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Cultura Popolare in Italia: Da Gramsci all'Unesco - Prof. Iuso, Appunti di Antropologia Culturale

Appunti dettagliati presi a lezione di antropologia culturale IA. Programma incentrato sulla memoria.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 31/01/2021

Aurora.Sassorossi
Aurora.Sassorossi 🇮🇹

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ANTROPOLOGIA CULTURALE IA
16.04.2020
Bibliografia: parte specifica della memoria
-Cultura popolare in Italia. Da Gramsci all’Unesco (pag. 73-94, 211-249)
-Antropologia della cultura materiale (pag 55-107)
-Dispensa della memoria (pdf)
Cultura popolare in Italia. Da Gramsci all’Unesco
Presupposti teorici
Impianto cronologico che va anche sul tematico.
Come siamo passati da una cultura popolare a una di massa, e il ritorno ad alcune nozioni della cultura
popolare all’interno di una società globale che vede l’esaltazione di alcune cose: uso e importanza della
memoria e del patrimonio.
Il tutto è affrontato in termini diacronici, ad impianto cronologico. Viene articolato tutto sul piano delle
stagioni.
De Martino, Pitré (folklorista dell’800), Gianni Bosio, …
Antonio Gramsci: rapporto fra lui e la cultura popolare.
Dei studia a Pisa. Fa riferimento anche a vari oggetti fisici.
Studio della cultura materiale domestica. Dal singolo oggetto agli oggetti di affezione come le fotografie.
Macro-oggetto di cui si occupa il libro: il museo. Cosa evoca il museo? Qualcosa di vecchio? Di stantio?
Immobile? Si parla di musei etnografici, di cultura popolare. Sono luoghi di ripensamento delle culture.
Il libro presenta il passaggio di definizione di concetti da trent’anni fa a oggi: che differenze ci sono?
Patrimonio
Dalla demologia al patrimonio.
Etnologia= studio delle culture extraeuropee
Antropologia= osserva le mutazioni all’interno della società
Negli ultimi 30 anni, le nostre società hanno dedicato un’attenzione particolare a ciò che è fenomeno di
memoria, quindi attenzione al passato.
La nozione di memoria ha infatti cambiato definizione e ha un peso diverso.
Sul finire del ‘900, la maturazione di alcuni eventi storici (processi come le grandi ideologie e la loro fine, il
crollo della ideologia progressista, di convinzione della positività del mondo tecnologico) comincia a
mostrare punti di debolezza e delle conseguenze inattese particolarmente nocive per l’umanità
(disoccupazione, crisi ambientale, …). Questo mondo finisce simbolicamente con la caduta del muro di
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ANTROPOLOGIA CULTURALE IA

Bibliografia: parte specifica della memoria

- Cultura popolare in Italia. Da Gramsci all’Unesco (pag. 73-94, 211-249) - Antropologia della cultura materiale (pag 55-107) - Dispensa della memoria (pdf) Cultura popolare in Italia. Da Gramsci all’Unesco Presupposti teorici Impianto cronologico che va anche sul tematico. Come siamo passati da una cultura popolare a una di massa, e il ritorno ad alcune nozioni della cultura popolare all’interno di una società globale che vede l’esaltazione di alcune cose: uso e importanza della memoria e del patrimonio. Il tutto è affrontato in termini diacronici, ad impianto cronologico. Viene articolato tutto sul piano delle stagioni. De Martino, Pitré (folklorista dell’800), Gianni Bosio, … Antonio Gramsci: rapporto fra lui e la cultura popolare. Dei studia a Pisa. Fa riferimento anche a vari oggetti fisici. Studio della cultura materiale domestica. Dal singolo oggetto agli oggetti di affezione come le fotografie. Macro-oggetto di cui si occupa il libro: il museo. Cosa evoca il museo? Qualcosa di vecchio? Di stantio? Immobile? Si parla di musei etnografici, di cultura popolare. Sono luoghi di ripensamento delle culture. Il libro presenta il passaggio di definizione di concetti da trent’anni fa a oggi: che differenze ci sono? Patrimonio Dalla demologia al patrimonio. Etnologia= studio delle culture extraeuropee Antropologia= osserva le mutazioni all’interno della società Negli ultimi 30 anni, le nostre società hanno dedicato un’attenzione particolare a ciò che è fenomeno di memoria, quindi attenzione al passato. La nozione di memoria ha infatti cambiato definizione e ha un peso diverso. Sul finire del ‘900, la maturazione di alcuni eventi storici (processi come le grandi ideologie e la loro fine, il crollo della ideologia progressista, di convinzione della positività del mondo tecnologico) comincia a mostrare punti di debolezza e delle conseguenze inattese particolarmente nocive per l’umanità (disoccupazione, crisi ambientale, …). Questo mondo finisce simbolicamente con la caduta del muro di

Berlino. Con lui crolla un’epoca iniziata con la Rivoluzione francese, durante la quale si pensava che il futuro avrebbe potato solo cose positive. Grande esaltazione del passato viene data dopo il crollo; si smette di credere nel futuro, come si era invece fatto in tutti quegli anni. L’attenzione al passato viene portata per lo studio della storia, ma soprattutto ad altri effetti sociali: la realtà, la memoria e le cose e gli oggetti che vengono e rappresentano il passato, che diventano patrimonio. Memoria – non è quell’idea, quel concetto che conosciamo oggi e con cui siamo nati. zB importanza della memoria: Giorno della Memoria. Il 27 gennaio si celebra e si individua la shoah dentro di esso. Viene ritirato fuori il discorso della shoah, l’anti negazionismo e tutto ciò che porta. Questo giorno non c’è ovviamente sempre stato, ma questo giorno è stato istituito nel 2005 quindi non esiste dalla IIGM, così come la shoah. Una cosa che si chiamasse così, che fosse un genocidio strutturato, lo si comincia a pensare solo negli anni ’70 e diventa realtà dieci anni dopo. La memoria di ciò che è accaduto è stata soffocata per decenni, Primo Levi ne ha parlato ampiamente. Vengono poi i processi di Eichmann e di Norimberga, che però non parlano dell’intero genocidio. Bisogna storicizzare tutto. Tutto è un prodotto culturale, quindi storico. Nel 1980 esce il film-documentario “Shoah”, fatto con testimoni sia prigionieri che comandanti, anche del Sonderkommando. 3 livelli che portano al fare memoria:

  1. Fenomeno, fatto accaduto.
  2. Dare un nome al fatto accaduto, con le sue specificità.
  3. Dare testimonianza del fatto. Fare memoria è un’operazione positiva e necessaria. Negli anni ’80 nascono molti archivi che raccolgono cose di gente comune, così come nascono molti musei della civiltà contadina, della cultura popolare; nascono tantissime sagre e cortei storici. Vengono potenziate le operazioni di memoria del luogo, per necessità, al punto da inventare anche qualcosa a volte; intorno a un evento si costruisce un’operazione di memoria. Il passato acquista una forma fortemente ereditaria. Il passato diventa un patrimonio che frutterà qualcosa, allora subentra la mercificazione con le sagre e altre. Il passato allora è diventato un modo di fare soldi in futuro; sfruttando il passato per il futuro faccio memoria. Il tarantismo è un fenomeno culturale demologico che diventa uno strumento nobilitato mercificato che guarda al futuro. 17.04. Fulvio Cozza e Francesco Aliberti (assistenti). Fulvio: primi due capitoli di Cultura popolare: da fine ‘700 al secondo dopoguerra. Che cosa sono la cultura popolare e il popolo? L’antropologia fa sì che determinate cose non scompaiano. Una delle più grandi trasformazioni fra metà ‘700 e i primi dell’800, sono i primi in occidente a sentirsi moderni.

Gramsci allora dice che gli oggetti culturali sono stati inventati dall’alto per il basso, anche se quest’ultimo a volte riesce a girare le cose a suo favore. Sebbene l’impostazione alto – basso lascia a molte interpretazioni sulla loro articolazione, negli studi italiani non c’è traccia di ciò. Cosa fare del popolo? Un grande innovatore di questo campo di studi fu Ernesto de Martino. Egli era un etnologo, storico delle religioni, che ha lavorato tantissimo Il mondo magico, De Martino. Popoli della terra, da sempre considerati come altro da sé. Si pone l’obiettivo che attraverso lo studio e la sensibilizzazione, questo libro viene pubblicato dopo la sua morte prematura. Egli vuole dare voce al popolo attraverso la scienza. Gianni Bosio avvia iniziative con l’obiettivo di raccogliere le testimonianze di un momento passato come società post-industriale. Un problema era la complessità sociale: come mettere insieme il contadino del sud con l’operaio dl nord? Veniva più facile studiare i contadini, ma Bosio studia entrambe le categorie e trova una continuità in entrambe le fasce della società. Scuola di Francoforte. Dialettica dell’illuminismo. Il problema di questa corrente di studi di impianto fortemente marxista, tende a un’interpretazione che fa dell’avvento dell’industria la quintessenza dell’umanità (?). La vita della città è all’insegna dell’alienazione. Demologia= studio del popolo Cultura popolare e mondo tecnologico

  1. accademia
  2. gli studi della scuola di Francoforte avevano condizionato il dibattito
  3. Atteggiamento caratteristico della sinistra europea, soprattutto italiana. Parte tutto dal Rinascimento: i loro punti di riferimento erano i pittori, gli scrittori, cioè la cultura alta: bisogna studiare l’archeologia al posto del popolo. Cosa diversa succede in Germania, dove la classe dirigente del paese era di impianto piuttosto populista e prediligeva lo studio del popolo, anche per la mancanza di archeologia. Capitolo 2 Noi siamo moderni e il popolo è il passato, che va possibilmente obliato: questo era l’impianto di De Martino. Questa condizione era l’alienazione più totale e la cosa peggiore di tutte. Niccolò Tommaseo: elogio a una contadina che sa parlare in maniera poetica, è istintiva e vicina alla natura. Non è perduta come noi moderni alienati nelle città. Si sviluppano gli interessi sulle alterità interne, con impianto positivista. Il sapere ha un confine, che è la conoscenza di tutto. Gli studiosi positivistifanno breccia nella società italiana deltempo, attraverso glo intellettuali del tempo (dottori, medici e farmacisti). Essi vivevano nel

popolo, ma che non erano il popolo. Andavano dal disprezzo del popolo al suo elogio, di autenticità da seguire. Il popolo è bello, tranne quando fa il popolo: è bello nella rappresentazione che ne dà chi non è popolo, quindi gli intellettuali. Gramsci tenta anche di tradurre i fratelli Grimm (‘800). Fanno una raccolta di fiabe, realmente raccontate, ma che spesso vengono rimaneggiate: Cappuccetto Rosso è di base la storia di uno stupro, rimaneggiato dai fratelli Grimm per renderlo fiaba. Il gusto del popolo era la fiaba, il racconto trucido. Il popolo sa che bisogna anche imparare ad avere delle paure. Atteggiamento positivista e paternalista. Giuseppe --- scrive del popolo con un italiano che non è popolare, non è la lingua del popolo. Ha l’obiettivo di parlare del popolo un po’ per difenderlo e un po’ per attaccarlo. È stato accusato di orientalismo: descrive quello che vede esagerando il tutto, che porta a giustificare chi con la forza vuole modificare queste cose. L’atteggiamento è classista. 23.04. Capitolo 3 e 4 del manuale Visione del folklore di Gramsci: ativista giornalista e fondatore del PComunista. In carcere ascrive diversi quaderni, appuntando sul mondo, sulla filosofia con uno sguardo sempre rivolto al futuro; spera in un futuro socialista ed egualitario. Gramsci è legato anche all’illuminismo. Quaderno 27: Osservazioni sul folklore. Densità dell’idea di folklore che fa perno su due cose, articolate a vicenda: folk negativo e positivo. Folklore in accezione di scienza folkloristica: impianto positivista. Trova nel popolo delle essenze e di stereotipi. Folklore= residuo di idee superiori. Folklore negativo: folklore positivo: serie di potenzialità che questa cultura può laborare per cambiare le cose, in senso positivo. Non c’è una linea netta fra cultura popolare ed egemonica. Gramsci non amava gli essenzialismi, gli stereotipi e le categorizzazioni troppo rigide che attribuivano a una congerie molto variegata di articolazioni culturali. zB cristianesimo serie di atteggiamenti adottati dalla chiesa pr indottrinare il popolo. Una serie di idee e modi di vedere il mondo che sono rimasti, calati dall’alto che erano stati filtrati nella cultura ordinaria del popolo, costruendo cose molto diverse. zB processioni: modo per raffigurare una determinata scena e per sostituire il parroco una volta l’anno, facendo una cosa REC Gramsci trae l’idea di folklore come opportunità di riscatto del popolo e di cose nuove. Il popolo faceva “schifo”. Dal fatto che lui stesso era espressione di una Sardegna --- (in realtà calabrese di origine arbresh, ossia albanese). Arriva da una famiglia che è riuscita a riscattarsi, vanno a scuola a Torino ma cresce in una realtà popolare, in cui ha occasione di toccare con mano divari, dislivelli e cultura che erano al suo sguardo di studente dei modi per leggere il mondo. Fa riferimento a figure che lavoravano in una società patriarcale,

De Martino rifiuta l’etichetta di folklorista perché fra la fine della IIGM e prima del ’68, gli elementi che arrivavano dal popolo erano visti come cose da eliminare. Egli si augura che le figlie di queste persone non faranno più queste cose, identificato con il peggio che una società possa fare. Per questo motivo non può costruire una disciplina che vuole affermare la bontà di quel mondo e la sua autonomia. Avendo autonomia, allora ha dignità. De martino non vuole dare autonomia, quindi dignità perché vuole porne fine, era una cosa assurda. Vuole affermarsi in studi sociali più ampi, quindi l’etichetta di etnologia calza a pennello. Il mondo magico Morte e pianto rituale nel mondo antico La terra del rimorso De Martino muore nel ’65 e il ’68 riprende Gramsci nel suo folklore positivo, con un’accezione rivoluzionaria; si comincia a riflettere sul fatto che il folklore può essere studiato dalla psicologia. Attraverso queste pratiche, massima alienazione del popolo, possiamo costruire teorie e proporre soluzioni alla entrata nella storia di queste persone. Il progetto gramsciano dello studio di questi elementi, per farli diventare oggetto di rivoluzione, diventa realtà adesso. Le rivoluzioni del ’68 mutano però la società italiana rispetto a quando scrive Gramsci. Fra due fratelli meridionali, uno rimasto in campagna e l’altro andato a lavorare in città, il primo può essere studiato mentre il secondo no. Alberto Mario Cirese, grande studioso di demologia, che basa i suoi studi su contadini e riti meridionali, affermando che bastano studio e museizzazione del mondo contadino per farci capire che qui mondi vano studiati. Motivazioni, intrecciate e che hanno influenza variabile sugli autori:

- Accademica: corsa per accaparrarsi posti all’università e posti per ---. Viene favorito lo studio dei contadini, dato che degli operai parlano storici e sociologi. Hanno paura che al loro campo non venga data autonomia e quindi posto. - Teoria francofortese dell’alienazione della società contemporanea: riflessione su consumismo e società --- molto pessimista. Pasolini ha posizioni vicine alla scuola francofortese. Quando compro un oggetto, è frutto dell’influenza dell’industria: c’è una cultura che quasi mi ha costretto a comprare quella cosa. Non sono perciò del tutto libero. Motivazione della teoria francofortese: studiosi riflettono su consumismo e società industriale con sguardo pessimistico. Nel consumo degli oggetti c'è un godimento fittizio, non autentico, e se questo viene legittimato si fa il gioco del potere, e se non viene criticato dagli intellettuali, sono collusi e non più rivoluzionari. Pasolini ha una visione simile a questi studiosi (tutti dissidenti politici). La contraddizione tra gli intellettuali e le persone che devono aderire a queste idee, è che ogni idea è frutto di una classe di persone che propongono queste idee. O si accetta acriticamente di essere portatori della verità e si critica tutto, oppure ci si viene incontro e si stabilisce cosa fare per cambiare questo stato di cose. In Italia si è affermata la prima idea. - Disgusto, dall’alto della loro cultura altolocata 24.04. Capitolo 5

Come l'idea di una cultura popolare debba essere abbandonata se non si vuole spegnere la spinta scientifica. Il folklore può essere anche una disciplina autonoma (demologia) secondo Cinesi, contestando Paolo Toschi, suo maestro, che vedeva che folklore qualcosa che va studiato da discipline già esistenti, e la demologia come scienza sociale a sé stante: devono trovare i tratti culturali che hanno una connotazione popolare, andando già in contrasto contro i suoi due centri su cui fonda il lavoro. De Martino non amava il folklore come disciplina di studi, si definiva etnologo. Vuole portare strutturalismo fornendo una visione storicista (storicismo approccio che nota le particolarità del gruppo sociale di cui va ad occuparsi, vedendone il contesto storico, cerca di vedere nel contesto che studia le info necessarie per analizzare i processi sociali, strutturalismo si basa sulla ricerca nei gruppi sociali di costanti che possono essere condivise e renderli paragonabili ad altri gruppi sociali). Cinese cerca di unire questi due approcci, rifiutandone le ortodossie, determinazione a creare unità degli studi, ignora cose del periodo fascista. Per Gramsci tratti egemonici e subalterni sono in continua sovrapposizione e movimento tra loro. Si crea un oggetto di studio del folklore quando va a sparire, perché la cultura subalterna muta. 30.04. Presentazione Arianna << Festa Bella >> Spelonga (AP) Inno e la Spelonga. Declamato ogni primo giorno della festa, che si tiene ogni tre anni. Inno alla battaglia di Lepanto del 1971. Hanno strappato un vessillo turco, tenuto nella chiesa di Sant’Agata. Nella piazza del paese, per rievocare l’evento, viene preso un albero riportato in paese e innalzato al centro. Intorno ad esso viene costruita una nave. Per te giorni tutti i compaesani si accampano in tende e stanno tutti insieme. Declamazione di poesie “cantoabbraccio”, in ottave di improvvisazione. Usate per suscitare l’ilarità di altri compagni. Organizzato il palio, in cui il paese viene suddiviso in squadre. Il terremoto del 2016 ha creato non pochi problemi, sia al paese, che alla regione, che alla festa. “La Festa Bella” di Spelonga (AP). La festa bella si teneva ogni tre anni, si tratta di una manifestazione storica, di una ricostruzione della Battaglia di Lepanto. Nel 1571 50 soldati provenienti dal paese riuscirono a strappare un vessillo turco. All’inizio della festa viene consegnata una bandana riproducente una bandiera turca. Viene tagliato un albero e si mette in mezzo alla piazza e si ricostruisce una nave nella piazza. In cima a questo palo viene messo un vessillo turco. Ci sono poi delle competizioni di poesie in ottave improvvisate (di tradizione spagnola). Il paesino viene diviso in squadre e crea anche diversi dissapori tra le diverse fazioni. Dopo il terremoto, il progetto “Risorgi Marche” ha tentato di riportare visibilità del paesino, rimasto quasi del tutto disabitato. Chiaramente dopo il terremoto, e anche adesso a causa del Covid, non si respira la stessa aria delle manifestazioni precedenti. Il lento sfumare della demologia ha fatto spazio all’antropologia critica e l’antropologia del territorio. L’antropologia critica di Pierre Bourdieu propone un approccio che preferisce osservare cosa rappresentino determinate pratiche da un punto di vista di un campo di forze. Un approccio che lascia un approccio che porta fuori i significati simbolici e le reazioni emotive dei partecipanti. Nei fenomeni l’antropologia critica rintraccia gli equilibri politici introdotti nel contesto. Si tendeva spesso a riferirsi all’egemonico come un qualcosa di astratto, mentre il capitale, il neoliberismo e i vari caratteri egemonici sono incarnati in

esempio, la taranta del Festival della Taranta è diversa dalla taranta di De Martino. Fabio Dei propone che l’antropologia non si accodi ciecamente all’Unesco e recuperi l’impianto demologico, come antropologia culturale contemporanea (accettare che “il pastore vada in macchina”). L’antropologo deve essere in grado di rintracciare in un contesto dinamico le caratteristiche di subalternità ed egemonia. Bisogna accettare il fatto dunque che la cultura popolare non è una, non è fissa e cambia in continuazione. Non ci si deve fissare sui valori estetici, cultura popolare possono essere anche i post su Facebook, mentre i concerti di Folk revival possono già essere considerati di carattere egemonico, in quanto promosse da istituzioni nazionali. Per esempio, il Trullo nasce come abitazione povera, ma nelle dinamiche di patrimonializzazione in cui si è aggiunta anche l’Unesco viene riconosciuto come valore e a quel punto rigira la situazione: avere un Trullo è considerato uno status symbol di agiatezza. Antropologia critica: fa riferimento alle teorie di Bordier, che giarda momenti come quelli della festa e di cultura popolare per estrapolare reazioni sociali, intellettuali e politiche. Questo approccio lascia fuori il significato sociale, intellettuale e politico. Tratto subalterno e tratto egemonico. 7.05. CAPITOLO 8-9 CULTURA POPOLARE IN ITALIA Dove secondo Dei può essere cercato il subalterno che la demologia sembra non vedere, insieme al processo che porta un tratto culturale subalterno a livello egemonico. Concetto di dono. Teoria complessa, usata da dei per parlare di musei. Concetto introdotto da un francese basato su ricerche etnografiche. Riurali in cui avviene uno scambio di beni, non come al mercato o baratto. È basato sulla relazione intrinseca umana che si basa su questo scambio. Consiste nel dare un oggetto alla persona, dando per scontata una reciprocità dello scambio. 3 momenti:

- Dare Obbligo di restituire ma con tempi e modi decisi a livello personale. L’idea di dono nasce anche dall’Hau dei maori (cos’è) zB regali di compleanno fra amici. Diverso concetto dalla reciprocità obbligatoria che c’è zB al mercato, dove se prendi devi pagare. Come il dono entra in contesti come la donazione del sangue A fronte della crisi economica del 2008, molti musei hanno iniziato a penare che bisognasse accompagnare all’idea di mercato, anche quella di dono. 3 cautele necessarie quando si parla di dono:

  1. Il dono non è buono di per sé, così come la merce non è cattiva di per sé. I musei si aprono nel 2008

Mario Turci Padiglione I due propongono dei musei con spazio per l’idea di dono. Reciprocità fra scientifico e individuo. Vanno così incontro al terzo punto della museografia di Clemente. L’attenzione vuole essere spostata dall’etnografo alla società civile --- para museali zB musei del brigantaggio Padiglione poi è andavo avanti con queste iniziative fino ad arrivare al collezionismo. Pietro clemente: i tre principi della museografia

  1. Musei che incorporano il subalterno nei sistemi. Gli oggetti della cultura popolare vengono presi e catalogati
  2. Contributo fornito da Cirese: musei razionalisti. Isola la cultura subalterna ma si occupa dei metalinguaggi. Si concentrano sulle pratiche che rappresentano, badano quindi ai discorsi legati agli oggetti.
  3. Museo basato sul recupero della dimensione affettiva degli oggetti catalogati. Il museo etnografico prende il patrimonio povero (che diventa tale quando entra nel museo), riguardanti il quotidiano, --- Continuità fra collezionismo quotidiano e quello del museo etnografico. Movimenti dei tratti culturali da subalterni a L’antropologia è come Mary Poppins: ci sono quando i bambini sono cattivi, una volta diventati buoni, i due se ne vanno. Stesa cosa con zB una zappa presa dalla quotidianità dall’antropologia e catalogata; quando viene messa nel museo il lavoro dell’antropologia finisce. Tentativo fatto dalla proposta di Clemente: cercare rapporto più diretto fra chi allestisce e --- Pensare all’allestimento partendo dall’immaginazione di chi visita. Oggetti d’affezione= oggetti di uso comune che si caricano di un significato emotivo o esprimono un passato con eventi o persone. Clemente quindi suggerisce che i musei debbano aspirare ad un dialogo dal basso. Idea ripresa da dei Il museo rimane una macchia della conversione da cultura popolare a patrimonio Data la mancanza di soldi, molti musei etnografici si professionalizzano, dovendo aver un riconoscimento istituzionale per sopravvivere e altro. Anche quelli che spirano a un dialogo fra museo e società, si sono spesso trovati a usare un linguaggio che li allontanava molto. Dei introduce il quarto principio della museografia: reggere la tensione fra museo e dono. Il museo ha bisogno di riconoscimento istituzionale, ma deve integrare il dono non limitandosi a prendere gli oggetti e schedarli. Analogamente a Padiglione e Turci, il museo deve essere sempre in contatto con la società civile di cui si fa parte. Vanno riconosciute le pratiche para museali. Va stabilito un contatto continuo fra la spontaneità di significato a cose all’interno del museo. Bisogna uscire dalla concezione di dono-restituzione.

Uso delle foto che è cambiato. Importanza delle ritualità: facciamo album? I filmini del matrimonio; dove conserviamo gli album? Le immagini sono depositarie di memoria. Vedi il fatto che anche nei social esistono archivio e diario o dell’accadde oggi. Quest’ultimo ha la funzione del diario personale. DIARIO DEI CINQUE ANNI COME SPUNTO di ritorno al passato, collegato alla memoria. Conservare e accumulare. Buttare un oggetto o cancellare una foto sembra come buttare o eliminare qualcosa di sé Tutto questo è inserito nella cultura popolare, perché le memorie sono collegate ad altre persone, quindi a una popolazione. Concetto del residuale: cose di cui non sai cosa fare messe in soffitta o in uno scatolone. È uno spazio di pace momentanea che vedrà il suo avvenire in futuro. SCATOLE DEI RICORDI ANNUALI I momenti di difficoltà ci portano ad attaccarci a determinati oggetti. 8.05. Introduzione di Pietro Clemente Perché non viene usato il termine paradigma o modello in luogo di principi (della museizzazione). Da museo discorso a museo come stanza delle meraviglie, che precede la nascita del museo moderno. Cirese sostituiva il museo delle meraviglie con il museo discorso. Andavano messi --- e stupore nel museo del discorso. Principio della museografia, vedi libro di Cirese, Il museo come metalinguaggio. Quando Cirese sceglie questa funzione, critica e polemizza con proposte museali, il museo che rappresenta la vita. I musei erano all’aria aperta: sei accolto da una contadina dell’800 che ti fa entrare nella loro vita. Cirese afferma che il museo è altro dalla vita; un linguaggio che comunica la vita che non c’è più. Metalinguaggio perché parla della vita con un altro linguaggio. Questo è il primo principio, una condizione perché si dia un museo: altro dalla vita che costruisce un linguaggio che ne parla. La scatola museale, uno spazio chiuso in cui si entra sapendo che non c’è la vita, ma c’è un linguaggio che parla della vita. Secondo principio. Il metalinguaggio usa dei linguaggi che specializza e diventano linguaggi della vita. Museo discorso: museo a bologna da storici dell’economia e dell’agricoltura. Museo della civiltà contadina. Il nucleo è l’oggetto, la fotografia che lo prende in azione, le parole che lo connettono ad altri oggetti; costruire sequenze comunicative. Dimensione estetica del museo: terzo principio della museografia. Bellezza: in antropologia si usa per cose proprie, personali. ANTROPOLOGIA DELLA CULTURA MATERIALE Nuovi studi databili negli ultimi 30 anni (metà anni ‘80). Studio empirico in quanto etnografico che va a studiare oggetti, non come legati da rapporto passivo né come materia inerte.

Studiano il rapporto materiale fra soggetti e oggetti, in modo di reciproca determinazione e costruzione fra soggetto e oggetto. Studiare anche la fine del capitolo 2 (ultimi due paragrafi). Concentrare l’attenzione sui processi di oggettivazione fra esseri umani e mondo materiale. Osservare lo scambio dialettico e ideologico fra materia ed essere umano. Visione non materialista della materia. Differenza dal marxismo: ??? Miller e Latour. Miller, antropologo inglese che lavora a Londra, di formazione archeologica. Parte da Hegel, dal rapporto fra soggetto ed oggetto: è la --- umana che determina l’oggetto, ciò che è altro da noi. Questo crea una dicotomia. Processo mentale secondo cui noi ci distinguiamo da altro. Costruzione dialettica: noi non veniamo prima del processo, noi non veniamo prima di quando viene riconosciuto l’oggetto. La nozione di sovrastruttura non ha quindi senso: sia soggetto che oggetto hanno sempre --- Miller afferma che vi è dialettica e non dicotomia nel rapporto tra soggetto/oggetto, perché la dialettica implica una reciprocità tra i due che invece la dicotomia esclude Latour, francese celebre per due opere “non siamo mai stati moderni” e “teoria dell’attore rete” (pensare soggetti e oggetti compresenti in una rete: attori e (l)attanti che sono collegati da fili all’interno di una rete). La contrapposizione tra natura e società è prettamente europea (?). Il mondo per lui è sempre più pieno di identità moderne ed ibride. Sociale e materiale non sono quindi pensabili su due piani diversi dell’esistente; si danno significato a vicenda. I rapporti fra attori e attanti sono sullo stesso piano. Altri due attori della svolta sono Appadurai e Kopylov. Propongono due temi diversi che porteranno al concetto di singolarizzazione di merci. “Guida sociale delle cose”. Appadurai: necessario capire i movimenti sociali degli oggetti per capirne la vita. Gli uomini fanno le cose ma anche le cose fanno gli uomini. Kopylov: osserva la circolazione degli schiavi. La merce più presenza nella storia dell’uomo è stata quella degli schiavi. Erano venduti e scambiati senza rispetto per il loro essere umani. Idea del processo di singolarizzazione: ogni oggetto ha una carriera che lo porta ad essere più o meno merce. Teoria della densificazione di Venier: olio come merce (bene) inalienabile, perché rappresenta anche tutto il processo di produzione che l’ha portato ad essere olio. Gli oggetti hanno vita sociale e un ruolo nella vita delle persone. Mary Douglas: “il mondo delle cose”. Si oppone a due visioni del consumo, ferrate nell’84, vale a dire a quella che vede il consumo come pratica unitaria, cioè consumi per soddisfare un tuo bisogno (visione razionale). 2 che vede il consumo come passiva e guidata dalla pubblicità (visione irrazionale). Secondo lei il consumo rappresenta un--- culturale, attraverso cui si definisce e comprende ciò di cui gli uomini fanno parte. Attraverso il consumo noi riusciamo a dare forma agli schemi culturali e una forma al nostro modo di vedere il mondo. Il consumo deve essere una componente rituale. Bourdieu “la distinzione-critica sociale del gusto”. Osserva il rapporto fra le differenze di classe e quelle culturali (ricorda Gramsci). Interessa osservare la circolazione dei beni nella cultura di massa e come vengono usati quei beni. Nel campo sociale i beni vengono usati per ---- il proprio ruolo.

abitanti del luogo di valorizzare la propria identità in relazione alle regioni confinanti. La comunità locale non apprezzava molto l’Archivio di Pieve. Molti giovani erano entusiasti di questa nuova realtà culturali, non erano ben visti, erano visti come snob. Pieve è stata ricostruita completamente negli anni ’50 e una delle uniche cose sopravvissuta ai bombardamenti era il Palazzo Pretorio. Venne assegnato dal comune come sede dell’Archivio; questo non fu ben visto dalla comunità. L’obiettivo di Tutino era quello di renderlo un Archivio nazionale, e quindi l’ultimo dei loro voleri era quello di renderlo un archivio locale. Si procedette a dare scarsa considerazione e, addirittura ad ostacolare l’archiviazione di materiale locale. Questo prendere le distanze dalle memorie locale, accentuò ancora di più l’ostilità della comunità locale. Coloro che dirigevano, quei giovani entusiasti di Pieve, volevano raggiungere un livello globale anche in funzione di una maggior valorizzazione del locale. Dopo essere stati riconosciuti dall’esterno (università, accademie, istituzioni varie sia nazionali che internazionali), la comunità locale partecipò essa stessa alla valorizzazione dell’Archivio. Addirittura, tese a identificarsi con la “Città del Diario”: si intravede anche una possibilità di sollevamento economico del paesino. Tutino abitava ad Anghiari e decise quasi per caso di fondare l’Archivio a Pieve, dopo averlo proposto al sindaco di Anghiari: il sindaco di Pieve rispose affermativamente, quello di Anghiari no. Anghiari aveva già un patrimonio classico su cui basare la propria identità. questo vuol dire che laddove c’era già un patrimonio, si è molto selettivi e restii a cambiare l’orientamento delle proprie attrazioni culturali. Pieve non aveva più nulla, era stata completamente distrutta dalla guerra e l’amministrazione culturale colse l’occasione di poter “avere qualcosa tra le mani”. Nella rete di autorevolezza locale, Pieve di sicuro non si poteva mettere al livello di Sansepolcro e di Anghiari, ma poteva avere anch’essa un centro di attrazione. Pieve è entrata nel circuito turistico regionale, e non è poco perché la Toscana è la regione italiana con più attrazioni culturali. Il giorno in cui è successo questo, finalmente si poteva pensare a un’identità propria, andata persa durante la guerra. L’Archivio a oggi raccoglie più di 8.000 testi, e ad oggi, dopo l’acquisizione di una visibilità “globale”, accoglie anche una sezione dedicata ai testi locali. Tutino ci tenne a specificare che il loro era un archivio della memoria, senza una tematizzazione, a differenza di molti altri archivi e musei. La passione per il teatro di molti giovani collaboratori dell’Archivio ha fatto sì di proporre uno spettacolo dove si rappresentavano le memorie di alcuni testi. Un giorno uno di questi giovani, alla chiusura dello spettacolo venne fuori vestito da “Madonna del Parto” e disse: “sono la Madonna dei Diari”. Questo certificò che il processo di patrimonializzazione aveva avuto atto: dall’arrivo di Tutino fino al riconoscimento “globale”. I conflitti ci sono spesso [1]: conflitti interni tra giovani collaboratori e resto della cittadinanza, e poi conflitto tra antropologi e collaboratori locali. Ciò che il Mibac ha chiesto alla professoressa potrebbe contribuire ulteriormente al caso di Pieve. Tutto il “caso Pieve” ha reso l’idea di come l’agentività abbia contribuito a un processo di patrimonializzazione proveniente dal basso. 15.05. Alberobello Patrimonializzare= far sì che una cosa diventi un patrimonio, quindi essenziale per una comunità e utilizzabile nel presente e nel futuro. Sul patrimonio si investe: è qualcosa di irripetibile (zB trulli, che vengono curati e tenuti bene. Viene valorizzato in tutti i modi perché ha anche un significato per me. Renderlo patrimonio significa dover spiegare che quel trullo ha qualcosa di irripetibile rispetto a tutti gli altri, rendendolo intoccabile e da ammirare più degli altri. È una base su cui investire nel futuro). Dare valore non significa fare patrimonio, che invece è valorizzare. Stessa cosa nella differenza fra problema e problematica. 4 Posture patrimoniali:

- Estensione. Il concetto di patrimonio si estende dall’oggetto all’istituzione e della struttura che lo ospita. - Individualizzazione. Vittoriale di D’Annunzio: partecipò alla IGM; si pose anche come condottiero. Si sarebbe visto nel primo dopoguerra come concorrente di Mussolini. La pretesa di essere il vate non era del tutto infondata, tanto che era temuto da Mussolini. D’Annunzio era fissato con le case, che poi trasformava in dimore d’artista con ristrutturazioni varie e super costose. Dopo la IGM acquista la villa sul Lago di Garda e inizia ad abbellirla, ingrandirla e migliorarla. Si costruisce un monumento: 1 monumento a sé stesso 2 lo stato ci ha investito tanto e quindi non potrà mai distruggerlo; concepisce la sua casa come luogo di visita, durante tutta la costruzione della stessa. Vi si ritira dopo la IIGM, coincidendo con una forte crisi poetica dell’autore. Aveva una precisa percezione della sua presenza nella stampa estera, oltre che in quella italiana ovviamente; comprava i giornali stranieri, li faceva sfogliare e quando appariva li ritagliava e archiviava. - Mobilizzazione/postura. Ci si mobilita per un bene per difenderlo, tramite magari una catena di solidarietà. Alluvione di Firenze del 1966: alluvione molto violenta, che crea un danno patrimoniale immenso. Viene inondato anche il piano sotterraneo della Biblioteca Nazionale, nella quale erano nascoste rarità anche di cartine geografiche, per nasconderle dai tedeschi che facevano razzie nella IIGM; venne tutto inondato e vennero create catene di solidarietà, i cosiddetti “angeli del fango”. Per la maggior parte erano studenti. Ancora oggi alcuni libri che vengono richiesti, non pervengono se non con la scritta “non presente perché inondato”, e allora perché non cancellarlo dallo schedario? Per mantenerne la memoria. La biblioteca è diventata simbolo del disastro, insieme con i giovani studenti che poi prefigurava il ’68 (le immagini si somigliano). La memoria culturale viene simbolicamente tenuta nelle biblioteche. Firenze diventava emblema di patrimonio e di cultura. Con l’alluvione del ’66 nasce la Protezione Civile. Ponte Morandi – Notre Dame – L’Aquila - Mondializzazione. Cercare di farsi iscrivere nella lista UNESCO, patrimonio dell’umanità. Questo rende universale un patrimonio. Un elemento che caratterizza una comunità, che diventa patrimonio perché in quelle condizioni particolari, in virtù dell’essere di una sola collettività, di essere unico e irripetibile, allora diventa patrimonio dell’umanità. È il salto logico che fanno tutti i luoghi che chiedono l’iscrizione nella lista. Quello che ho io, solo io, in realtà ha un valore così alto che mi deve essere riconosciuto a livello mondiale, oltre che alla lista perché diventa un patrimonio dell’umanità: tutto il mondo viene nobilitato dall’esistenza di questo mio patrimonio, che ha qualcosa di unico e irripetibile. Come hanno fatto a spiccare rispetto a quelli della Valle d’Itria? Nel dossier per la richiesta all’UNESCO hanno fatto leva su due cose: 1 unicità del patrimonio architettonico di Alberobello. Hanno battuto sul tempo la Valle d’Itria, che stava pensando di fare domanda. Hanno voluto specificare che il trullo è una costruzione rurale, di campagna mentre Alberobello è l’unica città con trulli di costruzione urbana. Forma architettonica antichissima (principio di attività); 2 principio di autonomia, tutto viene costruito con i materiali della terra; 3 i trulli hanno un odo di costruzione conosciuto alla gente del posto. Da simbolo di asservimento a simbolo di liberazione (con la prima casa costruita a malta (?), con cemento e mattoni, che dà identità di cittadini ufficiali); 4 storia di Alberobello. Un modello architettonico diventa simbolo della storia. 21.05. DISPENSA SULLA MEMORIA