (cavallo). La classe sacerdotale, i brahmani, non ha nulla da guadagnare da fatto che ricerca spirituale si sia orientata in modo più individualista, e comunque il brahmanesimo sta perdendo senso. Si tende ad assimilare ed integrare piuttosto che combattere; ciò che fa il brahmanesimo, che si sta trasformando come religione; cerca di integrare la figura dell’asceta nel proprio sistema, e lo fa in vari modi; il primo modo è stabilendo che nel corso della sua vita, l’uomo (il maschio; le donne nascono solo per essere mogli e madri) deve attraversare diverse fasi nella sua vita. Gli stadi della vita si chiamano asrama; asram diventa il nome dei centri spirituali. Questa dottrina vuole che uomo attraversi 4 stadi nella vita:
Uomo ha serie di scopi nella vita, non è liberazione ma ne ha degli altri. Trivarga, gruppo di 3 scopi fondamentali della vita dell’uomo (anche purusartha = gli scopi del maschio). La dottrina brahamica dice che scopi sono 3 più un quarto che va oltre, non obbligatorio; la liberazione. Nell’ordine di importanza crescente:
beneficio qualora lei l’avesse richiesto. Parola data non può tornare indietro. Allora richiede che invece che Rama come erede al trono, sia posto suo figlio, Bharata (non quello super famoso), e che Rama vada in esilio nella foresta per non insidiare il trono. Rama naturalmente si dichiara pronto a fare la volontà del padre, e parte per l’esilio con la moglie Sita, figlia di un regnante confinante. Sita solo apparentemente donna normale. Sita significa solco (tracciato dall’aratro), in realtà il padre l’ha trovata nel terreno mentre arava per un rito sacrificale. Sita è la figlia della dea terra. I due partono per l’esilio, e li accompagna uno dei fratelli minori di Rama; Laksmana. Foresta è il posto degli asceti, ma anche regno dell’ignoto, delle bestie e di demoni. A un certo punto incontrano una demonessa, Shurpanakha, molto brutta, e che fa offerte amorose ai due fratelli. I due la deridono, la disprezzano, e alla fine Laksmana le infligge il taglio del naso e delle orecchie. Così va da suo fratello, un potentissimo re che regna a Lanka, Ravana, re dei rakshasa (demoni). Ravana incarica un altro demone, assume sembianze di un cerbiatto d’oro, Sita lo vede e dice a Rama di andare a prenderlo. Lakshamana va in aiuto di Rama e nel frattempo viene rapita Sita. I due riusciranno a liberarla, e lo faranno grazie all’aiuto di un popolo, quello delle scimmie. Sita viene liberata, tornano ad Ayodhia. Qua però la gente mormora; Sita è stata nel palazzo di un demone, anche se in realtà è rimasta casta. La gente però non si fida e decide di entrare nel fuoco; se io sono innocente non bruciarmi. Dio fuoco si erge e la porta fuori illesa dalla pira ed è dimostrata sua innocenza. Nel settimo libro, di nuovo la gente mormora, Sita è esiliata, e lì partorisce due gemelli, che sono i figli di Rama. Questi crescono e tornano a corte, e tutti i accorgono che sono identici a Rama. Questi iniziano a raccontare le vicende del Ramayana, e Rama si accorge che sono i suoi figli. Sita però non ne può più, perché quello che fa e convocare la dea terra perché la accolga in sé. Rama resta a regnare finché non torna in cielo. Rama non è semplicemente un essere umano ma una discesa divina; avatara di Visnu. Rama nel poema si comporta come un uomo, non come un dio; sembra un dio che si dimentica di essere tale. Di fatto Rama è un eroe che viene divinizzato, e questa è una delle origini di queste divinità che vediamo affiorare. Ramayana è stato riscritto infinite volte, con varianti rispetto alla storia base; infinite forme di Ramayana. La forma più nota in India oggi è quella fatta da un poeta di lingua hindi, e comporta delle varianti; Sita non davvero rapita, ma solo una sua ombra. L’autore del Ramayana è tradizionalmente Valmiki. Rama emblema del re giusto; ramarajya, regno di Rama, usato per definire il buon governo. Se Rama è un eroe in ascesa, Sita è una divinità in discesa; legata alla terra, ma noi la percepiamo più come un’eroina in carne ed ossa; è l’emblema della sposa fedele, l’archetipo della donna per bene, che ha un unico marito e che lo onora come un dio; è quella che anche minacciata di morte conserva fedeltà allo sposo. Lezione 14 – 20/ Quello che avviene è una sorta di simbiosi; diverse divinità, magari locali, vengano assimilati sotto il nome di una divinità unica. Questo processo viene chiamato sanscritizzazione: doppia dinamica; cultura alta brahmanica che assimila questi culti che vengono dal basso, altra dinamica che parte dal basso, per cui i culti popolari tendono ad assorbire i modi, i concetti brahmanici, in modo da innalzarsi, ed è così che si generano le divinità dell’induismo. Quantitativamente, almeno oggi, il Dio che ha un maggior numero di fedeli e Visnu, poi Shiva, venerato soprattutto nell’India meridionale, la divinità femminile venerata a macchia di leopardo, ed è la terza quantitativamente, soprattutto in Bengala. Ognuna di queste ha origine e punti di arrivo diversi. Shiva incarna soprattutto ascetismo trasgressivo, ma non solo, allo stesso tempo la figura del capofamiglia; sintesi di questi valori che sono opposti; rende sua figura affascinante. Sigillo di Shiva interpretato come un possibile antenato di Shiva; raffigurato (sembrerebbe) il fallo: Dio della grande potenza sessuale ed ascetica; per noi in contrasto, ma ci sono infinite tracce che non mettono in contrasto le due cose; l’asceta è quello che governa e reprime la potenza erotica. Shiva è il grande asceta e il grande amante. Altro elemento sono gli animali da cui è circondato; noto anche come signore degli animali. Altro elemento è il fatto che forse raffigurato con 3 volti; classica raffigurazione di Shiva. Divinità dell’induismo hanno generalmente più di un volto, legato a qualche caratteristica del loro mito. Hanno di solito anche molte
braccia; sono espressione di potenza. In alcune raffigurazioni è mezzo uomo mezza donna, proprio per esprimere l’unione con il principio femminile. Divinità somma riassume in sé i due principi. Divinità dell’induismo sono accompagnate da vahana, “veicolo”, e in genere sono animali. Il toro bianco di Shiva riguarda sempre la potenza, la mascolinità, la potenza erotica. Il toro è normalmente raffigurato insieme a Shiva oppure lo troviamo dinnanzi al tempio, che guarda verso il tempio del Dio. Questo toro si chiama Nandi, “il gioioso”. Nei templi di culto di Shiva non troviamo statue che lo raffigurano. Si trovano invece i linga, una parola che significa segno, viene a significare segno di genere, segno di sesso. Il significato per eccellenza che viene ad assumere è l’organo sessuale di Shiva. Shiva pratica ascesi in beata solitudine su una montagna dell’Himalaya, in particolare sul monte Kailasha. Abbiamo un mito molto famoso che vuole che Shiva asceta nudo e bellissimo si aggiri per le foreste dove ci sono gli eremiti a praticare ascesi, e anche le mogli, le quali si innamorano di questo Dio. Allora gli asceti maledicono Shiva a perdere il fallo e allora il fallo cade a terra. Shiva ha i tipici capelli da asceta, incolti. Shiva c’è anche nei veda, anche se non è una figura importante, e non si chiama Shiva ma Rudra, “l’urlatore”. Questo dio abita la foresta e i luoghi selvaggi, non frequentati dagli uomini, e che incute paura, ed è anche il grande guaritore. Questa figura vedica è considerata una specie di predecessore di Shiva. Divinità dell’induismo hanno sempre tanti nomi, e un upanisad è dedicato a Shiva che viene assimilato al brahma supremo. Altro aspetto importante lo connette con la danza. Ci sono diverse divinità legate alla danza, tra cui Shiva. La danza di Shiva la troviamo in molte immagini, quella più famosa riprodotta in serie di figure in bronzo. Per i fedeli di ciascuna delle divinità è quello che crea, mantiene, e porta il mondo alla dissoluzione. Tra alcuni milioni di anni catastrofe universale per cui tutto morirà per poi rinascere. Per ognuno dei fedeli, la sua divinità suprema incarna questo ciclo. E questa immagine dell’immagine dalla danza di Shiva vuole incarnare proprio questo ciclo. Il suono del tamburello che ha in mano dà origine alla creazione, la fiamma alla dissoluzione. Le mani indicano di non aver paura. Sta in piedi a un esserino, chiamato uomo dell’oblio. Shiva schiaccia con il suo piede il demone dell’oblio, schiaccia l’ignoranza. Ignoranza è una dimenticanza; noi da sempre siamo uguali a Dio, soltanto che non lo sappiamo, ce ne siamo dimenticati. Quindi Shiva dice di prendere rifugio ai suoi piedi, e schiaccia l’ignoranza. Lezione 15 – 21/03 (lezione prof. Boccali) Il I millennio a.C. in India è caratterizzato dalla presenza di opere religiose e dall’assenza di poesia profana; non abbiamo poesia d’amore, sulla natura... Che ci fosse abbiamo pochi dubbi, ma testimonianza nessuna. Il millennio si chiude con i due poderosi poemi epici, che sono all’incirca contemporanei. Vengono designate con il termine epoca tradizionale. La letteratura classica debutta nel I secolo a.C. dopo una lunga gestazione della quale noi non sappiamo nulla. Fra il I a.C. e il I d.C. la letteratura classica esordisce con dei capolavori della corrente che viene chiamata kavya; designa tutte le forme di poesia classica, sia in versi sia in prosa. In occidente quando parliamo di classico pensiamo a letteratura che ha elaborato una produzione così ritenuta elevata e perfetta da essere assunta a modello. In greco modello = canone, e la traduzione latina diviene classico; classico= produzione esemplare. Inoltre, si concentra in un periodo piuttosto breve. Nulla di questo in India. Il kavya si connota perché non è letteratura religiosa, non è storia (si intendono i poemi epici tradizionali), non sono trattati. Il fine che la caratterizza è lo scopo: quello di suscitare nel fruitore quell’esperienza particolare che in occidente chiamiamo esperienza estetica, e che in India è chiamata rasa, significato di base è liquido, per slittamento succo, quindi succo del discorso, essenza, essenza di un sentimento, e infine stato di coscienza che eleva il fruitore; lo stato particolare dove si sospendono le condizioni limitanti