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Sociologia: Intensa Relazione Tra Individuo e Società, Appunti di Sociologia

Questo testo introduttivo alla sociologia esplora la relazione tra individuo e società, introducendo concetti chiave come azione sociale, relazione sociale, interazione sociale, identità e devianza. anche una breve introduzione alla teoria funzionale e del conflitto.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 30/03/2021

Vanessa.Roma
Vanessa.Roma 🇮🇹

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Sociologia
Relazione intensa tra individuo e società. La sociologia è la scienza (-logia) della società (socio-). La
sociologia è il continuo chiedersi del dato per scontato.
E’ lo studio scientifico del comportamento degli esseri umani in società che utilizza vari metodi di
ricerca e approcci teorici specifici al fine di sviluppare una conoscenza approfondita delle azioni,
delle strutture e dei processi sociali.
Realtà sociale: un mondo familiare
Atteggiamento dello scienziato sociale: il mondo in questione
I sociologi chiamano “senso comune” la realtà sociale perché è un mondo così familiare di cui si fa
esperienza tutti i giorni. Mentre l’atteggiamento dello scienziato sociale è l’opposto di quello che
abbiamo nella vita quotidiana, è una messa in discussione ricorrente e metodica. La sociologia
come scienza sociale sviluppa concetti, metodi di indagine e tecniche di raccolta e analisi dei dati,
infatti descrive e spiega i fenomeni sociali.
TEORIA ------- > RICERCA
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La sociologia nacque nel periodo di fondazione tra Ottocento e primo Novecento in Europa per
studiare i problemi sociali legati all’industrializzazione e urbanizzazione. In quel periodo ci furono
tre rivoluzioni:
Rivoluzione scientifica
Rivoluzione industriale
Rivoluzione francese
L’origine culturale della sociologia fu l’Illuminismo, è un movimento culturale che ha luogo nel
corso del XVIII secolo. L’idea poteva essere osservata e descritta razionalmente e venne trasferita
dal campo degli oggetti fisici a quello degli oggetti sociali.
Il positivismo fu un movimento culturale caratterizzato da un atteggiamento fortemente
scientista, laico e orientato nel progresso. E’ erede dell’Illuminismo.
Comte fu il primo che ideò la parola “sociologia”. Secondo Comte esistono anche leggi universali
che governano il mondo sociale. Per Comte la sociologia è la regina delle scienze perché studia la
società grazie a ricerche e tecniche. Il Positivismo affermò che la scienza si applica ai fenomeni
osservabili e alle loro relazioni causali. La sociologia è una scienza positiva, infatti l’approccio
positivista in sociologia comporta la produzione di conoscenza sociale basata sull’evidenza
empirica ricavata dall’osservazione, dal confronto e dalla sperimentazione. Per crescere la
sociologia ha dovuto liberarsi da alcune idee di Comte: - la possibilità di un ordine sociale
costituito, - l’idea dell’unicità della scienza, - l’idea di una scienza della società incaricata a
cambiare il mondo e farlo uscire dalla preistoria.
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Sociologia Relazione intensa tra individuo e società. La sociologia è la scienza (-logia) della società (socio-). La sociologia è il continuo chiedersi del dato per scontato. E’ lo studio scientifico del comportamento degli esseri umani in società che utilizza vari metodi di ricerca e approcci teorici specifici al fine di sviluppare una conoscenza approfondita delle azioni, delle strutture e dei processi sociali.  Realtà sociale : un mondo familiare  Atteggiamento dello scienziato sociale : il mondo in questione I sociologi chiamano “senso comune” la realtà sociale perché è un mondo così familiare di cui si fa esperienza tutti i giorni. Mentre l’atteggiamento dello scienziato sociale è l’opposto di quello che abbiamo nella vita quotidiana, è una messa in discussione ricorrente e metodica. La sociologia come scienza sociale sviluppa concetti, metodi di indagine e tecniche di raccolta e analisi dei dati, infatti descrive e spiega i fenomeni sociali. TEORIA ------- > RICERCA < -------- La sociologia nacque nel periodo di fondazione tra Ottocento e primo Novecento in Europa per studiare i problemi sociali legati all’industrializzazione e urbanizzazione. In quel periodo ci furono tre rivoluzioni:  Rivoluzione scientifica  Rivoluzione industriale  Rivoluzione francese L’origine culturale della sociologia fu l’ Illuminismo , è un movimento culturale che ha luogo nel corso del XVIII secolo. L’idea poteva essere osservata e descritta razionalmente e venne trasferita dal campo degli oggetti fisici a quello degli oggetti sociali. Il positivismo fu un movimento culturale caratterizzato da un atteggiamento fortemente scientista, laico e orientato nel progresso. E’ erede dell’Illuminismo. Comte fu il primo che ideò la parola “sociologia”. Secondo Comte esistono anche leggi universali che governano il mondo sociale. Per Comte la sociologia è la regina delle scienze perché studia la società grazie a ricerche e tecniche. Il Positivismo affermò che la scienza si applica ai fenomeni osservabili e alle loro relazioni causali. La sociologia è una scienza positiva, infatti l’approccio positivista in sociologia comporta la produzione di conoscenza sociale basata sull’evidenza empirica ricavata dall’osservazione, dal confronto e dalla sperimentazione. Per crescere la sociologia ha dovuto liberarsi da alcune idee di Comte: - la possibilità di un ordine sociale costituito, - l’idea dell’unicità della scienza, - l’idea di una scienza della società incaricata a cambiare il mondo e farlo uscire dalla preistoria.

I fondatori della sociologia

  1. Karl Marx (1818-1883)
  2. Emile Durkheim (1858-1917)
  3. Max Weber (1864-1920)
  4. Simmel (1858-1919)
  5. Secondo Durkheim la sociologia studia i fatti sociali perché il sociologo studia le caratteristiche della società. Durkheim non si concentra sull’individuo. Egli si focalizza sul suicidio e ne individua di quattro tipi. A questi quattro tipi di suicidi si collegano quattro tipi di agire. Durkheim, parlando di suicidio, si concentrò sull’integrazione dell’individuo nella società. Egli parte da un’ osservazione e individua una correlazione positiva tra la confessione protestante e l’elevato tasso di suicidi. Fa delle ipotesi e scopre che il numero di suicidi che caratterizza uno specifico contesto sociale è sempre in relazione con il grado di integrazione che contraddistingue tale contesto. La spiegazione è che la religione protestante fornisce ai suoi membri un grado di integrazione sociale minore di quella fornita da altre confessioni. A Durkheim non interessa chi si suicida, ma perché una società ha un livello alto di suicidio rispetto ad un’altra. Come fa Durkeim a dire che è proprio il protestantesimo ad avere un alto tasso di suicidio? Egli afferma che la religione ha un alto livello di integrazione dell’individuo. Ciò che tiene insieme la società sono le norme sociali. ( Y = tassi di suicidio e x = grado di integrazione: religione). Però secondo Durkheim ci possono essere altri fattori oltre al tipo di religione, per esempio i “tassi di follia”, la famiglia, la scuola, ma le cause che generano il caos sociale sono la guerra e la disoccupazione. La debolezza di tutto ciò erano le fonti di cui si disponeva Durkheim.
  6. Per Weber bisogna studiare prima gli individui e poi la società. Bisogna capire come gli individui si muovono, come si comportano/agiscono in quella società e per questo si chiama individualismo metodologico. Individuo e società Il concetto di azione sociale è molto importate nell’ambito della sociologia. Individua quattro tipi di azioni e la dimensione costitutiva dei tipi di azione è il senso. Vi sono 4 tipi: senso razionale rispetto allo scopo e rispetto al valore e senso non razionali rispetto allo scopo e rispetto al valore. Sono razionali perché noi agiamo pensando alle conseguenze, mentre non sono razionali quando si agisce senza pensare alle conseguenze e lo facciamo perché lo riteniamo giusto. Weber parla di azione sociale e non azione individuale perché è un agire che sia riferito, secondo il suo senso, intenzionato dall’agente o dagli agenti, al comportamento degli altri individui e orientato nel suo corso in base a questo. Weber dà sempre un senso/significato ad ogni azione compiuta. (esempio di azione sociale: leggo un libro perché mi è stato imposto dalla scuola). Non vale il tipo di azione, ma il significato che si dà a quell’azione.

Mead definisce il sé come la capacità di guardare a se stessi come a un oggetto creando nel tempo un senso di ciò che si è. La sua opera principale si intitola “Mente, sé e società” (1934). La mente per Mead è un processo, non un soggetto. E’ l’attività di pensiero. Mead distingue il “sé” dal “me”: il primo rappresenta la parte più intima, vera, creativa dell’individuo, mentre il “me” è il self in quanto visto dal punto di vista degli altri, è il self sociale. E’ un concetto che implica passività essendo un oggetto. Mead affermò che il processo sociale che produce il sé è chiamato socializzazione. Per Mead il sé si forma grazie all’interazione e la prima forma è il linguaggio ed è costituito da gesti significativi o simboli. Mead affermò che gli esseri umani iniziano a conoscere il mondo sociale attraverso il “gioco” e la “competizione” perché i bambini assumono diversi ruoli che osservano nella realtà “adulta”. Il bambino osservando ciò che succede intorno a lui, interpreta diversi ruoli mettendosi in gioco, dando origine “ all’altro generalizzato ”: è una capacità di assumere un punto di vista, di essere pubblico, di leggere significati a partire dai segni dal punto di vista di quell’altra persona. Con il gioco i bambini imparano ad apprendere gli atteggiamenti. A livello individuale Mead utilizza il termine “ altro significativo” per denotare individui che ci sono abbastanza vicini da poter avere una forte capacità di motivare il nostro comportamento, mentre l”altro generalizzato” viene utilizzato per definire il controllo sociale esercitato attraverso implicite intese comuni su ciò che è appropriato. Tramite la socializzazione si capisce come bisogna comportarsi nella società in generale o in particolari ambienti sociali. Essa è la capacità che abbiamo di prevedere ciò che gli altri si aspettano da noi. Mead definisce il sé come la capacità di guardare a se stessi come ad un oggetto creando nel tempo un senso di ciò che si è. La chiave per lo sviluppo del sé è la capacità di immaginare di essere al posto degli altri e Mead individua la fase del gioco puro e semplice e la fase del gioco di squadra organizzato. La socializzazione è il processo attraverso cui il bambino, o un qualunque nuovo membro, apprende valori, norme e stili di vita della società di cui entra a far parte. E’ un processo attraverso cui il bambino diventa gradualmente una persona consapevole di se stessa. La socializzazione si distingue in socializzazione primaria e socializzazione secondaria. La socializzazione primaria avviene durante l’infanzia ed è il periodo più intenso (apprendimento culturale), mentre la socializzazione secondaria comincia dopo l’infanzia per continuare fino alla maturità e oltre. Agenti della socializzazione sono:  La famiglia  La scuola  Il gruppo dei pari  Le organizzazioni  I media  Il lavoro Attraverso il processo di socializzazione gli individui imparano a conoscere i ruoli sociali. Il ruolo sociale fa riferimento alle aspettative di un certo individuo (per esempio: il ruolo della madre ci si aspetta delle determinate aspettative). Il ruolo sociale è l’insieme di comportamenti socialmente

definiti che ci aspettiamo da chi ricopre un determinato status o posizione sociale. Quindi lo status si riferisce alla posizione sociale che una persona riveste all’interno di un gruppo sociale e a cui corrisponde un certo grado di potere, ricchezza e prestigio. Ogni status corrisponde a vari ruoli. Lo status può essere: a. Ascritto : assegnato sulla base di fattori biologici. Non si modifica, lo si ha dalla nascita b. Acquisito : ottenuto attraverso una prestazione. Si realizza con un percorso. Due prospettive teoriche della socializzazione:  La prospettiva del condizionamento (Parsons): meccanismo dell’ interiorizzazione  socializzazione come processo di condizionamento in cui i soggetti apprendono in maniera piuttosto passiva i valori sociali condivisi. Il bambino interiorizza l’insieme dei rapporti sociali che costituiscono l’ambiente in cui si trova in vari momenti della sua vita. L’interiorizzazione trasforma aspetti oggettivi esterni della cultura in disposizioni interne della personalità (collegamento a Freud). E’ una prospettiva dall’alto verso il basso in cui la società trasmette valori ai vari individui.  La prospettiva dell’interazione (Piaget e Mead): è in forte critica con la prospettiva del condizionamento perché Parsons ha una versione troppo passiva  fa una critica a Parsons per concezione “ipersocializzata dell’uomo”, come se ci fosse una sovrapposizione tra individuo e società. Apprendimento unilaterale e meccanico di valori e schemi culturali che lascia poco spazio all’interazione dinamica tra individuo e ambiente sociale. E’ una socializzazione come una processo di adattamento e apprendimento attivo. Un’idea contraria a Parsons è quella degli economisti con la concezione di “iposocializzata dell’uomo” come se l’uomo fosse isolato. La socializzazione è quindi un processo continuo e tutt’altro lineare. Non vi è coerenza tra i vari oggetti che concorrono alla socializzazione di un individuo, ma l’azione di ognuno di essi può non essere interamente coerente. A questo punto l’individuo è un agente attivo della propria socializzazione. L’identità è essere se stessi e la vera domanda appropriata è “Chi sono io?”. Può essere personale ed è l’immagine che l’individuo ha di se stesso. Si riferisce al processo di sviluppo personale attraverso il quale elaboriamo il senso della nostra unicità. Vi è anche l’identità sociale ed è l’insieme dei ruoli svolti dal soggetto nelle varie sfere della vita alle quali appartiene. Si riferisce alle caratteristiche attribuite dagli altri ed è plurima (molteplice/multipla) e cumulativa. Nelle scienze sociali il tema dell’identità si colloca nel pensiero di Levì – Strauss e vi sono elementi comuni nell’approccio delle scienze sociali alla nozione e studio di identità. Le scienze sociali si focalizzano sul carattere relazionale, intersoggettivo dell’identità, analizzando i fattori sociali e le dinamiche interattive che sono alla base della sua genesi e del suo mantenimento. Questo aspetto distingue l’approccio all’identità di scienze sociali come la sociologia, l’antropologia, la psicologia sociale dall’uso sempre più diffuso della nozione di identità da parte della psicanalisi. L’approccio clinico rimane centrato sull’individuo.

La devianza studia quei comportamenti di alcuni membri di una società che trovano offensivi e suscita disapprovazione, condanna e ostilità. E’ un comportamento, idee o aspetti di uno o più individui che alcuni membri della società, non necessariamente tutti, reputano sbagliati, cattivi, stravaganti, disgustosi, in altre parole offensivi. Durkheim affermò che non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma che è criminale perché urta la coscienza comune. Non lo biasimiamo perché è un reato, ma è un reato perché lo biasimiamo. Il termine durkheimiano “anomia” si riferiva alla caratteristica dissociazione dell’individualità dalla coscienza collettiva. I desideri individuali non sono sufficientemente regolati o controllati. L’anomia era lo stato di mancanza di norme prodotto dalla rapida fuoriuscita dalla società tradizionale, ed esacerbato dalle crisi sociali ed economiche. Merton trasformò la nozione di anomia di Durkheim in una nuova formula sociologica in grado di spiegare l’esistenza della devianza, affermando che l’anomia è la tensione tra fini e mezzi. In una società che dà troppa importanza al successo personale, al raggiungimento di traguardi cui tutti dovrebbero aspirare, e che tuttavia possiede una struttura che non offre a tutti uguali opportunità o uguali mezzi per raggiungere questi traguardi, si determina una tensione permanente. Vi sono possibili risposte a questa tensione :  Conformismo : l’accettazione dei mezzi legittimi e culturalmente prescritti nonché dei traguardi approvati. Accetta sia i fini sia i mezzi. (esempio  impegno individuale).  Innovazione : perseguire i fini culturali prescritti facendo però uso di mezzi illegittimi. (esempio  la violenza).  Rinuncia : rifiuto sia dei fini prescritti sia dei mezzi convenzionali. (esempio  suicidio).  Ritualismo: segue la via, ma non condivide la meta  Ribellione: si mette in discussione o uno o l’altro, non si condivide quella meta e si utilizza altri mezzi per raggiungere altre mete. Approcci allo studio della devianza: a) Biologico: si riconducono i comportamenti devianti alle caratteristiche fisiche e biologiche degli individui b) Psicologico: gli psicoanalisti hanno messo in relazione la devianza con conflitti di personalità non risolti c) Sociologico: cause sociali e/o culturali spingono o attraggono l’individuo verso atti devianti o criminali. I funzionalisti distinguono le funzioni positive della devianza dalle funzioni negative della devianza.

- Positivo : la devianza svolge un ruolo fondamentale e addirittura positivo nel mantenimento dell’ordine sociale. Si risale alle prime tesi di Durkheim sulla “normalità del crimine”, infatti secondo Durkheim il crimine è un fatto sociale non solo in senso statistico,

ma anche in quanto svolge precise funzioni sociali. Una società senza devianza è impossibile da immaginare. Le funzioni positive della devianza sono  essa rafforza la coscienza collettiva e la solidarietà e chiarisce i confini della morale. Tipi di teorie

1. Teorie della tensione Si riprende il ritualismo e la ribellione. Lo studio della devianza è lo studio della tensione. 2. Teorie interazioniste Come l’individuo diventa deviante. Esponente delle teorie interazioniste è Merton con le sue teorie delle subculture. Essa ha due caratteristiche: - Si basano sul presupposto che la delinquenza sia una soluzione culturale condivisa di problemi indotti strutturalmente - Tutte rappresentano un tentativo di combinare un macromodello derivato da una teoria sul tipo di quella dell’anomia con un micro modello derivato da una teoria sul tipo di quella della scuola di Chicago. La scuola di Chicago affronta il problema della devianza dal punto di vista scientifico con descrizioni dettagliate della criminalità organizzata, della prostituzione.

  1. Teorie della relazione sociale E’ chiamata anche teoria dell’etichettamento e prende le idee dal funzionalismo. Dà luogo ad una concezione relativistica della devianza. Non tanto lo studio del comportamento, ma della relazione sociale cioè il processo di come si diventa deviante. Vi sono due tipi di problemi:
  • Problema della classificazione: come sono classificati i singoli casi che rientrano nella categoria
  • Problema degli effetti: quali sono le conseguenze per essere diventato deviante.
  1. Teoria della scelta razionale Deviante come azione razionale, adottata spontaneamente e in modo attivo dall’individuo. Frase di Tsutomi:” Le persone commettono reati non perché sono patologiche e malvagie, ma perché sono normali”. (esempio: una persona commette reati perché pensa di trarre benefici piuttosto che ricorrere a vie legali per raggiungere i propri scopi. Differenza tra approccio relativistico e approccio interazionistico Relativistico: definizione di ciò che è normale o conforme, dipende dalla cultura Interazionistico: oltre all’atto deviante è presente una reazione del medesimo.

Il capitale può essere:

- Economico  mezzi di produzione - Umano  riguarda le varie competenze di un individuo - Culturale  riguarda la posizione sociale - Sociale  riguarda l’insieme di reti o legami sociali che si formano. I legami posso essere deboli o forti. Le scelte economiche non sono influenzate solo dalla disponibilità di risorse economiche, ma anche dalla disponibilità di quelle sociali, in particolare la rete di relazioni. Il capitale sociale è l’insieme di relazioni sociali di cui un soggetto individuale o un soggetto collettivo dispone in un determinato momento. Tre approcci all’analisi sociologica dei processi economici 1. L’approccio micro o individualistaWeber 2. L’approccio macro o strutturalistaMarx 3. La nuova sociologia economica  **Polany

  1. La razionalità degli attori** secondo Weber Prima il micro poi il macro. Con i weberiani si assume una concezione più ampia di razionalità rispetto gli economisti. Quest’ultimi analizzano solo i comportamenti determinati dal perseguimento razionale dell’interesse personale dell’individuo. Egli agisce nel mercato investendo in modo strategico le risorse che possiede. L’incontro tra chi vende e chi compra forma il mercato. Mentre per i sociologi bisogna considerare che i comportamenti sono influenzati dalle relazioni sociali in cui gli attori sono immersi. Per cui alcuni comportamenti che potrebbero apparire irrazionali sono invece razionalmente orientati ad obiettivi non economici come la socievolezza, l’approvazione, lo status e il potere.
  2. Il primato della struttura secondo Marx Prima il macro, poi il micro. La base materiale di una società, la sua struttura , è data da: - I rapporti di produzione , ossia i rapporti generati dalla divisione del lavoro de della divisione della proprietà - Le forze produttive , ossia i mezzi di produzione e le tecniche utilizzate per la produzione Il modo di produzione dominante all’interno di una data società corrisponde ala struttura di quella stessa società. La struttura, infine, determina le forme di tutto il resto, la sovrastruttura. (le istituzioni giuridiche, politiche, le rappresentazioni religiose, morali e filosofiche). Una classe è data da un insieme di individui che si trovano nella medesima posizione all’interno dei rapporti di produzione tipici di un modo di produzione dato. In sostanza una classe è un soggetto collettivo capace di intraprendere azioni congruenti con i propri

interessi. Ogni società è caratterizzata dalla presenza di classi sulla base delle loro diverse collocazioni.

  1. Il sistema economico è immerso nel sistema sociale secondo Polany Ponte tra micro e macro. I fattori sociali influenzano i processi economici: le apparenze culturali, l’essere inseriti in determinate reti di relazioni interpersonali, anche i contesti politici e istituzionali. Al centro dell’analisi vi sono gli attori che interagiscono, si incontrano e negoziano sulla base delle proprie risorse, ma anche delle proprie preferenze e gusti. Ma sono influenzati anche dal contesto in cui vivono. (dalla storia delle organizzazioni produttive in cui operano, dalla regolazione del mercato e dell’economia, dalle politiche sociali che influenzano le loro risorse a disposizione). Granovetter Gli studi sulla ricerca di lavoro Granovetter studia il modo in cui le persone acquisiscono informazioni circa le opportunità di lavoro. E’ un sostenitore della teoria dei legami deboli : non sono le persone cui si è legati da legami forti da cui si ottengono le migliori informazioni sul lavoro bensì da quelle cui si è legati da legami deboli. Egli definì il fenomeno “la forza dei legami deboli”. questi legami svolgono una funzione cruciale nella intermediazione. Nella ricerca di nuove opportunità di lavoro, ma non solo può essere utile uscire fuori dalla cerchia di amicizie note per affidarsi a legami deboli in grado di aprire la comunicazione verso altri gruppi di individui. Margaret Greco Invece lei è sostenitrice della teoria dei legami forti che sono legami familiari, di parentela a costituire il principale fattore di reclutamento e organizzazione del lavoro. Greco dimostra che nel settore alimentare e nel settore metalmeccanico anche l’organizzazione produttiva passano ancora attraverso le reti familiari, come nelle fasi della prima industrializzazione. I due studi si muovono all’interno dello stesso modello interpretativo e verso lo stesso obiettivo: dimostrare la complessività del mercato. Polany La tesi fondamentale di Polany riguarda la negazione della “naturalità” della società di mercato, ritenuta un’anomalia nella storia della società umana e il concetto normativo di embeddedness. Esistono infatti tre forme di integrazione dell’economia nella società:  Scambio di mercato: scambi impersonali regolati da un’equivalenza numerica determinata dalla moneta.  Reciprocità: scambio non mediato dalla moneta tra soggetti che sono legati da vincolo extraeconomico. Reciprocità è quando beni e servizi vengono scambiati sulla base di

 C’è un legame tra regolazione (de-regolazione) del mercato di lavoro e disoccupazione (efficienza)? (guarda slides) Le disuguaglianze Disuguaglianza/stratificazione sociale è un sistema di disuguaglianza strutturata tra gruppi sociali: distribuzione sistematicamente diseguale di risorse e ricompense materiali e simboliche (esempio: il pregio). Tutto ciò è collegato a Weber con la suddivisione tra classe sociale (sfera produttiva), ceto (dimensione culturale) e potere ( dimensione politica). Queste sono tre dimensioni importanti che possono o non possono essere collegate. La società è costruita da “strati”, ordinati gerarchicamente: i privilegiati saranno in alto, mentre i meno privilegiati saranno in basso. Disuguaglianza di cosa? Reddito, tempo, prestigio, potere, capitali umani, capitali culturali, capitali sociali e salute. Disuguaglianza tra chi? Classi, genere (uomini e donne), bianchi e neri, appartenenze religiose. Come si spiegano le disuguaglianze? Ci sono le disuguaglianze tra classi sociali Goldthorpe ha proposto un modello razionale della struttura sociale che si basa su due criteri:

  1. Situazione del lavoro: è la posizione che gli individui occupano un processo lavorativo nella divisione dei compiti e della gerarchie organizzative. (esempio: lavoratori dipendenti o meno, chi acquista il lavoro altrui ed esercita autorità e controllo su questo e chi no).
  2. Situazione di mercato: è il complesso dei vantaggi e svantaggi (materiali e simbolici) che gli individui ricevono per il lavoro (esempio: il livello di reddito percepito, possibilità di carriera, pensioni furore, stabilità del posto). Quali sono le classi sociali?
  1. Capitalisti, borghesia, imprenditori, dirigenti politici, clero, libero professionista.
  2. Classe media Impiegati  concetto (esempio: professori delle superiori) Esecutivi (esempio: le segretarie)
  3. Piccola borghesia urbana, agricola
  4. Proletari, operai  industrie, terziario
  5. Tecnici di livello basso e supervisori di lavori manuali
  6. Operai specializzati
  7. Operai non specializzati La mobilità sociale E’ il cambiamento della posizione sociale (classe) da parte di individui e gruppi. Classe d’origine  classe e lavoro  classe destinazione : mobilità intergenerazione

Esempio: attualmente 1 donna su 2 non lavora in tutto il luogo nazionale. L’Italia è il paese con il tasso più basso di laureati. Disuguaglianze in generale La riflessione sociale ha maturato diverse interpretazioni e teorie per dar conto del fenomeno di stratificazione:  Teoria funzionale/ dell’ordine sociale (Durkheim e Parsons) Le disuguaglianze sono naturali e necessarie (nascono da talento e funzioni diverse)  Teoria del conflitto (Marx e Weber) Le disuguaglianze derivano dal controllo delle risorse sociali e dalla difesa e riproduzione del lavoro. Teorie della stratificazione o Funzionalismo  la posizione sociale dei singoli dipende dal ruolo lavorativo. Ad occupazioni diverse corrispondono diverse ricompense materiali e simboliche. Quanto è più importante il ruolo occupazionale tanto maggiore sono le ricompense. Le posizioni più importanti sono occupate dai più abili (nello studio e nel lavoro): elevati livelli di efficienza e do disuguaglianza legittimo. Gli “strati” sono individui e famiglie che posseggono simili ricompense. Davis e Moore La principale necessità funzionale, che spiega la presenza universale della stratificazione, è precisamente l’esigenza sentita da ogni società di collocare e motivare gli individui nelle strutture sociali. In ogni società non tutte le posizioni hanno la stessa importanza. Il numero di persone che ricoprono ruoli alti sono limitati. La conversione delle capacità richiede lunghi periodi di addestramento. per indurre le persone capaci a sottoporsi a questi sacrifici è necessario dar loro compensi materiali e morali, in modo che godano di un livello di reddito e prestigio superiori. o Teoria del conflitto  i teorici del conflitto negano che la stratificazione sociale svolga una funzione vitale indispensabile alla sopravvivenza del sistema sociale. Ritengono invece che le disuguaglianze esistano perché i gruppi sociali che se ne avvantaggiano sono in grado di difenderle dagli attacchi degli altri in una situazione di conflitto continuo. Stratificazione rappresentata in termini di “classi”:

  • Gruppo sociale vasto: individui in posizione simile nella struttura soc., determinata da dimensioni politiche ed economiche.
  • Confini precisi e rigidi; esclusività dell’appartenenza.
  • Percepite come (o tendono ad essere) soggetti collettivi capaci di azione unitaria.
  • Sono all’origine delle differenze di potere, ricchezza, prestigio, al di là dell’uguaglianza giuridica tra i soggetti.

sconfesserebbero tale opinione. Le ricerche empiriche mostrano che fra la classe sociale di appartenenza e il successo scolastico vi è una relazione positiva. Tre teorie spiegano questa relazione:

- teoria del deficit: i giovani provenienti dalle classi sociali più basse hanno un cattivo rendimento scolastico e interrompono presto gli studi, perché, a differenza di quanto avviene nelle classi medie, la famiglia non fornisce loro né le capacità cognitive e linguistiche né i valori, gli atteggiamenti e le aspirazioni che la scuola richiede. - teoria della differenza: i fallimenti e i ritardi degli allievi provenienti dalle classi più svantaggiate dipendono dalle istituzioni scolastiche. Se i ragazzi delle classi più disagiate hanno scarsi rendimenti è perché questo è esattamente ciò che la scuola e gli insegnanti si aspettano da loro. - teoria del capitale culturale: se gli studenti delle classi agiate vanno meglio a scuola è perché godono di privilegi sociali, ossia a il capitale culturale e l’ethos di classe. Il primo influisce sul rendimento scolastico, il secondo sulla carriera scolastica. Teoria riproduzione sociale delle disuguaglianze – Bourdieu Sia strutturalista che marxista, Bourdieu ha sviluppato il concetto di "habitus", che permette di spiegare la maniera attraverso cui un essere sociale interiorizza la cultura dominante riproducendola. E di vari tipi di capitale. La sociologia deve partire dall’analisi della struttura sociale ma anche ricostruire il sistema delle disposizioni (habitus) degli agenti e la loro percezione della realtà. Bourdieu distingue: - Il capitale eco - Il capitale culturale - Il capitale sociale - Il capitale simbolico Ci son tre forme del capitale culturale  1) sotto forma di disposizione durature (habitus) collegate con determinati tipi di conoscenze, idee e valori. 2) nello strato oggettivo, sotto forma di beni culturali, quadri, libri, dizionari, strumenti etc. 3) nello strato istituzionale come differenti titoli scolastici. Quindi come si spiegano le disuguaglianze secondo Bourdieu? Capitale culturale, ethos di classe definiscono l’eredità culturale che ogni allievo porta con sé, al suo ingresso nella scuola. Il genere Differenza tra genere e sesso Sesso : differenze anatomiche e fisiologiche che caratterizzano i corpi maschili e femminili.

Genere : differenze psicologiche, culturali e sociali tra maschi e femmine è collegato alle nozioni socialmente costruite di maschilità e femminilità. Il genere si riferisce simultaneamente a questioni di identità – che cosa è una donna, un uomo, cosa implica nascere al mondo con un corpo di donna, di uomo – e a questioni di potere – chi ha il potere di definire che cosa sia una donna, un uomo, lo standard di normalità femminile o maschile, quali i rapporti di potere e gli attori rilevanti entro cui si definisce, e apprende, il corpo come identità individuale e sociale (Saraceno, in Corso on-line del CIRSDe). Si tratta di un concetto con grande potenziale conoscitivo e al tempo stesso fortemente controverso. Ruoli di genere : l’insieme di aspettative e ruoli su come gli uomini e le donne si debbano comportare. Le aspettative ed i ruoli di genere variano da una società e cultura all’altra e da un periodo storico all’altro (M. Mead, 1949). Identità di genere : l’identificazione primaria della persona come maschio o femmina, tratto permanente, solitamente stabilito nella prima infanzia (la percezione del sé connessa con le implicazioni di nascere al mondo con un corpo sessuato, un corpo di donna, di uomo).