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Appunti di Pedagogia sociale,familiare ed interculturale UNIPG Prof.ssa Bartolini, Appunti di Pedagogia

Vendo appunti completi di tutte le lezioni di Pedagogia della Prof.ssa Bartolini, con tanto di seminari inclusi. chiedo gentilmente, se rimanete soddisfatti di lasciare una valutazione positiva :) Grazie! anno 2017/18

Tipologia: Appunti

2017/2018

In vendita dal 03/08/2018

Psiché32
Psiché32 🇮🇹

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Pedagogia sociale, familiare ed interculturale; prof.ssa Bartolini
Ricevimento martedì 14:30-15:30
Educazione (educo)
Ha una valenza polisemica (più significati in base al contesto); duplice derivazione etimologica:
Da educere: “tirare fuori”, “estrarre”, processo di estrazione delle potenzialità di ciascuna persona
Educare: “allevare”, “nutrire”, “far crescere”
L’educazione intesa sia come relazione estrattiva che come relazione conduttiva.
Educazione come “accompagnare”.
Antonio Rayneri => lui per la prima volta della pedagogia come scienza.
Lui più che di educazione parla di “perfezione”, scelta di questa parola che gli permette di definire le
sequenze del processo educativo.
Il processo educativo, chiamato da lui “perfettivo”, passa da una iniziale perfettibilità dell’uomo ad una
forma di perfezionamento, per giungere alla perfezione.
Perfettibilità -> perfezionamento -> perfezione
Perfettibilità = educabilità => capacità, possibilità di essere educati, il potenziale educativo che è nella
persona
“L’uomo nasce imperfetto, ma è perfettibile” (Rayneri)
A partire da questa possibilità, attraverso un processo educativo, in perfezionamento, arriviamo
all’educazione dell’uomo.
Educazione => formazione integrale della persona.
Perfezione = “perficĕre ” , portare a compimento
L’educazione è un fatto umano, concreto.
L’uomo è persona. Ma chi è la persona?
La persona è questo essere per gli altri, ha una dimensione relazionale.
Se l’uomo è persona, e se è soggetto di relazione, allora l’educazione è una relazione.
L’educazione come relazione.
- Relazione: re legare”: legare assieme, nel legame c’è un vincolo.
L’educazione è un rapporto che lega due persone, ha una struttura duale.
L’educazione è bilaterale , perché si instaura tra 2 persone : educando ed educatore. Il ruolo primario è
quello dell’educando.
È una relazione reciproca e sbilanciata.
Reciproco: Re(indietro) e Pro(avanti) = bidirezionalità, di ciò che viene e che va.
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Scarica Appunti di Pedagogia sociale,familiare ed interculturale UNIPG Prof.ssa Bartolini e più Appunti in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

Pedagogia sociale, familiare ed interculturale; prof.ssa Bartolini

Ricevimento martedì 14:30-15:

Educazione (educo)

Ha una valenza polisemica (più significati in base al contesto); duplice derivazione etimologica:

 Da educere: “tirare fuori”, “estrarre”, processo di estrazione delle potenzialità di ciascuna persona  Educare: “allevare”, “nutrire”, “far crescere”

L’educazione intesa sia come relazione estrattiva che come relazione conduttiva.

Educazione come “accompagnare”.

Antonio Rayneri => lui per la prima volta della pedagogia come scienza.

Lui più che di educazione parla di “perfezione”, scelta di questa parola che gli permette di definire le sequenze del processo educativo.

Il processo educativo, chiamato da lui “perfettivo”, passa da una iniziale perfettibilità dell’uomo ad una forma di perfezionamento, per giungere alla perfezione.

Perfettibilità -> perfezionamento -> perfezione

Perfettibilità = educabilità => capacità, possibilità di essere educati, il potenziale educativo che è nella persona

“L’uomo nasce imperfetto, ma è perfettibile” (Rayneri)

A partire da questa possibilità, attraverso un processo educativo, in perfezionamento, arriviamo all’educazione dell’uomo.

Educazione => formazione integrale della persona.

 Perfezione = “perficĕre ” , portare a compimento

L’educazione è un fatto umano, concreto.

L’uomo è persona. Ma chi è la persona?

La persona è questo essere per gli altri, ha una dimensione relazionale.

Se l’uomo è persona, e se è soggetto di relazione, allora l’educazione è una relazione.

L’educazione come relazione.

  • Relazione: “re legare”: legare assieme, nel legame c’è un vincolo.

L’educazione è un rapporto che lega due persone, ha una struttura duale.

L’educazione è bilaterale , perché si instaura tra 2 persone : educando ed educatore. Il ruolo primario è quello dell’educando.

È una relazione reciproca e sbilanciata.

Reciproco : Re(indietro) e Pro(avanti) = bidirezionalità, di ciò che viene e che va.

“Nessuno educa nessuno e neppure sé stesso: gli uomini si educano assieme attraverso la mediazione del mondo” (Freire)

Si cerca insieme, ci si educa assieme, non c’è il ruolo di chi insegna e di chi impara.

Siamo co-autori del processo.

Educatore ed educando imparano insieme in questo cammino.

“L’educazione per tutti e l’educazione da parte di tutti” (Weber)

Circolarità del processo educativo nel concetto di reciprocità.

Sbilanciata : relazione asimmetrica, i ruoli sono diversi, i piani sono diversi.

la reciprocità si basa su una asimmetria dei ruoli, del patrimonio cognitivo ma anche su una simmetria umana ed esistenziale.

Ci deve essere questo sbilanciamento, altrimenti la deriva è arrivare ad una simmetria dei ruoli che snatura il processo.

Rayneri dice che il processo educativo è sempre di una autorità che tende a promuovere una libertà.

Lui elabora una legge: legge della progressione decrescente : man mano che qualcosa progredisce qualcos’altro decresce.

All’inizio del processo educativo, l’autorità dell’educatore è massima e la libertà è minima, man mano diminuisce l’autorità e aumenta la libertà dell’educando.

 Autorità => “augeo” , “cresciuto”, la persona che è già cresciuta.

Tema centrale in tutta la pedagogia dell’800, autorità e libertà.

A seconda di come si gioca questo rapporto tra educatore ed educando, da come viene vissuta la relazione educativa, l’educazione può assumere degli stili diversi. Quali sono gli stili?

3 gli stili educativi principali:

Autoritario : uno stile che ha prevalso nel panorama educativo e familiare fino a qualche decennio fa; è un modello educativo sbilanciato verso l’autorità, ossia un modello educativo che pretende l’obbedienza, senza giustificare. Dietro c’è una concezione antropologica (c’è un’idea di uomo), di uomo incapace, quindi una persona da dirigere con mano ferma. Che uomo sarà quello educato in tale modo? Un uomo inetto, incapace di prendere decisioni, insicuro, fragile proprio perché il feedback che rimanda alla relazione è un feedback negativo.  Permissivo : uno stile che dà risalto alla spontaneità del processo educativo, alla naturalezza del percorso, ritenendo che ciascuno possa seguire il proprio percorso di crescita senza bisogno di essere accompagnato. Quale l’effetto di questo stile educativo? Il disorientamento è l’effetto principale.  Autorevole : è quel principio che riesce a tenere in una giusta dimensione, il ruolo dell’educatore e dell’educando. L’elemento fondamentale è il riconoscimento della dignità dell’altra persona. È quel tirar fuori, accompagnare proprio dell’educazione. Tiene assieme il ruolo dell’educatore e la spontaneità dell’educando. È complesso, e si basa sulla capacità osservativa dell’educatore.

“Autoritarismo e ribellione da un lato, libertarismo e anarchia dall’altro, sono estremi che bisogna evitare a qualunque costo. A metà strada tra essi i è posto per un’autorità morale che sappia sollecitare il fanciullo a chiedere l’aiuto, l’appoggio, il soccorso dell’adulto, aiuto, appoggio e soccorso che egli stesso desidera.” (Ferriere)

basa sull’idea di un uomo che ha dei bisogni che possono essere soddisfatti in qualche modo con il possesso. L’idea di una società consumistica.

  • Competitiva e individualista: l’individualismo è quella concezione che esalta l’individuo e il suo diritto alla libertà. Il lato oscuro dell’individualismo spinge una persona a concentrarsi solo su se stessa, a chiudersi e anzi ad allontanare gli altri che potrebbero interferire con la propria individualità.
  • Edonista: ricerca del piacere e dell’appagamento personale

In questa logica si spiega la crisi dei valori intesa come la crisi della morale relazionale nell’educazione.

o Crisi del riconoscimento da parte degli educatori del proprio ruolo educativo: esiste una difficoltà degli adulti, educatori di esercitare in maniera autorevole la propria funzione educativa. Difficoltà di quel dovere imprescindibile di cui ha bisogno l’educazione per potersi realizzare. Essere consapevoli del proprio ruolo educativo richiede maturità e consapevolezza del proprio ruolo. Viene richiesta la capacità di sapere leggere sé stessi, conoscersi e riconoscersi, anche le proprie emozioni. Senza competenze emotive è impossibile educare.

Occorre Ripensare il principio di autorità in educazione:

  • Non si dà educazione senza autorità;
  • L’autorità educativa è dinamica e circolare
  • L’autorità in educazione è uno strumento per favorire la conquista del governo di sé.

Ricapitolando… L’educazione è una relazione bilaterale, la quale è reciproca e sbilanciata. (Il senso dell’educare è quello di far diventare una persona autentica.) Oltre che bilaterale, l’educazione è una relazione intenzionale (aspetto specifico dell’educazione): non è causale, perché ci deve essere un’intenzione, una volontà; è scelta, devo avere un fine, devo volerlo, si deve prendere una decisione… INTENZIONALE: è un’azione che è voluta, un intervento mirato, pensato, organizzato. Parlare di intenzionalità significa parlare di progettualità. L’educazione è un’azione intenzionale perché è un’azione progettata! Ma cos’è un progetto? Una serie di tappe finalizzate a un obiettivo, deriva dal latino proicio (cioè esporre, mostrare), quindi il progetto è un’impostazione previa dell’azione, è una prefigurazione dell’azione educativa. La progettazione è un’azione estremamente complessa, perché devo tenere in considerazione diversi elementi: -a chi è rivolto, -il luogo, -il contesto, -i materiali, -le persone… e devo farlo in maniera coerente, anche se questi elementi sono tutti eterogenei.

Progettare è complesso ma imprescindibile. Il progetto è il nostro strumento operativo, perché il progetto è la prefigurazione di ciò che faremo.

L’educazione è una relazione bilaterale, reciproca, sbilanciata, intenzionale e finalistica. L’educazione è definita teleologica , ciò che ha un fine., finalizzata a raggiungere un obiettivo.

“Non può esserci arte senza una finalità, sarebbe “un non senso”, perché “un movimento senza uno scopo è un correre in tondo che non conduce in nessun luogo”. non si educa per educare ma si educa perché venga raggiunto un obiettivo” (Maritain)

L’educazione intesa come percorso che permette il passaggio dalla potenza all’atto.

L’educazione è un’azione intenzionalmente migliorativa.

Si educa per promuovere un cambiamento a partire da una antropologia che si basa sulla perfettibilità umana.

L’educazione è un’azione generativa nel momento in cui riesce a proporre un possibile cambiamento.

“Ogni azione non banale muta l’ordine delle cose” (crozier)

Progetto dal latino, proicio , gettare-protendere-tendere avanti, dovremmo essere in grado di gettare il nostro sguardo verso il futuro.

Il progetto deve produrre un cambiamento, ma cos’è il cambiamento?

Il cambiamento inteso come variazione oggettiva e verificabile dell’esistente.

I piani del cambiamento:

  • Reazioni/sensazioni
  • Apprendimenti
  • Livello organizzativo
  • Condotta lavorativa
  • Relazioni intrapersonali
  • Stile di vita

Progettare=

  • Innovare
  • Migliorare
  • Organizzare
  • Orientare
  • Negoziare

Duplice reazione al cambiamento, da una parte spaventa dall’altra incuriosisce. Il cambiamento deve essere accettato, condiviso dall’altra persona, parliamo di progettazione CON qualcuno.

Quale cambiamento in educazione?

Lorenz parla dell’ effetto farfalla , per dire che in educazione si propongono piccoli cambiamenti per raggiungere grandi traguardi. Non pensare di poter stravolgere la realtà, ma guardare ad essa e proporre piccoli cambiamenti che assieme porteranno ad un grande cambiamento.

Il progetto si gioca su due piani, il piano presente e quello futuro. Si gioca tra la dimensione reale e quella ideale. Un corretto progetto si colloca nel mezzo in maniera oscillante. In educazione non c’è mai una relazione stretta tra causa ed effetto.

Il progetto un elemento dinamico, che segue il divenire e modificarsi della realtà.

Strategia per passare dalla realtà all’idealità, l’educatore è uno stratega.

Strategia come:

  • Ponte tra presente e futuro
  • Non è semplicemente una serie di obiettivi ma è la relazione, integrazione che si fa tra le azioni, i tempi, le priorità, responsabilità e le risorse che ho a disposizione

La strategia è il piano tramite il quale una persona o un gruppo sperano di raggiungere un obiettivo, è un piano di azione che coordina e dirige le risorse del singolo o del gruppo. La strategia è il cuore, il motore del progetto, e ciò che mi permette di raggiungere l’obiettivo.

  1. Imparare ad essere ; imparare ad estrapolare da ogni situazione di vita, quegli elementi che favoriscono il suo sviluppo.

“il valore dell’uomo non sta certo nel sapere ma nel volere. Non c’è nessuna facoltà appetitiva autonoma, ma il volere radica nella cerchia dei pensieri, cioè non propriamente nella particolarità di ciò che uno sa, bensì nella connessione e azione globale delle rappresentazioni che egli ha acquisto. Nell’insegnamento educativo tutto dipende dall’attività dello spirito che esso provoca. Questa deve accrescere, non diminuire: nobilitare, non peggiorare.” (Maritain)

Quali sono questi fini?

Educare alla libertà :

  • la libertà è una condizione ontologicamente presente nell’uomo; è nell’essere dell’uomo. L’uomo nasce libero di liberarsi, è una possibilità che abita l’uomo. Proprio per questo è la condizione di avvio del processo educativo. Senza libertà non si può avviare il processo educativo, parlavamo dell’educabilità dell’uomo, la sua possibilità ad essere educato e perfezionarsi.
  • La libertà è un concetto equivoco, non da intendersi come libero arbitrio della persona, come abbandonare l’altra persona al suo destino, non è fare ciò che uno vuole; de rossi , essere liberi non significa non avere condizioni, ma significa sapere le condizioni …(cerca)
  • Esiste una libertà personale e una libertà sociale. Libertà personale si intende la liberazione dello spirito dell’uomo attraverso la conoscenza ed esercizio della volontà. È una finalità, finalizzata alla conquista interiore di sé. Conquista dell’uomo del proprio essere. È un processo che ci accompagna per tutta la vita. Considerando che l’identità dell’uomo non è mai fissa ma dinamica.
  • Libertà sociale, è un secondo fine dell’educazione, Maritain la chiama libertà esterna, differenziandola da quella personale che chiama interna. Se l’uomo è persona e vive nella relazione, la sua identità si sostanzierà vivendo nella società. È chiamato a lasciare il suo contribuito originario nella società. L’educazione ha un compito trasformativo della società
  • La libertà è una libertà incarnata, in situazione. È una libertà collettiva che si può vivere soltanto condividendola con gli altri uomini, nella coscienza di una corresponsabilità storica che chiama in causa l’intera umanità.
  • La libertà è partecipazione. Il testo di Gaber ha un chiaro significato politico-sociale collegato al periodo storico in cui la canzone venne scritta; ma le sue parole sono valide ancora oggi. In che modo è possibile conciliare la libertà del singolo con l’interesse dell’intera comunità?
  • La libertà non è star sopra un albero, non è un tirarsi fuori dal contesto sociale quindi, Non è uno spazio libero, richiamando il concetto di libero arbitrio. Libertà non è neanche avere un’opinione, l’opinione deve essere fondata.
  • Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita locale (2003). Nel preambolo vi è scritto: la partecipazione attiva dei giovani alle decisioni e alle attività a livello locale e regionale è essenziale si si vogliono costruire delle società più democratiche, più solidali, e più prosperose. Partecipare alla vita democratica di una comunità
  • Come educare alla libertà? Non è un pacchetto, non si consegna. “La liberazione è un parto. Un parto doloroso”. La libertà non si dona, ma si conquista; non viene subita, ma deve essere voluta. (Freire). Nel cuore di ciascun ragazzo esiste sia il desiderio che la paura della libertà. Tocca alla pratica educativa creare le condizioni affinché ciascun ragazzo possa essere aiutato a superare questa paura, emancipandosi dalle categorie culturali interiorizzate e pensando autonomamente.

Educare al senso di responsabilità sociale:

  • Libertà consapevole e perciò capacità di gestione della propria libertà sociale
  • Ogni uomo ha diritto come persona e dovere come cittadino di essere protagonista della sua storia; questo perché l’educazione dell’uomo non può prescindere dall’educazione del cittadino. Educare l’uomo in questa logica è anche educarlo ad intrecciare dei rapporti corretti con gli altri uomini e in generale con il mondo.
  • Il mondo è bello perché incompiuto, l’uomo è grande perché può compierlo; “I care”,
  • Aldo Agazzi, sostiene che sono tre i grandi imperativi dell’educazione: umanizzazione (far sì che la persona possa tirare fuori sé stessa perché diventi ciò che è), socializzazione (si differenzia da individualizzazione, il passaggio dall’individualità alla socialità, riguarda l’inserimento della persona nei vari contesti sociali); civilizzazione, (culturalizzazione).

Educare il pensiero critico: uscire dalle propagande sociali, un’educazione che vuole far emergere la coscienza delle singole persone, non può che essere un’educazione al pensiero critico. Il pensiero critico come atteggiamento di chi si pone di fronte la realtà, non percependola in maniera estremista ma essendo in qualche modo capace di percepire le varie sfumature. “Pensiero ragionevole e riflessivo”, ossia un pensiero impegnato a ricercare la verità, un pensiero che si chiede del perché le cose accadono, non soffermandosi solo sul fatto che sono accadute; ed è proprio di una mentalità aperta e in grado di tenere assieme la complessità. Anche se nella complessità ci sono punti di vista discordanti. “quanto minore è la nostra criticità, tanto più ingenuamente trattiamo i problemi e discutiamo con superficialità gli argomenti. La comprensione sarà tanto più critica se riesce a percepire la causalità autentica, sarà tanto più magica se la causalità è percepita al minimo. “(Freire)

  • Bateson definisce il pensiero critico come Apprendimento 3 , per differenziarlo dall’apprendimento 1 che è quello finalizzato all’acquisizione di conoscenze e dall’apprendimento 2 che spinge la persona ad apprendere ad apprendere. L’apprendimento 3 è definito l’apprendimento a disapprendere , a liberarsi dall’abitudine e a sapersi mettere in gioco , aprendosi all’incertezza, senza bisogno di abbandonare le proprie certezze e le proprie verità. L’abitudine è una gabbia per l’azione.
  • Differenza tra Ideologia e pensiero critico. Se l’ideologia vuole legittimare il pensiero dominante, il pensiero critico vuole affermare la libertà di pensiero di ciascuno e il diritto di accedere alla verità. “ L’educazione al pensiero critico è finalizzata- quindi- a forgiare coscienze rette anziché moltiplicare buone abitudini” (Ferriére)

Le tradizionali risposte dell’educazione sono insufficienti

 Scegliere l’educazione oggi, significa scegliere la società di domani.  Due imperativi dell’educazione:

  • Fornire un gran numero di conoscenze
  • Favorire lo spirito critico

Educazione come utopia necessaria

  • L’educazione deve fornire all’uomo le mappe di un mondo complesso e la bussola che permetta ai soggetti di trovare la propria rotta (Delors)
  • Fornire gli strumenti ma poi è la persona nella sua libertà a scegliere quale percorso seguire. l’educazione deve fornire una comprensione autentica e critica della realtà per aiutare l’uomo a svilupparsi e a diventare cittadino del mondo.
  • Oggetto formale: la prospettiva che quella disciplina utilizza per studiare quell’oggetto materiale. È lo sguardo.
  • Ad esempio, nella medicina, l’oggetto materiale è l’uomo, l’oggetto formale lo studio dell’l’anatomia.
  • Quindi nella pedagogia l’oggetto materiale è l’uomo, mentre quello formale è l’educabilità.  La pedagogia studia l’uomo in quanto educabile

Elabora lo statuo epistemologico della pedagogia, un insieme di condizioni per cui la pedagogia possa dirsi scienza.

La pedagogia può dirsi scienza se ha un’ oggetto di studio, ha anche un fine ed un metodo.

 Oggetto = educazione  Fine = formazione integrale della persona  Metodo ( metà odos, oltre la strada) = la strada che si percorre per arrivare a quel fine

  • Metodo deduttivo= metodo a priori, permette di derivare da una verità più generale, una verità particolare, metodo del sillogismo.
  • Metodo induttivo = a posteriori, invece parte dal particolare per arrivare al generale. Lo utilizzano le cosiddette scienze esatte. Ovviamente la pedagogia utilizza entrambi.

Si parla di:

  • Pedagogia dello sviluppo umano
  • Pedagogia degli ambienti educativi

C’è sempre la dimensione sincronica e diacronica.

Pedagogia dello sviluppo umano si basa su un principio pedagogico fondamentale: la continuità nel cambiamento, ossia l’uomo si sviluppa per tappe e dall’insieme di queste tappe scaturisce l’essere della persona. “questo risultato l’educatore deve favorire, questa perfezione di deve raggiungere e l’insieme di questi risultati determina il successo dell’educazione. Se si trascura una tappa, malgrado tutto ciò che si potrà fare più tardi, all’educando mancherà sempre qualcosa” (Debesse)

Pedagogia degli ambienti educativi : parte dal presupposto che progredendo lo sviluppo dell’uomo anche gli ambienti educativi si vanno modificando, stretta relazione-interazione tra ambiente educativo e l’educazione dell’uomo. Perché l’educazione dell’uomo è un’educazione situata. Esistono due variabili dell’educazione, variabili soggettive e oggettive che riguardano gli ambienti di sviluppo. Se nono possiamo intervenire direttamente sulle prime, però possiamo e dobbiamo intervenire negli ambienti educativi, in funzione delle esperienze che vogliamo promuovere. Dewey: PRINCIPIO DI INTERAZIONE “ ogni esperienza autentica ha un aspetto attivo che cambia in qualche modo le condizioni obbiettive sotto cui si compie l’esperienza. Infatti l’esperienza non si compie nel vuoto. Ci sono fonti dell’esperienza fuori dell’individuo. Essa è costantemente alimentata da tali fonti. Pertanto una delle principali responsabilità dell’educatore è che egli non solo deve essere attento al principio generale della formazione dell’esperienza mediante e condizioni circostanti, ma che riconosca pure in concreto quali sono le condizioni che facilitano le esperienze conducenti alla crescenza. Sopra tutto, egli dovrebbe conoscere in che

modo utilizzare la situazione circostante, fisica e sociale, per estrarne tutti gli elementi che debbano contribuire a promuovere esperienze di valore”

I LUOGHI DELL’EDUCAZIONE

Non solo la scuola è IL luogo dell’educazione, ma è UNO dei tanti luoghi.

Dewey aveva proposto la distinzione tra:

  • Educazione formale, educazione in una istituzione formalmente riconosciuta.
  • Educazione non formale, tutto ciò che è “extra-scuola”.

Si parla di Società educante :

  • Concezione spaziale, non esiste un luogo privilegiato dove ci si educa, ma l’intera società può diventare luogo educativo.
  • Concezione temporale, non c’è un tempo in cui ci si educa, ma tutta la vita è tempo di educazione. IMPARARE SEMPRE

“L’educazione non deve essere più una preparazione alla vita, ma la dimensione della vita: nel matrimonio, nel lavoro, nella gestione dei figli è necessario diventare eterni scolari” (Foure)

Si parla oggi di educazione permanente, l’idea del permanente nasce proprio dall’idea della frattura, l’idea di educazione anche fuori alla scuola. Ma è preferibile parlare di educazione continua. Educazione finalizzata a rispondere ai bisogni educativi di ogni tappa, affinché l’uomo possa raggiungere la sua pienezza umana.

PEDAGOGIA SOCIALE

All’inizio la pedagogia era una scienza unica: scienza pedagogica. Alla fine dell’880 il campo educativo comincia a dilatarsi molto e la scienza pedagogica non ce la fa a reggere il fardello educativo, perciò nascono le varie SCIENZE PEDAGOGICHE, ciascuna con un proprio settore specifico o ambito educativo. Una di queste è la PEDAGOGIA SOCIALE (fa parte delle scienze pedagogiche). La pedagogia sociale condivide l’impianto scientifico delle scienze pedagogiche. Nello specifico essa pone attenzione all’educazione in quanto inserita all’interno di specifici contesti socio-politici-culturali.

Pedagogia sociale:

  • Oggetto materiale (ambito, ciò di cui si occupa, potenziale di una disciplina): realtà sociale
  • Oggetto formale (settore epistemologica, punto di vista, come si guarda): fattore educativo. L’oggetto di studio della pedagogia sociale è il fattore educativo della realtà sociale. La pedagogia sociale studia la realtà sociale intercettando solo le conoscenze riconducibili all’aspetto educativo. Impegnata a vedere cosa avviene nella società per promuovere una società migliore. È scienza deontologica. Si occupa del pluriarticolato rapporto tra educazione e società

Due direzioni di studio:

  • L’influenza o lazione della società sulla crescita umana;
  • L’azione dell’educazione nei suoi aspetti formali e non formali sulla società

La pedagogia sociale indaga il nesso tra assetto sociale e teoria educativa

Due aspetti del processo educativo, quello sociale e quello individuale

Con il positivismo

 Il sociologo Durkheim , dice che c’è stretta relazione tra pedagogia e sociologia, ci dice che è la sociologica che fonda epistemologicamente la pedagogia, perché dipende da questa stretta relazione tra educazione e società, e quindi dice l’educazione è un fatto prevalentemente sociale. La pedagogia sociale in questo senso diventa scienza del fatto educativo, intesa come fatto sociale.  Straticò : la pedagogia è una scienza sociale il cui compito è quello di chiarire la complessa relazione che intercorre tra forme sociali e fatti educativi.

Nel XX secolo, con il mutare delle condizioni socio-politiche ma la presenza dei due conflitti bellici, fanno sic he questo rapporto educazione, società si stringa sempre di più. Sempre più si sviluppa l’idea di investire in educazione per promuovere la società. E quindi la pedagogia sempre più chiamata ad intervenire nelle emergenze sociali del periodo.

  • Nuovi scenari per la riflessione pedagogica,
  • Pedagogia assume valore propositivo/attivo, si stacca progressivamente dalla sociologia (legge i fenomeni sociali). Va ad assumere la pedagogia il suo carattere propriamente propositivo. Sumera la dimensione ontologica per assume la prospettiva deontologica.
  • Importanza del pensiero di Dewey, che si colloca qui, adesso.
  • Pedagogia popolare di Freinet , elaborerà un suo modello di pedagogia sociale, la sua pedagogia è rivolta ai lavoratori sfruttati dal capitalismo, assume un carattere cooperativistico , definirà la scuola come una comunità , un laboratorio, parla della scuola di vita , nella quale formare attitudini sociali e comportamenti pro sociali e collaborativi. Il suo metodo è quello chiamato naturale, ossia la scuola deve seguire la vita dei ragazzi, deve andare di pari passo e quindi aiutarli ad inserirsi in maniera corretta nel contesto socio-politico.
  • Concezione collettivistica in Russia con Makarenko , vede nella collettività la prima concezione di crescita e di sviluppo dell’uomo. Importante il ruolo che lui assegna al lavoro, alla riflessione che fa alle tematiche relative alla marginalità, alla devianza.

Tra i due conflitti abbiamo uno stop con la pedagogia, per riprendere successivamente dopo la seconda guerra mondiale, forte di quel carattere trasformativo, attivo che aveva in qualche maniera acquisito. In questo momento infatti la società è

  • Alla ricerca di una riconfigurazione degli assetti istituzionali e degli scenari educativi. Emergono con forza dei bisogni sociali che poi vengono trasformati in esigenze educative,
  • Bisogni formativi specifici: alfabetizzazione diffusa, promozione di una partecipazione attiva e consapevole di tutti alla vita sociale.
  • Attenzione educativa al mondo dell’adulto, si parlava prima die educazione come qualcosa che riguardasse solo i bambini, con il concetto di alfabetizzazione di massa si sviluppa una nuova attenzione educativa rispetto al mondo dell’educazione degli adulti.
  • Pedagogia dell’emancipazione ( Freire )

L’Italia del secondo dopoguerra, situazione complessa, Italia impegnata nel processo di ricostruzione delle identità:

  • Passaggio da Monarchia a Repubblica
  • Idee che ruotano intorno a progetto costituzionale,
  • Problematiche per la formazione del cittadino e le nuove istanze di apertura al mondo

In questo panorama sociale si accolgono negli anni 50/60 i nuovi bisogni:

  • Educazione adulti
  • Nuove esperienze per infanzia e adolescenza, importante l’influenza di Danilo Dolci, un attivista della non violenza in Italia.
  • La riflessione pedagogica assume temi di ampia portata sociale.

7 DICEMBRE ESONERO ALLE 14

La pedagogia sociale oggi:

  • Assume uno spazio sempre maggiore;
  • “il mondo attraversa un periodo di transizioni e di profondi cambiamenti. Tutto indica che la società europea, al pari delle altre, sta per entrare in una nuova era probabilmente più mutevole ed imprevedibile delle precedenti.”
  • Già da qualche decennio si ripete viviamo in un’epoca di transizione, di transitus , consapevoli della provenienza ed incerti sulla destinazione. La transizione indica la provvisorietà e la precaria condizione degli assetti sociali, l’incompiutezza della fatica umana. Non è una categoria (solo) temporale ma (anche culturale). Perciò investe la tavola dei valori, aggredisce l’identità definite, le strutture stabilite, i progetti che permettono di durare.
  • Come fare? Come orientarsi in questa giungla indistricabile? L’educazione come l’utopia necessaria

Contributo fondamentale alla pedagogia SOCIALE è stato Aldo Agazzi , si muove nel contesto degli

anni 50-60, caratterizzati da una vivacità intellettuale che segue la devastazione della guerra,

un periodo particolare per la pedagogia sociale proprio perché dovendo la pedagogia IN

qualche maniera promuovere l’alfabetizzazione di massa, essa sta particolarmente attenta al

tema del rapporto scuola- società, tema centrale della riflessione pedagogica di questi anni nel

quale si inserisce il pensiero di Agazzi.

È un periodo di grande fermento intellettuale, si alzano molte voci di protesta nei confronti

della scuola di massa, bisogna sviluppare l’alfabetizzazione di massa, ma la scuola così com’è

non è concepita come un’organizzazione idonea.

“ci sono due modi di intendere l’educazione: un primo modo, che propone come ideale, DA

parte degli educatori, il conformarsi ai modelli dati, un secondo modo che propone come

ideale LA coscientizzazione ei singoli attraverso il dialogo, (ci sarà il movimento dei

descolarizzatori, contrari alla scuola come era proposta), circa la loro società in cui vivono, in

modo che ciascuno possa produrre in armonia agli altri il proprio modello”.

IVAN ILLICH : descolarizzare la società

- Tre presupposti:

La scuola come istituzione manipolatrice in grado di avviare una sorta di controllo sociale

con arroganza pedagogica.

 Nella scuola si riproduce il mito del consumo, tipico della società capitalistica. La

scuola vende corsi di studi così come se vendesse merci. La scuola insegna se non

altro il modo dell’escalation, il modo americano di fare le cose.

Nella scuola si perpetuano le disuguaglianze sociali. La scuola è lo specchio di una società

improntata sul progresso e sul successo.

 Gli insegnati plasmano la mente degli alunni. La scuola soffoca lo spirito creativo dei

ragazzi, toglie loro l’approccio critico al mondo e al lavoro.

  • Scuola di Barbiana: senza cattedre né banchi, della collaborazione e non della

competizione, che accoglie tutti.

  • Centralità della parola come strumento di salvezza e di liberazione. È la parola che ci fa

eguali. La sua sarà chiamata infatti la pedagogia della parola.

La riflessione pedagogica degli anni ’ 60

  • Cerca di smontare l’assunto:

sviluppo= produttività; modernizzazione= consumismo

da solo lo sviluppo economico non rappresenta lo sviluppo umano. Lo sviluppo umano va aldilà

dello sviluppo economico.

  • due correnti di pensiero animano questo periodo:
  • LAICA e CATTOLICA

La corrente laica vuole approfondire quello che è il nesso tra scuola e comunità, mettendo

l’accento su quella che è la funzione da fare esercitare alla scuola nella società.

In ambito cattolico importante il riferimento alla dimensione personale, il centro della

riflessione rimane e ritorna la persona.

In questo contesto in cui ci sono molti temi affrontati, si inserisce il pensiero di Aldo Agazzi.

Agazzi ritiene opportuno che si proceda ad una sintesi tra il momento di riflessione

sull’azione e il momento dell’azione stessa. In lui la pedagogia sociale ha una natura

teorico-pratica, perché lui ritiene che non possa essere scisso in nessun modo il momento

dell’elaborazione teorica da quello della pratica e criticherà l’educazione proprio di

mancare spesso di azioni. “senza riferimento al concreto troppa filosofia personalistica

e comunitaria, e quindi troppa pedagogia che resta solo filosofia dell’educazione, non si risolvono che in enunciati nobili e nobilmente sentenziatori, ma assolutamente sterili e, alla fine, elusori di ogni feconda problematica”

Nel 65 pubblica un’opera, per capire la sua impostazione pedagogica occorre chiarire la sua idea di

società, opera in onore di Paolo VI, ed individua due modelli di società:

  • Strutturata
  • Articolata

 La società strutturata è quella tipica del passato, una società nella quale erano ben chiari e

definiti i rapporti tra persone, istituzioni, tra i poteri.

 Quella articolata invece è quella in cui non c’è chiarezza tra potere, istituzioni, persone,

una società in cui ci sono rapporti non chiari, definiti, società nella quale occorre

ridisegnare continuamente le relazioni, dinamiche, come la società nella quale viviamo noi.

Noi viviamo in una società articolata che promuove crisi di idee, orientamenti e quindi crisi di

comportamenti.

La società è un’agenzia educativa primaria, ha ossia precise responsabilità educative, però oggi,

l’educazione, invece di essere l’anima propulsiva della società è a rimorchio della società stessa.

(riprendendo Girardi).

Avverte con ritardo, quelli che sono i bisogni educativi della società. La società va avanti e

l’educazione resta indietro.

Elabora a questo proposito la sua idea di pedagogia sociale , “La teoria, la scienza e la metodologia

educativa di una società intesa a chiarire a sé stessa i propri compiti educativi e a ricercare le

forme per soddisfarvi validamente e concretamente”. scienza non solo teorica ma anche pratica

quindi. Nella nostra società si sta verificando un cambiamento, un’evoluzione, ossia si sta

progressivamente annullando, quella che per secoli è stata la distinzione tra educazione e

distruzione. Alla società è chiesto di educare i ragazzi includendo nella dinamica educativa il

momento istruttivo. Non c’è più questa separazione tra luoghi formali ed informali, tra scuola ed

extra scuola, e nella dimensione di società educante c’è la scuola. L’ambito di studio privilegiato

della pedagogia sociale è appunto la società educante. Perché nel corso del tempo si è assistito ad

un ridimensionamento del ruolo che era assegnato alla scuola, la scuola nell’ottica della società

educante è UNA delle agenzie non l’agenzia, non la sola, ma una delle tante.

Se la scuola è una di tante altre non possiamo continuare a soffermare la nostra attenzione solo

sulla scuola, occorre capire anche il ruolo educativo degli altri enti.

Gli anni 60/70 anni importanti, negli anni 70 emanato il rapporto forte che evidenza le due idee

rivoluzionarie, spazio temporali dell’educazione, tutti gli ambienti, ambienti educativi. il 74 anno in

cui ci sono i decreti delegati, aprono le porte della scuola alle famiglie, perché si sanciscono tutti

gli organi di partecipazione. I genitori entrano personalmente nell’organizzazione scolastica.

L’idea di società di Agazzi, società come un sistema. Nel sistema le parti che lo costituiscono sino

in relazione tra di loro. Ha una struttura dinamica che si esprimere attraverso diverse forme

istituzionali che lui chiama corpi intermedi.

Corpi intermedi : istituti primari (intende le famiglie), ci sono corpi istituzionali (la scuola, il

governo, il parlamento, la magistratura), le unioni di iniziativa (le varie associazioni culturali,

educative, sportive), ci sono i complessi operanti (arte, cinema, carta stampata, noi oggi

dovremmo introdurre tutto il web); la società è un sistema così articolato. Sistema perché questi

corpi devono agire tra loro in coerenza, ossia tutti questi enti devono condividere la dimensione

teleologica dell’educazione, quella axiologica, la prospettiva deontologica ma ciascuno deve

mantenere la propria specificità. Parlare di coerenza non significa rendere il sistema un tutto

uniforme.

“la coerenza non riposa più su una educazione uniforme per tutti, più o meno manipolatrice, di formazione, ma sorge dall’accettazione come valore eminentemente umano della dialettica dei diversi, intesa come provvida legge del progresso dello spirito”

Affronteremo il tema del bullismo.

Video: “non riuscirai a farla franca, alla fine arriva lui e mi salva sempre”. Canzone: io sono un guerriero (Mengoni). Cerca video: Paola Cortellesi con Marco Mengoni. Monologo sul bullismo.

Si inizia a parlare del fenomeno negli anni ‘90 quando: -percezione di un aumento delle manifestazioni di violenza tra i minori -desiderio da parte degli educatori di enucleare indicatori con cui identificare i soggetti inclini ad assumere atteggiamenti disturbanti. Ma anche di individuare come prevenire il fenomeno. Il bullismo deriva dall’inglese bullying:un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel

furto di denaro e il 3 % dichiara di essere stato picchiato da un compagno di scuola o da un suo

coetaneo.

Quindi:

I ragazzi tra i 12 e i 15 anni sono quelli che più frequentemente si trovano a dover fare i conti con

compagni che li provocano e li prendono in giro.

I più piccoli vengono offesi senza motivo dai compagni più prepotenti, rischiando talvolta

l’esclusione dal gruppo.

Tra i 16 e 18 anni sembrano invece essere maggiormente soggetti a furti di oggetto e di denaro.

Cause del bullismo: concorrono diversi fattori:

  • fattori ambientali: si intende il contesto di vita familiare del bambino ma anche il contesto

scolastico. Il clima violento contribuisce al bullismo.

  • variabile educativa: metodi educativi autoritari o eccessivamente permissivi
  • variabili temperamentali: carattere della persona.

Non c’è un’area che prevale, ciascuna di queste aree si interseca con le altre. La presenza di

un elemento disfunzionale o più in una singola area non ci fa predire atti di bullismo.

Conseguenze del bullismo:

In uno studio si evidenza come la vittima del bullismo si trovi in uno stato di sofferenza emotiva e

sociale, legato all’isolamento. Gli elementi da considerare sono:

  • SOFFERENZA CHE INTERESSA LA SFERA PERSONALE E SOCIALE DELLA VITTIMA (interessa sia

la componente individuale e sociale)

  • EFFETTI GRAVI SULL’AUTOSTIMA DELLA VITTIMA
  • COMPROMISSIONE DELLE CAPACITÀ SOCIO-AFFETTVE, LE SUE EMOZIONI (essendo solo

contro il mondo, contro una classe, contro un gruppo, si sviluppa la sensazione di essere

inadeguato)

  • SVILUPPO DI UN’ERRATA IDENTITA’ PERSONALE BASATA SU UN LIVELLO BASSO DI

AUTOSTIMA

  • ansia e depressione in agguato.

Le reazioni a un’aggressione di questo tipo dipendono da più fattori:

-dalla gravità della violenza, fisica o verbale che sia

  • dall’interpretazione che ne dà la vittima

-la durata temporale

-dalla possibilità di parlarne con una persona fidata e liberarsi da tensioni, sensi di colpa,

sentimento di vergona e inadeguatezza.

Spot: BULLIS-NO : VUOTA IL SACCO, le pietre diventano più leggere, si parte da una singola pietra.

Da un’indagine Telefono Azzurro su 1500 studenti (preadolescenti e adolescenti) (2014)

-il 31,3 % dopo aver subito un atto di bullismo decide di lasciare perdere

-solamente il 29% ha provato a difendersi

  • 1 su 5 (meno del 20%) ha chiesto aiuto ai genitori (più le ragazze)

-22% non lo dice nessuno.

Circa il 50% degli intervistati ritiene che sia fondamentale l’intervento dell’adulto.

Il 68% dichiara di averlo subito a scuola, circa il 10% dichiara di averlo subito in ambienti sportivi.

QUALE INTERVENTO EDUCATIVO (cosa si può fare)

È un fenomeno che riguarda la scuola, ma non solo, riguarda tutte le realtà in cui c’è

un’aggregazione di ragazzi.

Dato che riguarda prevalentemente la scuola, i maggiori interventi educativi sono da fare

all’interno di esso.

 ESTEMPORANEO (emergenza): si verifica un atto di bullismo, gli adulti vengono a

conoscenza di tale fenomeno e devono agire nell’immediato o appena subito dopo che è

successo.

Tipo di intervento che cerca di bloccare quello che è avvenuto, senza la pretesa di capire.

C’è solo l’esigenza di fermarlo, non l’esigenza di capire il perché.

 TATTICO (per non far accadere il peggio): una volta che è successo (non si cancella ciò che è

successo), creare un contesto educativo che permetta di arginare gli effetti di quello che è

stato fatto, cercando di arginare le possibili conseguenze.

 STRATEGICO (preventivo): finalizzato a creare uno spazio mentale nel quale gli alunni

abbiano la consapevolezza di capire quello che stanno vivendo. Riescano a ragionare, a

riflettere su quelli che sono i meccanismi che vengono messi in essere come reazione a

situazioni che vivono (es. educazione alla violenza, gestione non violenta dei conflitti). La

promozione di un’educazione promozionale, non solo preventiva, alla prosocialità.

COME INTERVENIRE A SCUOLA?

Il bullismo non riguarda solo bullo e vittima, ma tutta la sfera scolastica. Le conseguenze

riguardano non solo la sfera personale della vittima, ma anche sociale.

Pertanto gli interventi che si fanno nel contesto scolastico saranno interventi sia sulle singole

persone, sia sull’intera comunità scolastica.

  • 1 livello: lavoro sui singoli individui (vittime o bulli) attraverso il sostegno individuale e il

supporto in classe, secondo un approccio morale (giusto, sbagliato), legale (dentro, fuori

dalle regole) e umanistico (comprendere invece di punire).

  • 2 livello: lavoro con il gruppo classe attraverso approccio curricolare per il potenziamento

delle abilità sociali, la promozione della cooperazione e della solidarietà (es. l’operatore

amico), la consulenza e la mediazione del conflitto tra i pari,

  • 3 livello: lavoro con la comunità scolastica tramite l’elaborazione di una programmazione

scolastica contro le prepotenze, in collaborazione tra scuola e famiglia,

  • 4 livello: l’intervento con la comunità locale in un’ottica di psicologia di comunità,

innescando processi di ricerca-azione che approfondiscono il fenomeno in quel contesto e

ne cerchino possibili vie risolutive, nella messa in rete di tutti gli attori coinvolti.

MIUR ha avviato una campagna di sensibilizzazione contro il bullismo che si chiama Smontailbullo,

ma tale è stato hackerato. Hanno perciò dovuto cambiarlo ed è nato “Generazioni connesse”, in

cui sono presenti vari materiali utili per combattere il bullismo.

“Fermiamo il bullismo. Presentazione di strumenti, suggerimenti e programmi per aiutare le

persone a difendere sé stessi e gli altri”

Le scuole stanno lavorando molto su questo tema.

Istituto galilei-costa di Lecce