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Appunti del corso Iulm di Cardini Daniela
Tipologia: Appunti
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Materia : Linguaggi della tv – Storia e modelli della tv Prof.ssa Daniela Cardini [email protected] 27 sept. 22 Chiave di accesso alla community: storiatv Contenuto: Orale
parliamo tutti. Contenuti non imposti dall’alto ma sono la risposta a una situazione che esiste. La cosa più difficile è accettare che la televisione sia uno specchio.
La televisione in Italia.
1. Nascita e sviluppo: 1929: Gran Bretagna: primo programma sperimentale 1936 : la BBC inizia le trasmissioni pubbliche (1939: diretta incoronazione Re Giorgio) 1936 : Germania, trasmissione delle Olimpiadi di Berlino 1939: Stati Uniti Inizio delle trasmissioni sperimentali 1939: ITALIA avvio della fase sperimentale in area urbana, ma l’inizio effettivo delle trasmissioni avviene solo nel 1954. La guerra blocca la sperimentazione nell’immediato dopo guerra, vi è l’inizio effettivo delle trasmissioni. 2. DIFFUSIONE: La seconda guerra mondiale ferma la sperimentazione e la tecnologia. Dopo la fine del conflitto, si verifica una veloce e massiccia diffusione degli apparecchi televisivi. Negli Stati Uniti, nel 1946 le famiglie che possiedono un televisore sono lo 0,02%, nel 1955, sono il 78%. In Italia, nel 1954, sono attivi più di 80 mila abbonamenti Rai. 3. DUE MODELLI DI SVIULUPPO: Due modelli di broadcasting (uno a molti), derivati dalla radio; due direzioni diverse, dal punto di vista tecnologico strutturale e socioculturale.
“Arrivi e partenze ” la figura di Mike Bongiorno, nei suoi quiz, assume il ruolo ingenuo, sciocco dello spettatore da casa, lui sempre si pone dalla parte dello spettatore non certo facendolo sentire inferiore. Il 70% di analfabeti in Italia, viene alfabetizzato dalla televisione. Si assume un ruolo che non le dovrebbe competere che è quello di insegnare ad una popolazione che parlava prevalentemente il dialetto. La televisione comincia ad essere vista come centro di aggregazione e diffusione della cultura, posto dove contadini e gente adulta cominciava a saper scrivere. Il linguaggio della televisione deve essere semplice, ed è costitutivo del mezzo. A differenza del cinema e della radio, la televisione ha il dovere di usare un linguaggio più semplice possibile. La televisione generalista è quella in cui la mano della regia non si vede e non è necessario dimostrare di saper fare qualcosa. Non significa che la sua realizzazione sia semplice, quello che serve al linguaggio televisivo è che sia comprensibile e trasparente. 11 oct 22 La tv e l’Italia degli Anni 50: ( slide Italo Calvino) Fotografia precisa da una fonte autorevole come Italo Calvino della differenza di ruolo in quella Italia tra cinema e televisione. Mette in evidenza la dimensione festiva del cinema e anche costosa e da altra parte la dimensione feriale della tv, benché non tutti potessero permettersi da averla propria. Si pagava la consumazione ed era un modo per stare insieme. La televisione nasce con l’obiettivo di parlare a tutti, di eliminare le differenze, in questo compito, la Rai si assume questo onere, ci sono queste trasmissioni, una in particolare di nome “Non è mai troppo tardi” Alberto Manzi, legge ad un pubblico sui banchi di scuola per alfabetizzare gli analfabeti. 1954 clip ritmo di trasmissione insostenibile, macchina fissa per tre minuti e mezzo, a cui non siamo abituati al giorno d’oggi. Ci fa chiedere se riusciamo ad andare oltre la nostra soggettività; non c’è ironia, c’è la tentazione e la retorica, però c’è la necessità di raccontare un’esperienza nuova. Non stiamo parlando del terzo mondo ma del nostro paese 80 anni fa. Mezzo di comunicazione che ha cambiato le fondamenta degli italiani. Nel 1954 televisione rivoluziona la cultura di questo paese. Il divertimento aveva un ruolo importante in un paese devastato dalla guerra. Mike Bongiorno è stato il primo volto della tv italiana, ha aperto la maggior parte dei programmi italiani. Lui, protagonista dei saggi più citati di Umberto Eco, lui rappresentò l’italiano medio. in quel momento la tv aveva bisogno di parlare molto più alle persone come gli analfabeti piuttosto che fare sfoggio di cultura, Mike Bongiorno ha saputo calarsi in maniera totale nei panni del suo pubblico, di chi lo ascoltava. Facendo la parte dell’ingenuo, dell’ignorante ì, funzionali alla funzione del suo personaggio medio. Il genere nella quale si è specializzato è il quiz. era coinvolgente differenza con i game show di adesso prima non c’era la componente di gioco, ma didattica, si imparavano delle cose. La sensazione che il pubblico aveva guardando chi faceva il quiz era di ammirazione. “Rischia tutto” alcuni componenti erano specializzati in un qualcosa. Avviene decenni dopo. Il componente del quiz show era una persona eccezionale, il pubblico quindi voleva essere preso in carico da Mike Bongiorno, faceva le veci del pubblico.
18 ottobre ’ Abitudine del cervello a decodificare l’immagine televisiva. Decodificare dal punto di vista estetico guardare in maniera più consapevole la televisione. Cominciando dalla Paleotelevisione che ha ritmi diversi rispetto alla tv attuale, gli sceneggiati sono molto più lenti ma sono rilevanti.
- Cosa fa un regista televisivo? La televisione ha delle logiche diverse rispetto a quelle del cinema, non può essere disgiunta dal genere del programma che sta costruendo. Tutto quello che ha a che fare con l’informazione ha una caratteristica dal punto di vista stilistico: chi parla ci guarda in faccia, interpellazione diretta perché l’informazione ha la necessità di testimoniare la verità di quello che si sta dicendo e non si può fare diversamente dal faccia a faccia. Genere dell’informazione presuppone un patto con lo spettatore che è un patto di veridicità. Informazione, intrattenimento. Quello che di deve tener presente quando ci si avvicina alla scrittura di un testo è ricordarsi dello schermo, che ha la funzione di membrana tra la tv e il pubblico. Assume un significato e un ruolo variabile, perché cambia il rapporto tra spettatore e testo televisivo. Fino a tutti gli anni Settanta, lo schermo televisivo è una membrana opaca, non si può intervenire e si può solo guardare ciò che viene comunicato, a partire da un certo momento lo schermo diventa poroso, membrana che è possibile attraversare, e passare al di là, è un momento cruciale. caratterizzato dal telefono , buca la durezza dello schermo televisivo e permette di entrare nel programma televisivo. Due personaggi che hanno contribuito Enzo Tortora con “Porto bello” e Raffella Carrà, con “Pronto, Raffaella” costruzione di un testo televisivo che permette agli spettatori di reagire. Gioco collettivo che sollecitava il pubblico da casa. Non è più una separazione ma un passaggio dallo schermo, le persone comuni cominciano a diventare protagoniste. Il genere in cui non si ha un interpellazione diretta con lo spettatore è la fiction, lo sguardo dei protagonisti non incrocia mai o quasi mai gli occhi di chi guarda, perché il patto che si stipula con lo spettatore, non è per forza un patto che racconta e coincide con la realtà del momento. Può venire da altre realtà temporali. È uno sguardo obliquo. Tranne in un sottogenere della fiction che è la sitcom con lo sguardo in macchina, perché il genere comico ha bisogno dell’interpellazione diretta perché quando qualcuno dice una battuta ti guarda in faccia, non è una regola assoluta. ( Friends, How I met your Mother). La questione della regia si riassume nel fatto che un regista di intrattenimento non può ignorare le regole del genere; ci sono tante ibridazioni di genere. La firma del regista se nel cinema la mano del regista è quasi sempre sinonimo di autorialità, in televisione questo non accade sempre specialmente nei generi dell’informazione e in diversi generi di intrattenimento e a volte anche nella fiction. In alcuni generi come il varietà del sabato sera, la firma del regista è importante ma in generale quello che la televisione chiede è la replicabilità il linguaggio televisivo è fondamentalmente seriale, in tutti i sottogeneri, non parliamo solo di serie tv, è il seriale generico. ( telegiornale, programmi a puntate, vengono ripetuti, cosa che il cinema non fa) Caratteristica essenziale SERIALITA
La serialità è tipica del mezzo televisivo ed anche della radio, ma rispetto a questa la televisione ha il potere dell’immagine perché intensifica. Il linguaggio seriale ha un impatto fondamentale, sulla costruzione dell’immagine televisiva. Non ha bisogno della firma perché è un prodotto seriale. vuol dire che la logica che muove la costruzione del mezzo televisivo e del testo televisivo è una logica basata sull’economia. Si basa sul fatto che la televisione deve costare poco e rendere molto i programmi televisivi devono essere prodotti in modo di avere un’utilità ripetuta. Più porzioni di testo ho dove mettere pubblicità più il testo rende. REGOLA testo televisivo ha una funzione economica per cui deve costare poco e rendere molto. Capitale di fidelizzazione alla rete, capitale di costruzione di un pubblico.
- Cosa significa produrre un oggetto sotto il punto di vista seriale? Produrre in serie catena di montaggio eliminazione del superfluo, perché costa. La logica della produzione in serie di oggetti fisici ha la logica che ha la funzione di contenere i costi, massimizzare i ricavi e rendere con lo stesso processo che porta alla produzione di un oggetto e renderlo replicabile. Catena di montaggio repubblica marinara di Venezia per la costruzione delle navi, in un punto x del canale veniva aggiunto un pezzo. L’istituzionalizzazione della catena di montaggio nasce con Smith “Fabbrica degli spilli” e poi Ford. Smith cosa dice e studia? artigiano che deve produrre degli spilli, per produrre uno spillo, si prende un blocco di metallo, si taglia, si scalda, si assottiglia... una persona sola ci mette di più a fare uno spillo, alla fine della giornata ne avrà fatti dieci, e se fa esattamente quello che fa il capo. Smith dice che se per fare uno spillo sono necessarie quindi azioni, se lo fa uno solo porta a casa tredici spille, ma se queste azioni vengono effettuate ciascuno da una persona che fa quella concetto di specializzazione , alla fine della giornata, queste quindici azioni a cui corrispondono quindi persone c’è una riduzione di spreco di tempo. Produzione in serie aumenta la produttività e riduce lo spreco di tempo. La divisione del lavoro aumenta la produttività e abbassa i costi di vendita. Ford cosa fa? fa questo con l’automobile; scomporre le azioni che portano alla costruzione dell’automobile e attribuire a ognuna di queste una persona diversa. Costruire un’automobile a mano, perché la maggior parte delle cose che le compone sono fatte a mano. Questo discorso si traspone ad un certo punto della storia dell’uomo al prodotto culturale, non solo alle cose, ma ad un testo radiofonico, cinema, televisivo, ad un giornale, ad un libro. La storia del prodotto culturale che parte dalla stampa, da Gutenberg, è la storia della serializzazione del prodotto culturale e ha a che fare con la diffusione della cultura e il profondo miglioramento delle condizioni della società. Il prodotto culturale serializzato è disponibile per tutti, che non è appartenente solo a chi se lo può permettere, quando parliamo della televisione come di uno strumento, media che lavora fondamentalmente sull’idea di serialità, parla di un mezzo che ha portato al massimo livello di potenza l’idea della produzione in serie e contribuisce alla conoscenza. Il rischio della serialità è il rischio dell’eccesso e della saturazione. Se il prodotto non funziona, si buttano comunque via dei soldi. Tema del formato della serialità soprattutto nelle piattaforme, si produce una stagione, si vede come va e se ne produce un’altra.
Il Varietà si chiama così perché deriva dallo spettacolo itinerante e si chiama così perchè proviene da diversi numeri messa in fila di numeri e contenuti diversi. la musica è sempre presente, la regia televisiva della musica è uno dei temi più complessi da studiare. La canzone è un elemento chiave dell’intrattenimento del sabato sera. Saper riprendere un cantante che interpreta un brano musicale è la base della registica. È diverso il discorso tra riprendere un dialogo e riprendere una persona che canta. Clip:
La puntata che apre l’edizione del 1966, 12 febbraio – Studio Uno - Lelio Luttazzi, grande musicista, mostra lo studio, il Teatro delle Vittorie, dove si svolge il programma. Costruzione dello spazio attraverso un gioco di prospettive e geometrie che riconosceremo essere anche oggi. Si vede l’orchestra in quinta sul fondo, scelta fatta anche per alcuni Sanremo, arpa che scandisce lo spazio, simmetria quasi perfetta, il direttore d’orchestra che taglia in due lo spazio verticale. I ballerini sono immobili ed in equilibrio sul piano svedese. Vediamo come le linee dell’inquadratura ( che è fissa) spazio costruito dalle linee, palco che sembra enorme, diventa un gioco di luci, tagli, geometrie e prospettive. È una eredità del teatro, in modalità di messa in scena teatrale, l’unico movimento di macchina è quello che precede il fermo immagine, sempre in asse e senza stacchi entra il presentatore, ritorna l’orchestra, presenza di oggetto tecnico quale il microfono, dimostra la modernità della tecnologia, il fatto che si vedano gli oggetti di ripresa, le macchine e le luci e le persone che azionano gli strumenti è un segnale evidente e voluto che dimostra quanto la televisione sia moderna e quanto la finzione della televisione voglia essere svelata. Modernità conduttore preso di spalle, lontano, davanti al pubblico del teatro delle Vittorie di cui viene inquadrata la presenza fondamentale che è quella del pubblico. Si vede anche una piattaforma per musiche dal vivo. Si vede la telecamera e le persona con in mano il gobbo ( foglio che contiene il testo che il conduttore dirà) molto teatrale perché riprende la figura del suggeritore. Il pubblico è vestito da sera. Volontà di mostrare lo studio e le novità tecnologiche. Si capisce che si è in uno studio televisivo e c’è un artificio che non si vuole nascondere, le gradinate ecc. sembra più grande grazie alla prospettiva. Anche attraverso questo elemento e non solo attraverso le parole che si costruisce il senso, anche al cinema Costruzione dell’immagine alla base la televisione attraverso i colori che mette in scena, comunica la temperatura emotiva che mette in programma. Solitamente la temperatura emotiva è determinata sulla scala cromatica del blu e del rosso, oro e nero che sono colori che raccontano la passione, l’intensità emotiva, il lusso, l’eleganza. L’altro aspetto è il modo in cui è vestita la conduttrice. È il regista che chiama gli stacchi a seconda delle inquadrature che le telecamere gli stanno proponendo. La telecamera ha un inquadratura e un operatore dietro, bisogna vedere quanto ce ne sono in uno studio, ma quello che importa è che contemporaneamente le telecamere attive sono posizionate in base a quello che il regista e il direttore della fotografia hanno deciso e hanno il dovere di riprendere l’azione in base la punto di vista della telecamera. Il regista ha davanti a se un aggeggio che si chiama Programme , con un muro di video che corrisponde a ogni telecamera che c’è in studio. Il suo lavoro in diretta è quello di scegliere quale N di inquadratura in questione deve andare in onda in quel momento che viene chiamato dal regista e mandato in onda in quel momento li. Maggiore è il numero di inquadrature maggiore è la complessità dell’immagine. Chiama il numero di camera un secondo prima dell’inquadratura.
Ma afferma il principio della libertà di impresa radiotelevisiva a livello locale. A livello locale si può trasmettere. Nascono le televisioni e le radio libere, lontane dalle logiche istituzionali, paludate, rigide della televisione statale e capaci di esprimere (nel bene e nel male) le spinte dal basso che arrivavano a volersi esprimere attraverso il mezzo televisivo. Erano presenti radio e televisioni di quartieri. C’è la Rai, da un lato, che cerca di dar voce a tutte le parti politiche del Paese. Dall’altra parte una spinta fortissima dal basso a esprimere contenuti che sulla televisione di Stato eran vietati. Un esempio è la sequenza in cui la prima notizia del rapimento di Aldo Moro, avviene attraverso una radio libera. Non tramite canali ufficiali. È dunque un periodo turbolento per la società italiana, da cui emerge una forte spinta verso il pluralismo e la valorizzazione delle realtà locali: nascono le RADIO LIBERE E LE TV LOCALI. L’età della concorrenza:
Auditel consorzio che mette insieme le reti (Rai ad esempio) e le rappresentanze istituzionale delle agenzie pubblicitari e degli inserzionisti. Auditel è un sistema di misurazione del costo minutario del sistema televisivo, che serve per attribuire un prezzo per ogni minuto della giornata televisiva. Questo serve di indicazione alle aziende che vogliono essere sponsorizzate, per capire come programmare il budget pubblicitario. Mette insieme un numero precise di famiglie italiane (circa 15 mila), un campione statisticamente indicativo. Selezionate con criteri socio-demografici. Viene proposto di mettersi in casa una macchinetta, collegata a tutti i televisori di quella famiglia. Segnala cosa sta vedendo quella famiglia in un determinato momento. La cosa interessante è che non è solo posizionato sui televisori di quella famiglia, ma è dotato di pulsanti colorati per ogni membro della famiglia. Prima di cambiare canale o di visionare al televisione bisogna che ogni membro segnali la propria permanenza, deve essere indicato anche quando si va in bagno. Si basa sul caso e sulla volontarietà delle famiglie, che vengono retribuite e scelgono autonomamente di partecipare. Quello che è nato come un sistema per misurare il costo del minuto pubblicitario televisivo, è diventato l’unico modo di misurare la qualità di un programma. Ma in realtà calcola quante persone hanno acceso il televisore su quel programma, ma magari non lo stanno guardando. Mancano i sistemi che misurano quanto un programma è gradito. Le TV locali Su tutto il territorio nazionale nascono numerose emittenti private con programmazioni legate, soprattutto alla commercializzazione di prodotti (es. televendite, aste), ma anche con contenuti originali, in un Far West creativo e stimolante da cui emergeranno alcuni dei protagonisti della futura tv del duopolio (come Massimo Boldi, Teo Teocoli, Gianfranco D'Angelo ecc.) Per approfondire: Massimo Dotto, Sandro Piccinini, Il mucchio selvaggio. La strabiliante, epica, inverosimile ma vera storia della televisione locale in Italia, Mondadori, Milano 2006 La liberalizzazione delle frequenze e dell’etere favorisce la nascita di moltissime emittenti private legate alla commercializzazione di prodotti (televendite). Nasce un nuovo tipo di comicità, nascono personaggi che entrano all’interno della televisione tradizionalista (ad esempio Massimo Boldi, Teo Teocoli. C’era una libertà di linguaggio e sperimentazione. Alcuni canali diventano molto forti, come Telelombardia. Luoghi in cui si può parlare di cose che nella televisione tradizionale sono proibite. IL dupolio Due entità di identico peso , Nasce la concorrenza tra pubblico e privato Le tv private Replica la stessa struttura della Rai, con tre reti , Si affermano come una realtà concreta nel panorama televisivo italiano. Nei primi anni 80 si afferma la Fininvest di Silvio Berlusconi. Le prime grandi televisioni private (TeleMilano, AntennaTre, TeleLombardia) vengono acquistate da gruppi editoriali della radio. In quanto la televisione diventa appetibile per chi fa informazione. Berlusconi compra la tv privata più grande d’Italia e la fa diventare Canale 5, successivamente compra Rete4 da Rusconi e qualche anno dopo compra un’altra televisione che fa diventare Italia 1.
Strategie della neotelevisione
Lettere, interventi del pubblico da casa. È stato un programma che ha subito una serie di vicessitudini sfortunate. Enzo Tortore è stato uno dei più grande e vergognoso errore giudiziario della televisione italiana, accusato di essere un camorrista, incarcerato e scarcerato successivamente, morto per l’impatto che questa vicenda ha avuto su di lui e sulla sua salute. Riprende il programma dopo alcuni anni (si era interrotto mentre era in carcere), dicendo “Dove eravamo rimasti?” Raffaella Carrà La televisione italiana inventa linguaggi e contenuti per far fronte alla turbolenza di quegli anni. Compie un’operazione nel 1983, colonizza il mezzogiorno. Fino a quell’anno dal mattino fino al telegiornale non c’era niente. Nei pochi anni precedenti con la Rai Enzo Arbore aveva sfondato al barriera della notte, inventando al seconda serata con il programma “Quelli della notte”. Bisognava trovare contenuti capaci di attrarre molto pubblico. La prima idea è quella di espandere al giornata televisiva. Il tema del tempo in televisione che mima la quotidianità è fondamentale. Decide di provare questo esperimenti insieme a Gianni Boncompagni. Inventano un programma intitolato “Pronto… Raffaella?”. Per la prima volta porta in televisione il salotto, invita per la prima volta gli spettatori nel salotto di uno dei protagonisti della tv. Dal punto di vista tecnologico, si ha l’utilizzo del greenscreen. Riproduce le condizioni metereologiche di Roma in quel momento lì. Sembra quasi di trovarsi su un terrazzo con vista sulla città. Come se fossero davvero all’interno della casa di Raffaella. Meta televisione televisione presente all’interno del salotto (tv nella tv) 22 novembre 22 LA TELEVISIONE IN ITALIA Nascono le tv locali ma nei primissimi anni 80 si precisa il duopolio la compresenza con uguale peso di due soggetti nel panorama televisivo che diventano istituzionali che sono la Rai e quella che poi diventerà Mediaset. Il cambiamento radicale della televisione italiana negli anni 90, succede questo assistiamo a quella che John Eliis, definisce Età dell’abbondanza nuove tecnologie (satellite, cavo, pay Tv), legittimazione dell’emittenza privata, palinsesto competitivo ( se ci sono dei soggetti nuovi, il palinsesto cambia, si introduce la concorrenza, su generi che danno origine a una vera e propria guerra) tre modelli di rapporto economico: canone, pubblicità, pay per view, importanza dei generi ibridi e indice di ascolto Auditel. Nascono i canali a pagamento. Quando si afferma Sky in Italia? 2003. Nel 1990, succede una cosa fondamentale Legge Mammì, nasce per la televisione. Legge Mammì liberalizza le frequenza in realtà fa un grande favore all’emittenza privata, non dimentichiamo che nel 94, Berlusconi scende in campo in politica, non dimentichiamo che sono gli anni di Tangentopoli, dobbiamo contestualizzare il discorso che viene fatto sui media. Questi anni 90 sono così vivaci dal punto di vista televisivo e sociale. Negli anni 90 più o meno accade lo stesso per far fronte a uno dei periodi inquietanti. Nasce una guerra tra Sky e Mediaset. La caratteristica di questa età e la sovraproduzione di contenuti, linguaggi che esplorano i generi e che li ibridano e che li mescolano l’uno con l’altro, se dobbiamo tenere conto che la giornata televisiva diventa a ciclo continuo perché è necessario, serve fare dei nuovi contenuti
Gli anni Novanta: i programmi simbolo Access Prime time fascia oraria che segue il tg serale e traghetta gli ascolti sulla prima serata. È una fascia pregiatissima. Striscia la Notiza è lì dal 1988, dall’altra parte in quegli stessi anni c’era su Rai 1 un programma che ha fatto la storia “Il Fatto” di Enzo Biagi, racconta un fatto di cronaca. L’altro aspetto è anche il Pre-serale, è la fascia che precede il Tg e che solitamente corrisponde all’orario tra le 18:30 e le 19 e le 20, mantiene sul canale il pubblico che torna a casa da lavoro, contenuti leggeri che riescono ad intrattenerti anche se fai altro Quiz, che viene anche solo ascoltato e non necessariamente visto. La grande forza di Mediaset è quella di saper proporre dei format appartenenti a questo genere che sono fortissimi. Tira E Molla, di Bonolis, Passaparola di Gerry Scotti. Seconda serata fino al 2005 è stata il regno di Maurizio Costanzo Show e sulla Rai il concorrente è Bruno Vespa con Porta a Porta. Un nuovo modo di fare intrattenimento, una nuova fascia sulla quale combattere è la Seconda serata. Lo scontro tra Rai e Mediaset, si fa più acceso nella fascia serale ma anche durante il giorno c’era una costante competizione. Maria De Filippi sposata con Maurizio Costanzo, Amici di Maria, era un talk show dove De Filippi si sedeva in mezzo a uno studio televisivo in mezzo ai ragazzi adolescenti che raccontavano i loro problemi e amministrava i turni di parola. Lei è famosa per tanti aspetti, che all’interno di una televisione piena di provocazioni e corpi si pone in un modo completamente differente con uno stile rarefatto e minimale, una cosa che lei non ha mai saputo fare erano le televendite. Lei ha uno stile particolare che ne è valso tante critiche, ancora adesso in Amici, C’è posta per te e Uomini e Donne , lei ha uno stile riconoscibilissimo, lei è un ossimoro, è piena di contrasti, ha una fisicità androgina ma ha un viso con dei tratti molto minuti, ha una voce molto profonda, però ha la capacità di ascoltare che è un tratto rarissimo in televisione, ascolta delle storie che fino a che lei non era in televisione non avevano molta rilevanza. Lei prende l’idea di C’è Posta, da Stranamore di Alberto Castagna, era il programma che cercava di far fare la pace a persone che avevano litigato in giro per l’Italia, furgone che girava con questo logo. Succedeva che qualcuno mandava una richiesta alla redazione, qualcuno cercava la persona che era stata richiesta, faceva vedere il messaggio della persona che l’aveva cercata e se accettava di vederlo i due si parlavano e si ritrovavano in studio. Maria de Filippi prende questa idea e la trasforma nel programma più amato da lei C’è Posta per Te, lei si guadagna un posto nell’affetto della generazione più giovane che nessuno aveva mai avuto. Lei è incredibilmente potente nella comunicazione del corpo, sia in Amici che in C’è Posta per te. Lei non legge, ed è un aspetto fondamentale che dà autorevolezza al programma, lei non guarda mai la scaletta del caso, lei racconta qualcosa che sa, non recita mai perché le storie della quale si occupa le conosce perfettamente perché le redazioni dei suoi programmi sono distinte. La ricerca delle storie di C’è Posta va avanti sempre. Lei sa esattamente quello di cui parla. Quando in televisione vedi qualcosa che ti convince nel 95% dei casi stai vedendo qualcosa di autentico, è difficile fingere le emozioni. La cosa straordinaria della De Filippi, è che comunica le sue emozioni senza dirle, lei non parla di quello che prova. Ci sono dei casi in cui si vede che lei sia coinvolta e quello che noi percepiamo è la distribuzione dei turni di parola, lei interviene interrompendo le persone che stanno parlando e solo in quel modo tipico del Talk Show interviene organizzando il flusso delle parole degli altri. Maurizio Costanzo ha inventato un’articolazione del talk show organizzata con lo spostamento della sedia, lui si siede alle spalle degli ospiti, li fa parlare, e quando decide che basta, si alza e va altrove.
Lei lavora per sottrazione. In Amici nasce con l’idea di fare un talk show tra ragazzi che non c’era, si pone come portavoce di una generazione che prima in concomitanza con la nascita del Teen Drama. La generazione degli adolescenti in tv in Italia prende visibilità con quel programma lì. Inizialmente si chiamava “Saranno Famosi”, l’idea di lei come amica dei giovani, capace di parlare ad una generazione come nessuno era riuscita a fare e ciò che accade ancora oggi ad Amici. Fiorello nato con il talk show di Costanzo ma è diventato lo show man di adesso. “ Karaoke” è il programma che ha inventato Fiorello ha sempre l’idea di portare in televisione la gente comune, facendoli cantare. La possibilità di farsi vedere cantando in una piazza. (Elisa a 15 anni) lui ha iniziato in quel periodo. 29 novembre 22 GLI ANNI ZERO Sono anni complessi e di grandi cambiamenti che cambiano in maniera radicale l’aspetto e i contenuti della televisione non solo italiana, in particolare due eventi segnano l’inizio del nuovo millennio