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Appunti intelligence scienze umane
Tipologia: Appunti
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L’intelligenza è un concetto che per molti anni ha messo in difficoltà gli psicologi nel tentativo di arrivare a una definizione universale condivisa anche se nella vita quotidiana le persone hanno spesso un’idea abbastanza chiara di cosa significhi essere intelligenti con differenze culturali evidenti perché nelle società occidentali l’intelligenza viene vista soprattutto come capacità di ragionare in modo logico e razionale mentre nelle culture orientali viene maggiormente associata alla comprensione profonda delle situazioni e alla qualità delle relazioni interpersonali e proprio per questo gli psicologi hanno proposto una definizione che tenga insieme più aspetti descrivendo l’intelligenza come la capacità di comprendere il mondo pensare razionalmente e utilizzare in modo efficace le risorse disponibili quando ci si trova in situazioni di difficoltà ma questa definizione apre subito una questione fondamentale cioè se l’intelligenza sia una capacità unica e generale oppure se esistano più tipi di intelligenza diversi tra loro per lungo tempo si è pensato che alla base di tutte le abilità mentali ci fosse un unico fattore generale individuabile grazie all’analisi fattoriale un metodo statistico che permette di ridurre la complessità di un fenomeno individuando fattori comuni partendo dall’idea che prove molto correlate tra loro misurino la stessa abilità e in questo contesto lo psicologo Spearman ipotizzò l’esistenza di un fattore generale chiamato fattore g considerato come una sorta di energia mentale alla base di tutte le prestazioni cognitive e strettamente legato alla capacità di fare inferenze e di generalizzare mettendo in relazione risultati simili ottenuti in test diversi
Questa visione unitaria venne successivamente messa in discussione da Thurstone che attraverso l’analisi fattoriale individuò più fattori distinti chiamati attitudini intellettive primarie come abilità numerica visualizzazione spaziale memoria ragionamento fluidità verbale comprensione verbale e velocità di percezione sostenendo che l’intelligenza non fosse un’unica capacità ma un insieme di abilità relativamente indipendenti e proprio su questa base costruì il test PMA ancora oggi utilizzato perché consente di valutare separatamente le diverse abilità con utilità soprattutto in ambito diagnostico questo approccio portò altri ricercatori a identificare un numero sempre maggiore di fattori fino ad arrivare al modello di Guilford che propose il cosiddetto parallelepipedo fattoriale un modello molto complesso che descrive l’intelligenza attraverso tre dimensioni fondamentali rappresentate dalle operazioni mentali dai contenuti e dai prodotti le operazioni mentali indicano i processi cognitivi di base come la memoria la percezione la valutazione e il pensiero convergente e divergente cioè ciò che la mente fa con le informazioni i contenuti riguardano invece la natura delle informazioni stesse che possono essere simboliche semantiche figurali o comportamentali mentre i prodotti rappresentano il risultato delle operazioni applicate ai contenuti come concetti regole relazioni e sistemi e dall’incrocio di queste tre dimensioni derivano numerosi fattori che secondo Guilford descrivono in modo articolato l’intelligenza umana questo modello è stato molto innovativo perché ha ampliato il concetto di intelligenza includendo anche la creatività e il pensiero divergente ma è stato anche criticato per la sua eccessiva complessità e per la difficoltà di confermare empiricamente tutte le sue componenti anche se ha influenzato profondamente modelli successivi come quello delle intelligenze multiple
Negli anni Sessanta si è affermata una distinzione importante tra intelligenza fluida e intelligenza cristallizzata dove la prima riguarda la capacità di ragionare elaborare informazioni nuove risolvere problemi astratti e utilizzare la memoria di lavoro ed è quella che entra in gioco quando ci si trova davanti a situazioni nuove come la risoluzione di un’analogia mentre la seconda riguarda l’insieme delle conoscenze abilità e strategie
acquisite attraverso l’esperienza e l’educazione ed è fortemente influenzata dalla cultura e dal contesto sociale ed è quella che utilizziamo quando facciamo riferimento alle nostre conoscenze pregresse per affrontare problemi della vita reale su questa base Cattell e Horn svilupparono un modello che superava l’idea del fattore g unico proponendo una struttura più articolata dell’intelligenza che venne poi ulteriormente sistematizzata da Carroll con la teoria dei tre strati in cui lo strato superiore corrisponde al fattore g il secondo comprende ampie abilità come intelligenza fluida intelligenza cristallizzata memoria visualizzazione velocità di elaborazione e percezione uditiva mentre il primo strato è formato da numerose abilità specifiche dalla fusione di questi contributi nasce la teoria Cattell Horn Carroll che oggi rappresenta uno dei modelli più completi e accettati e che organizza le abilità cognitive in grandi categorie come le conoscenze acquisite che includono l’intelligenza cristallizzata le conoscenze quantitative e le abilità di lettura e scrittura le abilità di pensiero che comprendono l’elaborazione uditiva l’elaborazione visiva l’intelligenza fluida e la capacità di immagazzinare e recuperare informazioni dalla memoria a lungo termine e infine l’efficienza cognitiva che riguarda la memoria a breve termine la velocità di elaborazione e la rapidità nel prendere decisioni
Un altro importante contributo allo studio dell’intelligenza è arrivato dal modello dell’elaborazione dell’informazione che considera l’intelligenza osservando come le persone memorizzano utilizzano e trasformano le informazioni per risolvere i problemi e in questa prospettiva Sternberg ha proposto il modello triarchico secondo cui l’intelligenza è composta da tre aspetti principali rappresentati dalla sotto teoria delle componenti che riguarda i processi cognitivi di base dalla sotto teoria dell’esperienza che considera il ruolo dell’esperienza personale nel rendere più o meno automatiche le prestazioni e dalla sotto teoria del contesto che mette in relazione l’intelligenza con l’ambiente in cui l’individuo vive e agisce parallelamente Gardner ha introdotto la teoria delle intelligenze multiple spostando l’attenzione dalla domanda su quanto una persona sia intelligente alla domanda su come una persona sia intelligente sostenendo l’esistenza di almeno otto tipi di intelligenza tra cui quella linguistica logico matematica spaziale musicale corporeo cinestetica interpersonale intrapersonale e naturalistica che sono relativamente indipendenti dal punto di vista neurologico ma che nella vita quotidiana lavorano sempre insieme in combinazioni diverse
Accanto a queste concezioni si sono sviluppate anche le idee di intelligenza pratica ed emotiva perché secondo Sternberg i test tradizionali misurano soprattutto il successo accademico e non spiegano pienamente il successo professionale e quotidiano dato che l’intelligenza pratica si basa sulla capacità di applicare principi generali a problemi concreti spesso appresa attraverso l’osservazione più che attraverso lo studio teorico mentre l’intelligenza emotiva approfondita da Goleman riguarda la capacità di riconoscere comprendere esprimere e regolare le emozioni proprie e altrui ed è fondamentale per l’empatia l’autoconsapevolezza e le competenze sociali tanto che Mayer e Salovey hanno descritto quattro componenti principali che includono il riconoscimento delle emozioni l’uso delle emozioni per facilitare il pensiero la comprensione delle emozioni e la loro regolazione
La valutazione dell’intelligenza ha una lunga storia che inizia con Galton il quale ipotizzava una relazione tra caratteristiche fisiche e capacità intellettive ma un passo decisivo venne compiuto da Binet che sviluppò il primo test di intelligenza basato sul concetto di età mentale partendo dall’idea che le prestazioni cognitive migliorano con l’età e che quindi confrontando individui della stessa età cronologica fosse possibile individuare differenze di intelligenza da