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appunti delle lezioni su Pasolini
Tipologia: Appunti
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Pier Paolo Pasolini fu un artista poliedrico, infatti si mosse in diversi ambiti tra cui letteratura, poesia, articoli, romanzi e cinema. Noi parleremo in particolare del suo giornalismo, sia perché si cita perennemente, sia perché ci sono dei nuclei ideologici nella poesia e nel cinema di Pasolini. In particolare approfondiremo gli Scritti Corsari , in cui il “pasolinismo” (miti di credenze, valori che passano attraverso lui) viene rappresentato in massima misura. Essi sono dedicati a una mutazione genetica, antropologica, che avrebbe sconvolto l’Italia, nel BOOM (fine anni 50, inizi anni 60). Una mutazione genetica in quanto addirittura sarebbe mutato il DNA sociale e culturale in modo radicalmente irreversibile Tutti gli attuali redattori molto spesso si riferiscono a Pasolini, per l’immediatezza polemica dei suoi scritti, quindi la capacità di raggiungere il lettore, questi scritti quindi vengono scelti non tanto per il loro valore artistico, quanto invece per il valore storico. Gli Scritti Corsari sono degli articoli di giornale che Pasolini scrive per il Corriere della Sera, che aveva un direttore moderno, il quale pensava di ospitare i suoi interventi culturali non nella terza pagina, ma addirittura in prima pagina, dove di solito ci stanno le opinioni dei giornalisti su diversi temi del momento. Qui invece si trattava di chiedere agli scrittori di esprimersi su temi generali, delineando un nuovo protagonismo che questo giornalismo stava cercando. Pasolini è uno scrittore molto noto e irrompe nella prima pagina del quotidiano con proposte di polemica molto provocatorie, che sono soprattutto delle accuse anche agli stessi lettori, tanto violente quanto semplificatorie. La sinistra era molto attenta a questi articoli che venivano letti da tutti. Referendum sul divorzio, e referendum sull’aborto. Nel 1974, si attua un referendum sul divorzio su leggi ordinarie. In Italia è abrogativo (si abolisce una legge vigente) ma per votare una legge è necessario che il parlamento la abbia già votata, così se ne discute. Nella maggior parte degli altri paesi il divorzio era stato riconosciuto, vi restava l’Italia e l’Irlanda. Si riesce a formare allora una maggioranza parlamentare, che vota la legge in cui si otteneva il diritto al divorzio. La Democrazia Cristiana subisce tutto questo perché pensa che potrà ottenere un altro referendum che poteva abolirlo. Così ci fu uno scambio, la Democrazia Cristiana ottiene che tutti i partiti votino un’attuativa del referendum, in cambio essa concede la costituzione della regione. Sulla base di questo scambio, nel ‘74 si va alla campagna referenziale. Tutti gli altri partiti sono favorevoli al divorzio. Un dato da tenere presente era che già in Italia il divorzio esisteva già grazie ad alcuni tribunali ecclesiastici, i quali decidevano che il matrimonio poteva essere sciolto nel caso in cui non veniva consumato o vi era stata violenza. La Democrazia Cristiana pensava di vincere il referendum perché aveva una visione dell’Italia come paese ancora agricolo, ma in realtà l’Italia era cambiata (mutazione genetica). Uno degli articoli di Pasolini contestava la Democrazia Cristiana in quanto l’Italia contadina non esiste più. Subito dopo il divorzio, vi fu il referendum sull’aborto e ci sono molti articoli intorno a questo tema.
Gli articoli degli Scritti Corsari vengono pubblicati dal 1973 fino alla morte di Pasolini, il 2 novembre. Pasolini verrà ucciso in circostanze misteriose: percosso e travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia. Dall’omicidio fu incolpato un ragazzino Pino Pelosi. Pelosi affermò di essere stato avvicinato da Pasolini e da questi invitato sulla sua vettura dietro la promessa di un compenso in denaro. La tragedia, secondo la sentenza, scaturì a seguito di una lite per pretese sessuali di Pasolini alle quali Pelosi era riluttante, degenerata in un alterco fuori dalla vettura. Il giovane viene minacciato con un bastone, del quale poi si impadronì per percuotere Pasolini fino a farlo stramazzare al suolo e poi a investirlo con la sua stessa macchina. Tuttavia le circostanze erano misteriose: poiché il ragazzo era molto più magro e piccolo per troppa violenza. Si pensa allora ad un complotto, poiché Pino era in contatto con i fascisti e quelli erano gli anni in cui vi erano questi tipi di conflitti tra avversari politici; oppure poteva essere un complotto delle multinazionali, in quanto c’è stata la scoperta del manoscritto del romanzo che Pasolini stava scrivendo, un oggetto molto grezzo con un titolo provvisorio “Petrolio” che parlava di un complotto politico economico: è stato ucciso forse perché Pasolini diceva nel suo manoscritto qualcosa che non doveva essere pubblicato. Ovviamente il romanzo viene pubblicato, sicuramente dopo aver tolto quello che doveva essere eliminato. In realtà Pasolini non sapeva niente che non sapessimo anche noi, quindi l’idea del complotto dovrebbe essere cancellata. Non sapremo mai quello che è accaduto quel 2 novembre 1975, anche perché Pino è morto l’anno scorso. SCRITTI CORSARI Gli scritti corsari sono dedicati alla mutazione genetica e sono estremamente provocatori, sia per la destra, sia per la sinistra. C’è un’altra raccolta “Lettere luterane”. Alcune delle idee, che qui vengono proposte, possono sembrare rivoluzionarie, di sinistra, soprattutto la critica alla società di massa, la mercificazione. C’è anche la critica dell’industria culturale come meccanismo che punta all’omologazione che ha creato un’unica classe di persone tutte uguali, come nell’Urss a causa del socialismo e qui a causa del consumismo. La cosa che in Pasolini disturbava tanto la sinistra è una nostalgia, pessimismo, nichilismo di un tempo passato, che non esiste più. È una critica radicale che si basa su una mutazione genetica e su una mutazione antropologica: è finito un tutto periodo della storia umana. Tutta la società è cambiata, è stata mutata. Lui era un rivoluzionario di sinistra, nostalgico. La nostalgia è un tema che prevale negli Scritti Corsari Lui dice che adesso le classi sociali sono state conquistate da un nuovo potere, che viene esercitato attraverso la violenza dei mass media, che lui conosceva perché in quegli anni vi era per esempio la tv. Dirà ad un certo punto che la Democrazia Cristiana, invece di fare la campagna elettorale contro il divorzio, invece di censurare la sinistra, avrebbe dovuto chiudere i programmi religiosi (poiché i preti che indottrinavano la massa) e avrebbe dovuto chiudere il Carosello, pubblicità destinatario di un forte revival nostalgico, nostalgia di qualsiasi cosa. Pasolini scrive una nota introduttiva negli scritti: questo libro è volutamente disorganico, che si divide in 2 parti: la prima sono articoli di intervento politico e la seconda sono commenti su alcune opere. Gli articoli – lui dice – dovrebbero essere messi in collegamento anche con la mia poesia.
contenti e non si vergognavano se erano poveri o se non sapevano parlare bene, adesso si vergognano se per esempio non hanno i Jeans Jesus. Pasolini afferma che prima erano tutti felici, non erano nevrotici, non avevano problemi con la propria identità.
Parla della chiesa, la quale non ha capito che in Italia vi è stata una mutazione antropologica e i valori della chiesa sono stati sostituiti da valori edonistici.
Italo Calvino aveva scritto, in un articolo, che Pasolini rimpiangeva “L’Italietta” – ossia un’Italia piccola, fuori dalla cultura internazionale. Qualcun altro, Maurizio Ferrara, giornalista comunista aveva scritto che Pasolini piangeva sulla scomparsa di un’età dell’oro. Pasolini risponde: IO NON RIMPIANGO TUTTO QUESTO IO RIMPIANGO “un mondo contadino…” p.51. Nella società contadina, non c’erano bisogni al di là della sussistenza; erano poveri ma senza bisogni. Si parlava di un capitalismo delle aspettative, tutto il contrario di un’economia di sussistenza, cioè agricola. Invece, Pasolini rimpiange le società prima di questo capitalismo, perché crede che queste economie creino solo insoddisfazioni. Siamo tutti insoddisfatti, e il capitalismo produce e crea solo questo. Non rimpiange l’età dell’oro, ma l’età del pane, dove ci si accontentava solo del pane. Adesso lui lamenta come il presente sia il tempo in cui si realizza la distruzione delle culture agrarie in ogni aspetto: per esempio anche la lingua si è impoverita e una conseguenza di questo è la distruzione dei dialetti; il dialetto che è stato distrutto a poco a poco, infatti noi oggi parliamo soltanto italiano regionale. Egli non rimpiange l’Italietta, ma l’Italia del pane sostituita da quella della tecnologia. Non possiamo quindi definirlo “progressista” poiché lui stesso prova fastidio per la parola “progresso”
Pasolini entra in contradizione aperta all’interno di questo articolo, il quale è una sorta di intervista sul mondo, in cui sostiene di essere ammirato dall’uniformità della folla, nei comportamenti, nell’aspetto fisico, che si osserva nell’unione sovietica. Infatti ad esempio se uno va a Mosca, sono tutti uguali. La folla è stata uniformata, gli individui non ci sono. Un fenomeno positivo per Pasolini che scatena un’ammirazione nei confronti della rivoluzione del 1917. In Italia pure tutti vestono allo stesso modo, ma non perché vi è uniformità, perché si è stati influenzati dal consumo e dall’omologazione. Partecipe di questo spirito polemico di Pasolini, alcuni discorsi di Pasolini nel testo critico di Filippo La Porta potrebbero sembrare reazionari. Naldini racconta che, mentre Pasolini girava “Le mille e una notte” aveva detto questa cosa: “Adesso preferisco iscrivermi nel passato, perché il passato è l’unica forza contestativa del presente ”. Lui critica il presente partendo dal passato, nasce così la saggistica di Pasolini. È in nome del passato che lui critica il presente. Il consumismo che rende nevrotici i ragazzi che prima erano
felici, non si vergognavano. Nei film di Pasolini compare sempre Ninetto Davoli che interpreta il prototipo del ragazzo di borgata ancora felice e non guadagnato alle logiche del consumo. Pasolini è caratterizzato da una libertà intellettuale assoluta: non ci sono ideologie, c’è in ogni articolo una sorta di vagabondaggio tra le idee e c’è una varietà di nessi tra le diverse idee all’interno di un articolo. Soprattutto c’è un’influenza della scuola di Francoforte senza che Pasolini la citi mai sul tema della società apocalittica. Il tono saggistico di Pasolini, non è quello del conversatore, ma quello del predicatore. Pasolini deve predicare, come un pedagogo che deve istruire le masse su che cosa sia bene e il male, contestando il presente secondo un linguaggio molto duro. Inoltre, Pasolini sostiene che è abitudine degli intellettuali di sinistra la sconsacrazione, invece lui rivendica il mantenimento del sacro, dice che è giusto che gli intellettuali di sinistra abbiano condotto polemica nei confronti di questa falsa sacralità, ma adesso che questa battaglia è stata vita, tutto è cambiato, adesso si tratta di restituire sentimento alla nostra condizione sociale, mentre il consumismo non ha bisogno di questi sentimenti, ovviamente non è vero perché il consumismo e soprattutto la pubblicità usa delle armi che devono muovere emozioni ma questo non era chiaro a Pasolini. Egli mostra insofferenza nei confronti del consumismo, dello sviluppo economico e vorrebbe che le società restassero povere. È scontento quando si tratta di vedere una cultura nuova fondata sulla divulgazione, la quale lui afferma che è solo informazione e non cultura. Per lui la cultura deve restare difficile, bisogna parlare difficile ai ragazzi perché i ragazzi vogliono questo: un modo altro rispetto a loro, e bisogna mostrargli tutta la difficoltà di questa alterità e per raggiungere quest’alterità è necessaria la fatica e l’incomprensione. Filippo La porta sostiene che questo è un pensiero antidemocratico e alla fine quando Pasolini rimpiange la società prima dello sviluppo, egli è antidemocratico poiché quello che lui sente è che la democrazia stessa porta alla omologazione. In questa critica Pasolini usa il passato, un passato rurale, agrario, che deve essere opposto rispetto alla modernità. Egli è una specie di grande rivoluzionario, ostile al moderno che non apprezza non solo i consumi, ma nemmeno la politica del prodotto interno lordo e l’ideologia del successo. Pasolini è conservatore e reazionario.
Nel 1965 si verificò una scomparsa delle lucciole a causa dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Questa scomparsa delle lucciole è paragonata al regime democristiano che attraversa 2 fasi. La 1°fase è il fascismo democristiano, la 2°fase è il fascismo consumistico. Esistono quindi dalla storia dell’Italia, 2 fenomeni: uno in cui l’Italia è una società agricola, quindi c’è una sorta di autoritarismo corroborata dall’influenza della chiesa, che lui chiama fascismo democristiano e una seconda fase che inizia col boom economico, in cui finisce l’Italia agricola, e per favorire lo sviluppo industriale è nato il consumismo che ha cambiato gli italiani. La scomparsa delle lucciole indica la scomparsa dell’Italia agricola, lasciando il posto ad un’Italia nevrotica, caratterizzata da una mutazione antropologica. Non è più possibile che un anziano possa rispecchiarsi nei giovani e non rimpiange di non essere più come loro; può rimpiangere la sua giovinezza ma non la loro perché una distanza antropologica li separa.
lontano. Quel che era avvenuto nel prato in realtà era fondamentalmente un episodio di prostituzione minorile. Questo prato di Ramuscello diventa una specie di luogo mitico, un Eden, uno spazio vuoto in opposizione allo spazio pieno della città e della modernità. Ramuscello sarebbe così mondo rurale, contadino che ormai non esiste più perché è stato travolto dalla mutazione antropologica. Quando noi leggiamo l’articolo delle lucciole, è ancora di questo che stiamo parlando: questo prato di Ramuscello è il luogo dove ci sono ancora le lucciole che si può intendere anche dove i giovani ancora cedevano alle avances di Pasolini. Abbiamo appunto letto l’articolo sull’aborto, in cui Pasolini diceva che il consumismo sessuale libera soltanto l’amore eterosessuale a discapito di quello omosessuale. Quindi il prato di Ramuscello sarebbe l’origine mitica di tutti i temi Pasoliniani. Si spiega ad esempio, la ragione nostalgica dell’uso del dialetto da parte di Pasolini, che inizia la sua poetica in dialetto friulano e solo dopo diventa poeta in lingua italiana. Il nucleo del libro di Belpoliti è il 2°capitolo che fonda la riflessione sull’omosessualità di Pasolini come origine di tutta la sua polemica contro la modernità. Il secondo capitolo ha come titolo “Avere un cuore” ed è dedicato agli articoli anni 70 e quindi agli scritti corsari. Belpoliti afferma che quando Pasolini scrive il suo primo articolo degli scritti corsari, Pasolini ancora non aveva messo a fuoco i temi. Da prima i suoi articoli non vengono infatti messi in prima pagina, invece è per lo scalpore e lo scandalo che suscitavano, che il direttore decide di metterli in prima pagina per fare pubblicità al giornale. Secondo Belpoliti il primo articolo di Pasolini sul Corriere della Sera non è molto chiaro, in quanto non si sa bene di cosa si stia parlando: all’inizio sembrerebbe che come argomento vi sia la politica (essere di destra o di sinistra), poi in verità si vede che sotto sotto nell’articolo dei Capelloni vi è un rimpianto, non soltanto per il momento in cui essere di destra/sinistra era riconoscibile nel corpo, ma soprattutto un rimpianto per le belle nuche, che ancora i ragazzi di Isfahan portano. L’erotismo della bella nuca prende origine feticista nell’eros pasoliniano. Queste belle nuche che non trova più in Italia, stanno sparendo anche nel terzo mondo. Quando Pasolini parla di come ci si veste, egli pensa di fare una “semiologia” (scienza segni del corpo). il mio discorso è una semiologia, nell’idea che questa semiologia dei segni del corpo e dei comportamenti sia politicamente rilevante. Vedremo che c’è anche una pedagogia. I temi degli scritti Corsari sono: Mutazione antropologica italiani -- lucciole Neocapitalismo. Società dei consumi Declino chiesa cattolica – referendum divorzio + aborto Fascismo/antifascismo Omosessualità: 2 articoli Questo modo di essere omosessuale è stato descritto in un articolo dedicato a un romanzo di un autore inglese: Edward Forster, il quale scrive un altro romanzo dedicato a un omosessuale, chiamato Morisse, e in questa recensione di Pasolini, egli spiega che l’amore omosessuale è conoscenza dell’altro. Con questa frase lui intende l’altro nel senso sociologico: per lui l’amore
omosessuale è conoscenza dell’altro popolare. Attraverso questo amore omosessuale che pratica lui è soprattutto nelle classi popolari che si vanno a cercare gli oggetti erotici e di conseguenza avviene la pratica di conoscenza per cui l’amore omosessuale si risolve. Si spiega così l’interesse per le borgate romane, il fatto che lui vada lì per trovare i suoi amori e che queste siano molte volte al centro dei suoi film. Ne deriva un particolare atteggiamento di Pasolini nel rapporto amoroso, quello di mettere insieme eros (amore sessuale) e agape (affetto): lui cerca ragazzi più giovani, a cui non rivolge solo desiderio ma anche affetto e volontà di educarli. Li educa al rimanere legati ai modelli precapitalistici, contadini, tradizionali. Li educa a conservare le virtù dell’Italia di un tempo. Questo mondo ora è cambiato ma c’è ancora il borgataro che ne conserva il ricordo e lui deve educare questi borgatari a mantenere il ricordo. C’è una specie di paradosso perché è come se Pasolini, sempre stato identificato con la sinistra, in verità sta facendo un discorso di tipo tradizionalista. Sta dicendo che l’essere incorrotto è l’appartenere ancora a un mondo precapitalistico, mentre il progresso è per lui una regressione. il discorso in favore di un mondo precapitalistico, gli intellettuali di sinistra lo attribuiscono ad un linguaggio di destra, quindi di solito si dice che le ragioni del tradizionalismo entrano nella cultura di sinistra anche e soprattutto attraverso il tramite del pasolinismo. Negli scritti corsari che un qualcosa che è già appartenuto nella storia italiana: ad esempio, lo scambio fra vita e letteratura: Pasolini mette sé stesso come corpo negli scritti corsari, per esempio quando fa il discorso sull’aborto, lui sta mettendo sé stesso, fa letteratura della sua stessa vita. cos’ ciò che accade nella sua vita, lui lo trasforma in letteratura. Uno scambio quindi per cui la vita diventa letteratura e viceversa lo avevamo già visto in Dannunzio. Per questo molti critici iniziano a dire che Pasolini era caratterizzato da una sorta di estetismo populistico.