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Una riflessione di Leonardo Sciascia sulla mafia, partendo dalla difficoltà di definirla e dalle diverse accezioni del termine. Sciascia analizza l'evoluzione della mafia nel tempo, dalla sua origine come contro-potere locale alla sua trasformazione in organizzazione criminale e terroristica. Il documento include anche riferimenti alle opere di Sciascia, come il romanzo 'Il giorno della civetta', e alle sue posizioni antimafia. Inoltre, viene menzionato il libro 'Futura memoria', una raccolta di articoli sulla mafia e la lotta alla mafia scritti da Sciascia.
Tipologia: Appunti
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Cosa si intende per mafia; è un argomento che tutti noi conosciamo am nessuno poi sa definire. Abbiamo alcune accezioni del termine che prendono connotazioni di erse a seconda del contesto. Esiste qualcosa di legato alla tradizione di un posto (Sicilia), e in Sicilia pensiamo a un atteggiamento che più che pensarlo come un’associazione criminale, nasce da una realtà prettamente locale di vero contro potere e contro stato di organizzazione territoriale rispetto a un isola che era sempre stata terra di saccheggi e dominazioni straniere. Questa è una connotazione che per certi versi rende la mafia anche legata alla cultura del popolo, è appunto una tradizione e ha una stretta connotazione con l’identità del luogo. Il volto della mafia comincia a trasformarsi nel dopoguerra diventato un’organizzazione di strambò malavitoso e terroristico che ha una seconda gestione del luogo e dei patrimoni che riguarda appalti pubblici e investimenti che riguardano l’isola e successivamente un rapporto con i poteri centrali dello stato. Questo sta uscendo dal territorio siciliano, ma possiamo trovare la mafia ovunque e questo termine di tradizione sta scomparendo. Il termine a seconda del contesto storico può significare cose diverse. Arriverà ad identificare un atteggiamento mafioso , anche per chi non ha nulla a che fare con questa attività e diventa dunque un aggettivo per identificare qualcosa che non ha diretto rapporto. Il termine mafia e la mafia su tutti i sensi, è caratterizzata alla fatto che non si può riferire a nulla di concreto e perciò spaventa molto l’immaginario collettivo; non esiste veramente ma come idea. Lui è stat molto attivo in ambito giornalista ed è importante vedere che i suoi testi hanno un grande impegno. “Il giorno della civetta” 1961 inizia con un omicidio di mafia, è un commissario viene mandato in Sicilia per indagare. Durante l’interrogativo il capo mafia dirà che gli uomini si dividono in categoria: d’onore, Messi uomini fino ai “quaquaraquà”. E Sciascia è stato appellato dai giudici antimafia proprio con questo appellativo ribaltando la situazione. Alla fine della sua vita infatti fu attaccato da questi ultimi perché sembrava lui fosse contro di essi. Nell’articolo “i professionisti dell’ antimafia”, lui parla di mafia e viene frainteso come se parlasse male dei giudici. Nel 72 viene fatta la versione scolastica della “ civetta” in cui dice che ha passato un anno a togliere cose dal libro per parare eventuali intolleranze di coloro che potevano ritenersi colpiti perché disse che in Italia non si poteva scherzare ne coi santi ne coi fanti” figurati se si può parlare sul serio. È una denuncia della società in cui vive. Il protagonista principale, il capitano Bellodi, dirà che lui con la Sicilia, “ mi ci romperò la testa” ossia non arriverà a una conclusione, come a dire che è una battaglia particolare che non si può non combattere ma non si può vincere. Un eroe antimafia è colui che sa che non può tirarsi fuori ma che non può fermare la mafia. La mafia non esiste perché è un atteggiamento e si può distruggere sol dando iniezioni di valori. Falcone disse che la mafia è stata creata dagli uomini e come tutte le cose create dagli uomini avrà una fine sperando non coincida con la fine dell’ultimo uomo. Per quanto riguarda la sua opera di narrativa possiamo tenere conto del manuale e anche le testimonianze della sua vita. Lui raduna tutto nel libro “ futura memoria; se la memoria ha un futuro (sottotitolo)” , raccoglie tutti i suoi principali articolo in termini di mafia e lotta alla mafia. Questo, uscito nel 1989, poco dopo la sua morte (postumo). Muore il 20 novembre 89 e postuma questo, ma aveva fatto in tempo a rivederlo tutto. È interessante vedere come lui così come Calvino, introduce il suo testo, molto probabilmente perché ha qualcosa da dire che non è altro che una chiave di lettura del testo. L’introduzione è un grande racconto di una cosa che accade e alcune sue considerazioni. In questa introduzione mette 2 testi: una sua lettera a Pertini e una pagina di diario di Colette Rosselli in cui racconta contatti e incontri con uomini politici, scrittori ecc..
Lui racconta cosa accade con Pertini, va a pranzo con lui, lo accoglie come amico e gli fa la promessa che si sarebbe occupato di ciò. Un anno dopo scoppia il caso Tortora completamente innocente (un pentito aveva fatto il suo nome). Pertini non risponde ed è la non risposta più onesta che potesse dare, il silenzio è il contesto nel quale ci stiamo muovendo. Ci sono delle dimensioni più alte della lotta culturale che si può fare, Pertini pur volendo non poteva rispondere a questa lettera. A Palermo dal 1981-83 ci sono stati circa 600 morti per mafia quindi 200 morti l’anno ossia circa 1 morto ogni 3 giorni. Scrive poi Sciascia “i professionisti dell’ antimafia” ; il titolo è quasi ironico perché se vediamo chi è il professionista, vediamo che si distingue dal dilettante perché il dilettante non sa le conseguenze il professionista prevede le conseguenze delle proprie azioni.