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Appunti Pedagogia Sociale e Interculturale Prof. Bartolini, Appunti di Pedagogia

Appunti della Professoressa Bartolini. Pedagogia sociale e interculturale Anno 2023/2024

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 16/07/2024

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PEDAGOGIA SOCIALE E INTERCULTURALE
(ALESSIA BARTOLINI)
SOCIALE
EDUCAZIONE
Impostazione soggettiva e oggettiva.
L’educazione è “l’arte del giardiniere”, che prepara adeguatamente il terreno affinché i semi
possano crescere (Lambruschini 1974).
L’educazione deve essere intesa sia come relazione estrattiva che come relazione di
accompagnamento.
Perfettibilità = capacità di conseguire il massimo livello di una o più qualità positive.
Perfezionamento = conseguimento di un grado più elevato di capacità o di efficienza.
Perfezione = grado qualitativo più elevato, tale da escludere qualsiasi difetto e spesso
identificabile con l’assolutezza o la massima compiutezza.
“I fatti educativi sono fatti sociali” (Candaux)
Per due ordini di motivi:
- sono esterni agli individui, in quanto i modelli educativi a cui si riferiscono educatori ed
insegnanti sono legati allo Stato e alla tradizione,
- ogni società propone/impone agli individui un proprio sistema di educazione, un “regolatore
d’educazione”.
“L’agire educativo risulta così influenzato e condizio-nato dalle dinamiche in atto nella realtà
sociale: i fatti pedagogici non solo sembrano, ma sono in connessione con gli altri fatti sociali: un
sistema di educazione non è una creazione indipendente da tutte le altre realtà”. (Candaux 1974)
Gli ambienti di vita educano…
“Il bambino assorbe l’ambiente, prende tutto dall’ambiente e lo incarna in se stesso”
(Montessori)
- Le persone acquisiscono orientamenti e comportamenti dai contesti di vita.
- Qualsiasi analisi dei processi educativi non può non fare i contri con il progetto di società
sotteso a tali pratiche (rilevanza politica dei processi educativi).
- Centralità dei modelli culturali nei processi educativi.
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PEDAGOGIA SOCIALE E INTERCULTURALE

(ALESSIA BARTOLINI)

SOCIALE

EDUCAZIONE

Impostazione soggettiva e oggettiva. L’educazione è “l’arte del giardiniere”, che prepara adeguatamente il terreno affinché i semi possano crescere (Lambruschini 1974). L’educazione deve essere intesa sia come relazione estrattiva che come relazione di accompagnamento. Perfettibilità = capacità di conseguire il massimo livello di una o più qualità positive. Perfezionamento = conseguimento di un grado più elevato di capacità o di efficienza. Perfezione = grado qualitativo più elevato, tale da escludere qualsiasi difetto e spesso identificabile con l’assolutezza o la massima compiutezza. “I fatti educativi sono fatti sociali” (Candaux) Per due ordini di motivi:

- sono esterni agli individui, in quanto i modelli educativi a cui si riferiscono educatori ed

insegnanti sono legati allo Stato e alla tradizione,

- ogni società propone/impone agli individui un proprio sistema di educazione, un “regolatore

d’educazione”. “L’agire educativo risulta così influenzato e condizio-nato dalle dinamiche in atto nella realtà sociale: i fatti pedagogici non solo sembrano, ma sono in connessione con gli altri fatti sociali: un sistema di educazione non è una creazione indipendente da tutte le altre realtà”. (Candaux 1974) Gli ambienti di vita educano… “Il bambino assorbe l’ambiente, prende tutto dall’ambiente e lo incarna in se stesso” (Montessori)

- Le persone acquisiscono orientamenti e comportamenti dai contesti di vita.

- Qualsiasi analisi dei processi educativi non può non fare i contri con il progetto di società

sotteso a tali pratiche (rilevanza politica dei processi educativi).

- Centralità dei modelli culturali nei processi educativi.

Dimensioni sociali e finalità sociali dell’educazione La cultura umanizza l’uomo “noi comprendiamo noi stessi, scopriamo chi siamo non per intuizione immediata, ma attraverso i segni dell’umanità che sono stati depositati dal linguaggio e dalle narrazioni di una cultura” (Bruner) Gli uomini sono “esseri cosmici” (Morin) e ciascuna persona porta in sé una unidualità che lo rende “nel contempo pienamente biologico e pienamente culturale” (Ivi). Lo sviluppo umano tra natura e cultura “Lo sviluppo del cervello è un processo esperienza-dipendente”. (Siegel) “Lo sviluppo umano è indissociabile dagli strumenti della cultura”. (Vygotskij) Collegamento tra educazione e società/cultura: “L’educazione non è un’isola, ma fa parte del continente della cultura” (Bruner) Il soggetto dell’educazione è l’uomo che vive in una società/cultura. La dimensione sociale della pedagogia fa riferimento alle relazioni tra le persone, la dimensione culturale, rimanda ai significati che le persone danno alla vita. Contestualizzazione dei fenomeni educativi. Qualis pater, talis filius Il contesto di vita nel quale il bambino cresce ha un impatto pervasivo sul suo sviluppo (non è l’eredità genetica ad avere l’ultima parola nello sviluppo delle intelligenze di un bambino/a). “I cromosomi del dottore sono potenti. Pierino sapeva già scrivere a 5 anni. Non ha avuto bisogno di fare la prima. Entra in seconda a 6 anni. Parla come un libro stampato. Già segnato anche lui, ma questa volta col marchio della razza pregiata. … il dottore e sua moglie sono gente in gamba. Leggono. Viaggiano, ricevono gli amici, giocano con il bambino, hanno tempo di stargli dietro, ci sanno anche fare. La casa è piena di libri e di cultura”. Educazione come fatto sociale Individuo come attore sociale Società “educative” e agenzie educative nella realtà sociale Fondamenti sociali e ambientali dei processi educativi Emancipazione sociale e lotta all’esclusione Risposta ai bisogni educativi nella società Valenza politica dell’educazione e cambiamento sociale Pedagogia sociale Dimensioni sociali dell’educazione (^) Finalità sociale dell’educazione

Povertà economica e povertà educativa

  • La povertà economica è un fattore che può portare alla povertà educativa e viceversa. Basta pensare che molti bambini in situazioni economiche difficili, non possono permettersi i libri scolastici, la possibilità di partecipare a un evento, di visitare una mostra etc.
  • A causa di difficili condizioni economiche infatti molti bambini e ragazzi non hanno le stesse opportunità dei loro coetanei in situazioni economiche migliori.
  • La povertà economica è spesso causa e conseguenza della povertà educativa, due fenomeni che si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Povertà educativa Evans 2004 Le differenze cognitive sono pressoché nulle nei bambini appena nati per diventare sempre più significative nel passar dei giorni/mesi/anni. Oggi le neuroscienze ci dimostrano questo: le intelligenze e le varie abilità non sono scritte solo nei geni, ma si co-costruiscono nell’interazione tra geni e ambienti. La marginalità sociale non è un destino ineluttabile delle persone Le disuguaglianze non sono inevitabili né ereditarie né dipendenti da un destino superiore: le disuguaglianze hanno cause storico-sociali che possono essere analizzate per mettere in piedi politiche educative che possa aiutare a superarle. L’educazione come promessa di giustizia
  • La ricchezza e le risorse del proprio paese e la posizione economica e sociale della propria famiglia, le esperienze che facciamo o non facciamo condizionano le persone sin dalla nascita e, qualora vengano negati i diritti alla fascia 0-6, i più piccoli possono subire danni che si ripercuotono sull’intero processo di sviluppo, esponendoli a maggiore vulnerabilità e a un abbassamento della qualità e delle aspettative di vita;
  • l’educazione è un impegno a immaginare quale futuro vogliamo per agire nel presente;
  • I care: mi importa, mi sta a cuore.

GENESI E SVILUPPO DELLA PEDAGOGIA SOCIALE

NATORP – Sozialpadagogik (1899) L’educazione dell’individuo è socialmente condizionata. La vita sociale è condizionata da un’educazione. Esiste un rapporto biunivoco tra educazione e società. Il rinnovamento sociale è prodotto da interventi educativi orientati. L’educazione è socio-culturalmente determinata.

DURKHEIM

Correlazione tra pedagogia e sociologia Riconosce all’educazione, in quanto fatto sociale, la funzione di riproduzione sociale e di creazione dell’essere sociale. “Educazione consiste in una socializzazione sistematica della giovane generazione. In ognuno di noi, si può dire, esistono due esseri che possono essere separati solo per astrazione e non cessano non dimeno di restare distinti. Uno è fatto di tutti gli stati mentali che si rapportano solo a noi stessi e agli avvenimenti della nostra vita personale: è ciò che potremmo chiamare l’essere individuale. L’altro è un sistema di idee, di sentimenti e di abitudini che non esprimono in nomi la nostra personalità, ma il gruppo o i gruppi differenti di cui facciamo parte: sono tali le credenze religiose, le credenze e le pratiche morali, le tradizioni nazionali o professionali, le opinioni collettive di ogni tipo. Il loro insieme forma l’essere sociale. Costituire un tale essere in ciascuno di noi, questo è il fine dell’educazione” (Durkheim) DEWEY L’educazione svolge un’importante funzione sociale e promuove nella società l’incremento progressivo della partecipazione, della collaborazione e della democrazia. “Una società che ponga in grado tutti i suoi membri di partecipare, a condizioni uguali, a quel che ha di buono e che assicuri un riadattamento flessibile delle sue istituzioni attraverso lo scambio delle diverse forme di vita associata e democratica” (Democrazia ed educazione) Jhon Dewey fatto sociale fatto educativo Funzione sociale e politica dell’educazione educazione come sapere finalizzato a trasformare la realtà. PEDAGOGIA SOCIALE Oggetto materiale Oggetto formale FATTORE EDUCATIVO REALTÀ SOCIALE La pedagogia sociale studia la realtà sociale, intercettandone però solo le conoscenze riconducibili all’aspetto educativo.

Il lavoro educativo può assumere tre accezioni:

  1. promozione educativa
  2. prevenzione educativa
  3. riabilitazione educativa IVAN ILLICH descolarizzare la società Tre presupposti
  4. Nella scuola si riproduce il mito del consumo, la scuola perpetua le disuguaglianze sociali
  5. Gli insegnanti plasmano la mente degli alunni
  6. I programmi di insegnamento sono lontani dalla vira reale, i metodi di valutazione non sono idonei PAULO FREIRE
  • La scuola rappresenta una realtà fondamentale nella strutturazione socio-politica della società
  • Critica l’educazione che tende a replicare lo status quo
  • L’educazione è una pratica di libertà Infatti esistono due tipi di educazione Depositaria (vasi da riempire), “Nella visione “depositaria” dell’educazione, il sapere è una elargizione di coloro che si giudicano sapienti, agli altri, che essi giudicano ignoranti”. Si basa su una serie di postulati che richiamano un tipo di rapporti “verticali”:
  • l’educatore educa, gli educandi sono educati
  • l’educatore sa, gli educandi non sanno
  • l’educatore pensa, gli educandi sono pensati
  • l’educatore parla, gli educandi ascoltano docilmente (Freire) Problematizzante (i protagonisti attivi diventano i dannati della terra, gli uomini).
  • Il contenuto educazione è deciso non dall’educatore ma si costruisce mediante il dialogo tra educatore ed educando. Attraverso il dialogo si sviluppa un processo di coscientizzazione, di consapevolezza delle condizioni di esclusione in cui vive. Solo se viene maturata questa consapevolezza l’oppresso può riorganizzare il mondo in modo creativo.
  • Viene costruita con il soggetto e non solamente per lui.
  • “Attraverso. Il. Dialogo si verifica il superamento da cui emerge un dato nuovo: non più educatore dell’educando, non più educando dell’educatore. In tal modo l’educatore non è solo colui che educa, ma colui che, mentre educa, è educato nel dialogo con l’educando, il quale a sua volta, mentre è educato, anche educa… … a questo punto nessuno educa nessuno, e neppure se stesso: gli uomini si educano in comunione, attraverso la mediazione del mondo” (Freire).

DON LORENZO MILANI

La scuola della parola

  • La scuola è un ospedale che cura i sani e respinge i malati.
  • La scuola addestra i ragazzi.
  • No ad una relazione educativa autoritaria.
  • Scuola di Barbiana: senza cattedre né banchi, della collaborazione e non della competizione, che accoglie tutti.
  • Centralità della parola come strumento di salvezza e di liberazione. La scuola è un ospedale che cura i sani e respinge i malati
  • Una scuola tagliata su misura dei ricchi, nella quale sin da piccoli si veniva segnati col “marchio del ritardo” o con il “marchio della razza pregiata”
  • La scuola diventa uno strumento di differenziazione sociale con l’effetto di aumentare il divario tra le classi sociali, togliendo ai poveri il mezzo di espressione e ai ricchi la conoscenza delle cose. La scuola addestra i ragazzi
  • Centralità assunta dalla scuola come istituzione formale deputata all’addestramento dei ragazzi.
  • Quello della bocciatura è un tema che è stato particolarmente a cuore al Priore di Barbiana per il segno indelebile destinato a lasciare nella vita dei poveri che, se allontanati dalla scuola, erano condannati alla solitudine, al silenzio e al lavoro nei campi, o nelle stalle, come “Lucio che aveva 36 mucche nella stalla” No ad una relazione educativa autoritaria
  • L’autoritarismo della scuola preclude la possibilità dell’educando di sviluppare un pensiero libero e creativo perché “a scuola si va per ascoltare il maestro” e non per promuovere un pensiero autonomo e divergente.
  • L’attenzione degli insegnanti era ferma ai programmi, alla lezione e al libro di testo e la concezione del bambino che ne deriva era quella di un semplice oggetto da omologare culturalmente sulla base di programmi datati e lontani dalla vita vissuta degli uomini storici
  • L’idea di scuola legata a tale concezione era così quella di un’istituzione che finiva per vivere fine a se stessa, senza riuscire a motivare i ragazzi nel loro processo formativo, tanto da spingerli a studiare solamente per il voto e per la pagella. Scuola di Barbiana: senza cattedre né banchi, scuola della collaborazione e non della competizione che accoglie tutti
  • Propone una scuola alternativa: una scuola dove non ci fossero né cattedre né banchi, ma dove tutti potessero raccogliersi attorno ad un tavolo dove un ragazzo più grande potesse insegnare la lezione.
  • Una scuola della collaborazione e non della competizione e del classismo come quella tradizionale, dove il più grande potesse insegnare al più piccolo, in un rapporto in cui ognuno dà e riceve qualcosa.

Tratti peculiari della ricerca-azione (J.P. Pourtois, 1986)

  • Connessione con i problemi socio-educativi
  • Circolo analisi-azione
  • Elaborazione delle transizioni (dimensione politico-trasformativa)
  • Emancipazione degli attori
  • Coinvolgimento esistenziale degli attori
  • Riabilitazione dell’affettività e dell’immaginario
  • Centralità dell’efficacia Condizioni di base
  • Coinvolgere tutti i soggetti interessati in una definizione realistica del progetto
  • Definire nel gruppo tempi, spazi e risorse
  • Delineare le modalità operative e i compiti di ciascuno nel gruppo
  • Rendere possibile eventuali consulenze esterne
  • Organizzare e gestire nel gruppo ogni fase del processo, facendo leva sui partecipanti più motivati
  • Attribuire a più persone la responsabilità del coordinamento generale del progetto di ricerca
  • Lavorare molto sulle relazioni e sulla reciprocità
  • Sollecitare la capacità creativa degli operatori di ripensare al proprio lavoro Le procedure della ricerca-azione
  • Individuazione della situazione problema e acquisizione dei dati per l’analisi del problema
  • Ideazione di un progetto educativo
  • Sviluppo delle azioni educative
  • Analisi degli effetti previsti e imprevisti, monitoraggio costante
  • Studio della coerenza tra il progetto, il problema e gli effetti, autovalutazione e verifica

IMPORTANZA DELLA CONOSCENZA DEL TERRITORIO E DELLA COMUNITÀ

Ai fini della progettazione di interventi educativi Creazione di mappe conoscitive ed esplorative Il territorio

  • Concezione antropologica dello spazio vissuto dagli individui, dai gruppi e dalle comunità
  • Ha una propria concezione del mondo della vita, con proprie atmosfere culturali, pratiche sociali e relazioni intersoggettive
  • È abitato da persone portatrici di problemi, bisogni e domande educative
  • È sede di una molteplicità di spazi educativi attivati o potenziali (Tramma, 1999)
  • In pedagogia è lo spazio fisico nel quale si svolge l’intervento educativo
  • È l’ambiente di vita dei soggetti:
    • è il luogo dell’azione educativa
    • è il luogo della partecipazione dei soggetti
    • è il contenuto dell’azione educativa (per la relazione che sussiste tra dimensione individuale e sociale dell’educazione)
    • è il distretto perché nel territorio si realizza il raccordo tra le varie agenzie educative (Susi,

Territorio e comunità Comunità = collettività dei soggetti che vive stabilmente in un territorio, caratterizzato da valori/norme/costumi/interessi comuni (ha una declinazione collettiva). Comunità = il più alto livello della socializzazione perché caratterizzata dal rapporto diretto tra le persone e il territorio e perché caratterizzata dal rapporto diretto tra le persone e il territorio e perché in grado di incidere sull’organizzazione del sistema sociale (Bertolini – Tramma). Persona, educazione e comunità La persona è soggetto di educazione, cioè soggetto che è teso alla realizzazione di sé, in quanto inserito in una trama di relazioni comunitarie. La comunità quindi è propriamente lo spazio di cui la persona “ha bisogno per la propria realizzazione” (Dalle Fratte). “senza di essa non è dunque possibile la stessa realizzazione della persona” (Dalle Fratte). In una società si articolano e perseguono i loro progetti storici diverse comunità: i familiari, gli amici, il sistema di relazioni economiche, produttive, giuridiche, politiche, etc… entro cui si sviluppa la sua azione e si disegna la sua identità. Stretto collegamento tra educazione e cambiamento sociale Educazione può percorrere tre diverse finalità rispetto alla società:

  • conservativa
  • riproduzionistica
  • trasformativa Educazione e cambiamento Data la stretta relazione che c’è tra educazione e cambiamento, i fenomeni di esclusione e marginalità chiedono, a chi si occupa di educazione di agire in una doppia direzione: 1. individuale = relativamente alle dinamiche vissute dalla singola persona 2. Sociale = rimuovendo gli ostacoli, i meccanismi che nella società causano ingiustizia, marginalità e di disuguaglianza sociale. L’educazione è una relazione intenzionalmente migliorativa. Si educa per promuovere un cambiamento a partire da una antropologia che si basa sulla perfettibilità umana.

EDUCARE VERSO QUALI FINI

L’uomo è un essere plurale, e plurali sono i fini. Esistono fini particolari e dini generali. Esistono fini personali e fini speciali (Dewey parla di funzione sociale dell’educazione). L’educazione è un edificio che si fonda su 4 pilastri (rapporto all’Unesco sull’educazione nel XXI secolo – Rapporto Delors all’Unesco) 1 - Imparare a conoscere 2 - Imparare a fare 3 - Imparare a vivere insieme 4 - Imparare ad essere Educare alla libertà

  • La libertà è un concetto equivoco
  • La libertà è la condizione di avvio del processo educativo e il fine stesso dell’educazione
  • Esiste una libertà personale e una libertà sociale
    • La libertà personale si conquista attraverso l’esercizio dell’intelletto e della volontà (Maritain)
    • Essere liberi non significa non avere condizioni, ma significa sapere le condizioni in cui ci si trova, in modo da potersi portare di fronte ad esse, operando le scelte possibili.
  • La libertà, non è una libertà senza condizioni ma neanche una libertà senza storia; è una libertà incarnata , una libertà in situazione. È una libertà collettiva che si può vivere soltanto condividendola con gli altri uomini, nella coscienza di una corresponsabilità storica che chiama in causa l’intera umanità. Libertà e limiti La libertà senza vincoli apparenti può dare a qualcuno l’illusione pericolosa di essere più libero. Ma è una libertà vuota di senso… senza limiti potremmo essere presi da vertigini e perdere l’equilibrio (Canevaro) Avere dei limiti/punti di riferimento/confini, significa trovare la propria libertà. “La liberazione è un parto. Un parto doloroso”. La libertà non si dona, ma si conquista, non viene subita, ma deve essere voluta. (P. Freire, La pedagogia degli appressi)

EDUCAZIONE – LIBERTÀ INDIVIDUALE E SOCIALE

(Montessori – Educazione e pace)

“L’educazione che preparerà un’umanità nuova ha una sola finalità: quella che conduce insieme all’elevazione dell’individuo e della società” p.

“Il bambino non va considerato come l’essere debole e indifeso che bisogna soltanto proteggere e aiutare: ma come un embrione spirituale, dotato di vita psichica fin dalla nascita, e guidato da istinti sottili a costruire l’uomo, dobbiamo considerarlo come il produttore dell’umanità e riconoscerlo come il nostro Padre” p. “Il bambino deve essere libero, ma in che cosa si è fatta consistere questa libertà? Essa non può essere che la possibilità per ciascun individuo di agire in modo indipendente” p. “L’educazione deve aiutare lo sviluppo dell’individualità e quello della società. Non può darsi sviluppo della società senza uno sviluppo dell’individuo, come ci è dimostrato dal bambino, il quale non appena conquista la propria dipendenza, la applica ad un ambiente sociale” p. “Un’educazione capace di salvare l’umanità richiede non poco: essa include lo sviluppo spirituale dell’uomo, la sua valorizzazione, e la preparazione del giovane a comprendere i suoi tempi. Il segreto sta qui: nella possibilità per l’uomo di diventare il dominatore dell’ambiente meccanico da cui è oppresso. Il produttore deve dominare la produzione. Ora la produzione è intensificata dalla scienza ed ha raggiunto un alto grado di organizzazione in tutto il mondo. Occorre quindi in ugual misura valorizzare scientificamente le energie umane, e organizzare l’umanità. Gli uomini non possono più rimanere ignari di se stessi e del mondo in cui vivono: e il vero flagello che oggi li minaccia è proprio questa ignoranza. Occorre organizzare la pace, preparandola scientificamente attraverso l’educazione”. Il potere dell’educazione nello sviluppo dei processi sociali

  • “Molti dei nostri più preoccupanti e gravi problemi sociali potrebbero essere alleviati se sapessimo come educare i nostri giovani” (Postaman).
  • Il potere dell’educazione sta nella sua anima generativa.
  • L’educazione è “al centro dello sviluppo sia della persona sia della comunità: il suo compito è quello di consentire a ciascuno di noi, senza eccezioni, di sviluppare pienamente i propri talenti e di realizzare le nostre potenzialità creative, compresa la responsabilità e salvarlo così dalla rovina” (Arendt).
  • L’educazione può “rendere l’umanità capace di assumere il controllo del proprio sviluppo. Essa deve dare la possibilità a tutti gli individui umani, senza eccezione, di prendere in mano il proprio destino in modo tale da poter contribuire al progresso della società in cui vivono” (Delors).
  • “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti” (ONU, 2015).

EDUCARE AL SENSO DI RESPONSABILITÀ SOCIALE

Libertà consapevole e quindi capacità di gestire la propria responsabilità sociale. “La responsabilità è nostra. Dio ce l’ha messa tra le mani. Ecco la nostra grandezza, la bellezza di questo mondo che viviamo” (M. Lancisi – A. Zanotelli, Fa strada ai poveri senza farti strada. Don Milani, il vangelo e la povertà del mondo d’oggi ).

gioco, aprendosi all’incertezza, senza bisogno di abbandonare le proprie certezze e le proprie verità. (Cf. G. Bateson, Verso un’ecologia della mente).

  • Se l’ideologia vuole legittimare il pensiero dominante, il pensiero critico vuole affermare la libertà di pensiero di ciascuno e il diritto ad accedere alla verità. “L’educazione al pensiero critico è finalizzato, quindi, (a) forgiare coscienze rette anziché (a) moltiplicare buone abitudini” (A. Ferriére, l’autonomia degli scolari) Le tradizionali risposte dell’educazione sono insufficienti
  • Scegliere l’educazione oggi, significa scegliere la società di domani”
  • Due imperativi dell’educazione:
    • fornire un gran numero di conoscenze
    • favorire lo spirito critico Educazione come utopia necessaria L’educazione deve fornire all’uomo le mappe di un mondo complesso e la bussola che permetta ai soggetti la propria rotta (J. Delors, Nell’educazione un tesoro ). “Il valore dell’uomo non sta certo nel sapere ma nel volere, non c’è nessuna facoltà appetitiva autonoma, ma il volere radica nella cerchia dei pensieri, cioè non propriamente nella particolarità di ciò che uno sa, bensì nella connessione e azione globale delle rappresentazioni che egli ha acquisito… nell’insegnamento educativo tutto dipende dall’attività dello spirito, che esso provoca. Questa deve accrescere, non diminuire: nobilitare non peggiorare” (Herbart)

INTERCULTURALE Pedagogia interculturale = attenzione all’educazione in quanto inscritta all’interno del contesto multiculturale. Scienza pedagogica più giovane, legata a: Pedagogia sociale = si interessa del discorso dell’integrazione socio-culturale Pedagogia comparata = scienza pedagogica che descrive, interpreta e compara i dati pedagogici di diverse realtà socio-culturali. … entrambe significative per lo studio delle relazioni interne alla società interculturale che vuole diffondere una nuova “cultura di popolo”: dinamica/aperta al diverso, contro la trasmissione di modelli standardizzati di convivenza interna. La multicultura per la pedagogia è una sfida la pedagogia è in grado di sviluppare modelli educativi efficaci ed adeguati, con particolare attenzione a tre funzioni: Funzione di prevenzione = per preparare a vivere e ad agire nella società multiculturali. Funzione di aiuto = per preparare ad affrontarne le sfide. Funzione di recupero = per preparare ad aiutare la risoluzione dei problemi che nascono dai conflitti presenti nelle società in trasformazione.

PEDAGOGIA

INTERCULTURALE

Oggetto materiale Oggetto formale SOCIETÀ MULTICULTURALE Fattore educativo LA PEDAGOGIA INTERCULTURALE INDAGA LA POSSIBILITÀ EDUCATIVA OFFERTA DELLA SOCIETÀ MULTICULTURALE

La pedagogia interculturale è: “La pedagogia che rinuncia alle visioni generalizzatrici e moralizzatrici, ai discorsi che reificano l’altro e guarda invece, ai rapporti tra i soggetti, ai contesti, ai processi e alle dinamiche relazionali, sforzandosi di promuovere una prassi educativa che interagisca costruttivamente con i contesti politico-istituzionali ed economico sociali. Una pedagogia interculturale è una pedagogia che “si muove verso l’universale” rispettando le “specificità” e la “singolarità” delle persone, che coglie e valorizza il nesso che le accomuna al di là delle diversità culturali, “l’identico” che sta iscritto nella struttura stessa dell’uomo e lo rende tale, ma che non coincide con nessuna delle sue determinazioni reali” (Sirna, 1997) Dall’educazione interculturale alla pedagogia interculturale Fasi dello sviluppo: Ideale = già prima che l’immigrazione esplodesse in Italia, all’inizio degli anni ’80, vi erano associazioni che già idealmente operavano nell’ambito interculturale. Esperenziale = insieme di iniziative che nacquero e si diffusero in Italia in risposta all’arrivo dei primi immigrati nel nostro paese, corsi di alfabetizzazione, insegnamento della lingua italiana come l’attivazione di sportelli sociali/sanitari/amministrati per immigrati… Normativo = l’idea interculturale si è sviluppata nel contesto europeo (Consiglio d’Europa e Comunità europea) a seguito dell’assunzione di consapevolezza degli effetti della crescita demografica delle popolazioni immigrate in Europa nel definire il carattere multiculturale della società. L’educazione interculturale nasce nel tronco dell’educazione alla mondialità/comprensione internazionale, in virtù di una riflessione sul significato e sul valore della diversità culturale. L’educazione interculturale affonda le sue radici sull’educazione civica. “Dichiarazione sulla razza e sui pregiudizi razziali” – UNESCO del 1978: 1 - Tutti gli esseri umani appartengono alla stessa specie e provengono dallo stesso ceppo. Essi nascono uguali in dignità e diritti e fanno tutti parte integrante dell’umanità. 2 - Tutti gli individui e tutti i gruppi hanno diritto di essere diversi, di ritenersi e di essere accettati come tali. In Italia:

  • Legge Martelli del 1989
  • CM 301/
  • CM 246/ Progettuale/Ricerca = la fase nella quale si sta oggi lavorando per poter realizzare un processo interculturale nella nostra società. Società complessa CUM-PLEXUS = atteggiamento di analisi e di ricerca per poterla spiegare. I cambiamenti nella società complessa Quantitativi = materiali/economici/finanziari Qualitativi = Investono la persona umana: pensiero, l’educazione, cultura…

Riconoscere il valore dell’educazione = molti dei nostri più preoccupanti e gravi problemi sociali potrebbero essere alleviati se sapessimo come educare i nostri giovani. (Postmann) GLOBALIZZAZIONE Processo di passaggio dal locale al globale Determina profondi mutamenti nelle relazioni umani e geografiche, che sembrano oggi:

  • espandersi su una scala geografica senza precedenti
  • accelerarsi (mode, idee, crisi economiche circolano da una parte all’altra del mondo)
  • interconnettere luoghi un tempo separati da enormi distanze. È mossa da due forze:
  • spostamento di grandi capitali
  • rivoluzione scientifica e tecnologica SVILUPPO TECNOLOGICO DELL’INFORMAZIONE Con lo sviluppo delle nuove tecnologie si è andata annullando la distanza tra il fatto e la notizia Più di quaranta anni fa, Marshall McLuhan ha parlato di “villaggio universale globale” McLuhan propone una scansione della storia dell’umanità in quattro periodi: 1 - Periodo della comunicazione orale – villaggio tribale 2 - Periodo della scrittura a mano – uomo alfabetico/uomo chirografico 3 - Galassia Gutemberg dell’invenzione della stampa 4 - Villaggio globale dell’era elettronica caratterizzato da due nuove categorie spazio-temporali (subitaneità e quella della simultaneità) È proprio la globalizzazione dell’informazione che porterà successivamente alle altre forme di globalizzazione, in particolare a quella economica. Due problematiche educative 1 - Squilibrio mondiale dell’informazione 2 - Nuove forme di socializzazione virtuale La “globalità” è molto relativa. Una grande parte del mondo è ancora isolata dall’internet. Il Nord America e l’Europa, con il 19% della popolazione, hanno il 73% dell’attività in rete. “Siamo tutti schiavi dei media e dei nuovi media, … non come nell’antichità, in modo ben più raffinato: siamo schiavi pensando di essere padroni. Tante informazioni, troppe informazioni non danno il tempo per pensare” “Tutta l’informazione è una catena intelligente di schiavi” (Gadamer) Le nuove tecnologie… Incidenza quantitativa Incidenza qualitativa