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Insegnamento di Diritto , laurea triennale di Relazioni Internazionali, possono aiutare con lo studio di questa materia. Aiutare e non vanno usati questi appunti universitari come sostituti della materia o per procedere a fare l'esame. Guardate sempre l'anteprima se possono far al vostro caso
Tipologia: Dispense
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Mercato Unico Interno
Palestina
Guerre Arabo-Israeliane
Accordi di Camp David
La divisione di Gerusalemme
Patto di Varsavia 1955
Bulgaria
Ungheria
Romania
Albania
Cecoslovacchia
Repubblica Ceca
Slovacchia
Stati dell’ex-Repubbliche Sovietiche
Estonia
Lituania
Lettonia
Bielorussia
Ucraina
Moldavia
Finlandia
Egitto
Kuwait
Yemen
Vietnam
Cuba
Disarmo
North Atlantic Treaty Organization Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico
Meglio nota come NATO (North Atlantic Treaty Organization), è un’organizzazione internazionale a carattere regionale fondata dal Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949 da 10 Stati europei (Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito,) e due Stati nordamericani (Canada e Stati Uniti). Nel corso degli anni il numero dei membri è aumentato progressivamente, con l’ingresso di Grecia e Turchia nel 1952; Germania Federale nel 1955; Spagna nel 1982; Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria nel 1999; Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia nel 2004; Albania e Croazia nel 2009.
Stati fondatori della NATO:
Scopo della NATO è istituire un’alleanza militare tra le parti a carattere difensivo. In base all’art. 5 del Trattato, un attacco armato contro una o più parti, in Europa o nell’America settentrionale, sarà considerato quale attacco diretto contro tutte le parti, che dovranno assistere lo Stato aggredito, intraprendendo immediatamente, individualmente o insieme alle altre parti, le misure idonee a ristabilire e mantenere la sicurezza nella zona dell’Atlantico settentrionale, ivi compreso l’uso della forza armata.
Oltre agli obiettivi militari, l’Organizzazione persegue finalità di cooperazione nel campo economico e politico.
Struttura. - L’organo supremo della NATO è il Consiglio atlantico, presieduto dal Segretario generale, che riunisce i rappresentanti degli Stati membri e ha sede a Bruxelles. A esso si affianca il Comitato militare, composto dai capi di stato maggiore delle forze armate di ciascun Stato membro, da cui dipendono altri organi con funzioni operative, di studio e ricerca nelle quattro aree geografiche in cui è divisa la zona atlantica, vale a dire: il Comitato alleato in Europa; il Comando alleato dell’Atlantico; il Comando alleato della Manica; il Gruppo strategico regionale Canada- USA.
L’ampliamento della membership e degli obiettivi. - Con la caduta del Muro di Berlino (1989), lo scioglimento del Patto di Varsavia (1991) e la frammentazione dell’URSS, la principale ragion d’essere dell’Alleanza, ossia la contrapposizione al blocco sovietico, è venuta meno. Conseguentemente la NATO ha adottato una nuova dottrina, il ‘concetto strategico’, che da una
Inte rventi e/o missioni NATO nel mondo.
Anno Inte rvento o missione
1990 Turchia. Operazione Anchor Guard.
1991 Gue rra del Golfo. Operazione Ace Guard.
1995 Bosnia-Erzegovina. Missione SFOR (Stabilisation Force).
1999 Kosovo. Missione KFOR (Kosovo Force).
2001 - 2003 Macedonia
2001 Afghanistan. Dopo l’attentato dell’11 settembre 2001, la NATO aveva fatto appello all’Art. 5 che diceva che ogni attacco militare contro uno dei membri sarebbe stato considerato un attacco contro tutti i membri della stessa, e che tutti i membri avrebbero dato assistenza per difendere lo Stato o gli Stati colpiti, compreso il ricorso alla forza militare.
2001 Mar Mediterraneo. Monitoraggio con l’Operazione “Active Endeavour”.
2003 Afghanistan. La NATO prende il controllo dell’ISAF (International Security Assistance Force).
2003 Seconda Guerra del Golfo in Turchia. Operazione “Display Deterrence”.
2004 Iraq. Missione di addestramento NTMI (NATO Training Mission in Iraq).
2005 Unione Africana. Missione di sostengo all’Unione Africana per il Darfur.
2005 - 2006 Pakistan. Operazione di soccorso per il terremoto.
2008 - 2009 Missione nel Golfo di Aden (Oceano Indiano) + Corno dell’Africa contro la pirateria tra lo Yemen e la Somalia.
2008 Coste Africane. Operazione “Allied Provider”.
2009 Penisola Arabica. Operazione “Allied Protector” contro la pirateria nel Corno d’Africa.
2011 Libia. Campagna militare contro il regime di Qadhafi con l’operazione “Unified Protector”:
during the first Gulf Crisis/War, NATO deployed the ACE Mobile Force (Air) and air defence packages to Turkey.
*Turkey recognises the Republic of Macedonia with its constitutional name.
Terminated operations and missions
1. The International Security Assistance Force (ISAF) in Afghanistan
Established under the request of the Afghan authorities and a UN mandate in 2001, the International Security Assistance Force (ISAF) was led by NATO from August 2003 to December 2014.
Its mission was to develop new Afghan security forces and enable Afghan authorities to provide effective security across the country in order to create an environment conducive to the functioning of democratic institutions and the establishment of the rule of law, with the aim to prevent Afghanistan from once again becoming a safe haven for terrorists.
ISAF also contributed to reconstruction and development in Afghanistan. This was done primarily through multinational Provincial Reconstruction Teams (PRTs) - led by individual ISAF countries - securing areas in which reconstruction work could be conducted by national and international actors. PRTs also helped the Afghan authorities progressively strengthen the institutions required to fully establish good governance and the rule of law, as well as to promote human rights. The principal role of the PRTs in this respect was to build capacity, support the growth of governance structures and promote an environment in which governance can improve.
ISAF was one of the largest international crisis-management operations ever, bringing together contributions from up to 51 different countries. By end 2014, the process of transitioning full security responsibility from ISAF troops to the Afghan army and police forces was co mpleted and the ISAF mission came to a close. On 1 January 2015, a new NATO-led, non-combat mission, Resolute Support, to train, advise and assist the Afghan security forces and institutions was launched.
2. NATO in Bosnia and Herzegovina
With the break- up of Yugoslavia, violent conflict started in Bosnia and Herzegovina in April 1992. The Alliance responded as early as summer 1992 when it enforced the UN arms embargo on weapons in the Adriatic Sea (in cooperation with the Western European Union from 1993) and
enforced a no- fly- zone declared by the UN Security Council. It was during the monitoring of the no- fly- zone that NATO engaged in the first combat operations in its history by shooting down four Bosnian Serb fighter-bombers conducting a bombing mission on 28 February 1994.
In August 1995, to compel an end to Serb-led violence in the country, UN peacekeepers requested NATO airstrikes. Operation Deadeye began on 30 August against Bosnian Serb air forces, but failed to result in Bosnian Serb compliance with the UN’s demands to withdraw. This led to Operation Deliberate Force, which targeted Bosnian Serb command and control installations and ammunition facilities. This NATO air campaign was a key factor in bringing the Serbs to the negotiating table and ending the war in Bosnia.
With the signing of the Dayton Peace Accord in December 1995, NATO immediately deployed a UN-mandated Implementation Force (IFOR) comprising some 60,000 troops. This operation (Operation Joint Endeavour) was followed in December 1996 b y the deployment of a 32,000-strong Stabilisation Force (SFOR).
In light of the improved security situation, NATO brought its peace-support operation to a conclusion in December 2004 and the European Union deployed a new force called Operation Althea. The Alliance has maintained a military headquarters in the country to carry out a number of specific tasks related, in particular, to assisting the government in reforming its defence structures.
3. NATO in the forme r Yugoslav Republic of Macedonia¹
Responding to a request from the Government in Skopje to help mitigate rising ethnic tension, NATO implemented three successive operations there from August 2001 to March 2003.
First, Operation Essential Harvest disarmed ethnic Albanian groups operating throughout the country.
The follow-on Operation Amber Fox provided protection for international monitors overseeing the implementation of the peace plan.
Finally, Operation Allied Harmony was launched in December 2002 to provide advisory elements to assist the government in ensuring stability throughout the country.
These operations in the former Yugoslav Republic of Macedonia¹ demonstrated the strong inter- institutional cooperation between NATO, the European Union and the Organization for Security and Co-operation in Europe. NATO remains committed to helping the former Yugoslav Republic of Macedonia¹ integrate into Euro-Atlantic structures. To that end, NATO Headquarters Skopje was created in April 2002 to advise on military aspects of security sector reform; it still operates today.
4. NATO’s first counter-te rroris m operation
On 4 October 2001, once it had been determined that the 9/11 terrorist attacks in New York and Washington DC had come from abroad, NATO agreed on a package of eight measures to support the United States. On the request of the United States, the Alliance launched its first-ever counter- terrorism operation – Operation Eagle Assist - from mid-October 2001 to mid-May 2002.
homeless. On 11 October, in response to a request from Pakistan, NATO assisted in the urgent relief effort, airlifting close to 3,500 tons of supplies and deploying engineers, medical units and specialist equipment. This was one of NATO’s largest humanitarian relief initiatives, which came to an end on 1 February 2006.
Over time, the Alliance has helped to coordinate assistance to other countries hit by natural disasters, including Turkey, Ukraine and Portugal. It does this through its Euro-Atlantic Disaster Response Coordination Centre.
10. Assisting the African Union in Darfur, Sudan
The African Union Mission in Sudan (AMIS) aimed to end violence and improve the humanitarian situation in a region that has been suffering from conflict since 2003. From June 2005 to 31 December 2007, NATO provided air transport for some 37,000 AMIS personnel, as well as trained and mentored over 250 AMIS officials. While NATO’s support to this mission ended when AMIS was succeeded by the UN-AU Mission in Darfur (UNAMID), the Alliance immediately expressed its readiness to consider any request for support to the new peacekeeping mission.
11. Counter-piracy in the Gulf of Aden and off the Horn of Africa
From October to December 2008, NATO launched Operation Allied Provider, which involved counter-piracy activities off the coast of Somalia. Responding to a request from UN Secretary- General Ban Ki- moon, NATO naval forces provided escorts to UN World Food Programme (WFP) vessels transiting through the dangerous waters in the Gulf of Aden, where growing piracy has threatened to undermine international humanitarian efforts in Africa.
Concurrently, in response to an urgent request from the African Union, these same NATO naval forces escorted a vessel chartered by the AU carrying equipment for the Burundi contingent deployed to AMISOM.
From March to August 2009, NATO launched Operation Allied Protector, a counter-piracy operation, to improve the safety of commercial maritime routes and international navigation off the Horn of Africa. The force conducted surveillance tasks and provided protection to deter and suppress piracy and armed robbery, which are threatening sea lines of communication and economic interests.
12. NATO and Libya
Following the popular uprising against the Qadhafi regime in Benghazi, Libya, in February 2011, the UN Security Council adopted Resolutions 1970 and 1973 in support of the Libyan people, “condemning the gross and systematic violation of human rights”. The resolutions introduced active measures including a no-fly zone, an arms embargo and the authorisation for member countries, acting as appropriate through regional organisations, to take “all necessary measures” to protect Libyan civilians.
Initially, NATO enforced the no- fly zone and then, on 31 March, NATO took over sole command and control of all military operations for Libya. The NATO-led “Operation Unified Protector” had three distinct components:
the enforcement of an arms embargo on the high seas of the Mediterranean to prevent the transfer of arms, related material and mercenaries to Libya; the enforcement of a no- fly- zone in order to prevent any aircraft from bombing civilian targets; and air and naval strikes against those military forces involved in attacks or thre ats to attack Libyan civilians and civilian-populated areas.
The UN mandate was carried out to the letter and the operation was terminated on 31 October 2011 after having fulfilled its objectives.
Curre nt operations and missions
1. NATO in Afghanistan
NATO is currently leading Resolute Support, a non-combat mission which provides training, advice and assistance to Afghan security forces and institutions. Resolute Support was launched on 1 January 2015. It includes approximately 13,000 personnel from both NATO and partner countries and operates with one hub (in Kabul/Bagram) and four spokes in Mazar-e Sharif (northern Afghanistan), Herat (western Afghanistan), Kandahar (southern Afghanistan) and Laghman (eastern Afghanistan).
Key functions include: supporting planning, programming and budgeting; assuring transparency, accountability and oversight; supporting the adherence to the principles of rule of law and good governance; supporting the establishment and sustainment of processes such as force generation, recruiting, training, managing and development of personnel.
The legal basis of the Resolute Support Mission rests on a formal invitation from the Afghan Government and the Status of Forces Agreement (SOFA) between NATO and Afghanistan, which governs the presence of Allied troops. Resolute Support is also supported by the international community at large. This is reflected in the United Nations (UN) Security Council Resolution 2189, unanimously adopted on 12 December 2014. This resolution welcomes the new Resolute Support mission and underscores the importance of continued international support for the stability of Afghanistan.
Resolute Support is a follow-on mission to the International Security Assistance Force (ISAF). ISAF was under NATO leadership from August 2003 to December 2014. It was established under a request for assistance by the Afghan authorities and by a UN mandate in 2001 to prevent Afghanistan from once again becoming a safe haven for terrorists. In addition, ISAF was tasked to develop new Afghan security forces and enable Afghan authorities to provide effective security across the country in order to create an environment conducive to the functioning of democratic institutions and the establishment of the rule of law.
The mission in Afghanistan constitutes the Alliance’s most significant operational commitment to date. Moreover, beyond Resolute Support and ISAF, Allies and partners countries are committed to the broader international community’s support for the long-term financial sustainment of the Afghan security forces. NATO leaders have also reaffirmed their commitment to an enduring partnership between NATO and Afghanistan, within the framework of the NATO -Afghanistan Enduring Partnership signed in 2010.
maritime situational awareness and continuing close links with other international counter-piracy actors.
5. Supporting the African Union
Well beyond the Euro-Atlantic region, the Alliance continues to support the African Union (AU) in its peacekeeping missions on the African continent.
Since June 2007, NATO has assisted the AU Mission in Somalia (AMISOM) by providing airlift support for AU peacekeepers. Following renewed AU requests, the North Atlantic Council has agreed to extend its support on several occasions and continues to do so. NATO is also providing capacity-building support, as well as expert training support to the African Standby Force (ASF), at the AU’s request. The ASF is intended to be deployed in Africa in times of crisis and is part of the AU’s efforts to develop long-term peacekeeping capabilities. ASF represents the AU’s vision for a continental, on-call security apparatus with some similarities to the NATO Response Force.
6. Air policing
Since Russia’s illegal military intervention in Ukraine in 2014, NATO has been taking extra reassurance measures for its Allies. Among these is the boosting of NATO’s Air Policing missions.
Air policing missions are collective peacetime missions that enable NATO to detect, track and identify all violations and infringements of its airspace and to take appropriate action. Allied fighter jets patrol the airspace of Allies who do not have fighter jets of their own. NATO has deployed additional aircraft to reinforce missions over Albania and Slovenia, as well as the Baltic region where NATO F-16s have intercepted Russian aircraft repeatedly violating Allied airspace.
This air policing capability is one of three NATO standing forces on active duty that contribute to the Alliance’s collective defence efforts on a permanent basis. They also include NATO’s standing maritime forces, which are ready to act when called upon, as well as an integrated air defence system to protect against air attacks, which also comprises the Alliance’s ballistic missile defence system.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) è un’unione di Stati a competenza generale e a vocazione universale, fondata nel 1945. S uoi obiettivi, elencati all’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite, sono: mantenere la pace e la sicurezza internazionale (Sicurezza collettiva); sviluppare relazioni amichevoli fra le nazioni, sulla base del rispetto dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli; promuovere la cooperazione internazionale in materia economica, sociale e culturale (Cooperazione allo sviluppo), nonché il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Diritti umani. Diritto internazionale). Dell’ONU, operativa dal 1946 e con sede a New York, fanno parte 192 Stati. Nel 2001 è stato conferito all’ONU e al suo Segretario generale di allora K. Annan il premio Nobel per la pace.
Composizione e organi. - L’art. 7 della Carta dell’ONU distingue tra organi principali e organi sussidiari. I primi, stabiliti direttamente dalla Carta, che ne regola la composizione e le funzioni quali organi permanenti, sono: l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, il Segretariato (avente a capo il Segretario generale delle Nazioni Unite), il Consiglio d’amministrazione fiduciaria (che aveva la funzione di controllare l’amministrazione di determinati territori, già so ttoposti a un regime di tipo coloniale da parte dello Stato cui erano affidati, e che ha cessato formalmente di funzionare nel 2005); la Corte internazionale di giustizia.
Gli organi sussidiari, istituiti dagli organi principali tramite una delibera ad hoc, non hanno carattere permanente e svolgono le funzioni loro attribuite dagli organi principali. Nel corso degli anni l’Assemblea ha istituito organi sussidiari per perseguire fini specifici, quali la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo; il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo; il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia; il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Tra gli organi sussidiari più rilevanti figura l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, istituito dall’Assemblea generale con risoluzione 428 (V) del 14 dicembre 1950. Nel 2005 sono stati creati due nuovi organi sussidiari: il Consiglio per i diritti umani, anch’esso dipendente dall’Assemblea, che ha sostituito la preesistente Commissione dei diritti umani, e la Commissione per il peace-building, organo comune dell’Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza.
Cenni storici. - Durante la seconda guerra mondiale “Nazioni Unite” fu la denominazione indicante il complesso degli Stati in guerra contro le potenze del Tripartito. Sulla base ideologica della Carta Atlantica, il 1° gennaio 1942, 26 Stati sottoscrissero a Washington la Dichiarazione delle Nazioni Unite, impegnandosi a mettere in comune per le esigenze belliche le proprie risorse e a non concludere armistizio e pace separata con i nemici.
Attraverso varie tappe (conferenze di Mosca 19-30 ottobre 1943, Dumbarton Oaks 21 agosto- ottobre 1944, Yalta 4-11 febbraio 1945), l’azione diplomatica di Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna spinse l’iniziativa verso la costituzione di un’organizzazione internazionale per il mantenimento della pace, basata sul principio della sovrana uguaglianza degli Stati membri. Tale costituzione, che in parte riprese caratteri già propri della Società delle Nazioni, fu realizzata nella conferenza di San Francisco (25 aprile-26 giugno 1945), ove 50 nazioni sottoscrissero la Carta delle Nazioni Unite, entrata in vigore il 24 ottobre 1945.
Iugoslavia nel 1992, con la dissoluzione della Repubblica popolare federale, espose l’ONU a difficili e inconcludenti iniziative. Dal giugno 1992 forze di interposizione ONU vennero dispiegate a Sarajevo e in altre zone del paese, e nel settembre una risoluzione del Consiglio di sicurezza bandì i voli militari nello spazio aereo della Bosnia ed Erzegovina. Nel 1993, sei città musulmane, assediate dai Serbo-Bosniaci, furono poste sotto la protezione dell’ONU (con la missione UNPROFOR), ma nel suo insieme l’azione si rivelò fortemente inadeguata rispetto alla violenza del conflitto.
Successivamente, misure implicanti l’uso della forza sono state decise dal Consiglio di sicurezza per fronteggiare la minaccia del terrorismo internazionale (intervento in Afghanistan, 2001), o per porre fine a gravi e massicce violazioni dei diritti umani nel corso di una guerra civile (intervento in Libia, 2011). Complessivamente, l’ONU non sembra ancora aver assunto il ruolo di protagonista che le sarebbe proprio. Va peraltro considerato positivamente il crescente rilievo assunto dall’attività non coercitiva, consistente nell’invio di forze di pace in situazioni di grave e persistente crisi interna di alcuni Stati.
L’azione per lo sviluppo economico e sociale. - In campo politico-sociale l’azione dell’ONU si è rivelata di notevole incisività soprattutto nel processo di decolonizzazione, nel periodo che va dalla metà degli anni 1950 alla fine degli anni 1960.
L’azione diplomatica svolta contribuì soprattutto ad accelerare l’acquisizione dell’indipendenza dei nuovi Stati. Il momento culminante può individuarsi nella dura condanna del co lonialismo pronunciata dall’Assemblea generale nella Dichiarazione del 14 dicembre 1960. La crescita della rappresentanza afro-asiatica conseguente alla decolonizzazione ha determinato un più cospicuo interessamento a favore di un equilibrato sviluppo economico e sociale dell’intera comunità internazionale.
L’impegno dell’ONU in questo campo si è manifestato soprattutto nell’elaborazione e nell’affermazione dei principi di un nuovo ordine dei rapporti economici fra gli Stati, diretto a ridurre le enormi diseguaglianze esistenti nelle condizioni di benessere economico e sociale e nelle capacità produttive e di commercio. Inoltre l’Organizzazione si è attivata nella realizzazione di programmi di assistenza tecnica, di finanziamento e ricostruzione economica in numerose aree del mondo, specie in Africa, Estremo Oriente e America Latina.
La tutela dei diritti umani. - In questo settore è stata elaborata e adottata in seno all’ONU una serie di importanti atti normativi, intesi a promuovere uno standard minimo di rispetto dei principali diritti umani e a condannare le più gravi violazioni di tali diritti (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 10 dicembre 1948; Convenzione contro il genocidio, 9 dicembre 1948; Dichiarazione e Convenzione contro la discriminazione razziale, 20 e 21 dicembre 1965; Patto internazionale sui diritti civili e politici e quello sui diritti economici, sociali e culturali, 16 dicembre 1966; Convenzione contro l’apartheid, 30 novembre 1973; Dichiarazione e Convenzione contro la tortura, 9 e 10 dicembre 1984; Moratoria universale della pena di morte, 18 dicembre 2007).
In secondo luogo, l’ONU si è impegnata nella denuncia e nella condanna di singoli paesi che violassero sistematicamente i più elementari diritti dell’uomo. In tal senso l’intervento più continuo ed efficace si è avuto nei confronti di Sudafrica e Rhodesia (odierno Zimbabwe) per il regime di apartheid; ma ripetute sono state pure le denunce delle violazioni perpetrate da Israele nei territori arabi occupati o da dittature militari come quelle di alcuni paesi latino-americani negli anni 1970-
L’azione a tutela dei diritti umani incontra tuttavia un limite di rilievo nello stesso statuto dell’Organizzazione, che vieta l’intervento negli affari interni degli Stati membri (Dominio riservato), finendo per impedire qualsiasi azione diretta in situazioni di grave violazione dei diritti dell’uomo; a meno che la violazione stessa non costituisca anche una minaccia alla pace, nel qual caso il divieto suddetto è inapplicabile.
Organi principali dell’ONU:
Membri permanenti dell’ONU al Consiglio di Sicurezza:
I membri permanenti hanno il “Diritto di veto”, cioè la facoltà d’impedire una deliberazione (decisione) da parte della maggioranza dei membri del Consiglio di Sicurezza.
Vincitori della WW
Mercato Interno o Mercato Unico
Denominato anche m. unico, fa riferimento al programma attuato nella seconda metà degli anni 1990 per la trasformazione del mercato comune (➔) in mercato unificato europeo. Il Trattato di
Roma (➔ Trattato che istituisce la Comunità Economica Europea) aveva cercato di creare un mercato unico europeo attraverso l’edificazione di un’unione doganale associata alla rimozione delle barriere alla libera circolazione del lavoro e dei capitali, e unita alla libera iniziativa d’impresa e d’offerta di servizi, le cosiddette 4 libertà fondamentali. A distanza di 30 anni, a metà degli anni 1980, l’integrazione economica dell’Europa si presentava, tuttavia, ancora fortemente limitata dalla presenza di ingombranti barriere agli scambi e agli investimenti tra i Paesi membri dell’Unione. È in questo contesto che al summit di Bruxelles, nel febbraio 1985, il Consiglio europeo decise che era venuto il momento di concentrare di nuovo gli sforzi sulla costruzione e sul completamento del m. i. con un programma di misure da realizzare in 8 anni: esse vennero inserite nel 1986 nell’Atto
Unico Europeo (➔), e fu disposto che fosse la legislazione della Comunità a portare a compimento (oltre ad altre iniziative), fissando al 1° gennaio 1993 la data per il varo ufficiale del Mercato Unico Europeo (MUE).