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Appunti di lezione di diritto italiano
Tipologia: Appunti
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L’XI secolo è un secolo gravido di futuro, è un secolo nel quale accadono davvero molte cose che avranno poi un impatto di lungo periodo dopo il fatale anno 1000. Al contrario di quanto comunemente si crede, gli uomini non temettero in modo particolare che il mondo finisse. La loro percezione del tempo era diversa dalla nostra, per loro gli eventi si susseguivano nel tempo circolare della Chiesa e nel tempo circolare dei lavori agricoli. I loro riferimenti temporali erano l'anno liturgico e le stagioni. Tempi che tornano sempre uguali a sé stessi un anno dopo l'altro. Il tempo della Chiesa è un tempo circolare, ogni anno ritorna allo stesso modo con questi tempi forti e tempi meno forti. Allo stesso modo il tempo dei lavori agricoli fa riferimento ai mesi dell'anno, alle stagioni. D’altra parte, quel mondo era un mondo più o meno immobile, i cambiamenti avvenivano nel lungo periodo, in tempi talmente dilatati da non essere percepibili dall'uomo come singolo. La percezione del tempo era molto diversa dalla nostra, così la diacronia non si percepisce, così gli eventi accaduti anche a distanza di secoli, sono sentiti come contemporanei. Dunque, il 1000 non poteva essere sentito come un anno assolutamente particolare da questi uomini. Però le attese apocalittiche nel medioevo sono assai frequenti, e conoscono innumerevoli varianti. L'attesa della fine in questi secoli è pervasiva, perché il medioevo si caratterizza come il tempo di una societas naturali cristiana, e i cristiani ovviamente vivono nell'attesa della fine perché se ne parla nelle sacre scritture; ma d'altra parte l'attesa della fine era pervasiva anche perché questi uomini erano ignari del mondo nel quale vivevano (non sapevano perché avvenivano i terremoti ecc). Nell'anno 1000 dunque non vi furono a quanto pare attese apocalittiche ed escatologiche particolari, ma queste attese caratterizzarono tutti i secoli del medioevo. All'inizio del secolo XI il mondo si risvegliò come da un lungo torpore.
Ai monaci era richiesto solo di pregare e lavorare seguivano la regola di Benedetto (ora et labora). Alle une e alle altre corrispondeva peraltro un DIVERSO approccio allo studio. Le scuole MONASTICHE erano legate agli indirizzi della riforma carolingia; erano legate a una cultura di tipo tradizionale, al principio di autorità (ipse dixit). fare cultura significava trascrivere quel che già era stato scritto dai grandi uomini dei secoli precedenti Alle scuole CATTEDRALI apparteneva invece il FUTURO. Nelle scuole cattedrali trae origine quel movimento che porto alle università, al metodo dialettico, a un uso della ragione sempre più libero con l'avanzare del tempo dall'aderenza alla lettera dei testi delle auctoritates. SITUAZIONE DELLA CHIESA, DELL’IMPERO, RAPPORTI TRA PAPATO E IMPERO Ai tempi l'imperatore aveva una sua forza, mentre i Papi erano deboli. Nel 962 era divenuto imperatore Ottone I, e aveva ottenuto le insegne imperiali proprio in ragione delle sue gesta in battaglia, proprio perché aveva sconfitto gli Ungari, e aveva perciò liberato l'Europa da questa grande minaccia. Questo imperatore aveva poi mescolato il sangue della sua famiglia, con quello degli imperatori di Costantinopoli; nel 972 il figlio Ottone II aveva sposato la principessa bizantina Teofano, la quale era la nipote dell'imperatore di Costantinopoli. Ottone II e Teofano ebbero diversi figli, e tra questi Ottone III, che morì giovanissimo (22 anni) nell'anno 1002, mentre un'altra principessa bizantina era in viaggio per convolare a nozze con lui. Ricordiamo Ottone I anche perché, investendo dei poteri comitali i vescovi, era riuscito a frenare la parcellizzazione del potere all'interno dell'impero, che risaliva ad anni anteriori al capitolare di Quierzy (capitolare che fotografava una situazione di fatto). Ottone I investe i vescovi dei POTERI COMITALI, con Ottone I abbiamo dunque molti VESCOVI CONTI. I vescovi conti erano uomini fedeli all'imperatore, e in questo facevano da contrappeso alla diffusa infedeltà dei conti laici. Perché i vescovi conti erano uomini fedeli al sovrano? Perché venivano investiti dei poteri comitali direttamente da lui, dopo essere stati scelti direttamente da lui. Il sovrano non sceglieva più i conti laici, poiché era obbligato a investire dei poteri comitali il figlio del conte defunto (questo stabilito nel capitolare di Quierzy, ma accadeva già in precedenza). Perciò non stupisce che molte volte questi conti gli siano infedeli. Il sovrano sceglie invece i vescovi conti, poiché i vescovi non possono avere figli, quantomeno non possono avere figli legittimi, e non avendo figli il sovrano
aveva la garanzia che alla morte del vescovo conte lui (sovrano) poteva liberamente scegliere il successore. Nel manuale più complesso ed esauriente in riferimento alla storia medioevale in Italia, il X secolo a Roma viene indicato come il SECOLO DELLA PORNOCRAZIA, il secolo nel quale il potere è in mano alle donne di facili costumi. Si ricorda in particolare la figura di Marozia (soprannome di Maria), nasce alla fine del IX secolo e muore nel 955. Secondo le fonti era una donna bella e spregiudicata, e appena quindicenne divenne la concubina (= convivente) di Papa Sergio III (suo cugino). Dal Papa Marozia ebbe un figlio che riuscì a fare eleggere Papa nel 931, con il nome di Giovanni XI. È probabile che proprio alla figura di Marozia, si sia ispirato chi ha fatto circolare la leggenda della papessa Giovanna. La papessa Giovanna non è mai esistita, ma è probabile che dietro questa leggenda si faccia riferimento proprio a Marozia; e nella sostanza governava la chiesa prima in quanto concubina di un Papa, poi in quanto madre di un altro Papa. Ai tempi, i pontefici provenivano dalle grandi famiglie romane (nobiltà), non di rado i pontificati erano di breve durata, non di rado i Papi morivano assassinati, e il successore di un Papa assassinato era molto spesso l'appartenente a un'altra famiglia della nobiltà magari facente parte della fazione opposta (fazione che aveva fatto assassinare il Papa precedente). Sulla scelta del vescovo di Roma (Papa è innanzitutto il vescovo di Roma) ancora per buona parte del secolo XI giocarono un ruolo decisivo la nobiltà romana e l'imperatore. Per lunghissimo tempo, fino all'anno 1059, i Papi sono stati eletti per acclamazione di popolo. Il Papa (vescovo di Roma) veniva eletto dai fedeli romani. Ovviamente gli umori popolari venivano indirizzati verso un certo nome dalle famiglie della nobiltà romana, che in tal modo erano in grado di influenzare la scelta. Peraltro, verso accadeva e l'imperatore scendesse a Roma, e che fosse lui a influenzare la scelta dei romani, indirizzandoli su un nome o un altro. Nel 1059 Papa Niccolò II, con il decreto di elezione Pontificia, stabilisce che da quel momento a eleggere il Papa debbano essere i cardinali. Tuttavia, è scritto nel decreto di elezione Pontificia del 1059, “SALVO debito honore et reverentia nei confronti dell’imperatore”. Una formula volutamente assai vaga, che permetteva all'imperatore di continuare a ritenere di giocare un ruolo centrale in questa scelta, e che d'altra parte permetteva a chi aveva un altro punto di vista sulle cose, di ritenere che la scelta del Papa spettasse ai cardinali e che costoro dovessero
significa che mancassero nella Rise Kirke gli ecclesiastici che perseguivano una riforma, vi era anzi proprio un'idea di riforma all'interno della Rise Kirke della quale si fece portatore nel tardo secolo XI l'antipapa Clemente III. Guiberto Francesco di Ravenna nel 1080 a Bressanone dai vescovi della Reis Kirke fu eletto Papa di parte imperiale, Papa Clemente III. Papa di PARTE IMPERALE = ANTIPAPA L'antipapa Clemente terzo si adoperò per un rinnovamento dei costumi del clero, portò avanti una sua riforma, e tuttavia questa riforma non comportò il primato di Roma (primato del pontefice sul Papa), ne comportò il mettere in discussione il sistema delle investiture e il diritto dell'imperatore a giocare un ruolo centrale nell'elezione del pontefice. La linea di Clemente III antipapa risaliva peraltro nel tempo, risaliva non solo ai tempi di Enrico III, ma anche ai tempi di Enrico II. La lotta per le investiture era ragionevole nell'ottica di una moralità da recuperare all'interno della Chiesa, in particolare all'interno del clero. Questo non significa che anche la cristianità più legata all'imperatore non ambisse a una riforma, e questo non significa neppure che quella di Gregorio VII fosse l'unica riforma possibile. La grande questione della lotta per le investiture è chi sceglie i vescovi, che elegge il Papa. Tale questione fu affrontata di petto proprio da Papa Gregorio VII. Gregorio VII, al secolo, si chiamava Ildebrando di Soana, era nato verso il 1030, poi era divenuto Monaco forse a Cluny, e ben presto aveva acquisito un ruolo di grande rilievo nella curia romana. Nel 1073 fu eletto Papa per acclamazione di popolo, nel corso dei funerali di Alessandro II (suo predecessore), in contrasto con le disposizioni del decreto di elezione Pontificia del 1059, con il quale si era attribuito ai cardinali il diritto- dovere di eleggere i Papi. Questa scelta era stata compiuta nel tentativo di razionalizzare una procedura incerta, e soggetta a interventi esterni (interventi dei nobili romani o dell'imperatore per spingere i fedeli di Roma a invocare un nome o un altro). Ildebrando di Soana viene eletto Papa per acclamazione, in contrasto con il diritto canonico vigente. Per questo Enrico IV imperatore e i suoi vescovi, denunciano l'irregolarità della sua elezione. Gregorio VII dall'altra parte vuole negare al sovrano un ruolo nell'elezione dei vescovi. Nel corso della lotta per le investiture, tra questo Papa (Gregorio VII) e questo imperatore (Enrico IV) abbiamo molti scontri, e Gregorio VII scomunica due volte l'imperatore, e scioglie i sudditi dal vincolo di obbedienza. La prima volta nel 1076, e nel gennaio del 2077 Enrico IV si reca a Canossa, sta tre giorni sotto la neve, e la scomunica viene perciò revocata; ma nel 1080 di nuovo Gregorio VII scomunica Enrico IV, e a sua volta l'imperatore fa deporre il
Papa da un'assemblea di vescovi della Reis Kirke, ed è questa l'occasione nella quale questi vescovi eleggono come Papa Clemente III (l’antipapa). Questa lotta drammatica si conclude con la morte di Gregorio VII nel 1085. Quella voluta da Gregorio VII non era l'unica riforma possibile. Questo Papa non volle solamente negare al sovrano un ruolo nella elezione dei vescovi e nella scelta dei pontefici; la lotta per le investiture porto infatti con sé una radicalizzazione del conflitto, una rivendicazione di superiorità da parte del Papa nei confronti dell'imperatore, e un accentramento del potere all'interno della Chiesa. Con la sua battaglia Gregorio VII affermò un pensiero ierocratico, che avrebbe caratterizzato le alte gerarchie ecclesiastiche (pontefici) per oltre due secoli. Il pensiero ierocratico raggiunse il climax con Papa Bonifacio VIII e con le sue affermazioni teocratiche. Il Papa detiene entrambi i poteri, e semplicemente delega all'imperatore il potere temporale. La sede apostolica non può d'altra parte essere giudicata da nessuno e ha il diritto di giudicare tutti posizioni estreme di Bonifacio VIII, negli anni tra il XIII e XIV secolo. Gregorio VII morì nel 1085, la lotta per le investiture proseguì dopo la sua morte, ma: