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Leonardo Sciascia: Scrittore e denunciatore sociale siciliano, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Leonardo sciascia, nato in sicilia, si distingue per la sua passione per la storia e la scrittura. Diventa maestra elementare a 6 anni, giornalista e comunista. Denuncia i mali che minano lo stato e le sue istituzioni: la mafia, la connivenza politica, la corruzione. Il suo primo romanzo, 'le parrocchie di ragalpetra' (1956), segna l'impegno civile dell'autore. Sciascia si dedica al genere 'giallo' nel 1961, ma con un carattere di denuncia etica e sociale. I suoi romanzi 'il giorno della civetta' (1961) e 'a ciascuno il suo' (1966) sono fondamentali per aver sottolineato la presenza della mafia all'interno della società italiana. Sciascia ritiene che lo stato e la chiesa svolgano un ruolo fondamentale nella supporto alla mafia.

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 27/10/2021

mary.oliviero
mary.oliviero 🇮🇹

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LEONARDO SCIASCIA (1921 – 1989)
Leonardo Sciascia nasce in provincia di Agrigento, da una madre casalinga cresciuta in una famiglia di artigiani e dal
padre che lavora in una delle miniere di zolfo della zona. A 6 anni comincia la scuola e da subito affiora la sua passione
per la storia e per la scrittura; nel 1941 ottiene il diploma di maestra elementare, tre anni più tardi si sposa e in seguito
diventa giornalista e si iscrive al Partito Comunista; si èsempre dimostrato interessato alle vicende politiche e sociali del
suo tempo –come il caso Majorana e l’affare Moro- tanto da essere considerato una personalità scomoda. Nei suoi
romanzi rappresenta la sua città e il degrado morale e sociale che la colpisce, la sua paura di assoggettarsi alla passività,
e questo suoi denunciare la società in cui vive lo avvicina agli autori del Neorealismo. Il suo primo romanzo Le parrocchie
di Ragalpetra è del 1956, in cui si comincia ad intravedere l’impegno civile dell’autore in quanto si tratta di un saggio-
cronaca della vita di un immaginario paesino siciliano. Nel 1961 Sciascia comincia a dedicarsi a quello che diverrà il tema
prevalente nella sua produzione letteraria: il genere “giallo”; in Sciascia, però, questo genere acquista un carattere
di denuncia etica e sociale, in quanto egli è maggiormente interessato alla descrizione delle cause economiche e sociali
che si annidano dietro ai delitti, piuttosto che alla risoluzione degli enigmi stessi. Così nel 1961 pubblica Il giorno della
civetta, il suo primo romanzo sulla mafia siciliana che porterà a Sciascia buona parte della sua celebrità perché è il primo
ad essere tradotto anche all’estero e a godere di rappresentazioni teatrali e cinematografiche. Questo romanzo, insieme
conA ciascuno il suo (1966), sono romanzi fondamentali perché prima di allora si considerava la mafia come qualcosa
che non facesse parte della società; Sciascia invece sottolinea la presenza della mafia e dei criminali all’interno di
quest’ultima e, anzi, ritiene che lo Stato e la Chiesa svolgano un ruolo fondamentale in quanto la supportano.
I TEMI In quanto scrittore di profondo impegno morale e civile, denunciò i mali che maggiormente minano lo Stato
e le sue istituzioni: la mafia, la connivenza politica, la corruzione. Alcuni suoi personaggi, come il capitano Bellodi ne Il
giorno della civetta o il professor Laurana in A ciascuno il suo, ostinatamente impegnati nella ricerca della verità, sono i
“nuovi eroi” dell’Italia del tempo. Essi non accettano il compromesso, il silenzio, il disimpegno e lottano contro poteri
ben più grandi di loro, animati da una convinta fiducia nei valori della razionalità, della giustizia e della libertà.
LO STILE La prosa di Sciascia si avvale di uno stile lucido, concreto, essenziale capace di comunicare ai lettori, con
chiarezza e ironia, la denuncia di determinate situazioni e capace di avvicinare alla scrittura quanti più lettori possibile.
La scelta per alcuni suoi romanzi della struttura del giallo e dell’inchiesta gli ha permesso di sollecitare l’interesse del
grande pubblico sui temi a lui cari, attraverso i meccanismi della suspence e dell’intrigo poliziesco.La conclusione dei
suoi libri è spesso amara e pessimistica, ma forse, proprio per questo, la sua volontà di denuncia risulta più efficace.
A CIASCUNO IL SUO (1966) La vicenda si svolge in un paesino in provincia di Palermo. Il farmacista del
paese riceve una lettera anonima, che lo minaccia di morte, nonostante egli non avesse mai avuto problemicon la
giustizia, né con la malavita. All’inizio la gente crede che la lettera sia solo uno scherzo, ma poi tutti cambiano idea
quando il farmacista viene ucciso insieme al Dottor Roscio, durante una battuta di caccia. Oltre la polizia, del caso se ne
interessa un comune amico: il professor Laurana.La polizia va fuori pista sin dall’inizio, credendo che la causa della
morte dei due, fosse stata una relazione segreta del farmacista culminata con l’assassinio. Il prof. Laurana, invece, trova
subito degli indizi che lo portano a cambiare idea. Credeva che la causa dell’assassinio, fosse stata il Dottor Roscio. Tutte
le prove lo portavano sempre di più a credere che il mandante dei delitti fosse il cugino della moglie di Roscio, l’avvocato
Rosello.
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LEONARDO SCIASCIA (1921 – 1989)

Leonardo Sciascia nasce in provincia di Agrigento, da una madre casalinga cresciuta in una famiglia di artigiani e dal padre che lavora in una delle miniere di zolfo della zona. A 6 anni comincia la scuola e da subito affiora la sua passione per la storia e per la scrittura; nel 1941 ottiene il diploma di maestra elementare, tre anni più tardi si sposa e in seguito diventa giornalista e si iscrive al Partito Comunista; si èsempre dimostrato interessato alle vicende politiche e sociali del suo tempo –come il caso Majorana e l’affare Moro- tanto da essere considerato una personalità scomoda. Nei suoi romanzi rappresenta la sua città e il degrado morale e sociale che la colpisce, la sua paura di assoggettarsi alla passività, e questo suoi denunciare la società in cui vive lo avvicina agli autori del Neorealismo. Il suo primo romanzo Le parrocchie di Ragalpetra è del 1956, in cui si comincia ad intravedere l’impegno civile dell’autore in quanto si tratta di un saggio- cronaca della vita di un immaginario paesino siciliano. Nel 1961 Sciascia comincia a dedicarsi a quello che diverrà il tema prevalente nella sua produzione letteraria: il genere “giallo”; in Sciascia, però, questo genere acquista un carattere di denuncia etica e sociale, in quanto egli è maggiormente interessato alla descrizione delle cause economiche e sociali che si annidano dietro ai delitti, piuttosto che alla risoluzione degli enigmi stessi. Così nel 1961 pubblica Il giorno della civetta , il suo primo romanzo sulla mafia siciliana che porterà a Sciascia buona parte della sua celebrità perché è il primo ad essere tradotto anche all’estero e a godere di rappresentazioni teatrali e cinematografiche. Questo romanzo, insieme con A ciascuno il suo (1966), sono romanzi fondamentali perché prima di allora si considerava la mafia come qualcosa che non facesse parte della società; Sciascia invece sottolinea la presenza della mafia e dei criminali all’interno di quest’ultima e, anzi, ritiene che lo Stato e la Chiesa svolgano un ruolo fondamentale in quanto la supportano.

I TEMI In quanto scrittore di profondo impegno morale e civile, denunciò i mali che maggiormente minano lo Stato

e le sue istituzioni: la mafia, la connivenza politica, la corruzione. Alcuni suoi personaggi, come il capitano Bellodi ne Il giorno della civetta o il professor Laurana in A ciascuno il suo , ostinatamente impegnati nella ricerca della verità, sono i “nuovi eroi” dell’Italia del tempo. Essi non accettano il compromesso, il silenzio, il disimpegno e lottano contro poteri ben più grandi di loro, animati da una convinta fiducia nei valori della razionalità, della giustizia e della libertà.

LO STILE La prosa di Sciascia si avvale di uno stile lucido, concreto, essenziale capace di comunicare ai lettori, con

chiarezza e ironia, la denuncia di determinate situazioni e capace di avvicinare alla scrittura quanti più lettori possibile. La scelta per alcuni suoi romanzi della struttura del giallo e dell’inchiesta gli ha permesso di sollecitare l’interesse del grande pubblico sui temi a lui cari, attraverso i meccanismi della suspence e dell’intrigo poliziesco.La conclusione dei suoi libri è spesso amara e pessimistica, ma forse, proprio per questo, la sua volontà di denuncia risulta più efficace.

A CIASCUNO IL SUO (1966) La vicenda si svolge in un paesino in provincia di Palermo. Il farmacista del

paese riceve una lettera anonima, che lo minaccia di morte, nonostante egli non avesse mai avuto problemi né con la giustizia, né con la malavita. All’inizio la gente crede che la lettera sia solo uno scherzo, ma poi tutti cambiano idea quando il farmacista viene ucciso insieme al Dottor Roscio, durante una battuta di caccia. Oltre la polizia, del caso se ne interessa un comune amico: il professor Laurana.La polizia va fuori pista sin dall’inizio, credendo che la causa della morte dei due, fosse stata una relazione segreta del farmacista culminata con l’assassinio. Il prof. Laurana, invece, trova subito degli indizi che lo portano a cambiare idea. Credeva che la causa dell’assassinio, fosse stata il Dottor Roscio. Tutte le prove lo portavano sempre di più a credere che il mandante dei delitti fosse il cugino della moglie di Roscio, l’avvocato Rosello.

Alla fine Laurana ne ha la certezza, e anzi, arriva a supporre che la moglie di Roscio, la signora Luisa, sia l’amante del cugino Rosello, e il marito, dopo averlo saputo, riesce a trovare delle prove che potrebbero mandare in galera Rosello, ed allora i due amanti architettano un piano per ucciderlo. La signora Luisa, appena viene a sapere che Laurana ha capito tutto, facendo leva sull’interesse che egli prova nei suoi confronti, gli da appuntamento in un bar poco più distante dal centro, dove alla fine non si presenta. Laurana, allora, va via e sulla strada del ritorno un compaesano lo ferma e gli offre un passaggio a casa, ma da allora non si hanno più sue notizie; la storia riprende un anno più tardi, quando la signora Luisa e l’avvocato Rosello hanno annunciato ufficialmente il loro fidanzamento, ma ormai la cosa non è più vista come uno scandalo quanto come un atto di pietà dell’avvocato di prendersi cura della donna e di sua figlia. Il titolo del romanzo fa riferimento all’ “UNICUIQUE SUUM” ritagliato dalla testata dell’ Osservatore Romano per compilare una lettera minatoria spedita al farmacista. “Unicuiquesuum”, in italiano “a ciascuno il suo”; questa breve frase si riferisce inoltre alla “cultura del silenzio”, propria dei paesini siciliani, nei quali ognuno sa tutto di tutti, ma nessuno osa raccontare in giro i fatti degli altri. L’ autore lancia un messaggio diretto contro la mafia, la vera protagonista di questo romanzo. La politica , l’ economia, l’ amministrazione e i partiti politici vengono degradati dai personaggi e quindi dallo stesso autore. Sullo sfondo sono sempre presenti l’ analisi dell’ animo siciliano, le considerazioni della vita e della morte, il mito della donna, l’ omertà, il culto del silenzio.Sciascia fa un quadro del paese e sottolinea l’ inefficienza del suo sistema, in cui di ogni mistero criminale molti conoscono la soluzione, i colpevoli, ma mai i colpevoli vengono assicurati alla giustizia. E un paese può sopravvivere a tutto tranne che alla mancanza di giustizia, come afferma l’ autore stesso.