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appunti integrativi slides delle lezioni, Prof. Bartolini
Tipologia: Appunti
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È la Pedagogia più giovane, nasce insieme alla pedagogia sociale. Dato che l’ambito di ricerca è sempre più ampio e settorializzato si è costituita come disciplina autonoma, inserita all’interno delle scienze pedagogiche, quello dell’essere l’impianto scientifico. Il suo focus specifico è l’attenzione all’educazione in quanto inscritta all’interno di un contesto multiculturale. Fa parte delle scienze pedagogiche, ne condivide l’impianto scientifico ma si caratterizza per l’attenzione che pone allo studio delle dinamiche educative che si sviluppano all’interno dei contesti multiculturali. Oggetto materiale della pedagogia interculturale (ciò di cui si occupa una disciplina):società multiculturale; Oggetto formale della pedagogia interculturale: fattore educativo. La pedagogia interculturale indaga le possibilità educative offerte dalla società multiculturale. Studia il fattore multiculturale della società in cui viviamo. È la scienza più giovane tra le pedagogie. È una scienza legata molto alla:
- pedagogia sociale : perché interessandosi del fattore educativo della società multiculturale si interessa ad un fattore che è presente nella società, e infatti lo studio della pedagogia sociale è proprio la società. Processi di integrazione multiculturale che promuovono l’integrazione e lo scambio tra persone che appartengono a culture diverse. Il primo ambito della pedagogia sociale è l’individuo. - pedagogia comparata : la pedagogia comparata invece descrive, interpreta e compara i dati pedagogici di diverse realtà socio-culturali (come si vivono i processi culturali in Italia o in un altro paese). È una scienza pedagogica che fa una comparazione dei dati pedagogici che provengono da altre culture. EDUCAZIONE DECLINATA A LIVELLO INTERCULTURALE. Entrambe sono significative per lo studio delle relazioni interne alla società interculturale che vuole diffondere una nuova “cultura di popolo”: dinamica/aperta al diverso”, contro la trasmissione di modelli standardizzati di convivenza interna. CULTURA FLESSIBILE E DINAMICA. Quella dell’intercultura è una sfida per la pedagogia. Sappiamo infatti che la pedagogia cerca di promuovere modelli educativi, che possano contribuire alla trasformazione e al miglioramento della società. La pedagogia è in grado di sviluppare modelli educativi efficaci ed adeguati, con particolare attenzione a 3 funzioni:
Le origini epistemologiche : anni ’80, molto significativi per la nascita di teorie che si interessano di persone di culture diverse. Si assiste a quella che viene chiamata CRISI DEGLI UNIVERSALISMI. Dall’America emerge con forza quello che è l’incepparsi dei meccanismi basi sui modelli assimilatori. Sono gli emigrati di seconda generazione che resistono al processo di uniformazione culturale che caratterizza il processo di accoglienza di persone di cultura diversa all’interno della società americana. C’è una reazione verso questo appiattimento culturale (melting pot). Si attuano strategie che permettano il passaggio da un modello culturale uniforme ad un approccio multiculturale che permetta di superare l’approccio monoculturale che caratterizza l’approccio universalistico. Anche la politica abbandona delle strategie che tendono a marginalizzare le differenze per permettere un contesto multiculturale. L’America però apre la pista rispetto a questo ed è più avanti dell’Europa. Possiamo dire che l’approccio interculturale permette di superare l’approccio universalistico, assimilatorio, ma anche l’approccio multiculturalistico. MODELLO UNIVERSALISTICO : L’approccio universalistico è la visione del mondo caratterizzato da una sorta di etnocentrismo, cioè il ritenere la propria appartenenza culturale la più importante e la migliore. In questa visione la cultura a cui si appartiene è l’unica giusta e andrebbe diffusa in tutti i luoghi. È un processo che tende a negare la pluralità e la diversità. La realtà, in questa visione monoculturale ed etnocentrica, è unica, così come la verità e la conoscenza. Il linguaggio va al di là delle culture e del mondo. Vs. MODELLO MULTICULTURALISMO: L’approccio multiculturalistico è un approccio che si pone tra l’idealismo e il relativismo culturale. Secondo l’approccio idealista : La visione della realtà è che il mondo sia sempre qualcosa da poter mettere in discussione, senza una certezza definitiva. Secondo l’approccio relativista invece: la realtà è costituita da attori sociale e dalle loro interpretazioni e descrizioni. La realtà non è oggettiva. La verità dipende dall’accordo intersoggettivo all’interno di un gruppo. Il linguaggio invece contribuisce a costruire il mondo, in contatto con altri mondi (anche discordanti). Nb: Distinzione tra approccio universalistico e multiculturalistico: l’approccio universalistico, essendo etnocentrico si basa sull’idea di un’unica cultura possibile. Mentre l’approccio multiculturalistico ritiene che il comportamento dell’uomo sia analizzabile e giustificabile all’interno di un orizzonte culturale (noi facciamo così, voi fate in un’altra maniera, senza giudizio). È una maniera statica, c’è un’idea di cultura come una realtà fissa, statica. Ci dà una lettura dell’esistente ma rimane fermo allo status quo, preservando lo status esistente. Idealismo: Così come non esiste una realtà oggettiva, ma è frutto di un accordo intersoggettivo tra gli uomini, il linguaggio ha una stretta valenza in relazione al mondo e alla società nella quale si trova. Stretta relazione tra linguaggio e società. Stretta relazione tra linguaggio e pensiero. INTERCULTURALISMO: “L’apertura all’altro diviene un elemento essenziale di ogni pratica pedagogica” (Portera)
identità è dinamico. L’identità assume dinamicità e pluralità, si costituisce un MOMENTO DI INCONTRO di più realtà ed esperienze. IDENTITA’: Il concetto di Identità è legato a quello di persona come un essere che evolve nel tempo, è legato al tempo che scorre (categoria dinamica), e al contesto sociale che è un contesto storicamente in divenire. Da un lato abbiamo un’identità che si costruisce insieme grazie alla presenza dell’alterità ma è interessante anche il concetto di alterità. Realtà dinamica che si costruisce in interazione, alterità con l’altro. La relazione con l’altro va a determinare la nostra identità. LACROISE : L’altro è una realtà che non si lascia rappresentare, è uno sguardo e non una cosa da vedere. In quanto altro, diverso da me, non sarà mai totalmente determinabile, afferrabile dall’uomo. LEVINAS: filosofo che si occuperà del tema dell’alterità io-altro. L’altro va inteso come prossimo a me ma è straniero, posso vedere il suo volto ma è a me estraneo, è straniero alla mia persona, è irriducibile ai miei schemi mentali, non riuscirà mai a comprenderlo perché ogni realtà è filtrata da uno sguardo sulla realtà stessa. È vicino ma estraneo a me. L’incontro con l’altro può essere critico, è certamente traumatico perché nella relazione con l’altro metto in questione la mia identità e il mio essere, la mia libertà. PRETCEILLE: Quando si sviluppano delle relaziono disfunzionali, si manifesta la dimensione egocentrica dell’uomo, la volontà dell’uomo di eleggere a migliore ciò che sente più vicino, ciò che gli appartiene e coglie familiare. È questo un tentativo dell’uomo naturale, è un atteggiamento difensivo per la nostra identità. Darà molta importanza al processo di acculturazione, come luogo dell’incontro e di rapporto con l’altro. Il processo di acculturazione è quel processo di trasformazione culturale che avviene quando persone di culture diverse vengono in contatto tra di loro. Si basa su un processo di conoscenza. 3.Asse differenza-universalità: identità definita nella dialettica io-altro e in relazione alla differenza (che può creare timori, conflitto…ma attenzione all’indifferenza-universalismo). DIFFERENZA Mette in guardia sulle ambiguità di un discorso pedagogico basato sulla dialettica delle differenze. Il diverso fa paura, viene percepito come una minaccia. Viene guardato con diffidenza. È complesso parlare di valorizzazione delle diversità perché c’è questo approccio alla diversità. Non esistono diversità oggettive, perché le differenze percepite possono essere percepite in maniera diversa. Possono essere anche lontane da quelle reali. Basato un rapporto su questo concetto, sicuramente può creare delle problematiche rilegate a questo approccio. Si è vero, ci basiamo su un concetto spinoso, che è la percezione della differenza e del valore che le diamo, ma attenzione. È estremamente pericoloso il postulato contrario alla differenza: l’indifferenza. Indifferenziare significa negare le peculiarità delle persone, promuovere una forma di universalismo, che assimila il diverso alla maggioranza. Al centro deve essere messo l’invito a riflettere rispetto al rapporto io e l’altro, pone attenzione a quello che è il rapporto tra universalismo e pluralismo culturale. Come se l’altro non esistesse. P. invita a riflettere su questo rapporto riconoscendo l’importanza delle differenze.
La Pretceille termina la sua tesi sostenendo che questi sono i presupposti su cui si basa la pedagogia interculturale. Come tutte le pedagogie non ci dà una risposta su come fare nello specifico ma ci può aiutare ad avviare una riflessione su quelle che sono le tematiche sulle relazioni tra gli uomini all’interno di un panorama che si è pluralizzato e complessificato. PROMOZIONE E RICONOSCIMENTO DELLE DIFFERENZE. fondamentale per evitare omologazione. Sirna (1997): “La pedagogia interculturale è “la pedagogia che rinuncia alle visioni generalizzatrici e moralizzatrici, ai discorsi che reificano l’altro e guarda invece, ai rapporti tra i soggetti, ai contesti, ai processi e alle dinamiche relazionali, sforzandosi di promuovere una prassi educativa che interagisca costruttivamente con i contesti politico-istituzionali ed economico sociali. Una pedagogia interculturale è una pedagogia che “si muove verso l’universale” rispettando le “specificità” e la “singolarità” delle persone, che coglie e valorizza il nesso che le accomuna al di là delle diversità culturali, “l’identico” che sta iscritto nella struttura stessa dell’uomo e lo rende tale, ma che non coincide con nessuna delle sue determinazioni reali.” Il discorso pedagogico interculturale: o Non si iscrive all’interno di una visione deterministica ma prende atto della complessità che vive l’uomo. o Supera l’incomunicabilità del relativismo culturale; o Presuppone la dimensione culturale come parte integrante di ogni riflessione e modalità d’intervento; o Si riferisce sempre a un’azione, un intervento; o Considera criticamente i termini di etnia, cultura e identità. (Portera, 2013, 37) Dall’educazione interculturale alla pedagogia interculturale: prima la pratica e poi la teorizzazione dei modelli. In Italia la pedagogia interculturale nasce dopo l’educazione interculturale. Passa da una fase ideale, esperienziale, alla quale è seguita la fase normativa e per ultima la fase sperimentale di ricerca. Un anno importante per lo sviluppo interculturale in Italia è il 1989, anno della legge Martelli, prima legge che regolamenta la presenza degli immigrati in Italia. Rappresenta un punto importante. Altrettando importante è la circolare ministeriale 301/89 sull’inserimento dei bambini stranieri nelle scuole. Già prima che l’immigrazione esplodesse in Italia sono nate delle associazioni che si occupavano del tema. FASE ESPERIENAZIALE: insieme di iniziative che nacquero e si diffusero in Italia in risposta all’arrivo dei primi immigrati nel paese (corsi di alfabetizzazione, insegnamento della lingua italiana come l’attivazione di sportelli sociali e sanitari, amministrati per immigrati. FASE NORMATIVA: leggi che nascono per rispondere al fenomeno: l’idea interculturale si è sviluppata nel contesto europeo ( Consiglio d’Europa e Comunità Europea) a seguito dell’assunzione di consapevolezza degli effetti della crescita demografica delle popolazioni immigrate in Europa nel definire il carattere multiculturale della società. L’educazione interculturale nasce nel tronco dell’educazione alla mondialità/comprensione internazionale, in virtù di una riflessione sul significato e sul valore della diversità culturale. -L’educazione interculturale affonda le sue radici sull’educazione civica.
Con lo sviluppo delle nuove tecnologie si è andata annullando la distanza tra il fatto e la notizia. Una cosa accade e la notizia ci è data immediatamente. Riusciamo ad assistere in diretta ai fatti che accadono socialmente. Questo è il miracolo della tecnologia dell’informazione. MCLUHAN 🡺 definisce la società come un VILLAGGIO GLOBALE. Ha fatto una lettura della storia dell’uomo in 4 periodi diversi. A seconda dell’uso del linguaggio che l’uomo ha utilizzato. Ha pensato ad uno sviluppo dell’umanità che passa da un periodo caratterizzato dalla comunicazione orale, che a definire quello che lui definisce il villaggio tribale, ad un periodo della scrittura a mano, definito uomo alfabetico/uomo chirografico. Dopo c’è stata la galassia Gutenberg con l’invenzione della stampa. Ora siamo in una fase successiva. Siamo nella fase del villaggio globale, cioè la fase dell’era elettronica caratterizzato da due nuove categorie spazio-temporali (subitaneità e quella della simultaneità). Annullamento della distanza tra fatto e notizia. Il villaggio globale è quindi caratterizzato da due nuove categorie spazio-tempo: la subitaneità e la simultaneità. Accade una cosa, ne abbiamo notizia in diretta e ne abbiamo notizia ovunque, in qualsiasi parte del mondo. Lo sviluppo tecnologico dell’informazione produce questa nuova modalità relazionale nel mondo. Ci rende tutti più vicini. La coesistenza delle contraddizioni che stanno all’interno della realtà complessa, questo fenomeno porta con sé 2 problematiche educative:
migliori rispetto ad altri, determinando un annullamento di quelle che sono le differenze culturali. È un rischio ben presente! Rischio del ritorno di una monocultura che schiaccia le differenze.
informazioni e le conoscenze cambiano velocemente. Serve autonomia di giudizio per imparare a distinguere tra informazioni vere e informazioni false (fake news, fonti attendibili o meno). Bisogna educare quello che è il PENSIERO CRITICO. Bisogna trovare il tempo di fermarsi, di riflettere, di capire quello che ci stanno dicendo, per formare poi un proprio pensiero e un proprio giudizio. IMPARARE AD IMPARARE, è il mezzo e non il fine. Per fare questo occorre rifondare l’educazione e ricominciare da essa. Ognuno di noi ha un bisogno di essere educato. Siamo sempre travolti da tante situazioni. Portera qui riprende l’etimologia dell’educazione perché se l’educazione è Educere, tirar fuori, l’educazione deve quindi tirare fuori il meglio di una persona (processo maieutico). Ma se educazione è educare e accompagnare, allo stesso tempo deve e può fornire il meglio di ciò che ha prodotto dalla società. Occorre ripartire dall’etimologia dell’educazione perché è lì che c’è il suo presente e il suo futuro. Ogni buona educazione consente di utilizzare il presente e il passato per utilizzare bene il futuro. LEZIONE 12 – 07/ Globalizzazione: va ricondotto questo processo, questa apertura al mondo con le sue interconnessioni a una concezione antropologica nuova in cui i diritti fondamentali di ogni uomo possano essere riconosciuti. La globalizzazione deve diventare più umana e solidale, riportando l’uomo e l’interesse comune al centro. È lo scenario e il contesto in cui viviamo e che ci condiziona. Globalizzazione inclusiva e che non omologhi gli uomini. Educazione che possa emancipare, impegnandosi a promuovere percorsi educativi divergenti. Delors🡺 educazione come utopia necessaria. L’educazione deve sempre contenere elementi dell’utopico ed essere tesa al miglioramento dello stato/società/vita dell’uomo. C’è bisogno di pedagogia intesa come scienza del fatto educativo, una scienza che ci permetta di elaborare un’antropologia che possa basarsi sulla natura relazionale dell’uomo e del processo educativo. L’uomo non ha bisogno di informazioni ma di relazioni. L’educazione è relazione. L’uomo ha bisogno di sguardi, di carezze, di emozioni per potersi educare. Le informazioni sono un aspetto fondamentale ma strumentale per la crescita dell’uomo. Dire pedagogia significa dire progetto di vita dell’uomo, un progetto fatto di due categorie che non possono essere superate: spazio e tempo. L’uomo per crescere ha bisogno di spazi educativi reali e non virtuali, di esperienze dirette e non filtrate, di tempi. La categoria del tempo è fondamentale nel processo educativo. Parlare di tempo significa parlare di ritmo educativo. Agazzi dice che parlare di tempo significa parlare di giusto tempo. Il tempo della pedagogia non è il tempo della subitaneità, del click della risposta. La pedagogia è scritta in tempi che devono essere lunghi. La pedagogia può aiutarci ad orientarci in questa realtà complessa, senza dare delle ricette, ma può aiutarci a riflettere in questo momento può illuminarci a risolvere e comporre e ricomporre le crisi che stiamo vivendo perché la pedagogia ha una antropologia pedagogia, cioè si basa su un’idea di uomo (soggetto: chi è l’uomo). Può ridare all’uomo che è il suo ruolo di fine di tutte le attività. Può aiutarci a sviluppare un’idea dell’uomo come fine del processo e mai come strumento. Può aiutarci a riflettere perché può indicarci una teleologia (oggetto: chi deve essere
processo di ampliamento delle possibilità umana che consenta agli individui di godere di una vita lunga e sana, essere istruiti e avere accesso alle risorse necessarie a un livello di vita dignitoso. Ricchezza può non voler dire sviluppo. L’HDI si basa su 3 indicatori:
Nella prospettiva educativo-pedagogico, l’Educazione Globale significa garantire opportunità e competenze per riflettere e condividere il proprio punto di vista e il proprio ruolo all’interno di una società globale interconnessa, nonché comprendere e discutere relazioni complesse tra fattori sociali, ecologici, politici ed economici, così da ricavarne nuovi modi di pensare ed agire. (Linee guida per un’Educazione Globale – Concetti e metodologie sull’educazione globale per educatori – Centro Nord-Sud per l’interdipendenza globale e la solidarietà del Consiglio d’Europa). RESPONSABILITA’ SOCIALE: ognuno può diventare membro attivo della società ed operare in direzione di uno sviluppo sostenibile. Aime, pag. 8. UNA UMANITA’ IN CAMMINO L’uomo si è sempre spostato. la costruzione dell’identità europea si fonda su 3 diverse culture:
migratorio è interessante vedere che la maggior parte degli intervistati sostiene che la maggior parte degli immigrati presenti sul territorio sia di origine africana. Media e comunicazione interculturale: i media vanno ad invadere sempre più ambiti della nostra vita, incidono sulla costruzione di quella che è la nostra identità culturale e il pregiudizio che abbiamo nei confronti dell’altro. Ecco perché si parla di potere mediatico. Ricerche del Centro di studi interculturali a partire dagli anni 2000, per analizzare il rapporto fra mass media, immigrazione e società multiculturale. Risultati dimostrano come si veicolino idee sull’immigrazione clandestina, presentazione dell’immigrato come un altro estraneo, diverso, incomprensibile, non meritevole di attenzione, di conoscenza, di accoglienza e di dialogo (Portera). Come qualcuno che può minare la nostra stabilità. Difficilmente si parla dell’immigrazione in senso positivo, che metta in risalto le diversità. Il 70% delle notizie che girano intorno agli immigrati si riferiscono a fatti negativi. Portera: le persone che guardano spesso la televisione e programmi che sovrastimano l’indice di violenza, hanno una maggiore paura di essere colpite direttamente dalla violenza. GLOBALIZZAZIONE E MEDIA. La globalizzazione esige un altro tipo di giornalismo, un giornalismo autenticamente interculturale, che si muova nell’orizzonte teoretico della pedagogia interculturale, dove l’alterità, l’immigrazione, la vita in una società complessa e multiculturale non siano considerata solo come rischi di disagio o di malattie, ma come delle opportunità di arricchimento e di crescita personale e collettiva. I media, se impiegati in maniera opportuna, potrebbero costituire un validissimo strumento per veicolare educazione, cultura e competenze interculturali: ossia attitudini, abilità e soprattutto conoscenze atte a gestire positivamente le realtà multiculturali, mediante il confronto e al riflessione sul piano dei valori, delle regole e dei comportamenti (Portera). Straniero: deriva da ex, che non è più; è qualcuno che non è più cittadino di un paese ma è anche extra di quella cultura dove va. LA FECONDAZIONE CULTURALE Nei movimenti e nella mobilità delle persone e dei popoli si interfacciano molte culture diverse. La pedagogia interculturale si interessa molto del processo migratorio perché attraverso esso si crea quella che viene chiamata fecondazione culturale. Si muovono persone, le culture, e in questo modo le culture hanno modo di conoscersi e interfacciarsi. L’immigrazione è un incontro quindi tra persone e culture. Le persone incontrandosi, mettono insieme le loro storie, idee, bisogni, sogni. Da questo incontro le culture avviano un processo di contaminazione. In pedagogia si ha l’idea di cultura come qualcosa di dinamico, porose, che assorbono, e per questo nessuna cultura può definirsi pura e incontaminata, perché c’è un processo di sviluppo culturale che si costruisce nel tempo. Le persone sono attive, elaborano, modificano, influenzano e si fanno influenzare, imparano. Don Luigi Di Liegro 🡺 L’immigrazione è un problema solo quando non ci si prepara a convivere con esso, altrimenti è una grande opportunità (presidente Caritas di Roma). Il processo di migrazione è un processo di rottura per la persona che la vive, è un evento traumatico perché determina il passaggio da un ambiente che può essere povero economicamente ma accogliente dal punto di vista degli affetti, ad un ambiente ricco economicamente ma freddo di affetti. Il trauma varia molto. La possibilità di inserirsi in una rete di
relazioni significative nel luogo di arrivo può fare la differenza. Vivono sentimenti contrapposti, sensi di colpa per aver lasciato la propria casa e la propria famiglia, ma anche il desiderio di impegnarsi in quella nuova realtà. Il trauma è provocato dalla rottura improvvisa rispetto al passato, dal passaggio repentino da un contesto dove tutto è familiare a un altro del tutto estraneo e per la radicalità di tale passaggio. Molti migranti si muovono da soli. È un’esperienza che molto spesso lacera l’anima e ogni migrante reagisce in maniera diversa al cambiamento cui è sollecitato. L’entità del trauma vissuto dipende da una serie di elementi quali la personalità formatasi prima della migrazione, le forme e le modalità con cui avviene l’impatto con la società ricevente, i motivi che hanno dato vita alla decisione di emigrare. Il processo di immigrazione lascia sempre una traccia forte nella vita della persona. Alcuni dicono che la migrazione sia una perdita, si lasciano gli affetti, i luoghi conosciuti. L’immigrato che arriva nel contesto perde molte cose:
schemi comportamentali. A volte l’appartenenza a un gruppo rappresenta una forma di comfort zone ma non è sempre così. Ci sono invece molti elementi legati alla storia di quella determinata persona per differirla dal resto del gruppo. Riguarda la specificità di una persona ma allo stesso tempo ci dà la possibilità di riconoscerci in tutti, in ogni voce e in ogni esperienza. Documentario: Human, diviso in 3 parti, più di 2000 interviste in diverse parti del mondo, stesse domande: che idea ha della vita? Quale è stata per lei l’esperienza più difficile? Evidenzia la specificità di ogni appartenenza culturale e di ogni persona. La diversità appartiene a gruppi ma anche alle singole persone. La diversità è un concetto ontologico che si riferisce all’intera umanità. INTRAPERSONALE: è la diversità che alberga in noi. L’uomo è persona, e nell’etimologia della persona c’era l’idea della maschera che si metteva teatro per recitare una parte. Possiamo essere tante cose nel contesto nel quale viviamo. Esiste una diversità che anima ciascuno di noi sia nella dimensione sincronica relativa alle situazioni in cui viviamo, ma anche una di tipo diacronico, noi evolviamo continuamente e domani non saremo ciò che siamo oggi e non saremo ciò che saremo domani. C’è un cambiamento che è in divenire. La dimensione della pluralità di abita. Abbiamo un’identità plurale, sé molteplici, proprio per questo. Per approcciarsi ad un discorso interculturale forse bisognerebbe partire da noi stessi, iniziare a leggere e a cogliere le nostre diversità per poter cogliere e accettare quelle degli altri. IDENTITA’: Concetto che si lega a quello di diversità. Insieme di caratteristiche che ti rendono unico rispetto all’altro. IDEM=lo stesso, la stessa cosa. In questo senso l’identità personale va a rappresentare l’essere specifico di una persona. Si lega al principio di unità e stabilità. È il nucleo fondante che dà stabilità a una persona e permane in essa. Struttura interna alla persona che permette di sperimentarsi in modo distinto e separato dall’altro. Principio di stabilità ma anche dinamico. Metafora del cammino: sviluppo identitario della persona. La pedagogia dello sviluppo umano parla del PRINCIPIO DI CONTINUITA’ NEL CAMBIAMENTO come elemento che caratterizza lo sviluppo di ciascuna persona, c’è un nucleo che permane anche se la persona si modifica nel tempo. Identità mobili: nuclei interni che non si cristallizzano ma si evolvono nel corso del tempo e in funzione delle relazioni e le esperienze che ognuno riesce a vivere. Ma quando si costruisce l’identità? Processo che inizia dalla prima infanzia quando i bambini iniziano a sviluppare un proprio carattere, distaccandosi dal gruppo di appartenenza (genitori, parenti e pari). Processo di costruzione di identità che non è mai definitivo, si sviluppa con la crescita della persona e in base alle relazioni che questa crea. Oggi è sempre più complesso, i riferimenti sociali e culturali sono sempre molto ampi, frammentati, precarietà della vita sempre più evidente, contesti sociali in cui le persone sono chiamate a tenere insieme tanti aspetti della propria esistenza. Processo ancora più difficile per soggetti che provengono da contesti culturali differenti. Purtroppo esiste ancora una condizione sociale regolata dall’OUT-OUT: o appartieni a questa o a quella cultura. Pensiero binario che può produrre disorientamento e rappresentare un ostacolo psicologico nella costruzione dell’immagine di sé come persona. Nel cercare di rimettere insieme i pezzi di una identità frammentata possono insorgere difficoltà nei ragazzi che sono portati ad assumere comportamenti di tipo mimetico, di basso profilo. Questi si trovano a volersi conformare a ciò che le famiglie o la società e il mondo esterno si aspettano da loro.
Di fatto dovrebbe accadere che questa posizione caratterizzata da Out/out fosse sostituita dall’Et/ Et proprio perché quella dell’identità è una dimensione che deve appartenere a tutti. L’educazione può aiutare i giovani a sviluppare questa idea di pluralità. Proust 🡺 L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è. Santelli Beccegato 🡺 Tanto più si approfondisce la consapevolezza della propria identità, nell’autenticità dei suoi significati, tanto più si diviene disponibili ad aprirsi alla conoscenza e alla comprensione dell’altro in termini di analoga assunzione/attribuzione di autenticità e di singolarità. La pedagogia cerca di mantenere questo equilibrio. Uniti nella diversità – motto dell’Unione Europea. Lo stare insieme con altri diversi può rinforzare i pregiudizi attraverso un meccanismo di distorsione della realtà, di quelle che erano le nostre idee preconcette. Occorre preparare la relazione interculturale, cercando di educare alla differenza. Diversità e differenza non rappresentano la stessa cosa. La diversità va riconosciuta, accolta, accettata. Occorre però educare alle differenze. La diversità può essere riconosciuta ma non completamente ricollegata ai miei schemi mentali Ci sono due atteggiamenti da deplorare nei confronti della diversità: 1 TENTATIVO DI OMOLOGAZIONE: misconoscimento della diversità che viene negata e rimossa nel tentativo di renderci tutti uguali. 2 RIMARCARE LA DIVERSITA’ COME ELEMENTO DI ESCLUSIONE: razzismo, bullismo. Pregiudizi culturali diffusi. Rapporto con la diversità che si è sviluppato nel corso del tempo. La prospettiva che vogliamo portare avanti invece è data dalla ricchezza riscontrabile nella diversità e nella pluralità presente in un gruppo come fonte di arricchimenti di una comunità. La diversità diventa elemento di uguaglianza, tutti gli uomini sono diversi: siamo uguali perché siamo tutti diversi. La pedagogia interculturale cerca di mantenere questo equilibrio tra diversità ed uguaglianza, si colloca tra dimensione universalistica e relativistica, superandola grazie all’idea di confronto e di dialogo. Processo di convivenza ed interculturalità che va preparato educando alle differenze. DIFFERENZA : dal latino disfero = portare altro, portare qua e là, sconfinare nell’universo del possibile e delle sue determinazioni. La differenza non è qualcosa che c’è, è un qualcosa che va conquistato. La diversità è un dato di fatto mentre la differenza è una conquista, un traguardo educativo che permette a ciascuno di noi di realizzare la sua diversità. Una persona, per le sue diversità, deve poter realizzare e portare a termine quelle che sono le sue differenze. Parlare in termine di differenze significa non confondersi, è un processo che ci chiede in prima persona di metterci in gioco per comprendere le nostre e le altrui diversità attraverso la conoscenza e la comprensione. Si conosce per riconoscere. Il processo interculturale è un processo che cerca di promuovere una forma mentis diversa. La dimensione del pluralismo che si basa sul fatto che la realtà è una realtà costituita da diversità, è un elemento fondamentale del processo interculturale, ma riguarda la nostra capacità di pensiero. La pedagogia deve occuparsi di EDUCAZIONE AL PLURALISMO.