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PEDAGOGIA INTERCULTURALE - BARTOLINI UNIPG, Appunti di Pedagogia

appunti integrativi slides delle lezioni, Prof. Bartolini

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 05/06/2021

cecilia.perugini1
cecilia.perugini1 🇮🇹

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PEDAGOGIA INTERCULTURALE
LEZIONE 10 – 29/03
È la Pedagogia più giovane, nasce insieme alla pedagogia sociale. Dato che l’ambito di ricerca è
sempre più ampio e settorializzato si è costituita come disciplina autonoma, inserita all’interno
delle scienze pedagogiche, quello dell’essere l’impianto scientifico.
Il suo focus specifico è l’attenzione all’educazione in quanto inscritta all’interno di un contesto
multiculturale. Fa parte delle scienze pedagogiche, ne condivide l’impianto scientifico ma si
caratterizza per l’attenzione che pone allo studio delle dinamiche educative che si sviluppano
all’interno dei contesti multiculturali.
Oggetto materiale della pedagogia interculturale (ciò di cui si occupa una disciplina):società
multiculturale;
Oggetto formale della pedagogia interculturale: fattore educativo.
La pedagogia interculturale indaga le possibilità educative offerte dalla società multiculturale.
Studia il fattore multiculturale della società in cui viviamo.
È la scienza più giovane tra le pedagogie. È una scienza legata molto alla:
- pedagogia sociale: perché interessandosi del fattore educativo della società multiculturale
si interessa ad un fattore che è presente nella società, e infatti lo studio della pedagogia sociale è
proprio la società. Processi di integrazione multiculturale che promuovono l’integrazione e lo
scambio tra persone che appartengono a culture diverse. Il primo ambito della pedagogia sociale è
l’individuo.
- pedagogia comparata: la pedagogia comparata invece descrive, interpreta e compara i dati
pedagogici di diverse realtà socio-culturali (come si vivono i processi culturali in Italia o in un altro
paese). È una scienza pedagogica che fa una comparazione dei dati pedagogici che provengono da
altre culture.
EDUCAZIONE DECLINATA A LIVELLO INTERCULTURALE.
Entrambe sono significative per lo studio delle relazioni interne alla società interculturale che
vuole diffondere una nuova “cultura di popolo”: dinamica/aperta al diverso”, contro la
trasmissione di modelli standardizzati di convivenza interna. CULTURA FLESSIBILE E DINAMICA.
Quella dell’intercultura è una sfida per la pedagogia. Sappiamo infatti che la pedagogia cerca di
promuovere modelli educativi, che possano contribuire alla trasformazione e al miglioramento
della società. La pedagogia è in grado di sviluppare modelli educativi efficaci ed adeguati, con
particolare attenzione a 3 funzioni:
-Funzione di prevenzione: per preparare a vivere e ad agire nelle società multiculturali.
-Funzione di aiuto: per preparare l’uomo ad affrontare le sfide che una relazione con la
diversità pone all’uomo;
-Funzione di recupero: per preparare ad aiutare la risoluzione dei problemi che nascono dai
conflitti presenti nelle società in trasformazione.
-Tema caro alla pedagogia interculturale è la GESTIONE DEL CONFLITTO!
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PEDAGOGIA INTERCULTURALE

LEZIONE 10 – 29/

È la Pedagogia più giovane, nasce insieme alla pedagogia sociale. Dato che l’ambito di ricerca è sempre più ampio e settorializzato si è costituita come disciplina autonoma, inserita all’interno delle scienze pedagogiche, quello dell’essere l’impianto scientifico. Il suo focus specifico è l’attenzione all’educazione in quanto inscritta all’interno di un contesto multiculturale. Fa parte delle scienze pedagogiche, ne condivide l’impianto scientifico ma si caratterizza per l’attenzione che pone allo studio delle dinamiche educative che si sviluppano all’interno dei contesti multiculturali. Oggetto materiale della pedagogia interculturale (ciò di cui si occupa una disciplina):società multiculturale; Oggetto formale della pedagogia interculturale: fattore educativo. La pedagogia interculturale indaga le possibilità educative offerte dalla società multiculturale. Studia il fattore multiculturale della società in cui viviamo. È la scienza più giovane tra le pedagogie. È una scienza legata molto alla:

- pedagogia sociale : perché interessandosi del fattore educativo della società multiculturale si interessa ad un fattore che è presente nella società, e infatti lo studio della pedagogia sociale è proprio la società. Processi di integrazione multiculturale che promuovono l’integrazione e lo scambio tra persone che appartengono a culture diverse. Il primo ambito della pedagogia sociale è l’individuo. - pedagogia comparata : la pedagogia comparata invece descrive, interpreta e compara i dati pedagogici di diverse realtà socio-culturali (come si vivono i processi culturali in Italia o in un altro paese). È una scienza pedagogica che fa una comparazione dei dati pedagogici che provengono da altre culture. EDUCAZIONE DECLINATA A LIVELLO INTERCULTURALE. Entrambe sono significative per lo studio delle relazioni interne alla società interculturale che vuole diffondere una nuova “cultura di popolo”: dinamica/aperta al diverso”, contro la trasmissione di modelli standardizzati di convivenza interna. CULTURA FLESSIBILE E DINAMICA. Quella dell’intercultura è una sfida per la pedagogia. Sappiamo infatti che la pedagogia cerca di promuovere modelli educativi, che possano contribuire alla trasformazione e al miglioramento della società. La pedagogia è in grado di sviluppare modelli educativi efficaci ed adeguati, con particolare attenzione a 3 funzioni:

  • Funzione di prevenzione : per preparare a vivere e ad agire nelle società multiculturali.
  • Funzione di aiuto: per preparare l’uomo ad affrontare le sfide che una relazione con la diversità pone all’uomo;
  • Funzione di recupero: per preparare ad aiutare la risoluzione dei problemi che nascono dai conflitti presenti nelle società in trasformazione. -Tema caro alla pedagogia interculturale è la GESTIONE DEL CONFLITTO!

Le origini epistemologiche : anni ’80, molto significativi per la nascita di teorie che si interessano di persone di culture diverse. Si assiste a quella che viene chiamata CRISI DEGLI UNIVERSALISMI. Dall’America emerge con forza quello che è l’incepparsi dei meccanismi basi sui modelli assimilatori. Sono gli emigrati di seconda generazione che resistono al processo di uniformazione culturale che caratterizza il processo di accoglienza di persone di cultura diversa all’interno della società americana. C’è una reazione verso questo appiattimento culturale (melting pot). Si attuano strategie che permettano il passaggio da un modello culturale uniforme ad un approccio multiculturale che permetta di superare l’approccio monoculturale che caratterizza l’approccio universalistico. Anche la politica abbandona delle strategie che tendono a marginalizzare le differenze per permettere un contesto multiculturale. L’America però apre la pista rispetto a questo ed è più avanti dell’Europa. Possiamo dire che l’approccio interculturale permette di superare l’approccio universalistico, assimilatorio, ma anche l’approccio multiculturalistico. MODELLO UNIVERSALISTICO : L’approccio universalistico è la visione del mondo caratterizzato da una sorta di etnocentrismo, cioè il ritenere la propria appartenenza culturale la più importante e la migliore. In questa visione la cultura a cui si appartiene è l’unica giusta e andrebbe diffusa in tutti i luoghi. È un processo che tende a negare la pluralità e la diversità. La realtà, in questa visione monoculturale ed etnocentrica, è unica, così come la verità e la conoscenza. Il linguaggio va al di là delle culture e del mondo. Vs. MODELLO MULTICULTURALISMO: L’approccio multiculturalistico è un approccio che si pone tra l’idealismo e il relativismo culturale. Secondo l’approccio idealista : La visione della realtà è che il mondo sia sempre qualcosa da poter mettere in discussione, senza una certezza definitiva. Secondo l’approccio relativista invece: la realtà è costituita da attori sociale e dalle loro interpretazioni e descrizioni. La realtà non è oggettiva. La verità dipende dall’accordo intersoggettivo all’interno di un gruppo. Il linguaggio invece contribuisce a costruire il mondo, in contatto con altri mondi (anche discordanti). Nb: Distinzione tra approccio universalistico e multiculturalistico: l’approccio universalistico, essendo etnocentrico si basa sull’idea di un’unica cultura possibile. Mentre l’approccio multiculturalistico ritiene che il comportamento dell’uomo sia analizzabile e giustificabile all’interno di un orizzonte culturale (noi facciamo così, voi fate in un’altra maniera, senza giudizio). È una maniera statica, c’è un’idea di cultura come una realtà fissa, statica. Ci dà una lettura dell’esistente ma rimane fermo allo status quo, preservando lo status esistente. Idealismo: Così come non esiste una realtà oggettiva, ma è frutto di un accordo intersoggettivo tra gli uomini, il linguaggio ha una stretta valenza in relazione al mondo e alla società nella quale si trova. Stretta relazione tra linguaggio e società. Stretta relazione tra linguaggio e pensiero. INTERCULTURALISMO: “L’apertura all’altro diviene un elemento essenziale di ogni pratica pedagogica” (Portera)

identità è dinamico. L’identità assume dinamicità e pluralità, si costituisce un MOMENTO DI INCONTRO di più realtà ed esperienze. IDENTITA’: Il concetto di Identità è legato a quello di persona come un essere che evolve nel tempo, è legato al tempo che scorre (categoria dinamica), e al contesto sociale che è un contesto storicamente in divenire. Da un lato abbiamo un’identità che si costruisce insieme grazie alla presenza dell’alterità ma è interessante anche il concetto di alterità. Realtà dinamica che si costruisce in interazione, alterità con l’altro. La relazione con l’altro va a determinare la nostra identità. LACROISE : L’altro è una realtà che non si lascia rappresentare, è uno sguardo e non una cosa da vedere. In quanto altro, diverso da me, non sarà mai totalmente determinabile, afferrabile dall’uomo. LEVINAS: filosofo che si occuperà del tema dell’alterità io-altro. L’altro va inteso come prossimo a me ma è straniero, posso vedere il suo volto ma è a me estraneo, è straniero alla mia persona, è irriducibile ai miei schemi mentali, non riuscirà mai a comprenderlo perché ogni realtà è filtrata da uno sguardo sulla realtà stessa. È vicino ma estraneo a me. L’incontro con l’altro può essere critico, è certamente traumatico perché nella relazione con l’altro metto in questione la mia identità e il mio essere, la mia libertà. PRETCEILLE: Quando si sviluppano delle relaziono disfunzionali, si manifesta la dimensione egocentrica dell’uomo, la volontà dell’uomo di eleggere a migliore ciò che sente più vicino, ciò che gli appartiene e coglie familiare. È questo un tentativo dell’uomo naturale, è un atteggiamento difensivo per la nostra identità. Darà molta importanza al processo di acculturazione, come luogo dell’incontro e di rapporto con l’altro. Il processo di acculturazione è quel processo di trasformazione culturale che avviene quando persone di culture diverse vengono in contatto tra di loro. Si basa su un processo di conoscenza. 3.Asse differenza-universalità: identità definita nella dialettica io-altro e in relazione alla differenza (che può creare timori, conflitto…ma attenzione all’indifferenza-universalismo). DIFFERENZA Mette in guardia sulle ambiguità di un discorso pedagogico basato sulla dialettica delle differenze. Il diverso fa paura, viene percepito come una minaccia. Viene guardato con diffidenza. È complesso parlare di valorizzazione delle diversità perché c’è questo approccio alla diversità. Non esistono diversità oggettive, perché le differenze percepite possono essere percepite in maniera diversa. Possono essere anche lontane da quelle reali. Basato un rapporto su questo concetto, sicuramente può creare delle problematiche rilegate a questo approccio. Si è vero, ci basiamo su un concetto spinoso, che è la percezione della differenza e del valore che le diamo, ma attenzione. È estremamente pericoloso il postulato contrario alla differenza: l’indifferenza. Indifferenziare significa negare le peculiarità delle persone, promuovere una forma di universalismo, che assimila il diverso alla maggioranza. Al centro deve essere messo l’invito a riflettere rispetto al rapporto io e l’altro, pone attenzione a quello che è il rapporto tra universalismo e pluralismo culturale. Come se l’altro non esistesse. P. invita a riflettere su questo rapporto riconoscendo l’importanza delle differenze.

La Pretceille termina la sua tesi sostenendo che questi sono i presupposti su cui si basa la pedagogia interculturale. Come tutte le pedagogie non ci dà una risposta su come fare nello specifico ma ci può aiutare ad avviare una riflessione su quelle che sono le tematiche sulle relazioni tra gli uomini all’interno di un panorama che si è pluralizzato e complessificato. PROMOZIONE E RICONOSCIMENTO DELLE DIFFERENZE.  fondamentale per evitare omologazione. Sirna (1997): “La pedagogia interculturale è “la pedagogia che rinuncia alle visioni generalizzatrici e moralizzatrici, ai discorsi che reificano l’altro e guarda invece, ai rapporti tra i soggetti, ai contesti, ai processi e alle dinamiche relazionali, sforzandosi di promuovere una prassi educativa che interagisca costruttivamente con i contesti politico-istituzionali ed economico sociali. Una pedagogia interculturale è una pedagogia che “si muove verso l’universale” rispettando le “specificità” e la “singolarità” delle persone, che coglie e valorizza il nesso che le accomuna al di là delle diversità culturali, “l’identico” che sta iscritto nella struttura stessa dell’uomo e lo rende tale, ma che non coincide con nessuna delle sue determinazioni reali.” Il discorso pedagogico interculturale: o Non si iscrive all’interno di una visione deterministica ma prende atto della complessità che vive l’uomo. o Supera l’incomunicabilità del relativismo culturale; o Presuppone la dimensione culturale come parte integrante di ogni riflessione e modalità d’intervento; o Si riferisce sempre a un’azione, un intervento; o Considera criticamente i termini di etnia, cultura e identità. (Portera, 2013, 37) Dall’educazione interculturale alla pedagogia interculturale: prima la pratica e poi la teorizzazione dei modelli. In Italia la pedagogia interculturale nasce dopo l’educazione interculturale. Passa da una fase ideale, esperienziale, alla quale è seguita la fase normativa e per ultima la fase sperimentale di ricerca. Un anno importante per lo sviluppo interculturale in Italia è il 1989, anno della legge Martelli, prima legge che regolamenta la presenza degli immigrati in Italia. Rappresenta un punto importante. Altrettando importante è la circolare ministeriale 301/89 sull’inserimento dei bambini stranieri nelle scuole. Già prima che l’immigrazione esplodesse in Italia sono nate delle associazioni che si occupavano del tema. FASE ESPERIENAZIALE: insieme di iniziative che nacquero e si diffusero in Italia in risposta all’arrivo dei primi immigrati nel paese (corsi di alfabetizzazione, insegnamento della lingua italiana come l’attivazione di sportelli sociali e sanitari, amministrati per immigrati. FASE NORMATIVA: leggi che nascono per rispondere al fenomeno: l’idea interculturale si è sviluppata nel contesto europeo ( Consiglio d’Europa e Comunità Europea) a seguito dell’assunzione di consapevolezza degli effetti della crescita demografica delle popolazioni immigrate in Europa nel definire il carattere multiculturale della società. L’educazione interculturale nasce nel tronco dell’educazione alla mondialità/comprensione internazionale, in virtù di una riflessione sul significato e sul valore della diversità culturale. -L’educazione interculturale affonda le sue radici sull’educazione civica.

  • Qualitativi: va a investire la persona nella sua interezza, investe il piano della convivenza, il modo di intendere il sapere, le modalità di comunicazione tra gli uomini, lo sviluppo dell’identità personale e sociale. La società nella quale viviamo determina un cambiamento importante nelle nostre modalità di vita. ***Riconoscere il valore dell’educazione: “molti dei nostri più preoccupanti e gravi problemi sociali potrebbe essere alleviati se sapessimo come educare i nostri giovani” – Postmann. Può permettere di riportare l’uomo al centro della realtà sociale e politica. Investire in educazione ci può aiutare a creare una società migliore. La società si caratterizza per la presenza di DUE GRANDI PIEGHE sono rappresentate:
    1. dal processo di globalizzazione
    2. dal fenomeno migratorio. Questi due elementi insieme ci permettono di leggere la dimensione complessa della nostra società. GLOBALIZZAZIONE: La globalizzazione può essere definita un processo di passaggio da una dimensione locale ad una dimensione globale. Essa determina un’estensione dei confini globali. La nostra vita è connessa a livello planetario. Questo processo determina dei profondi mutamenti nelle relazioni umane e geografiche che sembrano oggi espandersi su una scala geografia senza precedenti. C’è un accelerarsi di quelle che sono le mode, le idee, le crisi economiche che circolano in maniera molto veloce da una parte all’altra del mondo. Interconnette con molta velocità luoghi che prima erano separati da delle distanze molto significative. Questo processo di passaggio dal locale al globale fa essere tutti più vicini, le nostre relazioni sono tutte interconnesse. È un processo che si può definire in 3 parole, come 3 caratteristiche fondamentali: vastità, velocità, interconnessione. È un processo che interconnette e tiene insieme, per tutta una serie di relazioni che si creano (di tipo economico, sociale, finanziario, tecnologico) è ci rende un po' tutti più vicini. I due motori di questo processo sono:
  • Lo spostamento dei grandi capitali, come forza che muove il processo di globalizzazione;
  • La rivoluzione scientifica e tecnologica. La globalizzazione è caratterizzata dall’egemonia dei mercati finanziari, da un’economia de- materializzata (perché perde la materia), cioè un nuovo tipo di economia dove il ruolo dell’uomo è marginale. In un processo economico il ruolo dell’uomo è centrale perché egli produce, fabbrica qualcosa, lo vende incassando denaro per poi investirlo facendo così circolare l’economia. Oggi invece è la moneta che produce moneta. Questo processo in atto determina dei nuovi e significativi problemi di tipo etico. È causa di quello che è il grande squilibrio sociale ed economico che vive il nostro pianeta. Oggi può produrre moneta solo chi ha moneta, chi non ce l’ha rimane emarginato. È una realtà che apre alla riflessione pedagogica a dei nuovi scenari che fino a qualche tempo fa erano inediti. Oggi non si può non confrontarcisi. **È proprio dalla globalizzazione dell’informazione che si arriverà alle altre forme di globalizzazione, in particolare a quella economica! INTERCONNESSIONE.

Con lo sviluppo delle nuove tecnologie si è andata annullando la distanza tra il fatto e la notizia. Una cosa accade e la notizia ci è data immediatamente. Riusciamo ad assistere in diretta ai fatti che accadono socialmente. Questo è il miracolo della tecnologia dell’informazione. MCLUHAN 🡺 definisce la società come un VILLAGGIO GLOBALE. Ha fatto una lettura della storia dell’uomo in 4 periodi diversi. A seconda dell’uso del linguaggio che l’uomo ha utilizzato. Ha pensato ad uno sviluppo dell’umanità che passa da un periodo caratterizzato dalla comunicazione orale, che a definire quello che lui definisce il villaggio tribale, ad un periodo della scrittura a mano, definito uomo alfabetico/uomo chirografico. Dopo c’è stata la galassia Gutenberg con l’invenzione della stampa. Ora siamo in una fase successiva. Siamo nella fase del villaggio globale, cioè la fase dell’era elettronica caratterizzato da due nuove categorie spazio-temporali (subitaneità e quella della simultaneità). Annullamento della distanza tra fatto e notizia. Il villaggio globale è quindi caratterizzato da due nuove categorie spazio-tempo: la subitaneità e la simultaneità. Accade una cosa, ne abbiamo notizia in diretta e ne abbiamo notizia ovunque, in qualsiasi parte del mondo. Lo sviluppo tecnologico dell’informazione produce questa nuova modalità relazionale nel mondo. Ci rende tutti più vicini. La coesistenza delle contraddizioni che stanno all’interno della realtà complessa, questo fenomeno porta con sé 2 problematiche educative:

  • Squilibrio mondiale dell’informazione : aumenta la distanza tra chi ha accesso alle informazioni e chi invece non ne ha possibilità. L’Europa e il Nord America, con il 19% della popolazione mondiale detengono il 73% dell’attività in rete. Il resto del mondo invece ha il restante 27%. Altro problema riguarda le agenzie di stampa che si trovano in quello che è definito il nord del mondo. Nella nostra realtà 1 bambino su 4 non ha accesso a internet. Difficoltà affrontate dalle famiglie nel periodo Covid.
  • Nuove forme di socializzazione virtuale : hanno introdotto molti cambiamenti. Cambia il rapporto con se stessi e con gli altri. Un rapporto che diventa più diretto e veloce ma sicuramente più mediato/filtrato dagli schermi. Le tecnologie hanno reso più semplice la comunicazione con gli altri, superando le barriere spazio-temporali, offrendo anche spunti per lo stimolo del pensiero ma hanno anche inciso molto nelle modalità di interazione sociale che vengono scelte soprattutto tra i più giovani. Le tecnologie ci permettono di incontrare persone anche dall’altra parte del mondo ma si perde così la freschezza del face to face, perché c’è uno schermo che ci fa da tramite. Le relazioni sono più semplici ma sono estremamente permeabili, cioè si costruiscono rapidamente ma altrettanto rapidamente possono essere abbandonati. Si sviluppano nuove forme di socializzazione virtuale che aprono alla visione pedagogia dei nuovi scenari ed interrogativi dal punto di vista educativo. Un’altra problematica ci è presentata da GADAMER : “Siamo tutti schiavi dei media e dei nuovi media; (…) non come nell’antichità, in modo ben più raffinato: siamo schiavi pensando di essere padroni. Tante informazioni, troppe informazioni non danno il tempo per pensare”. Tante informazioni ci impediscono di pensare perché il pensiero ha bisogno di tempi lunghi, ha bisogno di trasformare l’informazione e rielaborarla. “Tutta l’informazione è una catena intelligente di schiavi”. Non riusciamo più a sviluppare ciò che ci viene detto in maniera critica ma lo facciamo in maniera passiva.

migliori rispetto ad altri, determinando un annullamento di quelle che sono le differenze culturali. È un rischio ben presente! Rischio del ritorno di una monocultura che schiaccia le differenze.

  • Crescenti disuguaglianze sociale: i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Non si tratta solo tra il nord ed il sud del mondo ma anche. Più del 80% delle risorse mondiali sono detenute dal 20% del mondo. Aumenta sempre di più la disparità tra paesi ricchi e paesi poveri. Anche i paesi ricchi risultano sempre più divisi in due fasce. Portera dice che, oltre ai grandi cambiamenti che abbiamo parlato, la globalizzazione è un processo che produce delle ampie crisi: ● Ambito economico-finanziarie : pongono davanti a numerosi problemi etici. Disuguaglianza e povertà. ● Culturale : perché una cultura è ciò che permette ad un popolo di riconoscersi, tracciando un confine tra sé e gli altri. È all’interno della cultura che si costituiscono quelle che sono le scale di valori, le regole e le leggi e gli obiettivi da seguire. Bauman dice che la cultura compie il miracolo di evocare l’ordine dal caos. Riesce a dare un ordine a tutto posizionando le varie cose. La crisi di tipo culturale si percepisce molto all’interno della nostra società, una società accelerata, nella quale tutto cambia velocemente, caratterizzata da instabilità, una società caratterizzata dal passaggio, società dell’incertezza dove si perdono gli elementi fondanti della società stessa. Bauman dice che la nostra società è una SOCIETA’ LIQUIDA , intendendo per liquidità la capacità di muoversi rapidamente e senza preavviso. La razionalità liquido-moderna raccomanda mantelline leggere e aborre le gabbie di ferro. Tra i valori di questa società dove tutto è da mettere sempre in discussione c’è quella di non creare legami duraturi. Lo stesso concetto di Identità subisce una costante destabilizzazione nella società contemporanea e tutte le identità sono multiple e multiculturali. Identità più sane non sono quelle fisse ma appunto quelle multiculturali che sono aperte al confronto e al dialogo con altre identità. Sono delle evoluzioni alle quali stiamo vivendo. ● Crisi Educativa : in questa società liquida in cui è tutto instabile, nella quale regna l’individualismo e assistiamo ad una deregolamentazione dell’esistenza, ad una polifonia dei valori, assistiamo ad una profonda crisi pedagogica, intesa come crisi delle istituzioni educative , crisi dei fini educativi. La condizione plurale nella quale ci troviamo a vivere ha messo in crisi quello che è il settore delle finalità educative. Sul piano identitario il cittadino della società complessa si chiede dove potrei andare, dove dovrei andare, dove mi porta la strada che ho intrapreso. Il compito dell’educazione è aiutare a far sì che un soggetto possa scegliere la strada meno pericolosa rispetto alla pluralità alla quale è legato. L’accoglimento della pluralità ha portato allo sviluppo del relativismo, le istituzioni educative sono assolutamente impreparate rispetto a tutto questo cambiamento. Indebolimento dei valori educativi e politici. La crisi pedagogica è una crisi importante, perché la domanda che ci si può fare è a cosa serve una scienza che si basa sulla riflessione quando tutto è in continuo cambiamento e sovrasta improvvisazione e sovranismo. Portera propone di investire in cultura, in educazione e in pedagogia. È necessario e urgente riscoprire la cultura quale bene più prezioso a disposizione degli uomini e delle donne. Occorre promuovere l’amore per il sapere e per la conoscenza. Nel passato gli uomini avevano un problema importante: come accedere al sapere. Oggi abbiamo un problema diverso, perché l’informazione è facilmente accessibile ma bisogna promuovere e far sì che si possa acquisire il piacere di conoscere ma soprattutto occorre dare alle persone gli strumenti per poter, nella giungla dell’informazione, sviluppare una curiosità intellettuale, nella consapevolezza che le

informazioni e le conoscenze cambiano velocemente. Serve autonomia di giudizio per imparare a distinguere tra informazioni vere e informazioni false (fake news, fonti attendibili o meno). Bisogna educare quello che è il PENSIERO CRITICO. Bisogna trovare il tempo di fermarsi, di riflettere, di capire quello che ci stanno dicendo, per formare poi un proprio pensiero e un proprio giudizio. IMPARARE AD IMPARARE, è il mezzo e non il fine. Per fare questo occorre rifondare l’educazione e ricominciare da essa. Ognuno di noi ha un bisogno di essere educato. Siamo sempre travolti da tante situazioni. Portera qui riprende l’etimologia dell’educazione perché se l’educazione è Educere, tirar fuori, l’educazione deve quindi tirare fuori il meglio di una persona (processo maieutico). Ma se educazione è educare e accompagnare, allo stesso tempo deve e può fornire il meglio di ciò che ha prodotto dalla società. Occorre ripartire dall’etimologia dell’educazione perché è lì che c’è il suo presente e il suo futuro. Ogni buona educazione consente di utilizzare il presente e il passato per utilizzare bene il futuro. LEZIONE 12 – 07/ Globalizzazione: va ricondotto questo processo, questa apertura al mondo con le sue interconnessioni a una concezione antropologica nuova in cui i diritti fondamentali di ogni uomo possano essere riconosciuti. La globalizzazione deve diventare più umana e solidale, riportando l’uomo e l’interesse comune al centro. È lo scenario e il contesto in cui viviamo e che ci condiziona. Globalizzazione inclusiva e che non omologhi gli uomini. Educazione che possa emancipare, impegnandosi a promuovere percorsi educativi divergenti. Delors🡺 educazione come utopia necessaria. L’educazione deve sempre contenere elementi dell’utopico ed essere tesa al miglioramento dello stato/società/vita dell’uomo. C’è bisogno di pedagogia intesa come scienza del fatto educativo, una scienza che ci permetta di elaborare un’antropologia che possa basarsi sulla natura relazionale dell’uomo e del processo educativo. L’uomo non ha bisogno di informazioni ma di relazioni. L’educazione è relazione. L’uomo ha bisogno di sguardi, di carezze, di emozioni per potersi educare. Le informazioni sono un aspetto fondamentale ma strumentale per la crescita dell’uomo. Dire pedagogia significa dire progetto di vita dell’uomo, un progetto fatto di due categorie che non possono essere superate: spazio e tempo. L’uomo per crescere ha bisogno di spazi educativi reali e non virtuali, di esperienze dirette e non filtrate, di tempi. La categoria del tempo è fondamentale nel processo educativo. Parlare di tempo significa parlare di ritmo educativo. Agazzi dice che parlare di tempo significa parlare di giusto tempo. Il tempo della pedagogia non è il tempo della subitaneità, del click della risposta. La pedagogia è scritta in tempi che devono essere lunghi. La pedagogia può aiutarci ad orientarci in questa realtà complessa, senza dare delle ricette, ma può aiutarci a riflettere in questo momento può illuminarci a risolvere e comporre e ricomporre le crisi che stiamo vivendo perché la pedagogia ha una antropologia pedagogia, cioè si basa su un’idea di uomo (soggetto: chi è l’uomo). Può ridare all’uomo che è il suo ruolo di fine di tutte le attività. Può aiutarci a sviluppare un’idea dell’uomo come fine del processo e mai come strumento. Può aiutarci a riflettere perché può indicarci una teleologia (oggetto: chi deve essere

processo di ampliamento delle possibilità umana che consenta agli individui di godere di una vita lunga e sana, essere istruiti e avere accesso alle risorse necessarie a un livello di vita dignitoso. Ricchezza può non voler dire sviluppo. L’HDI si basa su 3 indicatori:

  • Longevità, possibilità di vivere una vita lunga e dignitosa, accesso alle cure, a tutto quello che fa vivere in modo dignitoso;
  • Livello di istruzione;
  • Livello di vita: poter accedere a un reddito congruo con lo standard di vita di quel paese. È stata sottoscritta l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. È un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Susteinable Development Goal. Indice poi arricchito ma questi 3 sono i punti cardine. Sviluppo sostenibile : è definito come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni, nell’ottica che le risorse del pianeta nel quale viviamo sono risorse limitate e che tutto quello che facciamo ha un impatto ambientale importante. Per raggiungere uno sviluppo che possa essere sopportato dall’ambiente e dall’uomo occorre sostenere la crescita economica ma anche l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente. I vari goals individuati dall’agenda 20-30 (2015)sono obiettivi che dovrebbero promuovere quelle che vengono chiamate le 5 P dello sviluppo: uno sviluppo deve promuovere
  • Le PERSONE eliminando fame e povertà in tutte le forme e garantire dignità e uguaglianza;
  • La PROSPERITA’: garantire vite prospere e piene di armonia con la natura;
  • La PACE: promuovere società pacifiche, giuste e inclusive;
  • La PARTNERSHIP: implementare l’agenda attraverso solide partnership;
  • Il PIANETA: proteggere le risorse naturali il clima del nostro pianeta per le generazioni future. Dimensione economico-sociale-tutela ambientale. Robert Kennedy , il 18 marzo 1968, tenne il seguente discorso alla Kansas University: Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombre le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità die rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Si parla di educazione globale, una sorta di educazione olistica, che apre gli occhi e le menti delle persone alla realtà del mondo, e le risveglia a determinare un mondo di maggiore giustizia, equità e diritti umani per tutti (dichiarazione di Maastricht sull’educazione globale, 2002). Basandosi su un concetto di cittadinanza universale, l’Educazione globale ricomprende, pertanto, l’educazione allo sviluppo, ai diritti umani, alla sostenibilità, alla pace, alla prevenzione die conflitti e all’interlocutore.

Nella prospettiva educativo-pedagogico, l’Educazione Globale significa garantire opportunità e competenze per riflettere e condividere il proprio punto di vista e il proprio ruolo all’interno di una società globale interconnessa, nonché comprendere e discutere relazioni complesse tra fattori sociali, ecologici, politici ed economici, così da ricavarne nuovi modi di pensare ed agire. (Linee guida per un’Educazione Globale – Concetti e metodologie sull’educazione globale per educatori – Centro Nord-Sud per l’interdipendenza globale e la solidarietà del Consiglio d’Europa). RESPONSABILITA’ SOCIALE: ognuno può diventare membro attivo della società ed operare in direzione di uno sviluppo sostenibile. Aime, pag. 8. UNA UMANITA’ IN CAMMINO L’uomo si è sempre spostato. la costruzione dell’identità europea si fonda su 3 diverse culture:

  • Romanitas: da cui abbiamo appreso lo IUS, il diritto;
  • Grecitas: da cui deriva il mitos/logos; filosofia e ragionamento
  • Germanitas: apprendiamo la fraternitas, idea di clan e di famiglia L’idea di Europa si basa su questi elementi. Quali sono le novità nel processo migratorio? Perché oggi viene considerato come un problema? Sono due le ragioni che ci fanno parlare di novità nel processo migratorio oggi. Gli immigrati richiedono il riconoscimento della propria identità culturale, cosa che prima non avveniva. Agli immigrati che si spostano oggi, oltre agli immigrati economici, si aggiungono gli immigrati bellici. I governi hanno attuato nel corso del tempo delle politiche migratorie diverse, con cui accogliere persone che vengono da un altro paese all’interno della propria cultura. Tra le varie politiche migratorie troviamo:
  • Modello di assimilazione: è un processo che vede un rapporto di dominanza e di sottomissione da parte della cultura maggioritaria sulla cultura minoritaria. Lo straniero viene percepito di minor valore, come primitivo, come una realtà da dover assimilare e assorbire all’interno della propria cultura. È un modello definito anche francese perché era tipico delle politiche adottate dalla Francia. È un processo di omologazione e non c’è riconoscimento delle diversità intese come identità dell’altro;
  • Modello contrapposizione/segregazione: è il modello del ghetto, per cui le persone differenti per etnica, lingua o religione, vengono rese innocue per il gruppo dominante all’interno di un contesto di vita separate. Es. dell’Apartheid in America, ghetti. Quindi impossibilità di avere una relazione; modello destinato ad implodere, che alimenta la paura del diverso
  • Modello dell’eliminazione: si basa sull’eliminazione del diverso, del debole. Il diverso è percepito come una minaccia per la propria identità e la propria esistenza e quindi si elimina, sia fisicamente, attraverso l’uccisione ma anche attraverso l’espulsione, cioè il mandare via dal territorio.
  • Modello dell’universalismo: non riconosce quelle che sono le diversità, ma si basa sugli elementi che ci accomunano. Vengono rimosse le differenze in nome di valori comuni;
  • Modello Melting Pot: crogiuolo di culture. Si fondono tutte le culture, portando ad un’altra cultura che però non riconosce il contributo di nessuna cultura specifica. Non prevede il riconoscimento delle diversità, ma le varie diversità vengono annullate in funzione della creazione di un’altra cultura che nasce dalla fusione quindi di tutte le culture presenti;
  • Modello della Democrazia delle culture: si basa sull’integrazione delle varie culture e il riconoscimento della diversità di ciascuna cultura. Considera la specificità di ogni cultura e la sua

migratorio è interessante vedere che la maggior parte degli intervistati sostiene che la maggior parte degli immigrati presenti sul territorio sia di origine africana. Media e comunicazione interculturale: i media vanno ad invadere sempre più ambiti della nostra vita, incidono sulla costruzione di quella che è la nostra identità culturale e il pregiudizio che abbiamo nei confronti dell’altro. Ecco perché si parla di potere mediatico. Ricerche del Centro di studi interculturali a partire dagli anni 2000, per analizzare il rapporto fra mass media, immigrazione e società multiculturale. Risultati dimostrano come si veicolino idee sull’immigrazione clandestina, presentazione dell’immigrato come un altro estraneo, diverso, incomprensibile, non meritevole di attenzione, di conoscenza, di accoglienza e di dialogo (Portera). Come qualcuno che può minare la nostra stabilità. Difficilmente si parla dell’immigrazione in senso positivo, che metta in risalto le diversità. Il 70% delle notizie che girano intorno agli immigrati si riferiscono a fatti negativi. Portera: le persone che guardano spesso la televisione e programmi che sovrastimano l’indice di violenza, hanno una maggiore paura di essere colpite direttamente dalla violenza. GLOBALIZZAZIONE E MEDIA. La globalizzazione esige un altro tipo di giornalismo, un giornalismo autenticamente interculturale, che si muova nell’orizzonte teoretico della pedagogia interculturale, dove l’alterità, l’immigrazione, la vita in una società complessa e multiculturale non siano considerata solo come rischi di disagio o di malattie, ma come delle opportunità di arricchimento e di crescita personale e collettiva. I media, se impiegati in maniera opportuna, potrebbero costituire un validissimo strumento per veicolare educazione, cultura e competenze interculturali: ossia attitudini, abilità e soprattutto conoscenze atte a gestire positivamente le realtà multiculturali, mediante il confronto e al riflessione sul piano dei valori, delle regole e dei comportamenti (Portera). Straniero: deriva da ex, che non è più; è qualcuno che non è più cittadino di un paese ma è anche extra di quella cultura dove va. LA FECONDAZIONE CULTURALE Nei movimenti e nella mobilità delle persone e dei popoli si interfacciano molte culture diverse. La pedagogia interculturale si interessa molto del processo migratorio perché attraverso esso si crea quella che viene chiamata fecondazione culturale. Si muovono persone, le culture, e in questo modo le culture hanno modo di conoscersi e interfacciarsi. L’immigrazione è un incontro quindi tra persone e culture. Le persone incontrandosi, mettono insieme le loro storie, idee, bisogni, sogni. Da questo incontro le culture avviano un processo di contaminazione. In pedagogia si ha l’idea di cultura come qualcosa di dinamico, porose, che assorbono, e per questo nessuna cultura può definirsi pura e incontaminata, perché c’è un processo di sviluppo culturale che si costruisce nel tempo. Le persone sono attive, elaborano, modificano, influenzano e si fanno influenzare, imparano. Don Luigi Di Liegro 🡺 L’immigrazione è un problema solo quando non ci si prepara a convivere con esso, altrimenti è una grande opportunità (presidente Caritas di Roma). Il processo di migrazione è un processo di rottura per la persona che la vive, è un evento traumatico perché determina il passaggio da un ambiente che può essere povero economicamente ma accogliente dal punto di vista degli affetti, ad un ambiente ricco economicamente ma freddo di affetti. Il trauma varia molto. La possibilità di inserirsi in una rete di

relazioni significative nel luogo di arrivo può fare la differenza. Vivono sentimenti contrapposti, sensi di colpa per aver lasciato la propria casa e la propria famiglia, ma anche il desiderio di impegnarsi in quella nuova realtà. Il trauma è provocato dalla rottura improvvisa rispetto al passato, dal passaggio repentino da un contesto dove tutto è familiare a un altro del tutto estraneo e per la radicalità di tale passaggio. Molti migranti si muovono da soli. È un’esperienza che molto spesso lacera l’anima e ogni migrante reagisce in maniera diversa al cambiamento cui è sollecitato. L’entità del trauma vissuto dipende da una serie di elementi quali la personalità formatasi prima della migrazione, le forme e le modalità con cui avviene l’impatto con la società ricevente, i motivi che hanno dato vita alla decisione di emigrare. Il processo di immigrazione lascia sempre una traccia forte nella vita della persona. Alcuni dicono che la migrazione sia una perdita, si lasciano gli affetti, i luoghi conosciuti. L’immigrato che arriva nel contesto perde molte cose:

  • diritti di cittadinanza, ciò che nella madre patria era suo, qua dovrà essere conquistato e non sempre facilmente. E anche quando saranno acquisiti non saranno pieni diritti;
  • competenze linguistiche culturali: nel proprio paese si conoscono tutti i funzionamenti ma nel paese di arrivo no, spesso non si conoscono i funzionamenti dei processi culturali;
  • conoscenze e competenze personali: molti titoli di studio conseguiti all’estero non vengono riconosciuti nella nuova realtà, e ciò mette in crisi l’intera personalità della persona;
  • consuetudini e stili di vita: gli immigrati si trovano spesso a rimettere in discussione quelle che erano le modalità di vita e relazionali che erano proprie del proprio paese. Lo si vede bene quando si hanno i ricongiungimenti familiari, e le famiglie ricomposte pagano spesso il prezzo più alto di questa perdita perché le famiglie che si ricongiungono sono famiglie che vivendo separate per tanti anni, si trovano a dover mettere insieme due modalità di vita molto dividersi, sia rispetto alle relazioni di coppia che dal punto di vista educativo;
  • relazioni e legami personali: si perdono spesso molti legami tessuti nel luogo di origine; Bisogna avere cura, in maniera diretta o indiretta, delle famiglie che provengono da ambienti culturali diversi. Il processo migratorio, ci pone in contatto con un concetto che è molto caro alla Pedagogia Interculturale: il concetto di diversità! Sappiamo che gli studi di paleontologia, archeologia, linguistica storia, genetica, ci dicono che l’origine dell’uomo si situerebbe fra l’Africa meridionale, orientale e il vicino oriente. Nella riflessione pedagogica dobbiamo abbattere il pericoloso preconcetto che esistano più razze. L’unica razza esistente sulla terra è la razza umana. Aime, pag. 76. LEZIONE 14 – 12/ L’origine della vita è la stessa ma l’esistenza umana si basa sulla diversità. Sul riconoscimento delle differenze, però, spesso scaturiscono problemi. Proprio per questo bisogna interrogarsi su cosa intendiamo per diversità. DIVERSITA’ 🡺 deriva da disverto = volgersi altrove, procedere in un’altra direzione. Nel corso del tempo questo termine ha assunto una connotazione negativa, perché diverso è qualcuno che va dall’altra parte rispetto a quelle che sono considerate le condizioni normali. La pedagogia assume

schemi comportamentali. A volte l’appartenenza a un gruppo rappresenta una forma di comfort zone ma non è sempre così. Ci sono invece molti elementi legati alla storia di quella determinata persona per differirla dal resto del gruppo. Riguarda la specificità di una persona ma allo stesso tempo ci dà la possibilità di riconoscerci in tutti, in ogni voce e in ogni esperienza. Documentario: Human, diviso in 3 parti, più di 2000 interviste in diverse parti del mondo, stesse domande: che idea ha della vita? Quale è stata per lei l’esperienza più difficile? Evidenzia la specificità di ogni appartenenza culturale e di ogni persona. La diversità appartiene a gruppi ma anche alle singole persone. La diversità è un concetto ontologico che si riferisce all’intera umanità. INTRAPERSONALE: è la diversità che alberga in noi. L’uomo è persona, e nell’etimologia della persona c’era l’idea della maschera che si metteva teatro per recitare una parte. Possiamo essere tante cose nel contesto nel quale viviamo. Esiste una diversità che anima ciascuno di noi sia nella dimensione sincronica relativa alle situazioni in cui viviamo, ma anche una di tipo diacronico, noi evolviamo continuamente e domani non saremo ciò che siamo oggi e non saremo ciò che saremo domani. C’è un cambiamento che è in divenire. La dimensione della pluralità di abita. Abbiamo un’identità plurale, sé molteplici, proprio per questo. Per approcciarsi ad un discorso interculturale forse bisognerebbe partire da noi stessi, iniziare a leggere e a cogliere le nostre diversità per poter cogliere e accettare quelle degli altri. IDENTITA’: Concetto che si lega a quello di diversità. Insieme di caratteristiche che ti rendono unico rispetto all’altro. IDEM=lo stesso, la stessa cosa. In questo senso l’identità personale va a rappresentare l’essere specifico di una persona. Si lega al principio di unità e stabilità. È il nucleo fondante che dà stabilità a una persona e permane in essa. Struttura interna alla persona che permette di sperimentarsi in modo distinto e separato dall’altro. Principio di stabilità ma anche dinamico. Metafora del cammino: sviluppo identitario della persona. La pedagogia dello sviluppo umano parla del PRINCIPIO DI CONTINUITA’ NEL CAMBIAMENTO come elemento che caratterizza lo sviluppo di ciascuna persona, c’è un nucleo che permane anche se la persona si modifica nel tempo. Identità mobili: nuclei interni che non si cristallizzano ma si evolvono nel corso del tempo e in funzione delle relazioni e le esperienze che ognuno riesce a vivere. Ma quando si costruisce l’identità? Processo che inizia dalla prima infanzia quando i bambini iniziano a sviluppare un proprio carattere, distaccandosi dal gruppo di appartenenza (genitori, parenti e pari). Processo di costruzione di identità che non è mai definitivo, si sviluppa con la crescita della persona e in base alle relazioni che questa crea. Oggi è sempre più complesso, i riferimenti sociali e culturali sono sempre molto ampi, frammentati, precarietà della vita sempre più evidente, contesti sociali in cui le persone sono chiamate a tenere insieme tanti aspetti della propria esistenza. Processo ancora più difficile per soggetti che provengono da contesti culturali differenti. Purtroppo esiste ancora una condizione sociale regolata dall’OUT-OUT: o appartieni a questa o a quella cultura. Pensiero binario che può produrre disorientamento e rappresentare un ostacolo psicologico nella costruzione dell’immagine di sé come persona. Nel cercare di rimettere insieme i pezzi di una identità frammentata possono insorgere difficoltà nei ragazzi che sono portati ad assumere comportamenti di tipo mimetico, di basso profilo. Questi si trovano a volersi conformare a ciò che le famiglie o la società e il mondo esterno si aspettano da loro.

Di fatto dovrebbe accadere che questa posizione caratterizzata da Out/out fosse sostituita dall’Et/ Et proprio perché quella dell’identità è una dimensione che deve appartenere a tutti. L’educazione può aiutare i giovani a sviluppare questa idea di pluralità. Proust 🡺 L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è. Santelli Beccegato 🡺 Tanto più si approfondisce la consapevolezza della propria identità, nell’autenticità dei suoi significati, tanto più si diviene disponibili ad aprirsi alla conoscenza e alla comprensione dell’altro in termini di analoga assunzione/attribuzione di autenticità e di singolarità. La pedagogia cerca di mantenere questo equilibrio. Uniti nella diversità – motto dell’Unione Europea. Lo stare insieme con altri diversi può rinforzare i pregiudizi attraverso un meccanismo di distorsione della realtà, di quelle che erano le nostre idee preconcette. Occorre preparare la relazione interculturale, cercando di educare alla differenza. Diversità e differenza non rappresentano la stessa cosa. La diversità va riconosciuta, accolta, accettata. Occorre però educare alle differenze. La diversità può essere riconosciuta ma non completamente ricollegata ai miei schemi mentali Ci sono due atteggiamenti da deplorare nei confronti della diversità: 1 TENTATIVO DI OMOLOGAZIONE: misconoscimento della diversità che viene negata e rimossa nel tentativo di renderci tutti uguali. 2 RIMARCARE LA DIVERSITA’ COME ELEMENTO DI ESCLUSIONE: razzismo, bullismo. Pregiudizi culturali diffusi. Rapporto con la diversità che si è sviluppato nel corso del tempo. La prospettiva che vogliamo portare avanti invece è data dalla ricchezza riscontrabile nella diversità e nella pluralità presente in un gruppo come fonte di arricchimenti di una comunità. La diversità diventa elemento di uguaglianza, tutti gli uomini sono diversi: siamo uguali perché siamo tutti diversi. La pedagogia interculturale cerca di mantenere questo equilibrio tra diversità ed uguaglianza, si colloca tra dimensione universalistica e relativistica, superandola grazie all’idea di confronto e di dialogo. Processo di convivenza ed interculturalità che va preparato educando alle differenze. DIFFERENZA : dal latino disfero = portare altro, portare qua e là, sconfinare nell’universo del possibile e delle sue determinazioni. La differenza non è qualcosa che c’è, è un qualcosa che va conquistato. La diversità è un dato di fatto mentre la differenza è una conquista, un traguardo educativo che permette a ciascuno di noi di realizzare la sua diversità. Una persona, per le sue diversità, deve poter realizzare e portare a termine quelle che sono le sue differenze. Parlare in termine di differenze significa non confondersi, è un processo che ci chiede in prima persona di metterci in gioco per comprendere le nostre e le altrui diversità attraverso la conoscenza e la comprensione. Si conosce per riconoscere. Il processo interculturale è un processo che cerca di promuovere una forma mentis diversa. La dimensione del pluralismo che si basa sul fatto che la realtà è una realtà costituita da diversità, è un elemento fondamentale del processo interculturale, ma riguarda la nostra capacità di pensiero. La pedagogia deve occuparsi di EDUCAZIONE AL PLURALISMO.