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Appunti del corso di Modelli e pratiche curricolari - laurea magistrale in Pedagogia
Tipologia: Appunti
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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN PEDAGOGIA II SEMESTRE
Il termine curriculo deriva dal latino “curriculum” con il significato di corso, per rendicontare l’insieme di percorsi che l’individuo fa durante la sua vita. Nell’ambito scolastico, il curriculum scolastico raccoglie percorsi di apprendimento organizzati da una scuola: il curriculum formativo scolastico è offerto dalla scuola, ogni studente fa la propria esperienza e crea un proprio curriculum. Il curricolo è la traduzione delle scelte dei singoli insegnanti e dell’istituto prese a monte. Raccoglie ed esplicita i contenuti affrontati, obiettivi, mezzi, metodologie didattiche, materiali usati e verifiche, da qui deriva l’idea di curricolo d’istituto. Manifesto delle scelte per formare gli studenti e le studentesse. Consente di accompagnare in un percorso di formazione che consenta a ciascuno di conoscere e abitare la realtà nel miglior modo possibile, ciò si aggancia ad una problematica che è quella della personalizzazione: consentire a ciascuno di conoscere il proprio mondo, tenendo conto del fatto che ognuno ha il proprio modo di apprendere. Il termine curriculum viene introdotto nell’ambito dell’educazione da Bobbit (1918) nel testo «The curriculum»: «È la successione intenzionalmente strutturata delle azioni didattiche formative che la scuola adotta semplicemente per completare o perfezionare lo sviluppo delle abilità di un soggetto.» Nel corso della storia c’è stata confusione intorno a cosa rappresentasse il “curricolo” (da percorso di studio, o programma formativo integrale). Compare come concetto nel mondo dell’educazione fin dagli inizi del XX secolo, nella realtà anglosassone. Inizialmente il curricolo rappresentava uno strumento di pianificazione, usato nelle culture in cui i sistemi scolastici godevano di un buon grado di autonomia. All’inizio del Novecento la scuola inglese era particolarmente decentrata, caratterizzata da tante realtà locali e private e a livello di letteratura emerge la necessità di dichiarare le azioni didattiche ed educative che le scuole propongono affinché gli individui sviluppino competenze. Fin dal suo nascere il curricolo presenta come caratteristiche principali:
educative formative che aiutino lo sviluppo di quel processo, questo ha influenzato necessariamente anche il ragionamento pedagogico, che inizialmente è un ragionamento che vede la pedagogia usare gli scudi per difendere il proprio campo disciplinare dalla contaminazione di altre discipline. La pedagogia a sua volta fa un cammino di evoluzione, diventando una disciplina sempre più aperta, plurale e favorevole alla contaminazione dei saperi. Valori irrinunciabili per l’educazione di oggi, la scuola deve puntare assolutamente l’attenzione su: Rispetto reciproco; Apertura – decentramento; Apprendimento critico ed empatia; Valorizzazione delle differenze/diversità; Condivisione; Democrazia: forma politica che tutela i diritti e il benessere del singolo individuo; Libertà; Creatività: capacità di educare alla dimensione creativa. Ogni scuola tenta di agganciare all’interno del suo curricolo alcuni valori che per l’istituto sono fondamentali. In Italia si sono sviluppati tre macro filoni a livello teorico che non si escludono a vicenda ma focalizzano l’attenzione su tre aspetti differenti:
Jerome Bruner autore di grande riferimento, poiché negli anni 60 prende in mano l’esigenza di trasformare le teorie dell’istruzione degli Stati Uniti in funzione di una società che sta cambiando, in quanto l’attivismo e il pragmatismo stanno iniziando a vacillare. Tenendo conto del contesto storico negli anni ‘60 e ‘70 del Novecento negli Stati Uniti vuol dire Guerra Fredda, l’America si trova in grande competizione con gli sviluppi tecnologico – scientifici dell’URSS e perciò ritiene necessario che la scuola diventi molto più efficace ed anche molto più tecnica nel raggiungimento dei traguardi di apprendimento. Bruner è allievo di Jean Piaget, studia e lavora con Piaget in Europa e arriva a conoscere anche Vygotskij. Allievo di Bruner sarà Gardner.
Dewey è il primo che mette in discussione la scuola del suo tempo, si rende conto di aver bisogno di una scuola che cambi, una scuola che in qualche modo formi i cittadini di oggi e di domani. Centrale nella concezione pedagogica di Dewey è il ruolo che nel processo di apprendimento l’esperienza umana nelle sue molteplici sfaccettature, ben sapendo, però, che il momento dell’experiri, inteso come imparare a conoscere, ha validità educativa solo se ti accompagna alla consapevolezza delle relazioni che intercorrono tra il fare e gli effetti del fare. Partendo da questo presupposto, Dewey si pone in una concezione critica nei confronti di una concezione del sapere basata esclusivamente sugli aspetti intellettualistici della cultura, caratteristica
della scuola dei suoi tempi. Non possiamo pensare che gli individui con cui abbiamo a che fare siano avulsi dal contesto sociale in cui stanno crescendo e in cui si inseriranno, si deve a Dewey l’esplicitazione del rapporto profondo che esiste tra scuola e società. La scuola può diventare la dimora del ragazzo, dove egli impara vivendo invece di ridursi in un luogo dove si apprendono nozioni che hanno un’astratta remota relazione con qualche possibile vita che toccherà vivere in futuro. Si ha bisogno di una scuola che consenta al ragazzo di vivere le dinamiche sociali che la nostra società in qualche modo già promuove, motivo per il quale si punta l'attenzione sul concetto di democrazia. La sua proposta, prevede che l’allievo venga posto al centro del processo di apprendimento, la disciplina non sparisce ma viene messa al servizio di un processo di apprendimento per scoperta, perché il focus di attenzione di questo processo di insegnamento e apprendimento è l’allievo, con le sue modalità di conoscere il mondo, con l’esperienza reale e attraverso l’esperienza arrivare a comprendere il significato e il valore delle discipline e di alcuni saperi. Secondo questa visione pedagogica, la scuola ha il compito promuovere l’autonomia dei processi di apprendimento, l’idea di fondo è che lo studente arrivi a conquistarsi il sapere disciplinare in aggancio alle esperienze reali significative che fa. Tutto il curricolo è al servizio di un apprendimento per scoperta. Aspetto centrale: SCUOLA APPRENDIMENTO – SCOPERTA (Conquista) Teoria – pratica DEMOCRAZIA Esperienza Libertà e regole Concetto dewyano fondamentale è quello dell’esperienza, incontro con, ci passo attraverso e ci rifletto sopra. La dimensione della riflessione, di ciò che accade per Dewey è fondamentale. La conquista del sapere passa attraverso una grande fase di riflessione, senza il momento di riflessione non c’è esperienza, perché l’esperienza per Dewey si trasforma in apprendimento e lo fa attraverso un momento di riflessione, attraverso cui gli allievi ragionano su ciò che è accaduto e sui processi anche mentali che hanno fatto sì che quell’esperienza si traducesse per loro in qualcosa di significativo: non mi limito a descrivere, ma cerco di capire dietro a quello che è successo cosa c’è, si arriva a quelle risposte perché ci si è posti quelle domande. Questo processo di fare esperienza, porsi delle domande e andare a cercare la risposta è l’elemento fondamentale per rendere attivo il processo di apprendimento. Sul piano sociale, si manifesta non solo l’importanza della socialità a scuola (implementazione della relazione tra pari, rapporto asimmetrico e simmetrico), non solo l’importanza di fare dell’esperienza una dimensione di socializzazione: nessuno compie un’esperienza solo a livello individuale ma le facciamo insieme, mantenendo il concetto di comunità. L’esigenza che diventa sempre più chiara di scolarizzare un maggior numero di persone attraverso un curricolo in questo modo che raggiunge molte più persone, perché l’esperienza è approcciabile e accessibile tendenzialmente a tutti gli individui che ne fanno parte. La socializzazione che avviene a scuola rispecchia la dimensione sociale come bene comune che poi ritroveranno al di fuori del contesto scolastico. La scuola è campo ed esperienza sociale per i ragazzi e tutto ciò che viene promosso nel curriculum scolastico dalle azioni didattiche a quelle formative servono per orientare gli studenti e le studentesse all’apprendimento autonomo, a conquistarsi i saperi, e a diventare cittadini democratici. Nell’ottica della libertà che l’apprendimento per scoperta consenta agli studenti andiamo ad evitare qualsiasi forma di autoritarismo e
primo piano il contenuto del curricolo inteso come descrizione della formazione progettata, come individuazione degli obiettivi di apprendimento o come determinazione della struttura dei contenuti curricolari.
Parte dall’idea delle scienze naturali di avere dei criteri di classificazione dei vari organismi viventi e vegetali del mondo, in ambito pedagogico rappresenta il tentativo di organizzare i livelli di apprendimento. Piramide proposta da Bloom negli anni ‘60, viene letta come complessità dei livelli di apprendimento: a partire da un apprendimento base per arrivare ad un apprendimento più complesso e più qualificato, sono sei elementi che aiutano gli insegnanti ad immaginare gli apprendimenti e le valutazioni più idonei per capire se il livello è stato raggiunto. I livelli vengono associati e tradotti in verbi dando così l’idea del processo e dell’attività che ci sta dietro. Conoscenza: è il primo livello, che per Bloom equivale al processo di apprendimento del ricordare; conoscenza intesa come il ricordare qualcosa e non come nozionismo, ma il modo in cui l’individuo impasta l’oggetto di conoscenza: si hanno delle informazioni che ognuno di noi ricorda e le aggancia in modo diverso; Comprensione: viene tradotta nell’ottica dell’interpretazione, per Bloom ciascuno di noi interpreta e traduce a proprio modo il significato di quello che sta accadendo a partire dal modo in cui una certa comunicazione viene ricevuta, vi è una traduzione di quanto detto attraverso i propri schemi cognitivi; Applicazione: il livello di apprendimento aumenta nel momento in cui l’informazione ricordata e interpretata viene applicata, l’informazione registrata viene ricordata in contesti simili ma differenti da quelli di apprendimento. L’applicazione comporta sempre un aspetto utilitaristico ed in quanto tale limita lo sfruttamento della conoscenza e della comprensione, rappresenta la possibilità di generalizzazione dell’attività intellettiva; Analisi: individuare singoli elementi e capire in che relazione stanno, mediante questa operazione è possibile individuare elementi e parti del contenuto, capire in quale relazione sono e quale principio ritiene insieme. A questo livello di apprendimento cognitivo partecipano le capacità di discriminare, selezionare e distinguere i componenti di un concetto, di un fatto o di un’esperienza.
Sintesi: secondo Bloom, è un livello superiore, si intende sintesi nell’ottica olistica, quando un individuo è in grado di fare sintesi ovvero mettere insieme tutti gli elementi che sono stati scomposti in maniera analitica precedentemente di nuovo insieme, significa che l’individuo è in grado di capire il principio che organizza una certa conoscenza e di darne un giudizio critico, la valutazione torna nell’ottica del riuscire a vedere insieme. La sintesi organizza la “divergenza” e la creatività del pensiero in quanto consente, a taluni di poter utilizzare gli elementi selezionati in modo individuale e originale. Il livello di padronanza cresce nel momento in cui mettendo insieme tutti gli elementi si è in grado di tradurre con parole proprie qual è il principio che li tiene assieme e li organizza, e valutare anche se quel principio è il miglior principio possibile, se possono essere organizzati insieme o se possono essere organizzati in modo diverso, essere in grado di valutare l''efficacia o meno di quel principio; Valutazione: è l’ultimo livello delle attività di conoscenza, essa permette di formulare ed esprimere giudizi quantitativi, sul contenuto ho su alcune parti di esso, riguarda quindi sia i giudizi di valore sia quelli che permettono la decisione in ordine scelte da compiere e ad impegni da assumere. La valutazione consente di esercitare il controllo sui contenuti e costituisce pertanto la cartina di tornasole di tutta l’attività di conoscenza il rapporto ai fini ed ai risultati ad essa connessi. Dal programma, al curricolo alla progettazione La scuola dell’autonomia ha fatto sì che ciò che era inizialmente programma ministeriale, ovvero un qualcosa che il ministero emanavano dall’altro alle scuole seguivano e che perciò aveva degli impliciti importanti: da un lato, che tendenzialmente ci fosse omogeneità nelle azioni educative e didattiche aspettava, a livello formale ci si aspettava che le azioni fossero le stesse su tutte le scuole del territorio e perciò venivano ignorate le diverse realtà territoriali, dall’altro canto il ruolo dell’insegnante che viene arginato nell’ottica dell’esecutore. Con la legge del 1977 si supera il programma passando alla programmazione educativa: da programma come elenco dei contenuti si passa ad un’organizzazione delle attività didattiche per cercare di andare incontro alle esigenze dei territori e degli studenti. Mentre la programmazione più analitica, la progettazione all’idea di immaginare ipotesi realizzative ad ampio raggio. Legge 59/1977 Bassanin autonomia scolastica: autonomia che si dipana su livelli diversi, non si tratta solo di un’autonomia didattica ma anche finanziaria (PON, PRR, Fondi Europei), sempre nell’ottica però che tutte le azioni che la scuola autonomamente intraprende hanno comunque l’obiettivo della formazione del cittadino. DPR 275/1999: vi è una prima introduzione del POF piano dell’offerta formativa. L’istituto è autonomo nella strutturazione del proprio curricolo ma vi è un obbligo di dichiarazione: quali sono le indicazioni progettuali che vengono offerte. DPR 2010: pubblicazione di linee guida comuni a tutti gli ordini scolastici che servano come struttura minima per l’autonomia scolastica. Pensati per licei, istituti tecnici e professionali divisi in primo biennio, secondo biennio e ultimo anno. In seguito al riordino dei professionali avvenuto nel 2017 le UDA diventano il principio di organizzazione. Per quanto riguarda la scuola primaria ci sono i programmi nazionali che tengono conto degli annali. Ogni istituto elabora il suo curricolo in modo specifico: per assi culturali, per progetti o per aree di interesse, per tematiche, all’interno dell’istituto gli indirizzi tendenzialmente qualcosa di elaborano un qualcosa di ideale per le classi.
pensiero: non solo quella critica ma anche la capacità creativa, immaginativa: capacità di vedere cose che non ancora ci sono, capacità di vedere soluzioni alternative. Al bene comune si educa attraverso un movimento di pensiero che è quello del caring : Affettivo: sentimenti; Emotivo: emozioni; Valoriale: rendersi conto di qual è la propria scala di valori, di cosa per sé conti davvero, a cosa si dà priorità. Questa tipologia di curricolo si lega sempre di più alle necessità che la scuola si trova di fronte che è quella di rispondere ad una molteplicità di complessità: non vi è un unico modo per educare al pensiero complesso e non esiste un unico pensiero complesso, e se l’obiettivo della scuola è far sì che tutti gli studenti e tutte le studentesse possano arrivare allo sviluppo del pensiero complesso, è necessario progettare percorsi educativi, formativi, didattici che il più possibile promuovano l’accessibilità, la flessibilità, creare contesti che diano all’individuo l’opportunità di partecipare attivamente tenendo conto dei tre principi dell’UDL: diversi modi di azione e di rappresentazione, diversi modi espressione, diversi modi di coinvolgimento.
Opportunità di libertà di scelta e partecipazione. Curricolo implicito Al curricolo esplicito deliberato dal PTOF si accompagna obbligatoriamente il curricolo implicito che rappresenta i modi, le modalità, le relazioni, tempi, i luoghi e gli spazi in cui si sviluppano i processi di apprendimento, che sono fattori fondamentali nel successo del percorso di apprendimento, non è detto che vengano inseriti esplicitamente nel curricolo ma esiste una parte educativa e pedagogica che incide in maniera sostanziale sul processo di apprendimento. La distinzione antropologica tra spazio e luogo, lo spazio diventa luogo quando è abitato, invece lo spazio è tendenzialmente aperto e non connotato antropologicamente, in ambito pedagogico è interessante la riflessione sui luoghi come quegli spazi si trasformano in luoghi abitati, ed è una riflessione che passa spesso in secondo piano, perché il primo criterio utile è l’efficienza di quegli spazi, e soltanto in ultimo si riflette al modo in cui sono organizzati gli spazi scolastici, come vengono abitate determinate aule. TEMPI: tempi significa lavorare sull’umanizzazione del tempo, l’idea che non ci sia solo un tempo cronologico ma che esista una durata profondamente umana sono per cui i tempi di un processo di apprendimento sono variabili, individuali e non sempre facilmente prevedibili; motivo per il quale la valutazione a scuola deve essere formativa, gli insegnanti non devono tener conto soltanto dei risultati ma anche del percorso. Si è arrivati a porre l’attenzione sempre di più a questi aspetti impliciti perché si è fatta sempre più forte anche nella psicologia dell’apprendimento l’interesse per il contesto storico, contesto culturale e per la co- costruzione della conoscenza. L’approccio costruttivista e l’approccio storico culturale Sull’apprendimento hanno invitato da un lato a riconoscere la centralità della collaborazione della costruzione della conoscenza in quanto il sapere l’individuo non lo costruisce da solo tendenzialmente lo costruisce attraverso la mediazione nell’incontro con l’altro, sottolineando così la dimensione sociale dell’apprendimento e dall’altro lato il fatto che ogni processo di apprendimento e di insegnamento sia storicamente e culturalmente determinato: un processo di apprendimento avviene in un contesto storico di un certo tipo anche geograficamente parlando e quindi la cultura di riferimento cambia, quale riprendendo Bronfenbrenner a livello macro/meso/micro. MODI: ragionamento sull’Universal Design for Learning: prevedere l’utilizzo di differenti modi di rappresentazione, differenti materiali.
Luogo come comunità SPAZI: La trasformazione di quello spazio che è l’aula in un luogo abitato da persone che invece di trovarsi casualmente lì, imparano ad abitare un luogo sentendosi in comunità. L’idea di ragionare sul luogo in cui sono e di sentirlo come luogo in cui sta succedendo qualcosa è un elemento di trasformazione importante: il momento in cui entro in quell’aula posso decidere come abitare quello spazio e nel processo di apprendimento e insegnamento come docenti decidiamo come abitare quello spazio, per noi educatori una delle scelte prioritarie dovrebbe essere valorizzare nel qui ed ora la relazione educativa: trasformare uno spazio neutro in un luogo dove accade qualcosa, qualcosa che coinvolga e che permetta a chi è nel contesto di partecipare attivamente, dare priorità al qui ed ora significa imparare che all’interno di uno spazio ci sono relazioni che possono nascere e che possono trasformare quello spazio, promuovere relazioni consente di supportare processi di apprendimento se si ritiene che il processo di apprendimento sia un processo sociale. La promozione del contesto educativo passa attraverso una trasformazione dello spazio al luogo
Il grande cerchio rappresenta il contesto ovvero che docenti, studenti e curricolo si muovono all’interno di un contesto dentro il quale sono incardinati e che rappresentano molteplici cose: contesto territoriale, contesto umano. La progettazione a ritroso è una modalità progettuale ponendo l’attenzione sulle finalità, a differenza del programma e della progettazione educativa che invece molto spesso sono orientate dalle attività stesse e manca il processo di apprendimento, si focalizza sul curricolo. La progettazione a ritroso è accanto alla modalità di progettazione di differenziazione didattica ovvero a quel modo di organizzare la didattica che prevede la differenziazione come modus operandi, la differenziazione didattica ci ricorda i fattori impliciti del curricolo ovvero di pensare a chi ci rivolgiamo con i suoi tempi di apprendimento, con i suoi canali di percezione, la valorizzazione dei talenti, l’attenzione ai bisogni educativi speciali, ci ricorda il luogo e le modalità richiamando l’Universal Design for Learning. Assiomi
Spiegazione del concetto; Interpretazione attraverso le proprie parole; Applicazione in un contesto nuovo; Dimostrazione dell’empatia; Prospettiva; Autoconoscenza. Tendenzialmente si fa una distinzione tra compiti che vengono definiti autentici o reali e compiti inautentici: il compito autentico, a cui si Lega il progetto, è un compito complesso che chiede agli studenti di utilizzare quanto fatto insieme per realizzare un qualcosa di nuovo. Un compito autentico presenta le seguenti caratteristiche: È realistico anche nella simulazione riprende contesti di realtà; Chiede agli studenti di esercitare il pensiero in modo critico e creativo; Chiede agli studenti di utilizzare le conoscenze per realizzare qualcosa; Simula un contesto di realtà; Consente agli studenti di fare un monitoraggio e di auto valutarsi e di conseguenza di perfezionare il processo di apprendimento.
La philosophy for Children non è solo una proposta metodologica ha un aggancio curricolare che è il pensiero filosofico su cui il fondatore Matthew Lipman ha costruito dei testi. Il fondatore Matthew Lipman (1923-2010) docente di filosofia e logica alla Columbia University, ha notato la difficoltà degli studenti universitari e ragionare e fare un discorso costruito, considerati elementi fondamentali per poter vivere bene in un contesto democratico che pone nelle condizioni di trovare il proprio pensiero. Ritiene che l’abilità di pensiero complesso vada educato fin dall’infanzia, se l’obiettivo dell’educazione è formare cittadini che siano in grado di avere consapevolezza, responsabili delle proprie azioni, uno dei requisiti che deve possedere un cittadino critico e in grado di esercitare il suo diritto al voto, nel suo diritto di abitare la società, deve essere formato ad un pensiero critico, sociale, ragionato; uno degli strumenti che la nostra cultura ci mette a disposizione per sviluppare questa tipologia di pensiero è la filosofia. Da questa prima intuizione di Lipman nasce un filone di accademici che iniziano a ragionare sulla philosophy for children. Il movimento della philosophy for Children nasce in America ma con il tempo si è diffuso anche in Europa, in Medio Oriente, in Cina. Nonostante le differenze culturali data la struttura flessibile del movimento che consente una messa in discussione dei propri presupposti, funziona pressocché ovunque, perché viene utilizzata questa modalità per adattarla al proprio contesto e si interroga costantemente su cosa sia necessario migliorare. For/with children nasce come filosofia per bambini si trasforma nel corso del tempo in childhood inteso come infanzia del nostro pensiero, per un adulto fare philosophy for children significa riscoprire la meraviglia di quando i bambini scoprono il mondo. Viene ripreso il concetto di performance perché l’obiettivo della philosophy for Children è fare pratica delle esperienze di ricerca e di socialità, è una performance in quanto i bambini discutono insieme e viene chiesto loro di fare, il desiderio è quello di sviluppare il cambiamento nelle idee e sviluppare il pensiero complesso, porta alla formazione del pensiero creativo sa perché parte da alcuni stimoli sa perché favorisce lo sviluppo di modalità divergente di ragionamento. Il facilitatore è chiamato nel suo ruolo a sollecitare la discussione affinché emergano punti di vista divergenti e lavora sulla dimensione caring, perché nella comunità di ricerca c’è l’idea di creare un clima di benessere, all’interno del quale ognuno può sentirsi libero di esprimere il proprio pensiero argomentato in dialogo con l’altro. La comunità di ricerca diventa tale attraverso la pratica del filosofare. Sette libri che compongono il curricolo narrativo della philosophy for children, ad ogni libro è associato un manuale di lavoro per insegnati e facilitatori. Ogni libro affronta tematiche di natura filosofica e ha uno stile narrativo vicino ad un target di età. L'Ospedale delle bambole: è un racconto filosofico che narra la storia di Manù: un bambino/bambina molto affezionato/a alla sua bambola, chiamata Rotolina. Manù porta la bambola con sé ovunque: a tavola, a letto, mentre gioca e quando va alla scuola dell'infanzia, dove viene derisa dai suoi compagni. Un primo spunto di riflessione per il/la protagonista è rappresentato dal fatto che la sorella maggiore non creda che la bambola sia reale, a differenza del/della protagonista che la identifica come una persona, bella e in carne ed ossa. Grazie al clima creato dal maestro all'interno della sezione, Manù può prendere consapevolezza di sé e imparare a rispettare i propri compagni in quanto persone, grazie alle due regole fondamentali date dal docente. È proprio in questo luogo che Manù compie una delle esperienze più significative per la sua crescita emotiva ed intellettuale: il piccolo/a protagonista, in seguito alla negazione dell'amica Graziella, decide di prendere all'insaputa dell'amica la sua amata bambola per giocarci insieme. Una volta che Graziella scopre l'assenza della sua bambola e il maestro indirizza l'attenzione verso Manù, ella/egli attribuisce l'atto alla volontà di Rotolina. Solo grazie alla riflessione con il maestro Manù comprende non solo di aver violato le due regole fondamentali della classe, ma anche l'errore così da poter porgere le sue scuse all'amica e al maestro. Il racconto termina con un evento inizialmente traumatico per Manù ma che alla fine si rivela essere fondamentale per la sua crescita: l'amata bambola, in seguito ad un incidente, deve essere portata all'ospedale delle bambole dove dovrà
restare per 5 giorni. La separazione temporanea permette a Manù di relazionarsi con i compagni a tal punto che, una volta riabbracciata la sua amata bambola, essa non abbia più il medesimo valore ma sia destinata a risiedere sulla mensola davanti al letto, portandola al raggiungimento dell'autonomia; Elfie: Il libro è un racconto filosofico che narra la storia di una bambina, Elfie, il cui nome rimanda al mondo fiabesco dei boschi e dei folletti. La protagonista di sei anni è timida e insicura, ma anche molto curiosa; infatti, si pone sempre numerose domande. Elfie si interroga costantemente su sé stessa e il mondo, non smette mai di pensare e riflettere, anche se raramente fa emergere ciò che le passa per la testa (“ Forse non parlo molto, ma penso tutto il tempo” ). Attraverso le sue continue riflessioni e inesauribili quesiti Elfie cresce aprendosi pian piano agli altri e riconoscendoli come possibili interlocutori. Alla fine di questo processo riflessivo la protagonista arriva a sentirsi “partecipe di una comunità di ricerca”, rappresentata dalla sua classe. Al suo interno riesce a trovare spazio, nonostante il suo essere introversa e insicura, e a dare il proprio contributo, rivelandosi originale e creativa. In questo modo, sarà in grado di acquisire, non soltanto sicurezza e consapevolezza di sé, ma anche comprendere il valore del proprio pensiero. Pixie: quinta primaria, Pixie è una bambina espansiva e loquace che vive con la mamma, il papà e la sorella Miranda. La sua classe ha in programma una gita allo zoo e il maestro chiede a tutti gli allievi di inventare una storia ispirandosi allo zoo e di scegliere una creatura misteriosa da tenere segreta da inserire nella storia. Nel racconto si narrano i giorni che precedono la gita e si descrivono alcuni episodi particolari in cui Pixie, assieme alla sua famiglia o ai suoi amici, riflette, fa congetture e discute su differenti temi e concetti. Tra i momenti quotidiani riportati vi sono i momenti di convivialità in casa, i litigi frequenti con la sorella e i pomeriggi a casa dell'amica Isabella. Si descrivono anche i momenti che Pixie vive in classe, dove la protagonista trova terreno fertile per le sue osservazioni e considerazioni, soprattutto con il maestro e il compagno Bruno. La classe, quindi, va in gita allo zoo e per la prima volta Pixie osserva Bruno parlare. Bruno è un bambino silenzioso che parla solo con gli animali perché con il tempo si è accorto di come gli altri uomini siano soliti parlargli sopra e non ascoltarlo. Allo zoo Pixie è l'unica bambina che non riesce a trovare il suo animale misterioso, ovvero il mammifero. Decide di allontanarsi dal gruppo per cercarlo da sola e dopo poco viene raggiunta dalla classe e dal maestro che le spiegano che il mammifero non è un animale, bensì una classe. Si interrogano, quindi, se il mammifero sia allora reale o meno visto che è solo una classe. Dopo la gita lei e Miranda si ammalano e sono costrette a stare a casa cinque giorni. Pixie è triste perché non può ascoltare le storie dei suoi compagni e non può raccontare la sua. Invita, quindi, Isabella e altri compagni di classe a casa per raccontare loro la propria storia. Pixie, una volta guarita, torna a scuola e i suoi compagni le mostrano una grande sorpresa che hanno preparato appositamente per lei: la classe ha messo in scena una rappresentazione teatrale in quattro atti, ispirata alla storia della stessa Pixie, sull'origine della terra e degli uomini. La storia si conclude con un altro interrogativo su cui riflettere, ovvero "Come fa un uomo a sapere qualcosa?" Il prisma dei perché : dalla trama narrativa che si snoda tra vicende scolastiche, famigliari e di gruppo piuttosto ordinarie, emergono personaggi che hanno una definizione più concettuale che esistenziale: Aristide esemplifica uno stile di pensiero aperto alla riflessione e alla ricerca, disponibile all'auto- correzione e alle mutazioni concettuali; Tony incarna una modalità di pensiero "more geometri- co", incanalato in rigidi algoritmi di tipo matematico, tendenzialmente staccato dai problemi della vita; Lisa impersona la creatività del pensiero, quel movimento che procede per salti logici, presenta punti di osservazione insospettati e spinge una struttura concettuale verso punti critici. Ognuno degli altri personaggi, a sua volta, gioca un ruolo rappresentativo di situazioni tipiche: l'emarginazione di Francesca e Daniele, il conformismo di Guglielmo, la trasgressività di Marco, e così via. Il racconto, agendo come un piano di proiezione e di identificazione, offre, così, ad ogni lettore uno specchio su cui riflettere il proprio vissuto, il proprio senso di identità, la percezione del proprio Sé nella rete di relazioni intersoggettive; offre, altresì, l'opportunità, mediante l'uso appropriato