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DEWEY , appunti scienze umane, Appunti di Scienze Umane

DEWEY , appunti scienze umane DETTAGLIATI

Tipologia: Appunti

2020/2021

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SCIENZE UMANE , DEWEY
Negli ultimi decenni dell'Ottocento negli Stati Uniti fiorisce un movimento per la riforma
dell'istruzione e dell'educazione che ha in JOHN DEWEY, HELEN PARKHURST e CARLETON
WOLSEY WASHBURNE i rappresentanti principali. Impegnati nella ricerca teorica o attivi
sperimentatori di nuovi modi di fare scuola, questi pedagogisti ritengono il rinnovamento
dell'educazione un passo essenziale per il progresso della società in senso democratico. Tale
rinnovamento riguarda sia l'organizzazione scolastica, con i suoi tempi, i suoi luoghi, i suoi
programmi, sia i metodi didattici e i materiali con cui essi vengono applicati. Alla base di
questo movimento sta una concezione "attiva" dell'individuo e della società, da cui discende
l'appellativo di "attivismo", che raccoglie un insieme di concezioni teoriche variegato e
complesso. L'espressione attivismo indica una corrente pedagogica fondata sull'idea della
centralità dell'esperienza nell'apprendimento e della necessità che l'allievo assumerà il ruolo
di "attore" (protagonista attivo) del proprio processo formativo. Emblema dell'attivismo è la
teoria pedagogica di John Dewey, che ha avuto numerosi interpreti e seguaci, nonché critici
e avversari illustri, tanto da dare luogo a giudizi contrastanti. Fra i suoi aspetti fondamentali
possiamo ricordare:
- l'idea nuova del ruolo e della funzione dell'insegnante e della scuola nel processo di
formazione della persona, intesa come momento fondamentale del progresso della società;
-l'adeguamento dei contenuti didattici alle caratteristiche psichiche dell'alunno e sue
modalità di apprendimento;
-l’inserimento dei contenuti in un contesto socio-economico preciso;
-la novità del metodo proposto, per mezzo del quale l'alunno è indotto a essere protagonista
attivo del proprio apprendimento.
Alla base di tutto il pensiero filosofico e pedagogico di Dewey è rintracciabile una concezione
pragmatica dell'esperienza, secondo la quale l'uomo non è un olimpico spettatore di ciò che
accade: immerso con la sua azione nel flusso continuo degli eventi, egli deve
ininterrottamente accettare i rischi che derivano dall'impossibilità di prevederne o definirne
il corso.
Ne Il mio credo pedagogico Dewey sintetizza la sua concezione in cinque punti fondamentali:
1) l'istruzione è frutto della partecipazione progressiva dell'individuo al patrimonio comune
del genere umano;
2) l'istruzione è un processo sociale, quindi è inerente alla vita e non propedeutica ad essa;
3) il fondamento dei programmi di insegnamento è la vita sociale del fanciullo;
4) a ispirare il metodo educativo devono essere gli interessi del fanciullo e la sua attività;
5) l'istruzione è il fondamento del progresso sociale e politico.
Dewey constata che l'esperienza umana è innanzitutto esperienza sociale. L'educazione sarà
quindi ricostruzione e riorganizzazione continua dell'esperienza personale e sociale,
strumento per mezzo del quale le comunità orientate al progresso, a differenza delle società
tradizionali, devono sollecitare nei giovani non la riproduzione delle abitudini correnti, bensì
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SCIENZE UMANE , DEWEY

Negli ultimi decenni dell'Ottocento negli Stati Uniti fiorisce un movimento per la riforma dell'istruzione e dell'educazione che ha in JOHN DEWEY, HELEN PARKHURST e CARLETON WOLSEY WASHBURNE i rappresentanti principali. Impegnati nella ricerca teorica o attivi sperimentatori di nuovi modi di fare scuola, questi pedagogisti ritengono il rinnovamento dell'educazione un passo essenziale per il progresso della società in senso democratico. Tale rinnovamento riguarda sia l'organizzazione scolastica, con i suoi tempi, i suoi luoghi, i suoi programmi, sia i metodi didattici e i materiali con cui essi vengono applicati. Alla base di questo movimento sta una concezione "attiva" dell'individuo e della società, da cui discende l'appellativo di "attivismo", che raccoglie un insieme di concezioni teoriche variegato e complesso. L'espressione attivismo indica una corrente pedagogica fondata sull'idea della centralità dell'esperienza nell'apprendimento e della necessità che l'allievo assumerà il ruolo di "attore" (protagonista attivo) del proprio processo formativo. Emblema dell'attivismo è la teoria pedagogica di John Dewey, che ha avuto numerosi interpreti e seguaci, nonché critici e avversari illustri, tanto da dare luogo a giudizi contrastanti. Fra i suoi aspetti fondamentali possiamo ricordare:

  • l'idea nuova del ruolo e della funzione dell'insegnante e della scuola nel processo di formazione della persona, intesa come momento fondamentale del progresso della società; -l'adeguamento dei contenuti didattici alle caratteristiche psichiche dell'alunno e sue modalità di apprendimento; -l’inserimento dei contenuti in un contesto socio-economico preciso; -la novità del metodo proposto, per mezzo del quale l'alunno è indotto a essere protagonista attivo del proprio apprendimento. Alla base di tutto il pensiero filosofico e pedagogico di Dewey è rintracciabile una concezione pragmatica dell'esperienza , secondo la quale l'uomo non è un olimpico spettatore di ciò che accade: immerso con la sua azione nel flusso continuo degli eventi, egli deve ininterrottamente accettare i rischi che derivano dall'impossibilità di prevederne o definirne il corso. Ne Il mio credo pedagogico Dewey sintetizza la sua concezione in cinque punti fondamentali:
  1. l'istruzione è frutto della partecipazione progressiva dell'individuo al patrimonio comune del genere umano;
  2. l'istruzione è un processo sociale, quindi è inerente alla vita e non propedeutica ad essa;
  3. il fondamento dei programmi di insegnamento è la vita sociale del fanciullo;
  4. a ispirare il metodo educativo devono essere gli interessi del fanciullo e la sua attività;
  5. l'istruzione è il fondamento del progresso sociale e politico. Dewey constata che l'esperienza umana è innanzitutto esperienza sociale. L'educazione sarà quindi ricostruzione e riorganizzazione continua dell'esperienza personale e sociale, strumento per mezzo del quale le comunità orientate al progresso, a differenza delle società tradizionali, devono sollecitare nei giovani non la riproduzione delle abitudini correnti, bensì

l'elaborazione di migliori forme di vita. Il processo educativo richiede sia la partecipazione dell’individuo sia quella della società perché l’uomo necessita degli strumenti forgiati dalla cultura. Nella scuola andrà favorito un rapporto democratico e partecipativo tra docente e alunno ed essendo l’educazione un processo sociale, la scuola deve riprodurre tutte le situazioni che servono per essere partecipi dei beni ereditati dalla specie umana e dalla tradizione culturale. Quindi la scuola deve rappresentare il luogo di vita. Dewey riconosce la necessità di una trasformazione della scuola in relazione al mutamento sociale provocato dalla rivoluzione industriale. Nella società preindustriale il fanciullo viveva attivamente le relazioni sociali ed era in grado di assistere e partecipare direttamente al lavoro di produzione e trasformazione dei beni; la rivoluzione industriale ha invece allontanato il bambino da questi processi: la meccanizzazione lo ha separato dal lavoro e privato di numerose occasioni di esperienza e di formazione del carattere. Spetta dunque alla scuola il compito di organizzare e realizzare le esperienze adatte: Dewey ritiene che l'introduzione del lavoro nella scuola risponda proprio a tale scopo, cioè a quello di rendere la scuola veramente "attiva". Per Dewey i bambini devono imparare a conoscere il progresso compiuto dall'umanità anche attraverso la storia tecnica ed economica, ovvero attraverso il modo in cui il lavoro ha modificato la realtà umana. Dewey vuole che la scuola consenta anche ricostruzioni sperimentali dei processi lavorativi, così da far vivere all'alunno esperienze dirette e concrete. In Democrazia ed educazione una delle opere più note in tutto il mondo, Dewey sostiene la necessità delle istituzioni scolastiche, la quale scaturisce dall'impossibilità di fornire direttamente, nel contesto della vita quotidiana, gli insegnamenti basilari agli allievi. La scuola è un ambiente speciale, necessario a indirizzare l'esperienza infantile nel passaggio dalla famiglia al più vasto contesto sociale. La funzione della scuola è dunque quella di mediare tra società e fanciullo, fornendo a quest'ultimo esperienze semplificate che gli impediscano di venire travolto dall'ambiente sociale. L'esperienza condotta nella "scuola-laboratorio" elementare annessa all'Università di Chicago consente a Dewey di mettere in pratica le proprie teorie sulla scuola attiva attraverso un percorso completo, con un curricolo di studi dai quattro ai diciotto anni, intervallato da "anni-ponte" che hanno lo scopo di favorire i passaggi e la continuità tra la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e gli studi secondari. Dewey propone un piano di studi che ha nella divisione tra «occupazioni attive» (espressive o produttive), «conoscenza dell'ambiente sociale» (storia e geografia) e «conoscenza dei simboli culturali» (lettura, scrittura, grammatica, calcolo...) il suo punto fermo. Bisogna però osservare che questi tre ambiti non rimangono separati, ma collegati alle attività: il lavoro diventa così anche punto di raccordo interdisciplinare. Il metodo Nell'opera Democrazia ed educazione Dewey sostiene che il metodo adeguato per sviluppare in modo positivo le capacità cognitive degli alunni consista nel muovere dai loro interessi autentici e nel creare le condizioni affinché essi possano raggiungere i propri obiettivi. A tal fine, si rivela efficace sottoporre ai discenti una serie di situazioni problematiche, per le quali essi debbano sviluppare ipotesi di soluzione che verificheranno nell'attività pratica. Il successo della teoria deweyana non è immune da critiche infatti nell’opera Esperienza ed educazione ammette che non tutte le esperienze sono positive e