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APPUNTI DI PEDAGOGIA SOCIALE FAMILIARE E INTERCULTURALE, Appunti di Pedagogia

appunti di Pedagogia sociale familiare e interculturale corso Scienze dell'educazione Perugia Professoressa Alessia Bartolini

Tipologia: Appunti

2017/2018

In vendita dal 17/01/2018

Federica.Cecchetelli
Federica.Cecchetelli 🇮🇹

4.5

(133)

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1!
APPUNTI'DI'PEDAGOGIA'SOCIALE,'FAMILIARE'E'INTERCULTURALE'
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PEDAGOGIA'SOCIALE'
[26/09/17]!
I'parte:!la!pedagogia!sociale!nelle!scienze!pedagogiche;!gli!ambiti!di!studio!della!pedagogia!sociale;!società!conoscitiva!
e!città!educante.!
II'parte:!i!flussi!migratori!nella!società!complessa;!dalla!multicultura!all’intercultura;!cultura!e!culture.!Dalla!società!
multiculturale!all’educazione!interculturale;!l’epistemologia!della!pedagogia!interculturale;!unità!e!molteplicità:!
un’ermeneutica!della!pluralità;!pluralità!e!identità:!l’integrazione!tra!multiappartenenza!e!pluridentità;!le!vie!per!fare!
intercultura.!
III'parte:!una!pedagogia!della!famiglia;!evoluzione!storica!del!concetto!di!famiglia;!famiglia!e!titolarità!educativa;!le!
dimensioni!dell’educazione!familiare;!il!ciclo!della!vita!familiare;!la!famiglia!nel!sistema!formativo!integrato.!!
!
v EDUCAZIONE'(EDUCO)!
Educazione:!s’intende!‘’condurre,fuori,l’eccellenza,,le,potenzialità,di,un,individuo’’;,ha!una!duplice!derivazione!
etimologica:!
da!un!lato!educazione!viene!da!‘’educere’’,!ovvero!estrarre,!condurre!fuori,!e!rappresenta!un!processo!di!
estrazione!delle!potenzialità!di!una!persona,!impostazione!di!tipo!soggettivo!perché!fa!riferimento!al!
soggetto,!a!qualcosa!che!è!all’interno!al!soggetto;!!
l’altra!derivazione!etimologica!è!dal!verbo!latino!‘’educare’’!che!significa!allevare,!nutrire,!far!crescere,!è!
un’impostazione!oggettiva,!perché!fa!riferimento!a!un!modello!educativo!che!viene!in!qualche!maniera!
proposto!al!soggetto.!!
Quale,è,giusta,delle,due?!L’educazione!deve!essere!intesa!sia!come!relazione!estrattiva!di!potenzialità,!di!risorse!per!
accompagnarlo!nel!suo!processo!di!crescita!quindi!come!relazione!conduttiva.!!
!
v ANTONIO'RAYNERI'(1810-1867)!
È!molto!importante!nel!panorama!ottocentesco!perché!è!il!primo!a!parlare!della!pedagogia!come!scienza.!!
Al!posto!del!termine!di!educazione!usa!il!termine!di!‘’perfezione’’,!e!la!scelta!di!questa!parola!gli!permetterà!di!
descrivere!le!sequenze!del!processo!educativo!con!un!gioco!di!parole.!
Il!processo!educativo!(perfettivo)!parte!da!una!iniziale!perfettibilità!dell’uomo,!passa!attraverso!una!fase!di!
perfezionamento!per!giungere!alla!perfezione.!!
Con!educabilità!si!riferisce:!la!capacità,!la!possibilità!di!essere!educati.!Rappresenta!il!potenziale!educativo,!che!è!nella!
persona.!‘’L’uomo,nasce,imperfetto,ma,perfettibile’’,!l’educabilità!è!in!ogni!persona,!se!pur!con!modalità!diverse,!ma!
tutti!possono!essere!educati.!A!partire!da!questa!possibilità!di!essere!educati,!attraverso!un!perfezionamento!
(processo!educativo)!porta!all’educazione!dell’uomo,!educazione!intesa!come!formazione!integrale!della!persona!
umana.!!
La!parola!perfezione!arriva!dal!latino!‘’perficere’’!ovvero!portare!a!compimento.!!
Il!termine!educazione!ha!più!significati!a!seconda!del!contesto!in!cui!ci!riferiamo.!!
È!comunque!un!qualcosa!di!concreto!che!riguarda!la!vita!della!persona.!
L’educazione!è!un!fatto!relazionale.!
La!parola!relazione!è!un!legame!insieme,!e!nel!legame!c’è!un!vincolo,!quindi!in!qualche!maniera!l’educazione!è!un!
rapporto!che!lega!due!persone,!le!mette!in!una!situazione!vincolante,!perché!la!relazione!educativa!ha!una!struttura!
duale!perché!si!instaura!almeno!tra!due!persone:!leducando!e!l’educatore.!L’agente!primario!in!questo!processo!è!
l’educando,!mentre!l’educatore!è!l’agente!secondario,!che!deve!aiutare!questo!processo.!!
Questa!relazione!bilaterale!è:!
Reciproca!e!sbilanciata.!Reciproca!è!composta!da!due!prefissi:!RE!(indietro)!e!PRO!(avanti),!bidirezionalità!di!
ciò!che!va!e!di!ciò!che!viene.!‘’Nessuno,educa,nessuno,e,neppure,sé,stesso:,gli,uomini,si,educano,insieme,
attraverso,la,mediazione,del,mondo’’,(Freire),!ciascuna!persona!cresce!diventando!il!coautore!di!un!processo,!
educatore!ed!educando!imparano!insieme!in!questo!cammino.!‘’L’educazione,per,tutti,è,l’educazione,da,
parte,di,tutti’’.!!
In!che!senso!però!è!anche!sbilanciata?!Perché!è!una!relazione!asimmetrica,!i!ruoli!e!i!piani!dell’educatore!e!
dell’educando!sono!diversi.!Quindi!la!reciprocità!si!basa!su!un’asimmetria!dei!ruoli!e!del!patrimonio!cognitivo!
ma!anche!su!una!simmetria!umana!ed!esistenziale.!!
Rayneri!ci!dice!che!il!processo,educativo,è,sempre,di,un’autorità,che,tende,a,promuovere,una,libertà,!e!per!spiegare!
questa!lui!elabora!una!legge!‘’della!progressione!decrescente’’,!man!mano!che!qualcosa!progredisce,!qualcosa!
decresce.!All’inizio!l’autorità!dell’educatore!è!massima!e!la!libertà!è!minima,!poi!andando!avanti!diminuisce!l’autorità!
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APPUNTI DI PEDAGOGIA SOCIALE, FAMILIARE E INTERCULTURALE

PEDAGOGIA SOCIALE

[26/09/17]

I parte : la pedagogia sociale nelle scienze pedagogiche; gli ambiti di studio della pedagogia sociale; società conoscitiva e città educante. II parte : i flussi migratori nella società complessa; dalla multicultura all’intercultura; cultura e culture. Dalla società multiculturale all’educazione interculturale; l’epistemologia della pedagogia interculturale; unità e molteplicità: un’ermeneutica della pluralità; pluralità e identità: l’integrazione tra multiappartenenza e pluridentità; le vie per fare intercultura. III parte : una pedagogia della famiglia; evoluzione storica del concetto di famiglia; famiglia e titolarità educativa; le dimensioni dell’educazione familiare; il ciclo della vita familiare; la famiglia nel sistema formativo integrato. v EDUCAZIONE (EDUCO) Educazione : s’intende ‘’ condurre fuori l’eccellenza, le potenzialità di un individuo’’; ha una duplice derivazione etimologica:

  • da un lato educazione viene da ‘’ educere ’’, ovvero estrarre, condurre fuori, e rappresenta un processo di estrazione delle potenzialità di una persona, impostazione di tipo soggettivo perché fa riferimento al soggetto, a qualcosa che è all’interno al soggetto;
  • l’altra derivazione etimologica è dal verbo latino ‘’ educare ’’ che significa allevare, nutrire, far crescere, è un’impostazione oggettiva, perché fa riferimento a un modello educativo che viene in qualche maniera proposto al soggetto. Quale è giusta delle due? L’educazione deve essere intesa sia come relazione estrattiva di potenzialità, di risorse per accompagnarlo nel suo processo di crescita quindi come relazione conduttiva. v ANTONIO RAYNERI (1810-1867) È molto importante nel panorama ottocentesco perché è il primo a parlare della pedagogia come scienza. Al posto del termine di educazione usa il termine di ‘’perfezione’’, e la scelta di questa parola gli permetterà di descrivere le sequenze del processo educativo con un gioco di parole. Il processo educativo ( perfettivo ) parte da una iniziale perfettibilità dell’uomo, passa attraverso una fase di perfezionamento per giungere alla perfezione. Con educabilità si riferisce: la capacità, la possibilità di essere educati. Rappresenta il potenziale educativo, che è nella persona. ‘’ L’uomo nasce imperfetto ma perfettibile ’’, l’educabilità è in ogni persona, se pur con modalità diverse, ma tutti possono essere educati. A partire da questa possibilità di essere educati, attraverso un perfezionamento (processo educativo) porta all’educazione dell’uomo, educazione intesa come formazione integrale della persona umana. La parola perfezione arriva dal latino ‘’ perficere ’’ ovvero portare a compimento. Il termine educazione ha più significati a seconda del contesto in cui ci riferiamo. È comunque un qualcosa di concreto che riguarda la vita della persona. L’educazione è un fatto relazionale. La parola relazione è un legame insieme, e nel legame c’è un vincolo, quindi in qualche maniera l’educazione è un rapporto che lega due persone, le mette in una situazione vincolante, perché la relazione educativa ha una struttura duale perché si instaura almeno tra due persone: l’ educando e l’ educatore. L’agente primario in questo processo è l’educando, mentre l’educatore è l’agente secondario, che deve aiutare questo processo. Questa relazione bilaterale è:
  • Reciproca e sbilanciata. Reciproca è composta da due prefissi: RE (indietro) e PRO (avanti), bidirezionalità di ciò che va e di ciò che viene. ‘’ Nessuno educa nessuno e neppure sé stesso: gli uomini si educano insieme attraverso la mediazione del mondo’’ (Freire) , ciascuna persona cresce diventando il coautore di un processo, educatore ed educando imparano insieme in questo cammino. ‘’ L’educazione per tutti è l’educazione da parte di tutti’’. In che senso però è anche sbilanciata? Perché è una relazione asimmetrica, i ruoli e i piani dell’educatore e dell’educando sono diversi. Quindi la reciprocità si basa su un’asimmetria dei ruoli e del patrimonio cognitivo ma anche su una simmetria umana ed esistenziale. Rayneri ci dice che il processo educativo è sempre di un’autorità che tende a promuovere una libertà , e per spiegare questa lui elabora una legge ‘’della progressione decrescente’’, man mano che qualcosa progredisce, qualcosa decresce. All’inizio l’autorità dell’educatore è massima e la libertà è minima, poi andando avanti diminuisce l’autorità

dell’educatore per favorire la libertà dell’educando. L’autorità è un elemento fondamentale nell’educazione, deriva da ‘’augeo’’ che significa cresciuto, e che quindi ti può accompagnare. [27/09/17] Il tema autorità e libertà è stato un tema centrale di tutta la pedagogia dell’ottocento. Questo perché a seconda di come si gioca questo rapporto, tra educatore ed educando, l’educazione può assumere degli stili diversi; a seconda di come questo principio educativo dell’autorità si sviluppa nell’educazione, avremo stili diversi. v STILI EDUCATIVI Ce ne sono veramente tante come classificazioni, ma vengono assemblate a tre:

  • Autoritario: è uno stile che ha prevalso nel panorama educativo, ma anche familiare, fino a qualche decennio fa. È un modello educativo sbilanciato verso l’autorità, ossia è un modello educativo che pretende, e vuole l’obbedienza senza giustificare. Quindi è un modello educativo che tende e spinge al ‘’conformismo sociale’’, ‘’devi fare così’’. Perché si sviluppa così? Dietro a questo modello, come in tutti i modelli, c’è una concezione antropologica, ovvero un’idea di uomo e in questo modello c’è un’idea di uomo incapace di fare da solo quindi va diretta con mano ferma verso un’educazione. L’uomo che sarà educato seconda tale approccio sarà un inetto, avrà un’incapacità di prendere una posizione, insicurezza, proprio perché il feedback che rimanda alla relazione è un feedback negativo, quindi io svilupperò un’identità fragile.
  • Permissivo : è uno stile che invece da ‘’risalto’’ alla spontaneità del processo educativo, alla naturalezza del percorso ritenendo quindi che ciascuno possa seguire il proprio percorso di crescita senza bisogno di essere accompagnati. L’idea è che dare regole è sempre dannoso, intervenire nel processo è dannoso quindi ‘’facciano quel che voglio’’. L’effetto sull’educando è di essere disorientato, senza principi.
  • Autorevole : è quel principio che in qualche maniera riesce a tenere in una giusta dimensione il ruolo dell’educatore e il ruolo dell’educando. È un’azione estremamente complessa dove c’è questo confine tra giusto intervento/intervento non giusto. Si basa su un principio fondamentale: il riconoscimento della dignità dell’altra persona. Riesce a tenere la libertà dell’educando ma al contempo l’autorità dell’educatore. Si basa sull’osservazione del contesto nel quale si trova l’educando. È comunque estremamente complesso da applicare. Riesce a bilanciare i due poli di autorità/libertà. Adesso c’è uno slittamento dell’educazione permissiva, legata a tanti fattori e questa è la difficoltà di conciliazione degli eventi. Lo stile di educazione va costruita e richiede molto tempo, e lo stile permissivo da questo punto di vista è più semplice e più veloce, lo stile autorevole, invece richiede mediazione tra le varie esigenze. ‘’ Autoritarismo e ribellione da un lato, libertarismo e anarchia dall’altro, sono estremi che bisogna evitare a qualunque costo. A metà strada tra essi vi è un posto per un’autorità morale che sappia sollecitare il fanciullo a chiedere l’aiuto, l’appoggio, il soccorso dell’adulto, aiuto, appoggio e soccorso che egli stesso desidera ’’ (Ferriere). v CRISI DELL’AUTORITA’ EDUCATIVA
  • Fraintendimento del concetto di autorità, che viene confuso con la gestione autoritaria del proprio potere. Noi nella politica ma anche nella vita di tutti i giorni siamo abituati a pensare a due sistemi contrapposti, da un lato quello autoritario, e dall’altro quello liberale, fondati su una dimensione assolutistica, se c’è l’una non può esserci l’altra. In realtà occorre capire come si intende all’autorità, e propone una distinzione tra due tipi di libertà, esiste un’autorità che asservisce , ovvero che usa il potere e l’autorità per subordinare gli altri ai propri fini, che cerca di impadronirsi di questi per sfruttarli; l’altra usa il potere e l’autorità per subordinare sé stessa e coloro che ne sono soggetti e che, unendo la sorte propria alla loro, prosegue con essi un fine comunque, e questa è l’autorità liberatrice. Questi due modi non sono solo diversi, ma sono sovrapposti, perché producono due forme di obbedienza; nel primo caso obbedire significa subire , nel secondo significa invece accettarlo , quindi condividerlo, esserne parte. L’autorità dell’educatore è ciò che il ragazzo chiede per diventare sé stesso. Esiste in questa logica un diritto degli educandi ad essere educati, ed un dovere dell’educatore di contribuire a promuovere questo percorso. L’educazione è un processo di umanizzazione , permette all’uomo di diventare ciò che è, una persona. Il ruolo dell’educatore è quello del servitore, essere al servizio dell’educando, per liberare le potenzialità che sono nell’uomo. (Liberthoineire) L’educatore ha il dovere di accompagnare questo percorso. L’autorità lavora per essere inutile, il lavoro dell’educatore è quello di rendersi inutile, se l’altro continua ad avere bisogno di te, tu hai fallito, quindi l’educatore dovrà lasciare l’educando una volta che ha raggiunto il punto per poter essere educatore egli stesso. Quindi il ruolo dell’educatore lavora per liberare l’educando.
  • Fraintendimento del concetto di libertà personale, che viene in qualche maniera con la possibilità dell’uomo infinita. Il poter fare quello che uno vuole, in una libera espansione della persona.
  • Crisi della proposta axiologica, ossia sembra venir meno nella nostra società l’idea che l’uomo è un soggetto di relazioni, ossia viviamo in un contesto sociale nel quale la dimensione relazionale è legata agli altri che

Un’altra possibile derivazione latina è quella che deriva dalla parola ‘’proicio’’ ovvero gettare avanti, tendere avanti, protendere. Quindi nell’azione progettuale in ambiti da educatore dovremmo essere in grado di gettare il nostro sguardo verso il cambiamento, verso il futuro. Il progetto deve produrre un cambiamento, ovvero una variazione oggettiva e verificabile dell’esistenza. Tipi di cambiamenti che investono la totalità della persona:

  • Reazioni/sensazioni;
  • Apprendimento;
  • Organizzativo;
  • Condotta lavorativa;
  • Relazioni interpersonali;
  • Stile di vita;
  • Progettare=
  • innovare;
  • migliorare;
  • organizzare;
  • orientare;
  • negoziare Quale cambiamento in educazione? Quali sono le sensazioni connesse al cambiamento? Sicuramente entusiasmo legato al migliorare, ma anche la paura di perdere le sicurezze e le proprie abitudini. C’è questa duplice reazione , di cui noi dobbiamo esserne consapevoli. Come educatori saremmo chiamati a fare progetti di cui non saremmo destinataria diretti, i cui destinatari saranno altre persone o altre istituzioni. Dobbiamo tenere in mente questa duplice reazione, perché questo cambiamento deve essere accettato/diviso dalla persona educante, quindi si parla di ‘’progettazione con qualcuno’’ e non ‘’per qualcuno’’. Pensando a questo dobbiamo essere in grado di non proporre grandi stravolgimenti, ma piccoli cambiamenti perché è da essi che noi possiamo raggiungere grandi traguardi. v IL PROGETTO EDUCATIVO TRA PASSATO-PRESENTE-FUTURO Il progetto si gioca su due piani, uno è il piano presente e l’altro è il piano futuro, si gioca tra la dimensione reale e la dimensione ideale. Nell’educazione non c’è mai una relazione stretta tra causa-effetto, si colloca tra i due piani più o meno. Se io mi fermo su una linea tracciata solo sul reale ho una ‘’foto’’ sull’esistente; non potrei fare nemmeno una linea solo di ideale, sarebbe pura utopia. Una linea pensata tra i due piani, è una linea che parte da dove io mi trovo, dall’accumulo del mio passato e di come sono ora, quindi il progetto si situa sempre nel contesto della realtà, dove parte, ma non può fermarsi lì, ma deve andare avanti, e quindi seguirà un andamento a seconda del progredire della realtà, segue il divenire e il modificarsi della realtà. Strategia :
  • Ponte tra presente e futuro;
  • Non è una semplice serie di obiettivi, ma include sequenze, tempi, priorità, responsabilità, esame delle risorse; è il piano tramite il quale una persona o un gruppo sperano di raggiungere un obiettivo. È un piano di azione che coordina e dirigere le risposte del singolo o del gruppo. È il cuore del progetto. Come si sceglie la strategia giusta? Il pensiero strategico non può essere appreso da un manuale ma deve essere liberato… attraverso un’osservazione attenta, attraverso lo sviluppo di un pensiero creativo e flessibile e attento, critico. A proposito della progettazione:
  • L’educazione è un’azione intensionale
  • L’educazione è un’azione generativa
  • La finalità della progettazione educativa è quella di promuovere un cambiamento
  • Il progetto si pone tra presente e futuro
  • Parlare di progettazione ci permette di parlare di funzione sincronica e diacronica della pedagogia, parte da qui e ora, con lo sguardo al futuro
  • Progettazione e strategia (analisi dei costi e benefici)
  • Interessi specifici e condizionamenti ambientali
  • È impossibile fare progetti senza il coinvolgimento diretto delle persone , il cambiamento non può mai essere imposto Progettazione è la prefigurazione di un ambito su misura. È un’azione complessa
  • L’azione educativa è la risultante dell’intreccio di fattori personali, sociali e relazionali;
  • Imprevedibilità degli eventi;
  • Intreccio dei progetti di vita In ambito educativo :
  • Una corretta progettazione deve essere considerata come la formulazione di un’ipotesi di intervento formativo, sufficientemente organizzato nelle linee essenziali, ma suscettibile di continui adattamenti in relazione alla situazione specifica Elementi costitutivi di un progetto :
  • C’è una concezione antropologica e definizione degli obiettivi;
  • Stakeholder, ovvero tutte le persone che potrebbero avere un interesse affinché quel progetto vada a fine, possono costituire delle risorse per il nostro progetto;
  • Azione educativa, la dimensione strategica, l’insieme delle misure che adottiamo per raggiungere l’obiettivo;
  • Sistema di monitoraggio e valutazione [03/10/2017] v EDUCARE VERSO QUALI FINI Quello dei fini e degli scopi, è un ambito estremamente complesso, perché è complessa la materia che ha a che fare con l’educazione, ossia l’ uomo. L’uomo è un essere complesso, è un essere plurale. Ha una facoltà intellettiva, volitiva e sensitiva, quindi è un essere di per sé con una natura plurale, quindi plurale saranno anche i fini dell’educazione.
  • L’uomo è un essere plurale, e plurali sono i fini;
  • L’educazione agisce sempre a due livelli:
  • personale, agisce a livello personale per dare gli strumenti all’indipendenza, per la crescita personale, per permettere lo sviluppo di tutte quelle disposizioni personali (attitudini), in modo che l’uomo possa diventare ciò che è;
  • sociale (Dewey parla di funzione sociale dell’educazione), proprio perché l’uomo educato potrà lasciare una sua impronta originale nella società, quindi potrà contribuire al miglioramento e al cambiamento della società stessa; quindi quello che abbiamo a livello personale ha poi ricadute importanti a livello della società. L’educazione è un edificio che si fonda su 4 pilastri (rapporto all’Unesco sull’educazione nel XXI secolo – rapporto Delors all’Unesco) :
  • Imparare a conoscere , acquisire quelli che sono gli strumenti che ci permettono di conoscere, e questo è un pilastro fondamentale, solo attraverso la conoscenza noi possiamo conoscere ciò che ci sta intorno, ma anche valutare ciò che ci sta intorno; valutare è un momento strettamente collegato al momento conoscitivo;
  • Imparare a fare, l’intelligenza del lavoro, è finalizzato allo sviluppo delle competenze e non all’acquisizione di abilità: l’abilità è un qualcosa di più ristretto rispetto alla competenza, è una capacità circoscritta legata ad un aspetto, di natura tecnica; la competenza è una capacità ben più ampia perché nella competenza c’è l’abilità ma non basta, perché c’è anche la dimensione conoscitiva e c’è la dimensione personale, è quindi saper fare, saper conoscere e saper essere, tutti e tre;
  • Imparare a vivere insieme, l’educazione è un processo che deve portare l’uomo a sviluppare la sua relazione sociale, l’uomo deve imparare a vivere in un contesto con persone che vivono culture diverse;
  • Imparare ad essere, l’uomo deve svilupparsi in quanto persona, e deve imparare ad estrapolare da ogni situazione di vita quegli elementi che favoriscono il suo sviluppo. ‘’ Il valore dell’uomo non sta certo nel sapere ma nel volere. Non c’è nessuna facoltà appetitiva autonoma, ma il volere radica nella cerchia dei pensieri, cioè non propriamente nella particolarità di ciò che uno sa, bensì nella connessione e azione globale delle rappresentazioni che egli ha acquisito. Nell’insegnamento educativo tutto dipende dall’attività dello spirito, che esso provoca. Questo deve accrescere, non diminuire: nobilitare non peggiorare’’. v FINALITA’ DEL PROCESSO EDUCATIVO v EDUCARE ALLA LIBERTA’ La libertà è stata una degli oggetti dei temi di studio maggiormente studiati dalla riflessione pedagogica.
  • La libertà è la condizione di avvio del processo educativo e il fine stesso dell’educazione , è una categoria ontologica dell’uomo, è dell’essere dell’uomo, ‘’l’uomo nasce libero di liberarsi’’ da quelli che sono vincoli che possono essere materiali, sociali, intellettuali ecc. la libertà è una condizione che appartiene all’uomo, quindi è una possibilità che abita l’uomo, proprio per questo è la condizione di avvio del processo educativo, perché

v EDUCARE IL PENSIERO CRITICO L’educazione dovrà fornire gli strumenti che gli permettano di uscire dalle propagande sociali, di uscire ‘’dal così si è sempre fatto’’ ecc. cioè un’educazione che vuole fare emergere la coscienza delle persone, non può che essere un’educazione al pensiero critico. Come questo può avvenire? Che cos’è il pensiero critico? È un atteggiamento di chi si pone di fronte alla realtà, non percependola o tutta bianca o tutta nera, ma essendo in grado di percepire tutte le sfumature di grigio che ci legano dal bianco al nero.

  • Un’educazione che vuole far emergere le coscienze individuali;
  • ‘’pensiero ragionevole e riflesso; perché?’’ un pensiero impegnato a ricercare la verità, si chiede il perché le cose accadono e non soffermandosi solo sul fatto che le cose sono accadute, ed è proprio in questa logica di una mentalità aperta e in grado di tenere insieme la complessità, anche se ci sono spesso punti di vista discordanti; ‘’ quanto minore è la nostra criticità, tanto più ingenuamente trattiamo i problemi e discutiamo con superficialità gli argomenti. La comprensione sarà tanto più critica se riesce a percepire la causalità autentica. Sarà tanto più magica se la causalità è percepita al minimo’’ (Freire)
  • Bateson definisce il pensiero critico come Apprendimento 3 , per differenziarlo dall’ Apprendimento 1 che è quello finalizzato all’acquisizione di conoscenze e dall’ Apprendimento 2 che spinge la persona ad apprendere ad apprendere. L’ Apprendimento 3 è definito da Bateson l’apprendimento a disapprendere , a liberarsi dall’abitudine e a sapersi rimettere in gioco, aprendosi all’incertezza, senza bisogno di abbandonare le proprie certezze e le proprie verità. L’abitudine è l’errore più grande, possiamo imprigionare le persone con cui lavoriamo; nessun processo è replicabile, deve sempre essere rinnovato.
  • Se l’ideologia vuole legittimare il pensiero dominante, il pensiero critico vuole affermare la libertà di pensiero di ciascuno e il diritto ad accedere alla verità. ‘’ l’educazione al pensiero critico è finalizzata – quindi – (a) forgiare coscienze rette anziché (a) moltiplicare buone abitudini’’ v LE TRADIZIONALI RISPOSTE DELL’EDUCAZIONE SONO INSUFFICIENTI
  • ‘’Scegliere l’educazione oggi, significa scegliere la società di domani’’
  • due imperativi dell’educazione:
    • fornire un gran numero di conoscenze;
    • favorire lo spirito critico
  • l’educazione è un’utopia necessaria, deve fornire all’uomo le mappe di un mondo complesso e la bussola che permetta ai soggetti la propria rotta. Delors con questa metafora vuole dirci che l’educazione deve presentare il mondo nella sua complessità, però poi è la persona che con la sua ‘’bussola’’ sceglie quale percorso seguire.
  • L’educazione deve favorire una comprensione autentica e critica della realtà per aiutare l’uomo a svilupparsi e a divenire cittadino del mondo. v NELL’EDUCAZIONE OCCORRE PARTIRE E RIMANERE NELLA PROBLEMATIZZAZIONE
  • La ‘’separazione dei saperi, concepiti come contesti separati, attraverso l’insegnamento di un diverso sistema di organizzazione di essi. La cosa importante attraverso l’educazione è pervenire ad una concezione del sapere organizzato nella qualità, nelle proprietà emergenti nelle singole parti e non di un sapere comprendete quantitativamente tutti di ogni scienza. in termini pedagogico – didattici questo significa, per un verso il rifiuto di tutte le spiegazioni riduzionistiche del sapere, che riducono a pochi elementi la spiegazione del tutto, per altro verso, il rifiuto delle spiegazioni che pretendono di porgere il tutto quantitativo […] nell’educazione – quindi – dobbiamo partire e rimanere nella problematizzazione’’ (Morin) Se noi vogliamo autenticamente incontrare le altre persone, occorre rimettere in gioco la convinzione che siamo detentori della verità, occorre decentrarci, occorre toglierci da questo centro per avvicinarci agli altri centri, uscire dalla nostra gabbia mentale. ‘’Ho sempre fatto così’’, è un’espressione che non va bene, bisogna uscire da questa abitudine, da questo fardello che ci siamo costruiti, da un lato ci aiuta ma se non stiamo attenti rischia di limitarci e non farci apprendere. IL PENSIERO CRITICO è questo farci uscire dall’abitudine e dagli schemi, quindi farci conoscere il mondo all’infuori di noi stessi. [05/10/2017] visione del film/documentario

[10/10/2017]

v AGAZZI

  • Tre variabili dell’educazione: teleologia – axiologia – deontologia. Questi tre elementi sono tre variabili del processo educativo:
  • Axiologia: scienza dei valori
  • Teleologia: scienza dei fini
  • Deontologia: scienza del dover essere Detto diversamente, non si da educazione se non c’è una prospettiva axiologica, teleologica e deontologica; nel senso che l’educatore deve educare in base a dei valori universali, l’educando deve dare un contributo positivo alla società, e l’educazione deve avere una finalità. Di fatto non si può educare senza il riferimento a valori, ossia l’educazione non è mai ‘’laica’’, ‘’neutra’’ perché l’educazione si sviluppa in un contesto culturale e ne assume i valori con una prospettiva antropologica, c’è l’azione di un uomo che muove la prospettiva. Da qui si parte per raggiungere un obiettivo, l’educazione ha una natura teleologica nel senso che è finalizzata a raggiungere un obiettivo, e l’obiettivo dell’educazione è il cambiamento migliorativo. La pedagogia come la politica è scienza deontologica. ‘’ Non può esistere idea e attività di educazione senza una teleologia (un sistema di finalità), derivante da una axiologia (un sistema di valori), che diano all’educazione la deontologia (la chiarezza del dover essere)’’. Pedagogia ed educazione non sono la stessa cosa, e il primo a proporre una distinzione è: v JOHANN FRIEDRICH HERBART (1776-1841) Fa una distinzione di:
  • L’educazione è un’arte: nel concetto di arte ci sono tante variabili, è molto soggetta a variazioni, personali culturali e storici. L’arte è un esercizio continuato e regolato di competenze. È un esercizio quindi è una pratica, è un qualcosa che si fa, è continuato, si ripete nel tempo, non è un’azione, ma sono tante azioni; è anche regolato, ossia si basa su delle regole, su delle tecniche e dei principi; c’è un mettere in pratica le proprie competenze in maniera regolata e continuata. ‘’ In questo modo l’agire non si riduce a routine ma diventa esperienza educativa’’ , lo si fa perché ci sono dei riferimenti, degli obiettivi e delle competenze che si mettono in gioco.
  • Pedagogia come scienza: lui per scienza indica un complesso unitario di conoscenze. Ossia, significa dire che la scienza è composta da tante conoscenze legate e unite tra di loro, e quindi legate da un filo rouge , e nella pedagogia questo filo di continuità è l’educazione della persona. avverte l’esigenza che la pratica educativa, l’arte educativa, si sostanziasse di regole e di principi regolatori, questa pratica si doveva sostanziare di principi regolatori della pratica stessa, e quindi sottolinea il profilo teorico della pedagogia. v PEDAGOGIA
  • Sapere unitario intorno all’educazione;
  • Dal greco pais-agogos, il custode del bambino, era colui che l’accompagnava a fare le varie attività; successivamente va ad assumere una figura più complessa e sarà quella del maestro. In qualche maniera, in un primo tempo la pedagogia assume una valenza maggiore di ‘’cura’’, più pratica. Solo nell’800 si riflette della dimensione teorica della pedagogia;
  • Modello teorico dell’educazione;
  • Scienza che ha per oggetto il fatto educativo, il fatto educativo diventa oggetto di studio della scienza pedagogica. A differenze dell’educazione che è un’arte, la pedagogia diventa un fatto in qualche maniera teorico. Aristotele diceva che ogni disciplina doveva avere:
  • Oggetto materiale : è ciò di cui si occupa una disciplina, è un sapere; il suo ambito di studio potenziale;
  • Oggetto formale : è un po’ il selettore epistemologico, è la prospettiva che quella disciplina utilizza per studiare quell’oggetto materiale; pedagogia:
  • Oggetto materiale: l’uomo;
  • Oggetto formale : la sua educabilità La pedagogia studia l’uomo in quanto educabile. v LO STATUTO EPISTEMOLOGICO DELLA PEDAGOGIA La pedagogia può dirsi scienza se ha:
  • Oggetto di studio;
  • Un fine;

La pedagogia sociale è uno di queste, si pone all'interno delle scienze pedagogiche, condivide tutto il discorso epistemologico della pedagogia, ovvero condivide l'impianto scientifico; condivide l'assetto generale ma pone attenzione all'educazione in quanto inserita, inscritta all'interno di specifici contesti socio-politici e culturali. L’educazione inserita in un contesto. La pedagogia sociale ha come oggetto materiale la realtà sociale, mentre l'oggetto formale è il fattore educativo, quindi l'oggetto di studio della pedagogia sociale è il fattore educativo della realtà sociale , studia la realtà sociale intercettandone però solo i fattori che sono riconducibili all'aspetto educativo. Disciplina fortemente impegnata nell'analisi della società cercando di capire le emergenze educative della società, per farsi promotrice di miglioramento e cambiamento sociale. E’ una scienza deontologica : scienza che si occupa del pluri-aricolato rapporto tra educazione e società. 2 sono le direzioni di studio principali:

  1. cerca di capire l'influenza o l'azione della società sulla crescita dell’uomo.
  2. l'azione dell’educazione, nei suoi aspetti formali e non formali sulla società. C’è una influenza reciproca tra educazione e società, quindi indaga il nesso tra assetto sociale e teoria educativa. Esistono sempre due componenti del processo educativo, quello individuale e quello sociale , l'uomo è persona e vive nel contesto sociale. Dewey aveva parlato del fatto educativo come fatto sociale, assegnava all’educazione una funzione socio politica; l'educazione per lui è un sapere finalizzato a trasformare la realtà, non finisce dentro l'uomo ma investe e invade la società. Ambiti di studio della pedagogia sociale:
  • individuo : in questo ambito la pedagogia sociale fa riferimento alla dimensione sociale dell’educazione personale partendo dal presupposto che l'uomo in quanto essere sociale ha bisogno di maturare la sua dimensione sociale. L’uomo è un soggetto di relazione e che la relazione non è fatto accessorio nella vita dell'uomo, ma fondativo che è strettamente connesso con l'identità della persona: antropologia. Quindi l'uomo deve maturare il suo senso di responsabilità sociale. La pedagogia sociale deve promuovere questa dimensione naturale dell'uomo. L'educazione per questo ambito può essere considerata equivalente alla socializzazione, ovvero la socializzazione è un processo educativo, la socializzazione è un processo che mi permette di passare da una dimensione individuale a una sociale. Esistono diversi gradi di socializzazione, la prima nella famiglia, secondaria ecc. in questo ambito la pedagogia sociale postula interventi formativi finalizzati a sviluppare la dimensione sociale, nello specifico a formare l’uomo come cittadino, come lavoratore, genitore ecc. questo perché la persona sia messa nella condizione, in ciascun contesto in cui si trova, di dare il suo contributo migliorativo.
  • ambito dello STATO : macro-ambito, qui la pedagogia sociale si pone come scienza dell'educazione politica e nazionalistica dell’uomo. Una sorta di educazione civica, politica di appartenenza ad uno stato. Il soggetto di questa educazione è sempre l'uomo in quanto appartenente ad uno stato. Rosmini ci dice che la persona è un diritto sussistente cioè è l'essenza del diritto, ed è sulla persona che viene costruita la società e lo stato. La persona precede la società e lo stato. Intendere così la persona vuol dire intendere lo stato di diritto; lo stato di diritto riconosce la persona con i propri diritti e della propria libertà, il contrario sono le società totalitarie. La pedagogia sociale deve essere consapevole di questo stato di diritto. Rientra l’analisi della pedagogia sociale rispetto agli ordinamenti giuridici: stretta relazione tra benessere personale e sviluppo giuridico di una società. Viene preso in considerazione assetti economici, politici ecc. connotandoli in senso educativo. La pedagogia può contribuire allo sviluppo delle leggi in un paese, stretta correlazione tra pedagogia e politica che sono entrambe scienze deontologiche.
  • ambito della Società : pedagogia sociale si fa pedagogia della società, ovvero una scienza che cerca di aiutare la società stessa alla formazione dei suoi membri, senza farne un collettivo uniforme, mantenendo viva la pluralità individuale. La società educa attraverso le sue istituzioni: famiglia, scuola ecc. quindi la pedagogia sociale in questo ambito studia le singole istituzioni per capire il singolo contributo e cosa fanno per educare.
  • ambito del RECUPERO DEL DISAGIO SOCIALE : pedagogia del disagio e della marginalità, ambito del recupero delle situazioni di difficoltà e di promozione del benessere, ovvero prevenzione del disagio. La pedagogia sociale come aiuto alla vita. Dimensione dell'aiuto e del soccorso in situazione di emergenza ma anche prevenzione di queste situazioni. Bati dice che la pedagogia sociale assume come oggetto di indagine la complessa fenomenologia educativa che si forma nella società, indagando il problematico rapporto tra la compagine sociale e processi educativi, mettendo a fuoco le correlazioni e implicazioni tra bisogni sociali e bisogni educativi e formativi. Il fondamento della pedagogia sociale dove esiste una forte relazione tra educazione e società trae origine dal pensiero dal fondatore della pedagogia sociale: Natorp che dice l'uomo diventa uomo solo mediante la società. L'uomo senza società sarebbe un’astrazione. Giudicato il fondatore della pedagogia sociale perché è il primo che pubblica un testo pedagogico interamente sociale. 1899, dice che la pedagogia sociale appartiene alle scienze pedagogiche se pure ha uno stretto legame con la filosofia che rappresenta la matrice teoretica della pedagogia. Parte da un assunto ovvero l'educazione dell'individuo è socialmente condizionata così come la vita sociale è condizionata

da un’educazione. Esiste per lui un rapporto biunivoco tra educazione e società, per cui il rinnovamento sociale è legato all'educazione della società, ma è anche vero che l'educazione è socialmente orientata e culturalmente determinata. Si inizia a parlare di pedagogia sociale all’inizio del 900, prima differenziazione dalla pedagogia generale. Un ruolo importante nello sviluppo della pedagogia sociale viene da un sociologo Durkheim che dice che esiste una stretta relazione tra sociologia e pedagogia e dice che la sociologia fonda epistemologicamente la pedagogia perché questa dipende dalla sociologia per questa relazione tra educazione e società, quindi l'educazione è un fatto prevalentemente sociale. La pedagogia sociale è scienza del fatto educativo come fatto sociale per lui. Stratico : professore italiano e ci dice la pedagogia è una scienza sociale il cui compito è quello di chiarire la complessa relazione che intercorre tra forme sociali e fatti educativi. Con il 20° secolo, con il mutare delle condizioni socio politici, con la presenza dei conflitti bellici fanno in modo che questa relazione tra educazione e società si unisce ancora di più, c’è sempre più l'idea di investire sull'educazione per intervenire nella società. Anche per le emergenze sociali della società. La pedagogia assume in questo contesto un ruolo sempre più attivo e propositivo, si stacca progressivamente dalla sociologia. Importantissimo il pensiero di Dewey che dice che l'educazione ha il compito di trasformare la società. Importante anche la pedagogia popolare di Freinet con le scuole nuove: modello importante di pedagogia sociale, la sua pedagogia è rivolta ai lavoratori sfruttati dal capitalismo e assume un carattere cooperativistico. Definirà la scuola come comunità e laboratorio. Parla di realizzare una scuola di vita nella quale formare attitudini sociali e comportamenti pro-sociali e collaborativi. Metodo naturale: ovvero la scuola deve seguire la vita dei ragazzi e deve aiutare alle persone ad inserirsi in maniera corretta nel contesto socio politico, tramite grande cooperazione, laboratori e tanta esperienza concreta. Makarenko: concezione collettivistica in Russia. Concezione pedagogica che vede nella collettività la prima dimensione di crescita e di sviluppo nell’uomo. Importante il ruolo che lui assegna al lavoro e la riflessione relative alla marginalità e alla devianza. Tra i due conflitti c’è uno stop della pedagogia sociale, per riprendere dopo la 2° guerra mondiale con grande attività. In questo momento infatti la società è in qualche maniera alla ricerca di una riconfigurazione degli assetti istituzionali ed a un ripensamento di scenari educativi. Emergono bisogni sociali che vengono trasformati in esigenze educative. Ci sono dei bisogni formativi specifici: alfabetizzazione diffusa per portare a un progresso sociale e fondamentale per una promozione di una partecipazione attiva e consapevole di tutti alla vita sociale. In questo momento c’è un'attenzione educativa che si estende anche agli adulti. Importantissimo in questo contesto è Freire con la pedagogia dell’emancipazione, ovvero educazione è strumento di emancipazione sociale. Ebbe un eco importantissimo. In Italia nel secondo del dopoguerra abbiamo una situazione complessa e impegnata nel processo di ricostruzione dell'identità personale e sociale. C’è il passaggio dalla monarchia alla repubblica del 46, idee che ruotano intorno al progetto costituzionale italiano, ci sono problematiche e questioni rispetto alla formazione del cittadino con le nuove istanze di apertura verso il mondo. Quindi nuovi bisogni educativi: educazione degli adulti anche per andare contro il fascismo e per progresso, nuove esperienze per infanzia e adolescenza (importante l'influsso di Danilo Dolci), in questo contesto la pedagogia sociale assume temi di ampia portata e respiro sociale, non è più concentrata al bambino e alla scuola ma vari fasi di sviluppo e vari contesti sociali. Si dilata il campo educativo e oggetto pedagogico e tutto l'ambito del sociale. In questo contesto degli anni 60 si specifica e si specializza la pedagogia sociale in Italia con Agazzi e la sua idea di pedagogia sociale. Dagli anni 80, 90 si apre il dibattito molto aperto anche attualmente, che discute la relazione della pedagogia sociale con quella generale. [12/10/2017] v LA PEDAGOGIA SOCIALE OGGI Oggi il campo della pedagogia sociale si è dilatato e ha un ambito di studio più vasto perché invade tutte le sfere della società oltre a tutte le fasi della vita dell'uomo. Viviamo in una fase storica molto particolare con molti cambiamenti repentini e transizioni che apre alla possibilità ma anche all'imprevisto e all'imprevedibile. Già in qualche decennio si dice che viviamo in un transitus, questo significa che siamo in un passaggio, un percorso che non sappiamo dove ci porterà. L'idea di transizione da l'idea di incertezza; con incertezza possiamo descrivere la società dove viviamo. Quindi si chiede all'educazione di aiutarci, l'educazione diventa quell’utopia necessaria che può aiutare l'uomo a districarsi e a orientare la società. Dovrebbe far sviluppare il pensiero critico. Un ruolo importante per lo sviluppo della pedagogia sociale ci è dato da Agazzi Aldo : si muove nel contesto di anni 50, 60, caratterizzata da vivacità intellettuale che segue la devastazione della guerra: periodo particolare per la pedagogia sociale che doveva promuovere l'alfabetizzazione di massa, la pedagogia sociale sta particolarmente attenta al rapporta tra scuola e società. Qui si inscrive il pensiero di Aldo Agazzi. Periodo dove si alzano molte voci di protesta nei confronti della scuola di massa, la scuola così com'è non è idonea per lo sviluppo che si vuole. Ci sono 2 modi di intendere l'educazione:

  1. conformarsi di modelli dai, modello educativo della scuola negli anni 50, 60
  2. ideale la coscientizzazione dei singoli con il dialogo rispetto alla società nella quale vivono per elaborare un proprio modello. Si sviluppa il movimento della descolarizzazione: la scuola tendeva troppo a conformare alla società e non era un modello buono di educazione. Non si voleva un indottrinamento.

validamente e concretamente. Si sta verificando un’innovazione nella nostra società: si sta progressivamente annullando quella che per secoli è stata la distinzione tra educazione e istruzione. Per secoli il momento istruttivo era ritenuto separato dal momento educativo. Istruzione : mettere dentro era in epoca passata quello che veniva fatto nella scuola e l'educazione fuori dalla scuola. Oggi si ha un cambiamento perché alla società è chiesto di educare i ragazzi includendo nella dinamica educativa il momento istruttivo. Non c’è stata più la distinzione tra scuola ed extra scuola e tra momenti formali e informali. L'ambito privilegiato della pedagogia sociale è la società educante. Nel tempo ridimensionamento del ruolo dato alla scuola, la scuola ormai è una agenzia e non la sola agenzia, né la più decisiva. Se la scuola è una delle tante altre non dobbiamo studiare solo questa ma occorre capire il ruolo educativo delle altre agenzie. Negli anni 70 era stato emanato il rapporto Foure: con due idee reazionarie spazio temporale dell’educazione. Nel 74 anno dei decreti delegati, aprono le porte della scuola alle famiglie, si sanciscono tutti gli organi che partecipano alla scuola : passaggio importante per la scuola. Ai genitori viene permesso di entrare nell'organizzazione scolastica. Apertura dell’educazione all’intera società: è tutta la società ad essere investita del mandato educativo. L’idea di società che ha Agazzi: dice quindi bisogna capire cosa fanno le altre agenzie: vede la società come un sistema, le parti che lo costituiscono hanno una relazione tra di loro. Relazione che caratterizza il sistema. La società è una struttura dinamica che si esprime attraverso diverse forme istituzionali che lui chiama corpi intermedi. Questi ultimi sono gli istituti primari come le famiglie, corpi istituzionali come la scuola, governo, parlamento, magistratura. Ci sono le unioni di iniziativa per rappresentare le associazioni sportive e culturali e i complessi operanti che individuavano nell'arte, nel cinema, nella carta stampata. La società è un sistema così articolato. Proprio perché è un sistema questi singoli corpi devono lavorare interagendo, in collaborazione e in coerenza. Tutti questi enti devono condividere la dimensione teleologica, axiologica e la prospettiva deontologica ma ciascuno deve mantenere la propria specificità. Non significa rendere il sistema tutto informe, c’è una geografia dei confini che va rispettata. La coerenza non riposa e non si basa su una educazione uniforme per tutti, ma sorge dall’accettazione come valore eminentemente umano della dialettica dei diversi intesa come provvida legge del progresso dello spirito. [17/10/2017] v BULLISMO Che cos’è il bullismo? Si inizia a parlare di questo fenomeno a partire dagli anni ’90 quando c’è una percezione di un aumento delle manifestazioni di violenza tra i minori. Iniziano a svilupparsi degli studi per poter dare degli strumenti agli educatori, sia per decodificare gli atteggiamenti che possono preludere a episodi di bullismo, ma anche capire come il fenomeno possa essere prevenuto. Quindi si intensificano gli studi e le ricerche. Definizione di bullismo :

  • Dall’inglese ‘’ bullying ’’ ‘’un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona più potente nei confronti di un’altra percepita come più debole’’ (Farrington, 1993). È un’ oppressione , pertanto è un’azione, un atteggiamento che sottomette da un punto di vista non solo fisico ma anche psicologico/mentale. C’è continuità e è perpetuo nel tempo, ricorre sistematicamente in un tempo che può essere più o meno dilatato. La persona che attua il bullismo è più ‘’ potente ’’, nel senso che non solo fisicamente è più dominante ma anche rispetto alla popolarità percepita nell’ambito sociale, rispetto al bullizzato che è più debole.
  • Nel fenomeno del bullismo i soggetti chiamati in causa sono prevalentemente i giovani , soprattutto scolari. Quando si parla di fenomeno del bullismo non si parla solo della vittima, ma anche del ‘’bullo’’ e del pubblico che assiste a questi fenomeni. Quindi abbiamo:
  • Il persecutore;
  • La vittima;
  • E coloro che guardano. Coloro che guardano sono importanti perché legittimano tutto, osservano senza fare niente, fanno sentire ancora più sola la vittima quindi rafforzano l’isolamento che la vittima ha. Il loro ruolo sarebbe importante per spezzare questa catena perché sarebbero tanti contro uno, non andrebbero a rafforzare il ruolo del bullo, e aiuterebbero la vittima ad uscirne fuori non sentendosi solo. Quindi è importante per l’evoluzione di questo fenomeno. Chi è il bullo? Bisogna stare attenti a non confondere il bullismo con i normali ‘’conflitti’’ tra coetanei; quindi è difficile a volte scindere se si tratta di bullismo o di semplici litigi. Di solito il bullo mette in atto alcuni atteggiamenti:
  • È una persona che intende fare del male all’altro, c’è intenzionalità ;
  • Lo fa ripetutamente nel tempo, senza alcuna compassione;
  • Ha una presunta superiorità per un maggior potere dovuto all’età, alla forza, alla statura, al sesso o alla popolarità di cui gode nel gruppo di coetanei.

Chi è la vittima?

  • È vulnerabile ;
  • Si sente isolata;
  • Ha paura di raccontare cosa è accaduto perché teme rappresaglie e vendette;
  • Spesso odia la scuola , ha un atteggiamento di ostilità nei confronti della scuola. Se ha subito violenze fisiche trova sempre delle scusanti riguardanti il modo in cui se l’è procurata. Gli adulti quindi, non sempre colgono gli elementi che ci fanno pensare ad un bullismo, e spesso si tende a minimizzare, quindi si fatica anche ad intervenire per risolverlo. Nell’ambito dei giovani vengono spesso sottovalutati: ‘’è una bravata’’, ‘’è uno scherzo’’ ecc. Alcuni dati rispetto il fenomeno del bullismo – da un’indagine conoscitiva sull’infanzia e l’adolescenza
  • Il 22,8% degli studenti italiani è stato più volte vittima di provocazioni e prese in giro da parte di uno o più compagni;
  • Il 21,6% ha dichiarato di essere stato ripetutamente offeso senza un motivo;
  • Il 25,2% è venuto a conoscenza di informazioni false o cattive diffuse sul proprio conto;
  • Seguono gli episodi di danneggiamento di oggetti (10,4%), i furti di cibo e oggetti (7,6%), e minacce (5,25%), il furto di denaro (3,1%) e, da un ultimo, i casi in cui i ragazzi intervistati hanno dichiarato di essere stati picchiati da un compagno di scuola o da un suo coetaneo (3%).
  • I ragazzi tra i 12 e 15 anni sono quelli che più frequentemente si trovano a dover fare i conti con compagni che li provocano e li prendono in giro.
  • I più piccoli vengono offesi senza motivo dai compagni più prepotenti, rischiando talvolta l’esclusione dal gruppo.
  • Quanti hanno trai i 16 e 18 anni sembrano invece essere maggiormente soggetti a subire furti di oggetti e denaro. Le cause del bullismo Non c’è una relazione di causa ed effetto, per questo si dice che sia un fenomeno di natura sistemica , al quale concorre la relazione di più fattori. Quali sono i fattori che concorrono al bullismo? Il contesto familiare, contesto ambientale, fattori personali rispetto al ragazzo ecc.
  • Ambientali: il contesto di vita familiare del bambino, ma anche il contesto scolastico dello stesso, il clima che si ‘’respira’’ in una classe/famiglia, di un ambiente ampiamente violento (non solo fisica) può diventare terreno più fertile per lo sviluppo di questo fenomeno;
  • Educative: metodi educativi autoritari, o di contro, eccessivamente permissivi, in cui non ci sono confini tra l’uno e l’altro;
  • Temperamentali: riguardano elementi di forza e fragilità che sono di ciascuna persona. Non c’è né una che prevale, ciascuna di queste aree si interseca con le altre, ed è la combinazione sempre di tanti fattori a far si che nasce e si sviluppa un fenomeno. Sicuramente tutti questi elementi insieme ci aiutano a leggere in maniera sistemica questo fenomeno. Le conseguenze del bullismo È stato condotto nella Carolina del Nord uno studio che ha evidenziato tutta una serie di fenomeni connessi al bullismo. In questo studio si evidenzia come la vittima del bullismo si trovi in uno stato di sofferenza emotiva e sociale, legata a quel discorso dell’isolamento.
  • Il bullismo agisce a livello della socialità della persona, quindi sia la componente individuale che sociale;
  • Ha effetti gravi sull’autostima della vittima;
  • Ci sono delle compromissioni delle capacità socio-affettive, le sue emozioni, essendo solo contro il mondo, si sviluppa nel pensiero della vittima quello di essere inadeguato come persona e i sentimenti che provano;
  • C’è uno sviluppo di un’errata identità personale basata su un basso livello di autostima, ‘’sono io a non essere giusto’’;
  • Ansia e depressione in agguato, cioè il bullismo subito da ragazza ha poi degli effetti che ci portiamo dietro nel corso del tempo, che assumono dei connotati diversi quali quelli dell’ansia e della depressione.
  • Le reazioni a un’aggressività di questo tipo dipendono da più fattori:
  • Dalla gravità della violenza fisica, verbale che sia;
  • Dalla interpretazione che ne dà la vittima;
  • La durata temporale;
  • Smith e all, ripartendo dalla definizione di bullismo di Olweus definiscono il cyberbullismo: aggressione intenzionalmente svolta da uno o più individui, utilizzando forme elettroniche di contatto, e ripetutamente mirata verso una persona che non più difendersi.
  • Nelle loro prime ricerche hanno diviso il cryberbullismo in sette diverse sottocategorie:
  • Bullismo di messaggi di testo
  • Bullismo di immagini/clip video
  • Bullismo di chiamata telefonica
  • Bullismo di posta elettronica
  • Bullismo in chat room
  • Bullismo tramite messaggistica istantanea
  • Bullismo tramite siti web BULLISMO CYBERBULLISMO Di solito avviene a scuola Avviene ‘’fuori’’ Ruolo del gruppo dei pari che assistono Il gruppo ma anche gli estranei. Viralità. Genere Genere Visibilità maggiore Difficoltà di emersione Adulti più consapevoli Adulti meno consapevoli Impatto elevato Impatto molto più elevato Face to face Attraverso un’interfaccia (disimpegno morale) Il mezzo elettronico fa da interfaccia, ci permette di mettere una maschera ‘’amorale’’, come se attraverso la tastiera potessimo dire qualsiasi cosa, come se la dimensione morale alla base di qualsiasi relazione sociale venisse annullata dallo schermo. Secondo dati raccolti sul campo della Polizia Postale, in seguito a incontri tenuti con milioni di studenti in tutta Italia, ‘’circa 2 su 3 ragazzi dichiarano di aver avuto esperienza diretta o indiretta di fenomeni di cyberbullismo’’. Le ragazze sono coinvolte di più circa il 61,8% mentre i ragazzi il 38,2%. La fascia principale di ragazzi coinvolti sono 11-14 (55,2%), 15-18 sono coinvolti per un 40,2% mentre dai 0-10 sono coinvolti per un 4,6%. Ogni fascia di età ha una caratteristica di cyberbullismo: nella fascia pre-adolescenziale le vittime denunciano prevaricazione tra coetanei (57,8%) e di sexting (54,8%); per gli adolescenti prevalgono le segnalazioni di crimini online e segnalazioni di siti internet. È significativo che nei casi di violenza della privacy le vittime siano nel 33% dei casi bambini al di sotto dei 10 anni. Legge 29 maggio 2017 n.71 ‘’Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo’’. Definizione di ‘’cyberbullismo’’ : con questa espressione di intende ‘’qualunque forma di pressione, aggressione, moltestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore ecc.’’ Obbiettivo della legge : il provvedimento intende contrastare il fenomeno in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l’attuazione degli interventi senza distinzione di età nell’ambito delle istituzioni scolastiche. RUOLO DELLA SCUOLA
  • In ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il bullismo e cyberbullismo;
  • Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti;
  • Il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto per il bullismo, sulla formazione del personale scolastico e la promozione di un ruolo attivo degli studenti, mentre ai singoli istituti è demandata l’educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet;
  • Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche con polizia postale e associazioni territoriali. 10 luoghi comuni da sfatare sul bullismo:
  • … il bullismo è sempre esistito. È vero, ma questo non è una buona ragione perché debba esistere.
  • … il bullismo esiste solo nei contesti degradati. Non è vero.
  • … il bullismo è una questione da maschio. Non è vero esiste anche nelle ragazze.
  • … il bullismo è una malattia della scuola, che invece è un luogo sano. Non è vero, ci sono tanti fattori che entrano a far parte dell’eziologia del bullismo, sicuramente la scuola ha un ruolo importante.
  • … chi è bullo, sarà per sempre bullo, chi è vittima sarà per sempre vittima. Non è vero, non è un’identità della persona, ma solo il ruolo che ha in quel momento.
  • … il bullismo rende forti. Per qualcuno è così, ma certamente è un’esperienza che fa male.
  • … la violenza fisica va contrastata, le altre forme sono meno importanti. Assolutamente no, la violenza indiretta ha conseguenze più importanti di quella diretta.
  • … il bullismo riguarda solo gli adolescenti, i bambini sono esclusi. Non è vero, parte dalla fase pre- adolescenziale.
  • … la scuola è imponente di fronte al bullismo.
  • … nella suola il bullismo non esiste. [ pedagogia sociale parti da fare per questo modulo: cap 1, 2, 3, 8, 9, 10, 11, 13, 14] [19/10/2017]

PEDAGOGIA INTERCULTURALE

È una scienza che sta cercando di affermarsi dal punto di vista epistemologico per definirsi scienza. È strettamente legata a due pedagogie:

  1. pedagogia sociale: perché si occupa delle questioni legate alla società e si preoccupa di studiare i fenomeni che favoriscono l’integrazione socio-culturale. Una delle principali preoccupazioni della società multiculturale è l’integrazione tra le diverse culture quindi occorre individuare i metodi, le strategie e gli strumenti che facilitano questo processo di integrazione, tutelando l’identità di ciascuna cultura, la singolarità personale e culturale, all’interno di un contesto che riguarda il bene comune.
  2. pedagogia comparata: perché compara i modelli, gli elementi, i dati che appartengono alle varie culture. Quindi la pedagogia interculturale è molto legata a questa disciplina. Entrambe queste discipline sono importanti per la pedagogia interculturale perché vuole favorire e promuovere i processi di integrazione all’interno della società, senza dover ricorrere alla standardizzazione dei modelli, all’omologazione. La pedagogia interculturale, come quella familiare sono inserite all’interno della pedagogia sociale, come ulteriore articolazione del discorso della pedagogia sociale. Nello specifico la pedagogia interculturale si occupa dei processi educativi all’interno della società multiculturale. Ha un’attenzione in quanto inscritto all’interno del contesto multiculturale. Dobbiamo necessariamente fare un richiamo al contesto nel quale noi abitiamo. Che società abbiamo? La nostra è una società: complessa, globalizzata, multiculturale ecc. SOCIETA’ COMPLESSA CUM-PLEXUS cum=con plexus = pieghe La nostra società ha delle pieghe, ci sono delle parti che emergono e delle parti nascoste, in una realtà complessa non è tutto immediatamente coglibile, occorre ‘’spiegare’’, favorire la conoscenza togliendo le pieghe. Serve quindi un atteggiamento ermeneutico, di lettura attenta di ciò che emerge perché tutto non è subito conoscibile. L’approccio nei confronti della società complessa è un approccio di analisi per poterla spiegare. Ci sono due grandi pieghe della società complessa:
  3. Globalizzazione
  4. Fenomeno migratorio Ci aiutano ad addentrarci nella complessità che viviamo. v GLOBALIZZAZIONE E’ un processo di passaggio da una dimensione locale ad una dimensione globale, è estremamente complesso perché va ad incidere sulla qualità della vita delle persone, è quindi un fenomeno non tanto quantitativo ma qualitativo perché ha a che fare con modalità di vita, con forme di pensiero, con modalità di rappresentazione della realtà. Due sono le anime della globalizzazione:
  • La finanza. Spostamento di grandi capitali, l’elemento innovativo della globalizzazione è la centralità che ha la finanza, ciò che si sposta non sono più merci ma sono soldi. Questo spostare soldi determina problemi etici nuovi. Si parla di una economia de-materializzata.

Globalizzazione: è uno dei più grandi movimenti popolari degli anni 60, capacità di creare ricchezza, con divario grande tra ricchi e poveri. Un gruppo di potenti individui sono più ricchi di tutta la popolazione dell’Africa. Molti marchi vengono fabbricati in paesi poveri dove il costo della lavorazione è pochissimo. Parla dell’impatto sull’Indonesia. Il vecchio imperialismo incontra il nuovo, è un paese ricco di risorse, oro, manodopera ecc. colonizzata dagli olandesi ed è stata saccheggiata dagli occidentali per molti alti. L’Indonesia è stata prosciugata dai paesi ricchi dell’occidente. La globalizzazione viene difesa dicendo che unisce le popolazioni ed evita il divario tra ricchi e poveri, mentre nella realtà fa il contrario, ovvero aumenta il divario. 70 milioni di persone vivono in estrema povertà. Ci sono gli scheletri dell’economia globali. I giovani che lavorano nelle fabbriche dei marchi famosi vengono pagati circa 1 dollaro al giorno. Vivono in ambienti vergognosi. Molti dei bambini sono malnutriti e cadono spesso in malattie. Le fabbriche possono sembrare moderne, ma una volta entrati si vedono le condizioni dei lavoratori. Queste fabbriche sono di terzisti che vendono marchi famosi come Nike, Adidas, GAP ecc. Gli orari del lavoro può variare e può aumentare gradualmente se ci sono delle consegne imminenti. Una donna fa un turno di 36h con due pause; non hanno un’alternativa, se rifiutano potrebbero anche punirli. Quando vengono i controlli il capo del personale prepara i lavoratori a rispondere alle domande, non possono rivelare i segreti aziendali o le condizioni in cui vivono. I codici di condotta sono praticamente inutili in questo paese, perché questo governo sbandiera i bassi costi della manodopera per aumentare le industrie. La gente qui accetta di tutto, qualsiasi tipo di lavoro e salario per via della vita e della disoccupazione che c’è in quel paese. I lavoratori possono cadere vittime dei capi e dei loro sindacati. Una delle cose che possiamo fare per contribuire: chiediamo al negoziante dove viene questo prodotto, come è stato fabbricato, e scriviamo alla fabbrica come sono le condizioni dei lavoratori che lavorano in quella fabbrica. La globalizzazione in Indonesia poggia sull’uccisione di milioni di persone. Fino a pochi anni fa questa atrocità non era nota. Un giorno nel 65 una banda di malviventi è entrato in una scuola picchiando il preside dicendo che fosse comunista. Questo episodio è coperto dal mistero. Quest’uomo si pensa fosse aiutato dai paesi occidentali. Infatti un anno dopo l’Indonesia aumentò di economia. Dopo il colpo di stato Suardo chiese di ritornare nel fondo monetario. La UK e USA appoggiarono il generale Suardo. I britannici sono stati coinvolti in questo olocausto. Gli USA l’hanno visto come una cosa favorevole per l’economia sia occidentale sia in Asia. Per gli occidentali era una corsa all’oro, chiamata poi globalizzazione. Nessuno parlava della morte dei milioni di persone. Ci fu una conferenza, tra gli Indonesiani e gli occidentali, delineando delle linee economiche per gli investimenti in Indonesia da parte di stranieri. Globalizzazioni ha inizio in UK negli anni ’80. L’Indonesia quindi diventa un punto molto fondamentale per loro. La banca mondiale e il fondo monetario sono state create alla fine della seconda guerra mondiale. La banca mondiale afferma che il suo obbiettivo è aiutare i poveri con la globalizzazione mondiale. I capitali possono esse smistati in tutto il mondo. Con il crollo dell’economia e quasi il colpo di stato Suardo è stato costretto a ritirarsi. La banca si presenta come riduzione di povertà, ma invece durante la guerra fredda appoggiava i popoli orientali che appoggiavano gli occidentali. La globalizzazione crea indebitamento, che a sua volta crea la miseria e disoccupazione. Questo non è naturale è stato creato. Le famiglie cercano/devono vivere con meno di 2 dollari al giorno. Questo è grave perché i generi alimentari tendono sempre ad aumentare mentre gli stipendi minimi rimangono sempre stabili, e questo crea problemi perché porterà alla gente a non potersi più permettere da mangiare, le medicine ecc. Ci sono stati molti tagli ai sussidi, quindi i lavoratori devono pagare di più in qualsiasi cosa devono fare, per esempio mandare i figli a scuola. Un tempo riuscivano a fare 3 pasti al giorno ora 2 volte al giorno o mangiare cibo di bassa qualità. La gente è sempre più povera e stanca. Cresce da anni movimenti sempre più contro la globalizzazione; contro lo stra-potere della banca mondiale e del fondo monetario e soprattutto contro i Paesi ultra-ricchi. Prima queste proteste stavano solo nei paesi colpiti, ora anche nei paesi occidentali. [25/10/2017] v EFFETTI NEGATIVI DELLA GLOBALIZZAZIONE È un processo estremamente complesso, nel quale sono interconnessi due aspetti: economici e tecnologici.

Diversi sono gli approcci, c’è chi sostiene che è un processo necessario per lo sviluppo, perché la globalizzazione determina sviluppo; c’è chi invece sostiene che è un processo che di fatto va a ampliare il divario sociale tra ricchi e poveri.

  • Processo di mercificazione, il fatto che tutto può essere ridotto a merce, che si compra e si vende. C’è il rischio che anche la stessa cultura diventi merce.
  • Omologazione culturale, determina l’appiattimento di quello che sono le differenze culturali, per conformarsi ad un modello dato. Il modello è quello proposto dall’occidente. Questo rischio porta con se un’ulteriore conseguenza ovvero quello chiamato pensiero unico. ‘’sindrome dalla mancanza di alternativa’’, monopolizzazione del pensiero.
  • Non sostenibilità ambientale, ossia il nostro pianeta non ci sopporta più, non è più in grado di sostenere il nostro modello di sviluppo.
  • Crescenti disuguaglianze sociali. v GLI EFFETTI POSITIVI DELLA GLOBALIZZAZIONE La globalizzazione è comunque un processo che investe tutta la nostra vita, all’interno del quale ci siamo tutti noi e pertanto dobbiamo individuare gli effetti positivi, che sono quelli su cui l’educazione deve lavorare.
  • Maggiore mobilità umana, un maggiore movimento di persone da un continente all’altro.
  • Maggiore circolazione di idee, sprovincializzazione che in qualche maniera favorisce l’uomo la possibilità di sentirsi parte della storia di un intero mondo.
  • Maggiore apertura all’orizzonte mondiale/Policentrismo, in questa idea non esiste un’unica fonte di verità, ma ciascuna cultura rappresenta una verità.
  • Riduzione delle distanze spazio-temporali, questo è sicuramente un pregio di cui gioviamo tutti. Quindi cerchiamo di leggere in chiave educativa questo fenomeno. Delore lo definisce un fatto irreversibile, ci siamo e non si può tornare indietro, però che cosa possiamo fare? Qual è il ruolo dell’educazione?
  • Sviluppo di una coscienza sociale di una appartenenza di un’umanità mondiale. Oltre a chiamare in causa le singole persone bisogna chiamare in causa le istituzioni. Perché si riescano a mettere insieme delle relazioni che tendano come riferimento il concetto di bene comune. Quando si può parlare di bene comune? Quando è un bene di tutti e di ciascuno, perché nel tutti c’è ciascuna persona. Non si da uno sguardo solamente alla massa, ma anche alle singole persone.
  • Se la globalizzazione è un fatto irreversibile, occorre riportare questo fenomeno ad una dimensione maggiormente umana , ad una dimensione antropologica, per la quale il centro di questo processo sia l’uomo, deve essere riposta la persona e quelli che sono i diritti fondamentali. Per questo si stanno sviluppando nuove correnti di pensiero per proporre una nuova forma di globalizzazione , capace di ricollegare la persona al centro del sistema, in grado di esaltare l’interesse comune a discapito di quello che è l’autoreferenzialità dominante. Occorre in qualche maniera dotate questo processo di una serie di elementi etici che siano in grado di promuovere realmente benessere laddove oggi dilaga malessere. La pratica educativa se vuole adempiere alla sua finalità prima deve condurre l’uomo verso orizzonti di vita autentici, liberare la sua coscienza e formare il pensiero autonomo, creativo e divergente. La pedagogia deve promuovere ed elaborare dei modelli di società centrata sull’umano. Deve elaborare modelli educativi e sociali che permettano di recuperare le tre ‘’I’’ della persona.
  • Persona in quanto irripetibile, la persona è una e non duplicabile;
  • La persona è irriducibile, nessuna persona può essere declassata, usurpata dei propri diritti;
  • La persona è inviolabile, nessuna persona può essere soppressa, non può essere annullata della sua umanità. Pensando a quelle che possono essere le risposte educative che possiamo elaborare all’interno di questo contesto sociale globalizzato, dobbiamo fare una riflessione ‘’ se il momento storico che stiamo vivendo ha riportato un po’ l’attenzione rispetto ad un dilemma che è quello della centralità della persona all’interno della società, bisogna anche pensare che cosa significhi rimetterlo al centro della società’’ Quale idea di sviluppo occorre portare avanti nel processo educativo? Esiste una compatibilità tra quello che è lo sviluppo di un paese e lo sviluppo dell’uomo? C’è compatibilità tra sviluppo economico e sviluppo umano? Possiamo autenticamente parlare di sviluppo della società nel momento in cui nel mondo cresce tanto la dimensione della povertà? ‘’ Lo sviluppo umano non si riconduce alla semplice crescita economica, per essere autenticamente sviluppo deve essere integrato, il che vuol dire volto alla promozione di tutto l’uomo e di tutti gli uomini ’’. v QUALE IDEA DI SVILUPPO (rapporto ONU sullo Sviluppo Umano)